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Analisi del voto amministrativo – maggio 2011

mercoledì, 18 maggio 2011

Le seguenti considerazioni, prendono spunto dall’analisi del voto amministrativo al fine di disegnare il futuro andamento politico in Italia.

Ha vinto il PD?

Ha perso il PDL?

Vincere a Torino con un candidato come Fassino ed a Milano con un candidato come Pisapia può anche rappresentare una “vittoria” per il PD.

Ma va considerato che questa vittoria è avvenuta in assenza di candidati giovani e capaci, alternativi alle immortali figure di una sinistra che è vecchia e stantia, una vittoria che porta il PD ad una “vittoria di Pirro”, se si considera che il passo successivo non è quello di aprire finalmente ad una generazione di giovani politici talentuosi, ma è quello di scoperchiare le bare del passato per riportare in vita veri e propri zombie politici.

Non si vedono molti Matteo Renzi nel PD, anzi, non se ne vedono affatto.

D’altro canto, se Atene Piange, Sparta non ride mica.

Anche la PDL mostra segni di una assenza di rinnovamento interno, e presenta anch’essa una assenza di candidati giovani e capaci, che vivano di luce propria piuttosto che di luce riflessa del Cavaliere.

In molti casi, anche nel passato recente, candidati talentuosi della Lega Nord hanno sopperito molto bene a questa carenza, portando al governo di regioni importanti come Piemonte e Veneto, due figure politiche e di governo di grande valore:

Luca Zaia e Roberto Cota.

Ma, la “cura leghista” non piace ad una certa parte del PDL, ed il risentimento di questa poco talentuosa fazione è certamente leggibile dal dato elettorale emerso dalle urne:

preferiscono rischiare di perdere le elezioni piuttosto che “passare” le candidature a chi ha uomini adatti a ricoprirle.

Forse, è in questa chiave di lettura che si comprende meglio l’anomalia emersa dalle urne in questa tornata elettorale, in specie se si guarda al notevole ritardo con cui si è trovato l’accordo per le candidature fra Lega e PDL in alcune città.

A Bologna e Milano, Lega e PDL dovevano e potevano vincere, e non perdere, come è invece avvenuto.

A Milano, la causa della debacle, sembra ritrovarsi nella ricandidatura di una trita e ritrita Moratti, poco affascinante ed affatto carismatica, politicamente parlando.

Un altro segno di questa “stanchezza” del candidato PDL a Milano si legge nel fatto che Ferrante e Pisapia abbiano incontrato un consenso eguale anche se a distanza di cinque anni l’uno dall’altro:

sono gli ottantamila voti che mancano all’appello nella PDL la vera differenza.

Non è la crescita della coalizione del centrosinistra il motivo della sconfitta elettorale del centrodestra a Milano, così come in altre città.

A Bologna invece, la causa della sconfitta, sembra vada ricercata nel mancato entusiasmo elettorale di una parte del PDL nel supportare la candidatura leghista.

A Torino l’analisi della sconfitta elettorale, passa su due fattori differenti da quelli già citati:

il fattore emotivo Chiamparino e la stratificazione ben radicata della sinistra nella città.

Disfatta totale e senza giustificazioni invece per il terzo polo di Fini, Casini e Rutelli che hanno verificato che il loro pollo non raggiunge la dignità del terzo gradino politico, semmai, dell’ultimo.

La vera novità del dato che emerge da queste elezioni ammiistrative sta nella crescita complessiva di quelle forze politiche che, indipendentemente dagli schieramenti opposti nei quali militano, offrono analoghe posizioni di tutela di interessi come la Sicurezza e la Giustizia ed altrettanto analoghe posizioni di contrasto ed ostilità alle organizzazioni mafiose, alla illegalità diffusa ed al dilagante fenomeno della corruzione:

Lega Nord, Italia dei Valori e Movimento 5 Stelle.

Questo “Polo della Sicurezza e della Giustizia”, raccoglie un consenso interessante, consenso che fa ben sperare nel futuro di questo paese, un paese che è profondamente mafioso e corrotto, oltre che strangolato dalla illegalità.

La crescita complessiva di questo fronte politico disomogeneo è il vero motivo conduttore di questa tornata elettorale, benchè esso sia pressochè ignorato dal mondo della informazione, evidentemente poco libera rispetto ai monoliti PDL e PD, entrambi in aperta crisi politica, sia pure per motivi profondamente diversi.

Taluni osservatori politici vogliono indicare in questa crisi dei due grandi partiti di riferimento, una crisi del sistema bipolare.

Ma è invece proprio la disfatta del terzo polo a validare l’attuale sistema bipolare, all’interno del quale però, esiste ancora una certa immaturità nel considerare meglio candidature politiche di certo valore, sia pure espresse dalle minoranze interne ai partiti di riferimento, ovvero espresse da altre componenti politiche polari secondarie.

Manca la ragionevole maturità nel credere che, per vincere, bisogna puntare su soggetti giovani capaci di governare, piuttosto che rischiare di perdere, per impedire squilibri nella gestione interna dei partiti di riferimento.

In questo caso, possiamo ben dire che, se i monoliti politici-maometto non andranno alla montagna-popolo, non sarà certamente la montagna-popolo ad andare da loro.

Una cosa è la leadership carismatica a livello nazionale e ben altra cosa è invece il buongoverno a livello locale.

Piccole regole inesplorate dal bipolarismo italiano, immaturo e ancora non completamente formato ed educato.

Poichè è pur vero che, “fra due litiganti il terzo gode”, come nel caso di De Magistris a Napoli.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X