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Professionalità, conoscenza tecnica e logica applicata

martedì, 21 febbraio 2012

La logica la professionalità e la conoscenza sono tutto in un mondo civilmente, socialmente ed economicamente avanzato.

L’assenza di logica e/o di conoscenza crea questioni storicamente irrisolte, perenni vincoli che impediscono la crescita sociale, economica e civile di intere popolazioni, assoggettandole ad un futuro di scarsa qualità e di inefficienza, mettendo in serio pericolo la vita delle persone.

Chi governa una nave in assenza di logica applicata, conoscenza tecnica approfondita, professionalità comprovata, spirito di servizio e di sacrificio, affonda la nave e uccide delle persone volontariamente quanto coscientemente.

Se si svolge il proprio dovere in modo inefficace e non professionale, se si lavora in assenza di logica applicata e non si dispone di una adeguata ed approfondita conoscenza tecnica, se si ritrova un carrello in un tunnel ferroviario dell’alta velocità e si offre un altissimo pericolo per la vita delle persone.

Chiunque si rifiuti di usare la logica applicata ed una conoscenza tecnica approfondita, è un pazzo furioso, un potenziale assassino.

Chi ha il dovere di selezionare, formare, abilitare, vigilare e di controllare questi pazzi assassini e non adempie a tale dovere, è un loro complice:

è complice di un assassino, di uno stragista.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Pressione fiscale, rendite finanziarie e delocalizzazione delle imprese

lunedì, 28 giugno 2010

La pressione fiscale in italia è aumentata nel 2009 passando dal 42,9 al 43,2 (in rapporto fra pressione delle tasse e dei contributi e PIL) e portando l’italia dal 7° al 5° posto nella infelice classifica dei paesi con le peggiori statistiche nei conti pubblici e della pressione fiscale (ISTAT).

Il picco italiano nel 2009 invece si attesta al 43,7%, uguagliando il record italiano raggiunto di quel governo Prodi che varò l’Eurotassa.

Il dato non è confortante, specie se si guarda a questa pressione come ad una delle principali concause che portano le imprese italiane a delocalizzare i loro siti produttivi all’estero, insieme all’alto costo del lavoro (cui corrisponde invece un basso livello degli stipendi però), frutto della famigerata cuspide fiscale che si insinua fra quanto costa ogni lavoratore e quanto invece quel lavoratore intasca.

E’ sempre l’imponenza di uno stato estremamente costoso a fare la differenza, aggravando seriamente la crisi economica subita da famiglie e aziende italiane.

Peggio dell’Italia in questa classifica fanno l’Austria (43,8), il belgio (45,3), la Svezia (47,8), e la Danimarca (49%), rispetto ad una media europea dei 27 del 39,5%.
La Francia si colloca alla pari del dato italiano.

Occorre sottolineare però che il dato statistico non tiene conto della quantità e qualità dei servizi offerti al cittadino-contribuente, in cambio del prelievo fiscale e del costo contributivo.

Se questo dato fosse rilevato e confrontato, l’Itaia sarebbe certamente regina assoluta di questa graduatoria che misura l’infelicità delle comunità sociali e produttive rispetto allo stato che le governa.

Nn sono infatti paragonabili i servizi e gli aiuti offerti a famiglie ed aziende dei paesi sopra citati con quelli di cui “godono” i cittadini italiani.

Un esempio vale per tutti:
benchè la Francia si presenti secondo il dato statistico alla pari con l’Italia, il corrispettivo welfare che assite i cittadini francesi è enormemente più soddisfacente in qualità e quantità di quello italiano.

Per non parlare della qualità sanitaria francese e dei trasporti (su rotaia ad alta velocità) che colloca la Francia ai vertici nelle posizioni mondiali per qualità dei servizi offerti.

Inoltre, il premier italiano si è pronunciato a sfavore di un umento della pressione fiscale sulle rendite finanziarie italiane (Tobin Tax), varata e caldamente consigliata da Unione Europea e dalla Germania, e non si sa quale decisione prenderà il premier italiano sulla proposta del G20 che prevede la restituzione ai contribuenti di parte dei contributi statali ricevuti dalle banche nel pieno della crisi finanziaria.

La situazione italiana presenta un quadro affatto rassicurante nel suo complesso cui si aggiungono, come al solito, scelte politiche e di governo che non intendono andare nella direzione del bene comune al costo di perdere il relativo consenso elettorale.

Insomma, nelle politiche del governo italiano manca il coraggio di interpretare scelte anche impopolari, ma che apportino certamente un miglioramento della situazione complessiva, come testimonia il continuo ostracismo cui è sottoposto ogni cambiamento del paese ed ogni riforma, prima fra tutte, quella del federalismo fiscale.

Tirando le somme, alla condizione complessiva italiana va aggiunto il costo di una politica timida, costosa, sprecona e piuttosto vile, che non interpreta volentieri il ruolo riformatore imposto dai tempi moderni.

Alla sola eccezione del movimento politico che del federalismo e del riformismo italiano, ha saputo meglio incarnarne scelte ed indirizzi, quella Lega Nord che nonostante sia confinata in scelte di governo del paese che appaiono in un primo momento difficili ed impopolari, ottiene invece sempre maggiori consensi popolari, segno che coraggio e lealtà, pagano ancora in politica in questo paese immobilizzato dal terrore di fare scelte e e di formulare indirizzi politici.

Ma solo chi non fa nulla, non sbaglia e non rischia critiche.

E questo, appare invece sempre più il momento del fare, del cambiare, del riformare un paese che deve ritrovare la fiducia in se stesso e nelle sue principali qualità, non certamente nel segno della tacitazione delle critiche o dell’imbavagliamento di magistratura e informazione, quanto nel senso di un cristallino impegno per il bene comune, per il buongoverno del paese.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”.
A partire dal minuto 5 e secondi 15
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=nazionale-paese-calcio-azzurri