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Reminiscenze – John va a cena da Silvio

venerdì, 19 aprile 2013

Era il giugno del 2007 quando berlusconi e prodi si dividevano il potere pubblico in Italia.
Sono passati ben 6 anni e nulla è cambiato.
Almeno il Presidente degli Stati Uniti d’America è cambiato ed è stato anche rieletto.
In Italia, paese decisamente mafioso, abbiamo una cupola mafiosa partitico-burocratico-sindacale che impedisce ogni tentativo di cambiamento, di riforma e di liberalizzazione.
Sono sempre loro sono sempre gli stessi nomi, le stesse facce da mortadella.
Tutti uguali.
Tutti, nessuno escluso.
Scritto in in occasione della visita in Italia del presidente degli Stati Uniti d’America George W. Bush, premier era Berlusconi Silvio.

John va a cena da Silvio

“Ciao John, come va?
Bene Silvio, caro amico mio, bene. Buona questa … come la chiamate? Mortatela?

Mortadella, John, mortadella, è fatta con la carne di maiale, quella vietata ai musulmani.

Oh, che gente. Non sanno quello che si perdono: è buonissima!

Hai mica visto o sentiito Romano, oggi, John?

Chi? Cosa?

Er mortadella, John, il mortadella.

Buona quella Silvio, buona.

Sì, va beh.

Dicevo il faccia di mortadella …

Chi?

Oh, sì, va beh, vah.

Vuoi assaggiare il prosciutto, John?

Come è fatto il prosciutto, Silvio?

Con il porco John, come la mortadella.

Ah, adesso ho capito, Silvio!

Il porco …

Veramente parlavo della mortadella …

Contempraneamente, nella stessa città in un altro luogo …

Vincenzo, te l’avevo detto di andarci piano, li hai fatti incazzare!

Oh, Romano, quelli avevano il fiato sul collo di Massimo. Se arrivano a lui, per noi c’è l’esilio, magari in Tunisia, come è successo a Bettino.

Massimo, cosa c’entra Massimo adesso.

Sai, quelle inchieste … Quella società off shore …

Porco mondo! Ma come hanno fatto a …

Eh, come hanno fatto … non lo sai il detto?

No, quale?

Scherza con i santi, ma lascia in pace i fanti?

I fanti, ma quali fanti?

Quelli della Finanza, Romano, quelli della Finanza …

Porco …

Il cittadino X”

Uno squallore assoluto


Lettera di solidarietà alla Guardia di Finanza

Chi ha paura di Roberto Maroni?

venerdì, 22 luglio 2011

Chi ha paura dell’azione politica di Roberto Maroni?

Chi teme che il maronismo possa divenire un indirizzo politico condiviso e partecipato da parte del popolo sovrano?

Facciamo un piccolo elenco degli avversari del maronismo e delle motivazioni che li uniscono.

Hanno paura di Roberto Maroni coloro i quali non voleveno che si varasse in Italia una riforma del lavoro, sentita come necessaria ed urgente, per consentire al mondo del lavoro italiano di adeguarsi a quello globale e concorrere con esso al fine di far sopravvivere le aziende italiane ed i lavoratori italiani.

Ne ha paura quella parte del sindacalismo del lavoro dipendente che ha sempre sostenuto gli scontri di piazza piuttosto degli incontri con i sindacati dei datori di lavoro al fine di salvare il salvabile nel mondo della produzione e del lavoro.

Ne hanno paura le Brigate Rosse che aggredirono con violenza assassina il Maroni ministro del Welfare abbattendo fisicamente il Prof. Marco Biagi, uomo e tecnico vicino alla sinistra, che contribuì a scrivere la riforma del lavoro e venne per questo ucciso dal terrorismo brigatista e comunista.

Ne ha paura la sinistra politica italiana, che nel governo successivo a quello che vide nascere la riforma del lavoro, distrusse parcellizzando il ministero del welfare in ben cinque piccoli ministeri, rendendo così impossibile il suo funzionamento, come impossibile fu per il governo Prodi riuscire a riformare alcunchè nel sistema welfare, in un modo così determinato da far intendere che la distruzione del ministero del welfare aveva proprio la unica volontà di impedire che si riformasse rendendolo più efficiente e rispondente alla realtà contemporanea il cosìddetto stato sociale.

Ne ha paura la potenza nucleare francese, che proprio grazie ad un sistema del welfare eccessivo, richiama da tutto il mondo mussulmano moltitudini di famiglie islamiche che, proprio grazie al welfare francese, vivono molto bene senza dover lavorare nemmeno un giorno della loro vita, godendo in senso di privilegio e di abuso, del sistema di assistenza sociale francese.

Ne ha paura il presidente francese Nicolas Sarkozy, che alimenta ancor più la spinta dei flussi migratori verso l’Italia con la guerra in Libia, una guerra travestita da aiuto umanitario che ha invece il solo fine di mettere le mani sulle risorse energetiche libiche a danno dell’Italia che viene ancora una volta invasa da profughi provenienti dal bacino del Mediterraneo.

Na ha paura l’Unione Europea che, sulla questione dei profughi e del governo dei flussi migratori in entrata nel territorio europeo, è stata battuta più e più volte dalle politiche maroniane, tutte volte alla mera applicazione del Trattato di Scenghen, prima abiurato, poi modificato e poi lasciato invece invariato da una Unione Europea messa al muro della propria incapacità politica nella difesa dei confini comuni e nel governo della libera circolazione all’interno dei paesi UE dalla pregevole azione politica del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Ne ha paura l’entità europea, nata sotto la stella dell’annessione dei paesi che la compongono piuttosto di una libera scelta degli stessi di aderire ad una entità sovranazionale federale, che lasciasse liebro arbitrio e margini di manovra alle identità nazionali pur restando in una unione federale, più efficente e meno costosa di questa inutile e pessima Unione Europea della burocrazia e dell’incapacità politica.

Ne ha paura il complesso malavitoso e delinquente, criminale e connivente delle organizzazioni mafiose che vengono costantemente contrastate e per la prima volta nella storia della repubblica italiana, battute decisamente dallo stato grazie al sistema ideato dal ministro Maroni per contrastare le organizzazioni camoristiche campane ed adottato con altrettanto successo contro le altre organizzazioni mafiose storiche italiane.

Ne ha paura il leader della Lega Nord Umberto Bossi, superato quotidianamente dall’azione maroniana e timoroso di perdere improvvisamente quanto certamente il controllo del movimento leghista, espressosi all’annuale riunione di Pontida per una candidatura di Roberto Maroni a premier e per un abbandono immediato della riforma federalista in virtù di un ritorno al primario obiettivo statutario secessionista.

Ne ha infine paura il premier Silvio Berlusconi, che in questi giorni risulta essere molto adirato per la presa di posizione del ministro dell’Interno Maroni sul caso del sì della Camera all’arresto del parlamentare pdl papa, l’ennesimo caso scandaloso scoppiato all’interno di quello che il nuovo segretario, il siciliano Alfano, ha avuto l’ardire di volere come “il partito degli onesti”.

Ora sappiamo con più chiarezza chi ha parura di Roberto Maroni e perchè.

Ora sappiamo con più chiarezza perchè Roberto Maroni risulta essere il politico più amato e condiviso dei tanti leader di facciata che tentano di emergere dalla palude degli scandali politici italiani, assolutamente imparagonabili alla figura di Roberto Maroni, nettamente superiore a tutte i mezzi busti presenti oggi nel panorama politico italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mediterraneo in fiamme – Mediterranean on fire – Mittelmeer in Brand – Méditerranéenne sur le feu

martedì, 12 luglio 2011

Tutto ciò che è a sud del modello nord-europeo sta miseramente fallendo.

Fallisce l’intero bacino del Mediterraneo, con la implosione contemporanea di Siria, Egitto, Tunisia, Marocco, Libia, Libano, Palestina, Giordania, Algeria.

Fallisce la Grecia, sta per fallire il Portogallo, mentre sono in gravi difficoltà la Spagna e l’Italia.

Tutto il bacino del Mar Mediterraneo, tutti gli stati a sud dell’Europa, sono caduti contemporaneamente in una profonda ed irreversibile crisi di identità socio-economica, avendo tutti insieme, fallito la propria mission statuale, errato gli obiettivi comunitari, le politiche del lavoro, della assistenza pubblica, della previdenza pubblica, dello stato sociale, della legalità, del mantenimento ordinato ed efficace dei conti pubblici.

Si tratta di una vera e propria ecatombe di stati, popoli e nazioni che avevano ed hanno un comune fil rouge rintracciabile nello stile di vita, un leitmotiv che è autore ed orchestra del più colossale quanto miserevole falimento:

il fallimento dello stile di vita del sud, l’aborto di una conduzione comunitaria impossibile ed egoista, la bancarotta di un modo errato di abusare del danaro e dei conti pubblici, il crack di un sistema sociale, economico, finanziario e del lavoro impossibile, la disfatta di una serie di comportamenti condivisi quanto dannosi, il fiasco di uno stile di vita che non è in grado di correlarsi al mondo che lo circonda, alle sue esigenze, alle sue risorse.

Fallisce contemporaneamente lo stile di vita più irresponsabile che sia mai esistito, molto ognorante ed arrogante, un mondo che ha sempre risposto alle accuse che indicavano in quell’errato stile di vita motivi di apprensione per la tenuta socio-economica con accuse di ritorno infamanti ed idiote di illiberalità, anti-democrazia ed addirittura, di razzismo.

Tutto quello che umanamente precede, convive, condivide e proietta questo stile di vita, sta miseramente fallendo, franando, rovinando su se stesso, coinvolgendo e chiedendo aiuto proprio a quelle comunità, quegli stati e quei popoli che avevano in passato esposto qualche motivo di riflessione e qualche dubbio sul fatto che, uno stile di vita così sbagliato, potesse prima o poi condurre alla rovina totale.

Il sud del modello europeo, il cosìddetto modello mediteranneo, è collassato, sia pure nelle mille e mille diversità di costume, di religione, di cultura e di assetto politico nazionale e sovranazionale che connotano i paesi prossimi alla bancarotta:

ma è il loro stile di vita comune che li ha uccisi, uno stile di vita che ha desiderato godere senza freni della vita, delle favorevoli condizioni climatiche, mostrando un assoluto disprezzo verso ogni considerazione che fosse invece di base al sistema vitale del nord, completamente orientato alla produzione di beni e servizi di qualità all’interno di un sistema di regole condivise e di norme rispettate, laddove il valore del lavoro rappresenta la centralità valorizzante di ogni attività umana.

L’illegalità diffusa ha incontrato il sistema mafioso, ha sposato le prebende ed i privilegi di casta pagati molto cari con i danari pubblici, i pensionamenti in giovane età, una produttività assai bassa del mondo del lavoro, le continue frodi al sistema sanitario pubblico, previdenziale pubblico, assistenziale pubblico.

Una ben definita infusione e confusione di visioni irrealistiche della vita, una pervicace volontà di mostrarsi irrispettosi nei confronti di quegli stili di vita che invece pagano puntualmente i debiti da loro prodotti per soddisfare le insane voglie di vivere senza lavorare, senza sudare, senza pagare alcun prezzo.

Il fallimento cui assistiamo in questi giorni non è il fallimento di una ideologia politica, ma è il fallimento di uno stile di vita che ha preteso di vivere molto ben al di sopra delle proprie possibiltà sfruttando senza vergogna alcuna la ricchezza ed il benessere prodotti dolorosamente e faticosamente altrove.

Il fallimento cui assistiamo, è la catastrofe annunciata di un modo di pensare sbagliato e maligno, di un modo di essere arrogante ed egoista, di uno stile ed i un tenore di vita impossibile da sostenere senza invadere i campi inviolabili della moralità e della legalità.

Crolla definitivamente uno stile di vita che tradisce ogni unità di intenti, ogni comunità nazionale, ogni modello di sviluppo razionale.

Così muore miseramente il concetto secondo il quale, all’interno di una comunità, vi debbano essere e per forza, i fessi ed i furbi:

quei fessi che producono incessantemente quella ricchezza di cui i furbi abusano indecentemente.

Finisce qui e per sempre, il mito del modello umano basato sulla furbizia, quella male interpretata parola che non ha mai rappresentato intelligenza e razionalità, ma invece egoismo e sopraffazione violenta e razzista.

Questo modello umano degenerato è fallito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La crisi dell’islam non produce libertà e democrazia

lunedì, 30 maggio 2011

La crisi che devasta le società mussulmane nel mondo, non trova la via per la Libertà e la Democrazia.

Il basso grado di civiltà che consente la religione islamica, impedisce alle popolazioni mussulmane di progredire nel benessere e di incontrare quella libertà individuale necessaria alla costruzione di ordinamenti statuali democratici.

Le notizie di continue repressioni dei moti popolari nei paesi islamici e delle violenze che subiscono gli insorti da parte delle dittature islamiche, raccontano quotidianamente di un quadro di difficile soluzione, anche nei casi in cui le potenze occidentali intervengono in favore degli insorti.

Gli accordi fra gli interventisti occidentali ed i capi della ribellione infatti, non sembrano indicare cambiamenti di rotta tali da far prevedere la nascita di liberi stati democratici quanto invece la mera sostituzione del dittatore di turno, sempre in nome dell’islam.

Ma ad un attento osservatore non può sfuggire che la crisi del mondo mussulmano trova un unico denominatore:

la religione islamica, appunto.

Pare infatti impossibile coniugare l’islam con la democrazia e questa incompatibilità, rende vano ogni sforzo dell’Occidente nel favorire una primavera democratica in un mondo arido di libertà come quello mussulmano.

A meno che non si voglia intravedere in questa volontà altruistica ed umanitaria, una tutela di interessi economici nazionali legati allo sfruttamento delle risorse energetiche di cui sono ricchi solo alcuni di questi paesi.

Mentre il numero dei caduti delle forze militari e dei contractor occidentali salgono vertiginosamente, la stabilità dei paesi islamici in crisi non aumenta e non si intravede nemmeno una fine della durata di questi interventi.

Passa sempre più il pensiero che restare in quei paesi sia assolutamente inutile, come inutile si dimostra la perdita di vite umane e di mezzi finanziari che questi interventi costano al mondo occidentale.

E pare non valere nemmeno il pensiero che abbandonando l’intervento militare si destini il mondo mussulmano da restare ostaggio del retaggio islamico più integralista e fondamentalista, visto che non si ha nemmeno il coraggio di sterminare le tribù talebane, responsabili di gran parte degli eccidi e delle violenze.

Così,la situazione resta in una perenne crisi, costosa e sanguinaria, senza via d’iscota e senza speranza di veder vincere libertà e democrazia.

Ma allora, cosa ci stiamo a fare noi italiani in quei paesi e per quale scopi, quali utilità, quali obiettivi?

Passa sempre più il pensiero razionale che, senza la distruzione totale delle componenti tribali che terrorizzano il globo moderno e senza l’abbandono della religione islamica, dimostratasi ampiamente incompatibile con il sistema democratico statuale, le popolazioni mussulmane non troveranno soluzione di continuità alle loro crisi sociali, economiche e religiose.

Ma si prende atto che, i talebani non verranno sterminati e l’islam resterà l’unica religione degli stati etici religiosi islamici.

Una domanda sorge spontanea e ragionevole:

ma allora, cosa ci stiamo a fare noi occidentali in quei paesi?

Via da lì, subito.

E che si tengano stretto il loro maometto stupratore di bambini e guerriero, che muoiano pure di fame facendo arricchire incredibilmente i loro imam ed i loro folli dittatori, che stiano in assenza di libertà e senza democrazia visto che non le vogliono.

E soprattutto, che restino a casa loro, poiché non è ammissibile che essi invadano l’Italia e l’Europa portandosi dietro un irrinunciabile, intraducibile e non integrabile bagaglio religioso e culturale arrogante ed ignorante, violento ed altezzoso, razzista e sessista.

Che ognuno resti padrone a casa propria, e finiamola così.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Guerra Santa islamica: fra terrore e usurpazione

lunedì, 2 maggio 2011

Bin Laden, il fondatore del MAK e della organizzazione terroristica islamica Al Quaeda, è morto, ucciso da un commando militare americano in territorio pachistano, lì dove si è sempre pensato si nascondesse.

Si chiude così un’era di terrore nella ideologia religiosa reale di un Islam egemone nel pianeta Terra, terrore che culminò nel famigerato eccidio terroristico dell’11 settembre 2001, in un folle piano di annientamento dei luoghi simbolo del potere cristiano ed occidentale nel mondo attraverso il dirottamento ad uso terroristico di quattro voli civili commerciali, per lanciarli contro i seguenti obiettivi:

le due Torri Gemelle, le Twin Towers del World Trade Center di New York, simbolo della economia e del commercio mondiale;

il Pentagono, quartier generale del Ministero della Difesa USA;

il Campidoglio, meglio conosciuto come la Casa Bianca, residenza dei presidenti degli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno, il mondo è cambiato parecchio, risvegliato improvvisamente da un nuovo tipo di guerra, cui nessun paese occidentale era in grado di porre contrasto.

Una miriade di attentati terroristici nel mondo seguì quel maledetto giorno, ovunque, questo nuovo quanto antico pericolo, ha terrorizzato e ucciso, nel nome dell’Islam.

La morte dell’ideatore e dell’organizzatore di questa assurda guerra religiosa, pone fine ad un ciclo temporale ben preciso e delineato, all’interno del quale questa nuova guerriglia islamica, ha terrorizzato ovunque:

Russia, Cina, Giappone, India, Europa, Africa, Asia, America del nord, America del Sud, mondo arabo.

Il metodo utilizzato è stato di una violenza e di una barbarie incredibili, clonato da uno stile di vita che è divenuto esso stesso simbolo di terrore e devastazione:

quello Talebano.

Ma la scomparsa di Bin Laden, coincide (casualmente?) anche con il fallimento catastrofico di quasi tutti i sistemi statuali che imponevano la legge coranica:

Libia, Egitto, Siria, Tunisia.

Forti scuotimenti in tutti gli altri paesi islamici:

Arabia Saudita, Iran, Giordania, Yemen.

E’ la fine del sistema islamico, scosso sin nelle sue fondamenta, incapace di ricevere e garantire libertà e democrazia, come dimostrato dalle catastrofi umane afgana, irachena e somala.

Il Libano, in tutta questa storia, è un capitolo a parte, essendo imploso più volte e proprio per mano di quei paesi islamici estremisti che finanziavano il terrorismo integralista, nemico giurato della componente cristiana libanese.

E’ la fine di quel mondo politico italiano e mondiale che guardava con simpatia a quei movimenti politici ed a quelle dittature islamiche che oggi sono sull’orlo di una guerra civile, se già non vi sono ampiamente immersi.

Non era un eroe, Bin Laden, ne un mito politico:

egli era solo un pazzo violento e sanguinario.

Si chiude così un capitolo storico, che avrà sicuramente ancora strascichi e conseguenze nella nostra vita quotidiana, a cominciare proprio da quella fuga in massa di islamici che cercano di immigrare clandestinamente in Europa attraverso le frontiere italiane, attraverso quel paese che, la stessa Unione Europea, osteggia nel suo tentativo naturale e di diritto di difendersi da questa invasione.

Ma anche questo, è un paragrafo di quel capitolo della storia contemporane affatto ambiguo che titola “Guerra Santa, espansione demografica islamica ed egemonizzazione dell’Islam nel mondo”.

Questo è il pericolo più grave che corre l’intero occidente in questo momento.

Si tratta di un’altra Guerra santa, più subdola e insinuante, che prevede l’infiltrazione dei paesi occidentali da parte di enormi quantità di islamici, sotto forma di immigrazione clandestina, stoltamente tollerata ed accettata, che punta esclusivamente a prendere il potere attraverso la regola dei numeri delle democrazie.

Una volta raggiunto il limite democratico che conduce al potere, essi imporrebbero la legge coranica in tutto il globo.

Questa è l’eredità che lascia il folle Bin Laden all’umanità.

Questa è l’aggressione che dobbiamo combattere strenuamente.

Questa, è la nostra “sfida per la sopravvivenza”, combattuta in una guerra di civiltà e di identità territoriali, etniche, religiose, storiche e culturali che non si confrontano, a causa della volontà islamica di non integrarsi, ma di insediarsi in altri territori, scalzando popoli, regole, libertà e conquiste democratiche al costo della volontà del Profeta Maometto, della sua idiosincrasia razzista e violenta nei confronti di chi è diverso da un islamico.

Non vi è pace in questa sfida, non vi è solidarietà ne amore.

E noi occidentali, non dobbiamo commettere l’errore mortale di combattere questa Guerra Santa invitando alla pace, offrendo solidarietà, donando amore.

L’espansione demografica islamica è l’altra faccia del terrorismo islamico, quella buona e pietosa, quella che si insinua al meglio nelle pieghe della nostra cristianità, del nostro modello democratico e liberale, al solo fine di infiltrarlo sino alla saturazione democratica, prendendo quel potere che il terrorismo non è riuscito a prendere, raggiungendo il governo dei paesi occidentali per poter uccidere l’occidente dal di dentro, dall’interno.

L’affermazione della Shari’a attraverso il metodo democratico, questo è il loro vero obiettivo.

Questo è il nostro pericoloso nemico.

Questo è il futuro che dobbiamo assolutamente scongiurare.

la Guerra Santa di Bin Laden è fallita.

La Guerra Santa di Maometto è invece ancor viva e vegeta.

Difendetevi popoli liberi, oppure pregate per le vostre povere anime, poichè esse non vi apparterranno più.

Come pure le vostre case, le vostre vite, le vostre famiglie.

E’ morto Bin Laden, il principe del terrore.

Non è morto il suo progetto terroristico.

Ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi e rendendosi invisibile al suo odiato nemico infedele:

il mondo libero e democratico occidentale.

Noi, per dirla in una sola parola.

Difendersi da questo attacco, non è un diritto, ma un sacrosanto dovere cui è vietato mancare.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’agonia della Unione Europea e l’asse Milano-Berlino

giovedì, 28 aprile 2011

L’Unione Europea non esiste più, se pure è mai esistita.

Priva di una personalità giuridica riconosciuta all’estero e di una identità statuale riconosciuta al suo interno, l’Unione Europea, dopo la profonda crisi interna aperta dal caso greco e investita dal caos dei veti trasversali dei suoi paesi membri, resta immobile dinanzi al suo disfacimento totale.

Le scelte belligeranti francesi, la crisi di consensi del premier Sarkozy, si scaricano pesantemente sulle politiche europee, spaccando quel dualismo franco-tedesco che sinora, aveva governato le istituzioni europee, in qualche modo.

L’Europa non esiste più, nei termini dell’Unione Europea.

Su temi quali la difesa dei confini europei, la questione rom, la questione della espansione egemonizzante islamica, la questione della difesa delle radici cristiane europee, la politica europea nel Mediterraneo, l’invasione della immigrazione clandestina che colpisce l’Italia, come su tanti altri temi importanti ed attuali che la coinvolgono, l’Unione Europea ha balbettato qualcosa attraverso la sua Commissione, spesso sbugiardata, superata o addirittura avversata dagli interessi dei suoi paesi membri.

Questo fallimento diviene anche più evidente nella arrogante sentenza della Corte Europea che condanna l’Italia nella sua piena liberalità statuale e normativa di regolarizzare e normare il reato di clandestinità.

Dopo aver abbandonato l’Italia nella politica dei confini europei, dopo aver lasciato incivilmente sola l’Italia a governare i flussi migratori clandestini che la invadevano, le istituzioni europee si arrogano finanche il diritto di condannare il modo in cui l’Italia gestisce i suoi affari interni sulla medesima questione nella quale è stata isolata, sbeffeggiata e proditoriamente avversata dalle stesse istituzioni europee.

No, basta, questo è troppo.

L’Italia non è la Libia e nemmeno la Tunisia:

l’Unione Europea non può agire con l’arroganza dimostrata dai francesi ingerendo nelle questioni interne italiane, peraltro questioni che erano di mantenimento dei confini europei e di difesa di detti confini dalle invasioni clandestine, flussi migratori che penetravano i confini europei, non solo italiani.

Le istituzioni italiane non possono consentire che la UE tratti il popolo italiano come tratterebbe un paese extra comunitario.

Questa assurda condizione di violenta sottomissione a voleri e poteri avversi alla tutela degli interessi italiani non può essere ricevuta ne tantomeno accettata:

va respinta al mittente.

La crisi economico-finanziaria dei paesi della Unione Europea, viene esternalizzata sul tavolo europeo, dove finisce per far emergere tutte le contraddizioni e le differenze di strategie e di politiche interne, piuttosto che quei momenti di condivisione e di solidarietà che dovrebbero unire i paesi europei.

L’Italia, in questo senso, è stata letteralmente maltrattata e umiliata, lasciata sola ed isolata, aggredita nelle sue scelte autonome di stato sovrano la cui personalità giuridica è riconosciuta in tutto il mondo, a differenza di quella della UE.

Si apre così una frattura indelebile all’interno di una unione senza unione e di una europa senza identità.

Siamo fuori da questa europa, di fatto.

Questa Unione Europea non esiste più, di fatto, e forse anche di diritto.

Siamo popolo libero in libero stato e dalla UE, non abbiamo ricevuto nemmeno quella solidarietà minima indispensabile per considerarla effettivamente una unione.

L’Italia si trova di fronte ad un bivio:

abbandonare l’Unione Europea ovvero attendere che le profonde spaccature interne ne determinino la morte?

E se, anche la Germania decidesse di abbandonare questa squallida europa della multietnicità fallita e della dispersione delle identità europee?

Potrebbe l’Italia andare verso un asse Roma-Berlino, autonomo dalla Unione Europea?

Potrebbero due popoli che provano disagio notevole in questa Unione Europea, decidere di accettare la fine di un modello europeo e fondarne uno nuovo?

Ecco la sfida che si prospetta nel futuro italiano.

Sempre che “certe istituzioni italiane”, siano in grado di discernere fra gli interessi francesi e quelli italiani, fra la tutela del popolo francese e quella del popolo italiano.

Altrimenti, potremmo fare a meno serenamente anche di queste istituzioni romane e fondare un nuovo asse di unione Milano-Berlino.

Ed avremmo solo da guadagnarci a perdere quella palla al piede che si chiama centralismo romano, sprecone, inefficiente, corrotto ed avverso alla cura, alla garanzia, alla tutela ed alla difesa degli interessi del popolo sovrano italiano.

L’orologio della storia avanza inesorabile, mentre una politica misera e miserabile boccheggia nel mare nostrum di una europa in agonia.

E’ tempo di scelte, è tempo di essere sudditi in questa europa o alleati di paesi fraterni in altre unioni, maggiormente dignitose e rispettose del popolo come del territorio italiano.

E queste scelte, una volta incarnatem andranno anche difese.

Da tutto e da tutti.

Contro tutto e contro tutti.

Nell’esclusivo interesse del popolo sovrano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Mondo Mussulmano deve riconoscere Israele, oppure accettare il proprio fallimento.

lunedì, 25 aprile 2011

Il quadro politico nel Mediterraneo, si svolge giorno dopo giorno, confermando il fallimento totale delle dittature religiose islamiche camuffate da stati democratici più o meno rivoluzionari.

Il mondo islamico paga il prezzo di una assenza identitaria che superi l’omologazione religiosa mussulmana.

Ora sappiamo più di prima che, dal mondo dell’Islam, noi occidentali non abbiamo proprio nulla da imparare.

Ora, sappiamo con certezza che, l’avversione alla esistenza di un popolo e di uno stato israeliano in Palestina, è solo il frutto di un razzismo e di una xenofobia malcelate che derivano da un certo modo altezzoso ed arrogante di interpretare l’islam nel mondo arabo.

Non c’è amore in questo islam fondamentalista ed estremista, non c’è amore negli attentati terroristici di matrice islamica, non c’è amore nell’invidia e nella gelosia nei confronti del popolo israeliano, che ha fatto di un deserto, un paese ricco e potente, che traina il benessere di moltissimi mussulmani.

Se esiste un islam veramente moderato, oggi dovrebbe cogliere l’occasione per un mea culpa, per una revisione dei concetti di bene e male sinora espressi dal mondo mussulmano, per un riordino delle priorità umane rispetto al dettame di una religione che, non riesce proprio ad emergere dal suo passato tribale e feudatario.

Ma conoscendo l’infinito quanto ingiustificato orgoglio mussulmano, questa opera di revisione, non avverrà mai.

Eppure basterebbe un gesto d’amore per cambiare tutto molto rapidamente, per isolare estremisti e fanatici, folli dittatori e terroristi, basterebbe un solo atto per dare un nuovo corso alla vita dei paesi arabi, per impedire che i loro popoli invadano le coste italiane alla ricerca di quella libertà e di quel benessere che i loro governi ed il loro modo di intendere la religione, gli ha negato e gli nega da sempre.

Basterebbe ammettere di aver sbagliato tutto, basterebbe ammettere che lo stato di Israele esiste ed ha diritto alla sua esistenza per lanciare un messaggio di amore, di speranza.

Mai più kamikaze, mai più guerre e violenze, mai più far prevalere l’odio sull’amore.

Se solo volessero, gli stati islamici potrebbero raccogliere questa opportunità offerta loro dalla storia, per cominciare una nuova via, un nuovo vangelo, un nuovo solco di vita e di speranza.

Ma sapranno andare al di la del bene e del male, sapranno superare ignoranze ataviche e inumanità insopportabili per raggiungere questo immenso bene?

Sapranno riunirsi e dimostrare al mondo che, la loro religione, il loro dio, non sono culla e incarnazione del male assoluto?

Sapranno offrire ad Israele ed al mondo intero una testimonianza umana di bene assoluto?

Sfida terribile e temibile.

Ma se i popoli arabi e mussulmani non sapranno raccogliere questa sfida e superare i loro complessi di inferiorità e la loro insita arroganza sul resto del mondo, se non si dimostreranno capaci di superare le loro profonde insicurezze e le loro tenaci ritualità senza pietà, allora vi è da domandarsi se non sia lecito lasciarli al loro destino, da loro scelto, da loro intepretato e da loro incarnato.

Se questa sfida non verrà raccolta, ancora una volta, se il diritto alla esistenza di Israele non dovesse essere riconsociuto, l’occidente dovrebbe adeguare la propria risposta ad un tale linguaggio odioso e rancoroso, privo di ogni pietà e speranza.

Se il mondo mussulmano non dovesse dare segnali forti, decisi e tempestivi di volontà positiva, l’occidente dovrà trovare il coraggio di chiudere le frontiere del proprio benessere, della propria democrazia e della propria libertà a quei popoli che, negano essi stessi e per primi, una uguale dignità e solidarietà al popolo israeliano.

Non siete capaci di essere umani?

Chiedete l’elemosina di una accettazione benevolente dei vostri figli in fuga dalla vostra disperazione senza pagarne il relativo costo?

Siete voi stessi l’origine del vostro male:

curatelo.

E curate i vostri malati, curate i vostri bisognosi, curate i vostri diritti, curate le vostre libertà, curate il vostro benessere, curate i vostri affetti, curate i vostri stati, curate i vostri territori:

da soli.

Nella solitudine che certa arroganza e certa ignoranza debbono attraversare per divenire amore.

Riconoscete Israele, subito.

Cessate ogni azione terroristica nel mondo e combattete voi stessi il vostro terrorismo fondamentalista ed estremista.

Solo così vi renderete veramente ed umanamente uomini e donne liberi.

E se tutto questo non lo raggiungerete, che sia la vostra ignoranza e la vostra arroganza ad indicare il vostro destino, che si preannuncia un destino di povertà e di dolore, di rivoluzioni, di povertà e di guerre.

Dovete scegliere:

o stare con il resto dell’umanità e starci con responsabilità, ovvero isolatevi nel vostro mondo fatto di quel che voi stessi vi avete messo dentro.

Mussulmani, ora o mai più:

riconoscete lo Stato Democratico di Israele.

O non bussate mai più alla porta dell’odiato quanto desiderato Occidente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega Nord batte Europa 4 a 0. Maroni stravince.

sabato, 16 aprile 2011

Ed è l’ennesima vittoria della politica leghista in Europa.

Ancora una volta, la Francia deve ammainare la bandiera della grandeur francese al cospetto delle scelte politiche italiane ormai esclusivamente dettate dal ministro dell’Interno (premier in pectore) Roberto Maroni.

E’ una svolta epocale, una vittoria politica senza precedenti.

Nessuna politica come nessun politico ha mai influito tanto sulle scelte transalpine come Roberto Maroni.

Mai nessuna politica di governo era riuscita ad imporre all’europa un rispetto del popolo sovrano del nostro paese.

Una vittoria che resterà scrittà nei libri di storia, quelli veri, non quelli ideologici.

La politica italiana resta ammutolita dinanzi a cotanta potenza politica.

L’informazione italiana stupra ancora una volta il buongoverno maroniano e non accosta e non correla mai questa vittoria politica leghista al nome di Roberto Maroni, annunciando solamente che Francia e Europa si sono abbassate le braghe ed accettano l’ingresso degli immigrati clandestini che invadono il nostro paese, dopo aver contrastato ferreamente questo evento.

Il Parlamento italiano, luogo deputato a raccogliere la sovranità popolare ed a difendere, garantire e tutelare gli interessi del popolo, assiste ammutolito all’ennesima dimostrazione di bun governo e di ottima capacità politica espressa dal miglior ministro dell’interno della storia della repubblica italiana, un ministro che, dopo aver saggredito come non mai le organizzazioni mafiose italiane, difende il popolo sovrano anche da quelle aggressioni esterne che ne mettono in forse la sicurezza.

Un giorno di festa per i leghisti.

Un giorno che non potrà essere dimenticato, mai.

Lunga vita a Roberto Maroni.

Lunga vita alla Lega Nord.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Due pesi e due misure nella politica europea

mercoledì, 13 aprile 2011

Il ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni è al centro del dibattito internazionale in questi giorni, sulla importante questione del governo di quei flussi migratori che investono il nostro paese e l’Europa.

I distinguo che vengono dalla Commissione Europea ed il netto rifiuto di collaborare con l’Italia nella gestione e nel governo di questo fenomeno emergenziale, espone i paesi europei al ridicolo di una dicotomia difficilmente giustificabile.

Non sono pochi infatti, i paesi europei che adottano misure stringenti nei confronti dei migranti extra-comunitari, misure che superano grandemente quelle imposte in Italia.

Eppure, sono quegli stessi paesi europei che impongono da un lato, l’accoglienza sic et simpliciter dei migranti, e rifiutano ogni collaborazione nella stessa accoglienza, rifiutandosi determinatamente di collaborare con le iniziative messe in campo dal ministro dell’Interno italiano.

Questa povera politica dei due pesi e delle due misure, impone una riflessione, seria, severa.

Il ritorno ad un neo-colonialismo anglo-francese, che si nutre delle crisi del mondo arabo ed africano, provoca esso stesso quelle fughe di massa che invadono il nostro paese nei termini ormai delle decine di migliaia unità.

Eppure questi due paesi belligeranti ed interventisti, si rifiutano decisamente di accogliere parte di questi soggetti che bussano alle porte dell’Europa e non della sola Italia.

Molti migranti sono di seconda lingua francese, infatti, ed approdano in Italia sol perchè essa è la sponda euorpea più vicina ed abbordabile ad essi.

Chiedono esplicitamente in massa di essere trasferiti in Francia, appena toccano il suolo italiano ed europeo.

Ma la Francia non li accetta, non li desidera, non li accoglie, imponendo con la forza sul governo europeo, l’adozione di provvedimenti consecutivi ed omogenei alla loro volontà.

Sul piano interventista anglo-francese, il governo italiano ha già vinto la sua battaglia, vedendo accolta la richiesta che il comando delle operazioni militari in Libia, fosse tolto a francesi ed inglesi ed affidato al comando della NATO.

Forse nella dura reazione di alcuni paesi europei, si legge una sorta di atteggiamento vendicativo di questi governi, contrastati all’interno da continue emorragie di consenso popolare.

Come molti paesi in piena crisi interna, taluni governi cavalcano la teoria che, esternalizzando i processi di crisi, si recupera il consenso perduto all’interno.

E danno il via a cavalcate guerrafondaie molto interessate a dissipare quella fitta rete relazionale messa faticosamente in campo dal governo italiano con paesi come la Libia, in quegli accordi che prevedevano appunto, una stretta collaborazione nell’impedire la partenza dei barconi di migranti spinti da motivazioni economiche, dalle coste africane.

Questa politica di aggressione alle relazioni internazionali italiane è però inaccettabile.

Come è inaccettabile il netto rifiuto dei paesi interventisti nel raccoglierne le relative responsabilità.

Il mondo intero guarda all’Italia come modello politico di riferimento in questi tempi, risvegliando antiche gelosie e politiche di sbarramento.

Questo è un fatto comprensibile, ma non giustificabile.

Giustificabile e piena di ragioni è invece la posizione rigida assunta dal ministro Maroni, il quale trae le sue conclusioni affermando che una Europa siffatta, non è soggetto politico di interesse italiano.

Anzi, oltre al disinteresse, da tale situazione nasce una vera e propria avversione europea agli interessi italiani in gioco, dimostrando una assoluta incompatibilità fra interessi italiani ed europei.

Il risveglio della “terza via italiana” alla risoluzione dei conflitti e delle crisi nell’area mediterranea, non piace alla Francia, per fare un esempio, angustiata dalla possibilità che l’Italia, possa creare un dualismo europeo italo-tedesco che metterebbe in gioco quello del vero potere che governa l’Unione Europea franco-tedesco.

La Germania, da canto suo, presta il fianco a critiche intelligenti quali quella di sostenere contemporaneamente una posizione anti-francese nell’intervento armato in Libia ed una posizione in asse con la Francia nel rinnegare una tutela dei confini e dei territori europei invasi da quelle migrazioni provocate proprio dall’interventismo anglo-francese.

Appare chiaramente un quadro politico all’interno del quale, gli interessi nazionalistici, sovrastano grandemente quelli europei, determinando stati di confusione politica e mentale convinti di avere comunque una ragione da pretendere.

Ma questa politica ha visioni e gambe troppo corte per essere correlata con l’intenzione europeista autentica, quella di un consesso di popoli e paesi che tuteli e difenda tutti i popoli, tutti i confini e tutti gli interessi europei.

Se quelli italiani non sono contemplati in questo assetto, l’europa ammette nei fatti un disinteresse inaccettabile.

Ne prendiamo atto.

Siamo i soli in Europa, ad avere una visione europeistica autentica e disinteressata.

Siamo i soli in Africa, ad avere una visione positiva e ragionevole, autenticamente disinteressata.

Siamo soli a garantire l’integrità del confine meridionale europeo.

Siamo soli.

E se l’Europa non c’è per l’Italia, il ministro dell’interno Maroni ha piena ragione a domandarsi per quali motivi dovremmo continuare a stare insieme all’Europa, da soli.

Ancora una volta, la politica maroniana interpreta al meglio gli interessi nazionali italiani.

E non è detto che, tale posizione, non incarni nel prossimo futuro il governo del paese.

Posto che, l’iniziativa politica maroniana a tutto campo, governa e difende gli interessi italiani sin d’ora.

E questa è una realtà che dovranno accettare i detrattori degli interessi italiani, sia ll’interno che all’esterno dei confini italiani ed europei.

E andiamo avanti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega Nord batte Francia: 1 a 0

sabato, 9 aprile 2011

Però che giorno!

Per la prima volta nella storia della politica italiana, abbiamo piegato la grandeur e l’infinito orgoglio francese.

I francesi che provocano fughe di massa in Italia di immigrati clandestini bombardando i paesi arabi, non volevano responsabilità relative agli immigrati clandestini che invadono l’Italia.

Il più grande ministro dell’interno della storia della repubblica italiana l’onorevole Roberto Maroni ha allora minacciato di spedire tutti gli immigrati sbarcati in Italia verso la Francia con un biglietto di sola andata e con un permesso di soggiorno provvisorio valido in tutti i paesi UE.

La Francia ha dapprima criticato, e poi, accettato le richieste del ministro Maroni.

Accordo raggiunto.

Ancora una volta, una piena vittoria della Lega Nord, mentre tutto l’arco parlamentare resta a guardare ammutolito.

Come al solito.

Lunga Vita a Roberto Maroni!

Viva la Lega!

Proprio un grande giorno, di quelli da ricordare ed incorniciare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X