Università & Produttività: una difficile conciliazione

Non capisco, proprio non capisco.

Come fa una Università ad essere completamente sganciata dalla vocazione del territorio in cui insiste e dalla occasione che il tempo le offre?

Mi spiego meglio.

Siamo a Foggia, città difficile, realtà degradata, socialità disagiata.

Eppure esistono vocazioni territoriali che attendono solo di essere potenziate ed attrezzate dalla ricerca universitaria per imporsi ed invadere i mercati interni ed esterni alla Capitanata, interni ed esterni alla Puglia, interni ed esterni all’Italia.

Un esempio su tutti balza ai miei occhi e calza alla esemplificazione:

se in questo territorio le potenzialità in agricoltura sono rappresentate anche da farine (pane e pasta) olive (olio) e uve (vino), perché mai nella Università di Foggia non si avviano piani di ricerca e corsi di studio specifici in questi settori, avviando un universo di studi completo e complesso, la cui unicità potrebbe essere anche definita come l’Università della Pasta, del Tarallo e del Pane, del Vino e dell’Olio, del Pomodoro e degli Ortaggi?

Dalla selezione del seme alla analisi dei terreni, dalla piantumazione alla germogliazione, dalla crescita del virgulto alla pianta matura, dalla fioritura alla produzione del frutto, dalla raccolta alla conservazione e/o trasformazione, dalla commercializzazione alla distribuzione dal packaging alla qualità effettiva e di immagine del prodotto.

La creazione di un marchio unico di garanzia dei prodotti della Capitanata assegnato dall’Università alle aziende più virtuose.

Una Fiera Campionaria, la prima Fiera di filiera del settore agro-alimentare associata alla creazione di un grande marchio di qualità garantito dalla Università e beneficiato solo dai produttori che si sono integrati nel ciclo universale degli studi e della ricerca avanzata applicata.

Insomma, quanto pensate conti l’Università del Vino in Francia nella qualità e nella commercializzazione dei vini francesi?

Perché un produttore di vini francesi offre al mercato le proprie fantastiche bottiglie dal packaging design innovativo a prezzi affatto economici mentre i produttori di vino pugliesi inviano il loro mosto a quintali e tonnellate a prezzo irrisorio nel nord Italia e dell’Europa?

E perché non inserire nel programma, anche una facoltà dedicata alla trasformazione del latte ed alla creazione di mozzarelle e di formaggi?

Quale latte, quale enzima, quale stagionatura, quale marchio di garanzia, quale sicurezza alimentare?

Non sembra sufficiente tutto questo ad avviare un serio programma dedicato alla Università dell’Uva e del Vino e dell’Olio (ca 40% produzione nazionale è pugliese), tanto per cominciare?

L’Ottobre Dauno, manifestazione fieristica campionaria ormai ridotta a mero mercato commerciale sarebbe felicissima di adottare la dicitura di Fiera del Vino e dell’Olio.

La Fiera Internazionale dell’Agricoltura sarebbe felicissima di sposare la campionaria espositiva derivante dalla ricerca universitaria dell’agroalimentare prodotto nella seconda pianura per estensione in Italia dopo la pianura Padana.

E se tutto prendesse piede, perché non un movimento univoco verso una campionaria del packaging design, una della produzione del pane e della pasta, delle mozzarelle e dei formaggi prodotti da latte di animali podolici?

Cosa ne è della magnifica razza garganica?

Superata dalla concorrenza sleale dei laboratori genetici capaci di triplicare o quadruplicare la produzione del latte di altre capre?

E perché l’Università di Foggia, pur rispettando la magnifica genetica dei caprini garganici, non avvia una ricerca che salvi una magnifica razza in via di estinzione (so di un allevamento alle pendici del Gargano, in agro vicino a San Marco in Lamis, che conta poche centinaia di esemplari) e consenta all’allevatore innamorato della propria terra e delle proprie razze animali, di competere con mercati sempre più aggressivi e globalizzati?

Insomma, perché non si riesce a congiungere e condividere gli interessi e le vocazioni del territorio dauno con una Università caduta dall’alto della politica e mai veramente divenuta territoriale, innamorata delle genti, del territorio e delle tradizioni in cui vive e insiste?

E che dire della possibilità di istituire una facoltà dedicata alla formazione delle Polizie Locali, Municipali e Provinciali, con associati corsi di studio di criminologia, di polizia urbana, di sicurezza pubblica e privata, di vigilanza privata?

Eppure, proprio l’Università di Foggia, possiede una ex Scuola di Polizia di Stato, quella della Caserma Miale, già caserma del reparto Celere.

Si presume che le lezioni di tiro statico, tiro operativo, tiro veloce in quella caserma fossero effettuate in gallerie del tiro progettate e realizzate ad arte., si presume che quella ex scuola di polizia sia il teatro adatto, perfetto e migliore possibile per una nuova scuola della formazione della sicurezza.

Il dato più rilevante, nel caso si cogliesse quest’altra occasione qui offerta e proposta, deriva dalla possibilità, in breve tempo, di assicurarsi un notevole numero di soggetti vincitori di concorso pubblico di Polizia Urbana, Locale, Municipale e Provinciale del centro sud d’Italia, pronti ad essere inviati dal proprio datore di lavoro per un periodo di formazione da effettuarsi (a pagamento) in quella magnifica ed accogliente sede della Sicurezza Privata.

Ma si potrebbe ottenere molto di più se si organizzassero corsi di studi universitari per la certificazione della capacità tecnica di amministrare e dirigere un istituto di vigilanza e di formazione correlata per le Guardie Particolari Giurate, allo stato attuale abbandonate in un totale stato di “formazione fai da te” molto pericolosa, se riflettiamo sul dato che si tratta di un esercito di ben cinquantamila soggetti che lavorano in condizioni elevate di pericolo e di stress, armati di arma da fuoco e poca o nessuna qualificazione professionale.

E perché non raccogliere l’onda eccezionale di interesse che riscopre la criminologia investigativa, sia quella reale che quella televisiva?

Un bel corso di studi in criminologia che offra ai più di tremila iscritti all’ordine degli avvocati di Foggia di superare il limite della “lettera quando capita” e/o la gestione dell’incidente stradale, più meno veritiero che sia.

Una formazione che calzi anche agli investigatori privati abilitati alla ricerca di elementi di prova da utilizzare nel contesto di un processo penale.

Insomma, fondare una cultura ed una formazione adeguata e certificata oltre che garantita nel campo delle investigazioni e della sicurezza privata, una sorta di cittadella della sicurezza.

Da caserma Miale a Cittadella Universitaria della Sicurezza:

non male.

Immaginate quale giro d’affari produrrebbe una convenzione diretta con i sindacati rappresentativi degli istituti o singolarmente con ogni istituto ovvero con ogni guardia giurata (formazione su richiesta spontanea e volontaria) se questa università o facoltà della formazione della sicurezza e della vigilanza fosse istituita dall’Università di Foggia, che ha anche la straordinaria occasione di godere del possesso di una struttura perfettamente idonea all’uso e situata nelle immediate vicinanze delle altre strutture formative universitarie foggiane.

Una occasione, anche questa, da non perdere assolutamente.

Come finire questa lectio magistralis di un cittadino qualunque, del cittadino X?

Beh, io la terminerei con il cappero.

E già, dove lo vogliamo mettere, il cappero?

La Capparis spinosa infatti, cresce esclusivamente e spontaneamente su substrati calcarei, come quelli del Gargano, che ospitano anche delle bacche dalle quali si produceva un antico mirto garganico.

Notevole la produzione foggiana che però paga le sedicenti qualità di capperi più famosi e diffusi o solo meglio supportati, diffusi, commercializzati, propagandati o pubblicizzati.

Sarà la volta buona per far nascere un corso di studi anche nella creazione, diffusione e veicolazione migliore di messaggi mirati a creare un immaginario collettivamente condiviso dei prodotti e dei servizi della Capitanata?

E che cappero:

tanto lavoro per niente.

Voi credete veramente che anche una sola di queste provocazioni e progettazioni troverà terreno fertile nella ricerca universitaria foggiana, molto radical chic nei “Festival del Libro” e poco “cappero” nello sporcarsi le mani con il territorio che dovrebbe potenziare e servire?

Un tempo il Mirto era un liquore prodotto dalle bacche …. garganiche e pugliesi.

Oggi, il Mirto, nell’immagginario collettivo, è solo quello di Sardegna.

Dimostrazione del fatto che il prodotto agroalimentare, da solo e senza supporto scientifico e immaginifico, non va avanti in questo mondo moderno, globale e altamente selettivo.

Serve urgentemente una riconciliazione, anzi, una conciliazione fra territorio e strutture ed infrastruttre che del territorio dovrebbero essere al servizio.

Insomma, non si può avere l’arroganza di insegnare a produrre mozzarelle a gente che lo fa da secoli, da generazioni!

Occorre umiltà.

Occorre misura.

Occorre il cappero.

Per ora abbiamo solo una volpe, una volpe barese.

Chissà se si sarà già ambientata nel territorio foggiano o se ascolta ancora i richiami della vocazione territoriale barese.

Potrebbe anche nascere una nuova specie:

una scuola di polizia locale e della vigilanza regionale con sede in Foggia, ovvero una volpe barese podolica della Capitanata.

Come dire, salvare capra e cavoli e scoprire di non essere poi tanto diversi l’uno dall’altro.

Speriamo meglio per questo futuro comune.

Cappero!

Ma il futuro di ieri è oggi!

Accidenti come passa il tempo:

siamo già in ritardo!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

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