Articoli marcati con tag ‘states’

Un Paese Civile punisce i comportamenti negativi, lo Stato mafioso li premia

mercoledì, 25 luglio 2012

Ho chiesto ad un ex compagno di scuola migrato negli States da tempo, quale fosse la principale differenza fra gli stili di vita italiano e americano.

Ha risposto così:

negli states, chi sbaglia va giù, giù, giù, giù.

Ed io pensavo:

qui in Italia chi sbaglia va su, su, su, su.

Ecco dov’è la differenza fra un paese civile ed uno stato mafioso.

Ecco cosa è uno stato mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Venti di guerra

mercoledì, 24 novembre 2010

Uno degli ultimi baluardi delle dittature comuniste, la Corea del Nord, bombarda senza alcuna giustificazione un’isola della Corea del Sud.

Gli Stati Uniti d’America, il poliziotto del mondo, abbandonano ogni reticenza ed inviano nel Mar Giallo la portaerei militare USS George Washington, dotata di 75 aerei da combattimento.

E’ la fine della politica obamiana delle mani tese verso quelle dittature che minacciano la pace nel mondo.

La Corea del Nord e l’Iran, hanno più volte annunciato piani strategici per lo sviluppo della tecnologia nucleare con la malcelata intenzione di usare tale tecnologia a fini militari.

Entrambe le dittature, rappresentano una seria e grave minaccia per altri paesi come la Corea del Sud ed Israele.

Entrambe le dittature dispongono di mezzi militari di offesa capaci di trasformare le minacce in realtà.

L’Iran infatti, sta acquistando da tempo missili a lunga gittata dalla Russia e sta sviluppando velocemente la tecnologia ed il know how nucleare.

In pratica, l’Iran dispone di tutte le componenti per indirizzare missili nucleari su Israele.

La Corea del Nord invece, riceve rifornimenti militari dalla Cina ed ha effettuato esperimenti nucleari nel 2006 e nel 2009.

L’antico spettro dell’aggressione comunista unito alla nuova follia fondamentalista islamica, rappresentano minacce concrete alla vita umana su questo pianeta.

Anche Barak Obama ha finalmente intrapreso l’unica via che le follie fondamentaliste ideologico-religiose possono temere:
l’uso della forza.

E’ la fine della illusione di una politica delle delle mani tese nei confronti di folli e sanguinari dittatori.

E’ il sano ritorno alla massima latina:

si vis pacem, para bellum.

Contro un pazzo non si può usare una carota come mezzo di difesa.

Per difendersi dalla minaccia di un folle, bisogna usare il bastone.

Obama ha perduto molto tempo su di una strada errata.

Ora, deve recuperare il tempo perduto.

Ora, è il tempo di dare ragione alla famiglia Bush.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’attacco alla Lega del nuovo che avanza

sabato, 9 ottobre 2010

Più volte ho posto l’accento in questo blog su come le uniche riforme realizzate in questo paese siano di esclusivo stampo leghista.

Questo ormai consolidato governo del cambiamento e dell’adeguamento dello stato di diritto al paese reale, riceve però un fortissimo contrasto da parte della casta della conservazione dei poteri, dei privilegi e delle poltrone del potere pubblico.

Ed è dietro questa cortina fumogena che attacca la Lega che si gioca il futuro di questo paese.

E’ ormai sempre più evidente il coinvolgimento diretto di istituzioni ed apparati dello stato in questa che definirei “la prima vera guerra civile italiana”.

No, non è una guerra in senso stretto, laddove le contrapposte visioni politiche e i differenti stili di vita si confrontano su di un campo di battaglia dove a combattere si incontrano eserciti armati in assetto di guerra, carri armati e divisioni di fanteria, ma è piuttosto una guerra dove il confonto è fra chi vuol riformare e cambiare le regole dello stato di diritto, – adeguandolo ai tempi moderni e colmando la distanza che lo separa dal paese reale – e quei poteri, più o meno democratici e più o meno occulti che invece fondano la loro esistenza, il loro benessere, il loro arricchimento e la loro stessa sopravvivenza presente, passata e futura sulla sussistenza di queto gap, profondamente ancorati al concetto di democrazia bloccata, di estrema rigidità del Sistema ad ogni vento di cambiamento.

In questa disatrosa “guerra civile” a detta degli uni e degli altri, si contrappongono addirittura interi apparati dello stato, istituzioni democratiche, poteri del mondo dell’informazione.

C’è chi accusa la presenza in campo politico di una parte dell’amministrazione della giustizia chi, di contro, vede la presenza sul campo di battaglia addirittura dei servizi segreti, nella formulazione di scandali, e di chi ancora, vede un mondo dell’informazione spaccato fra anti-berlusconiani e raccoglitori di informazioni assemblate in dossier da utilizzare a fini politici.

Un bel parapiglia, non c’è che dire.

Certo, un quadro così fosco, se fosse realmente verificabile, risulterebbe intriso di potenziali conflitti di interessi.

Un esempio chiarificatore è certamente quello della terza carica istituzionale italiana.

E’ infatti incomprensibile (a noi italiani, figurarsi agli osservatori esteri) come sia possibile identificare le ormai quotidiane prese di posizione pronunciate pubblicamente da Gianfranco Fini:
ma parla il leader di un neonato partito o parla il più autorevole il presidente della camera?

Nell’esame delle esternazioni finiane e nell’analisi nel merito, la chiave di lettura di questo conflitto di interessi.

Basta leggerle per dare una risposta alla storica domanda:

Cui Prodest?

Ma questo, è solo un esempio, esso è solo la cima dell’iceberg.

Non mi inoltro in queste considerazioni e mi rivolgo alcune domande cui occorre dare delle risposte in questo immodificabile paese composto da caste di potere e corporazioni affatto convinte che sciogliere i nodi del debito pubblico italiano sia una strada che conduca al futuro, anzi, probabilmente per alcune di queste caste, riformare il paese, eliminare sprechi nella conduzione della pubblica amministrazione, eliminre i poteri mafiosi, e rendere liberi poteri come quello della politica, della giustizia e dell’informazione, sarebbe un biglietto di sola andata per l’inferno.

Già liberi.

Ma liberi da chi, liberi da cosa?

Insomma, negli States (USA) le inchieste giornalistiche possono abbattere presidenti del paese più potente del mondo mentre in Italia, le inchieste giornalistiche vengono bollate come dossieraggio ed addirittura coinvolte in indagini della magistratura a seconda del soggetto colpito e del risultato voluto.

La politica non è mi stata unna cosa perfettamente pulita nella storia dell’umanità, ma resto allibito dinanzi al silenzio assordante dei poteri dello stato, quando si attacca brutalmente e frontalmente l’esecutivo, contro l’incredibile successo che dimostrano altre strade, semmai opposte gli interessi del governo.

Ma il governo italiano, non è l’organo che dovrebbe amministrare il paese?

Certamente questo assunto è noto alle organizzazioni mafiose, che da sempre controllano il voto in talune regioni del paese al fine di “contrattare” con il potere politico posizioni di maggiore libertà di manovra, in tutti i sensi.

Poter ricattare, poter gravare di enormi pressioni e di minacce la politica ovvero poter controllare la politica attraverso le più suasive offerte di voti e di finanziamenti, è questa una realtà difficilmente dimostrabile in una aula di tribunale, ma altrettanto certamente rappresentano convinzioni profondamente scolpite negli attenti osservatori delle questioni italiane.

Il problema però, non è comprendere che queste influenze esistano, ma verificare con razionalità che, se in talune regioni le mafie possono aggredire a politica, a maggior ragione esse possono rappresentare l’ago della bilancia nell’accaparramento del consenso nazionale sufficiente alla formazione di una solida maggioranza a livello nazionale.

E questa analisi non può escludere il convincimento che sia il consenso elettorale proveninente da talune regioni, e non di tutte, a condizionare negativamente e pesantemente il governo della cosa pubblica, sia a livello locale che alivello nazionale.

Ed è proprio in questa lettura, è proprio in questa ottica che la cortina fumogena che tenta di dissipare il vento del riformismo e del cambiamento leghista si dissipa, mostrando il limite, disegnando un netto profilo:

è la questione meridionale, quella irrisolta questione che è fondamento del malcontento sempre più montante delle regioni del nord, sempre più identificate nell’azione politica della Lega Nord.

Ed ecco che l’aggressione sistematica alla Lega, trova motivi e giustificazioni, momenti di unione e di conservazione dei (pre)poteri e delle corporazioni trasversali che la fronteggiano, accusandola di essere un elemento “eversivo” del sistema.

Vogliamo insieme analizzare il termine eversione, nella sua etimologia più autentica?

forza che intende abolire, rivoltare, rovesciare qualcosa.

Ora, mi domando:

è lecito abolire le organizzazioni mafiose?
è lecito rivoltare il sistema del malgoverno e dello spreco di danaro pubblico?
è lecito rovesciare un sistema che tende costantemente alla conservazione e alla restaurazione dell’immobilismo politico e democratico della prima repubblica, un sistema corporativo che tenta di sopprimere ogni azione decisionale dell’esecutivo volta ad amministrare la cosa pubblica e a rinegoziare in tal senso quell’equilibrio dei poteri che non ha condotto il paese ad una democrazia realizzata nella prima come nella seconda repubblica?

Ed ecco, in questa chiave di lettura, svolgersi la mappa che fotografa l’attule empasse politico-istituzionale, la contemporanea guerra fra poteri che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi.

Vorrei chiarire ancor meglio il mi pensiero in tal senso ed il mio punto di vista.

E’ giusto consentire alle indagini giudiziarie di raggiungere una verità giudiziaria il più possibile vicina a quella reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

E’ giusto consentire alle inchieste giornalistiche di raggiungere una verità mediatica il più posibile vicina a quella reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

E’ giusto consentire al governo di raggiungere la realizzazione dle programma di governo ricongiungendo stato di diritto e paese reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

In queste tre domande e non nella loro univoca risposta positiva, si nasconde il naturale conflitto di interessi di quei poteri che e di quelle forze che tentano ogni giorno di assicurare verità, giustizia e libertà al paese.

In questa confusione, taluni invocano il concetto del “primato della politica” nel governo dello stato al fie di compattare un paese di fronte alle sfide mortali che lo avvinghiano.

In questa confusione taluni tentano di rompere l’unità politica e di governo al fine di condizionare il governo dello stato e far prevalere altri poteri a quello decisionale dell’esecutivo.

Ecco, questa è la realtà:

un conflitto di interessi e di poteri.

In tutto questo, l’unica politica che conduce ad un futuro certo e giusto resta quella leghista.

In tutto questo, l’unica politica che viene aggredita con vilolenza è quella leghista.

Ecco infine, la chiave di volta della politica italiana:

la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Senza di essa e della sua azione politica, tutto sarebbe restato fermo a prima di Tangentopoli, nessuna riforma avrebbe visto la luce in questo paese, nessun governo avrebbe goduto di quella autorevolezza necessaria che discende dalla capacità di restare fedeli ai patti assunti con il popolo sovrano e leali a quelle solide maggioranze che hanno sinora dimostrato che, governare con continuità e stabilità questo paese è possibile.

Nonostante quelle anomalie e quelle eccezioni che confermano la regola della stabilità e della unità di un paese rispetto al proprio stato e al proprio governo nazionale.

Ma questa è un’altra storia, una storia che parte dalla crocifissione di quell’uomo che liberò l’umanità dal male ed arriva ai nostri giorni, laddove la difesa di un vessillo tricolore, non corrisponde alla difesa effettiva del paese che quel vessillo rappresenta.

Ed è la storia di certa umanità, sempre in posizione di difesa rispetto al nuovo che avanza.

« Ma essi, udendo queste cose fremevano d’ira, e si proponevano di ucciderli. Ma un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, alzatosi in piedi nel sinedrio, comandò che gli apostoli venissero un momento allontanati. Poi disse loro: «Uomini d’Israele, badate bene a quello che state per fare circa questi uomini. Poiché, prima d’ora, sorse Teuda, dicendo di essere qualcuno; presso di lui si raccolsero circa quattrocento uomini; egli fu ucciso, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi e ridotti a nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, ai giorni del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch’egli perì, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi. E ora vi dico: tenetevi lontani da loro, e ritiratevi da questi uomini; perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio». »
(Atti 5,33-39)

Ora, non sarà venuta l’ora per la civiltà umana di consentire alla razionalità di prevalere sull’istinto e di creare un precedente storico che unisca vecchio e nuovo verso un futuro univoco, piuttosto che vecchio e nuovo del mondo si combattano atrocemente, il primo per prevalere e conservare ed il secondo per prevalere ed avanzare?

Una cosa insegna la storia, sia pure nel suo avvolgimento vichiano:

indietro non si torna.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X