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Negazione, Olocausto, il Razzismo e i Razzisti

mercoledì, 16 ottobre 2013
Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questi bambini, la loro vita o la loro morte, vale di più o di meno della vita o della morte di altri bambini?

Questo post è dedicato a tutti quei razzisti che ricordano solo taluni morti ammazzati e dimenticano i morti di tutti i giorni perchè così fa comodo alla loro coscienza sporca di gente sporca.

Per questa gente un bambino ebreo morto in guerra vale molto di più dei centinaia di migliaia e milioni di bambini trucidati in tutte le salse anche in tempi di pace o in moti popolari o in rivoluzioni o in guerre di liberazione o in guerre civili o, più semplicemente, lasciati morire di fame in questa valle di lacrime che è il pianeta Terra.

Cosa credete che sia una guerra?
Cosa credete che accada in una guerra?
Credete che esistano regole in guerra?
Credete che un bambino abbia meno possibilità di morire in guerra di un adulto?
Ma la guardate la televisione, le vedete le foto, navigate in internet?
Iraq? Iran? Kurdistan? Afghanistan? Libia? Mali? Egitto? Nigeria? Repubblica Centrafricana? Repubblica Democratica del Congo? Somalia? Sudan? Sud Sudan? Siria?
Sono bambini di razza inferiore quelli che muoiono ogni giorno in quei paesi?
Sol perché non li volete vedere questi stermini contro l’umanità, questi crimini contro l’umanità, hanno questi massacri meno valore per questo?
Una razza superiore come la vostra nega il diritto alla esistenza di una razza inferiore?
Non sono forse tutti uguali i bambini morti, sia quelli ebrei nella Seconda Guerra Mondiale sia quelli sterminati senza tregua in questi tempi che definite come tempi di pace?
Pace per chi?
Siete pregiudizialmente orientati.
Un bambino morto per voi non vale quanto un altro bambino morto.
Per voi un bambino non vale quanto un altro bambino di pelle, razza e religione diversa.
Voi siete razzisti, profondamente razzisti.
Voi guardate il mondo da razzisti e vedete solo i bambini ammazzati dalla negazione d’aiuto e di soccorso che vi conviene guardare.
La negazione d’aiuto che uccide di fame milioni di bimbi nel mondo è tutta la vostra.
Oltre ad essere ridicoli ed ipocriti, fate sinceramente schifo.
Non valete l’aria che respirate né le risorse che consumate per sopravvivere.
Il più grande razzista di tutti voi, il primo razzista tra i razzisti è il Papa della chiesa cattolica, quel signore che richiama l’attenzione della opinione pubblica sul razzismo solo quando ha interesse a farlo e solo per la parte di bambini che trova conveniente tutelare e difendere e dimentica volutamente i bambini morti ogni giorno nel mondo, perché le loro vite, le vite di questi “altri bambini” che hanno altri colori della pelle, altri genitori, altra discendenza da quella ebrea non valgono la carità e la pietà cristiana di un razzista come lui è e dimostra di essere.
Il diritto all’esistenza è un diritto di tutti i popoli, di tutti i bambini.
Il negazionismo è una censura per tutti gli stupri e le violenze subiti dall’umanità.
Istituire un reato per il negazionismo è un atto grave contro la negazione delle morti di tutti gli altri bambini, quei bambini che voi “razzisti perbene”, voi razzisti di razza, voi razzisti di merda, voi razzisti che tacciate di razzismo chi non condivide il vostro razzismo, dimenticate e negate volutamente, volontariamente.
L’antisemitismo dei primi anni del secolo scorso era forse un male minore o di razza inferiore del male del razzismo sui neri negli Stati Uniti d’America?
Perché combattere l’uno e ignorare tutti gli altri?
L’antisemitismo è un male, ma gli altri mali del mondo per voi non esistono.
Ecco l’odio che raccogliete, ecco la rabbia che ricevete:
quella della vostra negazione del prossimo come simile a voi.
La vostra colpa è la negazione dei crimini commessi contro tutti i bambini che non siano ebrei.
Il vostro reato è negazionismo della morte di bambini di razza inferiore.

La vostra pena è la nostra:
quella della vostra esistenza.

Miserando atque eligendo

Gustavo Gesualdo, alias Il Cittadino X

La Guerra Santa islamica: fra terrore e usurpazione

lunedì, 2 maggio 2011

Bin Laden, il fondatore del MAK e della organizzazione terroristica islamica Al Quaeda, è morto, ucciso da un commando militare americano in territorio pachistano, lì dove si è sempre pensato si nascondesse.

Si chiude così un’era di terrore nella ideologia religiosa reale di un Islam egemone nel pianeta Terra, terrore che culminò nel famigerato eccidio terroristico dell’11 settembre 2001, in un folle piano di annientamento dei luoghi simbolo del potere cristiano ed occidentale nel mondo attraverso il dirottamento ad uso terroristico di quattro voli civili commerciali, per lanciarli contro i seguenti obiettivi:

le due Torri Gemelle, le Twin Towers del World Trade Center di New York, simbolo della economia e del commercio mondiale;

il Pentagono, quartier generale del Ministero della Difesa USA;

il Campidoglio, meglio conosciuto come la Casa Bianca, residenza dei presidenti degli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno, il mondo è cambiato parecchio, risvegliato improvvisamente da un nuovo tipo di guerra, cui nessun paese occidentale era in grado di porre contrasto.

Una miriade di attentati terroristici nel mondo seguì quel maledetto giorno, ovunque, questo nuovo quanto antico pericolo, ha terrorizzato e ucciso, nel nome dell’Islam.

La morte dell’ideatore e dell’organizzatore di questa assurda guerra religiosa, pone fine ad un ciclo temporale ben preciso e delineato, all’interno del quale questa nuova guerriglia islamica, ha terrorizzato ovunque:

Russia, Cina, Giappone, India, Europa, Africa, Asia, America del nord, America del Sud, mondo arabo.

Il metodo utilizzato è stato di una violenza e di una barbarie incredibili, clonato da uno stile di vita che è divenuto esso stesso simbolo di terrore e devastazione:

quello Talebano.

Ma la scomparsa di Bin Laden, coincide (casualmente?) anche con il fallimento catastrofico di quasi tutti i sistemi statuali che imponevano la legge coranica:

Libia, Egitto, Siria, Tunisia.

Forti scuotimenti in tutti gli altri paesi islamici:

Arabia Saudita, Iran, Giordania, Yemen.

E’ la fine del sistema islamico, scosso sin nelle sue fondamenta, incapace di ricevere e garantire libertà e democrazia, come dimostrato dalle catastrofi umane afgana, irachena e somala.

Il Libano, in tutta questa storia, è un capitolo a parte, essendo imploso più volte e proprio per mano di quei paesi islamici estremisti che finanziavano il terrorismo integralista, nemico giurato della componente cristiana libanese.

E’ la fine di quel mondo politico italiano e mondiale che guardava con simpatia a quei movimenti politici ed a quelle dittature islamiche che oggi sono sull’orlo di una guerra civile, se già non vi sono ampiamente immersi.

Non era un eroe, Bin Laden, ne un mito politico:

egli era solo un pazzo violento e sanguinario.

Si chiude così un capitolo storico, che avrà sicuramente ancora strascichi e conseguenze nella nostra vita quotidiana, a cominciare proprio da quella fuga in massa di islamici che cercano di immigrare clandestinamente in Europa attraverso le frontiere italiane, attraverso quel paese che, la stessa Unione Europea, osteggia nel suo tentativo naturale e di diritto di difendersi da questa invasione.

Ma anche questo, è un paragrafo di quel capitolo della storia contemporane affatto ambiguo che titola “Guerra Santa, espansione demografica islamica ed egemonizzazione dell’Islam nel mondo”.

Questo è il pericolo più grave che corre l’intero occidente in questo momento.

Si tratta di un’altra Guerra santa, più subdola e insinuante, che prevede l’infiltrazione dei paesi occidentali da parte di enormi quantità di islamici, sotto forma di immigrazione clandestina, stoltamente tollerata ed accettata, che punta esclusivamente a prendere il potere attraverso la regola dei numeri delle democrazie.

Una volta raggiunto il limite democratico che conduce al potere, essi imporrebbero la legge coranica in tutto il globo.

Questa è l’eredità che lascia il folle Bin Laden all’umanità.

Questa è l’aggressione che dobbiamo combattere strenuamente.

Questa, è la nostra “sfida per la sopravvivenza”, combattuta in una guerra di civiltà e di identità territoriali, etniche, religiose, storiche e culturali che non si confrontano, a causa della volontà islamica di non integrarsi, ma di insediarsi in altri territori, scalzando popoli, regole, libertà e conquiste democratiche al costo della volontà del Profeta Maometto, della sua idiosincrasia razzista e violenta nei confronti di chi è diverso da un islamico.

Non vi è pace in questa sfida, non vi è solidarietà ne amore.

E noi occidentali, non dobbiamo commettere l’errore mortale di combattere questa Guerra Santa invitando alla pace, offrendo solidarietà, donando amore.

L’espansione demografica islamica è l’altra faccia del terrorismo islamico, quella buona e pietosa, quella che si insinua al meglio nelle pieghe della nostra cristianità, del nostro modello democratico e liberale, al solo fine di infiltrarlo sino alla saturazione democratica, prendendo quel potere che il terrorismo non è riuscito a prendere, raggiungendo il governo dei paesi occidentali per poter uccidere l’occidente dal di dentro, dall’interno.

L’affermazione della Shari’a attraverso il metodo democratico, questo è il loro vero obiettivo.

Questo è il nostro pericoloso nemico.

Questo è il futuro che dobbiamo assolutamente scongiurare.

la Guerra Santa di Bin Laden è fallita.

La Guerra Santa di Maometto è invece ancor viva e vegeta.

Difendetevi popoli liberi, oppure pregate per le vostre povere anime, poichè esse non vi apparterranno più.

Come pure le vostre case, le vostre vite, le vostre famiglie.

E’ morto Bin Laden, il principe del terrore.

Non è morto il suo progetto terroristico.

Ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi e rendendosi invisibile al suo odiato nemico infedele:

il mondo libero e democratico occidentale.

Noi, per dirla in una sola parola.

Difendersi da questo attacco, non è un diritto, ma un sacrosanto dovere cui è vietato mancare.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere, i potenti e la terza via italiana

domenica, 17 ottobre 2010

Vi sono molte domande nella storia moderna e contemporanea del nostro paese che non hanno risposte, che non sono scritte sui libri ufficiali di storia, che alcuni giornali lasciano solo trasparire, senza mai dichiarare apertamente, senza mai avere il coraggio di rendere pubbliche, al fine di rendere comprensibile il passato come il presente ed il futuro del nostro paese.

Scuserete se sembrerò un po’ disordinato nella esposizione:

non so da dove cominciare, non so come spiegare.

Diciamo che l’indirizzo di questo scritto lo può descrivere bene questa frase:

“I giornali la storia la possono anche raccontare ma la storia non puo’ essere scritta basandosi sui giornali”
Renzo De Felice (Rieti, 8 aprile 1929 – Roma, 25 maggio 1996)

Una storia che potrebbero raccontare e che forse non racconteranno mai i giornali ed i libri, quella storia che possono raccontare “tre borse di cuoio marrone”.

Tento una ricostruzione, non storica, ovviamente, ma umana ed economica, inseguendo gli interessi ed i poteri.

Già, poichè sono sempre le scelte economiche a condizionare fortemente l’agire dei grandi uomini ed i popoli da loro guidati in tutti i tempi, uomini che hanno pagato dolorosamente la loro grandezza “incompresa”.

In tutti i tempi, compreso il nostro, il più (in)comprensibile di tutti.

Forse perchè l’abbiamo già vissuto, ma nessuno ci ha insegnato a riconoscere.

Benito Amilcare Andrea Mussolini – Predappio 29 luglio 1883 – Giulino di mezzegra – 28 aprile 1945,
L’uomo della Provvidenza (o “inviato della Provvidenza” 14 febbraio 1929 – Papa Pio XI).

Quello che univocamente viene ricordato come “il Duce”, non fu però il primo ad essere appellato così.

Prima di lui, il Duce era Pietro Nenni, il socialista Pietro Nenni.

Perché questa digressione che ha l’apparenza di essere una digressione meramente formale?

Perché la storia di questo pianeta degli ultimi due secoli è la storia del socialismo:

la più tormentata, la più osannata, la più lapidata, anche a suon di monetine, come nel caso del socialista italiano Benedetto Craxi detto Bettino (Milano, 24 febbraio 1934 – Hammamet, 19 gennaio 2000).

Socialisti e sindacalisti nascono infatti Adolf Hitler (Braunau am Inn, 20 aprile 1889 – Berlino, 30 aprile 1945) e Benito Mussolini che agganciarono l’ispirazione socialista al concetto di nazione, piuttosto di altri “socialisti rivoluzionari” come Vladimir Ilyich Ulyanov o Vladimir Ilich Uljanov detto Lenin (Simbirsk, 22 aprile 1870 – Gorki Leninskie, 21 gennaio 1924), Iosif Vissarionovic Džugašvili detto Stalin – da un termine russo che significa “d’acciaio” – (Gori, 6 dicembre 1878[1] – Mosca, 5 marzo 1953).

Come potete vedere, l’epoca degli uomini forti, fu l’epoca dei socialisti, legati al concetto di popolo o di nazione, come dichiarò Benito Mussolini in un discorso al parlamento, indicando così la medesima matrice politica fra fascismo e comunismo (all’epoca era conosciuto meglio come socialismo).

E socialiste furono le riforme fasciste, a cominciare dall’unica riuscita riforma agraria realizzata che il mondo conosca, quella riforma che toglieva i terreni agricoli al latifondo per consegnarli ai reduci e al popolo affamato.

Ma tutto questo ci porta lontano dalla considerazione ultima che ognuno di noi fa del fascismo:

perché Mussolini si alleò con Hitler, trascinando l’Italia e tutto il mondo in una guerra totale?

La storia che ci raccontano i libri non può dare una risposta a questo quesito.

Dobbiamo cercare un’altra via, una strada che è sotto gli occhi di tutti noi e che segna ancor oggi il nostro limite maggiore:
la povertà di risorse energetiche (gas, petrolio) italiane.

Da dove partiamo?

Dall’Iraq, naturalmente, e più precisamente da Ninive, la capitale Assira citata nella Bibbia cristiana, oggi conosciuta come Mossul (e non Mosul o Mossoul, come comunemente ed erroneamente viene tradotto).

Come vedete, siamo nel passato e nel presente, siamo sempre nel teatro della contesa internazionale sulle risorse strategiche energetiche:

il petrolio.

Benito Mussolini comprendeva chiaramente che l’italia non sarebbe mai divenuto un paese ricco e potente e non avrebbe mai ricevuto il riconoscimento e la dignità di grande potenza mondiale senza il petrolio, e si prodigò grandemente per sottrarre alla tutela britannica ed alla triplice alleanza egemonica del petrolio planetario – anglo-francese-americana – il giacimento petrolifero di Mossul.

E vi riuscì.

Verso la metà degli anni trenta l’Agip deteneva (ricordate questo nome, sarà ricorrente in questa narrazione insieme a quello dell’Iraq) la concessione per lo sfruttamento dei pozzi petroliferi iracheni.

Ben trentaduemila barili al giorno, corrispondenti a 1.750.000 tonnellate annue consentivano all’italia la piena autonomia petrolifera e, in breve tempo, ne avrebbe fatto un paese esportatore.

Malauguratamente, l’avventura etiopica ed il conseguente isolamento internazionale, costrinse Mussolini a dare mandato all’ Agip di vendere la quota maggioritaria nella Mosul Oil Fields.

L’errore italiano fu quello della imitazione di un modello colonialista che Francia, Inghilterra e America stavano invece abbandonando, proseguendo sulla strada di un diretto e meno costoso controllo delle risorse energetiche piuttosto dell’effettivo e costosissimo controllo dei territori che ne erano ricchi.

Il “sacro egoismo” italiano di territori ci privò sfortunatamente del petrolio che quei territori nascondevano.
Qui inizia il percorso che portò Mussolini a scegliere di entrare in guerra al fianco di Hitler piuttosto che al fianco di Churchill.

Mussolini tenterà inutilmente ancora due carte successivamente per ottenere l’indipendenza petrolifera:

– il sostegno agli indipendentisti iracheni nel 1941, che fallirono nella sollevazione e furono sconfitti dagli inglesi, sostegno che avrebbe portato allo sfruttamento dei pozzi petroliferi di Quayara, nella regione di Mossul.

– il sostegno all’organizzazione “Tetri Giorgi” (Georgia bianca, finanziata e sostenuta da Mussolini) che era una organizzazione politica formata nel 1924 da emigranti georgiani che aveva come principale scopo la liberazione della Georgia dall’occupazione societica e che interessava all’Italia per il controllo del porto di Batumi, scalo strategico sul Mar Nero dei flussi di petrolio che venivano estratti dal Mar Caspio e dell’ Iraq.

Dopo questo rapido quanto inesauriente escursus, torniamo alla domanda fatale:

perché Mussolini si alleò con Hitler, trascinando l’Italia e tutto il mondo in una guerra totale?

Perché nonostante il grande lavoro di “salvatore della pace” di Mussolini, l’italia restava comunque esclusa dal giro delle grandi potenze che gestivano il petrolio nel mondo e perché Hitler, propose l’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania come prezzo di questa indipendenza:

il petrolio a condizione di una guerra.

Se Churchill avesse garantito un accesso privilegiato all’Italia al petrolio invece di Hitler, noi non avremmo perso una dolorosa e sanguinosa guerra.

Non cercate riscontri a questa frase nei libri di storia e nei giornali: non ne troverete.

Forse Churchill non si fidava completamente della lealtà italiana o forse Hitler fu semplicemente più furbo di tutti.

Ma è la garanzia tedesca all’Italia fascista di una indipendenza energetica la goccia che fece traboccare e rompere il vaso italiano, fu la speranza italiana di sostituire Francia e Inghilterra nella gestione globale delle risorse petrolifere, il vero motivo della infelice scelta italiana.

Mussolini pensò alla egemonia italiana in europa senza un intervento americano nel conflitto.

Ma le speranze di Mussolini si infransero sui sogni onirici ed ormai folli di Adolf Hitler, che rispose a muso duro alle critiche avanzate da Mussolini sulla ripresa delle ostilità tedesche nel gennaio 1940:

“O con noi, o sarete relegato a un ruolo subalterno”.

Il sogno fascista della crescita di una Italia che fosse un grande potenza mondiale si infrange sulla scelta:

o subalterni a Francia, Inghilterra e America ovvero subalterni alla egemonia tedesca.

In ogni caso, subalterni.

Mussolini inseguì ancora il suo sogno e scelse chi garantiva di più, senza pensare al prezzo da pagare ed accettò l’offerta di Hitler:

l’Italia ha un debito enorme con la Romania (a causa del petrolio acquistato dall’Italia in una delle più importanti zone di produzione petrolifera dell’epoca, Ploiești), ebbene, la Germania invaderà la Romania e cancellerà quel debito se l’Italia entrerà in guerra con la Germania.

Ecco la goccia che fece traboccare il vaso di Mussolini nel vaso di Hitler invece che in quello di Sir Winston Leonard Spencer Churchill.

Ancora e come sempre, una goccia di petrolio in un mare di assetati.

Ma la storia non finisce qui.

Ecco l’epopea italiana dell’Agip di Enrico Mattei (Acqualagna, 29 aprile 1906 – Bascapè, 27 ottobre 1962).

L’Agip raccolta da Mattei è un involucro vuoto, improduttivo, con nessuna influenza nel mercato degli idrocarburi, mercato controllato dalle cosidette “sette sorelle”, termine “inventato” da Mattei per definire le sette società petrolifere più ricche del mondo che ne detenevano un sostanziale monopolio mondiale.

Esse erano:

1.Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso (poi Exxon negli USA) e in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil – Americana;
2.Royal Dutch Shell – Anglo-Olandese;
3.Anglo-Persian Oil Company, successivamente trasformatasi in British Petroleum e ora nota come BP – Britannica;
4.Standard Oil of New York, successivamente trasformatasi in Mobil e in seguito fusa con la Exxon per diventare ExxonMobil – Americana;
5.Texaco, successivamente fusa con la Chevron per diventare ChevronTexaco – Americana;
6.Standard Oil of California (Socal), successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco – Americana;
7.Gulf Oil, in buona parte confluita nella Chevron – Americana.

Notate che, in pratica, si tratta dello stesso cartello che dovette affrontare l’Italia fascista, lo stesso cartello che impedì all’Italia di ottenere una indipendenza energetica, il cartello dei vincitori.

E l’Agip comincia ad estrarre petrolio (poco) e metano in Val Padana.

Le sette sorelle sono attratte da questi ritrovamenti, che come nel caso del petrolio, vengono abilmente utilizzati da Mattei come specchietto per le allodole e prontamente difese e tutelate.

Mattei usa metodi spicci e crea un gruppo di lavoro formato da fedeli collaboratori di Matelica, ex appartenenti alla resistenza ed ex appartenenti alle forze dell’ordine.

Dirà lui stesso di aver violato almeno 8.000 fra leggi, leggine e ordinanze per ossequiare il suo:

“fare prima, discutere poi” (un decisionismo che ritroviamo nel passato mussoliniano e nel presente berlusconiano).

Ed è un successo.

Costruisce metanodotti, una distribuzione di benzina di prima qualità associata a servizi igenici associati sempre puliti, con pompe all’avanguardia e servizi gratuiti come la pulitura dei vetri, il controllo dei liquidi del motore e della pressione dei pneumatici.

Avvia una politica di prezzi bassi per la benzina e produce fertilizzanti prodotti dal metano con un ribasso del 70% del prezzo d’acquisto.

Fonda l’Ente Nazionale Idrocarburi (E.N.I.) di cui diviene presidente nel 1952.

L’11 gennaio 1957 riesce a far approvare una legge che dona ampia autonomia d’azione all’ENI, sia dentro che fuori dal paese.

Il successo continua.

Mattei attacca frontalmente il cartello delle sette sorelle nel suo core business:

l’estrazione petrolifera.

Offre ai paesi produttori di petrolio joint venture societarie che prevedono una partecipazione dell’Agip al 49% e al 51% del paese che gode dei giacimenti petroliferi, contro il contratto capestro offerto dalle sette sorelle che prevede una partecipazione agli utili dell’1% al paese produttore (che generalmente finisce nelle tasche dei loro governanti e non del popolo) e del 99% per loro.

Inoltre Mattei aumenta la cooperazione offrendo una partecipazione occupazionale del lavoro meno qualificato al paese produttore ed un contributo di know how specializzato da parte italiana.

E funziona, eccome se funziona.

L’Italia diviene il maggior produttore di sonde ad alta qualità per l’estrazione petrolifera.

Ma l’azione di Mattei non è solo imprenditoriale, va oltre gli affari, e punta alla promozione di una federazione fra Marocco, Algeria, Tunisia e Libia.

E non è solo un settore ad interessarlo:

l’ENI acquista la Lanerossi ed invade il settore tessile e del vetro, oltre che della meccanica di qualità.

Mentre i metanodotti italiani si snodano fra:

Costa d’Avorio, Etiopia, Marocco, Senegal, Ghana, Somalia, Tunisia, Sudan, Libano, Giordania, India, Iran, Iraq, Pakistan, Argentina.

Stringe accordi con la Cina per la consegna di fertilizzanti e con la Russia dove scambia petrolio con gomma sintetica, tubi e apparecchiature elettroniche a tecnologia avanzata per la ricerca e l’estrazione.

Anche la stessa nascita dell’OPEC in quegli anni, non può essere definita “estranea” all’azione di Mattei.

Nel 1961 sbarca a Bari la prima petroliera con petrolio prodotto in Iran.

Ormai Mattei governa interessi in tutto il mondo, da lavoro ad oltre 55.000 persone, possiede 15 petroliere ed investe in termini di centinaia di miliardi e procura utili che vanno molto oltre le cifre isciritte a piè del bilancio ENI.

Il 27 ottobre 1962, Enrico Mattei perde la vita in un incidente che non pare affatto un incidente e che puzza di mafia siciliana e di tutela di interessi affatto italiani.

E’ la fine di una epopea che porta l’Italia a soddisfare completamente il suo fabbisogno petrolifero e di gas e che ne fa addirittura un esportatore.

E’ la realizzazione, drammaticamente interrotta del sogno di Benito Mussolini.

Nelle dichiarazioni di Benito Livigni, Assistente personale di Enrico Mattei, leggiamo lo smembramento di questa enorme risorsa creata da Mattei, assistiamo inermi alla follia suicida che ucciderà l’autonomia e la indipendenza italiana nel settore degli idrocarburi e dei suoi derivati.

Nel 1994 viene privatizzata l’ENI, società con struttura anglosassone, integrata con il tessile, il minerario, la tecnologia avanzata, le telecomunicazione.

Viene smembrato l’ENI, chiusa la chimica di base dell’ENI, disgregato il tessile, snaturata la Nuovo Pignone.

Il 70% del pacchetto ENI è in mano ai fondi americani.

Il resto di questo scempio, di questa carneficina, fa perdere in un sol colpo il 36% del PIL italiano.

100.000.000.000.000 di patrimonio ENI (due centri turistici, 2.600 palazzi, il palazzo di vetro dell’ENI, etc) viene ceduto ad un fondo gestito dalla Goldman Sachs, operazione condotta dal governo Amato e dal suo ministro dell’economia Ciampi (che diverrà immediatamente dopo presidente della repubblica) e dal presidente del comitato per le privatizzazioni Mario Draghi, che verrà successivamente chiamato alla carica di Vicepresidente Goldman Sachs prima, Governatore della Banca d’Italia poi ed in seguito, alla guida della Banca Centrale Europea.

La banca d’affari Goldman Sachs è una delle prime al mondo e incontra spesso e volentieri i destini della casta politica, e non solo di quella italiana.

Ecco alcuni esempi:

Romano Prodi, da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia
Mario Draghi, da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia
Mario Monti, dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs
Massimo Tononi, dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006
Gianni Letta, membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del governo Berlusconi (2008)
Robert Rubin, da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton
Henry M. Paulson, da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush
Robert Zoellich, da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.
William Dudley, da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve
Paul Thain, da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange
Philip D. Murphy, da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.
Joshua Bolten, da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto dell Casa Bianca
Gary Gensler, sottosegretario al tesoro
Jon Corzine, da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey

Una cosa è certa:

se esistessero veramente i cerchi sovrastrutturali di cui si narra spesso, questi cerchi non potrebbero fare a meno di una struttura come questa banca d’affari per influenzare la politica mondiale.

E viceversa.

L’epopea berlusconiana.

Nasce un nuovo imprenditore italiano, è intelligente e punta tutto sul mezzo di comunicazione di massa:

la televisione.

Intraprende una lotta imprenditoriale simile a quella di Mattei, i cui risvolti, non possono essere meramente limitati al normale svolgimento di una impresa d’affari.

Silvio Berlusconi va oltre gli affari e regala agli italiani la prima televisione commerciale nazionale, Canale 5, spezzando così il monopolio dello stato ( e della casta politica) nel settore mediatico, fatto che certi poteri, non gli hanno mai perdonato.

Berlusconi va avanti, diviene il primo imprenditore televisivo italiano ed intraprende la scalata europea approfittando della concessione di due nuove licenze gratuite nella Francia di Mitterand.

Nasce “La Cinq” con l’obiettivo dichiarato di esportare il modello vincente del canale 5 italiano.

Ma viene fermato.

L’avventura francese durerà poco (dal 20 febbraio 1986 al 12 aprile 1992).

Nonostante la copertura dell’80% del territorio francese, la scalata sino alla terza posizione nazionale con il 10,9% degli ascolti e l’avvio di originali format informativi (“Le journal permanent” l’antesignano del “Prima Pagina” italiano, con notizie ogni 15 minuti, la conduzione uomo-donna, il faccia a faccia (“Face à France”) domenicale fra un politico e comuni cittadini scelti dalla società di sondaggi Ipsos, ed il “duello”, che chiudeva le notizie delle 12.45, e a cui prese parte Nicolas Sarkozy) La Cinq, dopo notevoli vicissitudini ed un bilancio in forte perdita, chiuderà i battenti.

Sarà Bourret (il socio francese de La Cinq) ad annunciare che il canale televisivo morirà, parlando poi di pressioni politiche ed economiche volte a “uccidere” il canale.

E torna ancora una volta il mito dei cerchi sovrastrutturali, le banche, il mondo finanziario.

Berlusconi capisce che il contrasto al suo gruppo non si fermerà qui e dopo la caduta verticale della terza via socialista craxiana, fonda un partito politico, scende in campo.

E’ l’era del riformismo, quello vero, è l’era del federalismo fiscale, è l’era di un ritorno al successo internazionale dell’Italia.

Oggi Berlusconi può contare su patti politici che garantiscono l’Italia a livello europeo (il duopolio franco-tedesco), ma fa di più, ed insegue il sogno mussoliniano e matteiano:

l’indipendenza del paese dal fabbisogno energetico e del petrolio.

Ed ecco il patto con la Russia di Vladimir Vladimirovic Putin, con la Libia del Mu’ammar Abu Minyar al-Qadhdhafi, con il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva, tutti leader di paesi produttori ed esportatori di petrolio e di gas.

Ma, esistono ancora le sette sorelle?

Certo che esistono, ma sono cambiate nel frattempo, ed eccole nella classifica del 2007 redatta dal Financial Times:

1.Saudi Aramco ( Arabia Saudita)
2.JSC Gazprom ( Russia)
3.China National Petroleum Corporation ( Cina)
4.National Iranian Oil Company ( Iran)
5.Petróleos de Venezuela S.A. ( Venezuela)
6.Petrobras ( Brasile)
7.Petronas ( Malesia)

Come vedete, il fronte anglo-americano è scomparso e spuntano i nomi di produttori mondiali con cui il cavalier Berlusconi ha sapientemente coltivato patti di amicizia.

Ma restano in mano a questo fronte, le maggiori banche d’affari mondiali, quelle banche che porteranno disgraziatamente alla più grande e grave crisi finanziaria mondiale, banche d’affari, che continuano a condizionare le scelte dei governi mondiali.

E’ il secondo atto della trasformazione di questi poteri sovrastrutturali:

dapprima abbandonano il colonialismo dei territori in virtù del mero controllo delle risorse dei territori mondiali, ed ora abbandonano il diretto controllo delle fonti energetiche in virtù del controllo finanziario globale, condizionante ogni momento ed ogni settore strategico del mercato mondiale, ivi comprese, le scalate politiche e le scelte dei governi, considerati amici o nemici che siano.

Ma per l’italia, è ancor oggi la necessità di indipendenza energetica a tenere banco, compresa la fonte nucleare che il Berlusconi tenta di inserire come fattore energetico determinante nel disperato bisogno energetico italiano.

La storia è quella dei nostri giorni:

lo scissionismo politico finiano, lo scandalismo alla D’addario, il dossieraggio e, ancora una volta, i cerchi sovrastrutturali, quei poteri che contrastano da sempre l’emersione dell’Italia nel firmamento delle grandi potenze mondiali, a pieno titolo, in piena dignità.

Il percorso del movimento politico della Lega Nord nella storia italiana di questi anni, non è affatto secondario, anzi.

E’ un percorso fatto di nuovo metodo politico meno formalista e più sostanziale, è la testimonianza politica comportamentale che negli ultimi venti anni ha modificato e riformato il paese come mai prima e che ha consentito al decisionismo berlusconiano (figlio di quel “fare prima, discutere poi” di Enrico Mattei che da tanto fastidio ai finiani della restaurazione dei poteri slegati dal consenso popolare) di adeguare il paese reale allo stato di diritto, agganciando come non mai, il metodo democratico del consenso popolare con le scelte dell’esecutivo.

Ed è proprio “popolare” il termine più indicato per identificare il movimento della Lega Nord.

Eppure, poteri mai pubblici, tentano di contastare questa nuova quanto antica via che conduce al riscatto italiano.

Ma, chi e cosa sono questi poteri che sovrastano gli interessi del popolo italiano e del suo governo?

Non si sa, ma a me va di fare un piccolo elenco di potenziali interessi.

Forse coincidono con quei famigerati “cerchi sovrastrutturali”, forse no, non lo sappiamo.

Ma rileviamo una serie di analoghe coincidenze.

Pare che si muovano interessi americani in questi giorni, contro Berlusconi.

Io li definirei ovvi ed evidenti, visto che il padre padrone delle televisioni americane (e non solo quelle) che tenta l’invasione del mercato italiano si chiama Rupert Dylan Murdoch, imprenditore e produttore televisivo australiano naturalizzato americano, che con la News Corporation, monopolizza il mercato dei mezzi di comunicazione di massa mondiale.

Così torna un interesse americano a pesare sulle vicende di casa nostra, interesse che non è confutabile, in quanto l’elenco dei finanziatori della campagna elettorale del 2008 che condusse Barack Hussein Obama II alla poltrona di presidente degli Stati Uniti d’America, non è mai stato reso pubblico.

Anche l’interesse negli states mostrato da gruppi imprenditoriali italiani da sempre avversi alla epopea berlusconiana offre il fianco a considerazioni e domande:

– perchè il gruppo Fiat (guidato dall’AD Marchionne e precedentemente dal dirigente d’azienda Luca Cordero di Montezemolo – dal 2004 al 2010 -) investe e conseguentemente ottiene finanziamenti dalla presidenza Obama per salvare il gruppo automobilistico Chrysler, quando il gruppo che conta quasi 50.000 dipendenti è in enormi difficoltà in Italia?

– perchè allorquando la Fiat decide di avviare un rinnovamento gestionale profondo nel settore automobilistico italian, il suo alfiere Montezemolo lascia la guida Fiat e nasce il “pugile” Marchionne?

Forse nel futuro di Montezemolo si aspira alla premiership italiana?

Forse le scelte impopolari di Fiat in Italia non dovevano ricadere su chi la popolarità la desidera “ripulita” dall’altra faccia della medaglia del riformismo?

Forse l’avventura della Fiat di Montezemolo nell’America di Barak Obama si connette a poteri sovrastrutturali che tentano di condizionare e di piegare il governo italiano sino alle dimissioni del premier Berlusconi?

E’ come sempre, una storia fatta di potere e di interessi quella umana, certamente.

Ma una cosa è certa:

quella linea, quel filo che collega i momenti storici di un “certo socialismo” che va dal fascismo di Mussolini a quella famosa “terza via” sognata e realizzata da De Gasperi e Mattei, che va da quel socialismo che diviene “terza via” politica che sblocca il sistema della democrazia bloccata e sdogana la nuova destra del tradimento storico finiano e la nuova sinistra del’incapacità di perseguire gli interessi di quel “popolo” che pretendeva di rappresentare, quel filo che lega “un certo modo di difendere e tutelare gli interessi italiani” e che conduce alla storia contemporanea dell’uomo imprenditore e dell’uomo politico Berlusconi, ebbene, quel filo, quella storia, quella aspirazione di tutela degli interessi italiani, si scontra spesso e volentieri con “certo modo di fare politica” che in qualche modo è collegato (se mi chiedete come, non so spiegarlo) a quei poteri sovrastrutturali che hanno sempre negato all’Italia la piena dignità e l’indipenenza energetica, economica e soprattutto, politica.

Non è scritto che in alcuni libri di storici contemporanei che quel filo esiste, che quel filo che collega gli interessi del popolo a quelli della nazione, traccia il percorso di personalità storiche il cui destino è sempre più cristiano, poiché essi finiscono tutti “crocifissi” alla difesa e alla tutela degli interessi del popolo.

Ed è scritto qui, in questo lungo e un po’ folle ripercorrere la storia italiana che, questi uomini, questi grandi uomini, trovano un contrasto forte e potente in quella famiglia che di sorelle ne ha tante, sorelle che da ricche petroliere, si sono trasformate in ricche banchiere, senza perdere il pessimo vizio di influire sulla storia e sugli interessi di questo paese.

Ed è scritto nella storia degli ultimi lustri che la difesa degli interessi italiani passa solo nella difesa di quel nuovo principio politico della “territorialità”, di quella identità territoriale qualcuno tenta di far passare come elemento di divisione del paese, ma che invece è esso stesso, l’unica salvezza della integrità di questo paese.

Ma guai a dirlo.

Guai a dire che gli americani sono dei razzisti perchè controllano i flussi migratori dal Messico e da tutti i paesi mondiali con un metodo molto deciso e perentorio.

I “razzisti” per certi poteri, sono sempre gli altri.

Con buona pace di quei traditori e di quei venduti agli interessi non italiani.

E andiamo avanti, sempre avanti.

Avanti!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X