Articoli marcati con tag ‘territorialità’

Il tradimento perfetto

domenica, 27 febbraio 2011

L’appartenenza ad una civiltà, il principio della territorialità, l’identità culturale, la condivisione di uno stile di vita.

Violare tutto ciò, partendo da tutto ciò, rappresenta il tradimento perfetto.

Negli anni in cui il multiculturalismo manifesta tutti i limiti del fallimento, teorizzare politiche che favoriscano l’insediamento di soggetti che si sono rivelati assolutamente incompatibili con lo stile di vita liberale e democratico occidentale, rappresenta un attentato alla stessa sopravvivenza di un modello culturale:

il nostro.

Favorire l’accesso indiscriminato di immigrati incompatibili con il nostro modello culturale, affidare loro una naturalizzazione che non li integra ma li marginalizza, consegnare loro il dono della partecipazione al voto democratico, riproduce una politica che diserta il senso del dovere, rescinde il patto sociale, rinnega l’appartenenza ad un popolo, tradisce un intero sistema di regole, emargina uno stile di vita:

il nostro.

Ma svolgere questa azione politica, partendo proprio da concezioni identitarie, dalla tutela di prassi norme e costumi identitari, evidenzia una disconnessione impossibile, un paradosso delirante, un estremo insensato.

E’ la sintesi di un atteggiamento psicotico, di un comportamento alienato, di una volontà schizofrenica.

Agire in favore della alienazione del proprio simile, denuncia uno stato mentale alterato, profondamente snaturato, privo di riferimenti identitari condivisi.

E’ il tradimento perfetto.

E’ la diserzione volontaria.

E’ la falsità incarnata.

E’ la malafede fatta fede.

E’ il nemico da combattere, è l’antagonista da contrastare, è il sinistro da espellere.

E’ l’incarnazione e la personificazione del principio del male supremo, in contrapposizione a Dio, principio del sommo bene.

E’ il male assoluto, è il nostro primo aggressore, è il più grande traditore.

E’ colui che uccide il futuro:

il nostro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi dei sistemi democratici

martedì, 14 settembre 2010

Dopo la crisi del sistema delle ideologie contrapposte intervenuta dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la crisi economico-finanziaria recessiva, ecco apparire con sempre maggiore delineazione la crisi dei sistemi democratici moderni.

Il caso più lampante è quello della Unione Europea.

Nata dalla volontà univoca dei governi e sottoposta a sbrigativi referendum popolari per ottenerne una facile e frettolosa convalida, inciampa sempre più spesso nel dissenso delle stesse nazioni che la compongono.

Per l’Unione Europea la storia dei paesi membri, la cultura e l’ispirazione religiosa, non rappresentano valori da difendere, ma piuttosto questioni di poco peso, da offendere, da mettere all’indice.

Un caso su tutti vale per l’identità religiosa cristiana.

Il crocifisso?

Va eliminato dalle scuole, secondo la UE.

Una cantonata madornale?

No, no, è solo la punta dell’iceberg.

Un iceberg fatto di quote latte, di petali dei fiori da contare, di tradizioni dolciarie da eliminare.

La preclusione dai luoghi pubblici del crocifisso inoltre, fa il paio con una assente politica di contrasto nei confronti di quella violenza religiosa che è parte indiscutibile ed inscindibile della religione islamica, figlia parenticida di quella religione cristiana che è parte integrante della storia dell’europa, e della umanità intera.

E questo è un passaggio che non va affatto sottovalutato.

La crisi delle moderne democrazie è infatti identificabile nella sin troppo facile aggressione cui viene sottoposta dai sogni coranici di egemonizzazione e di espansione planetaria del verbo islamico.

Una democrazia è governata dalla maggioranza dei numeri ed è proprio in questa direzione che si insinuano una serie di subdoli attacchi liberticidi nelle democrazie moderne, attacchi che tendono ad utilizzare il concetto di maggioranza dei numeri per invadere le democrazie, prenderne il potere democratico ed ucciderle dal di dentro per distruggerle, per sterminarle.

E questa crisi identitaria, questa mancata tutela degli interessi storici dei territori e delle genti che popolano l’Unione Europea, offre una inesistente resistenza alle novelle invasioni demografiche ed alle antiche transumanze umane di tipo nomade.

Ed ecco scoppiare il caso “rom”.

L’Unione Europea interpreta al meglio l’altro punto debole delle democrazie moderne:
la supertutela delle minoranze in un regime democratico.

Ed ecco apparire un difetto di rappresentatività.

Se si scontra l’interesse alla tutela della sicurezza e della legalità dei popoli europei nei confronti di un popolo che storicamente rifiuta ogni integrazione, vive di espedienti, elemosine e furti, la Ue non ha dubbi:
prende le parti della minoranza rom.

E senza verificare che un popolo nomade usufruisce pressochè gratuitamente del sistema sanitario e farmaceutico del paese che lo ospita, del servizio di assistenza sociale, del servizio di ordine publlico e di pubblica sicurezza, del sistema penitenziario, della difesa militare, della previdenza sociale e di tutte quelle forme di aiuto per le classi indigenti di una nazione, assistenza che finisce per fare inceve la fortuna di immigrati e rom, esautorando di fatto quegli strati della popolazione storicamente insediata in quei territori dall’accesso al sistema sociale del welfare.

Va comunque pur rilevata una differenza fra rom e immigrati:

la gran parte dei rom viene per vivere parassitariamente nei paesi ricchi della UE, mentre la gran parte degli immigrati che entrano in UE sono di religione musulmana e comportano un maggior disagio per il paese che li ospita, senza contare che in questo modo stiamo pagando noi europei quei missionari della fede musulmana che tentateranno di prendere il sopravvento attraverso quel già richiamato concetto dei numeri e della maggioranza che in un regime democratico porta al potere.

Avete mai sentito un uomo di fede musulmana rifiutare una visita ginecologica alla moglie partoriente perchè il medico è un uomo?

Avete mai sentito di lavoratori musulmani che si privano di cibo di giorno per poi cibarsi di notte restando privi anche di sonno?

Ecco, avviene ogni anno, con il ramadan.

Ma questi lavoratori percepiscono il loro salario regolarmente durante il ramadan, verso un corrispettivo di prestazioni carente di forza e di energie.

Ma se una voce si alzasse a chiedere che i lavoratori musulmani che aderiscono al ramadan vengano messi in un periodo di ferie obbligatorio, pioverebbero invereconde accuse di razzismo.

E questo agire, rappresenta l’essenza della crisi contemporanea delle libere democrazie occidentali.

Ed è per questo che all’interno dei paesi democratici occidentali aumenta sempre più il contrasto fra stili di vita che sono incompatibili fra loro, ma che in virtù della garanzia per le minoranze etniche e religiose, uccide le democrazie stesse più di ogni altra cosa.

E adesso la UE può anche avviare una procedura d’infrazione contro questo sito e qualche baldo islamico può anche farlo saltare in aria.

Questo non toglie nulla alla mia libertà di espressione e al mio diritto di difendere ciò che sono e il territorio in cui vivo dalla stupidità europea e dalla violenza islamica fondamentalista.

E se possibile, vorrei anche difendere il mio diritto a dire pubblicamente che i rom vivono prevalentemente di illegalità.

E adesso, datemi pure del razzista:

se così è per voi, io ne sono orgoglioso.

Orgoglioso di non essere come voi.

Orgoglioso di non avere un presidente che non porta il nome di mio padre e di mio nonno, ma quello di un padre e di un nonno che non voglio come vicino di casa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X