Articoli marcati con tag ‘solidarietà sociale’

Foggia: l’ipocrisia, la solidarietà e l’egoismo

mercoledì, 4 giugno 2014

Come un pellegrino in cerca di elemosina vago questa città chiedendo aiuto e collaborazione per la realizzazione di 5 progetti di formazione sociale e civile, educazione civica e civile, solidarietà civile e sociale, assistenza sociale, sicurezza sociale e protezione sociale, visto che chi di dovere, non offre servizi adeguati alle esigenze della cittadinanza.
Uno di questi progetti l’ho denominato “Urban Scout”.
Prevede che giovani in gruppi distribuiti per tutta la città, muniti di elenchi delle persone che vivono sole, si rechino ogni giorno a visitare queste persone, per fare quattro chiacchiere con loro, sentire come stanno, rompere il muro della loro solitudine asociale, vigilare se vi siano pericoli che loro non avvertono (fughe di gas e altro) chiedere se hanno bisogno di alimenti e/o medicinali, visite mediche o altro.
Ma in questa città, la solidarietà non esiste.
Ho rotto le scatole a tutti e nessuno mi ha dato una mano concreta, neanche solo per redigere il progetto.
Poi esplode un palazzo a causa della perdita di gas in una abitazione doveva viveva sola una persona anziana, perdono la vita due giovani ed incolpevoli persone, perde entrambe i genitori un innocente bambino, restano feriti altri soggetti, vengono evacuate dai palazzi adiacenti decine di famiglie.
Ma non è una tragedia, non è un caso:
è il frutto della vostra fottuta ignoranza.

Le uniche risposte che ho ricevuto sono state:
quanto mi paghi per fare questo?
Perché non vai dal politico tizio o dal politico caio?
E io rispondo:
e le istituzioni che cazzo ci stanno a fare?
E voi, perché non amate il prossimo vostro?
Domenica, potete andare a votare, ma non prima di essere andati a messa a mondare le vostre sporche ed egoiste coscienze.

La questione meridionale e la questione morale vivono a Foggia.

Ipocriti, egoisti, incivili ed ignoranti.

Se non vi prendete cura dei vostri simili più bisognosi, chi credete mai si prenderà cura di voi?

Fuggi da Foggia, non per Foggia, per i foggiani.

Gustavo Gesualdo

Non è nel mio interesse

lunedì, 28 gennaio 2013

Vorrei chiarire un concetto:

io non odio i gay e non odio i rom, solamente essi non agiscono nel mio interesse, non condividono la mia cultura, il mio modello di società, la mia idea di comunità e non occupano alcuno spazio nella mia visione economica e del lavoro.

I gay vogliono un terzo sesso che costerebbe una enormità in riconoscimenti giuridici ed economici, in assistenza sanitaria, in welfare, in privilegi ingiustificati ed arbitrariamente surrogati e contestualmente sottratti al diritto altrui, anche nel caso dei matrimoni gay e delle adozioni per coppie gay.

I rom non hanno mai lavorato, o meglio, io non ho mai visto un rom lavorare ne ho mai sentito qualcuno che abbia visto un rom lavorare, pagare i contributi previdenziali e quelli fiscali, contribuire alla sanità e al welfare di cui invece fanno razzia a costo zero, e che io sappia, i rom vivono solo di carità e di furti, di commercio illecito ed illegale, di riduzione in schiavitù ed induzione alla violazione della legalità nei confronti di soggetti deboli, di donne e bambini.

Io non odio i rom ed i gay, solo essi non sono nel mio interesse e le tribù e le lobby che essi costituiscono, generano nella società italiana mammona una serie di rigurgiti falso-morali perbenisti e perbuonisti di solidarietà malintesa e male intenzionata, di un fittizio egualitarismo nei diritti che essi evocano sempre e che pretendono tutelato sopra ogni altro diritto altrui, una non assunzione dei doveri ed una deresponsabilizzazione che crea una bolla di privilegio ingiustificato, che essi scaricano irresponsabilmente quanto integralmente sulle spalle del prossimo loro, creando un grave danno al mio stile di vita, ai miei affetti, alla mia famiglia, alla mia economia, alla mia società, ai miei interessi, alla mia cultura, al mio patrimonio pubblico e privato.

Quasi questi diversi volessero riscuotere un credito mai esistito e mai contratto da alcuno, schiacciando l’acceleratore sul senso di responsabilità e di solidarietà altrui, invece che sul proprio,non fosse altro che per dimostrare attinenza ed assonanza alle regole di una società civile moderna ed avanzata dalla quale pretendono rispetto e verso la quale vomitano solo odio, egoismo, gelosia e invidia.

Non è una questione ideologica e nemmeno di razza o di sesso:

loro sono contro il mio interesse e non riceveranno mai il mio consenso.

Non il mio consenso per mutare una goduria emotiva deviata nella scelta sessuale elevata a diritto ad un nuovo sesso inesistente nella realtà che giustifichi la loro esistenza differente, diversa, differenza genetica o no che sia, poiché non è questo un mio problema, ma è un problema irrisolto di altri che tentano di scaricarne violentemente i costi e i danni su di me, sul mio futuro e sulla mia famiglia:

sul futuro dei miei figli, creando una violenta aggressione alla normalità bombardata come anormale, come diversa dai diversi, differenti dai differenti, in un capovolgimento violento ed aggressivo delle parti, in un conflitto sessuale che cela interessi di lobby, che vince sul tavolo politico e traduce sul tavolo dell’arricchimento personale e di lobby.

Non il mio consenso per rubare, razziare, non osservare le mie leggi e le mie regole di vita. vivendo parassitariamente all’ombra del mio stile di vita e della mia società.

Nessuno avrà mai il mio consenso per abusare del mio diritto naturale e giuridico ad una vita dignitosa e decorosa, vissuta alla luce della morale e dell’etica, della appartenenza al giusto e della convivenza con il vero.

Nessuno metterà in forse il futuro dei miei figli, almeno sino a quando io sarò ancora vivo.

Ed io, sono ancora vivo.

Non è una questione personale:

solo, non è nel mio interesse.

Loro se ne fregano di me e del mio futuro, confutando in proprio quel concetto di solidarietà che pretendono sempre applicato per loro, quasi fossero malati patologici da difendere e curare, tutelare:

ma se questo è il quadro, io rivendico il mio diritto di fregarmene di loro e del loro futuro.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Articolo 18 Statuto dei Lavoratori e l’isolamento della CGIL

mercoledì, 21 marzo 2012

Mancato accordo sull’articolo 18 con la organizzazione sindacale della CGIL.

Dicono Sì all’accordo la CISL e la UIL, oltre naturalmente al sindacato degli industriali, la Confindustria.

La CGIL non aderisce all’accordo e se ne lamenta pubblicamente attraverso la propria leader, Susanna Camusso.

Personalmente ritengo che, per la Camusso, la CGIL e tutta l’area di pensiero politico-sindacale che essi incarnano e rappresentano, valga quanto disse il premier Silvio Berlusconi in occasione del provocatorio tradimento dell’ex alleato di governo Gianfranco Fini e della sua componente conservatrice:

per litigare, bisogna essere in due.

Parafrasando possiamo dire che, per raggiungere un accordo, bisogna essere in due.

La CGIL poteva aderire all’accordo chiedendo in cambio la diminuzione dell’orario di lavoro a 35 settimanali ore oppure chiedendo anche di fissare un salario minimo garantito per tutti, o poteva chiedere entrambe le cose.

Ma non lo ha fatto.

Susanna Camusso e la CGIL hanno semplicemente detto di No ad un accordo che procedesse nella modifica dell’articolo 18.

Viva la libertà, compresa quella della Camusso, della CGIL e dell’intera area umana, politica e sindacale di loro riferimento.

Ma è anche giusto poter e dover dire a Camusso e CGIL che hanno fallito l’accordo ed hanno fallito la loro mission, che è trovare accordi convenienti e nell’interesse dei propri iscritti.

Ma hanno fallito, volontariamente fallito, dolorosamente fallito, sicuramente fallito.

Ed hanno fallito dando ragione al loro più atroce avversario, al leader politico che, per loro, rappresenta “il demonio” in persona:

Silvio Berlusconi.

Ma il mondo è fatto di condivisione, come insegna quotidianamente il social network Facebook.

E chi non sa condividere se stesso in questo mondo fallisce miseramente.

E chi non sa condividere se stesso in questo mondo si trova isolato ed esacerbato, avvilito e sconfitto.

E chi non sa condividere se stesso in questo mondo deve fare i conti con i propri interessi indifesi.

E chi non sa condividere se stesso in questo mondo deve fare i conti con la propria rabbia.

E chi non sa condividere se stesso in questo mondo, spesso e purtroppo, imbraccia un fucile per difendere i propri interessi dai fantasmi che gli ricordano il proprio fallimento, personale e sociale, politico e sindacale.

In tempi di crisi come questi, non conviene mettere alla prova la capacità di controllo di emozioni del popolo come la rabbia.

Sarebbe un po come mettere un pezzo di carne nella bocca di un affamato lupo.

Ad ognuno, la propria libertà come la propria responsabilità:

umana, sindacale, politica, sociale.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Ed io non ho più lacrime per piangere le mie sconfitte ed i miei limiti:

nemmeno una, per perdonare gli errori e gli orrori del prossimo.

Gustavo Gesualdo
alias
Gustavo Gesualdo