Articoli marcati con tag ‘stabilimento ILVA di Marghera’

Gesualdo Gustavo e l’ILVA di Taranto

martedì, 4 giugno 2013

Cosa farei se fossi presidente del consiglio dei ministri italiano?

Cosa farei se fossi io a decidere io nella questione dell’acciaieria dell’ILVA di Taranto?

1 – Acquisizione in via definitiva nella totale disponibilità dello stato dei sequestri in danno della famiglia Riva (I° guadagno);

2 – Commissariamento, sequestro e rivendita immediata (II° guadagno) a cordate cinesi o tedesche di imprenditori che si impegnino ad adeguare a loro onere esclusivo (III° guadagno) l’azienda alle normative nazionali, europee ed internazionali e che garantiscano il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e il futuro dell’azienda.

Questo farei io se fossi il premier del governo italiano.

E perché potrei farlo liberamente?

Perché io non avrei mai accettato finanziamenti dalla Famiglia Riva proprietaria dell’ILVA al mio partito, alla mia persona o per le elezioni del segretario del mio partito.

E se la famiglia Riva procedesse a difesa del suo diritto di proprietà sull’ILVA, li porterei in tribunale accusandoli del reato di strage, compiuto volontariamente nei confronti della popolazione tarantina.

E qualcuno spieghi a Zanonato e Letta che non devono rimediare alle gravissime mancanze ed agli abusi della famiglia Riva che hanno portato a fare strage del popolo tarantino finanziando poi le direttive Aia con danari pubblici.

Questa mentalità per cui, quando le aziende idagliane sono in attivo, non spartiscono i loro dividendi con lo stato ma li nascondono al fisco trasferendoli all’estero in paradisi fiscali, e quando invece sono in passivo, assegnano costi di ammodernamento e situazioni debitorie allo stato, questa infinita truffa DEVE FINIRE.

Lo stato DEVE SOLO erogare servizi efficaci, efficienti ed economici ai cittadini e non finanziare partiti, sindacati, tv, radio, giornali e giornalisti, editori, imprese, e amici degli amici.

Basta spreco di danaro pubblico, basta!

Zanonato e Letta devono vendere l’ILVA ai tedeschi o ai cinesi e far finanziare dagli acquirenti tutti gli adeguamenti e il risanamento del sito industriale e del territorio circostante per consentire all’ILVA di avere un futuro certo e sicuro.

BASTA SPRECARE I DANARI DEGLI ITALIANI!

BASTA REGALI AGLI AMICI DEGLI AMICI CHE HANNO FINANZIATO IL PARTITO POLITICO (O SUOI ELEMENTI DI SPICCCO) DI ZANONATO e LETTA!

Basta, Zanonato basta Letta:

voi sapete cosa significa il termine BASTA?

Ecco, BASTA !!!

Piuttosto indagate come governo e chiedete alla magistratura di indagare sullo scandalo ILVA, perché le cose non appaiono ne serene, ne limpide, ne giuste, ne corrette.

Leggere qui

Ancora qui

e qui

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

ILVA: il ricatto mafioso delle imprese italiane

lunedì, 26 novembre 2012

Perseguito perché non pago le tasse?

Sanzionato perché la forza lavoro è in nero?

Indagato perché faccio strage della popolazione con emissioni velenose e cancerogene?

E io ricatto tutto e tutti, minaccio la chiusura dell’industria e mando migliaia di persone e di famiglie in piazza senza un lavoro a morire di fame.

La povertà umana ed imprenditoriale che si esercita pubblicamente in Italia è una squallidissima interpretazione mafiosa, ricattatrice, estorsiva ed usuraia del mondo del lavoro, della cittadinanza e dello stato.

Occorre mettere immediatamente un freno a tutto ciò con punizioni durissime ed esemplari.

La famiglia Riva, proprietaria dello stabilimento ILVA, va perseguita in modo durissimo, completo e definitivo.

Oltre agli altri reati che vengono contestati a questa famiglia di delinquenti impuniti a cielo aperto, va immediatamente contestato il reato di strage.

Articolo 422 Codice penale italiano:
« Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con la morte (pena purtroppo sostituita con l’ergastolo). Se è cagionata la morte di una sola persona si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni. »

Occorre reintegrare immediatamente la pena di morte per questo ed altri reati (comportamento mafioso, evasione fiscale, corruzione, concussione, abuso d’ufficio, estorsione, usura, strage) e punire la famiglia Riva ed i manager dell’ILVA con la pena capitale perché nessuno e mai più, in questa casta di imprenditori-delinquenti-ricattatori, possa azzardare la lunga serie di mancanze volute e taciute compiute dai responsabili di ILVA a Taranto.

In subordine, occorre punire Emilio e Claudio Riva ed i loro manager con un ergastolo per ogni cittadino morto nelle conseguenze della inosservanza delle regole morali, delle norme etiche e delle leggi che tutelano la salute pubblica e l’incolumità pubblica e personale.

Vanno inoltre puniti con l’ergastolo per ogni morto in conseguenza di tali inosservanze anche i funzionari pubblici, gli ispettori pubblici, gli amministratori pubblici, i burocrati, ed i politici che, pur sapendo della strage, non sono intervenuti in favore della tutela della salute pubblica e della incolumità pubblica e personale dei tarantini.

Inoltre, vanno immediatamente sequestrati tutti i beni, gli impianti ed i fondi riconducibili all’ILVA o alla famiglia Riva o al Riva Group in Italia e all’estero, quale riserva per il risarcimento del danno ingiusto e volontario cagionato alla popolazione tarantina ed italiana.

Successivamente il gruppo riva va nazionalizzato al fine di garantire impresa economica e forza lavoro attualmente impegnata e messo in vendita possibilmente nei confornti di gruppi economico-finanziari tedeschi o cinesi, gli unici in questi tempi di crisi a poter garantire gli stabilimenti e la loro effettiva vitalità, produttività e competitività globale nel rispetto delle normative europee.

In questi momenti lo stato deve mostrare tutta la sua ruvidezza, se non vuole essere costretto a governare un conflitto sociale epocale, devastante e foriero di ben più gravi degradi incivili e violenti, di vere e proprie deflagrazioni degli assetti sociali e degli equilibri nel mondo del lavoro.

Pena di morte o carcere senza sconti a vita, regime di carcere duro.

Il covo di evasori fiscali che prende il nome di Confindustria è avvertito.

Adesso basta, non si scherza con la vita delle persone.

Pagate le tasse o lo stato dovrà negare la gratuità delle prestazioni e dei servizi rivolti ai cittadini agli evasori fiscali.

E lo stato torni ad essere autoritaio e rispettato, altrimenti sarà esattamente ciò che il suo nome indica:

participio passato.

Passato e dimenticato, appunto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X