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4 novembre : Festa delle Forze Armate e Giorno dell’Unità Nazionale

domenica, 4 novembre 2012

Il distacco totale fra Stato di diritto e Paese Reale

Da bambino son cresciuto in un palazzo fascista che si affaccia proprio nella piazza dove si festeggiano le Forze Armate italiane il 4 novembre dinanzi al Monumento ai Caduti, nella Piazza Italia, ex Piazzale Italia, in Foggia.

Questo anno si è potuta apprezzare l’assenza totale della partecipazione dei cittadini a questa ricorrenza istituzionale.

Stamane infatti, mi sono recato ad assistere ad una riunione di obbligati, comandati, pagati ed indennizzati soggetti partecipanti, tutti dipendenti o amministratori pubblici.

Ma della traccia dei cittadini, traccia di soggetti partecipanti volontari, nessun segno.

Erano sicuramente presenti in maggior numero gli agenti in borghese che i cittadini.

Ovviamente, politici e popolo dei prefettizi erano presenti.

E neanche in tanti.

La prima impressione era sconcertante :

strade limitrofe e piazza chiuse al traffico, presenza di Forze dell’Ordine e di Polizia municipale, Polizia di Stato, Protezione Civile, Aeronautica, Esercito, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri.

Mi è sembrato di scorgere anche gli ultimi arrivati ed i più inutili ed improduttivi di tutti :

gli agenti della Polizia Provinciale.

Ma il popolo sovrano, quello, non c’era, non era presente.

Nel giorno in cui si festeggia l’unità nazionale, ecco affiorare evidente lo scollamento italiano, la disintegrazione sociale, il differente quotidiano fra pubblico e privato, fra stato di diritto e stato di fatto, il cosiddetto Paese Reale.

Gran brutto segnale.

Segnale che verrà certamente ignorato dalle autorità presenti e non, dalla casta politica del malgoverno, dalla casta burocratica del disservizio e dalla casta dei giornalisti della disinformazione.

E allora, cosa volete che dica ancora?

Viva l’Italia !

Ma quale delle due italie :

quella con data certa per salario, stipendio ed indennità indipendentemente dal fattore della produttività, ovvero quella che lavora per mangiare, produce ricchezza per se e per gli altri ma di contro non ha certezza per se, per il proprio futuro e per quello dei propri figli?

Fratelli d’Italia :

è venuta l’ora di fare un po di conti e di bilanci.

E di agire di conseguenza.

Perché il popolo è stufo ed indignato e non ha più alcun rapporto evidente di rappresentanza con questo stato di cose e di diritto.

Se poi volete far finta di non vedere, non sentire e non parlare di questa frammentazione disunitaria italiana, allora non dovreste meravigliarvi se questo stato italiano venisse definito uno stato omertoso o addirittura, mafioso.

Le trattative lo stato non deve verificarle con organizzazioni mafiose e criminali, ma con il corpo sociale, con il popolo sovrano, loro unico padre sinora, padre sin troppo benevolo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Napolitano non è nostro Presidente

martedì, 8 maggio 2012

Questa frase, lanciata sul web dal popolo dei cittadini considerati i vincitori di questa tornata elettorale amministrativa, descrive benissimo la misura della distanza, ormai divenuta incolmabile, che separa lo stato di diritto dal paese reale ovvero stato di fatto.

Il popolo in questione è quello dei grillini, i seguaci del fondatore del Movimento 5 Stelle, il comico famoso ed il politico vincente Beppe Grillo.

La polemica fra il Grillo ed un vecchio parrucone della politica come Giorgio Napolitano segue la querelle della “salma” istituzionale ed ha scatenato sul web i grillini, che han lanciato il nuovo slogan ufficiale di questo dopo elezioni:

Napolitano non è nostro Presidente.

In effetti, se Giorgio Napolitano usasse la veste di Capo dello Stato e di Presidente della Repubblica per servire il popolo invece che per difendere l’indifendibile casta politica italiana, allora potremmo anche giustificare le sue ultime esternazioni gravemente limitative di una sola forza politica, quella del Movimento a 5 Stelle di Grillo.

Stesso dicasi durante la campagna elettorale di queste amministrative nel quale polverone si sono visti provenire da ogni dove attacchi a senso unico ai grillini, travestendo ipocritamente e vilmente questa violazione di legge nell’uso della definizione di “anti-politica” (in Europa incarnata dai Pirates ed in Italia dai grillini, le ultime frontiere della politica sana e condivisa dal popolo), come nel caso vergognoso del presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Pensi piuttosto ai suoi preti pedofili e agli alti prelati indagati come quello di napoli, il presidente della CEI.

E pensi altresì a negare la carità cristiana ai mussulmani ed a destinarla esclusivamente alle famiglie cristiane ed italiane.

Ma è lo slogan di questi giorni:

Napolitano non è nostro Presidente

Bagnasco non è nostro Presidente.

Ed è anche la misura della distanza della classe dirigente italiana dal popolo, dai cittadini lavoratori, dalle famiglie e dalle aziende italiane.

Il paese reale è ormai troppo lontano dallo stato di diritto, tanto lontano che l’unico rapporto possibile è quello conflittuale, fra un popolo maltrattato e derubato da chi lo dovrebbe invece difendere e tutelare.

Ma ora questa casta politica, grazie soprattutto a politici del calibro di Beppe Grillo, sta per scomparire completamente dal nostro orizzonte, ormai incompatibile, distante e distinta dal paese, dal popolo e dal territorio che pretende di governare.

Sia che se ne governi il portafogli, che l’animo.

Ed un bel Vaffa, non fa mai male.

Vaffa, casta dominante di idioti e di inetti, di incapaci e di corrotti, di amici dei mafiosi e traditori dello stato.

Vaffa, ed ancora Vaffa.

N.B.

Vince la realtà del popolo del web, l’unico veramente libero in Italia e nel mondo.

Vincono i blogger informatizzati e tecnologici.

Perdono i politici parrucconi e senza alcuna qualità.

Bravo Beppe Grillo.

Bravi tutti i grillini.

Siete l’orgoglio di questo paese.

Vi voglio bene.

Gustavo

P.S.

Come al solito, le mie analisi politiche fanno centro.

Ecco cosa scrivevo a proprosito di comici e politici italiani in un post di questo Blog qualche tempo fa:

Italia: un paese di comici e di politici

Resto dell’avviso che, in questo strano ed anormale paese, gioverebbe la sperimentazione.

Da dove iniziamo?

Beh, potremmo cominciare dall’uso dei comici nel governo del paese e l’uso dei politici nei teatri comici italiani.

Dovremmo poterne trarre profitto tutti in tempi ragionevolmente brevi.

Ovvero potremmo esalare l’ultimo respiro tutti insieme, appassionatamente, in unica grande risata.

Siamo messi talmente male che una comica provocazione ha più successo di una riforma del sistema.

Ma non potevo nascere tedesco, americano, svizzero?

Lì almeno sanno come distinguere un comico da un pagliaccio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Welfare, la Crisi, la partitocrazia e Super Mario Monti

martedì, 10 aprile 2012

Il welfare italiano è tutto da rifare, poiché pieno di privilegi arroganti per i furfanti e totalmente privo di diritti per i cittadini:
siamo in pieno medioevo, ed in questa cosa, Monti non c’è.

Ma c’è invece tutta la partitocrazia che, invece di difendere famiglie ed aziende si è definitivamente compromessa in una Questione Morale Infinita, senza soluzione di continuità.

Qualcuno dice che in italia le leggi le fanno i fuorilegge.

Può darsi.

Certo è che questa casta politica, burocratica, partitocratica e sindacale rappresenta un freno potente contro ogni forma di liberalizzazione e di riforma in senso progressista.

Una sorta di coagulo di sottosviluppati trogloditi riuniti in caste abusa del potere pubblico a fini di arricchimento personale tramite la difesa ad oltranza, anche contro gli interessi dell’intero paese, di uno status quo impagabile da qualunque popolo civile, da qualunque comunità sociale.

In tutta questa follia incivile e mafiosa, il cambiamento è sempre stato punito, invece della dovuta punizione al male oscuro del paese.

Così sono caduti Benito Mussolini, Aldo Moro, Bettino Craxi, Umberto Bossi.

Ognuno di loro, con volontà, obiettivi, modalità, effetti e prassi differenti ha tentato il cambiamento.

Ognuno di loro è stato politicamente ucciso per aver cambiato lo stato o solo per aver tentato di farlo.

Cosicché, in questo paese mafioso, usurato ed assai corrotto, “i peccatori” si salvano sempre, attraverso la loro cancerogena infiltrazione dello stato e di quei poteri che dovrebbero contenere gli eccessi e gli errori del potere politico (informazione, magistratura, sindacati, parti sociali, etc), mentre chi tenta il cambiamento “in meglio”, viene pomposamente redarguito con il solito: “chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

Se rubi poco ovvero rubi senza essere autorizzato dal consociativismo delle caste mafiose, vieni scandalosamente additato come il solito moralista preso con le mani nel sacco.

Ma se rubi con il metodo mafioso consociativo, allora sei dei loro, e qualcuno farà la telefonata giusta al giudice giusto, per salvarti, o per ammazzarti, a seconda della convenienza del momento.

Ma, queste caste mafiose così attaccate alle poltrone del potere pubblico non molleranno mai la presa.

Occorre una nuova politica che chiuda il rubinetto delle carote ai membri di queste caste mafiose e lo apra in favore di cittadini lavoratori, delle famiglie, delle aziende.

Occorre un bastone per questa gente, non una carota, ma un lungo bastone nodoso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’eredità della Casta

giovedì, 29 marzo 2012

L’eredità che ci ha lasciato la casta politica italiana?

- un enorme debito pubblico sovrano pari all’ammontare complessivo accumulato nel tempo della corruzione di politici, amministratori e burocrati;

- una condizione di degrado sociale, economico e finanziario spaventosa;

- una illegalità diffusa impareggiabile;

- un predominio incredibile delle organizzazioni mafiose;

- una evasione fiscale e dell’adempimento dei propri doveri allucinante;

- una usura sia morale che materiale delle famiglie e delle aziende ineguagliabile;

- una crisi umana, politica, sindacale, della Pubblica Amministrazione, del governo, della economia, delle imprese e delle famiglie profonda e dannosa.

- una disoccupazione ed una inoccupazione dolorosamente giovanili;

- una ricerca scientifica che era all’avanguardia nel mondo, ridotta ad un esilio forzato delle migliori menti italiane;

- una questione meridionale irrisolta che ha scatenato una questione settentrionale;

- un assurdo consolidamento dei privilegi di chi tutto ciò che è vecchio ed un vero e proprio massacro di tutto ciò che è giovane e nuovo;

Questa è l’eredità che le classi dominanti italiane, in primis quella politica, burocratica e sindacale, hanno lasciato in eredità al popolo sovrano.

Questo è il costo che deve pagare chi è nato in questo paese, anche se non ne condivide lo stile di vita “bizantino”, anzi, lo abiura.

Questa è l’italia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Coesione Sociale – di Gesualdo Gustavo

venerdì, 18 novembre 2011

Il nuovo governo della fallimentare repubblica italiana vara un nuovo dicastero:

il ministero alla Coesione sociale.

La evidente volontà di premier e capo dello stato si indirizza inequivocabilmente al salvataggio della unità nazionale così come è, senza alcun senso critico e sentiero razionale, salvando tutti e tutto:

mafiosi, amici di merende dei mafiosi, grandi evasori fiscali, pluriomicidi, stupratori ed assassini alcoolizzati stradali extracomunitari, corrotti e corruttori, parassiti e fannulloni di ogni genere e razza.

I due “grandi statisti” non si avvedono della evidente incongruenza e del fatto che, molto più che evidentemente, la necessità di munire l’azione del potere esecutivo di un dicastero della Coesione sociale, comprova essa stessa come non esista una coesione sociale unitaria italiana.

Un errore di quelli con il botto, una svista allucinante che denuncia con quali pregiudizi ideologici (altro che tecnocratici) si imposti l’azione del governo che intende salvare tutto e tutti, comunque, senza alcuna selezione, in assenza di un qualunque criterio intellettivo.

Il capo dello stato aveva già dismesso i suoi panni di soggetto istituzionale super partes nel suo ultimo viaggio a napoli, la sua città natale, nella quale dichiarò pubblicamente il suo campanilismo napoletano e meridionale, a tutto danno e nocumento del resto del paese, aggiungerebbe un attento osservatore.

Napoli, è la città sulla quale grava gran parte della responsabilità nella perdita verticale di fiducia e nel pregiudizio internazionale sulla Italia intera, nella sua ostinata continuata ed aggravata difesa di uno stile di vita insostenibile ed incivile, nella non persecuzione della illegalità e nella conclamata incapacità di governare la continua emergenza (ormai emergenza nazionale da qualche anno) della Monnezza napoletana, emergenza che è stranamente scomparsa dai disonori della cronaca, sia pure non sia scomparsa la sua monnezza:

dove è finita e/o dove finirà la monnezza napoletana è divenuto un segreto di stato gelosamente custodito.

Altro che KGB, altro che Putin.

Quel che è certo e comprovato è che sia Napolitano che Monti agiscano all’unisono nel rimuovere ogni oggettiva responsabilità napoletana, campana, calabrese, siciliana e, generalmente meridionale (questione assolutamente irrisolta) dalle pur evidenti responsabilità dello stile di vita meridionale nella escalation violenta con cui i mercati ed i paesi esteri hanno preso d’assalto l’intero paese.

Il sospetto che si voglia salvare in toto un paese così chiaramente non coeso e non unito da aver addirittura bisogno di un ministero della coesione sociale, sale vertiginosamente nella lettura attenta della stampa allineata al potere del nuovo MinCulPop, versione tecnocratico-burocratico-comunista, nella convinzione assoluta che, il voler imporre al paese una coesione che non esiste nei fatti, urti irrimediabilmente contro un paese reale frammentato ed oramai spezzato in almeno tre tronconi geografici e territoriali.

Ecco la visione ideologica del potere istituzionale italiano, l’ideologia dell’unitarismo reale (leggi socialismo reale delle repubbliche sovietiche unite con la forza di una dittatura tecnocratico-burocratico-comunista) che si avvale della forza del potere esecutivo per imporre al paese una volontà pregiudizievole ed ideologica, da applicare con tutta la forza pubblica e coercitiva del governo nazionale al paese reale, piaccia o non piaccia, sia condivisa o meno, sia questa volontà possibile, o paradossalmente assurda.

Insieme, uniti, per forza, con la forza, con la propaganda.

Se non è un atto di violenza questo, allora io non so cosa sia la violenza.

Se non è un atto arbitrario questo, allora io non so cosa sia uno stato liberale di diritto.

Se non è una palese ammissione di disunità del paese questa, allora io non cosa significhi il detto popolare “simili con i simili”.

A questo governo che piace così tanto alle autorità europee vorrei ricordare come i trattati europei difendano in modo netto e determinato il valore del diritto della autodeterminazione dei popoli.

A questo Capo dello stato europeista vorrei ricordare che l’adesione dell’Italia alla Unione Europea sottopone la stessa costituzione italiana ad ordinamenti e livelli di giudizio superiori a quello nazionale, difesa e tutela superiore dei diritti che è stata inoltre recepita dalla stessa Italia.

Insomma, non si può far finta di non vedere e non sentire che l’agire dell’esecutivo all’unisono con la massima carica istituzionale italiana “fanno finta” di non sapere e di non capire in relazione al diritto di autodeterminazione dei popoli e di tutela e di difesa delle eventuali minoranze secessioniste italiane richiamata e ammonita in trattati e convenzioni che recano la firma italiana.

Questa limitazione dei diritti fondamentali dell’uomo e delle comunità umane è inaccettabile, è irricevibile.

L’ostinazione con la quale si profonde un enorme impegno nel tacitare le disuguaglianze e le impossibili coesistenze italiane e nel voler imporre a mezzo ministero esecutivo una “coesione sociale” lascia amareggiati e rammaricati, profondamente ed ingiustamente feriti nella più profonda libertà dell’uomo e della donna e di ogni popolo:

quella di autodeterminarsi e decidere in piena libertà di scelta con chi coesistere e con chi no.

Il violento impatto che una coesione imposta coercitivamente ed esecutivamente potrà avere su di un paese reale già molto distante da uno stato di diritto così povero di giudizio giuridico equilibrato e non di parte ed ideologico supera ogni previsione.

In effetti, il voler arbitrariamente salvare comunque e per forza chi è camorrista da chi non lo è, chi è mafioso da chi non lo è, potrebbe avvitare definitivamente il paese reale in un pericoloso vortice che allontani ancor più il paese reale dallo stato di diritto, il paese produttivo di ricchezza dal paese che produce ed esporta illegalità, il paese del made in Italy dal paese che distrugge l’immagine del made in Italy.

Oggi, il potere pubblico italiano ha fatto una scelta ben determinata e precisa, scelta fatta ignorando un reale grido di allarme sulla non unità di un paese che si vuole imporre coeso.

La politica del potere che redistribuisce una ricchezza che non produce, impicca l’economia che produce la ricchezza che altri pretendono di redistribuire arbitrariamente, in un momento di spaventosa crisi interna ed internazionale può creare certamente il presupposto per un fall out totale del sistema economico, stanco di trascinarsi dietro pesi importanti di popolazioni improduttive e parassitarie, di popolazioni fortemente propense alla illegalità ed al degrado.

Non si può chiudere la questione meridionale in questo modo, senza discernere, senza selezionare, senza razionalizzare.

Si conferma così una evidente volontà politica ed istituzionale del potere pubblico che impone messaggi ripetitivi ed arbitrari da MinCulPop:

tutti mafiosi, nessuno mafioso; tutti corrotti, nessuno corrotto; tutti nella monnezza, nessuno nella monnezza.

No, non è così che si risolvono le questioni importanti e storicamente radicate di un paese che è sempre stato definito come quello “delle due italie”.

Ora, la nuova dittatura tecno-burocratica che non è stata eletta direttamente dal popolo sovrano impone il suo diktat:

questo è un governo di salvezza nazionale nel senso che, noi, potere pubblico ed istituzionale, sacrificheremo una parte dle paese (il nord) per salvare un’altra parte del paese (il sud).

E questo atto di imperio, è inaccettabile, irricevibile, ingiustificabile.

L’economia non è una scienza e nemmeno solo una parola:

l’economia è quella cosa che consente a tutti di mettere un piatto a tavola ogni giorno.

L’economia, come la finanza, non accetta imposizioni, non accetta regole anti-economiche, non può consentire il sacrificio del motore economico di una nazione per salvare chi non produce ricchezza sufficiente per il proprio sostentamento, obbligandosi ad elemosinarne in mani altrui.

Non vi è alcuna dignità in tutto questo.

Non vi è alcuna regola economica in tutto questo.

Non vi è alcuna ragione umana in tutto questo.

Non si può risolvere la questione meridionale in questo modo, come non si può mettere a rischio il futuro ed il presente di un intero paese per salvare con la forza chi, non solo non contribuisce in modo importante e nemmeno sufficiente allo sviluppo economico complessivo, ma pesa invece gravemente come un parassita su di esso.

Non si può sacrificare lo sviluppo economico complessivo in una coesione forzata fra chi produce ricchezza e chi la brucia senza rispetto alcuno, bruciando contemporaneamente anche l’immagine stessa di chi produce quella ricchezza, mettendolo in gravi difficoltà, contraffacendo quella ricchezza, derubando quella ricchezza, gravando su quella ricchezza.

Ma quella ricchezza e quella economia sta prendendo il largo da un simile modo di intendere la coesione sociale e la comunità nazionale.

Le imprese fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto.

I capitali fuggono precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto.

Chiunque sia dotato di intelletto, fugge precipitosamente da questo stato di fatto e di diritto.

E se si è arrivati oggi alla imposizione di un ministero della coesione sociale, a cosa arriveremo domani?

Al mobbing ed alla intolleranza del potere pubblico, o peggio, alla persecuzione morale e materiale di ogni libertà fondamentale?

Verrà perseguitato ed incarcerato chiunque dovesse scendere in piazza al grido di libertà?

Quale avallo popolare sorregge tale coesione?

Non so se per fall out economico-finanziario o per fallimento politico-burocratico, ma è forte la sensazione che questa distanza fra stato di diritto (inteso soprattutto come casta tecno-burocratica e come casta politica) ed il paese reale aumenterà considerevolmente, invece di diminuire, sino alla dimensione del distacco.

In quel giorno, eserciti di tecnocrati, burocrati e politici capiranno l’importanza ed il valore della economia che produce ricchezza, del lavoro che produce ricchezza.

E dovranno cercarsi un lavoro, uno vero, per sbarcare il lunario, maledicendo quel giorno in cui decisero di sottomettere arbitrariamente gli interessi di quella parte del paese che producevano ricchezza, ad un sultanato dello sbafo pubblico, ad una dittatura dello spreco pubblico.

Ad ognuno le proprie responsabilità, compresi quei politici che le ragioni riportate in queste righe proclamano a parole, ma non difendono nei fatti.

Poiché è stato varcato il confine della democrazia rappresentativa.

Poiché è stato superato il limite della tolleranza economica.

E non vi è alcuna giustizia in tutto questo.

E men che meno, una coesione sociale, una giustizia sociale.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La truffa alla napoletana è il male assoluto della inciviltà italiana

giovedì, 21 luglio 2011

Fottere il prossimo tuo, non fare nulla e non lasciare che altri possano fare, non riformare ne cambiare niente e soprattutto, non consentire che altri riformino ovvero mutino lo status quo della dittatura abusiva della casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano.

Questo è il dogma vincente della inciviltà italiana, questo è il male assoluto che uccide il popolo italiano, questo è il comportamento negativo che sta suicidando il paese intero, sia quello che condivide, alimenta, promuove e progapa questo comportamento, sia quella parte del paese e del popolo che non lo condivide affatto.

Alcuni esempi della fregature, delle prese in giro, delle frodi e delle truffe che “questo stato democratico” ha assegnato al popolo sovrano:

– nel 1993 un voto referendario, strumento di democrazia diretta, determina con il 90% dei consensi l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (la madre di tutte le corruzioni politiche);
la risposta della casta politica dei truffatori di professione fu cambiare il nome alla vecchia legge (Piccoli) del 1974 e rinominare il finanziamento pubblico ai partiti come “rimborso elettorale” ed il voto referendario fu aggirato, truffato, delegittimato:

il principio del finanziamento pubblico ai partiti, abrogato dal popolo sovrano, venne di nuovo sostenuto normativamente e soprattutto rifinianziato.

– nel 1985 un altro voto referendario determina con l’80% dei consensi l’introduzione della “responsabilità civile dei magistrati che sbagliano”;
la risposta della casta politica dei truffatori di professione fu approvare in parlamento una legge che sottraeva il magistrato che sbaglia alla propria responsabilità civile, facendola ricadere invece sull’ente stato:

così il magistrato che sbaglia, continua a sbagliare (quanti sono i delinquenti ed i mafiosi che escono dal carcere per errori tecnico-giuridici, errati calcoli temporali dei processi e decorrenza dei termini?) e fa pagare il conto allo stato, invece di pagarlo di tasca propria, con il paradosso che, la casta politica dei truffatori di professione, fa pagare al popolo sovrano un errore che danneggia proprio i cittadini che sono vittime della cattiva amministrazione della giustizia.

La vera truffa alla napoletana, la frode professionale, la scorrettezza assoluta, l’infedeltà incarnata, la slealtà rappresentata:

questa è la casta politico-burocratico-partititica che gestisce il potere pubblico in nome del popolo sovrano, contro gli interessi del popolo sovrano.

E questi sono solo alcuni esempi:

potrei tranquillamente pubblicare (come già fanno altri civilissimi, dignitosissimi, democraticissimi e liberissimi blog italiani), la lista completa dei politici indagati per corruzione, falso ideologico, abusi vari e continuati del potere pubblico, per confermare che è sicuramente la casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano il male assoluto italiano, confermando che solo una assoluta distruzione di questa casta rappresenti l’unica via d’uscita futura per il popolo che lavora e per le famiglie che combattono quotidianamente per una vita dignitosa o per la mera sopravvivenza.

La truffa italiana alla napoletana è il male assoluto della inciviltà italiana perchè truffa il nord assoggettandolo ad un sud truffaldino, mafioso, fannullone e profondamente ancorato al mondo della illegalità, poiché è ampiamente provato quanto lo stato dei politici e della dirigenza meridionale non contrasti appropriatamente la casta corporativa che abusa del potere pubblico per il proprio interesse e per i propri privilegi contro la tutela degli interessi e la garanzia del popolo sovrano.

In questo stato di fatto e di diritto, lo stato stesso è messo in discussione, nella sua incarnazione di stato criminale e stato criminogeno, nella sua componente maligna di pluralità di caste del potere pubblico che vivono di danaro pubblico, di privilegi pubblici, di intoccabilità pubblica, di impunibilità pubblica, di irresponsabilità pubblica.

Basterebbe una sola norma per mettere le cose al loro posto, riportando nell’alveo della responsabilità personale, politica e professionale quei funzionari dello stato che usano il potere dello stato contro il popolo e non in suo favore, compresi i reati di corruzione e di concussione, reati che vertono entrambe intorno al cardine del potere pubblico politico-amministrativo e burocratico, basta una legge con un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”.

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore qui proposto, le pene minime partirebbero da un minimo di 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere.

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.

Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione, di concussione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione o deceda per decorrenza dei termini.

Ovviamente, come accade in tutti i paesi occidentali, normali, democratici e liberi, se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Si dovrebbe inoltre, reintegrare immediatamente la responsabilità civile personale dei giudici e vietare assolutamente e perentoriamente ogni tipo di finanziamento pubblico ai partiti politici, in ogni caso e per sempre, per restituire legalità ad uno stato che è ormai una feroce dittatura delle caste private che dominano il popolo attrverso l’uso deviato o l’abuso del potere pubblico.

Andrebbe anche imposto un limite temporale ala durata di ogni livello di giustizia, in modo da garantire l’emissione di una sentenza certa, serena e definitiva entro e non oltre 18 mesi dall’inizio del processo (6 mesi la durata di ognuno dei livelli di giustizia previsti: 12 mesi per due livelli, 18 mesi per tre livelli).

Questo dovrebbe assicurare immediatamente lo stato di diritto ai cittadini, questo dobìvrebbe garantire la casta al popolo sovrano.

Immediatamente e senza alcuna ulteriore perdita di tempo.

Ovvero, qualche cittadino coraggioso, dovrà pensare a portare queste eclatanti inottemperanze, omissioni, complicità materiali e morali e degenerazioni del sistema statale italiano degradato da sempre alla solita truffa alla napoletana nei confronti del popolo sovrano, dinanzi a livelli giurisdizionali superiori ed internazionali, che possano accogliere istanze di secessione da parte di quei territori e di quei popoli che avanzassero e manifestassero volontà di secessione da questo stato di fatto e di diritto della casta politico-burocratico-partititica dei truffatori di professione del popolo sovrano.

Un cittadino qualsiasi, un cittadino qualunque,un cittadino X.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

I poteri forti, il popolo e il dovere di essere giusti

mercoledì, 29 giugno 2011

La regola d’oro di ogni civiltà moderna, di ogni democrazia occidentale, dovrebbe essere quella di creare una interstizione fra i poteri ed i potentati forti ed il popolo sovrano, in modo da opporre all’abuso di potere dei prepotenti nei confronti del popolo, una forza in grado di competere con essi, imponendo loro il rispetto della legge, prima di tutto.

Per questo, ed in tutto il mondo, i potentati ed i poteri forti tentano sempre di aggirare o eludere il potere di contrasto della legge.

A ben vedere, talvolta questo loro agire può anche essere comprensibile, se guardiamo al caso italiano nel quale lo stato di diritto si mette spesso e volentieri di traverso alle strategie ed alle intraprese economiche, attraverso una pantagruelica burocrazia della pubblica amministrazione che preleva molto fiscalmente senza offrire adeguati servizi come corrispettivo, proprio a cominciare dalla giustizia, veramente troppo lenta, assurdamente ingiusta.

Cosicchè, il popolo sovrano in Italia, resta schiacciato fra il potere dei potenti ed il potere dello stato, entrambe affatto inclini a produrre qualcosa di utile per la gente qualunque.

Ma il caso italiano è un caso di specie differente da quello di ogni altro paese del mondo.

In Italia la politica naviga a vista, spesso senza coraggio, speculando ed indirizzando sulle questioni per ottenere un orientamento favorevole della pubblica opinione piuttosto che averne rispetto e timore.

La pubblica opinione italiana è un concetto ancora tutto da costruire, a cominciare da quel potere dell’informazione cui dedico questa frase di un giornalista americano, Henry Louis Mencken meglio conosciuto come “il saggio di Baltimora”:

“Il rapporto tra un giornalista e il potere dev’essere quello tra un cane e un lampione”.

Ma gli editori puri, come i giornalisti puri in Italia, sono definizioni che trovano difficilmente incarnazione.

Tanto è vero che, il fenomeno degli opinion leader del web, quei blogger che appunto instaurano un sano rapporto con il potere “cane-lampione”, subiscono la reazione scomposta del potere stesso, che ha tentato e tenta incessantemente di “regolamentare” il mondo libero del web, con la chiara volontà di impedire a chi ha qualcosa da dire, di dirla, a chi ha qualcosa da dare, di donarla liberamente.

A questa politica e a questi politici, dedico invece una frase di un mio amico in Facebook:

“è troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti. molto più difficile essere giusti”.

Ed aggiungerei che, il coraggio di vivere, non si vende al mercato della frutta.

Bene, dopo aver ancor più infoltito l’esercito dei miei nemici, vi lascio con una ultima affermazione.

Siate liberi e coraggiosi:

nulla è mai stato più prezioso di queste due attitudini in questo mondo prepotente.

Nulla è mai stato più umano e utile.

Gustavo Gesualdo
alias
il Cittadino X

Il 17 marzo, la confusione identitaria e “le due italie”

giovedì, 17 marzo 2011

Dopo una notte di lavoro, finalmente ho trovato riposo in un profondo e ristoratore sonno nel letto.

Dopo appena mezz’ora, sono stato svegliato da una inopportuna telefonata.

Ormai sveglio, sono andato in cucina, ho preparato un caffè e l’ho bevuto guardando fuori dalla finestra, come al mio solito.

Poi mi sono seduto, ho preparato la mia prima sigaretta mattutina (o ultima di una lunga serie notturna?) ed ho fissato il mio sguardo ancora oltre i vetri della finestra.

Un vessillo sventolava, appeso ad una finestra posta quasi di fronte alla mia.

Era un tricolore italiano.

Ah, già, oggi gli unionisti ed i nazionalisti italiani festeggiano 150 anni di identità storica italiana.

Il famigerato 17 marzo, festa di una unità italiana ancora tutta da dimostrare nei fatti, oltre le mere intenzioni.

Il caffè unito alla sigaretta, stimola il mio organismo e comincio a percepire meglio la realtà circostante.

Guardo ancora quella finestra e quella bandiera, ma ….. ma …, mmaaaah, mah!

Ma quella non è la bandiera italiana!

Il nazionalista identitario, per festeggiare la ricorrenza del 150° anniversario dall’unità d’Italia, non ha esposto la bandiera italiana, o perlomeno, non proprio quella.

Guardo ancora, inibitito, inorridito, sconcertato ….

All’improvviso, capisco, comprendo, esterrefatto.

Ma tu guarda che ignorante!

Quel dirimpettaio ha esposto la bandiera italiana al contrario, con un tricolore verticale sì (almeno quello), ma esposto nella serie orizzontale in rosso, bianco e verde!

Rido fino a farmi scoppiare un accesso di tosse, chiamo il mio coinquilino e con lui, ridiamo insieme, ancora.

Non è possibile, gli dico, guarda che idiozia, un nazionalista che festeggia esponendo la bandiera che rappresenta l’unità nazionale al contrario:

neanche la propria bandiera conosce e riconosce; altro che identità nazionalistica!

Sul mio profilo Facebook posto questa cosa, che riscuote subito un commento, anche pesante.

Terminato il momento di ilarità, comincio a riflettere sulla “stranezza espositiva”.

E mi domando:

ma come si può rivendicare l’unità di un paese conteso dalle disuguaglianze e dalle disparità macroscopiche, esponendone il simbolo unitario, il suo vessillo unico ed imperativo in modo così aberrante?

In effetti, dico fra me e me, non è la prima volta che ritrovo questa stranezza nella mia vita, avendola vista anche su alcune vetrofanie attaccate alle automobili, in errate quanto pittoresche colorazioni del volto in occasione di manifestazioni sportive, ovvero, come nel caso odierno, nella esposizione della bandiera unitaria italiana … al contrario.

Un simbolo, al contrario.

Beh, in un paese dualistico, ambiguo e sottosopra come il nostro, in un paese che vive una polemica sostanziale sulla propria condizione unitaria, un paese che per questi motivi è anche benignamente appellato come “le due italie”, una incongruenza come quella che osservo, ci sta tutta.

Infatti, a ben guardare, ogni aspetto della vita italiana sottolinea come vi esista una dislocazione della realtà, una sua scomposizione, una sua duplicazione.

La giustizia formalmente enunciata, garantita e tutelata dalla costituzione italiana e l’altra Italia, l’altra giustizia, quella che attende invano una sentenza per tempi lunghissimi, che arrivano e talvolta superano, la soglia dei dieci anni.

La libertà di informazione, enunciata, garantita e tutelata dalla costituzione italiana, e l’altra Italia, l’altra informazione, che nelle pieghe di leggi e leggine, corporazioni e albi, garantisce in modo sufficiente una informazione passiva (accesso a modi e strumenti per ricevere informazioni), ma restringe grandemente in quantità e qualità i soggetti abilitati a fare informazione attiva (accesso, modi e strumenti per fare informazione) ed arrivando addirittura a minacciare la punizione della legge nazionale, l’arresto e persino la galera, per quei soggetti che volessero fare liberamente informazione senza essersi preventivamente sottoposti alle modalità di iscrizione ad un albo (costituito e voluto dalla dittatura fascista per controllare l’opinione pubblica e mantenuto e, se si può, peggiorato sia nella prima che nella seconda repubblica) che impedisce alla stragrande maggioranza della popolazione di fare informazione attiva liberamente.
Sia che si tratti di un giornale che di un volantino, poichè è punibile con una ammenda, anche colui che volantini idee ed informazioni senza il dovuto assenso di regime.

Il diritto al lavoro garantito e tutelato dalla costituzione italiana, e l’altra Italia, quella Italia che ha scambiato il diritto al lavoro per un immaginifico diritto assoluto ad un lavoro da dipendente pubblico, ad un lavoro che non richieda fatica, che non impegni personalmente il lavoratore, che non lo obblighi al confronto con un datore di lavore interessato al bene aziendale e per questo, esigente, un lavoro che comunque ed in ogni caso, garantisca un corrispettivo chiamato stipendio che sia uguale per forza di legge, uguale per tutti, indipendentemente dalle differenze territoriali nei costi della vita, come dalla meritocrazia.
Chi lavora e chi no, chi si assenta abusando delle indennità di malattia e chi no, chi sonnecchia beatamente sul posto di lavoro e chi no, chi è raccomandato e chi no, chi produce con fatica seguendo le direttive strategiche aziendali e chi, invece, sembra non voler far altro che ostacolarle, contrastarle, abusarle.

Tutto questo, mi ricorda la lezione di vita che mi impartì il mio professore di diritto al ragioneria.

Egli, fumando incessantemente una sigaretta senza filtro dopo l’altra, spiegava ad un’aula muta e attenta, il diritto per una intera ora.

Poi, egli chiudeva il libro di diritto, lo capovolgeva, lo riapriva al suo contrario opposto e diceva:

“ecco, dopo avervi spiegato “il diritto”, cioè quello che la legge normalizza, prescrive e regola sulla carta, ora vi spiego “lo storto”, cioè quello che invece accade nella realtà quotidiana di ogni palazzo di giustizia.”

E via, a ripercorrere i temi spiegati nella prima ora, nell’altra parte della medaglia, in quella parte del pensiero medio italiano che si può racchiudere nella famigerata frase:

fatta la legge, trovato l’inganno per aggirarla e non osservarla, nella piena legalità che la legge dispone apposta per essere, essa stessa, aggirata.

Magnifico uomo quel professore, mi è rimasto nel cuore.

Egli non è più fra di noi, su questa terra, massacrato prima e ammazzato poi dalle conseguenze orribili che il suo vizio da fumatore senza limiti avevano avuto sulla sua gola e sul suo apparato respiratorio.

Lo incontrai ancora, quando privo della voce e appena tracheotomizzato, lo vidi in ospedale.

Gli rivolsi il saluto immediatamente, facendogli un nugolo di stupide domande alle quali, evidentemente, egli non poteva più rispondere con la voce.

Mi accorsi dell’errore e fu lui, a trarmi d’imbarazzo, conn una gestualità che voleva dire:
son cose che capitano, questo è il mio destino, questa è la mia vita, con quella immensa dignità che io, gli ho sempre riconosciuto.

E fu sempre lui, che incontrammo per strada quando, con un gruppo di compagni, avendo marinato la scuola, ci apprestavamo a decidere quale meta raggiungere quel giorno, con una fiammante auto ed una patente altrettanto nuova.

Ci chiese perchè non fossimo andati a scuola ed ascoltò pazientemente le nostre parole di difesa e di scusa.

Ad un certo punto, tagliò corto, e disse:

“Questo, è l’ultimo anno per voi, è l’anno della maturità.
Vi consiglio di utilizzare bene il tempo sottratto alla scuola in questa giornata, pena, una chiamata alla interrogazione che tenga conto del vostro comportamento “marinaresco”.
Vi consiglio di andare in tribunale e di assistere ad un processo, uno qualsiasi, nella prima aula che acconsenta l’accesso del pubblico.
Quel che ascolterete in quell’aula, sarà oggetto della mia prossima interrogazione nei vostri confronti.”

C’era poco da scherzare.
Il prof di diritto aveva una assoluta capacità di influenza carismatica, sia su di noi che nei confronti dei suoi colleghi, e decidemmo così, di “assoggettarci volontariamente” alla sua richiesta.

Entrammo nell’Aula di Assise del tribunale, un’aula immensa con volte alte decine di metri, con dipinti e decorazioni alle pareti e al soffitto.

Eravamo, in quello spazio immenso, gli unici spettatori.

L’atmosfera che si respirava in quell’aula di giustizia incuteva timore, dannatamente.

La scena cui assistemmo, era desolante:

la corte seduta in posizione sopraelevata, la difesa seduta in posizione sottomessa, una enorme gabbia circondata da carabinieri ed al cui interno, vi era un solo uomo, muto, disfatto e molto preoccupato.

Ma cosa avrà mai fatto quell’uomo, per essere trattato in un simile modo, guardato a vista da numerosi carabinieri armati, rinchiuso e letteralmente incatenato in una gabbia simile a quelle ove trovano rifuglio gli animali esposti in uno zoo?

Ci guardammo fra di noi, muti, perplessi ed interrogativi.

Finalmente il silenzio venne rotto dalla voce del Presidente della Corte, che chiamava a testimoniare, la moglie dell’uomo ingabbiato ed incatenato.

Finalmente, ora sapremo quale malefico crimine avrà commesso quest’uomo.

“Signora, ci dica come sono andati i fatti.”

“Beh, io, veramente ….”

“Parli, parli pure signora, non abbia timori”, continuò il giudice.

“Beh, io, quel giorno, dovevo andare come ogni sabato, dal parrucchiere, per la messa in piega settimanale dei miei capelli.”

“Continui, signora, continui”, esortava ancora il giudice.

“Dissi a mio marito (l’incatenato ndb) che avevo bisogno di soldi per pagare il parrucchiere, ma lui mi rispose che non ne aveva e che, essendo sabato, non aveva modo di prelevarne (non erano ancora i tempi dei bancomat ndb)….”

“E allora, cosa successe”, incalzò ancora il giudice.

“Mio marito mi firmò un assegno, di importo superiore alla spesa prevsita, perchè il parrucchiere lo cambiasse, come accadeva qualche volta, per una intesa ed una conoscenza personale fra i due.
Mi raccomandò di dire al parrucchiere che l’assegno avrebbe dovuto incassarlo non prima della fine mese, momento in cui, sarebbe stato pagato lo stipendio di mio marito.”

“Bene, signora. E dopo, cosa accadde?”

“Andai dal parrucchiere dove incontrai le mie solite amiche e…”

“E…? Chiese il giudice”.

La donna scoppiò in lacrime, e singhiozzando, continuò:

“io … io … pagai con l’assegno, come aveva detto mio marito, ed incassai il resto della somma che avrei portato dopo a mio marito … e .. e. ehh …..”

“Signora, si calmi, non si preoccupi, qui lei è al sicuro, cerchi di raccontarci i fatti con serenità”, disse ancora il giudice intervenendo fra i singhiozzi e le lagrime della donna.”

“E .. e …. e io … e io dimenticai di dire al parrucchiere che non avrebbe dovuto mettere allincasso quell’assegno prima del 27″ (il famigerato giorno di San Paganino dell’epoca, giorno in cui si corrispondevano gli stipendi. ndb).

Ci guardammo stupefatti.

Quel processo, quella udienza, quella corte d’assise, quei giudici, quei carabinieri, tutto quell’impegno non solo giudiziario, per una ipotesi di reato a carico di un pover’uomo reo solo di avere una moglie distratta.

Le porte della detenzione e della privazione della libertà fondamentale di un uomo, si aprivano ad accogliere un povero disgraziato che non arrivava nemmeno al grado di ladro di polli, poichè ladro egli non era affatto, e neppure omicida o violentatore e squartatore di povere donne inermi.

Che spreco, che assurdo, con una malavita organizzata che invadeva liberamente una città come quella dove noi vivevamo, la giustizia invece colpiva con matematica quanto possente durezza un povero disgraziato.

“Ora, avete compreso perchè io, dopo avervi insegnato “il diritto”, vi insegno anche “lo storto”, seppure non obbligato e nemmeno retribuito per fare questo.
La legge che dovete temere è quella di un bancario che non avverte tempestivamente un suo cliente che il suo assegno emesso senza la dovuta data di emissione, possa condurlo incatenato dinanzi ad una cieca ingiustizia.
la legge che dovete temere, è quella della non conoscenza di “quello storto” che vi ho insegnato, di quei mille e mille modi attraverso i quali si elude la giustizia e la legge, quella maglia attraverso cui, i potenti ed i ricchi di ogni tempo passano indenni, ed i poveri disgraziati restano impigliati.
Questa è la giustizia in Italia, questo è “il diritto” e questo è “lo storto”.”

La mia personale ammirazione per quell’uomo che interrogava dal banco consentendo di avere il libro di diritto aperto, pur accorgendosi immediatamente allorquando qualche impreparato tentasse di leggere e recitare più di un solo rigo di quel libro, la mia assoluta amirazione per quell’uomo, crebbe a dismisura, nella pur infelice constatazione che, di professori di quella qualità, non ne avevo mai incontrato uno uguale, in tutta la mia carriera scolastica ed anche universitaria.

Ed ecco ancora “le due italie” a confronto, nella duplice faccia della stessa medaglia del diritto e del suo contrario, con una vittoria assoluta, quotidiana ed indiscussa, proprio del suo contrario.

Ed ecco come, una telefonata inopportuna ed un risveglio brutale dal sonno dopo una notte di lavoro, portino ad alcune riflessioni sulla esposizione di un simbolo unitario come la bandiera italiana al suo contrario di-storto, che sveli improvvisamente, una unità meramente formale del paese ed una sua assoluta difformità nei fatti e nei simboli che la rappresentano, a cominciare dalla conoscenza storica e civile, civica e nazionale di come è fatta la propria bandiera nazionale e su come vada giustamente esposta.

Come pure della consapevolezza che, un assassino ed un mafioso, corrono (sarebbe meglio dire correvano, grazie a Roberto Maroni) meno rischi in Italia di un povero disgraziato dalla moglie distratta come di un affamato ladro di polli.

Ecco ancora le due facce, le due medaglie, ed ecco ancora quella bandiera italiana esposta “al contrario”, a manifestare con fierezza, l’assoluta inunicità ed ingiustizia di questo paese.

Caro professore, avevi ragione tu.

A te dedico queste mie mattutine riflessioni, originate dalla tua grande capacità umana e professionale di interpretare un libro didattico, come la realtà umana.

E’ grazie a te che io oggi, mi sento più uomo di quanto non possa mai essere stato.

Umanamente uomo, consapevole del rischio che si corre a percorrere la sola strada de “il diritto” per scelta, omettendo quella de “lo storto”, anch’essa per scelta, consapevole che un tale comportamento, potrebbe causare molto danno al mio presente come al mio futuro, ma altrettanto consapeole del fatto che tu, caro professore, carissimo padre mio, hai inseminato questo seme, al fine di veder sorgere un nuovo futuro, fatto di persone consapevoli e coerenti, mai appagate dalla strada più facile ed ovvia del vissuto quotidiano, completamente assorte in un dovere civico e civile responsabile, assolutamente immerse in una sete di giustizia vera e giusta che ancor oggi, a distanza di anni dalla tua dipartita, esiste e pervade il nostro presente.

Con immenso affetto ed ammirazione, tuo

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega della Gente

sabato, 13 novembre 2010

L’attacco al federalismo ed al riformismo leghista muove i suoi ultimi passi.

La casta politica peggiore si oppone al cambiamento dello status quo che garantisce privilegi inauditi e spreco di danaro pubblico ingiustificabile.

Questa casta ha paralizzato il governo ed ha abbandonato il paese a se stesso, condannandolo ad un futuro di malessere e di insicurezza.

Gli interessi delle famiglie e delle aziende non trovano alcuna rappresentenza politica, se non nell’azione della Lega Nord.

Il quoziente familiare che avrebbe dovuto tutelare le famiglie italiane non è mai stato varato.

Le aziende trovano in questa casta partitica un ostacolo e non una difesa, un nemico e non un complice.

E mentre il paese chiede almeno che siano eliminati gli sprechi dell’apparato pubblico sia nazionale che locale e che vengano eliminati i fattori che conducono alla delocalizzazione all’estero dei siti industriali italiani, questa indecente casta partitica gioca sporco e pretende di fermare il paese, di piegarlo ancora una volta ad interessi che non hanno nulla a che fare con quelli delle famiglie e delle aziende.

Quale valore e quale senso ha una aprire una crisi di governo in questo momento storico se non quello di affossare ancor più il paese in una crisi già di per se dolorosissima?

Forse il senso di creare fratture socio-economiche tali da rendere irriducibili le distanze fra il paese reale e lo stato di diritto?

Forse il senso di fermare il più grande contrasto al mondo delle organizzazioni mafiose che questa repubblica abbia mai testimoniato?

Ma il compito della politica non dovrebbe essere l’esatto opposto?

E questa “cosa”, la possiamo chiamare politica?

Per fortuna che la Lega c’è, altrimenti questo paese non avrebbe più alcuna speranza per il futuro, altrimenti, le famiglie e le aziende italiane dovrebbero trasferirsi in massa in paesi come la Germania, laddove una casta politica siffatta, non avrebbe motivo di esistere.

E di resistere.

Dopo lo storico fenomeno della migrazione delle famiglie dall’Italia, è iniziato anche il fenomeno della migrazione delle aziende.

Da qui, fuggono tutti, atteriti.

Da questa condizione di “follia politica suicida” scappano via, tutti.

O paventano di farlo.

Di questo passo, per ottenere lo status di rifugiato politico all’estero nel futuro, sarà sufficiente presentare un passaporto o un documento di identità della repubblica italiana, un documento valido e non scaduto che attesti che il soggetto ha avuto la sfortuna di nascere in un paese dove la politica è pura follia e le istituzioni sono spesso piegate e deviate a mero “strumento” di questa follia, dove lo stato viene suicidato e l’anti-stato avanza.

Non è possibile condividere questa follia, come non è possibile che questa follia venga ancora tollerata.

Non ci si può prendere gioco così impunemente degli interessi di un intero paese, non si può ricattare un intero paese a fini di mera bottega partitica, come non si può giocare con il futuro della aziende e delle famiglie.

Queste semplici considerazioni di un cittadino “X”, di un cittadino qualunque, sono utili alla migliore comprensione di quale sia il “vero problema” di questo paese?

E se l’anti-politica avanza, se l’anti-stato corrode e corrompe, perchè nello stato vi è solo la Lega Nord a chiedere e pretendere di cambiare questo status quo?

Perchè questa casta partitica pretende di agire in un sistema di monopolio (non autorizzato, non delegato, non condiviso) nel governo del paese?

Perchè le regole democratiche consentono a questa casta partitica di produrre una politica che non incontra la domanda di cambiamento dello status quo da parte del popolo sovrano?

Forse gli studi di un certo Antoine-Augustin Cournot, – filosofo, matematico ed economista francese – sull’incontro fra domanda ed offerta in un libero mercato possono aiutare a comprendere meglio cos asta accadendo in Italia in questo momento.

Forse, lo studio delle regole che consentono non un primato della politica, ma un primato del monopolio o dell’oligopolio partitocratico, possono aiutarci a capire quella voglia matta che hanno famiglie ed aziende di fuggire da questo paese.

Perchè se la partitocrazia intende ancora produrre una offerta di servizi pubblici (l’impegno politico è il servizio pubblico per eccellenza) in un regime in cui decide essa stessa a quali condizioni di qualità e quantità offrire tali servizi e, soprattutto, a quali costi, ebbene, domanda ed offerta di tali servigi non si incontreranno casualmente formando un “prezzo” economicamente interessante ed un rapporto fra quantità e qualità conveniente, impedendo di fatto al popolo quella partecipazione attiva che contribuisce alla formazione di un “prezzo politico” accettabile, di un “prezzo comunitario” considerabile, di un “patto sociale” interessante.

E se tale punto viene deciso autonomamente dagli interessi delle segreterie partitiche, allora, domanda ed offerta non si incontreranno mai, poichè non ci sarà nessun popolo disposto a pagare un prezzo inaccettabile, punitivo, fuori mercato.

E allora, questo popolo, nelle sue forme fondamentali nucleali di famiglie ed aziende, potrebbe dedicere di rivolgersi altrove, laddove l’offerta di servizio pubblico complessiva, risponda meglio alle loro esigenze.

Ed è proprio quel che sta accadendo.

E non c’è da meravigliarsi se l’offerta politica leghista riscuote sempre maggiori consensi dal popolo sovrano in questo mercato monopolista, poichè la sua è una offerta “ritagliata” per soddisfare le esigenze del popolo, e non per curare gli interessi delle segreterie partitiche.

L’offerta politica leghista quindi, spacca il mercato politico, aprendo strade di libertà mai percorse prima in questo paese “bloccato”.

E la reazione scomposta e indecente della casta partitica peggiore cui stiamo assitendo in questi giorni, valida questa teoria in modo perfetto.

Ecco spiegato perchè la lega della gente è un movimento popolare, mentre tutti gli altri partiti politici sono attanagliati da una profonda crisi che rischia seriamente di mettere in forse il futuro del paese, una crisi “isterica” che è il male assoluto del sistema stato, una crisi di nervi che valida totalmente le scelte leghiste.

Tutti pazzi per la Lega Nord, insomma.

Ancora e per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La costituzione italiana

martedì, 24 agosto 2010

C’è oggi, nel paese, una fazione che tenta di suicidare il paese in nome dello stato.

E’ la visione massimalista di una costituzione eccessivamente rigida, inadeguata ed inadeguabile (il quorum richiesto per le modifiche costituzionali è assurdo) alla vita reale del paese.

Questa costituzione, in gran parte irrealizzata o mortificata dalla legge ordinaria, è essa stessa (incolpevolmente e suo malgrado) il primo impedimento alla realizzazione delle riforme in questo paese, al cambiamento di questo paese.

E’ nella realtà che l’applicazione della costituzione formale ucciderà quella riforma della prassi politica sostanziale che è avvenuta nel paese da tangentopoli ad oggi.

Non la costituzione quindi, ma la sua rigida applicazione senza intelligenza è un ulteriore ostacolo fra paese reale (che ormai va avanti per conto suo, stufo di certa casta politica dura a morire) e stato di diritto, che si allontanano reciprocamente ogni giorno che passa.

Questa è la realtà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X