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Riflessioni a tastiera aperta – 14 ottobre 2012

domenica, 14 ottobre 2012

Regione Lombardia, formigoni, berlusconi, alfano

Il siciliano alfano continua ad influire, un giorno in una direzione, il giorno dopo nella direzione opposta alla precedente, nelle questioni interne alla regione Lombardia.
Un siciliano, con tutto quel che significa la regione sicilia, può influire nelle questioni lombarde?
Uno che non riesce a normalizzare la propria regione sicilia, con quale arroganza pretende di impartire indirizzi politici in altre regioni?
Come pretende il siciliano alfano di governare politicamente le scelte lombarde, quando non sa impedire le scelleratezze regionali tipicamente siciliane dei suoi siciliani Cuffaro & Lombardo?

Prima il Nord, ovvero prima il peggio del sud?

Ora sarà il Veneto ad essere il punto di riferimento italiano.
Così come avrebbe dovuto essere da sempre, visti i risultati.

Leggendo dell’ennesimo episodio di violenza gratuita e violazione della legge da parte di immigrati extra-comunitari

Volendo pur rispettare i diritti fondamentali dell’uomo e della donna, mi dite perché dovremmo consentire un continuo degrado sociale delle nostre comunità al costo di un diritto alla immigrazione altrui che si trasforma in un diritto alla devastazione socio-economica nostra?
Ma, vi rendete conto che tanti di questi immigrati han confuso il nostro paese per un territorio dei senza legge, dei senza doveri, dei solo diritti e privilegi (forse anche a ragione ed a seguito del cattivo esempio ricevuto)?
E il danno (non solo biologico) inferto alle popolazioni residenti, il degrado civile ed il disagio sociale derivanti, chi lo valuta, chi lo esamina, e soprattutto, chi lo paga?

Della “normalità foggiana”

Foggiani:
non sono normali.
Ne volete una prova?
Instaurato un regime di parcheggio a pagamento urbano (eccetto per i residenti) di strisce blu, i foggiani evitano il pagamento parcheggiando l’auto ovunque:
attraversamenti pedonali, passi carrabili, scivoli per accesso ai marciapiedi per disabili, angoli delle strade, incroci, ecc.
La soluzione foggiana per un problema foggiano?
Punire pesantemente a mezzo processo verbale (magari non applicando la tolleranza dei 2/6 del massimo) chi tenta di evitare il pagamento del parcheggio, devastando ed impedendo così, con un parcheggio selvaggio pressoché impunito, la libera circolazione di pedoni e autoveicoli?
No, troppo intelligente, troppo razionale, troppo normale.
I foggiani vogliono l’eliminazione delle strisce blu.
Fuggi da Foggia …..
…. di corsa e senza guardarti indietro, mai più.

Dell’andare, del tornare, del restare, del ripartire e del fuggire

Maledetto il giorno in cui sono tornato, maledetto quel giorno in cui ho deciso di venire in questa latrina incivile.
Ma avrò ragione di voi e della vostra stupidità.
Garantito.
Nessuno ha la testa più dura della mia:
sino a quando resto a Foggia, le mie proproste avranno vita e gambe su cui camminare.

Fuggi da Foggia, non per Foggia, ma per i foggiani

Sarà meglio introdurre un po di sana teutonica razionale intelligenza a Foggia, visto che quel che c’è si crede più furbo di quel che è..

Della Unione Europea

Esiste una questione di fondo irrisolta:
entriamo in Europa sol perchè ci conviene ovvero perché vogliamo parteciparvi?

Della Evasione Fiscale

Ma vai via squinzi e di’ ai tuoi iscritti di PAGARE le TASSE:
l’80% del gettito fiscale in Italia proviene da lavoro dipendente e pensionati.
Vergognatevi, banditi travestiti da persone per bene!

Della assicurazione alla Fiat Punto della Municipale di Foggia che costa 5.300 euro all’anno

Stamane son passato in auto dinanzi al municipio di Foggia, dove era parcheggiato il carro attrezzi per la rimozione della auto, ho abbassato il finestrino, mi sono accostato ed ai due vigili (non chiamateli poliziotti, per carità) ho urlato:
e questo, così grande cosa costa di assicurazione annuale, trentamila euro??!!??
Ma attenzione: l’assessore competente (un ex dirigente della Polizia di Stato, un “tecnico”) dichiara:
tutto legale e regolare.
Ha già imparato come si fa politica a Foggia ….

Mai letto Platone; ma osservo che avrei potuto scrivere quel che ha scritto, tanto lo condivido

“… Allora la gente si separa da coloro cui fa colpa di averla condotta a tanto disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza, che della tirannide è pronuba e levatrice.
Così muore la democrazia: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo.”
Aristone, detto Platone

Delle Trattative fra stato e mafia e dei Tradimenti dle Popolo Sovrano

Se qualcuno pensa di uscir fuori dalle proprie responsabilità per il rotto della cuffia, si sbaglia.
Questa brutta faccenda, avrà ripercussioni dolorose e imprevedibili.

Il benservito alla casta politica da Super Mario

Mario Monti: abbiamo fatto riforme sofferte ma siamo più popolari dei partiti che non le avevano fatte.

Dell’Italia repubblicana e democratica, liberale e mafiosa

Un titolo de l’Espresso del 1956:
«Capitale corrotta, nazione infetta»
Un titolo de La Repubblica del 2012:
«Politica corrotta, economia infetta»
Dalla nascita della repubblica Italiana ad oggi, nulla è cambiato.
Tangentopoli non è stata una stagione, ma una intera repubblica del malaffare, della malversazione, del dominio mafioso e della tutela dei delinquenti.

Il ministro della Giustizia Paola Severino:
siamo di fronte a una seconda Tangentopoli

Il Cittadino X, Gustavo Gesualdo:
no, non siamo di fronte ad una seconda Tangentopoli o ad una terza Repubblica;
è sempre la stessa repubblica della corruzione e delle tangenti, la medesima da ben 64 anni.

La Tangentocrazia italiana alleata con le mafie frena il cambiamento

venerdì, 8 giugno 2012

Le vicende legate al contrasto delle organizzazioni mafiose e al contrasto della corruzione in Italia, mettono a nudo una casta politica e burocratica assai corrotta e mafiosa.

I decreti del governo Monti sono stati tutti snaturati, schiantati, subdolamente contrastati, affossati, insabbiati, usati come mezzo di ricatto politico.

Il risultato e l’obiettivo era ben chiaro sin dai primi giorni dell’esecutivo Monti:

screditare Mario Monti ed il suo esecutivo, castrare definitivamente ogni volontà di cambiamento, di riformismo, di liberalizzazione.

E vi sono riusciti, tanto che il governo Monti perde l’appoggio dei cosiddetti poteri forti, disgustati dalla incapacità di cambiare alcunché dimostrata dal regime democratico della tangentocrazia e della partitocrazia italiana.

Non fare e non fa fare:

questa è la legge non scritta ma imposta coercitivamente e condivisa perfettamente dalle caste politica e burocratica e delle organizzazioni mafiose.

Si evidenzia sempre meglio come non potrà essere alcun potere democratico a cambiare l’Italia, traducendo il paese dal sottosviluppo allo sviluppo, dalla mafiosità imperante alla legalità imperante, dalla tangentocrazia alla normalità civile.

L’Italia è il paese più corrotto d’Europa, come si evince dalle ultime stime e graduatorie “di settore”, presentando il nervo scoperto di una sanità che non cura la salute pubblica, ma gli interessi privati illeciti ed illegali, di casta politica e burocratica e della mafia.

Occorre immediatamente un potere pubblico non riferito o riferibile al consenso elettorale.

Occorre immediatamente punire i comportamenti mafiosi con la pena di morte.

Altrimenti è tutto inutile.

Altrimenti tutto finirà in una sanguinosa guerra civile, in un confronto armato di milizie irregolari ma popolari e sovrane e milizie istituzionali regolari senza alcuna sovranità che dipaneranno quello che le istituzioni democratiche non hanno saputo risolvere.

L’oste della storia ha presentato il suo conto.

E va pagato, in un modo o nell’altro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tramonto del modello lombardo e la corruzione elevata a sistema

venerdì, 23 marzo 2012

Il presidente della regione lombardia roberto formigoni definisce i continui scandali corruttivi che coinvolgono personalità e personaggi importanti del pirellone come una falla al sistema dei controlli anti-corruzione.

Ma, caro formigoni, una falla rappresenta un elemento di discontinuità e di irregolarità limitato nel numero dei casi e nel tempo.

Quando invece i casi di ipotetica corruzione sia morale che materiale irrompono come una cascata imponente e quando, questi stessi casi corruttivi, divengono un treno che pare non avere mai fine, allora, caro formigoni, questa non è solo una falla, ma verifica invece un vero e proprio “sistema” fallimentare.

L’antica e mai veramente affrontata questione della corruzione elevata a sistema scuote il modello lombardo, preso sino a ieri come punto di riferimento per la efficienza e la efficacia amministrativa.

Oggi, il sistema lombardo è entrato in crisi, mentre il termine corruzione continua ad apparire come ad un fiume in piena, proiettato nell’immaginario collettivo come un sistema corruttivo causale lombardo piuttosto che ad una mera discontinuità casuale nel sistema del governo regionale lombardo.

La caduta del berlusconismo produce la caduta del lombardismo come punto di riferimento politico positivo?

Una falla non può mettere in pericolo il sistema complesso e funzionale lombardo, di cui rimane ormai solo l’esteriorità della obbligatorietà uniformale della giacca nelle sedute consiliari lombarde, rafforzando così l’immagine collettiva che il colletto bianco di una camicia che risalti sotto una giacca, non determini purezza morale ma solo una sensazione di pulizia formale.

Le sentenze le emettono i tribunali:

la pubblica opinione invece vive nella realtà quotidiana, compresa e non esclusa, quella di una urna elettorale per l’elezione del consesso regionale più indagato d’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il debito pubblico e le tangenti politiche

lunedì, 21 novembre 2011

Il fiume straripante e continuo di scandali corruttivi che disegna l’Italia da sempre, offre lo spunto per una riflessione interessante.

Se il sistema delle tangenti in Italia è molto organizzato e sistemico, come ha svelato l’era delle indagini della magistratura passate poi alla storia con il nome di Tangentopoli, allora non è ipotizzabile che il debito pubblico italiano sia solo il frutto marcio e bacato della dilagante ed onnipresente corruzione politica?

E se così fosse, perché mai il debito pubblico italiano dovrebbero pagarlo i cittadini italiani?

Non sarebbe forse il caso di far pagare il debito pubblico alla casta politica?

E non sarebbe il caso di legiferare urgentemente un provvedimento che punisca severamente (pene severe) e duramente (da scontare tutte, senza sconti e in un regime di carcere duro) i reati di corruzione, concussione ed abuso d’ufficio?

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo Berlusconi, la casta, il do ut des e gli anni del dolore e del terrore

giovedì, 13 ottobre 2011

Si avvicina ogni giorno di più la resa dei conti all’interno della maggioranza di governo italiana.

Le spaccature si presentano ormai numerose, sia verticali fra gruppi politici che orizzontali, fra gli stessi partiti politici che sostengono il governo e la loro base popolare ed elettorale.

Questa condizione di frammentazione e di immobilismo politico, mette fine al cosìddetto populismo berlusconiano, fratturando in modo definitivo il rapporto fra un premier in grado di influenzare molta parte del mondo dell’informazione, sia pubblica che privata ed un popolo sempre più indignato ed arrabbiato, a causa della evidente incapacità dimostrata dalla classe politica italiana di offrire strategie di uscita e di contrasto alla attuale crisi economico finanziaria, irrimediabilmente sfociata e deteriorata in una cristi politica e strutturale di un paese mal educato all’approccio con il consenso elettorale, visto quasi sempre nei termini del do ut des:

il voto dietro corresponsione di un posto di lavoro, perlopiù di tipo pubblico o privato convenzionato o privato sottoposto alla estorsione del consenso politico e/o burocratico;

il voto dietro corresponsione di un appalto pubblico;

il voto dietro creazione artificiale di condizioni favorevoli ad una azienda o settore professionale e del lavoro o ad un gruppo di aziende ed un gruppo corporativo.

Questo è il cancro che sta ponendo fine al sistema economico italiano:

il parassitismo e l’abuso di potere elevato a sistema messo in atto dalle caste corporative del potere pubblico, sia politico-partitiche, che sindacali e burocratiche.

In un sistema statuale soggetto alle corporazioni e non al diritto ed al merito, si insinua perfettamente la logica di infiltrazione mafiosa, anch’essa in grado di condizionare grandemente il consenso popolare offrendolo in cambio di favori politici, di appalti pubblici, di posti del potere pubblico in cui insediare stabilmente gli amici degli amici, concorrendo in modo preferenziale nel sistema economico sano del paese, distruggendone l’economicità industriale, condizionandone l’aspetto finanziario, erodendo ed infiltrando dal di dentro quelle aziende e quelle società produttive messe in seria difficoltà da un sistema politico burocratico malato e da un sistema bancario e finanziario inadeguato ed immaturo, infiltrandosi ancor più sino a ricattare prima e sostituirsi poi al soggetto economico e produttivo sano, attraverso il sistema della usura.

Le maggioranze di governo che hanno sostenuto i vari governi Berlusconi si sono presentate come fautrici di quelle liberalizzazioni del sistema e delle sue corporazioni baronali e mafiose (professionali, finanziarie, della formazione scolastica ed universitaria, del lavoro, etc) che strozzano il cuore ed il motore produttivo italiano da sempre.

Il fallimento maggiore di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, i veri leader dei principali partiti che sostengono la maggioranza dell’attuale esecutivo, sta proprio nella fine del cosìddetto decisionismo berlusconiano, declino decisionista che porta a quell’immobilismo politico che ha da sempre caratterizzato l’agire politico italiano della prima repubblica, vera e propria arma elettorale, politica e di governo del berlusconismo.

La fine del populismo e del decisionismo berlusconiano e fa emergere il vero mondo del potere pubblico italiano, profondamente corrotto ed incapace, distruttore di ogni merito e salvatore di ogni parassitismo.

La fine del sogno riformatore, liberale e liberista della politica berlusconiana, apre di nuovo il baratro del peggior incubo italiano:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

Questa visione parassita del sistema pubblico era proprio il primo atto di denunzia della politica berlusconiana, quella politica che prometteva di spezzare queste logiche mafioso-corporative che dissanguano il paese ed arricchiscono caste di parassiti senza alcun merito.

Quel che resta di un ventennio di politiche liberali e riformiste è solo la polvere dei continui scandali politici, il peso della irrisolta questione morale e meridionale, del crescente malessere alla base della questione settentrionale.

Con la caduta del berlusconismo e del bossismo, si chiude un ciclo storico di grandi promesse seguite da enormi fallimenti politici, aprendo una porta sul nulla pericoloso di svolte autoritarie, popolari o verticistiche che siano.

Il popolo è stanco e profondamente provato, indignato ed oltraggiato dall’emergere della corruzione politica e burocratica sia morale che materiale generalizzata ed incontrastata, gravato dal peso impossibile di corporazioni che di fatto impediscono ogni liberalizzazione, ogni riforma, ogni diminuzione dello status quo politico, sindacale e pubblico in generale.

Le innumerevoli ingiustizie cui è gravato il popolo italiano conducono sempre più a reazioni di protesta popolari spontanee e/o organizzate, facendo emergere una indignazione che si preannuncia anche maggiore (e peggiore) di quella che si manifestò nell’era di Tangentopoli, quella era storica che produsse la nascita di due movimenti politici innovativi che promettevano il cambiamento del paese e che invece, sono stati assimilati e digeriti dal male oscuro di cui soffre da sempre il paese:

l’abuso del potere pubblico a fini personali e di corporazione e non in favore della tutela degli interessi dei cittadini, dei lavoratori, degli imprenditori, come delle famiglie e delle aziende italiane.

L’italia è divenuta così il paese delle “patacche pubbliche”, di quei poteri pubblici che sono stati deviati e piegati al livello di personaggi senza scrupoli e senza meriti che non sanno far altro che tirar fuori patacche e distintivi e chiedere l’intoccabilità o appellarsi alla persecuzione politica.

Non si è riusciti a far emergere a livello di partecipazione al potere pubblico i poteri economici sani e naturali come quello positivo delle lobby, offrendo invece come unico fattore di mediazione e di risoluzione politica quello delle segreterie partitiche e personali e quello delle associazioni segrete pseudo-massoniche della corruzione elevata a sistema, aprendo la strada ad una corsia preferenziale in favore delle organizzazioni criminali politico-burocratiche del prepotere pubblico e delle organizzazioni mafiose, ormai regine incontrastate della economia e della finanza.

Il fallimento è totale e grave, anche perché, nonostante l’evidente debacle del sistema paese, le corporazioni politica e burocratica continuano a salvare solo se stesse dalla crisi, divenendo esse stesse protagoniste ed autrici del peggior massacro di diritti e di doveri della storia democratica e repubblicana italiana.

Una ecatombe disastrosa che continua a generare crescita della spesa pubblica, decrescita e depressione economica, aumento del debito pubblico sovrano.

Il do ut des elevato a sistema sociale, tutte le inaccettabili prevaricazioni della casta dominante e la caduta verticale di consenso verso quei soggetti politici che avevano promesso il cambiamento strutturale e la salvezza da un fallimento annunciato del paese, ebbene tutte queste condizioni divengono oggi il vero nodo da risolvere, il vero problema da eliminare.

E quando si usa il termine “eliminare” in momenti storici come quello attuale, c’è di che avere paura, a torto o a ragione.

Poiché questi si preannunciano come gli anni della miseria e della fame, come gli anni della indignazione e della rabbia popolare, come gli anni della resa dei conti fra stato di diritto e paese reale.

Benvenuti nell’era del dolore e del terrore, benvenuti nel tempo in cui ogni cosa tornerà al suo posto, ogni pezzo del puzzle, nel suo ordine naturale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Io non sono italiano, di Gustavo Gesualdo

domenica, 12 giugno 2011

Avete visto l’ultimo film della serie degli X-Men, “L’Inizio” (X-Men First Class)?

Avete visto la scena del postribolo pieno di prostitute e uomini di potere?

La scena si apre all’ingresso dell’Atomic di Las Vegas con agenti della CIA che spiano da un’auto l’arrivo “dell’uomo della Nato” il colonello che verrà in seguito clonato da un mutante.

Per dare un tocco di “mistero del male assoluto”, il colonnello della Nato viene spiato in compagnia di:

” … sì, è lui, perchè ci sono tre capi mafiosi, l’ambasciatore italiano e il presidente della Lockheed … “.

Ormai è ufficialmente riconosciuto in tutto il mondo che, per raffigurare il lato oscuro dell’umanità, quello corrotto e pericoloso, devono essere presenti dei capi mafiosi ed un uomo del potere pubblico italiano.

Il riferimento alla Lockheed è legato all’omonimo scandalo che scoppiò in Italia negli anni settanta e che vide coinvolti i massimi poteri istituzionali italiani che decisero l’acquisto del famoso Hercules C-130 per l’aeronautica militare italiana.

Lo scandalo delle tangenti pagate per l’acquisto di aerei della Lockheed coinvolgerà anche i Paesi Bassi, la Germania Ovest e il Giappone, ma ovviamente, il maggior risalto lo da lo scandalo italiano, proprio perchè italiano è ormai sinonimo di illegale, truffaldino, mafioso, corrotto, furfante, come il film lascia ben a intendere in quella scena.

In Italia vennero coinvolti gli ex presidenti del consiglio dei ministri della repubblica italiana Mariano Rumor e Giovanni Leone (nella vicenda sospettato di essere “l’Antelope Cobbler” e nel frattempo divenuto capo dello stato – presidente della repubblica italiana), gli ex ministri Luigi Gui e Mario Tanassi, il presidente di Finmeccanica Camillo Crociani, il generale dell’aeronautica Duilio Fanali ed i fratelli Ovidio ed Antonio Lefebvre (amici del presidente Leone).

Tutto gira intorno alla figura del napoletano Giovanni Leone (che riuscì ad uscire anche impunito da questo scandalo) e dei suoi “bravi” Lefebvre il cui “potere di condizionamento” viene molto ben descritto da un estratto della Storia d’Italia di Indro Montanelli:

«Rumor aveva ricevuto a Palazzo Chigi alcuni dirigenti della Lockheed presentatigli dal solito clan Lefebvre: e con la sua innata cortesia, aveva amichevolmente annuito a quanto costoro andavano dicendo in inglese. Ovidio Lefebvre fungeva da interprete, e Dio solo sa se e come avesse adattato le frasi degli interlocutori ai suoi disegni di mediazione. Finita l’udienza, i lockheediani s’erano precipitati al telefono per comunicare alla casa madre che il presidente del Consiglio era d’accordo su tutto».

Ma allo scandalo seguì anche la tragedia di un paese che non poteva permettersi l’acquisto di quei 14 magnifici gioielli della tecnologia aerea che erano all’epoca gli Hercules C-130, come non poteva permettersi la manutenzione di quegli aerei:

solo 5 di quegli aerei volarono effettivamente, mentre gli altri 9 vennero cannibalizzati in pezzi di ricambio, e questo sino al 3 marzo 1977, quando un C-130 dell’Aeronautica Militare si schiantò nei pressi di Pisa, provocando la morte dei 5 membri dell’equipaggio, dei 38 allievi dell’Accademia Navale di Livorno che ne erano trasportati e del loro ufficiale, incidente le cui cause sarebbero imputabili proprio alla cattiva manutenzione dell’aereo.

E questa è solo la punta dell’iceberg della corruzione assassina italiana.

La profondità, la quantità, la qualità e la cronica presenza di queste corruzioni politiche emergeranno in altri scandali nazionali sino a raggiungere il culmine nella cosìddetta Tangentopoli (nella quale furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, ex presidenti del Consiglio dei ministri, segretari di partito), indagine della procura milanese che passerà alla storia come l’indagine del Pool Mani Pulite.

Ma in Italia è tutta una illegalità, ogni cosa è corrotta profondamente, a giudicare dalla nuova terminologia che si è dovuta inventare l’informazione per definire quella che io chiamo la scandalopoli all’italiana:

tangentopoli, parentopoli, affittopoli, calciopoli, etc.

L’Italia è divenuta in tutto il mondo e per antonomasia, il paese della truffa e della corruzione, così come si evince anche dalla cinematografia sopra richiamata, e non solo da quella, a giudicare anche dal trattamento che riserva all’Italia la stampa estera.

A onor del vero e per dirla proprio tutta, nel mondo siamo anche il paese della monnezza, in riferimento diretto allo scandalo sempiterno della Monnezza Napoletana.

Per non parlare del processo per mafia all’ex presidente del Consiglio dei ministri Giulio Andreotti, naufragato nella ingiustizia italiana delle decorrenze e delle scadenze tecnico-temporali, di un mondo della giustizia che non funziona e sembra che non si voglia che funzioni, proprio per lasciar sempre una “via di fuga” al politico di turno coinvolto in scandali corruttivi.

O si può far riferimento alla squallidissima vicenda delle indagini denominate Why Not e Poseidon, che aprirono squarci atroci di complicità fra alti poteri dello stato ed organizzazioni mafiose (‘ndrangheta) nella gestione del potere pubblico, degli incarichi pubblici e, soprattutto, deli appalti pubblici, vicenda che vedeva coinvolto il presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi e che venne insabbiata dall’allora ministro della giustizia Clemente Mastella, ministro del governo Prodi, appunto.

Di questo scandalo e delle indagini che la originarono, non è mai emersa una verità, nessuna verità.

Potremmo aggiungerci la clamorosa vicenda del comma Fuda, la frode-indulto per amministratori pubblici inserita ad arte nella finanziaria del governo Prodi, ovvero potremmo domandarci cosa significhi la famosa frase rivolta al governo a guida Massimo D’alema nel 2004:

«Sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al sedere e ne sono usciti ricchi».

E potremmo anche rivangare mille e mille operazioni politiche quantomeno opinabili, come quella dei Fondi Neri dell’IRI, o come quella della Telecom, o come quella della privatizzazione dell’ENI, di cui si trova sul web una spietata ricostruzione di Benito Li Vigni, già collaboratore di Enrico Mattei.

Ma questa è l’Italia, piaccia o non piaccia.

Festeggiarne con enfasi ed in questa misera condizione i suoi 150 anni di unità, pare veramente una presa per i fondelli.

Cosa festeggiamo:

150 anni di corruzioni e di mafiosità, di inefficenza statale, di concorsi e appalti pubblici frodati, di ladrocini e di raccomandazioni politiche che hanno ucciso il merito o lo hanno fatto fuggire all’estero sotto forma di menti illuminate ed aziende penalizzate?

Io ci vedo ben poco da festeggiare, mentre ci vedo ancora tanto da lavorare per porre rimedio ad una situazione che definire scabrosa, vuol dire veramente essere troppo buoni.

Ed il tempo dei troppo buoni e dei cosiddetti fessi in questo paese è scaduto.

Non basta più sventolare un tricolore per rivitalizzare una identità ed unità nazionale che non debba profondamente vergognarsi di quel che è e di quel che rappresenta nel mondo.

Io non condivido tutto questo.

Tutto questo mi è estraneo.

Tutto questo mi è offensivo.

Poichè, se tutto questo vuol dire essere un italiano, allora, io non sono un italiano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Chi ha paura della Opinione Pubblica?

venerdì, 10 giugno 2011

« Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza.
Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via.
La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri »

«Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola?
Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?»

“Che ci piaccia o meno, ci siamo imbarcati in una rivoluzione del pensiero e dell’esistenza.

Il progresso dilaga a velocità sempre maggiore, superando di gran lunga nel giro di pochi decenni il cammino compiuto di precedenti secoli e millenni…

La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse.

“L’interesse di tutti è l’interesse di nessuno”, ma questo non vale per il giornalista: esso è suo per adozione.

Se non fosse per le sue attenzioni, quasi ogni riforma fallirebbe in partenza.

Egli ricorda ai funzionari il loro dovere. Denuncia piani segreti di ladrocinio.

Promuove ogni promettente progetto di sviluppo.
Avvicina tra loro le classi e le professioni, insegna loro ad agire di concerto sulla base del senso civico comune.

La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme.

Una stampa capace, animata da spirito civico, con un’intelligenza allenata a distinguere ciò che è giusto e ad avere il coraggio di realizzarlo, può preservare quella pubblica virtù senza la quale il governo del popolo non è che impostura e dileggio.

Una stampa cinica, mercenaria, demagogica e corrotta a lungo andare renderà il popolo tanto ignobile quanto lo è essa stessa.

Il potere di plasmare il futuro della Repubblica è nelle mani dei giornalisti delle future generazioni.”

“Un’opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema.
Perché a essa ci si può appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli orrori del governo”.

Joseph Pulitzer
Famoso giornalista ed editore.
A sua memoria e per sua volontà è stato istituito un premio, il Premio Pulitzer, il più importante nel campo giornalistico, assegnato per la prima volta nel 1917, secondo proprio le volontà lasciate dal giornalista stesso scomparso pochi anni prima.

Leggere questi scritti del primo novecento è una esperienza veramente incredibile.

La prima sensazione che si coglie, è quella di leggere il nostro presente, con una limpidezza eccezionale, quasi fossero scritti per noi:

i posteri.

Ma l’America non è l’Italia.

In America le pubblicazioni di due liberi giornalisti hanno provocato le dimissioni di un presidente americano, il più potente presidente del mondo intero.

In America, la Pubblica Opinione, sorretta da una libera informazione, controlla l’operato dei politici e dei governi.

In Italia, questa definizione non è applicabile, e per molti motivi:

taluni ben visibili, altri sommersi nella voluta confusione politica.

La politica sembra pensare solo a farsi una banca, farsi un giornale, farsi una televisione, al fine di sottomettere l’opnione pubblica ed asservire il popolo sovrano.

Non sembrano esistere più magnati e potentati economici disposti a finanziare battaglie civili che non abbiano un ritorno immediato, che non soddisfino, un interesse personale o di parte.

Almeno in Italia.

L’America, è un’altra cosa, questo lo abbiamo capito.

Ma l’America ha inventato ARPAnet, un sistema di comunicazione e di condivisione di informazioni pensato inzialmente per un uso militare, e divenuto invece e clamorosamente, il più grande progetto civile di libertà umana:

Internet.

E’ questo il mondo dove trovano rifugio le libertà negate, le pubbliche opinioni vessate, le infomazioni celate.

E’ questo il mondo da cui vi scrivo e dal quale voi leggete.

Un mondo virtuale, affermano taluni.

Ma non è più così, e da un bel pezzo.

Le rivolte popolari nei paesi in grave crisi di libertà, partono tutte dal web, così come le iniziative spontanee popolari che, anche in Italia, riuniscono cittadini qualunque a protestare in una piazza che non è più virtuale, ma reale.

Ai miei nuovi amici nel social network Facebook, uso sempre una frase di benvenuto, sempre la stessa:

welcome, to the real world
, tratta dal famoso film Matrix.

Perchè il loro ingresso nel mio mondo, connota un nuovo mondo, più reale di quello reale, più umano di quello umano, più libero di quello cosiddetto libero.

Ed è così che il virus benigno della libertà si espande, sempre sotto il cappello di iniziative socio-economiche americane come Facebook o Twitter.

Tutto oggi passa attraverso il libero mondo del web:

la televisione, la radio, i giornali, la politica, il mondo del lavoro.

E questo fatto, non piace al potere che vive di potere, non piace a sistemi di potere corporativi organizzati in caste che provvedono al mantenimento del potere ad escludendum del popolo, dei cittadini.

Ed è proprio come nel film Matrix, che si verifica come la realtà umana sia spesso parallela a quella quotidiana, ma non la medesima, ne la stessa.

Ed è proprio come in quel film che, “agenti” contrastino l’emersione di questo mondo popolare, l’innovazione del cambiamento, la voglia di libertà, di benessere e di felicità che proviene dai popoli invece sottomessi da ordinamenti statuali non più rispondenti alle esigenze della persona umana.

Agenti che contrastano la libera divulgazione delle informazioni, che condizionano le riforme, che sottomettono il popolo sovrano all’impero di una conservazione restaurativa di privilegi ad uso esclusivo dei già potenti, di ricchezze a godimento esclusivo dei già ricchi.

Ed è la strana storia del nostro paese, scosso dai sussulti dello scandalo Tangentopoli, che fece emergere un mondo fatto di corruzione e di mafiosità impossibile, un sussulto popolare che apriva prospettive per un futuro diverso e migliore di quello.

L’indignazione popolare che sollevò il sapere che un mondo profondamente corrotto e mafioso aveva governato nel silenzio generalizzato dell’informazione ufficiale è immutata come immutata appare la volontà politica di non perseguire la corruzione.

Ed è ancora l’informazione che oggi, ci narra di una corruzione tutt’altro che sconfitta, a tutti i livelli.

Ed è ancora una indignazione popolare che emerge potente e urlante dal mondo del web, poichè ogni altra via è negata.

Ed è ancora questa informazione libera a tratti ed a comando che impedisce ogni riforma ed ogni controllo sul governo della politica.

Ed è questa “corte suprema” soppressa ed in gran parte pilotata ad impedire che l’opinione pubblica affermi il suo primato sul primato della politica, il suo primato sulla redistribuzione della ricchezza, il suo primato nel controllo sulla corruzione dilagante.

La politica italiana ha costruito un incredibile postribolo di poltrone del potere, di condizionamento pesante nelle selezioni nel mondo del lavoro, compreso quello del giornalismo, al solo fine di “corrompere” il più gran numero possibile di soggetti che oltraggino l’indignazione popolare relegandola al ruolo di “sfogatoio pubblico” invece di moto popolare propositivo.

La condivisione della corruzione parte dal basso, dalla selezione di ogni singolo posto di lavoro, di ogni singola poltrona o sediolina del potere.

E se Tangentopoli esiste ancora, indiscussa ed imbattuta, lo dobbiamo proprio all’assenza di una corte suprema che esprima l’inesprimibile malessere popolare, che controlli l’incontrollabile potere pubblico deviato od abusato.

Chiamatela come volete, chiamatelo Quarto Potere, chiamatela Corte Suprema, chiamatela mondo dell’informazione.

Io so come chiamarla:

il suo nome è libertà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione, mafie e caste mafiose non fermano il cambiamento

mercoledì, 8 giugno 2011

La Confraternita del Cannuolo domina il parlamento italiano:

No alla supervisione sulla corruzione da parte della Presidenza del Consiglio;

No alla rotazione dei dirigenti nella Pubblica Amministrazione.

Con una votazione al Senato della Repubblica, ramo del Parlamento dove la maggioranza di governo è maggiormente solida, la Confraternita del Cannuolo batte la Compagnia dell’Anello nella votazione del DDL Anticorruzione.

La volontà politica della Casta non vuole abbandonare la via della corruzione per imboccare quella della legalità in questo paese, a quanto pare.

Il problema è annoso ed è culturalmente radicato.

I continui scandali che narrano di un paese gravemente corrotto, riempiono le pagine dei giornali, senza soluzione di continuità, con frequenti ricorrenze, come nel caso dell’ennesimo scandalo sul calcio-scommesse, inquadrato in uno scandalo detto Calciopoli, sempre presente.

Il tecnico boemo Zdeněk Zeman, uomo e sportivo di notevole spessore, ha dichiarato ultimamente che, in Italia, non si può giocare pulito.

Zeman fa parte di quella parte di uomini e di donne che non si vendono, evidentemente.

Non mangia i Cannuoli Zeman, e la sua storia umana e calcistica lo raccontano bene.

Come tutti quelli che non si vendono, fatica di più per lavorare, suda sette camicie per ottenere i risultati, lavora con difficoltà lavora senza continuità.

Ma quella di Zeman è la storia di tanti italiani, stufi di sacrificarsi per vedere arricchiti stuoli di venduti alla corruzione ed alla mafia.

Lo stato non è morto, ma combatte quotidianamente il mondo della illegalità, come dimostra l’ennesima notizia di cronaca odierna che parla di 191 indagati, 150 arresti, del sequestro di beni per oltre 117 milioni di euro, di sequestri (sessanta) di appartamenti, aziende, conti correnti, terreni e cassette di sicurezza e, soprattutto, di collegamenti tra la ‘ndrangheta calabrese e uomini delle istituzioni piemontesi con voti di scambio in diverse elezioni.

L’azione di magistratura e forze dell’ordine contro il mondo della corruzione, delle mafie e dell’illegalità è esemplare, conseguendo negli ultimi anni risultati eccezionali (rispetto ad un certo passato, ma normali in un una democrazia civile) nel contrasto alla criminalità.

No, lo stato di diritto non è morto, tutt’altro:

è sempre più vivo e consapevole delle sue responsabilità nei confronti dei cittadini.

Purtroppo, si registra la negativa presa di posizione di certa politica, che a sua volta, contrasta continuamente questo nuovo corso, fatto invece di uomini e donne, di politici e magistrati, di tutori dell’ordine e burocrati fedeli e leali allo stato di diritto ed al popolo sovrano.

E’ questa una battaglia epica, una guerra senza quartiere alla illegalità.

Ma è anche lo stato di fatto che si muove nella stessa direzione:

vi è una nuova consapevolezza raggiunta dalla classe impenditoriale più fedele alla legge, nuovi moti popolari che riuniscono in piazza moltitudini di giovani reclutati nel mondo sempre meno virtuale e sempre più realmente protagonista di questa nuova era della legalità, nuovi modelli nel mondo sindacale e del lavoro consentono di ben sperare, poichè per la prima volta, si vede un legame diretto e continuo fra stato di diritto e stato di fatto che muove nella stessa direzione:

il recupero della legalità, il constrasto al degrado ed alla criminalità.

E questa, è la forza del cambiamento che avanza, inarrestabile, inderogabile ed imprescindibile, cambiamento che basato su elementi molto ben definiti:

inflessibilità ed intransigenza, costanza e continuità nell’azione di contrasto.

Purtroppo, non è ancora un atteggiamento dominante quello caratterizzato da questi elementi, ma appare sempre più condiviso, testimoniato, incarnato, quanto respinto, contrastato, frenato.

Ed è prorpio l’atteggiamento di impedimento, di contrasto e di ostacolo alle riforma nel parlamento come al cambiamento nel paese che fa ben sperare per il futuro, disegnando questi atteggiamenti una reazione scomposta di coloro i quali non vogliono cambiare nulla nel loro stile di vita, nel loro modo di lavorare, nel loro modo di essere.

Il che singnifica che essi vedono come un pericolo concreto e reale il cambiamento in atto.

Il che significa che questo cambiamento non è una mera promessa elettorale, ma rappresenta un pericolo reale e concreto per chi vive della rassegnazione altrui, del difetto di partecipazione, del comportamento mafioso e violento, in tutti gli ambiti, in tutti i settori.

E non saranno certo due votazioni negative al senato a fermare tutto questo, perchè tutto questo è inarrestabile.

Certamente, la democrazia non è un terreno fertile per il cambiamento, ma lo è certamente per corrotti e mafiosi.

Nonostante questo e proprio per questo motivo, appaludiamo ad un cambiamento radicale del paese che avviene secundum legem e non come storicamente provato, realizzabile in una terribile dittatura.

Una sfida interessante.

Prendiamo atto e andiamo avanti.

Avanti, sempre avanti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega, cambiamento e riforme sotto attacco: la conservazione manovra per restaurare l’instabilità del governo

lunedì, 2 agosto 2010

Una analisi degli attori che sono protagonisti degli ultimi eventi politici italiani, consente una lettura notevolmente interessante della crisi politica attuale, tutta finta, da manuale del teatrino della I repubblica, ed evidentemente interessata a conservare e restaurare un modello di potere che vedeva il potere statale gestito all’ombra delle segreterie politiche, della partitocrazia e del correntismo, piuttosto che alla vivida luce del governo e del potere esecutivo, cui è sempre stato sottratto con macchinazioni e depistaggi incredibili, rendendo il paese praticamente ingovernabile e non garantendo la dovuta continuità e stabilità governativa.

Signori e Signore, accomodatevi pure, e leggete l’elenco degli attori di lunghissimo corso di questa politica, di colro i quali vivono professionalmete la politica praticamente da sempre, non vivendo mai, neppure per un attimo, il senso del dovere nei confronti del popolo sovrano, che vorrebbe un cambiamento vero, a cominciare da quelle persone che sono in politica praticamente da sempre, e che hanno vissuto di politica, piuttosto che vivere per la politica, per qule bene comune che rivendicano in ogni parola, che disperdono in ogni azione.

Pierluigi Bersani, attuale Segretario del Partito Democratico:

vice presidente della Comunità montana piacentina; vice presidente del Comitato Comprensoriale; consigliere regionale per la circoscrizione di Piacenza nelle liste del Partito Comunista Italiano con incarichi in Giunta regionale sino al 1990, quando ne diventa Vice Presidente; nel luglio dle 1993, in piena era di Tangentopoli, viene eletto presidente della Regione Emilia Romagna; viene rieletto ancora nel 1995, con il nuovo metodo della indicazione diretta del candidato presidente; ministro sia nel I governo Prodi (durato solo 887 giorni, pari a 2 anni, 5 mesi e 4 giorni, che vedeva al dicastero dell’Interno con delega alla protezione Civile, l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) sia nel II governo Prodi (durato solo 722 giorni, pari a 1 anno, 11 mesi e 19 giorni).

Massimo D’Alema, attuale presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza:

da sempre considerato “figlio del partito comunista”;
è figlio d’arte, il padre fu segretario regionale del Partito Comunista Italiano della Liguria;
a 9 anni rappresentante dei Pionieri (associazione comunista per ragazzi sino ai 15 anni);
segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana dal 1975 al 1980; segretario regionale del Partito Comunista Italiano in Puglia, dove appoggia le giunte regionali indicate come fautrici del successivo tracollo finanziario regionale sia a guida PSI che DC);
segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra dal 1994 al 1998 e presidente dei Democratici di Sinistra dal 2000 al 2007;
presidente del Consiglio dei Ministri dal 21/101998 al 25/05/2000 primo ed unico premier del Partito Comunista Italiano; ministro degli esteri e vice presidente del consiglio dei ministri nel governo Prodi II.

Pier Ferdinando Casini, attualmente leadre dell’UDC (senza esserne il segretario?!):

inizia 31 anni fa la lunghissima carriera politica di Casini, inizia come consigliere comunale della democrazia Cirstiana a Bologna, nel lontano 1980;
nel 2001 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati;
nel 1994 fonda con Clemente Mastella il CCD, dichiarandosi favorevole a un’alleanza con la Lega Nord di Umberto Bossi, il Movimento Sociale Italiano di Gianfranco Fini e la nuova formazione politica di Silvio Berlusconi;
successivamente lascia l’alleanza con Mastella che passerà ad appoggiare il centro sinistra e fonda con Rocco Buttiglione l’UDC;
nel 2006, in piena campagna elettorale, dichiara che se il numero di consensi raccolti dallo stesso Casini e da Gianfranco Fini superassero quelli raccolti da Silvio Berlusconi, essi si sarebbero alernati alla guida del governo, dichiarazione che trova il niet assoluto dell’altro grande alleato di Berlusconi: la Lega Nord;
con la partecipazione ai governi Berlusconi, Casini ed il suo movimento politico iniziano una azione di crescente contrasto alle attività del governo, insidiandone la stabilità e la continuità governativa ed aprendo la strada ad una rottura dell’alleanza politica con Berlusconi e la Lega Nord di Umberto Bossi.

Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera dei Deputati:

è stato segretario del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale il movimento politico che ha raccolto l’eredità storica e politica del Partito Fascista;
presidente di Alleanza Nazionale per tredici anni, dalla fondazione nel 1995 fino al 2008;
vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Berlusconi II e III;
nel III governo berlusconi è stato anche ministro degli Affari Esteri.
In una intervista dice di lui Pino rauti: “Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il “fascismo di destra” non è fascismo, e non lo è mai stato”.
nel gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell’UDC.
a seguito della nascita del nuovo soggetto politico Popolo della libertà ad opera di Silvio Berlusconi, Fini riferì che An non vi avrebbe fatto parte, manifestando così un aperto dissenso verso l’alleato della ormai “ex coalizione” del cui governo aveva fatto parte;
Fini avrà una posizione negativa e polemica verso il neonato PDL, rifiutando più volte l’invito di Berlusconi a confluirvi, per poi cambiare diametralmente opinione appena due mesi dopo, quando cade il governo Prodi, affrettandosi a riavvicinare la sua posizione a quella di Silvio Berlusconi e della PDL, nel quale partito unico del cdx AN confluirà definitivamente;
nel luglio del 2009, dopo una serie di polemiche ed attacchi durissimi al premier Silvio Berlusconi, Fini viene espulso dal PDL ed invitato a dimettersi dalla terza carica istituzionale della Presidenza delle Repubblica, ottenuta grazie ai voti del pDL di Silvio Berlusconi e della Lega Nord di Umberto Bossi.

Scusate l’incompletezza, ma il tempo stringe e il quadro generale sembra comunque un po’ più chiaro, adesso.
Io, per campare, lavoro e se pure faccio politica nel mio piccolo a tempo quasi pieno, non godo dei privilegi della politica stessa e non ci guadagno nulla dalla politica (se non tanti nemici e tanti problemi), e quindi mi scuserete gli eventuali errori e le dimenticanze che posso aver avuto nella esposizione.

Dunque, chi resta fuori da questa nomenklatura figlia, sorella e madre del passato?

I nomi di questi altri attori, prendono tutti origine dall’inizio di quella che viene definità come II repubblica, personaggi che hanno dato e danno il massimo sforzo per creare un futuro diverso e meno schiavo della partitocrazia, più libero e completamente sganciato dalla logica partitocratica che ha prodotto la caduta della I repubblica.
Questi nomi, a causa della loro opera politica, del cambiamento e del vento riformatore che hanno incarnato, sono continuamente osteggiati, contrastati e violentemente combatutti dagli attori della conservazione, dai fautori della politica del no a tutti i costi, da tutti coloro i quali vorrebbero continuare a gestire il potere pubblico senza renderne conto al popolo sovrano, ignorando il consenso popolare, mischiando le carte in un teatrino indecente, cambiando continuamente governi al fine di non cambiare mai nulla, dimentichi di essere stati essi stessi i protagonisti di tutto quel che la gente comune vuol cancellare, vuol dimenticare, vuole annientare.

Ed infatti, è il consenso popolare che manca agli attori sopra indicati ed è sempre il consenso popolare che cresce verso gli attori di questa altra categoria politica, altra e diversa in tutti i sensi, fedele alle promesse elettorali, ligia nel realizzare il programma di governo, capace di trasformare la volontà popolare del cambiamento in continue riforme realmente realizzate.
Tutte qualità, queste, assolutamente irrintracciabili in quei nomi che campeggiano nelle prime righe di questo post, che hanno governato senza risolvere mai un problema del paese e senza firmare e realizzare mai una delle riforme che hanno sbandierato, una delle idee che hanno sostenuto, e che continuano dissennatamente a tentare di impedire la continuità e la stabilità dei governi che dimostrano con la loro sola esistenza, il fallimento umano e politico di intere generazioni di “politici e di governanti” esprimibili solo fra virgolette, appunto, poichè questo paese, prima dell’avvento della Lega Nord di Umberto Bossi e dell’avventura politica di Silvio Berlusconi, non è mai stato veramente e solamente governato dal potere costituzionale dello stato, ma semmai saccheggiato e dissanguato, impoverito e castrato da poteri pubblici occupati ed infiltrati dalle pieghe del politichese, del teatrino depistatore, della partitocrazia e del correntismo, il tutto condito da altisonanti richiami ad una costituzione irrealizzata nella realtà e spesso depistata dai suoi valori ideali.
partitocratiche e quelle parlamentarizzazioni utili solo a chi sta bene così come sta e gode di un benessere che non merita e cnon vuol condividere.
Ecco l’altra parte del cielo signori e signore, ecco i salvatori della patria, ecco coloro i quali stanno impegnando ogni energia e tutta la loro vita al fine di rendere diretto il governo del popolo, senza quelle paludi del centralismo che ha ucciso il futuro del popolo, sia pure in nome del popolo.

Umberto Bossi leader della Lega Nord e ministro per il Federalismo:
fondatore del movimento politico Lega Nord;
nel 1992 crea l’allleanza con Silvio Berlusconi denominata Polo delle Libertà, che con Alleanza Nazionale vincerà le elezioni e avvierà la serie dei governi a guida Berlusconi, secondo lo slogan del “buon governo”.
Umberto Bossi e la Lega Nord saranno fautori, firmatari e ispiratori della gran parte delle riforme dello stato e dell’ordinamento realizzate durante tutti i governi Berlusconi, contribuendo a creare una immagine di fedeltà politica e di garanzia della volontà popolare mai espressa prima nel paese, avviando una storica inversione di tendenza in termini di garanzia della legalità in politica e della sicurezza dei cittadini e della tutela del territorio, anche attraverso quello che viene definito come la realizzazione del Federalismo Fiscale, una vera e propria rivoluzione nel sistema-stato che punta a impedire gli sprechi delle risorse pubbliche e al loro effettivo indirizzamento alla fornitura di qualità dei servizi essenziali per i cittadini;
la forza della Lega Nord risiede tutta nella indiscussa leadreship bossiana, nel continuo ricambio generazionale assicurato da amministratori locali validi ed efficaci, dalla convinta e ferma volontà che cambiare in meglio questo apese si può, anzi si deve. Ed ogni atto politico della Lega Nord punta costantemente a garantire quella continuità e quella stabilità di governo sinora sconosciute;
Umberto Bossi e la sua Lega Nord, rappresenta un punto di svolta epocale nella gestione della cosa pubblica, esemplare identificazione di capacità realizzativa, di innovazione e di tutela dei cittadini;
la Lega trova sempre maggiori consensi popolari e sempre maggiori dissensi nei politici figli della I repubblica, a riprova dello slogan “la Lega della gente” e non certamente la Lega dei partiti.
Senza della Lega Nord di Umberto Bossi, questo paese non avrebbe trovato mai la strada che conduce ad un futuro di efficacia ed efficenza del sistema stato, eccessivamente centralizzato e nel quale si annidavano da sempre poteri forti, molto più forti dello stato stesso.
Umberto Bossi ha scritto le pagine della storia di questo paese dell’ultimo ventennio, garantendo quel cambiamento e quella libertà, che decenni di partitocrazia, hanno sempre negato ai cittadini.

Silvio Berlusconi, attuale premier italiano:
che dire.
Tutti sanno tutto di Silvio Berlusconi.
E’ il fautore ed il realizzatore del cambiamento di un paese a democrazia bloccata in un paese liberale e democratico basato sull’alternanza di governo, nella stabilità e della continuità governativa.

Per contrastare questa sua capacità, è nato addiritura un metodo politico unico: l’anti-berlusconismo, cui si dedicano tutti coloro i quali vorrebbero avere il suo stesso potere, ma che si dimostrano invece incapaci di essergli anche semplicemente fedeli, se si eccettua il suo più leale alleato, Umberto Bossi.

E’ sul patto di ferro fra Bossi e Berlusconi che si è garantito quel cambiamento che sembrava impossibile in questo paese.
E’ sul patto di ferro fra Bossi e Berlusconi che si fonda il riformismo e l’adeguamento dello stato reale allo stato di fatto, alla società, ai sistemi produttivi.
E’ sul patto di ferro Bossi Berlusconi che si incentra il contrasto di chi vorrebbe tornare indietro, ad una condizione di carrierismo politico sfrenato ed irresponsabile, lontano dalla realizzazione dei programmi di governo, ma schiavo di quei poteri forti che dalle segreterie dei partiti, dai capi corrente, dai CDA di certe SpA, gestivano effettivamente il potere pubblico, a discapito e contro l’interesse dei cittadini.
Ed è su questo patto di ferro che i libri di storia scriveranno che questo paese è cambiato, proprio quando sembrava perduto.
Nonostante i violenti, i rabbiosi e gli invidiosi avversi.

E così, solo dicendo la verità, mi son fatto un’altra serie di nemici potenti.
Tanti nemici, tanto onore.
Bene, potrò consolarmi con il mio onore?

La prima cosa che tenta il potere quando è moribondo, è spezzare le gambe di quegli uomini che contribuiscono a portare sulle spalle idee innovative fatte di amore per sè stessi, per la propria famiglia, per il proprio territorio, per la propria comunità.

Solo così è possibile a chi ostacola il futuro, restare in piedi e potente.

Ma il futuro bussa alla porta di noi tutti.

Anzi, il futuro è già arrivato ed in questo umile post, ne ho descritto incarnazioni e forze, poteri che si confrontano e prepoteri duri a morire.

Ma nn sarò certo mai io quello che per veder cadere una idea o uno stile di vita diverso e/o avverso al mio, punterà a spezzare le gambe altrui, per quanto meritevoli di questo ed altro.

Signori e signore, questa non è l’epica di Sparta e dei suoi 300, ma nn per questo non è una epoca che non possa essere vissuta a viso aperto e petto esposto.

Non abbiate paura, è con la paura che ci hanno fottuto il futuro che avremmo desiderato per i nostri figli.

Non abbiate paura, sinchè ci saranno uomini come quelli che ho indicato, la speranza in questo paese non è morta.

Non abbiate paura, vivete da persone libere.

Nuova Tangentopoli? No, è sempre la stessa …

venerdì, 28 maggio 2010

Fastweb, Telecom Italia, Finmeccanica, Selex, servizi segreti italiani, omicidi Falcone e Borsellino, telefonia, intercettazioni, informazione …..

Il quadro del sistema italiano della corruzione e del controllo dell’informazione risulta essere ogni giorno più chiaro.
Cadono credibilità e sistemi potenti, cadono sotto i colpi del sistema della illegalità diffusa, cadono politici e manager, agenti segreti e burocrati, si chiarisce il sistema degli appalti pubblici italiano, si delinea UNA RESPONSABILITA’ POLITICA GRAVISSIMA (Indulto, Comma Fuda alla finanziaria del governo Prodi, stop alla commissioone guidata dal giudice Tatozzi, depenalizzazione dei reati, distruzione sistematica del sistema delle investigazioni delle forze dell’ordine, delle indagini della magistratura, delle inchieste giornalistiche, e chi più ne ha, più nemetta in questo paese impazzito) poichè certa casta partitocratica non poteva non sapere, visto che i servizi segreti italiani, molto spesso, si trovano coinvolti in qualche modo e in qualche misura in depistaggi incredibili, in trattative con le mafie, e sono controllati a loro volta, dalla politica e dalle istituzioni.

Come si fa a dire che non sapevate, che non era possibile far nulla, che è “il sistema” il responsabile di tutto questo e che nessuno può cambiare questo sistema, tranne appunto, la casta partitocratica della politica italiana.

Cosa accadrà?
Ci sarà una nuova Tangentopoli?

No, per me, è sempre la stessa ….