Articoli marcati con tag ‘sovranità popolare’

Popolare è ordinario per chi non è straordinario

lunedì, 16 dicembre 2013

In questi giorni il sentimento e l’indignazione popolare scuotono borghesi e benestanti, cafoni arricchiti ed ex miserabili morti di fame.

Infatti le caste dirigenti italiane sono composte prevalentemente di popolani e popolari che, grazie alla corruzione democratica del sistema economico, hanno creato imperi di potere e di patrimonio, ricchezze e forze mai guadagnate, ma sempre rivendicate.

Cosicché i vecchi popolani, popolari e populisti oggi detengono potere e ricchezza, decidono sulla redistribuzione del benessere ed hanno dimenticato chi sono e da dove vengono.

I vecchi ceti popolari oggi abiurano, deridono, dispregiano e odiano i nuovi ceti popolari, impediscono loro di avere una dignità umana, un diritto di cittadinanza.

Il popolo fa schifo, puzza, muore di fame, ragiona con la pancia.

Questa è la solidarietà nazionale e popolare in Italia oggi, qui e adesso.

Chi osa protestare al di fuori delle concertate e concertanti rappresentanze sindacali e/o partitocratiche contro la massa dei nuovi borghesi figli del parassitismo pubblico e dell’abuso del potere pubblico, repubblicano e democratico viene messo al bando, alla gogna, all’indice.

Come osano questi cafoni, come osano questi miserabili morti di fame incarnare un sentimento popolare condiviso e indignato contro lo status quo, contro l’ordine precostituito ed autoreferenziale delle corporazioni mafiose e corrotte di ex cafoni e miserabili ormai indecentemente arricchiti e solidali solo fra loro, come nella migliore complicità corporativa mafiosa?

Ma occorre fare un passo indietro per meglio inquadrare e definire il populismo.

Il vocabolario online della Treccani ci aiuterà in questo:

populismo s. m. [dall’ingl. populism (der. di populist: v. populista), per traduz. del russo narodničestvo]. –

1. Movimento culturale e politico sviluppatosi in Russia tra l’ultimo quarto del sec. 19° e gli inizi del sec. 20°; si proponeva di raggiungere, attraverso l’attività di propaganda e proselitismo svolta dagli intellettuali presso il popolo e con una diretta azione rivoluzionaria (culminata nel 1881 con l’uccisione dello zar Alessandro II), un miglioramento delle condizioni di vita delle classi diseredate, spec. dei contadini e dei servi della gleba, e la realizzazione di una specie di socialismo rurale basato sulla comunità rurale russa, in antitesi alla società industriale occidentale.

2. Per estens., atteggiamento ideologico che, sulla base di principî e programmi genericamente ispirati al socialismo, esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi. Con sign. più recente, e con riferimento al mondo latino-americano, in partic. all’Argentina del tempo di J. D. Perón (v. peronismo), forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione. In ambito artistico e letterario, rappresentazione idealizzata del popolo, considerato come modello etico e sociale: il p. nella letteratura italiana del secondo dopoguerra.

Come potete vedere il populismo pare sia un passaggio obbligato in società che migrano da una base economica e produttiva agricola e rurale ad una base di tipo industriale.

In realtà le vicende socialiste popolari e social-nazionaliste raccontano bene questi passaggi.

Ora, in un tempo di grande cambiamento globale, le strutture agricole e industriali vengono messe alla dura prova di una concorrenza globale che ridisegna equilibri, produzioni, commerci, strategie e proiezioni di ogni settore economico e sociale.

Questa perturbazione socio-economica scuote l’albero di classi di parassiti scansafatiche e fannulloni che hanno imparato a vivere e vivere molto bene a danno del popolo, usurpandone il potere, la sovranità, il volere.

Così la restaurazione conservativa degli ex cafoni e miserabili morti di fame dalle pance larghe e dalle tasche piene dispregia e disprezza ogni richiamo al vocabolo “Popolo”, ogni sovranità popolare che non passi attraverso la mafia partitocratica, la mafia sindacatocratica e la mafia burocratica, caste e corporazioni mafiose e corrotte che originano ed incarnano la crisi più della stessa crisi finanziaria, politica ed economica globale.

Queste sedicenti teste pensanti, questa Intelligencija, questo modulo di comando assoluto in abuso degli istituti democratici e repubblicani questi nuovi ed antichi potenti hanno piegato ogni dettato costituzionale ed ogni (pre)potere pubblico alla loro autoreferenziale soddisfazione e felicità, a tutto scapito del popolo, del vero sovrano che essi hanno ingabbiato e rinchiuso nella fame e nella miseria abusando della sua stessa sovranità, piegata ed estorta, sottratta e derubata di ogni diritto realmente esercitabile, benché solo enunciato.

La migliore costituzione del mondo ha prodotto nel suo abuso la peggiore classe dirigente del mondo.

Una classe di ex cafoni ed ex miserabili morti di fame distorti e degradati sino al punto di essere essi stessi il limite da superare per salvare il paese.

Sono entrati nei palazzi del potere politico, istituzionale e burocratico con le pezze al culo e un titolo di studio non meritato, se non proprio rubato e ne sono usciti ricchissimi.

Ma soprattutto, ancor più cafoni e miserabili di prima, se si può.

Abbiate rispetto del popolo sovrano o la vostra sopravvivenza sarà direttamente proporzionale al vostro disgusto per il popolo.

E voi, di disgusto, siete colmi.

Voi puzzate di disgusto.

E togliamo anche l’ex:

siete sempre dei cafoni arricchiti e null’altro.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Golpe: Storia di un Colpo di Stato all’Italiana

mercoledì, 4 dicembre 2013
Attentato alla costituzione

Attentato alla costituzione

La decisione presa in un atroce ritardo dalla Consulta (Corte Costituzionale) di abrogare la legge elettorale truffaldina definita il “porcellum” accogliendo il ricorso dei cittadini italiani sveste di ogni ipocrisia il re:

il re è nudo e il parlamento è abusivo.

Questo paese ha vissuto quindi in uno stato golpista ed anti-democratico che ha imposto un metodo elettorale truffaldino al fine di acquisire, detenere e mantenere illecitamente, illegalmente, abusivamente e fraudolentemente il potere pubblico sovrano italiano e di sottomettere il paese reale alle mafie, alla usura, alla evasione fiscale e alla corruzione.

Il tutto orchestrato dalle larghe intese partitocratiche, burocratiche e sindacali e da tutti coloro i quali non volevano che si diffondesse l’informazione che la democrazia italiana sia sempre stata una farsa, una finta-democrazia attuata deliberatamente per frodare ricchezza e benessere al popolo sovrano dei cittadini, delle famiglie e delle aziende italiane.

Un colpo di stato vero e proprio, subdolo e silenzioso, come è tipico delle truffe alla napoletana e all’italiana, senza spargimenti di sangue e all’apparenza del tutto corretto.

Il capo dello stato è rimasto in assoluto silenzio dinanzi a queste evidenti manomissioni del regime democratico, della libera repubblica e della costituzione, di cui egli era ed è il difensore unico ed ufficiale (scopriamo adesso anche abusivo), oltre la stessa Corte Costituzionale, ovviamente, che ha infatti denudato il colpo di stato all’italiana della casta.

Gli atroci dubbi di trattativa traditrice tra stato e mafie accendono ancor più allarmati sospetti che tale golpe abbia messo in mano mafiosa il potere pubblico italiano esercitato in abuso dei principi democratici e repubblicani.

L’esercito tragga le sue conclusioni e prenda il comando esautorando questa casta di dittatori golpisti.

L’esercito deve intervenire per ripristinare l’ordine precostituito democratico e repubblicano violato dalla casta che ha portato il paese ad una vera e propria dittatura, in maniera subdola, violando la costituzione.

Vanno immediatamente azzerate le cariche abusive dello stato e l’esercito deve governare (o chi per esso) sino a nuove LIBERE elezioni, garantondele, e garantendone il loro LIBERO esercizio.

Popolo italiano, cittadini italiani:

vi hanno rubato la democrazia,
vi hanno rubato la sovranità,
vi hanno rubato il voto,
vi hanno rubato ricchezza e benessere,
vi hanno rubato sovranità e voto elettorale,
vi hanno rubato gli istituti democratici e la rappresentatività,
vi hanno rubato la dignità di popolo sovrano,
vi hanno derubato di ogni diritto e libertà,

essi sono dei traditori e vanno puniti con la massima pena prevista per questo gravissimo atto.

L’oste della storia è arrivato:
prego pagare il prezzo del tradimento.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Kyenge, Maroni: il governo delle capre e la repubblica delle banane

martedì, 30 luglio 2013

Gli avvenimenti che vedono motore propulsore e calamita attraente di fenomeni curiosi e indicativi il ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, all’anagrafe come Kashetu Kyenge mi spingono a raccogliere alcuni pensieri sulla questione della immigrazione senza limiti che aggredisce l’Italia e l’Europa, i flussi migratori senza freno dai quali ricavano grossi e grassi flussi finanziari ed arricchimenti i mafiosi, i dleinquenti ed i criminali sia nei paesi di origine dai quali fuggono questi disperati sia i mafiosi, i dleinquenti ed i criminali che attentato quotidianamente all’ordine pubblico italiano e alla sicurezza pubblica degli italiani e dei loro patrimoni che favoriscono l’ingresso continuo di immigrati clandestini da regalare come manovalanza a basso costo alle organizzaizoni criminali comuni e mafiosi e ed ai datori di lavoro che si arricchiscono di lavoro nero dei profughi neri consegnati da certo buonismo ad una nera disperazione da cui deriva solo lavoro nero, morte nera e schiavitù nera, più nera fredda e buia della nera notte.

Il bello è che tali idioti senza cervello e senza dignità si autodefiniscono anche dei bravi e diligenti cittadini consegnando a tutti coloro i quali non si sottomettono al loro pensiero unico di capre emerite e certificate l’epiteto di razzista:

ma se non c’è una casa ed un lavoro per gli italiani che già risiedono in Italia, a quale nero futuro consegniamo le vite di questi poveri disgraziati?

E se il multiculturalismo è già ampiamente fallito in Europa ed in Italia a causa della mancata integrazione di questi soggetti, chi paga per la violenza che questa mancata integrazione (forzata) provoca?

Mistero della fede del buonismo all’idagliana spacciato per cattolicesimo di qualità e civiltà avanzata e certificata.

Queste considerazioni le invio rispettosamente al capo della Chiesa cattolica, il Papa Francesco.

“La chiesa cattolica proibisce ogni metodo di contraccezione favorendo il boom demografico che è alla base dei flussi migratori dai paesi più poveri nel mondo a quelli più ricchi, viaggi della speranza che costano anche la vita di questi poveri disgraziati.
Poi, sempre la chiesa cattolica esercita una serie di servizi finanziati dallo stato italiano nei confronti dei migranti.
Poi, sempre la chiesa cattolica pretende di bacchettare i governi dei paesi che non si sottomettono ad un inesistente “dovere dell’accoglienza” di disgraziati prodotti senza contraccezione.
C’è un limite a tutto: alla decenza, alla prudenza, alla impudenza ed alla arroganza.
Fermati Francesco: stai sbagliando strada.”

Queste considerazioni le invio rispettosamente al ministro della integrazione della repubblica italiana Kyenge.

“Chi semina vento raccoglie tempesta, chi provoca volutamente quanto pubblicamente come fa la ministra Kyenge deve stare attenta alla reazione: in un’aula di tribunale dimostrare di essere stati sufficientemente provocati libera dalla condanna e giustifica anche atti violenti.
La legge in un paese veramente democratico non è solo dalla parte del potere pubblico (abusato, nessuno autorizza ad abusarlo per provocare il popolo sovrano in virtù di una crescita civica e civile di cui non si vede l’esempio né l’utilità), ma anche dalla parte dei cittadini che si sentono provocati e traditi dall’azione di un ministro della repubblica italiana che attenta provocatoriamente all’unità italiana e alla difesa di interessi e diritti degli italiani in favore di non italiani.
Occhio signora mnistro, che c’è anche il reato di alto tradimento!
Mica si scherza con le faccende serie, cara bambina immatura ed irresponsabile.
E mi spiepo meglio.
Accendere di questi fuochi visibilmente provocatori in tempi di crisi complessiva come questi è da sconsiderati, scriteriati, folli ed irresponsabili, immaturi e disgraziati. Signfica fomentare disordini, cercare guai.
Io chiederei l’intervento del napoletano innominabile (giusto perché la legge e la costituzione gli affida poteri, funzioni e attribuzioni, atrimenti è già ampiamente dimostrato che trattasi di perdita inutile di tempo e di risorse ricorrere al vilipendio viìvente della costituzione e delle istituzioni – portatemi in una aula di tribunale che ve lo dimostro -) denunciando possibili e futuri disordini pubblici derivanti dalla azione di un ministro che non vuol governare, ma intende manifestamente ed esclusivamente provocare disordine politico, disordine nell’esecutivo e disordine pubblico, al solo fine di godere di maggiori attenzioni e visibilità (se avesse avuto l’attenzione e la scorta di cui gode la ministra Kienge, Aldo Moro sarebbe probabilmente ancora vivo).
Una sorta di mania di persecuzione orchestrata e diretta da chi esercita il potere pubblico con il solo obiettivo di attirare l’attenzione della opinione pubblica su di se, usando e distorcendo le reazioni alle proprie provocazioni come arma di estorsione politica.
Andrebbe denunciata per violazione dei diritti umani, civici e civili dei cittadini italiani in favore di entità e soggetti stranieri.
E andrebbe denunciata anche all’ONU, come soggetto provocatore eversivo e sovversivo del governo della cosa pubblica italiana in favore di interessi e soggetti non italiani:
una vera e propria fonte di terrorismo politico.
Pare proprio un agente provocatore straniero.
Se poi alle sue provocazioni si risponde con altrettante provocazioni, beh, mi spiace per il complessivo decadere dell’agone politico italiano, ma mi pare altrettanto vero che chi semina vento, raccoglie tempesta, e non ha mica il diritto di lamentarsi se il vento tempestoso così provocato le scombini l’acconciatura dei capelli.”

Il Caso Australiano

“L’Australia, definito come il paese più felice del mondo, sbarra la strada ai boat people, i barconi della speranza pieni zeppi di poveri disgraziati sfruttati da delinquenti, criminali e mafiosi che speculano nello sfruttamento del traffico di esseri umani per arricchirsi illecitamente, immoralmente ed illegalmente :
non verranno più accolti in terrirorio australiano.
L’accordo prevede che, qualora fosse accolta la richiesta di asilo politico, i migranti verranno insediati in Papua Nuova Guinea e non in Australia , contro una serie di aiuti economici dell’Australia alla Guinea.
Non vi sembra un accordo molto simile a quello che fu definito fra Roberto Maroni e la Libia?”

Considerazioni finali:

ma la smettete una buona volta di dare del razzista a tutti coloro i quali difendono se stessi, la propria integrità culturale, nazionale, religiosa, territoriale, la propria unità nazionale e popolare, la propria dignità di esseri umani viventi e civili invece di dare giustamente del criminale a chi attenti provocatoriamente a questi beni supremi e superiori di ogni nazione, popolo e territorio della terra?

Non siete in grado di affermare le idee e le posizioni politiche (pregiudizi compresi) di cui siete portatori?

E allora smettetela di abrogare l’altrui diritto a manifestare pensieri e politiche che non condividete ed eticchendoli qualunquisticamente come razzisti al solo fine di impedire la vostra sconfitta sul piano politico ed umano.

Se tiro una pietra e nascondo la mano, può anche andar bene.

Se esco di casa e prendo a picconate i passanti non va bene.

Ma se lancio un boomerang australiano, allora non posso lamentarmi se esso tornando indietro, mi colpisca con violenza alla tempia o alla nuca (periodo dedicato esclusivamente a chi conosce ed apprezza l’ironia).

Lo vedete anche voi che a furia di screditare l’avversario avete gettato discredito e degrado tutto intorno a voi e nel paese?

Ma lo vedete che tutto ciò, tutto questo fumo serve solo a impedire di vedere quali siano i veri e primari interessi da difendere e tutelare, a celare invece l’azione dei veri nemici del paese, i corrotti ed i mafiosi?

Non se ne può più.

Tutti contro tutti ed i problemi del Paese restano irrisolti e sepolti sotto tonnellate di pregiudizi e preconcetti reciporoci.

Violenza chiama violenza.

Ad ogni azione, corrisponde una reazione.

Il rispetto per il proprio ruolo e per chi è sottoposto al proprio governo è un dovere primario ed irrinunciabile.

Specie se nessun popolo sovrano ha mai delegato la propria sovranità indicando quella maggioranza e quel premier a governarlo.

P.S.
Se siete capaci, rilanciate lo sviluppo economico e sociale, sviluppate il paese, create quella ricchezza che volete condividere con soggetti più sfortunati, eliminate e contrastate la crisi ed allora, ma solo allora, quando avrete compiuto il dovere primario a cui siete stati chiamati, potrete rivolgere attenzione particolare a chi soffre in altri paesi e chiede aiuto al nostro.
Siate capaci e dimostrate di valere quel che costate, ovvero ritiratevi in buon ordine.
Ma soprattutto, in ossequioso silenzio.
E se salvate berlusconi silvio dalla galera, che peste vi colga e vi raccolga nei fetidi cimiteri della inciviltà umana:
andrebbe cancellata ogni traccia del vostro passaggio su codestra terra anche nel solo ricordo funebre, che viene concesso a tutti, anche ai caduti in guerra.
Ma questa non è una guerra:
è solo una infame farsa della mafia, della corruzione, della evasione e della usura, travestita da civiltà umana.
Ma a chi credete di poter dare lezioni di civiltà, voi?
Se discrediti e provochi me, io discredito e provoco te.
Il rispetto si guadagna, come pure il consenso.
Il Nuovo Testamento è morto.
Viva il Vecchio Testamento.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

L’illegalità in Italia è maggioranza nel sistema democratico

martedì, 25 settembre 2012

Il sistema democratico (democrazia bloccata) italiano ha fallito, in quanto la maggioranza degli elettori italiani appare essere parte integrante del mondo della illegalità diffusa, della evasione fiscale, della corruzione, dell’usura e delle mafie.

Inutile andare a votare come è inutile cercare di arrivare al potere senza l’aiuto delle mafie.

In specie in regioni come la sicilia, la calabria e la campania.

L’esecutivo guidato da Mario Monti, l’unico esecutivo sganciato dal sistema democratico della delega della sovranità popolare al mediatore politico, è anche l’unico esecutivo italiano della prima e della seconda repubblica che ha tentato ed in qualche caso è riuscito a smuovere l’immobilismo che impedisce le riforme, gli ammodernamenti e le liberalizzazioni nel e del paese.

Infatti, l’esecutivo Monti non ha ricevuto alcuna delega di sovranità popolare, non si è sottoposto al consenso elettorale, non è stato votato dal popolo sovrano, non gode di una maggioranza politica pura, ma di una maggioranza politica che, nel suo insieme e nella sua espressione, non è mai stata votata e voluta dai cittadini.

Ecco perché si conferma che lo stato italiano sia uno stato mafioso e non uno stato democratico, libero e civile.

Poiché, ignorare il male mafioso, equivale ad esserne complici.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mai più consenso per una democrazia corrotta e mafiosa

lunedì, 18 giugno 2012
Capitale corrotta Nazione infetta

Capitale corrotta Nazione infetta

Un titolo de l’Espresso del 1956:

«Capitale corrotta, nazione infetta»

Un titolo de La Repubblica del 2012:

«Politica corrotta, economia infetta»

Dalla nascita della repubblica Italiana ad oggi, nulla è cambiato.

L’Italia si è mostrata come un paese profondamente mafioso e troppo corrotto, un paese che non merita affatto di salvarsi dal presente e latente fallimento socio-economico-politico-burocratico-finanziario.

Siamo andati a votare per decenni con il cuore e la mente colmi di speranze, cambiando il nostro voto o lasciandolo immutato al fine di sperare in un cambiamento che non è mai arrivato.

Ma chi di speranza vive, disperato muore.

Il risultato è che abbiamo concorso e cotribuito (anche se involontariamente e perché tratti costantemente in inganno) con il nostro voto alla creazione di uno stato canaglia, criminale e criminogeno, assai corrotto e mafioso.

Andare a sostenere un sistema così corrotto e mafioso continuando a delegare la nostra sovranità è un autentico suicidio.

Mai più al voto e per nessuno:

se con il nostro voto non siamo riusciti a salvar nulla, questo significa che questo stato di fatto e di diritto non è mutabile attraverso le elezioni, e se non possiamo fermare queste caste mafiose, queste corporazioni mafiose e queste organizzazioni mafiose, almeno possiamo rifiutare di essere loro complici consegnando loro la nostra sovranità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere mafioso usurpa la Sovranità del Popolo nella democrazia indiretta

mercoledì, 21 marzo 2012

Democrazia Diretta, come in Svizzera e non questa pagliacciata della delega parlamentare:

il popolo è sovrano solo ed esclusivamente se esercita direttamente la propria sovranità.

Altrimenti è tutta un pagliacciata.

Nel caso italiano, si può introdurre il sistema della Democrazia Diretta solo previa eliminazione delle regioni sicilia, calabria e campania dall’italia:

altrimenti con la democrazia diretta la mafia governerebbe direttamente, facendo anche a meno della corruzione dei politici mafiosi.

Basta con le menzogne e le prevaricazioni:

basta con le furbizie e le frodi, le corruzioni e le mafie, basta con il teatrino della politica italiana che non decide mai nulla per non scontentare nessuno, soprattutto i mafiosi;

basta con uno stato ed una casta politica vile, che invece di eliminare mafia e mafiosi, cerca accordi e patti di non belligeranza con essi in vergognose trattative stato-mafia, trattative che hanno tradito quei servitori dello stato più esposti nella lotta alla mafia, servendoli su di un piatto d’oro alla vendetta del potere mafioso.

Democrazia Diretta previa estirpazione ed eliminazione totale e definitiva della cultura mafiosa, delle sue radici, delle sue origini e delle sue propaggini:

Pena di Morte per i mafiosi ed Ergastolo a Vita (fino all’ultimo giorno di vita, senza sconti, nemmeno per motivi umanitari o di salute) in regime di carcere duro agli amici di merende dei mafiosi e per i collaboratori e sostenitori delle organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Referendum

giovedì, 3 marzo 2011

Il referendum è previsto nella legislazione italiana come istituto di democrazia diretta.

Con esso, il popolo sovrano bypassa la delega parlamentare ed esprime direttamente un suo parere modificativo ovvero estintivo di una legge o di parte di essa.

Il ricorso al referendum, come tutte le cose in Italia, è stato distorto ed abusato.

Inizialmente, fu il partito radicale a fare un ricorso continuo ed eccessivo all’istituto del referendum, riuscendo a dettare modifiche di significative parti della legislazione su argomenti di enorme valore, quali quella che modifica l’istituto del matrimonio (referendum sul divorzio) e quella che regola addirittura la possibilità di non partorire un figlio vivo (aborto).

E queste storiche quanto importanti modifiche legislative furono realizzate dal partito radicale che poteva contare su di uno sparuto gruppo parlamentare, corrispondente ad una misura di solo il 2% del consenso popolare.

Fatto che, in un sistema con enormi sbarramenti alla volontà popolare diretta ed a democrazia bloccata come era quello senza alternanza di governo della prima repubblica potrebbe anche essere comprensibile, anche se non giustificabile, poichè esso stesso fonte fondante di una prassi sconsiderata dell’abuso pregiudizievole degli istituti e delle istituzioni democratiche.

Non certo in quello odierno, però, laddove la sovranità popolare trova nell’alternanza una più completa possibiltà di espressione.

Successivamente, si arrivò ad amputare il futuro ed il benessere di questo paese attraverso il cosidetto No al Nucleare, scelta sbagliata e dannosa che famiglie ed aziende oggi pagano molto cara.

Ma dov’è l’abuso, vi chiederete, nel ricorso a queste forme di democrazia diretta?

Ora veniamo al punto.

Un istituto di democrazia diretta come il referendum ha il senso di imporre una volontà popolare che non trova veicolazione attraverso la delega parlamentare ed il rapporto fra cittadini e partiti politici.

E’ quindi essenzialmente (e secondo me, esclusivamente) offerta a liberi comitati referendari composti da cittadini a vocazione partecipativa, e non, come è sempre avvenuto, abusato dalle segreterie politiche di quel sistema partitocratico che l’istituto stesso del referendum tende a superare.

L’ennesimo paradosso italiano dell’abuso continuato ed aggravato che si fa della legge.

E veniamo ai giorni nostri, laddove taluni incauti, criticano la scelta del governo italiano di scindere le elezioni amministrative dalla votazione referendaria.

Perchè vengono scisse le due votazioni?

Semplice, perchè è proprio un partito di opposizione a questa maggioranza di governo che ha raccolto le firme previste per un referendum abrogativo, strumento il cui esercizio, è invece riservato alla esclusiva sovranità popolare.

Non sono i cittadini che hanno chiesto di esprimersi su un aspetto legislativo, ma è l’opposizione politica italiana che, in continua emorragia di consensi popolari, abusa dell’istituto referendario come strumento surrogatorio di un potere che il popolo gli ha già negato nell’urna elettorale:

quello di deliberare a maggioranza dei voti sulle leggi in vigore.

Ecco perchè il governo ha rifiutato la possibilità di far votare contemporaneamente le consultazioni amministrative ed il referendum:

per impedire che il contemporaneo test elettorale che propone una consultazione del popolo sovrano a livello locale, fosse influenzato da scelte che evidentemente sono avverse alla guida politica dell’esecutivo stesso, poichè originate da comitati referendari fittizi, sui quali tavoli, sventolavano bandiere di partiti politici, e sulle quali sedie, sedevano esponenti e militanti di partito delle opposizioni.

Bene ha fatto quindi, l’esecutivo italiano nella persona dle ministro dell’interno On. Roberto Maroni a scongiurare una contemporaneità di espressione della sovranità popolare che potesse interagire ed influenzare il consenso dato ad un partito ed il voto referendario abrogativo di una legge.

E se, taluni parlamentari seduti sui banchì delle opposizioni criticano questa scelta con la motivazione di un aggravio di spese relative alle consultazioni, a questi sprovveduti va ricordato che, non è in questi termini che si recupera quel consenso che il popolo sovrano non ha voluto concedere loro nelle dovute sedi consultive, e non è abusando di un istituto di democrazia diretta che potranno vincere quelle elezioni nazionali che essi hanno già perso, ne tantomeno, usarlo come una “clava politica” per abbattere una maggioranza di governo.

Inoltre, va detto con chiarezza estrema che, una consultazione referendaria non è violentabile a piacimento ed abusabile al pari di un sondaggio o di un termometro sensibile dell’opinione pubblica nei confronti dell’azione della maggioranza di governo, poichè questo è un ulteriore abuso che spreca, questo sì, danaro pubblico in maniera speciosa e falsata, in abuso di un istituto come quello referendario che, ormai dal lontano 1995 non supera il quorum richiesto, e soprattutto, snaturando e svilendo un importante strumento democratico.

Ecco tutto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X