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Invasione islamica e sinistra resa d’Occidente

domenica, 8 maggio 2016

Però, funziona questo terrorismo islamico

Attaccano Casa bianca, Pentagono e Twin Towers e i democratici americani si calano le braghe e candidano e fanno eleggere Barack Hussein Obama II come presidente degli Stati Uniti d’America

Attaccano Londra, Madrid, Parigi e Bruxelles e i laburisti britannici candidano e fanno eleggere Sadiq Khan a sindaco di Londra

Però, funziona questo terrorismo islamico che tutti dicono di voler eliminare e nessuno elimina mai

La strategia c’è, e si vede, e si paga

Invasione islamica d’Europa compresa e non esclusa

Delle due l’una:

o esiste un nesso di causalità tra il terrorismo islamico e il comportamento delle forze politiche di sinistra in occidente

o esiste un qualche altro piano strategico, ben delineato, coordinato e preciso che punti alla infiltrazione delle libere democrazie occidentali proprio attraverso l’invasione musulmana incontrastata, ingovernata e incontrollata e l’uso delle regole democratiche per raggiungere il potere con mezzi democratici

Peccato che in ogni paese musulmano del mondo l’islam si sia rivelato antitetico alla democrazia e il risultato della invasione islamica in Occidente si preannunci disastroso e irrimediabile

Strano è che questo pericolo per le democrazie sia supportato dalle forze politiche che si autodefiniscono come democratiche e strenui difensori della democrazia

Politicamente corretto

Umanamente malato, degenerato, folle, stupido, suicida e traditore proprio di quegli ideali di cui si favorisce l’estinzione e si pretende di sostenere e difendere

Di solito non sbaglio mai una analisi e credo fermamente che questa azione negativa delle sinistre in Occidente porterà ad una loro irrimediabile estinzione

Corsi e ricorsi storici?

No, stupidi e sconfitti ancora una volta, come la storia insegna

Non sembra una questione politica, ma di deficienza cognitiva, intellettiva e mentale.

Altrimenti, si apre la strada alla questione del tradimento organizzato delle democrazie proprio in nome della democrazia

Scegliere liberamente non significa sottomettersi per viltà al terrore

Significa essere uomini e donne liberi e democratici che in un libero territorio democraticamente governato difendono liberamente la libertà e la democrazia nei loro paesi e nel mondo

Dio mio, che teste di cazzo penose e pericolose che siete:

fate venire i brividi e accapponare la pelle

Impossibile accettare la vostra resa:

è irricevibile, inaccettabile, impagabile

Proprio come voi vi dimostrate:

impagabili idioti che fanno e sono la felicità del proprio nemico

Finirete spazzati via, dispersi, distrutti e sconfitti dalla vostra stessa idiozia

Complimenti

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader

venerdì, 9 novembre 2012

Si dimette il direttore della CIA, David Petraeus :

«Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader»

Incredibile dichiarazione all’indomani della vittoria presidenziale democratica di Obama dalla viva voce del suo mancato concorrente repubblicano, Petraeus.

Cosa sta accadendo ai vertici della intelligence americana?

Cosa sarà dell’alleato israeliano?

Cosa sarà delle missioni di pace all’estero?

Cosa sarà della minaccia nucleare iraniana e coreana (del nord)?

Cosa cova sotto le ceneri di questa campagna elettorale presidenziale americana?

Personalmente, non riesco a credere alla motivazione addotta da Petraeus e non mi convince nemmeno il contesto e la tempestività, oltre che la tempistica, che sembra studiata a tavolino.

Anzi, è l’intera vicenda che non mi convince, affatto.

Mi lancio in una (in)credibile e surreale interpretazione personale.

Io la leggo così :

il capo della CIA Petraeus, da sempre in contrasto con la presidenza Obama, si dimette adducendo una “motivazione” che non rispecchia il proprio comportamento, ma quello del presidente Obama.

Siamo di fronte ad un nuovo caso Clinton-servizietto orale-alla-Casa-Bianca modello Monica Lewinsky?

E se fosse invece un tradimento omosessuale?

Michelle Obama è moglie di un leader, anzi, del Leader Americano per antonomasia.

Obama rieletto presidente ringrazia la moglie per averlo aiutato a vincere e sottobanco la tradisce?

Magari con un altro uomo?

Scandalo alla Casa Bianca.

Prossimamente su questi schermi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa

giovedì, 29 marzo 2012

Leggo del fallimento pilotato a mezzo concordato preventivo della storica Cooperativa Muratori Reggiolo.

Un simbolo del mondo cooperativistico naufraga in un fallimento che espone centocinquanta milioni di euro di debito e danneggia pericolosamente tutte le aziende che attendono pagamenti arretrati e servizi inevasi dalla coop.

Il rimborso delle somme vantate come crediti è previsto differente a seconda della qualificazione:

il 100% del rimborso va soltanto ai primi creditori, e cioè dipendenti, artigiani, cooperative di produzione e lavoro, professionisti.

Ma il percorso è lungo e vi sara ancora molto da attendere per un eventuale recupero delle somme.

Sempre che la crisi possa attendere un recupero di liquidità così lento e farraginoso per garantire un futuro alle stesse aziende creditrici.

Si manifestava così il caso del “fallimento cooperativistico”, un fallimento che viene visto e letto in molti modi differenti.

L’efficienza e l’efficacia amministrativa di una cooperativa deve fare, secondo la mia opinione, i conti con la latitudine e la longitudine del suo realizzarsi, del suo riprodursi.

Insomma, una cooperativa che preveda piani pluriennali di investimento e di lavoro produce uno scopo economico certo, assolutamente previsto, cercato e voluto.

Certo che le politiche di un paese come Israele che nel passato è stato riconosciuto come una delle più avanzate economie mondiali basate sulla conoscenza, l’inglese know how (knowledge economies), e con il più alto tasso pro capite di capital-risque (venture capital) globale nel segno del più gran numero di aziende quotate nella Quotazione automatizzata dell’Associazione nazionale degli operatori in titoli (Nasdaq) dopo gli Stati Uniti d’America, queste economie non possono essere parametrate sic et simpliciter alla condizione italiana.

Bisogna ricordare che, nei territori in cui i palestinesi coltivavano sì e no qualche albero di ulivo, l’insediamento e l’applicazione dell’ingegno israeliano hanno consentito la nascita e la crescita del primato mondiale agricolo nella produzione del pompelmo, che nella sua crescita, necessita di grandi quantità di acqua.

Ed occorre anche ricordare come sino alla metà degli anni ‘90 Israele riceva una quantità trascurabile di investimento straniero, investimento che invece decolla letteralmente solo dopo la profonda riforma della privatizzazione e della liberalizzazione del mercato del lavoro e del capitale.

Che sia di insegnamento agli avversari delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni del mercato del capitale e del lavoro italiano.

E sono sempre gli israeliani hanno inventato lo stimolo delle nuvole a mezzo bombardamento con ioduro d’argento sin dal 1961, un agente chimico che favorisce l’aggregazione delle molecole d’acqua per creare grandi gocce abbastanza pesanti da precipitare al suolo sotto forma di pioggia.

Il colosso comunista cinese aperto all’economia di mercato, che di cooperative ha dimostrato di sapere qualcosa, in questi giorni e su questo tema sembra fare sul serio:

qualche giorno fa Pechino fa ha annunciato un piano da un miliardo di yuan (circa 120 milioni di euro) per riuscire, entro il 2015, ad aumentare del 10% le precipitazioni nelle zone rese aride dalle siccità derivanti dai cambiamenti climatici.

Capirete bene l’ordine di grandezza di conoscenza e di applicazione di cui andiamo discorrendo.

Ma torniamo alle cooperative italiane ed al fallimento del loro modello.

Con tutti i privilegi di nicchia, le defiscalizzazioni e le agevolazioni nel costo del personale (cooperative di lavoro), le cooperative italiane dovrebbero reggere benissimo alla crisi economico-finanziaria, anzi, dovrebbero svettare come modello di riferimento da seguire per salvare una economia di mercato.

Se solo le coop italiane non si occupassero di politica partitica e sindacale, i risultati sarebbero molto differenti.

Ma dove differisce ancora il modello cooperativistico mondiale da quello italiano?

Beh, il dato identificativo italiano più deteriore è certamente quello dello stile di vita definito come un “bizantinismo” dallo stesso premier Mario Monti.

E questo bizantisnismo, ha prodotto nel tempo un sistema abominevole in cui l’efficacia e l’efficienza amministrativa sia nel pubblico che nel privato, siano state pesantemente condizionate da fattori estranei alla produzione di merci e servizi.

Perché il sistema cooperativistico italiano, laddove tutti sono padroni e nessuno è padrone, ha lasciato emergere un mondo di piccoli e grandi arbitrii ed abusi.

E allora, come si potrebbe mantenere inalterata l’intelligenza del modello cooperativo in un sistema alterato come quello italiano, laddove la ricerca di una sicurezza assoluta nel mondo del lavoro ha prodotto una devastante modifica degli scopi cooperativistici e non solo quelli?

Insomma, per evitare abusi ed arbitrii ed ottimizzare contemporaneamente le finalità cooperativistiche, andrebbe inserito un artificio anti-bizantino che imponga al momento della costituzione di una cooperativa, l’indicazione di una durata della Coop pari ad un anno solare e non ai soliti 99 anni inseriti per prassi.

Così, ad ogni scadenza annuale, il presidente del consiglio di amministrazione della cooperativa deve garantire i risultati economici comuni promessi ai soci oltre che una efficiente ed efficace azione economico-amministrativa, se intende confermarsi presidente della prossima e “nuova” coop.

Dimostriamo così, infine, che ll precariato in Italia giova alla efficienza ed alla efficacia amministrativa come al normale andamento del mondo economico e del lavoro, così come avviene in tutto il mondo civile ed avanzato.

Ed ora, che si dia fuoco alle polveri:

gli amanti di una impagabile sicurezza personale nelle prospettive del mondo del lavoro italiano e globale e della garanzia del posto fisso, più fisso di una crocifissione, possono aprire il fuoco di chi ha torto sapendo di aver torto, di chi non conosce che il proprio arido egoismo da contrapporre alla produttività, allo sviluppo economico e ad una diffusione della ricchezza così prodotta anche sulla base del merito oltre che della naturale solidarietà umana nel paese in cui si vive e del resto del mondo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

America Mon Amour – 11/09/2001

sabato, 10 settembre 2011

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Stasera mia moglie indossa una maglia completamente nera, con una bandiera americana stampata sul petto.

Ricordo ancora quando acquistammo quella maglia.

Era l’11 settembre 2002 ed eravamo ospiti di un villaggio turistico di proprietà tedesca nel sud della Puglia.

La sera precedente avevo chiesto al direttore del villaggio, quali momenti di riflessione avesse programmato nel primo anniversario dalla tragedia delle Twin Towers.

La Germania era uno di quei paesi che avevano mal digerito la voglia statunitense di inseguire il terrorismo e di combatterlo in tutto il mondo.

Quindi il direttore, con poca abilità e diplomazia, fece intendere che nulla sarebbe stato organizzato in quel villaggio per ricordare l’evento storico che ha sconvolto gli equilibri mondiali più di ogni altro.

Fu così, che alla mattina dell’11 settembre, io e mia moglie uscimmo dal villaggio e ci recammo nel più vicino centro abitato con l’intenzione di acquistare un capo di abbigliamento che raffigurasse un simbolo degli USA.

Trovammo solo una maglietta nera, con stampata sul petto la bandiera a stelle e strisce.

Era un indumento femminile.

Mia moglie lo indossò.

Tornammo nel villaggio e ci recammo a fare colazione.

Il direttore, ossequioso, ci accolse all’ingresso della zona adibita alla prima colazione.

Un sorriso smagliante fu la risposta che gli consegnammo, dopo aver visto il suo viso trasformarsi alla vista della maglia a stelle e strisce.

Grande fu la sorpresa di vedere all’interno un altro cliente che si era completamente bardato di bandiere americane:

ne aveva sulla bandana, sulla maglia, sul pantaloncino, sulle calze e persino sulle scarpe.

Ci scambiammo un sorriso, solo uno.

Ora, a distanza di tanto tempo, e guardando quella maglietta, mi domando:

cosa abbiamo imparato noi italiani e noi europei da quella tremenda lezione della storia?

Cosa vuol dire la politica filo-araba di italia e UE?

Abbiamo già dimenticato a chi deve l’Europa la propria libertà?

Abbiamo già dimenticato che l’Italia deve la sua indipendenza economica, la sua sicurezza esterna ed interna e la sua potenza politica alla fraterna amicizia degli americani?

E se non abbiamo dimenticato tutto questo, perchè, nonostante tutto questo, li stiamo tradendo?

Durante l’ultimo governo Prodi, il ministro per gli affari esteri D’alema rafforzò la politica di avvicinamento alle frange arabe più estreme e più vicine al terrorismo islamico.
Fu in quel periodo che scrissi America Mon Amour.
In ricordo degli uomini e delle donne che hanno perduto la vita a causa del terrorismo islamico fondamentalista.
Dedicato a coloro i quali difendono quotidianamente la libertà in questo mondo sempre meno libero e sempre più violentato dal terrorismo religioso a matrice islamica.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

PS
Ora, che l’intero sistema arabo del Mediterraneo è imploso, oggi che il Mediterraneo è in fiamme, quali considerazioni possiamo rilevare nei confronti dei fautori e dei sostenotori della politica filo-araba italiana ed europea?

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo mondo non attende nessuno

sabato, 30 luglio 2011

Gli Stati Uniti d’America in crisi su un debito pubblico a stelle e strisce che è totalemente in mano ai cinesi.

L’Europa in crisi profonda di identità paga il costo del fallimento di un modello socio-politico multiculturale che è fallito in partenza ed il malfare dei paesi che si sono indebitati sino al collo nella convinzione che avrebbero trovato in ogni caso un idiota che rifinanziasse il loro debito pubblico all’infinito, consentendogli un tenore ed uno stile di vita ben superiore alle loro possibilità e capacità.

Cina e India riprendono il loro naturale posizionamento di leader economici globali, perduto con la nascita e l’evoluzione degli Stati Uniti d’America, l’avvento del colonialismo e delle due grandi guerre.

La Russia post-comunista, pur nelle sue difficoltà sociali ed identitarie, si profila come un paese solido, politicamente esperto e ricco di risorse strategiche naturali.

Dalle ceneri di una Europa devastata dall’invasione di flussi migratori soprattutto islamici, poco o affatto integrati, risorge una Germania finalmente riunita, equilibrata, forte e politicamente razionale, leader indiscussa dotata di importanti capacità di tenuta socio-economica alla crisi e di resistenza alle aggressioni esterne.

Francia e Gran Bretagna, scosse sin dalle fondamenta da questioni sociali ed economiche importanti ed alle prese con presenze importanti di immigrati islamici affatto integrati o intenzionati ad integrarsi, rifuggono dai problemi interni avviando una neo colonizzazione dei paesi ricchi di risorse energetiche come la Libia, contribuendo ad accendere il fuoco delle sollevazioni popolari in tutto il Mediterraneo.

L’Italia perde negli ultimi venti anni tutte le posizioni dominanti nelle classifiche dei paesi industrializzati e di potenza economica, riducendo sempre più il proprio ruolo e la propria identità, sia interna che esterna.

Alle prese con una situazione dei conti pubblici impossibile ed un sistema di gestione della cosa pubblica che sembra fatta apposta per favorire un sistema corrotto e politicamente instabile, dotato di una classe dirigente che appare più come un fattore di aggravio di ogni crisi piuttosto che elemento di propulsione e di soluzione delle crisi stesse.

Dotata di un welfare e di una pubblica amministrazione costosi, inefficienti e spreconi, che non fanno la felicità dei cittadini, bensì quella dei furbetti e dei corrotti, impedita nella competizione produttiva da una pressione fiscale che non fa la felicità degli imprenditori e nemmeno dei lavoratori dipendenti, bloccata da una giustizia lenta e incerta che allontana i finanziatori esteri e fa fuggire precipitosamente le aziende italiane che delocalizzano le loro imprese all’estero in paesi dove la corruzione sia un fenomeno contenuto, constratato e controllato, la giustizia un elemento di certezza e di equilibrio, la pressione fiscale un fenomeno sopportabile e lo spreco ed il ladrocinio continuo del danaro pubblico solo un vecchio ricordo da dimenticare.

In questo quadro si muovono gli interpreti della crisi del secolo, di una crisi che offre aspetti di positiva selezione dei paesi come delle aziende che corrispondono a criteri di sana efficienza, come pure dei soggetti individuali e delle corporazioni che in uno stato inefficiente e politicamente malgovernato, trovano molteplici motivi di arricchimento ingiusto ed immorale, se non illecito ed illegale, così come l’informazione pubblica quotidianamente asservita e silenziosa, tanto da imporre a nuovi segretari di partito, la mera intenzione di costruire “partiti degli onesti”.

Il rischio default è vicino ad ogni paese che non riesca a garantire efficienza amministrativa, buongoverno dei conti come degli apparati e dei poteri pubblici, senso del dovere e spirito di sacrificio.

Soprattutto, di una classe politica che sia costituita da lavoratori ed imprenditori, e non di politici di professione, mai impegnati (nemmeno un giorno) nel mondo del lavoro privato non collegato o condizionato dalle scelte politiche (la storia imprenditoriale del premier dimostra come l’impresa italiana sia subordinata totalmente alle scelte politiche e richiami imprenditori indirizzati al facile arricchimento procurato dagli appalti pubblici, dalle riserve pubbliche, dai finanziamenti pubblici e dai concorsi pubblici), in grado di interpretare e conseguentemente di governare un paese che lavora per vivere, nelle difficoltà di una profonda crisi aggravata dalle scelte opportunistiche, egoistiche ed assolutamente idiote di una casta politica che andrebbe rinnovata in toto, di un sistema politico-istituzionale che andrebbe riformato, dimagrito e indirizzato a migliori intenzioni di tutela degli interessi di un popolo sovrano che è stato espropriato di ogni bene, compreso quel bene comune che una res pubblica nazionale come è quella italiana, pretende arrogantemente di governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Guerra Santa islamica: fra terrore e usurpazione

lunedì, 2 maggio 2011

Bin Laden, il fondatore del MAK e della organizzazione terroristica islamica Al Quaeda, è morto, ucciso da un commando militare americano in territorio pachistano, lì dove si è sempre pensato si nascondesse.

Si chiude così un’era di terrore nella ideologia religiosa reale di un Islam egemone nel pianeta Terra, terrore che culminò nel famigerato eccidio terroristico dell’11 settembre 2001, in un folle piano di annientamento dei luoghi simbolo del potere cristiano ed occidentale nel mondo attraverso il dirottamento ad uso terroristico di quattro voli civili commerciali, per lanciarli contro i seguenti obiettivi:

le due Torri Gemelle, le Twin Towers del World Trade Center di New York, simbolo della economia e del commercio mondiale;

il Pentagono, quartier generale del Ministero della Difesa USA;

il Campidoglio, meglio conosciuto come la Casa Bianca, residenza dei presidenti degli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno, il mondo è cambiato parecchio, risvegliato improvvisamente da un nuovo tipo di guerra, cui nessun paese occidentale era in grado di porre contrasto.

Una miriade di attentati terroristici nel mondo seguì quel maledetto giorno, ovunque, questo nuovo quanto antico pericolo, ha terrorizzato e ucciso, nel nome dell’Islam.

La morte dell’ideatore e dell’organizzatore di questa assurda guerra religiosa, pone fine ad un ciclo temporale ben preciso e delineato, all’interno del quale questa nuova guerriglia islamica, ha terrorizzato ovunque:

Russia, Cina, Giappone, India, Europa, Africa, Asia, America del nord, America del Sud, mondo arabo.

Il metodo utilizzato è stato di una violenza e di una barbarie incredibili, clonato da uno stile di vita che è divenuto esso stesso simbolo di terrore e devastazione:

quello Talebano.

Ma la scomparsa di Bin Laden, coincide (casualmente?) anche con il fallimento catastrofico di quasi tutti i sistemi statuali che imponevano la legge coranica:

Libia, Egitto, Siria, Tunisia.

Forti scuotimenti in tutti gli altri paesi islamici:

Arabia Saudita, Iran, Giordania, Yemen.

E’ la fine del sistema islamico, scosso sin nelle sue fondamenta, incapace di ricevere e garantire libertà e democrazia, come dimostrato dalle catastrofi umane afgana, irachena e somala.

Il Libano, in tutta questa storia, è un capitolo a parte, essendo imploso più volte e proprio per mano di quei paesi islamici estremisti che finanziavano il terrorismo integralista, nemico giurato della componente cristiana libanese.

E’ la fine di quel mondo politico italiano e mondiale che guardava con simpatia a quei movimenti politici ed a quelle dittature islamiche che oggi sono sull’orlo di una guerra civile, se già non vi sono ampiamente immersi.

Non era un eroe, Bin Laden, ne un mito politico:

egli era solo un pazzo violento e sanguinario.

Si chiude così un capitolo storico, che avrà sicuramente ancora strascichi e conseguenze nella nostra vita quotidiana, a cominciare proprio da quella fuga in massa di islamici che cercano di immigrare clandestinamente in Europa attraverso le frontiere italiane, attraverso quel paese che, la stessa Unione Europea, osteggia nel suo tentativo naturale e di diritto di difendersi da questa invasione.

Ma anche questo, è un paragrafo di quel capitolo della storia contemporane affatto ambiguo che titola “Guerra Santa, espansione demografica islamica ed egemonizzazione dell’Islam nel mondo”.

Questo è il pericolo più grave che corre l’intero occidente in questo momento.

Si tratta di un’altra Guerra santa, più subdola e insinuante, che prevede l’infiltrazione dei paesi occidentali da parte di enormi quantità di islamici, sotto forma di immigrazione clandestina, stoltamente tollerata ed accettata, che punta esclusivamente a prendere il potere attraverso la regola dei numeri delle democrazie.

Una volta raggiunto il limite democratico che conduce al potere, essi imporrebbero la legge coranica in tutto il globo.

Questa è l’eredità che lascia il folle Bin Laden all’umanità.

Questa è l’aggressione che dobbiamo combattere strenuamente.

Questa, è la nostra “sfida per la sopravvivenza”, combattuta in una guerra di civiltà e di identità territoriali, etniche, religiose, storiche e culturali che non si confrontano, a causa della volontà islamica di non integrarsi, ma di insediarsi in altri territori, scalzando popoli, regole, libertà e conquiste democratiche al costo della volontà del Profeta Maometto, della sua idiosincrasia razzista e violenta nei confronti di chi è diverso da un islamico.

Non vi è pace in questa sfida, non vi è solidarietà ne amore.

E noi occidentali, non dobbiamo commettere l’errore mortale di combattere questa Guerra Santa invitando alla pace, offrendo solidarietà, donando amore.

L’espansione demografica islamica è l’altra faccia del terrorismo islamico, quella buona e pietosa, quella che si insinua al meglio nelle pieghe della nostra cristianità, del nostro modello democratico e liberale, al solo fine di infiltrarlo sino alla saturazione democratica, prendendo quel potere che il terrorismo non è riuscito a prendere, raggiungendo il governo dei paesi occidentali per poter uccidere l’occidente dal di dentro, dall’interno.

L’affermazione della Shari’a attraverso il metodo democratico, questo è il loro vero obiettivo.

Questo è il nostro pericoloso nemico.

Questo è il futuro che dobbiamo assolutamente scongiurare.

la Guerra Santa di Bin Laden è fallita.

La Guerra Santa di Maometto è invece ancor viva e vegeta.

Difendetevi popoli liberi, oppure pregate per le vostre povere anime, poichè esse non vi apparterranno più.

Come pure le vostre case, le vostre vite, le vostre famiglie.

E’ morto Bin Laden, il principe del terrore.

Non è morto il suo progetto terroristico.

Ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi e rendendosi invisibile al suo odiato nemico infedele:

il mondo libero e democratico occidentale.

Noi, per dirla in una sola parola.

Difendersi da questo attacco, non è un diritto, ma un sacrosanto dovere cui è vietato mancare.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Mondo Mussulmano deve riconoscere Israele, oppure accettare il proprio fallimento.

lunedì, 25 aprile 2011

Il quadro politico nel Mediterraneo, si svolge giorno dopo giorno, confermando il fallimento totale delle dittature religiose islamiche camuffate da stati democratici più o meno rivoluzionari.

Il mondo islamico paga il prezzo di una assenza identitaria che superi l’omologazione religiosa mussulmana.

Ora sappiamo più di prima che, dal mondo dell’Islam, noi occidentali non abbiamo proprio nulla da imparare.

Ora, sappiamo con certezza che, l’avversione alla esistenza di un popolo e di uno stato israeliano in Palestina, è solo il frutto di un razzismo e di una xenofobia malcelate che derivano da un certo modo altezzoso ed arrogante di interpretare l’islam nel mondo arabo.

Non c’è amore in questo islam fondamentalista ed estremista, non c’è amore negli attentati terroristici di matrice islamica, non c’è amore nell’invidia e nella gelosia nei confronti del popolo israeliano, che ha fatto di un deserto, un paese ricco e potente, che traina il benessere di moltissimi mussulmani.

Se esiste un islam veramente moderato, oggi dovrebbe cogliere l’occasione per un mea culpa, per una revisione dei concetti di bene e male sinora espressi dal mondo mussulmano, per un riordino delle priorità umane rispetto al dettame di una religione che, non riesce proprio ad emergere dal suo passato tribale e feudatario.

Ma conoscendo l’infinito quanto ingiustificato orgoglio mussulmano, questa opera di revisione, non avverrà mai.

Eppure basterebbe un gesto d’amore per cambiare tutto molto rapidamente, per isolare estremisti e fanatici, folli dittatori e terroristi, basterebbe un solo atto per dare un nuovo corso alla vita dei paesi arabi, per impedire che i loro popoli invadano le coste italiane alla ricerca di quella libertà e di quel benessere che i loro governi ed il loro modo di intendere la religione, gli ha negato e gli nega da sempre.

Basterebbe ammettere di aver sbagliato tutto, basterebbe ammettere che lo stato di Israele esiste ed ha diritto alla sua esistenza per lanciare un messaggio di amore, di speranza.

Mai più kamikaze, mai più guerre e violenze, mai più far prevalere l’odio sull’amore.

Se solo volessero, gli stati islamici potrebbero raccogliere questa opportunità offerta loro dalla storia, per cominciare una nuova via, un nuovo vangelo, un nuovo solco di vita e di speranza.

Ma sapranno andare al di la del bene e del male, sapranno superare ignoranze ataviche e inumanità insopportabili per raggiungere questo immenso bene?

Sapranno riunirsi e dimostrare al mondo che, la loro religione, il loro dio, non sono culla e incarnazione del male assoluto?

Sapranno offrire ad Israele ed al mondo intero una testimonianza umana di bene assoluto?

Sfida terribile e temibile.

Ma se i popoli arabi e mussulmani non sapranno raccogliere questa sfida e superare i loro complessi di inferiorità e la loro insita arroganza sul resto del mondo, se non si dimostreranno capaci di superare le loro profonde insicurezze e le loro tenaci ritualità senza pietà, allora vi è da domandarsi se non sia lecito lasciarli al loro destino, da loro scelto, da loro intepretato e da loro incarnato.

Se questa sfida non verrà raccolta, ancora una volta, se il diritto alla esistenza di Israele non dovesse essere riconsociuto, l’occidente dovrebbe adeguare la propria risposta ad un tale linguaggio odioso e rancoroso, privo di ogni pietà e speranza.

Se il mondo mussulmano non dovesse dare segnali forti, decisi e tempestivi di volontà positiva, l’occidente dovrà trovare il coraggio di chiudere le frontiere del proprio benessere, della propria democrazia e della propria libertà a quei popoli che, negano essi stessi e per primi, una uguale dignità e solidarietà al popolo israeliano.

Non siete capaci di essere umani?

Chiedete l’elemosina di una accettazione benevolente dei vostri figli in fuga dalla vostra disperazione senza pagarne il relativo costo?

Siete voi stessi l’origine del vostro male:

curatelo.

E curate i vostri malati, curate i vostri bisognosi, curate i vostri diritti, curate le vostre libertà, curate il vostro benessere, curate i vostri affetti, curate i vostri stati, curate i vostri territori:

da soli.

Nella solitudine che certa arroganza e certa ignoranza debbono attraversare per divenire amore.

Riconoscete Israele, subito.

Cessate ogni azione terroristica nel mondo e combattete voi stessi il vostro terrorismo fondamentalista ed estremista.

Solo così vi renderete veramente ed umanamente uomini e donne liberi.

E se tutto questo non lo raggiungerete, che sia la vostra ignoranza e la vostra arroganza ad indicare il vostro destino, che si preannuncia un destino di povertà e di dolore, di rivoluzioni, di povertà e di guerre.

Dovete scegliere:

o stare con il resto dell’umanità e starci con responsabilità, ovvero isolatevi nel vostro mondo fatto di quel che voi stessi vi avete messo dentro.

Mussulmani, ora o mai più:

riconoscete lo Stato Democratico di Israele.

O non bussate mai più alla porta dell’odiato quanto desiderato Occidente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo modello politico di riferimento: il leghismo

martedì, 22 marzo 2011

Si afferma, ogni giorno di più, un nuovo modello politico nel nostro paese, come nel mondo intero.

Un modello che poggia, senza alcun pregiudizio, sulle solide basi di “scelte ragionate” e non dettate da adesioni faziose e di parte.

L’esempio della posizione leghista sulla questione libica, ne è un esempio lampante.

I detrattori di questo modello politico, desideravano in cuor loro, vedere una Lega all’attacco a testa bassa e senza alcun discernimento dell’accoglienza dei profughi libici.

Ed ecco invece, l’intelligente politica maroniana che punta ad impedire che il nostro paese venga preso d’assalto da un numero impossibile di profughi cui non abbiamo ne un lavoro ne un futuro da offrire, attraverso politiche di dialogo con quei paesi dai quali questi profughi partono, anche con la Tunisia, dove si recherà il ministro dell’interno prossimamente per “tessere” quella ottima tela di dialogo politico che venne già concordata con la Libia, prima che quel paese fosse oggetto delle attenzioni francesi, attenzioni che, sollevano più di un dubbio sulla effettiva volontà francese di essere d’aiuto alla popolazione civile libica, piuttosto che essere attratti da ben altre prospettive interessate.

Ancora il ministro Maroni sbatte i pugni sui tavoli europei a chiedere che, la solidarietà italiana nei confronti dei profughi dai paesi arabi in piena crisi di identità, sia seguita e collaborata da una autentica solidarietà europea a questa ennesima emergenza umanitaria.

Ma, al piano di ripartizione italiano del ministro Maroni, che prevede la ripartizione fra tutte le regioni italiane di profughi sino alla soglia dei cinquantamila, non corrisponde un analogo “piano di ripartizione” con gli altri paesi europei, primi fra tutti, quella Francia e quella Gran Bretagna che questa fuga in massa la stanno provocando con bombardamenti che valicano il senso ed il contenuto della risoluzione ONU 1973 e che rifiutano un coordinamento NATO alle loro azioni militari in territorio libico.

Evidentemente, tali paesi belligeranti, desiderano ricevere dalla questione libica solo conseguenze positive, come il futuro godimento delle risorse energetiche libiche, mentre rifiutano ogni richiamo alla solidarietà nei confronti del popolo libico e dell’Italia, lasciata sola ad accogliere le moltitudini in fuga di massa dalla Libia, come dalla Tunisia.

Va sottolineato come l’Italia, paghi anche un prezzo maggiore di tutti i paesi europei derivante dalla notevole vicinanza delle sue coste con quelle libiche, e non solo sotto l’aspetto dell’arrivo in massa dei profughi, fra i quali si nascondono certamente elementi riconducibii al terrorismo islamico ovvero soggetti pregiudicati semmai fuggiti dal carcere, ma anche in tema di potenziali pericoli bellici derivanti dai bombardamenti franco-britannici in atto.

Da canto suo, l’America, fa un passo indietro e lascia il comando delle operazioni militari in Libia a Francia e Gran Bretagna, pur utilizzando esse le basi militari italiane, sia nel comando che nella logistica dei rifornimenti per questa operazione.

Ma è ancora il modello padano che offre nelle parole del suo leader Umberto Bossi, momenti di riflessione convinti e sempre più condivisi sia all’interno del paese che all’estero, trovando riscontri in quell’ampia area di paesi che, o rifiutano sec et simpliciter l’azione militare in Libia, ovvero si dimostrano più disponibili ad accogliere la posizione di neutralità della Germania e di quella parte del governo italiano che corrisponde al movimento leghista.

Il silenzio, ovvero un appoggio incondizionato ai bombardamenti franco-britannici, proviene invece dall’area politica italiana che fa riferimento alla sinistra ed alle opposizioni, se si eccettua il movimento dell’Italia dei Valori di Di Pietro, allineato anch’esso sui dubbi espressi dalla Lega Nord.

Quei “grandi pacifisti” (a parole e mai con i fatti) che sventolavano bandiere arcobaleno con la scritta pace (ma dove sono queste bandiere, non si vedono più), o sono in un imbarazzante silenzio, oppure sostengono decisamente i bombardamenti in Libia.

Dall’interno della maggioranza di governo sono i ministri Bossi, Maroni e Calderoli a tessere un dialogo politico squisitamente pacifista e non interventista, delineando un alto profilo di intervento sulle linee guida di politica estera del nostro paese e, manifestando un nuovo corso, un nuovo modello politico tutto da imitare, che pone al centro gli interessi del popolo italiano, ma che non tralascia, sia pure nei margini del mantenimento della sicurezza interna ed esterna dello stato italiano, un autentico sentimento di solidarietà nei confronti dei profughi in fuga dai paesi arabi.

Ed è un autentico stupor mundi (proprio nel suo più profondo significato di termine associato ad eventi militari) quello che accoglie questo nuovo modello padano, che vede affermarsi sempre più, una politica fatta con la testa, piuttosto che fatta con le emozioni, sfatando anche quel mito negativo che le era stato incollato addosso della “politica di pancia”, dimostrando che è con la forza della ragione e del quotidiano lavoro di tessitura politica che, la Lega, sta conquistando sempre maggiori consensi, all’interno come all’esterno del nostro paese.

Della politica di pancia, non restano che i dolorosissimi crampi da cui vengono colpiti tutti i detrattori della Lega Nord, convinti di poter abbattere o fermare con le sole parole, con le delazioni, con gli insulti e con le minacce, la migliore azione politica italiana espressa sin dalla nascita della repubblica italiana.

Già, poichè ad essere colpiti da questo genere di bassezze umane, sono proprio i leghisti, e non altri.

Tanti nemici, tanto onore.

Al momento, iscriviamo al consenso delle formule leghiste quello del Capo dello Stato, venuto sin nella capitale del leghismo, a Varese, per dire che il Federalismo è la giusta medicina per gli sprechi ed il parassitismo e che il processo federalista non deve essere fermato, certo che, se esiste un solo movimento politico italiano che sia in grado di devastare le organizzazioni mafiose e di risolvere definitivamente la questione meridionale e la questione settentrionale in un solo colpo (due facce della stessa medaglia), e quel movimento è, la Lega Nord.

Leghisti a tutto campo, per l’affermazione di un nuovo modello politico, quello padano.

Un modello politico che parla di pace e di lavoro, di sicurezza e di legalità, di efficienza e di buonsenso nel buongoverno.

Un modello politico che inizia a parlare molti dialetti italiani e molte lingue straniere, molte più di quante ne possa sopportare l’invidia e la gelosia degli irosi e dei rabbiosi di ogni genere e grado, di ogni tempo, di ogni specie.

Ma i leghisti vanno avanti, sempre avanti, dimostrando come la politica dei fatti sia l’unica politica possibile, e testimoniando che, esiste un nuovo modello politico di riferimento nel mondo, un modello che è prima umano e poi politico.

Tutti Pazzi per la Lega.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Errare humanum est, perseverare autem diabolicum

domenica, 20 marzo 2011

L’Occidente di questi giorni e quell’orrido luogo della spartizione del potere mondiale che è divenuto l’ONU, appaiono sempre più come un bivacco di paesi piuttosto violenti e portati facilmente al ricorso alla violenza, alla forza armata, in una ottica delicata e generosa che porta il nome di “intervento umanitario”.

Il mondo si divide.

Giusto intervenire?

Sbagliato intervenire?

Beh, la storia dell’umanità racconta bene quali prezzi paga l’Occidente, ogniqualvolta decide di intervenire militarmente, in prima persona o per delega.

Da dove partiamo?

Era la vigilia di natale dell’anno 1979, quando l’Unione Sovietica, l’allora U.R.S.S., invase militarmente l’Afghanistan.

Nei due anni precedenti, manifestazioni e sollevazioni popolari si erano riprodotte in Afghanistan per chiedere un miglioramento della vita sociale e civile del popolo afgano, sino all’insurrezione armata, sorretta dalla gran parte dell’esercito regolare.

Dopo furibonde e sanguinose lotte intestine al paese, il governo rivoluzionario, guidato da Nur Mohammad Taraki, prese la guida del paese, dando vita alla Repubblica Democratica Afghana.

Il programma del nuovo governo socialista, prevedeva una riforma agraria, nella quale il governo redistribuiva le terre a duecentomila contadini, aboliva “la decima” (ushur) dovuta in precedenza dai braccianti ai latifondisti, abrogava l’usura, creava un paniere che calmierasse i prezzi dei beni primari, statalizzava i servizi sociali offrendoli a tutti, legalizzava i sindacati, conferiva il diritto di voto alle donne.

Si svecchiò la legislazione afgana, sradicando le leggi arcaiche tradizionali e religiose, furono messi al bando i tribunali religiosi islamici, fu imposto agli uomini di tagliarsi la barba, venne messo al bando l’obbligo del burqua per le donne, e si mise finalmente fine alla mercificazione umana delle bambine, oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati, consentendo alle stesse bambine afgane, di accedere alla scuola, sinora per loro proibita dalla legge islamica.

Vennero costruite scuole ed ospedali, avviata una alfabetizzazione di massa nelle zone rurali.

Tale processo di civilizzazione e di laicizzazione di massa, si scontrò con le autorità religiose, le quali cominciarono ad incitare la jihad dei mujaheddin contro il regime dei senza dio, degli atei, contro quel governo comunista che rispose con un pesante intervento militare, cui seguì l’espulsione dal paese di molti mujaheddin.

Da canto suo, L’Unione Sovietica, collaborò con rapporti commerciali a sostegno della modernizzazione del paese e delle sue infrastrutture, appalti per costruire strade, scuole, ospedali, pozzi per la preziosa acqua, oltre ad addestrare ed equipaggiare il nuovo esercito afgano.

Questa nuova condizione di sviluppo civile e sociale in Afghanistan però, preoccupava e non poco la volontà egemonica americana nell’area afgana.

Così, la presidenza Carter (quello delle noccioline), avviò una azione di contrasto che prevedeva il sostegno (udite udite) con aiuti bellici ed economici segreti ai Mujaheddin afghani, e cioè, finanziò ed armò l’estremismo islamico nel tentativo di fermare l’avanzata sovietica nello scacchiere dei paesi arabi.

Questo sprovveduto venditore di arachidi non sapeva quanto sarebbe costato al futuro americano quell’atto di pura follia politica.

Base dell’operazione, il Pakistan, su consiglio del quale paese, fu posto a capo della guerriglia Gulbuddin Hekmatyar, noto per i suoi atti di crudeltà e di violenza gratuita contro le donne, cui soleva sfigurare il volto con l’acido, in caso di non osservanza dei precetti islamici.

L’operazione, venne finanziata in gran parte con i proventi del commercio clandestino dell’oppio afgano, commercio fiorente e redditizio, che consentì alle milizie dei mujaheddin di divenire rapidamente una forza militare ben armata, ma che purtroppo, soleva distinguersi per atti di inumanità atroci, come il lento scuoiamento dei nemici ancor vivi, e l’amputazione dei loro genitali, come delle orecchie, dei nasi e delle dita.

Inizia così, l’operazione Cyclone, che vedeva mujaheddin sostenuti da Pakistan e USA, operazione che avviò una guerra nella quale il governo afgano, chiese ed ottenne l’intervento armato della URSS, dando inizio alla cosidetta “invasione sovietica dell’Afghanistan”.

Intanto, Jmmy Carter, tornò a produrre le sue arachidi ed il suo posto fu preso dall’attore Ronald Reagan, che alzò il livello di scontro in Afghanistan, contrabbandando le milizie dei mujaheddin come “combattenti per la libertà”.

Fra i finanziatori delle milizie dei mujaheddin (quelle di sangue arabo, però, non quelle afgane …), incontriamo un tal Osama Bin Laden.

Sì, lui, proprio lui, colui il quale, abbandonò il MAK, l’Ufficio d’Ordine che finanziava e inviava combattenti mussulmani da tutto il mondo per combattere in Afghanistan, per fondare, con i miliziani più attivi, il gruppo Al-Qaida, con l’obiettivo dichiarato di trasformare la guerriglia dei mujaheddin in un movimento fondamentalista islamico mondiale.

Tutto questo avvenne sotto la responsabilità interventista americana dell’epoca.

La storia successiva di queste vicende, la conosciamo già, purtroppo, ed è marcata a con il sangue degli uomini e delle donne che persero la vita l’11 settembre 2001 e nelle successive e precedenti stragi terroristiche provocate da Osama Bin Laden.

La prima e la seconda guerra del Golfo, ovvero le guerre dell’Iraq.

Facciamo ancora un passo indietro.

Saddam Hussein, per anni era stato il maggior e miglior alleato nell’area degli Stati Uniti d’America, che lo avevavo utilizzato nel tempo per arginare l’altro versante a loro ostile dell’area medio-orientale: l’Iran.

Una sanguinosa e costosa guerra (dal 1980 al 1988) aveva tenuto impegnato l’Iran distraendolo dall’altra guerra in atto, quella sul versante afgano.

L’Iraq, aveva servito bene il suo alleato americano, anche al costo della morte di centinaia di migliaia di cittadini iracheni.

Aveva allora chiesto, alla ambasciatrice americana in Iraq, se una eventuale invasione del Kuwait da parte dell’Iraq, potesse essere accolta favorevolmente dall’alleato americano.

Qui la storia si divide: non si è mai saputo se l’ambasciatrice americana diede un sostanziale ok alla invasione o se invece, per una incomprensione interpretativa, Saddam Hussein abbia compreso male la posizione USA, ovvero abbia voluto non comprenderla.

Comunque sia, questo episodio porterà ad un intervento armato che distruggerà l’ennesima creatura malefica coltivata nel seno materno americano.

Un dubbio sulla posizione americana nella guerra fra Iran e Iraq, si esprime nel famigerato scandalo “Irangate” o “Iran-Contras”, allorqunado membri dell’amministrazione americana, vennero accusati di aver venduto armi all’Iran nel 1986. L’introito di questa vendita, fu utilizzato poi per finanziare un’altra guerra in un altro scacchiere, il sud-america, finanziando i “contras” (guerriglieri anti-sandinisti) nella sanguinosissima guerra civile in Nicaragua.

Basta, fermiamoci qui, è sufficiente.

Ora, alla luce di quanto siano stati “invasivi” e devastanti gli interventi più o meno diretti nelle guerre rivoluzionarie di mezzo mondo, possiamo infine porci qualche domanda intelligente:

quali interessi muovono effettivamente l’intervento armato dei paesi occidentali in Libia?

Perchè si è intervenuti in Libia e non in altri paesi arabi che pur vivono disastrose guerre civili e insurrezioni popolari?

Perchè non si è, per una volta, abbracciata una politica più attendista, che prevenisse i danni peggiori di un interveno “umanitario” armato, invocata in occidente dal governo tedesco e da quella parte del governo italiano che corrisponde al movimento politico della Lega Nord?

AAA cercasi risposte esaustive a domande intelligenti, molto più intelligenti di quei missili “putativamente intelligenti” che non fanno certo tanto caso alla presenza di popolazione civile quando esplodono.

Buona riflessione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X