Articoli marcati con tag ‘unità d’italia’

Presidente di Eterofobi ed Italianofobi: Laura Boldrini

domenica, 17 marzo 2013

La elezione alla terza carica dello stato italiano della Boldrini metterà in rilievo ancor più le esigenze degli immigrati extra comunitari che entrano illegalmente nel nostro paese piuttosto delle esigenze degli ultimi fra gli italiani, i più bisognosi, posposti razzisticamente a penultimi di quegli ultimi che NON sono italiani.

Certo modo invalido di vedere il mondo, certa azione politica che non vuole vedere i quotidiani suicidi degli italiani sconfitti dalla crisi, certa prevaricazione di un terzo sesso che non esiste poiché sostenuto da un fondamento ideologico anziché giuridico nei confronti del matrimonio naturale, normale e morale fra un uomo ed una donna, certa aberrante predilezione per lo straniero piuttosto che per il proprio simile, tutto ciò dimostra una ostinata avversione verso ciò che unisce, ciò che accomuna, ciò che socializza, ciò che è integrato rispetto a ciò che non è integrato, non vuole integrarsi e vede nel suo dissimile il demonio da eliminare in tutto il mondo.

Questa “certa visione” è avversa alla unità nazionale, costituzionale, sociale e civile italiana.

Tutto questo è triste, è greve, è grave.

La casta politica italiana, immobile nella lotta alla crisi, si presenta ostile al popolo sovrano e favorevole a chi non è popolo italiano, non è popolo sovrano, non è famiglia naturale, ma invece determinata sostenitrice di chi è diverso e/o straniero, a danno del normale e dell’italiano.

Ora possiamo tutti ben identificare l’azione del parlamento italiano come una azione estranea agli interessi italiani, estranea alla cultura italiana, estranea alla società italiana fondata sul lavoro degli italiani e sulla famiglia naturale unita in matrimonio, cellula fondamentale della struttura sociale italiana, attualmente sotto attacco eterofobo ed italianofobo.

Amare il proprio dissimile, va pure bene.

Ma arrivare ad odiare e prevaricare il proprio simile in virtù di un amore diverso o per un diverso, evidenzia uno stato patologico, innaturale, immorale:

non si può condurre il Paese Reale ad una guerra incivile fra poveri, mettendo in condizione di svantaggio i poveri italiani rispetto ai poveri che provengono da altri paesi ed entrano nel nostro Paese in modo illegale e/o illecito.

Io so cosa è il razzismo e so chi lo esercita:

lo so perfettamente.

Ed ora, lo sanno tutti.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

La monnezza napoletana è l’emblema del fallimento italiano

giovedì, 30 giugno 2011

La drammatica vicenda napoletana della monnezza, quella emergenza continua, talvolta acuta, ma sempre cronica, apre uno squarcio sulla inesistente unità italiana.

Infatti, da quando si è riacutizzata l’emergenza rifiuti a napoli, il napoletano che siede al quirinale, non emette più accorati appelli all’unità del paese, secondo lui, imprescindibile ed imperativo dogma valido erga omnes.

Eppure io ho visto intere scolaresche obbligate ad imparare a memoria un inno nazionale che nessun bambino conosceva, lunghe file di alunni indottrinati che indossavano maglie con su stampato un cuore e la scritta italia (starebbe per: io amo l’italia …) percorrere le strade varesine, eppure io vedo tanti danari sprecati negli inutili festeggiamenti del 150° anno dall’unità.

Ma cosa festeggiano, e perchè obbligano i bambini ad imparare l’inno nazionale?

Se nessuno lo ha insegnato loro, è forse perchè non frega nulla a nessuno della unità d’italia.

E allora, perchè usare la coercizione perchè lo imparino e lo ossequino?

Perchè l’italia non è un paese unito, ecco perchè.

Perchè l’italia è un paese mantenuto unito con la forza, ecco perchè.

Perchè napoli non è Verona, ecco perchè.

Perchè la monnezza napoletana non la vuole nessuno, che non sia ideologicamente e pregiudizievolmente orientato.

Mi chiedo sempre perchè un lombardo, un veneto, un piemontese differenzi e smaltisca i propri rifiuti ed un napoletano si rifiuti di differenziare e smaltire i propri.

Questa è l’icona dell’unità italiana:

c’è chi è sotto la coercizione statale della legge e chi no.

Ma i napoletani no, loro no.

I napoletani sono esentati dal costruire un edificio secondo la prescrizione della legge, essi sono esentati dall’obbligo di smaltire i propri rifiuti, sono esentati dal rispetto della Legalità.

Questa non è l’icona di una unità nazionale, ma ne rappresenta l’atto finale.

La legge non è uguale per tutti e napoli ed i napoletani non vengono puniti per le loro monnezzate, come pure non viene usata la coercizione statale per obbligarli ad adempiere ai loro doveri.

Siamo al capolinea di un sogno nazionalista per alcuni e di un incubo impossibile per altri.

Questa unità del paese è ampiamente dimostrato che non esiste nei fatti.

Festeggiarla in queste misere condizioni, amplifica solamente il sentimento di indignazione dei meridionali che non si riconoscono nella napoletanità e nel centralismo romano, ed irrita considerevolmente le popolazioni settentrionali, costrette ad una osservanza della legge che, osservano, non è ugualmente applicata ed obbligatoria per tutti.

Chi esenta i napoletani dalla osservanza della legge italiana?

Dove è scritto che i napoletani debbano fare solo ed esclusivamente il proprio comodo, salvo chiedere aiuto quando si trovano sommersi dalla loro monnezza?

Dove è scritto che il governo del paese debba piegarsi al continuo ricatto emergenziale napoletano?

Dove è scritto che non si possano abbattere le costruzioni edificate a napoli senza l’osservanza delle prescrizioni legislative?

Dove è scritto che, un napoletano può eludere ed infrangere la legge a suo piacimento?

E’ scritto sulle buste della monnezza napoletana, ecco dove è scritto.

E’ scritto sulle biste della monnezza napoletana che i napoletani hanno lanciato contro le forze di polizia a roma, ecco dov’è scritto.

Quelle buste che sono diventate ormai l’emblema del fallimento dello stato italiano, deriso ed umiliato all’estero perchè incapace di obbligare i napoletani ad osservare pedissequamente la legge italiana.

Per questo, la monnezza napoletana è divenuta l’emblema del fallimento dello stato unitario italiano.

Che sia ben chiaro a tutti i napoletani, dico a tutti, proprio tutti i napoletani che, il patto comunitario nazionale lo hanno infranto loro, non altri.

Che se ne assumano la piena responsabilità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Io non sono italiano, di Gustavo Gesualdo

domenica, 12 giugno 2011

Avete visto l’ultimo film della serie degli X-Men, “L’Inizio” (X-Men First Class)?

Avete visto la scena del postribolo pieno di prostitute e uomini di potere?

La scena si apre all’ingresso dell’Atomic di Las Vegas con agenti della CIA che spiano da un’auto l’arrivo “dell’uomo della Nato” il colonello che verrà in seguito clonato da un mutante.

Per dare un tocco di “mistero del male assoluto”, il colonnello della Nato viene spiato in compagnia di:

” … sì, è lui, perchè ci sono tre capi mafiosi, l’ambasciatore italiano e il presidente della Lockheed … “.

Ormai è ufficialmente riconosciuto in tutto il mondo che, per raffigurare il lato oscuro dell’umanità, quello corrotto e pericoloso, devono essere presenti dei capi mafiosi ed un uomo del potere pubblico italiano.

Il riferimento alla Lockheed è legato all’omonimo scandalo che scoppiò in Italia negli anni settanta e che vide coinvolti i massimi poteri istituzionali italiani che decisero l’acquisto del famoso Hercules C-130 per l’aeronautica militare italiana.

Lo scandalo delle tangenti pagate per l’acquisto di aerei della Lockheed coinvolgerà anche i Paesi Bassi, la Germania Ovest e il Giappone, ma ovviamente, il maggior risalto lo da lo scandalo italiano, proprio perchè italiano è ormai sinonimo di illegale, truffaldino, mafioso, corrotto, furfante, come il film lascia ben a intendere in quella scena.

In Italia vennero coinvolti gli ex presidenti del consiglio dei ministri della repubblica italiana Mariano Rumor e Giovanni Leone (nella vicenda sospettato di essere “l’Antelope Cobbler” e nel frattempo divenuto capo dello stato – presidente della repubblica italiana), gli ex ministri Luigi Gui e Mario Tanassi, il presidente di Finmeccanica Camillo Crociani, il generale dell’aeronautica Duilio Fanali ed i fratelli Ovidio ed Antonio Lefebvre (amici del presidente Leone).

Tutto gira intorno alla figura del napoletano Giovanni Leone (che riuscì ad uscire anche impunito da questo scandalo) e dei suoi “bravi” Lefebvre il cui “potere di condizionamento” viene molto ben descritto da un estratto della Storia d’Italia di Indro Montanelli:

«Rumor aveva ricevuto a Palazzo Chigi alcuni dirigenti della Lockheed presentatigli dal solito clan Lefebvre: e con la sua innata cortesia, aveva amichevolmente annuito a quanto costoro andavano dicendo in inglese. Ovidio Lefebvre fungeva da interprete, e Dio solo sa se e come avesse adattato le frasi degli interlocutori ai suoi disegni di mediazione. Finita l’udienza, i lockheediani s’erano precipitati al telefono per comunicare alla casa madre che il presidente del Consiglio era d’accordo su tutto».

Ma allo scandalo seguì anche la tragedia di un paese che non poteva permettersi l’acquisto di quei 14 magnifici gioielli della tecnologia aerea che erano all’epoca gli Hercules C-130, come non poteva permettersi la manutenzione di quegli aerei:

solo 5 di quegli aerei volarono effettivamente, mentre gli altri 9 vennero cannibalizzati in pezzi di ricambio, e questo sino al 3 marzo 1977, quando un C-130 dell’Aeronautica Militare si schiantò nei pressi di Pisa, provocando la morte dei 5 membri dell’equipaggio, dei 38 allievi dell’Accademia Navale di Livorno che ne erano trasportati e del loro ufficiale, incidente le cui cause sarebbero imputabili proprio alla cattiva manutenzione dell’aereo.

E questa è solo la punta dell’iceberg della corruzione assassina italiana.

La profondità, la quantità, la qualità e la cronica presenza di queste corruzioni politiche emergeranno in altri scandali nazionali sino a raggiungere il culmine nella cosìddetta Tangentopoli (nella quale furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, ex presidenti del Consiglio dei ministri, segretari di partito), indagine della procura milanese che passerà alla storia come l’indagine del Pool Mani Pulite.

Ma in Italia è tutta una illegalità, ogni cosa è corrotta profondamente, a giudicare dalla nuova terminologia che si è dovuta inventare l’informazione per definire quella che io chiamo la scandalopoli all’italiana:

tangentopoli, parentopoli, affittopoli, calciopoli, etc.

L’Italia è divenuta in tutto il mondo e per antonomasia, il paese della truffa e della corruzione, così come si evince anche dalla cinematografia sopra richiamata, e non solo da quella, a giudicare anche dal trattamento che riserva all’Italia la stampa estera.

A onor del vero e per dirla proprio tutta, nel mondo siamo anche il paese della monnezza, in riferimento diretto allo scandalo sempiterno della Monnezza Napoletana.

Per non parlare del processo per mafia all’ex presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti, naufragato nella ingiustizia italiana delle decorrenze e delle scadenze tecnico-temporali, di un mondo della giustizia che non funziona e sembra che non si voglia che funzioni, proprio per lasciar sempre una “via di fuga” al politico di turno coinvolto in scandali corruttivi.

O si può far riferimento alla squallidissima vicenda delle indagini denominate Why Not e Poseidon, che aprirono squarci atroci di complicità fra alti poteri dello stato ed organizzazioni mafiose (‘ndrangheta) nella gestione del potere pubblico, degli incarichi pubblici e, soprattutto, deli appalti pubblici, vicenda che vedeva coinvolto il presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi e che venne insabbiata dall’allora ministro della giustizia Clemente Mastella, ministro del governo Prodi, appunto.

Di questo scandalo e delle indagini che la originarono, non è mai emersa una verità, nessuna verità.

Potremmo aggiungerci la clamorosa vicenda del comma Fuda, la frode-indulto per amministratori pubblici inserita ad arte nella finanziaria del governo Prodi, ovvero potremmo domandarci cosa significhi la famosa frase rivolta al governo a guida Massimo D’alema nel 2004:

«Sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al sedere e ne sono usciti ricchi».

E potremmo anche rivangare mille e mille operazioni politiche quantomeno opinabili, come quella dei Fondi Neri dell’IRI, o come quella della Telecom, o come quella della privatizzazione dell’ENI, di cui si trova sul web una spietata ricostruzione di Benito Li Vigni, già collaboratore di Enrico Mattei.

Ma questa è l’Italia, piaccia o non piaccia.

Festeggiarne con enfasi ed in questa misera condizione i suoi 150 anni di unità, pare veramente una presa per i fondelli.

Cosa festeggiamo:

150 anni di corruzioni e di mafiosità, di inefficenza statale, di concorsi e appalti pubblici frodati, di ladrocini e di raccomandazioni politiche che hanno ucciso il merito o lo hanno fatto fuggire all’estero sotto forma di menti illuminate ed aziende penalizzate?

Io ci vedo ben poco da festeggiare, mentre ci vedo ancora tanto da lavorare per porre rimedio ad una situazione che definire scabrosa, vuol dire veramente essere troppo buoni.

Ed il tempo dei troppo buoni e dei cosiddetti fessi in questo paese è scaduto.

Non basta più sventolare un tricolore per rivitalizzare una identità ed unità nazionale che non debba profondamente vergognarsi di quel che è e di quel che rappresenta nel mondo.

Io non condivido tutto questo.

Tutto questo mi è estraneo.

Tutto questo mi è offensivo.

Poichè, se tutto questo vuol dire essere un italiano, allora, io non sono un italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

O sterminiamo mafie ed illegalità, o salviamo almeno il nord.

domenica, 8 maggio 2011

L’Italia è ormai definitivamente spaccata in due italie.

In quella del sud, è emergenza continua:

dei rifiuti, sanitaria, mafiosa, del lavoro, dell’amministrazione, della politica e della burocrazia.

In quella del nord, l’emergenza primaria è divenuta l’assalto delle mafie meridionali all’economia, alla finanza e al mondo del lavoro, come ben si legge nelle difficile partita che si sta giocando sull’Expo 2015 a Milano.

Ma intanto, una visione suicida sembra proiettarsi sempre più marcata nell’agire politico.

Si ha la netta sensazione che si spinga nella direzione di una omologazione del nord al sud (e non del sud al nord…) attraverso una allucinante correlazione secondo la quale:

se siamo tutti mafiosi, nessuno è mafioso;

se siamo tutti corrotti, nessuno è corrotto;

se siamo tutti usurai, nessuno è usuraio ….

Il limite del buonsenso pare effettivamente scomparso in questo paese.

Sembra quasi una “resa politica” dello stato all’antistato, quasi una presa d’atto della assoluta incapacità delle popolazioni meridionali, della classe dirigente meridionale e soprattutto della classe politico-burocratica meridionale di autogovernarsi e di imporre la legalità sulla illegalità, la legge sul crimine, il bene sul male.

E visto che il sud è ormai perso, l’unico modo di tenere unita l’Italia è adeguare lo stile di vita del nord a quello del sud, mafiosizzando il nord in tempi brevi.

Una colonizzazione mafiosa del nord per salvare il sud, ecco il quadro che appare trasparire da una certa prospettiva odierna.

Ma il nord, non potrebbe mai accettare una sorte simile, almeno coscientemente.

E lo sforzo di valorosi uomini del nord, come quello del ministro dell’Interno Maroni nel contrasto alle organizzazioni mafiose, racconta proprio di questa impossibilità di arrendersi del nord a questa condizione di continua emergenza del sud.

Siamo costretti ad utilizzare le forze armate per ripristinare condizioni minime di vivibilità e di salubrità nel sud, al costo della incapacità delle popolazioni meridionali di governare e gestire i propri rifiuti.

In particolare, la città di Napoli appare sempre più fuori da ogni identità di civiltà europea ed occidentale.

Una città perduta, un popolo dissolto, una classe dirigente inesistente.

Un vero e proprio disastro morale e civile che rischia di inghiottire con se tutto il meridione ed anche il settentrione del paese.

Arrivati a questo punto, l’orizzonte è chiaro:

o risolviamo definitivamente la questione mafiosa e della illegalità nel sud, ovvero salviamo almeno il nord da questo massacro quotidiano.

Altra scelta non c’è, altra strada da percorrere non esiste.

L’unità di questo paese, nei fatti e nella sostanza, non esiste più, se pure è mai esistita nella sua pur breve storia.

L’Italia stessa non esiste più, la democrazia stessa non esiste più, la libertà del suo popolo non esiste più.

Senza alcun timore reverenziale verso nessun potere di questo stato di diritto che si dimostra incapace di governare questo stato di fatto, bisogna oggi darsi risposte importanti a domande fondamentali.

Se le organizzazioni mafiose puntano ad eliminare lo stato di diritto ed attentare alla libertà del popolo, dobbiamo avere la forza ed il coraggio di scegliere:

1 – sterminiamo fisicamente tutti i mafiosi, i corrotti e gli usurai applicando la pena di morte nei confronti di questi fenomeni inaccettabili ed ormai totalmente invasivi della nostra vita quotidiana;

2 – salviamo almeno il salvabile, staccando il nord del paese da un sud totalmente collassato e prossimo al decesso.

Altra via non c’è e non c’è mai stata.

Chi percorre altre strade, sbaglia, sapendo di sbagliare.

Non condurranno da nessuna parte, tranne consentire alle mafie il tempo necessario ad invadere definitivamente il nord, infettarlo in modo incurabile e “omologare ed unire” in questo modo il sud al nord.

E’ giunta l’ora, dinanzi alla storia di questo paese, di assumersi le proprie responsabilità rispetto a scelte che potranno salvare il salvabile o distruggere anche quel poco di buono che vi è rimasto.

Bisogna schierarsi, occorre assumersi le proprie responsabilità storiche, senza sotterfugi e senza perdite di tempo.

Non abbiamo più tempo.

Ma, soprattutto, non abbiamo più pazienza.

Ed ora, potete anche festeggiare i vostri 150 anni di vergogne, di tradimenti e di mafiosità.

Questa eredità storica, così pesante, così dolorosa, non può ne deve mai più condizionare il futuro di nessuno che non l’abbia scelta.

Ed io, scelgo di non sceglierla e desidero di non volerla.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

17 marzo 2011 – La Festa dell’Unità

lunedì, 28 febbraio 2011

Una volta, la festa dell’Unità era il modo per propagandare e finanziare il pensiero sconfitto dalla storia del Partito Comunista Italiano.

Oggi, la Festa dell’Unità italiana, viene propagandata e sbandierata ai quattro venti, largamente finanziata e supportata.

Posto che il paese è tutt’altro che unito, dopo 150 anni di disperati tentativi per unire ciò che non è conforme, mi domando perchè dovremmo festeggiare.

Dovremmo forse festeggiare 150 anni di dittatura, di democrazia bloccata, di terrorismo politico, di governi senza potere, di poteri senza consenso, di casta partitocratica indecente, di corruzione incredibile, di ladrocinio inaudito, di incertezza del diritto e della pena, di questione meridionale pagata migliaia di volte e mai risolta, di espansione e di radicamento mafioso dal sud al nord?

Questo dovremmo festeggiare?

A cosa sono serviti questi 150 anni di stare insieme?

A chi sono serviti questi 150 anni di stare insieme?

Queste domande dovrebbero avere delle risposte.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La strategia energetica in un paese che non è unito

mercoledì, 23 febbraio 2011

La Libia, grande fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, ha fermato la produzione di petrolio e condizionato la scelta di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia.

Per il metano non vi sono grandi problemi per le aziende e le famiglie italiane, poiché l’afflusso del gas è garantito sia dall’Algeria (almeno sino a quando anche questo stato arabo islamico non entrerà in crisi irreversibile) che dalla Russia.

Inoltre, l’inverno è agli sgoccioli, e la richiesta di gas per riscaldamento diminuirà nel prossimo futuro.

Resta il problema del petrolio, dal quale il nostro paese è completamente dipendente.

In questi anni di crisi generalizzata, si riscontra quanta idiozia vi fu nella scelta ideologica italiana di dire NO alla energia estratta da fonte nucleare.

L’Italia non possiede risorse energetiche di alcun tipo, se si fa eccezione per un eolico che non sorregge certamente la richiesta di energia per uso domestico, figurarsi quella per uso industriale.

Questa dipendenza da paesi esteri, mostra tutti i suoi limiti in questi tempi di crisi travolgente, crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi internazionale.

L’importazione di elettricità prodotta da centrali nucleari francesi (collocate ai confini dell’Italia del nord, peraltro), sopperisce alla fame energetica italiana, certo, ma crea una dipendenza senza soluzione di continuità ed un deficit economico importante.

Le nostre aziende infatti, non riescono a competere con quelle straniere nella fornitura di merci e di servizi anche per l’alto costo della energia elettrica in Italia.

Scoprono così, gli intelligentissimi strateghi italiani avversi alla fonte nucleare per la produzione di energia, l’elevato rischio di crash che ha il nostro paese nel settore energetico.

Crash, sì, inteso come sopravvenuta quanto prevedibile impossibilità di far fronte alla domanda interna di energia, in caso di crisi esterne che ne compromettono l’approvvigionamento.

Una avvisaglia ne fu invero, la crisi che intervenne fra Russia e Ucraina, nella distribuzione del gas in Europa, gas che veniva sottratto dall’Ucraina senza corrispettivo di pagamento alcuno.

Ma anche allora, gli animi antagonisti alla fonte di energia nucleare fecero finta di non ascoltare e di non vedere quel che accadeva, a causa dei prosciutti ideologici che ricoprono le loro orbite oculari.

Ma il mondo non cambia direzione per questi pregiudizi ideologici e la mancanza di energia produce in italia un deficit impossibile da pagare e da sostenere, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

Soprattutto dal sud dell’Italia provengono NO al nucleare che hanno il sapore di slogan politici da riscuotere in campagna elettorale, mentre il nord, continua a pagare per tutto il paese, la vicinanza delle centrali nucleari al confine con la Francia.

Bene, stacchiamo la spina allora, a quelle regioni che vogliono continuare a consumare energia elettrica senza pagarne le relative conseguenze e rischi.

E’ un po’ quello che avviene per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:
nel sud non si costruiscono termovalorizzatori, a causa delle proteste (ingiustificate) di coloro i quali dichiarano che le emissioni di un termovalorizzatore sono dannose per la salute (assolutamente non vero), laddove si continua a produrre enormi quantità di rifiuti solidi urbani che non vengono differenziati, non vengono bruciati nei termovalorizzatori (un business che produce ricchezza ed energia) e non vengono raccolti, creando l’ennesima crisi della monnezza che deve risolvere il solito nord, sia in termini di costi finanziari che di costi economici, ultimo non ultimo, il disastro che tale degrado produce sul marchio del made in Italy l’immagine di queste immense quantità di rifiuti (spesso anche tossico-nocivi) rilasciate ma non prelevate per le strade o che vengono abbandonate in discariche abusive, limitrofe alla produzione di prodotti agricoli che porteranno discredito ad un non guadagnato marchio made in Italy.

Ma tutto questo, alla classe dirigente del sud non interessa, troppo intrapresa in lotte di potere fini a se stesse e nella spartizione di quella ricchezza nazionale che essi consumano in modo iniquo e sprecone.

Non è infatti una classe dirigente del sud che sta massacrando le mafie nel sud, come non è una classe dirigente del sud che sta contribuendo al grande sforzo che, una parte del paese (il nord) ha avviato per salvare il salvabile.

Ma evidentemente, c’è chi non vuole essere salvato.

E, conseguentemente, io non vedo perché lo si debba salvare, anche contro il suo stesso volere.

Una parte del paese vive sprecando enormi ricchezze che vengono prodotte altrove, vive costruendo ricchezze nella illegalità più dominante e diffusa possibile, vive nella certezza che un paese unitario “deve” loro quel che lor necessita per sopravvivere.

Quella stessa parte del paese si mette continuamente di traverso alle riforme in senso federalista, perché vuol continuare a mungere all’infinito dalla vacca del nord un latte che dimostra nei fatti di non meritare.

Ora, esiste una unica possibilità di uscita da questa condizione assurda e paradossale, oltre alla divisione del paese:

che le popolazioni del sud mandino segnali chiari ed inequivocabili, e che dicano con voce alta e ferma che gli interessi portati avanti dalle loro classi dirigenti politiche non coincidono con la volontà popolare.

Segni chiari ed inequivocabili.

A partire da un SI convinto e deciso a favore dell’energia da fonte nucleare ed a favore di un federalismo che mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, impedendo sprechi e ladrocini non più sostenibili.

A partire da un NO convinto nei confronti di quei rappresentanti politici meridionali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non saper rappresentare le anche giuste istanze di una popolazione ormai disperata ed orientata a dare ogni colpa e responsabilità di ogni suo male, a quel nord che la mantiene invece in vita, con tanti sforzi e sacrifici assai mal ripagati.

Potrebbe essere questo un punto di inizio.

L’unico possibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega chiama sud: candidiamo un leghista a Napoli

giovedì, 8 aprile 2010

In questi giorni il ministro per gli Affari Interni On. Roberto Maroni ha lanciato quella che agli occhi di molti è sembrata la solita provocazione leghista:
“e non è detto che non facciamo un pensierino anche su Napoli, almeno cominceremo a far funzionare qualcosa”.
Subito Alessandra Mussolini ha intuito la forza di questa scelta ed ha dichiarato:
Sarò io il sindaco della Lega Nord a Napoli, sono pronta a tutto, mi iscrivo subito alla Lega se mi candidano sindaco di Napoli.
E subito si scatena il putiferio, poichè in molti han capito che quando un leghista dice qualcosa, c’è solo da credergli.
E’ infatti mia opinione personale che le popolazioni del sud non hanno altra speranza per uscire dalla bruttissima condizione cui sono quotidianamente costretti che l’avvento della Lega Nord, l’unico movimento politico in grado di assicurare la risoluzione definitiva della questione meridionale.
Vi domanderete:
ma perchè un movimento politico che fa della sua bandiera una questione che è quella settentrionale, debba occuparsi di risolvere anche l’annosa e secolare “questione meridionale”?
Semplice:
perchè la questione settentrionale posta dalla Lega non è altro che l’altra faccia della questione meridionale.
Risolvendo quella meridionale, si risolve anche quella settentrionale e si fa un’Italia veramente unita, un’Italia leghista, un’Italia nella quale gli italiani potranno ritrovare dignità ed orgoglio nel dichiararsi tali.
Anzi, non ritrovare, ma trovare per la prima volta.
Poichè è ancora valido il motto:
fatta l’Italia, dobbiamo fare gli italiani (probabilmente di un anonimo, attribuito anche a Camillo Benso Conte di Cavour).
Italiani del meridione, guardatevi intorno e ditevi:
come possiamo uscire dalla monnezza, dalle mafie, dalla corruzione e dalla illegalità diffusa?
Chi può garantire alle popolazioni meridionali una vita sicura, un lavoro dignitoso, la libertà di vivere senza essere assogettati alle mafie?
La risposta è una sola:
La Lega può.
E adesso, sembra anche volerlo …..