Welfare, addio

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione.

Il Guglielmo Giannini di quel fronte dell’Uomo Qualunque che, nella stessa testata dell’omonimo giornale, raffigurava un uomo stilizzato schiacciato da un torchio.

Era l’immagine dello schiacciamento che subiva l’Uomo qualunque da parte della casta politica.

Eravamo nel 1945 quando nasceva un movimento di opinione che chiedeva di ridurre al minimo indispensabile la presenza ed i costi dello stato nella vita del paese.

Un movimento privo di pregiudizi ideologici, la cui ricca eredità è andata dispersa.

Come vedete, si tratta di una lotta antica, di un pensiero ben radicato, di una esigenza sempre presente.

A maggior ragione oggi, più di ieri.

Il Welfare.

Lo “stato di benessere” che in italiano va inteso come stato sociale.

E’ conosciuto come welfare perchè fu proprio l’Inghilterra a modificarne status e metodologie nella forma attuale.

Ed è proprio il Regno Unito che oggi modifica ancor più il welfare system, proponendo un nuovo modello di spesa, attraverso lo Spending Review, il ripensamento della spesa pubblica dello stato sociale, e cioè, l’insieme di quei meccanismi che sono riassumibili nella tutela pubblica dei cittadini.

Al fine di abbattere il crescente debito pubblico inglese, vengono previsti nei prossimi quattro anni taglia alla spesa pubblica inglese per 81.000.000.000 di sterline, programmando un rientro in sostanziale pareggio dei conti pubblici entro l’attuale legislatura.

Una mannaia che costerà la perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro pubblici (senza contare l’emorragia che subirà l’intero indotto del settore sociale a causa del diminuito budget di spesa) nei prossimi quattro anni, taglio che non toccherà però scuola e sanità.

Un esempio di come si può abbattere la spesa pubblica per contrarre il debito pubblico e stabilizzare il sistema finanziario dello stato.

Ai molti detrattori di una eventuale azione di drastici tagli oggi in italia, vorrei offrire uno spaccato di come invece, nonostante i tagli a destra e a manca imposti dalla gravosa situazione debitoria derivante dagli anni delle “spese folli” del duopolio a democrazia bloccata targato dc-pci e pur considerando le dovute differenze, la situazione italiana sotto il profilo dello stato sociale, sia di gran lunga più favorevole ai cittadini.

Indennità di disoccupazione

Tale indennità come lo strumento della indennità di mobilità viene erogato oggi in Italia con regolarità, vedendo anzi il massimo impegno finanziario di spesa per la voce mobilità che lo stato italiano abbia mai investito nella sua storia a supporto di coloro i quali perdono il loro posto di lavoro.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

Gli assegni familiari

Introdotti nei contratti di lavoro dal fascismo nel 1934 (nello stesso provvedimento fu ridotto l’orario settimanale di lavoro da 48 a 40) e successivamente modificati nell’assegno per nucleo familiare nel 1988.
Allo stato attuale non hanno subito modificazioni in Italia da parte del governo.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

L’assegno per la casa

L’intervento dei comuni in questo settore è fortemente condizionato dalla riduzione dei trasferimenti dal governo nazionale e dall’abbattimento dell’ICI sulla prima casa.
Solo i comuni più virtuosi nel gestire i bilanci hanno potuto offrire ai propri cittadini il sostegno all’accesso al bene casa.
I comuni che invece hanno bilanci devastati da situazioni debitorie gravose, non offrono tali sostegni.
Il cosidetto Piano Casa del governo segna il passo di fronte alla situazione sempre più gravosa dei conti pubblici.
A tal proposito, va ricordato che, al debito pubblico italiano, va addizionato un pari debito pubblico “nascosto” degli enti locali, cui solo la “sanificazione” della spesa locale richiesta dal federalismo fiscale, potrà offrire trasparenza e contabilizzazione.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

Il sostegno alle fasce di popolazione più deboli

la social card è stato l’ultimo e più evidente intervento italiano in questo settore, insieme all’abbattimento dell’imposta ICI sulla prima casa e il bonus fiscale sulle famiglie numerose.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali interventi vedranno una revisione importante.

Ecco illustrato in via breve uno spaccato fra i due sistemi.

L’intervento di bonifica dei bilanci e della spesa pubblica avviato in Inghilterra (tagli alla spesa pubblica senza precedenti sia nel Regno Unito che in UE), salva solo due settori:
scuola e sanità, cui anzi, sono previsti incrementi dei finanziamenti e dei budget.

Il paragone fra scuola e sanità fra i due paesi è molto impegnativo, anche dovendo ammettere una personale insufficente conoscenza del sistema sanitario e scolastico inglese.

Ad una attenta osservazione dei sistemi italiani della scuola e della sanità, si intravede una impossibilità effettiva di agire secondo l’esempio inglese.

Sono infatti scuola e sanità a rappresentare le principali emorragie insieme allo spreco inaudito che si fa delle risorse pubbliche in alcuni enti locali (responsabili di un debito pubblico che “raddoppia” quello statale) oggi in italia.

La scuola italiana conta già oltre 700.000 docenti ed impiega complessivamente circa 1.500.000 di addetti, facendone il primo datore di lavoro europeo, con una qualità del servizio formativo, in entrata ed in uscita, disdicevole e non all’altezza di un paese avanzato come il nostro.

Il comparto sanità vive di luce vivida e di bui profondi, a seconda delle latitudini e degli indirizzi che i governi locali avviano in tema di governo della spesa e di cura della salute ai cittadini.

Nel primo caso possiamo considerare che non sarà possibile stabilizzare i precari della scuola, con il rischio notevole di aggravare ulteriormente la spesa per il personale nella scuola e conseguentemente, spesa pubblica ed il debito pubblico italiano.

Nel secondo caso, dovremo attendere la piena attuazione del federalismo fiscale per vedere emergere quei dissesti ingiustificati del comparto sanità che devastano i bilanci regionali (impoveriti dalla incapacità di taluni governatori – specie nel sud del paese – di intercettare quei finanziamenti destinati alle regioni e perduti invece perchè semplicemente non resi operativi ….) compresa quella insana voglia di utilizzare il comparto sanitario (come quello scolastico d’altronde) come strumento operativo di risposta alla disoccupazione ed alla inoccupazione.

Come si può vedere dai confronti e dalle osservazioni, se si volesse applicare il metodo inglese per il dimagrimento della spesa pubblica causa del continuo aumento del debito pubblico complessivo, scuola e sanità non potrebbero essere emarginate da questa sanificazione poichè esse stesse fonti di “debito abusivo”.

Ma, prima o poi, quel dimagrimento verrà imposto all’italia, che è stata “graziata” dalle ultime richieste fatte dalla Germania in tema di rientro del debito pubblico dei paesi UE, che prevede una sola eccezione, quella italiana per la durata di tre anni, che guarda caso, è esattamente il tempo rimanente alla legislatura in essere.

Il segnale è chiaro:

finchè vi è questo esecutivo in Italia, le garanzie dei paesi forti europei non mancheranno all’Italia, diversamente, un qualunque esecutivo che non offra le medesime condizioni di stabilità e di continuità goverantiva, verrebbe immediatamente trattato alla stregua di tutti gli altri, con buona pace di coloro i quali, in questo momento storico, operano dall’interno e dell’esterno della maggiranza di governo per far cadere l’attuale governo, unica speranza di salvezza per il paese.

Sempre che, una eventuale tornata elettorale non reintegri la medesima maggioranza rafforzata nel consenso e la riconsegni alla guida del paese “ripulita” da quei tradimenti politici che si giocano sulla pelle degli italiani.

L’ultima notazione va fatta sul mugugno che ha accolto i recenti tagli di budget di spesa ai vari dicasteri del governo italiano.

Dai ministri di un governo e da certe istituzioni democratiche, ci si attende testimonianze di responsabilità ben differenti da queste.

Anche in questo caso, la differente civiltà politica fra i due paesi presi in oggetto, pesa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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