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Questa è la vita, questa è la morte

domenica, 1 novembre 2015

Si nasce, si cresce, si da per scontato l’aiuto dei genitori.

Arriva il giorno in cui ne perdi uno o rischi di perderlo.

E ti si apre una realtà ben diversa davanti:

non ci saranno per sempre, non saremo adolescenti per sempre.

Quando li perdi entrambi, capisci cosa è la morte e comprendi cosa è la vita.

In tale sconquasso emotivo puoi perdere la bussola, credere che il tempo a disposizione sia poco, puoi agire per il male per soddisfare le esigenze personali, nella dimensione in cui “tanto, la vita è breve, dobbiamo cogliere quanto più possibile”.

Forse questa inclinazione era latente, forse no, forse era scritto che si sarebbe percorso la strada dell’incoscienza e della irresponsabilità, scusati e giustificati da una vita “troppo breve”.

Forse è solo una questione genetica o di carattere o di educazione.

Io credo che sia una scelta, oscurata al cuore e alla mente da numerose giustificazioni palliative autoindotte.

Io credo che si scelga in ogni caso.

Io credo, appunto.

E la vita è tutta qui:

credere.

Devi credere che la vita umana sia intelligente e debba essere regolata e vissuta in maniera intelligente.

Poi ti guardi intorno e vedi il nulla, il vuoto, vedi tutto, tranne la presenza di una intelligenza.

I furbi si credono intelligenti, gli stupidi si credono intelligenti, gli scaltri si credono intelligenti, gli arrivisti e gli scalatori sociali si credono intelligenti.

Ai miei occhi non è così.

Credo di sapere cosa sia l’intelligenza, credo di averla incontrata e in modo traumatico, da vicino, molto vicino.

In quinta elementare il mio maestro, stanco della mia irrequietezza e disattenzione mi invia al medico scolastico che si rivolge a sua volta ad un collega psicologo per una valutazione del caso.

Sono stato sottoposto a test su test:

QI per l’intelligenza e test di valutazione e misurazione della cosiddetta seconda intelligenza, la fantasia.

Il risultato fu comunicato ai miei genitori, oltre che al mio maestro (bravissima persona, devota al suo lavoro, mai in congedo per malattia: era al lavoro, al suo posto a scuola anche quando divenne padre).

L’intelligenza risultava essere quella media di un diciottenne (io avevo nove anni in quel tempo) e la fantasia sfuggì ad ogni valutazione e misurazione:

fu definita come “non misurabile”, “infinita”.

Fu un trauma.

In quei tempi, ogni diversità era guardata con sospetto, una grande diversità veniva quindi celata, nascosta, quasi con vergogna.

Ho vissuto dimenticando quel trauma, nascondendolo, quasi come fosse una colpa.

Ora che l’esperienza mi aiuta a capire, a comprendere, a misurare e valorizzare la mia persona con il mondo circostante, con gli altri diversi da me, oltre me, intorno a me, ora che ho un lume che illumina il buio, mi accorgo che non sono io ad essere cieco, ma gli altri a vivere al buio, costringendo in questo buio anche me.

Oggi che ho perduto mio padre, dopo aver perduto mia madre in modo lento e traumatico (quattro tumori in ventisei anni), mi sento libero dai pesi, dal dovere del silenzio, mi sento libero da una colpa che non ho, ma che ho pagato come tale.

Rifletto, valuto, ricordo.

E mi domando:

perché sono così come sono?

Qual’è il destino di una persona come me, in un paese come questo?

Come può una intelligenza imprigionata esprimere tutta se stessa all’interno di una educazione severa, un imprinting di umiltà assoluta, in un sistema dove vince la violenza, la furbizia, la prevaricazione, l’amore per l’illegalità, la devozione per caino e l’odio per Abele?

Come posso usufruire della mia capacità di prevedere il futuro grazie alla facoltà di valutare molto rapidamente scenari che sfuggono ai più, alla capacità di razionalizzare tutto, anche e soprattutto la vita e la morte?

Io non ho paura di morire o di come morire, ma temo di aver paura di vivere.

In effetti non è paura, ma rigetto:

non competo con chi non sa nemmeno quel che dice, non ha idea delle conseguenze di quello che fa o non fa, di quello che ritiene essere il giusto.

Non perdo il mio tempo a spiegare a chi non capisce o non vuol capire:

ho imparato che è del tutto inutile, ma anzi, dannoso, controproducente.

Non perdo il mio tempo con una umanità di incoscienti e irresponsabili.

Ma li capisco:

un trauma emotivo come quello che io ho raccontato può inibire l’emersione della personalità adulta, di una coscienza evoluta, di una capacità di credere.

Credere, appunto.

E torniamo al credere.

In cosa credo?

In passato ho creduto nella umanità, in un umanesimo fatto di bene, responsabile e maturo, inesistente nella realtà.

Ho combattuto per questo credo, ed ho perso il mio tempo, ho perduto:

questa umanità è risibile, ridicola, malfatta, malata, incapace di andare oltre se stessa, di crescere, di credere.

L’oltre umano, il super umano, quella filosofia tanto avversata da una umanità incapace di prendere coscienza dei propri limiti e di SUPERarli è cosa respinta al fine di giustificare il loro essere limitati, valorizzare il loro modo di essere.

Comprendo che la mia esperienza e la mia testimonianza di vita provano l’inutilità di lottare ad armi pari con tanta stupidità e furbizia.

Il dialogo è l’unica arma dei limitati per controllare esseri superiori, per avere ragione della ragione, per dare torto al vero.

Quindi, il dialogo è la morte dell’impegno per quelli come me.

Come?

Sono un razzista?

Non esistono gli esseri superiori?

Siamo tutti uguali?

Ecco l’attacco, ecco il mobbing verso chi non è come loro, ecco la criminalizzazione della ragione incarnata, della intelligenza superiore.

Comprendo altresì che, un leader che possa avere capacità superiori non potrà mai trovare incarnazioni capaci di realizzare le sue visioni, le sue ragioni, i suoi progetti.

Comprendo i limiti che impediscono a questa umanità di SUPERare se stessa.

Ma non la giustifico, affatto.

Per quanto stupidi, essi “sentono” quale sia la verità.

La nascondono, la celano, la attaccano, ma non possono evitarla.

Sono talmente stupidi da non capire che sono essi stessi a provare quel che dico quando mi attaccano, che valorizzano ciò che criminalizzano.

Per loro esiste un solo modo per realizzare una nuova umanità, una nuova illuminazione, una nuova evoluzione:

credere.

Qualcuno salterà alle conclusioni e pontificherà:

“credere, obbedire, combattere”, lo abbiamo già conosciuto questo sistema!

Infatti:

non esiste un periodo in cui questo paese è cresciuto paragonabile a quello in cui il popolo credeva, obbediva, combatteva.

Basta tirare una linea prima e dopo quel periodo per accorgersi che l’Italia la fecero i massoni, ma gli italiani e il sistema italiano lo crearono i fascisti.

Ogni singolo atto umano contemporaneo è infatti regolato e vissuto secondo i fondamenti dettati dai latini e dettati dal fascismo.

Non lo sapete?

Informatevi, poiché il deficit intellettuale può essere compensato con la conoscenza.

Ma studiare è del tutto inutile, quando ogni cosa è governata dalla corruzione materiale e morale e non dal merito.

Basta entrare nel giusto gruppo umano per non aver timore della galera, della punizione, dell’errore umano eretto a dogma assoluto.

Basta avere la giusta tessera in tasca e la laurea, la carriera e il successo sono garantiti.

Basta accettare il dialogo per essere vincenti, quel dialogo che serve solo ad uccidere l’intelligenza, la ragione.

Questa è la vita.

Questa è la morte.

Io non so cosa farò.

Ma so benissimo cosa c’è intorno a me:

poco o nulla di utile ad un futuro migliore.

E questo, ha più a vedere con la morte che con la vita, essendo la morte l’unico limite alla vita, essendo questa umanità un limite alla sopravvivenza di se stessa.

Lobby di furbetti approfittano di questa condizione e raggiungono il potere, in qualche modo.

E come essi usano quel potere è la più grande prova della loro inutilità:

usano il potere per conservare il potere e non per impedire le crisi e risolvere i problemi.

Perché se risolvono i problemi della umanità, si domandano, perché l’umanità dovrebbe consegnare loro ancora il potere per perpetuarlo?

Questa è la vita.

Ed è uno schifo invivibile.

Ed è la noia il monotono monotema di questa mia vita terrena

domenica, 16 settembre 2012

Mi guardo intorno e vedo il nulla, sento niente, apprezzo bazzeccole, avverto minuzie, osservo sciocchezze, analizzo idiozie, nella mia costante e continua ricerca dell’uomo.

Poca roba al di sopra di una spanna viaggia nei teatrini politici idagliani.

Con questi poveri stracci, non si va da nessuna parte.

Ed io vengo nuovamento avvinto dalla noia di chi sa già come finirà questo film.

Ed è una vita intera che resto avvinto da questa noia, da questa sensazione di déjà vu.

Ed è la noia il monotono monotema di questa mia vita terrena.

Ed è la speranza il motore abbruttito di questa infinita pena terrena:

la speranza nell’uomo che ancora non c’è.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Discorsi sulla vita, strofe di esistenza, parole per la sopravvivenza

martedì, 29 maggio 2012

Riporto alcuni brani tratti dal confronto con un amico su Facebook.

L’amico è colmo dell’amore di Dio, così come solo un americano sa essere.

Un amore planetario, che si scontra con la dura realtà.

La dura realtà di un uomo come me, che non riesce mai a spegnere il cervello, nemmeno dinanzi all’amore di Dio e all’amore degli uomini, al concetto di fratellanza e di uguaglianza umana.

Ecco i brani, riporto di seguito solo le mie risposte:

“nella vita spesso si pensa che, per ottenere il bene, bisogna fare del bene. Si confonde facilmente il bene con l’amore. E così, si finse per amare il simile che ti uccide. Per raggiungere l’amore o il bene della pace, in questa valle di lacrime, spesso bisogna far ricorso alla guerra, ovvero, dimostrarsi sempre pronti a difendere bene ed amore. Ovunque. Contro chiunque. Gli esseri umani sono complessi ….”.

” capire …. le regole del pianeta sono differenti dalle aspirazioni dell’umanità. Credere che salvare una vita o mille vite o centinaia di milioni di vite ogni anno sia una cosa amorevole e buona, un bene comune, è un evidente errore. Il pianeta sta morendo, soffocato da una insostenibile umanità, troppo popolato, troppo sfruttato. Ogni nuova bocca che respira e che si nutre, diminuisce drasticamente le aspettative di vita di tutte le altre vite già esistenti. L’amore spinge a salvare ogni vita. La difesa della vita spinge a diminuire drasticamente il numero degli esseri umani, numero raddoppiato negli ultimi 40 anni. …. capire …. capire cosa? le ragioni del cuore? le ragioni del pianeta? le ragione della vita? e di quale vita?”

Le domande sono dure, nude e crude.

Le risposte sono inumane, sebbene umane, poco o troppo umane, a seconda delle visioni.

Ma è vietato non applicare il dono di Dio della razionalità.

Riflettere ed agire conseguentemente oggi sul futuro del pianeta e della stessa sopravvivenza dell’umanità, potrebbe cambiare le cose, potrebbe salvare l’umanià degli uomini e delle donne.

Ma serve coraggio per affermare il bene.

Specie quando in troppi leggono il male come un bene fraterno e uguale a se stesso.

Specie quando esistono religioni, credenze, stili, visioni e modelli di vita inconciliabli ed incompatibili con la sopravvivenza dell’umanità.

Occorre riflettere.

Occorre prendere decisioni importanti, vitali direi.

Occorre agire, occorre reagire all’inazione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino x

Il senso della vita

giovedì, 10 marzo 2011

Corsa nella folla,

e ridda di voci,

poi rapide soste,

in quieti silenzi.

Posa il suo corpo,

in lenti ristori,

e plana la mente,

in rapidi voli.

Speranze inevase,

tenaci ricerche,

un giusto in cammino,

pesante fardello.

La corsa riprende,

quotidiano estenuante,

participio costante,

egoismo appagante.

Il tempo è volo,

di un bambino che viene,

la folla è coro,

nel futuro che tiene.

Un uomo si muove,

nel passato che porta,

oltre la soglia,

di una finestra,

che tutto esibisce,

e nulla dimostra.

Canto di un mondo,

cerca il compiuto,

in forme e certezze,

ingiuste verità.

Conduce un pensiero,

al chiaro timore,

che forma non è,

senso nella vita,

ma certo ne è,

la sua impazienza.

Il futuro del pianeta

martedì, 12 ottobre 2010

Il nostro pianeta mostra evidenti sintomi di malessere.

Sono in moto meccanismi di auto distruzione potenti.

Alla base di questi meccanismi, vi è singolarmente la stessa causa, in un suo eccesso e nell’altro:

la sovrappopolazione e il decremento demografico.

La sovrappopolazione

Il nostro pianeta ha visto raddoppiare la sua popolazione umana in soli 40 anni.

Questo aumento incontrollato, vede però un dato uguale e contrario, il decremento demografico dei paesi sviluppati a democrazia avanzata.

Tale decremento viene compensato dall’ingresso continuo di immigrati provenienti da quei paesi che continuano invece a crescere demograficamente.

L’analisi di questo dato fornisce due aspetti da considerare:

1 – il declino e la crisi dei popoli avanzati
2 – il continuo proliferare dei popoli sottosviluppati o in via di rapido sviluppo.

Analizziamo ulteriormente i due dati presi singolarmente.

1 – il declino e la crisi dei popoli avanzati

Dopo il boom economico e demografico degli anni del dopoguerra, la società europea vive un momento di crisi profonda, instaurato dalla crisi finanziaria piratesca dei stistemi finanziari e bancari globali e continuato dagli eccessi ingiustificati nella spesa pubblica (vedi il caso del tracollo greco) e dalla crisi strutturale del mondo produttivo, piegato dalla concorrenza delle produzioni industriali dei cosiddetti paesi emergenti: Cina e India.

La crisi economico-finanziaria ha prodotto una crisi psicologica grave, che si basa su due “visioni” umane:
la mancanza di speranza e l’incertezza nel futuro.

Da queste speranze fallite e dalla civile consapevolezza che il pianeta ed il territorio in cui si vive non hanno risorse illimitate per far fronte ad una popolazione in crescita illimitata, deriva una consapevolezza che induce i popoli avanzati a diminuire il tasso di incremento demografico.

Tale decremento però, al contrario di quanto avviene negli Stati uniti d’America, ha prodotto una vera e propria invasione di flussi migratori dai paesi sottosviluppati, migrazione che sino a qualche anno fa, non veniva adeguatamente contrastata in nome di due fattori:

a – la compensazione del fattore umano nel sistema produttivo con lavoratori immigrati
b – una cattiva interpretazione della libera circolazione nei paesi europei associata ad una politica scriteriata che vede nella limitazione degli ingressi in Ue, non una naturale difesa socio-economica e identitaria, ma un risveglio di sentimenti di tipo razziale.

Negli States, al contrario, la tradizionale politica di sbarramento agli ingressi di flussi migratori, ha consentito al paese ed al territorio americano, di difendersi meglio da una aggressione demografica eccessiva.

Infatti i ritmi di crescita delle popolazioni fra USA e UE sono differenti, soprattutto se si guarda al rapporto fra numero di abitanti e relativa disponibilità di risorse e di territorio.

Tale relazione nei paesi europei è letterelmente saltata, a causa delle politiche di accoglienza indiscriminata, provocando all’interno dei paesi europei, una crescente tensione fra popolazioni indigene e immigrati.

2 – il continuo proliferare dei popoli sottosviluppati o in via di rapido sviluppo.

Il fallimento delle politiche sovranazionali che tentavano di comprimere e limitare l’inarrestabile crescita demografica nei paesi sottosviluppati od in via di sviluppo, ha prodotto un risultato globale agghiacciante e pericoloso:

il raggiungimento ed il superamento del limite di sostenibilità della vita da parte del pianeta.

L’analisi deve concetrarsi su due fattori:

a – l’incremento demografico in quanto tale
b – l’incremento del consumo di risorse e di territorio derivante dall’aumento demografico.

Questi due fattori sono all’origine delle rilevanti modifiche ambientali del pianeta.

Fra i gas responsabili dell’effetto serra vi è infatti l’anidride carbonica che, in assenza di attività antropica, risulta sempre in pareggio nell’atmosfera.

L’aumento della popolazione umana e delle sue attività antropiche influisce pesantemente su questo equilbrio trasformando un effetto serra naturale in una catastrofe che mette in forse la sopravvivenza della vita umana su questo pianeta.

La respirazione umana infatti, come quella degli animali allevati al fine di nutrire gli esseri umani, non è fattore secondario rispetto alle attività antropiche industriali e dei trasporti, che sono, in ogni caso, relativi alla crescita della popolazione stessa.

L’effetto serra naturale viene così alterato da una popolazione terrestre eccessiva, influendo negativamente sugli equilibri oceani-atmosfera, e favorendo in tal modo, un aumento delle temperature e la conseguente cessione di ulteriori quantità di anidride carbonica da parte degli oceani (contengono il 78% del totale dell’anidride carbonica terrestre).

L’aumento della popolazione umana quindi, come causa primaria degli sconvolgimenti climatici in corso.

Inoltre, va rilevato come le risorse energetiche e di acqua del nostro pianeta non sono illimitate, e che un tale aumento indiscriminato delle popolazioni e delle attività antropiche, aumenta grandemente il rischio di collasso di quegli equilibri utili alla stessa sopravvivenza della vita su questo pianeta.

La religione poligamica come fattore di rischio

All’interno di questo quadro complessivo, si muovono differenti fattori di rischio, di cui, il più importante, è certamente quello della rilevante presenza in termini di numeri e di volontà espansiva ed egemonizzante di soggetti aderenti a religioni che consentono e favoriscono una
pluralità di matrimoni al soggetto maschile (ponendo l’elemento femminile in una condizione di inferiorità pesante, pari a quella derivante da una mentalità sessista e razzista) e promuovendo in tal modo, una proliferazione eccessiva sia nei paesi di origine che nei paesi ospitanti, paesi nei quali è invece generalmente proibita la poligamia.

Non è secondario il pensiero che, tali soggetti possano interagire con i sistemi democratici dei paesi ospitanti al fine di modificarne le normative riguardanti questo aspetto del matrimonio, al fine di affermare come principio giuridico, oltre che come norma religiosa, la poligamia.
In un certo qual senso è lo stesso sistema democratico che offre un motivo in più di aumento demografico per questo tipo di immigrati, promettendo il raggiungimento del potere democratico a mezzo della regola democratica dei numeri e delle maggioranze.

Conclusioni

L’ignoranza e l’arretratezza culturale e civile di parti del pianeta mettono in forse la stessa sopravvivenza della vita umana e di ogni altra forma di vita su questo pianeta.

Di contro, il decremento demografico dei cosidetti paesi civili a democrazia avanzata, offre il fianco alla espansione di stili di vita che non possono far altro che aggravare questa situazione.
Il pianeta, da canto suo, ha messo in moto meccanismi di auto-difesa importanti e forse, irreversibili, per respingere l’eccessivo incremento demografico ed antropico.

Non sarà venuta forse l’ora di un mea culpa da parte dell’ONU per il fallimento di tutte le politiche messe in campo sinora a contrasto del boom demografico che rischia di ucciderci tutti?

Non sarà venuta forse l’ora di una gestione differente delle politiche demografiche su questo pianeta?

Ovvero dovremo dar ragione a quegli storici che vedono nella ciclicità delle guerre mondiali un fattore “naturale” di contenimento demografico, con tutto quel che ne consegue nella corsa alla fonte nucleare che talune dittature perseguono ossessivamente?

Sarà la debole politica della “mano tesa” a convincere ignoranza e arretratezza culturale su temi come l’incremento demografico?

O vi sarà un forte ritorno al contrasto di quegli stili di vita che mettono in forse libertà e sopravvivenza nel mondo?

A giudicare dalla evoluzione del consenso nei paesi europei e nella loro conseguente scelta strategica nella gestione dei flussi migratori, possiamo dire che di “mani tese” non ne vedremo più per almeno un ventennio.

Con buona pace di coloro i quali non sanno come gestire l’incremento demografico nel pianeta pur avendone il potere contrattuale e di coloro i quali continuano a confondere la difesa del principio della territorialità con un riverbero del sentimento razziale.

Nonostante l’11 settembre 2001 abbia messo nero su bianco quale sia la posta in gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

E questo, sarebbe un uomo?

domenica, 9 maggio 2010

In politica è facile giocare allo sfascio.

Normalmente, chi gioca allo sfascio, si identifica con chi non ha mai costruito nulla nella sua vita, ma ha ricevuto tutto in regalo o lo ha immeritatamente ereditato.

Perchè solo chi ha faticosamente costruito giorno dopo giorno qualcosa nella propria vita, sa che a costruire ci vuol tempo e sacrificio, ma a sfasciare, basta poco, molto poco, troppo poco.

E’ questa una considerazione che fa il paio con criteri come quello della “diligenza del buon padre di famiglia”, e con il semplice buonsenso delle persone che han tribolato una vita intera per costruire qualcosa e, come spesso capita, restano sotto l’attacco di rozzi invidiosi che mirano il giocattolo altrui e, in un atto di egoismo smisurato, son pronti anche a rompere il giocattolo stesso, se non potessero averlo solo per se stessi.

Questi rozzi figuri fan parte di quella categoria umana che mai dovrebbe accedere al potere pubblico, perchè privi anche del più semplice buonsenso ed incapaci di amare alcunchè, se non se stessi.

Spesso non han mai lavorato un solo giorno in vita loro, o hanno ereditato un patrimonio immenso, senza esserne degni.

Alcuni li ho incontrati di codesti caratteri nella mia umile vita.

E faccio il caso di taluni con cui ho spesso giocato al gioco di società “Risiko!”.

In esso ogni giocatore riceve un obiettivo da raggiungere, e passa il tempo a combattere aspre battaglie fra armate di carri armati e lancio di dadi, al fine di raggiungere la meta della vittoria.

Ma vi è il caso di quelli che, si avvedono di non avere alcuna speranza di vincere in quel gioco, e non perchè sfortunati, ma perchè incapaci umanamente di amare, immaturi caratterialmente e privi di ogni senso di scrupolo.

Così accade che questi inutili giocatori, diventino addirittura dannosi e letali per il gioco stesso e/o per gli sforzi compiuti dagli altri giocatori nel raggiungere ognugno il proprio obiettivo.

E allora, ecco venir fuori l’animo disonesto, la slealtà fatta persona, la condizione della meschinità più totale, e codesti giocatori malfatti, compiono la scelta che ha sempre caratterizzato la loro miserabile vita:
decidono che, se essi stessi non possono raggiungere alcun risultato, men che meno l’obiettivo loro assegnato dal gioco della vita e sicuramente commisurato alle loro infelici incapacità, allora nessun altro debba raggiungere l’obiettivo assegnatogli e giocano solo a impedire ad altri, il raggiungimento di quelle mete che ad essi sono per sempre precluse.

Uno squallore indicibile esprime tale miseranda umanità invidiosa e rabbiosa, compresa la non sottintesa manifestazione di incapacità assoluta a competere agonisticamente nelle gare della vita, così come nella sana ed educativa competizione di un semplice gioco di società.

Non posso avere il giocattolo?
E allora lo rompo, cosicchè nessun altro ci possa giocare.

Non posso soddisfare le mie ambizioni?
E allora che nessun altro si permetta di soddisfare le proprie.

Non posso essere io l’eroe della situazione, il leader dei miei sogni, l’incredibile uomo che non sono?
E allora debbo uccidere chi incarna l’ideale del mio fallimento umano.

E questo, sarebbe un uomo?

Orgoglio leghista: cosa è?

martedì, 23 marzo 2010

Orgoglio leghista.
Cosè?

E’ quella cosa che non ti fa accettare che si riempia il tuo futuro, la tua amata terra e la tua cara vita di monnezza,

è quella cosa che non ti fa accettare quel luogo comune che vuole l’Italia e gli italiani come un un paese ed un popolo irrimediabilmente fraudolento truffaldino, furbetto, mafioso e corrotto,

è quella cosa che ti tiene sveglio anche quando sei stanco,

è quella cosa che ti fa andare avanti anche quando sei rotto dal duro lavoro quotidiano,

è quella cosa che ti spinge giù dal letto al risveglio, anche quando non sei riposato,

è quella cosa che ti impedisce di arrenderti al male che ti circonda,

è quella cosa che ti spinge a combattere quotidianamente per il bene che lega le genti,

è quella cosa che non si piega e non si spezza,

è quella cosa che ti accarezza come solo una madre sa fare,

è quella cosa che ti illumina il viso anche quando sei preda del dolore,

è quella cosa che ti proibisce di svendere la tua dignità,

è quella cosa che ti impedisce di cedere alla carezzevole mano della corruzione materiale e morale,

è quella cosa che ti fa vedere il futuro dei tuoi figli come una cosa da amare e da difendere,

è quella cosa che ti fa vedere la vita come un dono da rispettare,

è quella cosa che ti fa vedere il tuo tempo terreno come un bene da non sprecare,

è quella cosa che ti costringe al confronto con il prossimo tuo,

è quella cosa che ti rende anche la morte come un evento accettabile,

è quella cosa che ti riempie i polmoni di fresca energia quando respiri,

è quella cosa che spinge il tuo cuore a battere sempre più forte,

è quella cosa che ti riempie l’anima di speranza,

è quella cosa che da un senso al futuro,

è quella cosa che spinge da sempre gli uomini e le donne a combattere per le cose in cui credono,

è quella cosa, che ha un nome antico ed un sapore potente:

è quella cosa che gli uomini chiamano da sempre,
libertà.

Sono preoccupato

giovedì, 4 marzo 2010

Le preoccupanti notizie che continuano a susseguirsi da qualche anno a questa parte sulle mire espansionistiche apertamente dichiarate dalla leadership iraniana, la forte volontà dimostrata nel volere un’armamento nucleare, gli oltre 400 condannati a morte e giustiziati nell’ultimo anno in Iran perchè avevano “fatto la guerra a Dio”, la mirata ricerca scientifica nei vettori intercontinentali (e se hai una bomba atomica, devi pur metterla su u di un missile …), la ricchezza immane che sta spendendo il governo iraniano in armamenti (invece di costruire strade, scuole, ospedali, etc), ebbene tutto questo, dimostra chiaramente quali intenzioni abbia la classe dirigente iraniana:
scatenare una terza guerra mondiale, nella quale uccidere tutti i non musulmani del globo.
Noi compresi.
Bisogna fare qualcosa, bisogna agire subito.
Bisogna evitare che la follia vinca sulla ragione umana, bisogna evitare che questa volontà malata di cieca violenza prevalga sugli uomini e delle donne che vivono nella libertà.
Una battaglia di civiltà si profila netta all’orizzonte.
Una battaglia a difesa della libertà.