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La Parabola dell’Ottimismo che cura la Crisi

venerdì, 16 maggio 2014


In Italia, dopo decenni di decrescita, stasi e recessione, la casta politico-istituzionale continua ad annunciare una ripresa o ripresina che non è mai iniziata, una inversione di tendenza del Prodotto Interno Lordo che il governo, il parlamento e la giustizia italiane non hanno mai costruito, mai garantito, mai assicurato, mai assecondato, mai difeso, mai tutelato.

In effetti, il paradosso di questa “parabola” per creduloni è proprio il fatto che la crisi italiana ha radici storiche proprie, evidenziate dal mancato governo del paese, dalla mancata giustizia (non solo giudiziaria, ma anche sociale e civile), da mancate ipotesi di reato da parte del legislatore che hanno il sapore della miopia acuta, della paura cronica, della incapacità politica e legislativa, relativa ed assoluta.

Infatti resta incredibilmente impunito il reato di comportamento mafioso (punito solo nella sua forma associativa, sfidando l’articolo 27 della costituzione che afferma che la responsabilità penale è personale, e non associativa o concorsuale solamente), come resta impunita l’usura, la corruzione, l’evasione fiscale ed ogni altra violazione di legge.

A onor del vero, il legislatore condivide tale responsabilità con la magistratura, chiusa in continue lotte politiche intestine affatto utili se non propriamente dannose al rendere giustizia, ad assicurare la certezza del diritto e della pena, salvo i casi di quei cittadini che osassero criticare il loro sistema giudiziario deficitario e contrario al raggiungimento dei principi costituzionali, salvo richiamare la costituzione per impedire ogni cambiamento al sistema stesso, in virtù di una autonomia che è divenuta essa stessa potere nel potere, potere sopra il potere, prepotere che pretende un primato mai enunciato e garantito.

Ovviamente, essendo la crisi italiana figlia della cattiva conduzione delle caste dirigenti italiane, prime fra tutte, quella politica, quella burocratica, quella sindacale e quella manageriale pubblica, non è possibile che tali caste corporative modifichino e cambino il sistema in virtù di una perdita di potere da esercitare a fini non meglio estrinsecabili e della perdita di quella impunità e intoccabilità delle caste della prescrizione cronica e acuta e della modifica del loro status quo di caste infiltranti il potere pubblico, nella medesima forma e forse con gli stessi fini delle organizzazioni criminali mafiose:

al fine di abusare del potere pubblico per scopi e fini di parte, di corporazione, di casta, personali e famigliari, di cosca, insomma.

Ecco come la casta politico-istituzionale resta imbrigliata in una eterna promessa mai esaudita di eliminare le cause che sono alla origine della crisi stessa, che si poggia su comportamenti politici e d istituzionali errati e abusivi, forse anche illeciti ed illegali, anche se formalmente ineccepibili.

Un esempio:

ordinare di distruggere le intercettazioni telefoniche che coinvolgono il capo dello stato nelle cosìddette “trattative stato-mafia” è un fatto formalmente ineccepibile, con tanto di bollo e di lacca;
ma tale atto non contribuisce a eliminare il dubbio che le istituzioni italiane si siano arrese patteggiando la resa e il tradimento dello stato che dovevano difendere proprio con il maggior nemico, con quelle mafie che sono definite per la loro pericolosità democratica come “anti-stato”;
anzi, tali comportamenti distruttivi e depistanti confermano la volontà di non essere trasparenti, leggibili, corretti sino in fondo, onorabili in ogni senso;
atti ineccepibili quanto pericolosi.

Quindi, sappiate che in Italia, la crisi, la curano con l’ottimismo, sperando che la crisi passi senza alcuna modifica del sistema, che i mafiosi decidano improvvisamente di suicidarsi in massa, che i corrotti (politici & burocrati) vengano incarnati da subitaneo e fulminante senso dello stato e tutti questi elementi di origine della crisi divengano improvvisamente sostenitori sfegatati della Etica della Responsabilità.

Ma, non abbiate timori in tal senso:

grazie alla autoreferenzialità costruita e consolidata nel tempo dalle caste dirigenti italiane, si garantisce una autarchia dittatoriale assoluta mascherata nel bocciolo di una democrazia repubblicana solo formale, completamente bloccata, sicuramente incompiuta ed abusata, certamente infiltrata e deviata.

Non cambierà nulla perché chi deve cambiare le cose, non ha interesse, volontà, capacità, moralità, coraggio, razionalità, intelligenza, civiltà e dignità sufficienti per cambiare.

Adda Passà ‘a Nuttata, Adda Passà sta’ Crisi.

Sì, aspetta e spera:

chi di speranze vive, disperato muore in un paese così corrotto, mafioso e anormale.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Crollo Italia – Italien Zusammenbruch – Italy collapse – Italie effondrement

domenica, 25 agosto 2013

Dal 1997 sino ad oggi la spesa pubblica italiana è cresciuta, e di molto, invece di diminuire come promesso e come dovuto dai seguenti governi politici italiani:

Romano Prodi 1996 – 1998
Massimo D’Alema 1998 – 2000
Giuliano Amato 2000 – 2001
Silvio Berlusconi 2001 – 2006
Romano Prodi 2006 – 2008
Silvio Berlusconi 2008 – 2011

Aumentata in soli 15 anni di quasi il 70%, la spesa pubblica italiana si porta a quota 725mld/anno bruciando quasi la metà (48%) del PIL (Prodotto Interno Lordo) cui vanno aggiunti 87mld di interessi sul debito pubblico sovrano pagati nel solo anno 2012, che portano la spesa pubblica a sfondare abbondantemente la quota degli 800mld annui e al 52% la quota di PIL bruciato dalla spesa pubblica.

Il debito pubblico continua anch’esso a correre toccando a giugno di questo anno il 130% del PIL pari a 2.075,71mld di euro.

Per far fronte ad un abnorme debito pubblico come quello italiano, lo stato ha emesso nel solo 2012 titoli per un totale di 471.904mld di euro, su cui dovrà pagare interessi pari a 14,67 miliardi.

In totale, il debito aggregato di stato, famiglie, imprese e banche in Italia (debito pubblico + debito privato) si attesta a quota 6mila miliardi di euro pari al 400% del Pil.

L’indice PMI italiano resta sotto quota 50 (in contrazione), al contrario di quello francese e tedesco che è tornato in dato espansivo.

La produzione industriale è in caduta libera negli ultimi dieci anni perdendo il 18% circa e continuando a perdere due punti ogni anno.

La Curva di Laffer, l’effetto negativo derivante dalla eccessiva pressione fiscale resta incompatibile con una crescita della economia italiana.

Il dato sconcertante ma affatto sorprendente è quello della crescita parallela della spesa pubblica e della corruzione politica e burocratica, entrambe cresciute in modo verticale da Tangentopoli ad oggi in un circolo vizioso di crescita continua di spesa e debito:

in pratica il debito pubblico si sovrappone perfettamente alla corruzione lanciando dubbi pesanti sulla sua formazione.

Gli attori politici principali di un tale indirizzo nel rapporto diretto fra corruzione politica e burocratica e aumento di spesa e debito, sono quelli iscritti in capo a questo post, figuri altrimenti noti come la tanto vituperata e contestata casta politica italiana, personaggi ancor oggi determinanti nelle scelte del paese, purtroppo.

La perdita di concorrenza dei prodotti e dei servizi italiani nei confronti della economia globale si traduce nell’uscita dalla Top 100 europea della competitvità dell’ultima regione italiana ancora ivi presente, la regione Lombardia, crollata alla 128esima posizione secondo il nuovo indice pubblicato dalla Commissione Europea.

Un tale risutato è stato raggiunto solo grazie agli sforzi congiunti delle forze politiche, sia di cdx che di csx, una casta partitocratica capace solo di distruggere, sprecare, sperperare e derubare ricchezza al Paese Reale, ormai entrato in un rapporto mosso da totale odio repulsivo rispetto allo stato di diritto che lo rappresenta e governa.

Nell’indice di competività europeo, (in)utile dirlo, fra le ultime regioni ad essere rappresentate vi sono quelle meridionali italiane, nonostante dal tavolo politico, economico, di governo e sociale italiano sia del tutto scomparsa la “questione meridionale” insieme alla gemella “questione morale”.

Il mondo della (disin)informazione, dei media, dei blogger e dei social network si allinea all’ordine politico e oscura la questione meridionale, quasi fosse stata già risolta e non fosse una questione determinante nel tracrollo italiano.

In effetti, la negativa influenza di regioni come la Sicilia, la Calabria e la Campania nell’andamento generale della vita pubblica e privata italiana rappresenta un pericolo vitale per lo stato di diritto italiano che ne è grandemente influenzato a causa del rilevante peso politico che queste regioni raggiungono grazie al loro peso elettorale, peso che si traduce in un enorme condizionamento nelle scelte politiche e di governo da parte delle organizzazioni mafiose e da parte di stili di vita e modelli di riferimento assai negativi e parassitari del sistema produttivo e competitivo italiano, rappresentando un peso insopportabile che impedisce al paese di decollare verso un differente futuro da quello che invece lo attende.

E se questa realtà ha un senso ed un (dis)valore allora è da essa che dobbiamo partire per tentare di risolvere i nodi che la casta politica non ha mai veramente affrontato, un po come quella sporcizia che una manchevole domestica seppellisca quotidianamente sotto il tappeto del salotto, rimandando solo il momento in cui il totale della sporcizia prevarrà definitivamente sul totale generale:

ogni problema accantonato, rimandato, irrisolto e ignorato è un delitto, un abuso omissivo inaccettabile, irricevibile.

Pertanto, se un barlume di razionalità e di intelligenza resta negli italiani, non è possibile che vedere come auspicabile una sospensione al suffragio perlomeno decennale di siciliani, calabresi e campani, tempo minimo sufficiente per scarnire le difese dell’anti-stato che infiltra, condiziona, estorce e ricatta lo stato di diritto e per consentire di eliminare definitivamente quei fattori di decrescita, contrazione e depressione imposti con la forza e la violenza alla economia legale.

Il paradosso di dieci anni di non partecipazione al voto di siciliani, calabresi e campani per recuperre il sottosviluppo meridionale che ancora il resto del paese ad un Mediterraneo fallito ed in fiamme piuttoso che lanciarlo in una nuova, grande e forte Europa dei popoli che imponga la sua forza nel contesto globale, producendo crescita e sviluppo capaci di ridurre la distanza (gap) fra nord e sud italiano, fra centro e periferia europea, fra paesi virtuosi e paesi viziosi.

Dieci anni per ricostruire l’Italia e fare, una volta per tutte, gli italiani.

Oppure perire tutti insieme nel contesto attuale, assai mafioso e corrotto, immobile e paralizzante, deprimente e foriero di cattivi presagi.

Essere protagonisti della rinascita europea o pagare l’ira funesta della storia:

è cosa nota a tutti che la storia non attende nessuno, ma travolge quei popoli e quei territori che si presentino impreparati al suoi appuntamenti.

Dieci anni di fare e di lasciar fare, dopo decenni di finto antagonismo politico in brodo di democrazia bloccata che serviva a mascherare un governo nella continuità di poteri forti oscuri e maligni, corrotti e mafiosi.

Dieci anni di razionale conduzione della cosa pubblica incondizionata dal male per assicurarsi un secolo di benessere e di ricchezza.

Mi sembra un buon affare.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Lo sviluppo fra Bunga Bunga e Waka Waka: altri danari gettati nel cesso di un sud assoggettato alle mafie e alle caste corporative.

giovedì, 23 giugno 2011

Quando si parla di sviluppo, bisogna intendersi bene sul sull’uso o sull’abuso di questo termine, in Italia.

Sono più di 60 anni che si investono danari nella cloaca meridionale in Italia, con il solo risultato che, ad arricchirsi, sono stati mafiosi, politici e burocrati corrotti, caste corporative e mondo della illegalità, tutti, tranne le popolazioni meridionali.

E se qualcuno ritiene questo un discorso razzista, si sbaglia di grosso, poiché il razzista è lui, e quelli come lui che continuano a finanziare progetti di sviluppo del sud per arricchire solo ed esclusivamente mafiosi, politici e burocrati corrotti, dimostrando un vero razzismo verso quelle popolazioni meridionali che vengono nuovamente depredate dei finanziamenti per lo sviluppo e di quelle settentrionali che vengono ancora una volta derubate della propria ricchezza.

Il provvedimento per lo sviluppo io non l’ho letto, tanto è inutile, avendo compreso come ragiona chi lo ha scritto:

mantenere ogni privilegio di casta, di corporazione, di professione, impedendo l’accesso alle professioni, al mondo del lavoro, agli appalti pubblici, ai finanziamenti pubblici, ai posti di lavoro pubblici, impedendo l’accesso alla burocrazia e alla politica a tutti coloro i quali non accettano questa visione mafiosa ed ostruttiva dello sviluppo del paese.

L’unico vero provvedimento per lo sviluppo che funzioni è quello che prevede la pena capitale per tutta questa casta politica invereconda, ignobile ed assassina:

è la casta burocratico-partitocratica l’unico vero impedimento allo sviluppo del paese, eliminando la quale, si avrebbe immediatamente uno sviluppo potente e deciso del popolo.

Poichè la casta si tramanda il potere di generazione in generazione, di famiglia in famiglia, di potere in potere, di corporazione in corporazione, di professione in professione, diviene assolutamente impossibile ottenere uno sviluppo generalizzato serio che provveda a redistribuire una grande ricchezza in modo equo e democratico.

Oggi invece accade che la casta erode tutta la ricchezza possibile, occupa tutto il potere possibile, impedisce l’accesso ad ogni mondo e settore che produca potere alle nuove generazioni di giovani, specie quelli che non appartengono o non giurano fedeltà alla casta stessa.

Altro che giuramento di fedeltà alla Repubblica, queste caste corporative si sono costruite uno stato privato travestito da stato di diritto.

Ecco svelato il mistero di pulcinella di uno sviluppo che non arriva mai e non arriverà nemmeno questa volta.

O si cambia tutto il sistema, o gli unici ad arricchirsi saranno sempre gli stessi.

A voi la scelta.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X