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La strategia energetica in un paese che non è unito

mercoledì, 23 febbraio 2011

La Libia, grande fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, ha fermato la produzione di petrolio e condizionato la scelta di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia.

Per il metano non vi sono grandi problemi per le aziende e le famiglie italiane, poiché l’afflusso del gas è garantito sia dall’Algeria (almeno sino a quando anche questo stato arabo islamico non entrerà in crisi irreversibile) che dalla Russia.

Inoltre, l’inverno è agli sgoccioli, e la richiesta di gas per riscaldamento diminuirà nel prossimo futuro.

Resta il problema del petrolio, dal quale il nostro paese è completamente dipendente.

In questi anni di crisi generalizzata, si riscontra quanta idiozia vi fu nella scelta ideologica italiana di dire NO alla energia estratta da fonte nucleare.

L’Italia non possiede risorse energetiche di alcun tipo, se si fa eccezione per un eolico che non sorregge certamente la richiesta di energia per uso domestico, figurarsi quella per uso industriale.

Questa dipendenza da paesi esteri, mostra tutti i suoi limiti in questi tempi di crisi travolgente, crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi internazionale.

L’importazione di elettricità prodotta da centrali nucleari francesi (collocate ai confini dell’Italia del nord, peraltro), sopperisce alla fame energetica italiana, certo, ma crea una dipendenza senza soluzione di continuità ed un deficit economico importante.

Le nostre aziende infatti, non riescono a competere con quelle straniere nella fornitura di merci e di servizi anche per l’alto costo della energia elettrica in Italia.

Scoprono così, gli intelligentissimi strateghi italiani avversi alla fonte nucleare per la produzione di energia, l’elevato rischio di crash che ha il nostro paese nel settore energetico.

Crash, sì, inteso come sopravvenuta quanto prevedibile impossibilità di far fronte alla domanda interna di energia, in caso di crisi esterne che ne compromettono l’approvvigionamento.

Una avvisaglia ne fu invero, la crisi che intervenne fra Russia e Ucraina, nella distribuzione del gas in Europa, gas che veniva sottratto dall’Ucraina senza corrispettivo di pagamento alcuno.

Ma anche allora, gli animi antagonisti alla fonte di energia nucleare fecero finta di non ascoltare e di non vedere quel che accadeva, a causa dei prosciutti ideologici che ricoprono le loro orbite oculari.

Ma il mondo non cambia direzione per questi pregiudizi ideologici e la mancanza di energia produce in italia un deficit impossibile da pagare e da sostenere, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

Soprattutto dal sud dell’Italia provengono NO al nucleare che hanno il sapore di slogan politici da riscuotere in campagna elettorale, mentre il nord, continua a pagare per tutto il paese, la vicinanza delle centrali nucleari al confine con la Francia.

Bene, stacchiamo la spina allora, a quelle regioni che vogliono continuare a consumare energia elettrica senza pagarne le relative conseguenze e rischi.

E’ un po’ quello che avviene per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:
nel sud non si costruiscono termovalorizzatori, a causa delle proteste (ingiustificate) di coloro i quali dichiarano che le emissioni di un termovalorizzatore sono dannose per la salute (assolutamente non vero), laddove si continua a produrre enormi quantità di rifiuti solidi urbani che non vengono differenziati, non vengono bruciati nei termovalorizzatori (un business che produce ricchezza ed energia) e non vengono raccolti, creando l’ennesima crisi della monnezza che deve risolvere il solito nord, sia in termini di costi finanziari che di costi economici, ultimo non ultimo, il disastro che tale degrado produce sul marchio del made in Italy l’immagine di queste immense quantità di rifiuti (spesso anche tossico-nocivi) rilasciate ma non prelevate per le strade o che vengono abbandonate in discariche abusive, limitrofe alla produzione di prodotti agricoli che porteranno discredito ad un non guadagnato marchio made in Italy.

Ma tutto questo, alla classe dirigente del sud non interessa, troppo intrapresa in lotte di potere fini a se stesse e nella spartizione di quella ricchezza nazionale che essi consumano in modo iniquo e sprecone.

Non è infatti una classe dirigente del sud che sta massacrando le mafie nel sud, come non è una classe dirigente del sud che sta contribuendo al grande sforzo che, una parte del paese (il nord) ha avviato per salvare il salvabile.

Ma evidentemente, c’è chi non vuole essere salvato.

E, conseguentemente, io non vedo perché lo si debba salvare, anche contro il suo stesso volere.

Una parte del paese vive sprecando enormi ricchezze che vengono prodotte altrove, vive costruendo ricchezze nella illegalità più dominante e diffusa possibile, vive nella certezza che un paese unitario “deve” loro quel che lor necessita per sopravvivere.

Quella stessa parte del paese si mette continuamente di traverso alle riforme in senso federalista, perché vuol continuare a mungere all’infinito dalla vacca del nord un latte che dimostra nei fatti di non meritare.

Ora, esiste una unica possibilità di uscita da questa condizione assurda e paradossale, oltre alla divisione del paese:

che le popolazioni del sud mandino segnali chiari ed inequivocabili, e che dicano con voce alta e ferma che gli interessi portati avanti dalle loro classi dirigenti politiche non coincidono con la volontà popolare.

Segni chiari ed inequivocabili.

A partire da un SI convinto e deciso a favore dell’energia da fonte nucleare ed a favore di un federalismo che mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, impedendo sprechi e ladrocini non più sostenibili.

A partire da un NO convinto nei confronti di quei rappresentanti politici meridionali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non saper rappresentare le anche giuste istanze di una popolazione ormai disperata ed orientata a dare ogni colpa e responsabilità di ogni suo male, a quel nord che la mantiene invece in vita, con tanti sforzi e sacrifici assai mal ripagati.

Potrebbe essere questo un punto di inizio.

L’unico possibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X