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Quando alla destra manca un capo, prevale la coda

lunedì, 5 novembre 2012

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Non amo essere collocato geopoliticamente, e questa disaffezione all’inquadramento la devo alla mia anima innamorata della libertà.

Però, devo ammettere che già nella scuola media inferiore, sotto il mio banco non celavo gomme da masticare usate appiccicate alla rinfusa, ma una copia del quotidiano Il Secolo d’Italia.

Oggi ho visto e più volte quanto accaduto al funerale di Pino Rauti, l’ultimo dei veri fascisti italiani.

Troppo protagonismo, troppi animi agitati, mancanza di rispetto, soprattutto per il funerale di un uomo come Pino Rauti :

avrebbe meritato di meglio.

Certo, “l’uomo di destra che punta al centro” oramai da più di dieci anni, Gianfranco Fini, avrebbe dovuto riflettere meglio in quale “conclave” trascinava la figura della terza carica istituzionale italiana, prima di avventurarsi “senza essere accompagnato” da qualche vecchio camerata.

Occorre distinguere il Gianfranco Fini politico, segretario e rottamatore dell’ex MSI-DN dal presidente della camera dei Deputati, e questa differenza, sia pur non colta dal popolo dei camerati, doveva essere colta dall’ex camerata Fini.

Ma in questa “contesa politica” è leggibile la diaspora interna alla destra storica italiana che, da un canto, nella formazione storica, non evolve verso maggiori consensi e d’altro canto, nella versione moderna, raccoglie consensi al costo di impedire le riforme di chi è ancor “più a destra” (Lega Nord, l’anomalia italiana delle destre identitarie) ed al costo di dover spogliarsi di ogni caratterizzazione, sino al punto di negare la propria identità storica e la propria radice passata.

Tutta qui l’empasse della destra italiana:

divisa, impedita, malintesa, strattonata, troppo vecchia o troppo nuova.

Povero Pino Rauti, che ha dovuto anche assistere agli scandali politici in casa propria poco prima di lasciare questa valle di lacrime.

Chissà che non sia morto per il dispiacere.

Certo, la Questione Morale ha inciso molto nelle vicende politiche contemporanee, colpendo anche quella fascia di estrema destra che dell’ordine (nuovo o vecchio che sia), ha fatto un vessillo da sostenere, una dote in cui credere.

Eppure, se epuriamo il Fascismo storico dagli errori razziali e di scelta di posizionamento nella guerra, potremmo e dovremmo andare tutti fieri di quel periodo :

è stata creata e sviluppata l’Italia nel periodo fascista, come non mai, con un tentativo di eliminare le mafie storiche siciliane e con una infusione di unità e di senso della comunità (Il Fascio delle Corporazioni) mai osservata in seguito.

La democrazia repubblicana sia della cosiddetta prima che della seconda repubblica si è invece dimostrata un mercimonio disgustoso, che ha provocato l’implosione del paese sia orizzontalmente che verticalmente, sia socialmente che politicamente, sia economicamente che finanziariamente.

L’unica cosa che teneva insieme il tutto era il benessere eccessivo e la capacità di diffonderlo che aveva la democrazia Cristiana.

Ma appena finiti i finanziamenti forniti sottobanco e in evasione fiscale degli USA alla DC e della Unione Sovietica al PCI ed abbattuto il muro morale e materiale che divideva la Germania, l’Europa e il mondo intero, sono emersi tutti i limiti di una gestione della cosa pubblica immorale e criminale.

La caduta di questa divisione fra est ed ovest del mondo, ha aperto a nuove e suggestive divisioni fra nord ovest e sud est, ed ha consentito il ritorno delle potenze economiche naturali planetarie : Cina e India.

Ma le “rotture e le divisioni interne” provocate da questi squilibri sono più interessanti da analizzare soprattutto nella visione delle destre nei vari paesi del mondo.

Nei paesi nord europei le destre, pur mantenendo una caratterizzazione identitaria, si sono evolute nell’assorbimento e nella interpretazione dei nuovi stili di vita omosessuali, come nel caso limite del pur bravo Pim Fortuyn, involontario leader olandese delle destre, proveniente dall’area socialista e respinto dall’area comunista, un po come avvenne all’italiano Berlusconi, socialista fedele a Bettino Craxi, che tentò anch’egli invano l’adesione ai post comunisti ostacolato da Massimo D’alema, per poi divenire infine il leader dell’area politica di centro-destra.

E non va meglio alle destre repubblicane americane, incapaci di arginare la presidenza Obama, e comunque incapaci di agguantare la voglia di ordine nel cambiamento socio-economico, la voglia di ripresa economica e la voglia di riagguantare il dominio americano nel mondo perso in conseguenza del crollo del Muro di Berlino.

In questo momento storico in cui si registra una grande voglia di destra, di ordine, di sicurezza, le destre, o meglio, i leader delle destre, si dimostrano incapaci di coglierne al meglio esigenze ed istanze, mutamenti e orizzonti.

Così accade che, quando tutti si aspettano una avanzata delle destre, questa si scomponga in mille rivoli distinti e non raccolga il consenso che sembra meritare.

Ovvero accada come in Italia che, un premier “democratico” come Mario Monti, prenda il potere in mano senza essere stato eletto da alcuno ed aver ricevuto la delega elettorale di nessuno, in un modo che non appare propriamente democratico.

Forse le destre sono effettivamente mutate, evolute e forse si sono anche diversificate nella geopolitica, laddove un espulso dalla destra italiana come Antonio Di Pietro, a causa della presenza di Berlusconi, possa divenire il residente del Colle del Quirinale sostenuto da una cordata di movimenti e di partiti politici dell’area di sinistra e della cosiddetta anti-politica.

Alla fine sono gli uomini con il loro vissuto a prevalere, e non le contrapposizioni ideologiche o polari.

E se qualcuno si lamenta di una destra di stomaco e non di testa, forse è proprio questo deficit umano che ne giustifica l’esistenza.

Perché quando manca un capo, prevale la coda.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X