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Il Reddito di Cittadinanza – Analisi e Definizione

mercoledì, 6 febbraio 2019

Interviene il reddito di cittadinanza nel sistema italiano

Vediamo chi interessa e perché

Interessa tutti, ma proprio tutti

Sostiene tutto, ma proprio tutto

Compresi mafiosi, corrotti e pregiudicati

Non vi è infatti alcuna selezione per categorie che rappresentano un serio pericolo sociale ed economico letale per il nostro paese, per la sua unità e per la sua integrità sociale, legale, morale e materiale

Il provvedimento interessa in misura massiccia il meridione, con tutte le sue idiosincrasie e furbetterie, individuali o collettive che siano

Chi nasce, cresce e vive nel meridione sa benissimo che nelle categorie a reddito zero si nascondono gli autori di truffe e frodi, criminali, mafiosi e corrotti, furbetti, parassiti, veri ricchi che compaiono a reddito zero, tutti preventivamente avvisati da studi legali e commerciali molto ben pagati di spogliarsi di ogni avere per non vedere sequestrato un patrimonio creato in piena illegalità

Ne sanno qualcosa le compagnie di assicurazione, costrette a elargire indennizzi su incidenti falsi e aumentare i premi in maniera insostenibile, premi che qualche furbetto vorrebbe far pagare ad altri cittadini di altre regioni italiane non asfissiate e depresse dal fenomeno

Della serie:

noi fottiamo, tu paghi e se ti opponi, sei un razzista

Un ricatto inaccettabile, una estorsione mafiosa

Ovviamente, i mistificatori di tali realtà produrranno critiche a tali affermazioni, adducendo una crescente presenza del fenomeno truffaldino e furbettino anche al nord, così come sia ben visibile una crescita esponenziale delle mafie del sud al nord

Ecco appunto

Si dimentica troppo facilmente che codesti fenomeni nascono e crescono nel sud e vengono esportati al nord

Quali modifiche apporta un provvedimento come quello del reddito di cittadinanza in un sistema che vive di provvedimenti e aiuti dello stato?

Beh, appare come un ulteriore possibilità di arricchimento per i furbi, non certo per gli onesti, abituati a non celare i propri redditi o a produrre redditi in modo illecito e/o illegale.

Ecco una analisi che aiuterà a capire meglio alcuni concetti sopra esposti

Andiamo alla definizione di reddito:

“Il reddito, in economia, può essere definito come un flusso di ricchezza durante un periodo di tempo. Rappresenta in pratica il divenire di componenti economici attribuito ad un dato periodo di tempo.” (Wikipedia)

Andiamo alla definizione di rendita:

“Rendita è una variabile di flusso finanziario legata a più di un periodo. La rendita è un’entrata costante ad intervalli di tempo regolari per un certo orizzonte temporale.” (Wikipedia)

Come potrete apprezzare, oltre al significato insito, il reddito si coniuga con “economia” mentre la rendita si coniuga con “finanziario”

Ecco che anche la definizione di reddito di cittadinanza viene svilita di ogni senso:

dovrebbe essere una rendita di cittadinanza e non un reddito

Non ho fatto questo esempio a caso

Nel sud il reddito praticamente non esiste, compromesso come è da una economia asfittica e svilita di forza perché messa in concorrenza con soggetti che non osservano le regole e non sono concorrenti economici leali:

come può un bar serio ed onesto competere con la miriade di bar che nascono come funghi nel sud e che gli operatori della sicurezza e della giustizia indicano come “lavatrici” del riciclaggio del danaro sporco?

Non può, soccombe, come tutte le altre attività economiche serie, oneste, leali, corrette

E come è possibile produrre danaro sporco?

1) Mediante la Corruzione, elemento diffuso attraverso il quale politici e burocrati corrotti condizionano l’accesso al mondo del lavoro e del consenso, compreso e non escluso il mondo del giornalismo e dei concorsi pubblici;

2) mediante i proventi di organizzazioni criminali mafiose e comuni, entrambe interessate a riciclare immense ricchezze prodotte in maniera illegale, risorse che tali organizzazioni spendono in parte per la corruzione di politici e burocrati, al fine di evitare il perseguimento delle azioni illecite;

3) mediante la elusione o violazione o l’aggiramento delle norme che impediscono ogni forma di arricchimento illecito, di truffe e frodi alle compagnie di assicurazione, all’INPS, all’INAIL, di mendaci dichiarazioni atte a diminuire o azzerare il reddito, non pagare il fisco, la contribuzione fiscale e pensionistica

Detto questo, occorre aggiungere che la ‘ndrangheta calabrese risulta essere la maggiore impresa italiana per fatturato, battendo anche i colossi imprenditoriali onesti del nord (e vi sorprendere se Fiat FCA e Luxottica delocalizzano centrali manageriali e finanziarie?)

Immaginate quanto incida nella impoverita e impotente finanza ed economia meridionale un tale “portento” economico e finanziario

Credete forse che un soldato di questo colosso paghi le tasse, versi la contribuzione pensionistica?

Credete che codesto soldato, dopo aver fatto esplodere una bomba intimidatoria dinanzi alla saracinesca di un onesto commerciante, artigiano o industriale che rifiuta di pagare il pizzo, non viva di assegnazione di casa popolare, sostegni al reddito, forme di aiuto alle povertà?

Credete che codesto soldato paghi i farmaci, paghi l’assistenza sanitaria?

No, molto probabilmente esso nasconde la sua ricchezza in buste di plastica nera, farcite di danari che non vengono certo denunciati

Credete che nei porti turistici del sud qualcuno controlli, oltre al “legittimo proprietario”, anche chi usa gli yacht ivi custoditi?

Siamo proprio sicuri che al reddito dichiarato corrisponda una rendita corrispondente nel sud?

Basterà fare un giro in auto in città come Foggia, dove il reddito medio dovrebbe essere di circa 800,00€ pro capite e restare sorpresi nel vedere circolare numerose e costose automobili che non corrispondono a quel reddito e quindi evidentemente rinvenienti da rendite e/o redditi di tipo diverso ed oscuro, che sfuggono ai controlli

Sarà per motivi come questo che lo stato ha negli ultimi anni spostato le analisi sulla “capacità di spesa” (leggi rendita effettiva) invece del solito e inattendibile “reddito dichiarato”?

Ed è sulla base di codesto reddito dichiarato che si vuole sostenere le “fasce deboli” della popolazione?

Tra gli oppositori alla fatturazione elettronica e dell’uso esclusivo di carte di debito e di credito e prepagate si nascondono certamente molti di quei papabili usufruitori del reddito di cittadinanza che sono affatto poveri e affatto a reddito zero

Ora, mi domando:

chi ha scritto questo provvedimento, non conosce queste realtà?

Non sa egli che il mirino di questo sostegno potrebbe essere puntato sulle persone sbagliate?

Eppure, molti di loro sono meridionali, dovrebbero sapere

Conoscono benissimo queste condizioni permanenti e preminenti nella società e nella economia meridionale

Ripropongo la domanda iniziale:

quali modifiche apporta un provvedimento come quello del reddito di cittadinanza in un sistema che vive di provvedimenti e aiuti dello stato, di truffe e frodi, di elusioni ed evasioni, di dichiarazioni mendaci e mai controllate da nessuno?

Un aumento dei consumi?

Probabile

Ma chi userà quei danari, chi ne trarrà vantaggio?

Gli onesti?

O i soliti furbi?

Chi vogliamo premiare?

Chi vogliamo invece inibire, punire?

Non era forse meglio offrire sostegno alle pensioni sociali e di invalidità innalzandole permanentemente e non temporaneamente a livelli di civiltà accettabili?

Oppure è meglio continuare con incentivi che appaiono portare più risultati di propaganda che di sostanza?

Non sarebbe meglio tagliare decisamente su colossi insostenibili come la scuola italiana, maggior datore di lavoro europeo con i suoi quasi due milioni di addetti di cui la metà circa docenti?

E non era meglio utilizzare quella diminuzione di spesa pubblica pazza e disonesta per incentivare i servizi della Sanità, della Sicurezza e della Giustizia?

Oppure utilizzare questa riduzione della spesa pubblica per ridurre il cuneo fiscale, quel cancro che rende impossibile al datore di lavoro assumere con serenità e che rende non competitivo il costo del lavoro italiano con quello internazionale?

Voglio solo ricordare che un salario di 1.500,00€/mese nel cedolino parte da uno stipendio di circa 4.500/5.000 euro

In mezzo, c’è quella spesa pubblica che deve essere contenuta nei servizi non indispensabili e/o preminenti e invece potenziata nei servizi essenziali che attengono alla cura e alla protezione del cittadino

La ricerca?

I ricercatori?

Mah, un potenziamento della ricerca non può essere visto nella mera e mono oculare ottica di ammortizzatore di un mondo del lavoro reso asfittico dal cuneo fiscale

Serve altro.

Altrimenti si corre il rischio di costruire un altro disastro come la scuola, la formazione e l’università, visti più come riserva di lavoro per baroni e clientele piuttosto che servizio che possa riscattare l’Italia nel mondo.

Ora, la domanda è:

cosa volete fare?

Gesualdo Gustavo
alias
Il Cittadino X

Il disservizio come prassi amministrativa

venerdì, 18 settembre 2015

Foggia è una città disservita, violata, abusata, violentata, derubata.

Incredibile la quantità di disservizi che le pubbliche amministrazioni, sia locali che nazionali, offrono alla cittadinanza foggiana.

Tenterò di farne una notazione, per offrire a chi ama la propria città di cogliere i motivi per scuoterla e a chi non la ama e non la rispetta, i motivi per andare altrove a fare il nulla che incarnano.

Il caldo opprimente ed afoso di questi giorni ha svelato come, nelle scuole foggiane, manchi una qualsiasi forma di deumidificazione, climatizzazione, condizionamento e ventilazione nelle aule in cui i nostri figli sono obbligati ad essere presenti.

Alcuni alunni sono svenuti, altri, hanno mostrato i segni di una prolungata e pericolosa esposizione a temperature torride, come nel caso della mia figlia più piccola, che ha subito una epistassi (o rinorragia: è un’emorragia delle fosse nasali che può essere originata da un colpo di calore) proprio questa mattina.

Mi sono informato da una delle insegnanti delle condizioni in cui si svolgono le lezioni nelle aule e mi è stato riferito che sono difficili a causa dell’eccessivo calore.

A dire il vero, ho scelto per i miei figli più piccoli quella scuola primaria proprio perché è situata di fronte alla villa comunale, polmone verde necessario per respirare ossigeno e non scarico delle auto, che a Foggia, emettono molto spesso scarichi puzzolenti decisamente fuori dalla norma.

Altresì, ho scelto quella scuola perché mi fido della dirigente.

Ed ho scelto quella scuola anche perché le finestre delle aule non sono esposte direttamente alle intemperie e ai raggi solari, protette come sono da balconate profonde e coperte.

Nonostante questo, le temperature all’interno non siano tollerabili per molto tempo in questo periodo in cui i cambiamenti climatici dimostrano quanto sia pericoloso giocare con i delicati equilibri che mantengono la nostra atmosfera idonea alla presenza della vita nel pianeta Terra.

Non voglio nemmeno pensare alle temperature che si sviluppano invece in scuole primarie le cui finestre sono direttamente esposte ai raggi solari e non sono protette da tende od oscuranti.

Ho infatti letto di numerosi malori lamentati da concittadini foggiani e subiti dai loro figli a scuola, malori arrivati sino allo svenimento dei poveri bambini così malamente sottoposti al calore.

Mi sono offerto di acquistare dei ventilatori da mettere a disposizione delle aule che ospitano i miei figli nella loro scuola, ma mi è stato risposto che non sarebbero utili, in quanto il carico energetico massimo consentito dal contratto di fornitura energetica non li sopporterebbe.

Figurarsi se sopporterebbe dei climatizzatori.

Inutile dichiarare la mia indignazione di fronte al fatto che, comunali o statali che siano, le scuole non siano affatto considerate da chi ne compete, nemmeno nella normale considerazione che, per climatizzare le aule di dette scuole, occorre una quantità di energia che i loro contratti di erogazione dei servizi energetici non prevedono e non sopportano.

Chissà se i sindaci, i provveditori agli studi, i prefetti, gli assessori regionali con delega alla scuola, compreso e non escluso il ministro dell’istruzione riescono a lavorare senza climatizzatori nelle loro stanze.

E allora:

non vedo perché dovrebbero farlo gli insegnanti e gli alunni, che sono operatori primari e fruitori finali del servizio della pubblica istruzione.

Sappiamo tutti che la politica è autoreferenziale e vive di privilegi, ma io sarei orientato a non corrispondere a questi signori e signore gli stipendi, i salari, le indennità e i rimborsi spese e con queste risorse, mettere in sicurezza gli edifici scolastici, ammodernarli, informatizzarli e climatizzarli secondo le proprie esigenze didattiche.

Perché pagare questi danari a pubblici amministratori e rappresentanti del popolo sovrano che del popolo sovrano se ne fregano in maniera così scandalosa, mettendo a rischio anche la salute di giovanissime vite compresa la regolarità e la continuità didattica scolastica?

I cambiamenti climatici impongono provvedimenti seri ed urgenti, ma questi signori pare navighino in un mondo a noi sconosciuto e le cui finalità pubbliche sfuggono.

Anche le improvvise ed abbondantissime precipitazioni atmosferiche del ciclo idrologico, divenute eccessive e pericolose per la incolumità pubblica a causa della tropicalizzazione climatica nel nostro paese, non trovano adeguate misure di prevenzione, anzi, non trovano alcuna prevenzione.

La raccolta e la canalizzazione delle acque meteoriche (pioggia) a Foggia, in caso di piogge torrenziali non ha la capacità di soddisfare gli improvvisi e ordinari eventi pluviali che un clima sub-tropicale prevede, specie nella stagione estiva.

Bastano trenta minuti di precipitazioni atmosferiche intense per vedere l’intera rete fognaria foggiana andare in tilt e interi quartieri invasi dalle acque che non vengono raccolte e causano disagi notevoli e in qualche caso, possono rappresentare pericolo per la popolazione.

Ma nessun politico o burocrate foggiano ha pensato di riprogrammare la rete fognaria foggiana alle sopravvenute esigenze di raccolta e canalizzazione delle acque piovute in gran quantità dal cielo.

Men che meno, soggetti privati e/o pubblici han pensato di approfittare di questi eventi per raccogliere e riutilizzare codeste acque, apportando un significativo risparmio economico e finanziario del prezioso bene dell’acqua.

Per non parlare della metà delle acque trasportate dall’Acquedotto pugliese e “smarrite” nel mancato governo delle tubature, che “perdono” letteralmente.

Foggia ha una posizione geografica che la vede al centro della seconda pianura per estensione in Italia, dopo la Padania (per questo motivo io mi son preso la licenza di indicare la Daunia come la PaDaunia), ma le acque piovute cercano sempre una uscita e se non la trovano, allagano.

In zone collinari o montuose come nel sub appennino dauno o nel gargano invece, la spaventosa forza di queste acque acquista potenza e devastano tutto ciò che incontrano.

Morale della storia:

la prevenzione del rischio climatico, prevenzione del rischio idrico, prevenzione del rischio idraulico, prevenzione del rischio idrogeologico è uguale a zero a Foggia e in tutta la capitanata.

I nostri amministratori non si sognano nemmeno di porre queste questioni nei programmi elettorali, figurarsi nel governo del territorio.

Nemmeno quando sono obbligati a farlo, come nel caso dei Piani delle Coste.

Vedremo mai i politici prendere sul serio le loro responsabilità e le nostre esigenze?

Vedremo mai i politici governare il territorio, le scuole e le città secondo il principio del buon padre di famiglia?

Se un rischio mette in pericolo la mia famiglia, cosa faccio?

Lo prevengo.

Se un pericolo mette in pericolo il territorio e la cittadinanza, cosa fanno i politici?

Ecco, questa mi sembra la domanda giusta:

cosa (non) fanno?

E se nulla fanno, a quale titolo incassano regolarmente le relative indennità?

Se io non lavoro, il mio datore di lavoro non mi paga.

Se loro non amministrano, a cosa servono?

Certo che all’arrivo della prossima stagione estiva nessun problema, nessuna crisi e nessuna esigenza dei cittadini e del territorio verrà curata e governata e nella certezza che essi continueranno ad incassare immeritati stipendi, cari concittadini, vi auguro e mi auguro che nostri figli abbandonino queste terre nel loro futuro, auguro che abbandonino un luogo dove la speranza in una vita civile e ben servita è negata, benché lautamente pagata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lettera di un bimbo manipolato

martedì, 24 marzo 2015

Un giorno a scuola mi hanno detto che oltre ai maschietti come me e alle femminucce come mia sorella esistono altri generi di sesso.

Io mi sono meravigliato, ho sorriso, mi sono sopreso credendo ad uno scherzo.

La figura della mia maestra è molto per me:

da quella imparo cosa è la vita, cosa è il mondo che mi circonda.

Ho imparato tanto da lei, ma questa del sesso inesistente che diventa improvvisamente sesso materiale e morale mi pare proprio strana, assurda.

Vero che di cavolate scambiate per modernità ne sento a bizzeffe ogni giorno, ne vedo in tv, ne sento raccontate dai miei genitori, che sono un uomo e una donna, mica un genere x ed uno y.

Insomma, quel che mi impone la maestra mi suona sbagliato.

Eppure io sono privo di quel senso critico minimo necessario per poter contestare alla figura autorevole ed autoritaria, univoca e universale della mia maestra di scuola e di vita che sta sbagliando, che non esiste nessun altro sesso, che le donne possono portare indifferentemente gonne e/o pantaloni e che questa forma differente, non cambia la loro sostanza:
restano delle femmine, delle donne, delle signore.

Non si diventa donna con un intervento chirurgico e una minigonna.

Donna è madre, donna è sorella, donna è nonna e donna è zia, donna è mia cugina, che risveglia in me sentimenti molto maschili.

Ma donna non sono io, che sono maschio e tutta questa pagliacciata gender, tutto questo mescolare le carte sul tavolo della vita sessuale, tutta questa confusione tra stili di vita, uso e abuso di orifizi fecali scambiati per atto sessuale da cui discenderebbe addirittura una nuova categoria sessuale, a me, che sono un bimbo, pare proprio una stronzata.

Ma io sono piccolo, sono bimbo, sono alunno:

e tutto questo non lo posso opporre con successo e con ragione alla mia maestra, alla mia scuola, che mi da voti e mi impone comportamenti, scelte e modelli di vita invece di farli scegliere a me, LIBERAMENTE, come dovrebbe invece essere.

Ma io sono anche figlio ed ho guardato dritto negli occhi mio padre quando gli raccontavo di queste stronzate che fanno a scuola, un po una via di mezzo tra la ricreazione e l’ora di deviazione e di imposizione (a)morale e (in)civile, e con quello sguardo chiedevo aiuto, perché tutto questo mi provoca un DISAGIO, che io vivo male, ma al quale io NON POSSO RIBELLARMI, un gioco che NON MI PIACE al quale IO SONO OBBLIGATO a giocare.

E mio padre mi ha risposto con lo sguardo:

amore mio, cucciolo di uomo, tu hai ragione e il tuo disagio è anche il mio disagio.
Questa imposizione, questa coercizione snaturata ed incivile è dannosa al tuo animo come lo è per la tua mente, ed io, soggetto cui la natura e le legge impone il diritto-dovere della potestà e della scelta in vece tua, credo che questa stronzata sia un modo violento e prevaricatore del tuo diritto di piccolo uomo e di figlio maschio, come della piccola donna e della figlia femmina che è tua sorella.

Io condivido il tuo disagio e protesto vivamente, anche per te, per tua madre e per tua sorella, io protesto per tutta la nostra famiglia, celluala fondamentale della civiltà alla quale apparteniamo, non per caso, ma per LIBERA SCELTA, io protesto con codesta lettera che questo stato abusa i suoi poteri, questa scuola erige muri discriminatori rispetto alla sessualità naturale imponendo modelli e stili di vita e miscugli comportamentali innaturali come da accettare coercitivamente.

Io protesto, io Uomo, protesto, io Uomo, contesto, io Uomo, pretendo che mio figlio e mia figlia vengano rispettati e non traviati, vengano educati e non modellati o manipolati come cavie da laboratorio.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, pretendo rispetto da uno stato che impone con la forza e la violenza una educazione innaturale, impone la persecuzione del mio modello di vita, impone la distruzione non solo comportamentale, ma anche e soprattutto esistenziale della mia famiglia:

io chiedo e pretendo il RICONOSCIMENTO ALLA ESISTENZA MIA, DEI MIEI FAMIGLIARI E DELLA MIA FAMIGLIA.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, CHIEDO che i MIEI FIGLI non vengano sottoposti a questa violenta persecuzione sessuale, che mette alla berlina l’eterosessualità introducendo sessualità inesistenti nel modello educativo, ponendo un FONDAMENTO IDEOLOGICO al posto di un FONDAMENTO GIURIDICO ad un nuovo modello sessuale e di società che NON È LA MIA SOCIETÀ, NON È LA NOSTRA SOCIETÀ, ma è la SOCIETÀ DI QUALCUN ALTRO, che d’oltreoceano impone questa coercizione a me, a mia moglie, a mia figlia e a mio figlio.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, io mi OPPONGO a codesta violenza.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, mi pongo a difesa della famiglia naturale e dell’istituto del matrimonio così come è e così come deve essere e sarà.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, RESPINGO queste violenze imposte ai miei figli e alla mia famiglia.

Io Uomo, Io Padre, Io Figlio, Io Fratello, DICHIARO CHE GENDER, NON È NEL MIO INTERESSE, NON È NELL’INTERESSE DI MIA FIGLIA E DI MIO FIGLIO, NON È NELL’INTERESSE DI MIA MOGLIE, NON È NELL’INTERESSE DI MIO PADRE E DI MIA MADRE, NON È NELL’INTERESSE DELLA MIA FAMIGLIA.

Gustavo Gesualdo
della Famiglia Gesualdo

Degrado a Foggia: la scuola tutela i bulli

lunedì, 20 maggio 2013

Stamane, come tutte le mattine, mi reco a scuola a prendere all’uscita il mio terzo figlio di anni otto.

Lo trovo piuttosto agitato in compagnia di un suo compagno di classe che piange disperato appoggiato al muro perimetrale interno della scuola, dentro il limite del cancello di ingresso.

Il ragazzino piange a dirotto e mi viene spiegato che un loro compagno di classe ha percosso per ben due volte la testa di quel malcapitato bambino contro il muro della scuola.

Comprensibile il pianto e ancor più comprensibile la rabbia, visto che nessuna giustificazione è rivolta ad un tale atto di violenza gratuita.

Avviso un impiegato della scuola e lo faccio venir fuori a rendersi conto di quanto accaduto e fare la conta del danno.

E siamo alle solite.

Infatti il bimbo violento fa parte di un terzetto di agitati e violenti scolari che danno noia e provocano violenze quotidianamente in quella classe e in quella scuola.

Arrivai al punto di chiedere alla dirigente scolastica un incontro con i genitori di quei tre scatenati senza educazione e senza rispetto per il prossimo.

Ma dopo tre mesi, non si sa nulla di quell’incontro.

Intanto (forse proprio a seguito di quella mia richiesta-lamentela), mio figlio viene allontanato dal terzetto che lo percuote ogni giorno, lo deruba degli strumenti didattici e in pratica, lo mobizza.

Anche il terzetto viene smembrato e diviso nella classe nella speranza di ottenere qualche risultato positivo.

Invece, le insolite azioni da bulli non cessano, anzi, aumentano in spessore e ardimento.

Mi racconta la madre di una piccola e sfortunata bimba (che ha sostituito per un periodo mio figlio nell’essere oggetto delle violenze da parte del terzetto malefico) che sua figlia, come l’intera classe, ha dovuto assistere allo “spogliarello integrale” da parte di uno dei tre eroi, insolito striptease che è poi continuato per i corridoi della scuola. In un precedente episodio la medesima bimba fu spinta dal medesimo bullo e nel cadere ha sbattuto violentemente contro uno spigolo procurandosi un vasto ematoma nella regione dell’orecchio con probabile trauma cranico e conseguente vomito della piccola. Ma a scuola, nessuno aveva visto niente.

Anche la collega-genitore si lamenta con la dirigenza scolastica ricevendone una risposta alquanto smarcante:

“e cosa vuole fare signora: mica possiamo discriminare questi ragazzi?”

Così, la sorprendente risposta delle istituzioni scolastiche cittadine impone il discrimine a tutti gli scolari diversi dai bulli, piuttosto che imporre, proporre ed educare comportamenti differenti ai bimbi ed educativi ai genitori, sempre colpevoli dei difetti comportamentali dei figli.

E poi hanno anche il coraggio di lamentarsi del profitto scolastico di mio figlio:

posso solo immaginare con quale “serenità didattica” si svolgono le lezioni all’interno di quella classe!

Immagino anche che, a valutare il degrado ed il disagio che circola liberamente ed indisturbato nella città, all’interno delle scuole la proporzione possa essere facilmente quanto dolorosamente calcolata.

Lungi dal voler dare addosso la croce al corpo insegnante e dirigente delle scuole foggiane e ad esclusione del dovere-diritto delle famiglie a produrre figli normali e non elementi violenti, mi domando però quale educazione proponga una scuola che accetta una così evidente e gratuita violenza, senza comminare punizioni ai comportamenti negativi (la mia prima insegnate scolastica si chiamava Italia e usava come metodo didattico la bacchetta di legno, un eccesso ovviamente, ma che serve a provocare una riflessione rapportata ai nostri giorni).

Nelle scuole britanniche (laddove la civiltà è diversa dalla nostra) al momento della iscrizione, i genitori vengono richiesti di sottoscrivere se intendono consentire “metodi didattici manuali” (ceffoni, strigliate e tirate di orecchie) nell’insegnamento educativo del proprio figliolo/a.

Io non so se questo paragone-provocazione può condurre a risoluzioni utili al nostro caso-limite, ma certamente risveglia in me alcune domande:

1 -l’approccio, la selezione, l’amore per il proprio lavoro, la metodologia e la strumentazione didattica nell’insegnamento scolastico è adeguato, equilibrato e giusto?;

2 – è consentito un tale degrado nei rapporti e nei ruoli tanto da essere addirittura giustificato se non addirittura protetto e tutelato?;

3 – la violenza gratuita, non ha mica aspetti di rilevanza civile e penale?

4 – se io spacco la faccia e faccio saltare tutti i denti dalla bocca del genitore di un bullo che rompe la vita di mio figlio, sarò allora io a subire le “ire della legge”?

Beh, se così è, allora ricevete il mio più sentito vaffa:

questa non è una società civile, ma una associazione a delinquere finalizzata alla tutela dei caini a danno degli Abele.

Capirai poi quando ci ritroviamo questi maldestri violenti a ricoprire una carica, una funzione o un (pre)potere pubblico.

Ma tranquilli, è tutto sotto controllo, non è successo niente.

Così si risolvono i problemi a Foggia:

ignorandoli.

“e cosa volete: mica possiamo discriminare questi violenti?”

Nella speranza di aver offerto un utile momento di riflessione a chi impone il silenzio a chi osa lamentare condizioni di selvaggio disagio e totale degrado civile, saluto distintamente solo gli attori civili di questa commedia alla foggiana.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”

Scuola, libri, zaini, quaderni, penne, matite, e tanto business corporativo

martedì, 25 settembre 2012

Inizia un nuovo anno scolastico.

Il viatico che conduce ad avere un alunno pienamente attrezzato per affrontare il nuovo anno scolastico è duro, faticoso, costoso e assurdo.

Ogni anno cambiano i testi, cambiano i professori e gli insegnanti, cambiano i modelli ed i riferimenti formativi.

Tutto questo è spreco autorizzato, ladrocinio impazzito.

Ma cosa cazzo cambiate a fare i testi di religione ogni due anni, cosa cazzo c’è da aggiornare nella conoscenza della cristianità e delle altre religioni che occorra aggiornare il medesimo testo ogni santo anno?

Cosa cazzo è cambiato nella storia terrestre che ogni due anni si aggiorna il testo di storia, lo si riscrive, lo si ristampa e lo si impone all’acquisto?

Cosa cazzo è cambiato nella letteratura italiana che ogni due/tre anni salta fuori un testo “nuovo”, cosa cazzo si son dimenticati di pubblicare o cosa cazzo è stato rinvenuto di rilevante in fatto di testi dei letterati?

Cosa cazzo cambia ogni anno nella geografia, quanti cazzo di continenti si sono spostati e quanti cazzi di nuovi oceani si sono formati in un anno o in un decennio o in un fottutissimo di millennio?

E perché realizzare appositamente ogni santo anno che Dio ci concede di vivere, tante lunghissime quanto inutili file per ordinare e acquistare dei testi scolastici che sono identici ai testi che sostituiscono?

Chi autorizza nella Pubblica Amministrazione tutto questo ladrocinio e questo dispendio di energie a cielo aperto?

Cosa giustifica questa immensa presa per il culo, questo allucinante business mafioso ai danni dell’apprendimento e della formazione scolastica in questo paese?

In India lo stato forma le sue future generazioni di classi dirigenti e di lavoratori con dei tablet commissionati appositamente su sistema Android del costo unitario di soli 45 dollari.

Avete idea di quanti chilogrammi di peso in meno debbano sopportare le schiene degli studenti indiani rispetto alle schiene piegate e distrutte da un peso della cultura scolastica impossibile da reggere degli studenti italiani?

Avete idea di quanto peso allucinante siano pieni gli zaini degli studenti italiani, pieni, colmi oltre ogni misura di puttanate fatte apposta per fare business, per arricchire il solito raccomandato che pretende di aggiornare un testo scolastico su carta ogni anno, per mantenere in vita chi produce testi, quaderni e notes ancora su carta?

Ma quante cazzo di fottute foreste si devono ancora abbattere per stampare testi scolastici su carta?

E perché invece non “stampare” i testi sul display di un tablet, a costo e sostenibilità ambientale prossime allo zero?

E nessuno in Italia trova indecente ed incivile tutto questo?

Nessuno denunzia lo stato per aver attentato alla salute degli alunni?

Nessuno denunzia il business dei testi cartacei riscritti ogni anno al solo fine di creare commercio imposto coercitivamente ai genitori degli alunni?

Nessuno manda a cagare questa casta politica e burocratica di merda che ci ritroviamo a dover sopportare ogni giorno?

E questo popolo di trogloditi sottosviluppati subnormali che resta omertosamente silenzioso a subire tutte queste cagate, questo popolo di stronzi matricolati, di idioti certificati, di inetti completi e di sudditi perfetti, questo popolo, perché subisce tutto questo in silenzio?

Ma suicidatevi in massa, popolo di viziosi, che non servite a nulla e a nessuno.

Men che meno a voi stessi ed al futuro dei vostri figli.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Lega delle riforme e la casta conservatrice

martedì, 21 dicembre 2010

Una vasta fetta del parlamento italiano si è messa di traverso alle riforme che urgono al paese per uscire dal vicolo cieco in cui la crisi economico-finanziaria lo ha chiuso.

Ancor oggi è scoppiata la bagarre al Senato della Repubblica a causa della presentazione della riforma dell’università presentata dal ministro Gelmini.

Le baronie e le signorie che vivono benissimo succhiando e sprecando ricchezza dello stato non vogliono che vengano avviate quelle riforme che l’attuale governo e la sia pur risicata maggioranza che lo sostiene tenacemente difende.

Tali riforme infatti, sono frutto della tutela delle istanze di cambiamento che provengono dal popolo sovrano e vanno nella direzione della tutela degli interessi di imprese e famiglie italiane.

Ma gli interessi di famiglie e aziende italiane sono avversati tenacemente da una vasta pletora parlamentare che le vuole impedire.

Questa pletora non è altro che la parte peggiore della casta politico-burocratica italiana, tutta protesa a difendere egoisticamente i propri interessi e gli interessi dei propri affiliati, dei propri coscritti e delle loro “fulminanti” carriere realizzate all’ombra del debito pubblico italiano, della maggiore pressione fiscale del mondo occidentale e di uno dei deficit peggiori dei paesi industrializzati.

Questa “zavorra” è ciò che impedisce al paese di uscire dalle paludi aquitrinose e fangose nelle quali è scivolato.

A questa casta corporativa non interessa nulla che il mondo della produzione sia sganciato dal mondo della ricerca universitaria e non importa nulla che il mondo della ricerca universitaria sprechi enormi energie finanziarie nel tenere in piedi atenei, sedi universitarie, facoltà e corsi di laurea che assorbono tutte quelle energie che dovrebbero invece andare esclusivamente nella direzione della ricerca, poichè a questa insulsa corporazione conservatrice appendicolare e parassitaria, non interessa nulla della università come luogo di ricerca a sostegno della produzione di beni e di servizi di qualità, ma risulta invece molto interessata all’università come industria generalista e generalizzata di lauree facili quanto inutili e di posti lavoro ben pagati ed assolutamente poco od affatto faticosi.

Il tutto a spese di quelle imprese e di quelle aziende italiane che producono quella ricchezza che queste baronie e queste signorie vogliono così insulsamente distruggere e sprecare.

Il tutto a danno del settore produttivo del paese che, al minimo fugge a delocalizzare altrove i propri siti produttivi, ed al massimo, viene costretto alla evasione fiscale, al fine di impedire lo sperpero e lo spreco di quel danaro pubblico e di quella ricchezza da loro così faticosamente prodotta, così inverecondamente dissipato e dilapidato, estorto e disciolto in un dispendio di energie vitali per imprese e lavoratori italiani, al solo ed infimo fine di assicurare un posto di lavoro “sicuro” ed uno stipendio “regalato” alle folte schiere di coscritti di codesta casta indecente.

Ecco svelato il motivo per cui è quasi impossibile riformare e cambiare questo paese, il motivo per cui l’evasione fiscale ha un “fondamento ragionevole” e per cui le migliori menti e le migliori aziende fuggono a gambe levate.

Volete salvare il paese?

Dovete sovrastare gli interessi di questa casta politico-burocratica che vuol portare il paese allo scontro frontale, nelle piazze e nelle strade, nelle sedi parlamentari e nelle poltrone istituzionali.

E’ una sfida mortale, una sfida epocale.

Non si può perdere questa occasione unica e storica per cambiare finalmente un paese che ambisce a tornare ad essere uno dei paesi più ricchi ed avanzati del pianeta terra.

Un paese che vuol prendere il volo, un popolo che ha bisogno di gettare la zavorra che lo trattiene ingiustamente al suolo.

Osare per credere.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Welfare, addio

mercoledì, 20 ottobre 2010
Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione

Se fosse ancora in vita, Guglielmo Giannini, qualcuno dovrebbe dirgli che aveva ragione.

Il Guglielmo Giannini di quel fronte dell’Uomo Qualunque che, nella stessa testata dell’omonimo giornale, raffigurava un uomo stilizzato schiacciato da un torchio.

Era l’immagine dello schiacciamento che subiva l’Uomo qualunque da parte della casta politica.

Eravamo nel 1945 quando nasceva un movimento di opinione che chiedeva di ridurre al minimo indispensabile la presenza ed i costi dello stato nella vita del paese.

Un movimento privo di pregiudizi ideologici, la cui ricca eredità è andata dispersa.

Come vedete, si tratta di una lotta antica, di un pensiero ben radicato, di una esigenza sempre presente.

A maggior ragione oggi, più di ieri.

Il Welfare.

Lo “stato di benessere” che in italiano va inteso come stato sociale.

E’ conosciuto come welfare perchè fu proprio l’Inghilterra a modificarne status e metodologie nella forma attuale.

Ed è proprio il Regno Unito che oggi modifica ancor più il welfare system, proponendo un nuovo modello di spesa, attraverso lo Spending Review, il ripensamento della spesa pubblica dello stato sociale, e cioè, l’insieme di quei meccanismi che sono riassumibili nella tutela pubblica dei cittadini.

Al fine di abbattere il crescente debito pubblico inglese, vengono previsti nei prossimi quattro anni taglia alla spesa pubblica inglese per 81.000.000.000 di sterline, programmando un rientro in sostanziale pareggio dei conti pubblici entro l’attuale legislatura.

Una mannaia che costerà la perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro pubblici (senza contare l’emorragia che subirà l’intero indotto del settore sociale a causa del diminuito budget di spesa) nei prossimi quattro anni, taglio che non toccherà però scuola e sanità.

Un esempio di come si può abbattere la spesa pubblica per contrarre il debito pubblico e stabilizzare il sistema finanziario dello stato.

Ai molti detrattori di una eventuale azione di drastici tagli oggi in italia, vorrei offrire uno spaccato di come invece, nonostante i tagli a destra e a manca imposti dalla gravosa situazione debitoria derivante dagli anni delle “spese folli” del duopolio a democrazia bloccata targato dc-pci e pur considerando le dovute differenze, la situazione italiana sotto il profilo dello stato sociale, sia di gran lunga più favorevole ai cittadini.

Indennità di disoccupazione

Tale indennità come lo strumento della indennità di mobilità viene erogato oggi in Italia con regolarità, vedendo anzi il massimo impegno finanziario di spesa per la voce mobilità che lo stato italiano abbia mai investito nella sua storia a supporto di coloro i quali perdono il loro posto di lavoro.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

Gli assegni familiari

Introdotti nei contratti di lavoro dal fascismo nel 1934 (nello stesso provvedimento fu ridotto l’orario settimanale di lavoro da 48 a 40) e successivamente modificati nell’assegno per nucleo familiare nel 1988.
Allo stato attuale non hanno subito modificazioni in Italia da parte del governo.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

L’assegno per la casa

L’intervento dei comuni in questo settore è fortemente condizionato dalla riduzione dei trasferimenti dal governo nazionale e dall’abbattimento dell’ICI sulla prima casa.
Solo i comuni più virtuosi nel gestire i bilanci hanno potuto offrire ai propri cittadini il sostegno all’accesso al bene casa.
I comuni che invece hanno bilanci devastati da situazioni debitorie gravose, non offrono tali sostegni.
Il cosidetto Piano Casa del governo segna il passo di fronte alla situazione sempre più gravosa dei conti pubblici.
A tal proposito, va ricordato che, al debito pubblico italiano, va addizionato un pari debito pubblico “nascosto” degli enti locali, cui solo la “sanificazione” della spesa locale richiesta dal federalismo fiscale, potrà offrire trasparenza e contabilizzazione.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali indennità vedranno una revisione importante.

Il sostegno alle fasce di popolazione più deboli

la social card è stato l’ultimo e più evidente intervento italiano in questo settore, insieme all’abbattimento dell’imposta ICI sulla prima casa e il bonus fiscale sulle famiglie numerose.

Il taglio inglese invece fa comprendere che tali interventi vedranno una revisione importante.

Ecco illustrato in via breve uno spaccato fra i due sistemi.

L’intervento di bonifica dei bilanci e della spesa pubblica avviato in Inghilterra (tagli alla spesa pubblica senza precedenti sia nel Regno Unito che in UE), salva solo due settori:
scuola e sanità, cui anzi, sono previsti incrementi dei finanziamenti e dei budget.

Il paragone fra scuola e sanità fra i due paesi è molto impegnativo, anche dovendo ammettere una personale insufficente conoscenza del sistema sanitario e scolastico inglese.

Ad una attenta osservazione dei sistemi italiani della scuola e della sanità, si intravede una impossibilità effettiva di agire secondo l’esempio inglese.

Sono infatti scuola e sanità a rappresentare le principali emorragie insieme allo spreco inaudito che si fa delle risorse pubbliche in alcuni enti locali (responsabili di un debito pubblico che “raddoppia” quello statale) oggi in italia.

La scuola italiana conta già oltre 700.000 docenti ed impiega complessivamente circa 1.500.000 di addetti, facendone il primo datore di lavoro europeo, con una qualità del servizio formativo, in entrata ed in uscita, disdicevole e non all’altezza di un paese avanzato come il nostro.

Il comparto sanità vive di luce vivida e di bui profondi, a seconda delle latitudini e degli indirizzi che i governi locali avviano in tema di governo della spesa e di cura della salute ai cittadini.

Nel primo caso possiamo considerare che non sarà possibile stabilizzare i precari della scuola, con il rischio notevole di aggravare ulteriormente la spesa per il personale nella scuola e conseguentemente, spesa pubblica ed il debito pubblico italiano.

Nel secondo caso, dovremo attendere la piena attuazione del federalismo fiscale per vedere emergere quei dissesti ingiustificati del comparto sanità che devastano i bilanci regionali (impoveriti dalla incapacità di taluni governatori – specie nel sud del paese – di intercettare quei finanziamenti destinati alle regioni e perduti invece perchè semplicemente non resi operativi ….) compresa quella insana voglia di utilizzare il comparto sanitario (come quello scolastico d’altronde) come strumento operativo di risposta alla disoccupazione ed alla inoccupazione.

Come si può vedere dai confronti e dalle osservazioni, se si volesse applicare il metodo inglese per il dimagrimento della spesa pubblica causa del continuo aumento del debito pubblico complessivo, scuola e sanità non potrebbero essere emarginate da questa sanificazione poichè esse stesse fonti di “debito abusivo”.

Ma, prima o poi, quel dimagrimento verrà imposto all’italia, che è stata “graziata” dalle ultime richieste fatte dalla Germania in tema di rientro del debito pubblico dei paesi UE, che prevede una sola eccezione, quella italiana per la durata di tre anni, che guarda caso, è esattamente il tempo rimanente alla legislatura in essere.

Il segnale è chiaro:

finchè vi è questo esecutivo in Italia, le garanzie dei paesi forti europei non mancheranno all’Italia, diversamente, un qualunque esecutivo che non offra le medesime condizioni di stabilità e di continuità goverantiva, verrebbe immediatamente trattato alla stregua di tutti gli altri, con buona pace di coloro i quali, in questo momento storico, operano dall’interno e dell’esterno della maggiranza di governo per far cadere l’attuale governo, unica speranza di salvezza per il paese.

Sempre che, una eventuale tornata elettorale non reintegri la medesima maggioranza rafforzata nel consenso e la riconsegni alla guida del paese “ripulita” da quei tradimenti politici che si giocano sulla pelle degli italiani.

L’ultima notazione va fatta sul mugugno che ha accolto i recenti tagli di budget di spesa ai vari dicasteri del governo italiano.

Dai ministri di un governo e da certe istituzioni democratiche, ci si attende testimonianze di responsabilità ben differenti da queste.

Anche in questo caso, la differente civiltà politica fra i due paesi presi in oggetto, pesa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fini: una politica irresponsabile

sabato, 25 settembre 2010

Gianfranco Fini continua ad abusare del suo ruolo super partes di presidente della Camera dei Deputati per lanciare attacchi politici finalizzati a difendere la sua immagine personale profondamente offuscata da vicende mai veramente chiarite che vertono su responsabilità politiche e personali che nulla hanno a che vedere con la terza carica istituzionale.

Ma senza entrare nel merito, cerchiamo di leggere attraverso le continue dichiarazioni di Fini, l’obiettivo primario politico del suo tradimento.

Piacenza – 24 settembre 2010
”Non capire che oggi l’unico settore in cui bisogna inevitabilmente investire e’ quello dell’educazione e della scuola significa avere una visione di corto respiro”.

La scuola italiana dispone di 1.500.000 di addetti, di cui il corpo docente, rappresenta una buona metà dell’intero (circa 700.000 docenti) e produce la più bassa qualità formativa dei paesi coccidentali, sia in entrata che in uscita.
Probabilmente gli investimenti invocati da Fini, puntano ad aumentare ancora il numero delle assunzioni nella scuola.
Dimentica Fini, di dire che la scuola italiana è già “il più grande datore di lavoro d’Europa” e che un ulteriore aumento degli addetti in questo settore, non porterebbe certamente a radicali cambiamenti ne’ a investimenti su un futuro che “questa scuola”, non garantisce e non può garantire.
Forse le segreterie politiche di quei partiti che sventolano sotto il naso dei disoccupati e dei precari del settore scuola la possibilità di ottenere il tanto agognato “posto fisso”, avranno un qualche interesse a concentrarsi solo su questo aspetto del problema-scuola, cercando così di ottenere un sin troppo facile consenso elettorale del mondo del precariato.
Sintetizzando, l’intervento di Fini sul tema della scuola resta privo di una soluzione politica, di una proposta che consenta un aumento della qualità scolastica, sia in senso stretto che in senso lato, ma si concentra solo sulla facile demagogia che punta ad alimentare le false speranze di stabilizzazione dei precari e di chi cerca un posto di lavoro in questo settore, aumentando ad arte il contrasto ed i dissidi in atto fra parti sociali e governo, quel governo che invece una riforma scolastica interessante la sta varando, riforma che, vale la pena ricordare, ottenne il voto favorevole di Gianfranco Fini e dei suoi seguaci.
Ancora una volta bisogna sottolineare come “certa politica” sia del tutto irresponsabile ed ipocrita rispetto ai problemi dle paese, a tutto vantaggio della propria parte politica e a tutto danno della collettività.
Non si può irresponsabilmente chiedere a questa disgraziata scuola di divenire l’inceneritore del problema del precariato:
non si attenua un problema del paese aggravandone irrimediabilmente un altro.

Piacenza – 24 settembre 2010
“Il futuro è l’Europa, non la Padania”

L’avversione della terza carica istituzionale nei confronti del nord del paese emerge senza vergogna da questa dichiarazione che è sbagliata, in tutti e due i sensi.
Il futuro è l’Europa?
Ma l’Unione Europea vive una profonda crisi politica che vede il nucleo storico delle sue nazioni prendere sempre più le distanze dall’indirizzo politico europeo.
La dissennata politica di infarcimento del settore pubblico di assunzioni e la politica di pensionamento in età giovanile prodotta dalla Grecia la stanno pagando tutti i cittadini europei, i cui governi criticano la sovrastruttura europea che impone al suo nucleo storico di accollarsi l’onere economico-finanziario di queste scellerate scelte.
La frattura che questa condizione crea, mina l’esistenza della UE e la sua stessa sopravvivenza futura.
Poichè se l’Italia continuasse in una dissennata politica di assunzione clientelare in settori strategici come la scuola, dovremo mettere in conto un crack dei conti pubblici italiani simili a quello greco.
L’Europa di cui parla Fini è quella che paga il conto di una cattiva gestione politica.
L’Europa reale è quella che rifiuta questa visione “solidaristica” che consente ad alcuni cittadini europei di avere un comodo e facile posto di lavoro pubblico e di andare in pensione a 53 anni, mentre impone ad altri cittadini europei di andare in pensione a 60 o 70 anni dopo una lunga vita lavorativa nel settore privato, pagando di tasca propria lo stile di vita facile e comodo di quegli altri.
Questa visione europea è fallimentare ed è in aperta crisi.
Il futuro non è la Padania?
Beh, allora l’Italia non ha futuro, in quanto la Padania rappresenta la fonte primaria di benessere e di ricchezza italiana.
L’Italia senza la Padania non esiste.
La Padania senza l’Italia esiste.

Ecco dimostrato in poche righe, come la politica di Fini sia una politica perdente e pericolosamente indirizzata contro la tutela degli interessi di famiglie ed aziende italiane, tutte prese nel difendersi da una crisi economica temibile e terribile, crisi aggravata da una crisi politica e di governo di cui tutte le responsabilità, vanno addebitate al signor Gianfranco Fini.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Reminiscenze – La scuola italiana III

venerdì, 4 giugno 2010

La barzelletta europea: la scuola italiana – III

Un concorso in magistratura che non assegna tutti i posti messi a bando poichè i candidati mostrano gravi carenze nella conoscenza della lingua italiana, derivanti da deficenze scolastiche riconducibili alla scuola elementare.

Una ricerca del settimanale Internazionale che pubblica il rapporto OCSE sull’istruzione nel mondo, laddove la scuola italiana risulta sempre sotto la media OCSE, sempre e comunque fra gli ultimi del mondo occidentale.

La scuola finlandese prepara i migliori studenti al mondo e Gunnar Hermann della testata Suddeutsche Zeitung analizza ed approfondisce i sistemi migliori nel mondo: finlandese, coreano (del sud, ovviamente, il comunismo in tutto il mondo non ha mai prodotto qualità) e canadese.

Da queste analisi, si vede che questi paesi puntano sulla qualità della istruzione sin dalla scuola elementare, anzi, soprattutto nella scuola elementare.

A parte gli aspetti tecnico-pedagogici della selezione degli insegnanti elementari in Finlandia, si sottolinea nell’articolo soprattutto che:

i futuri insegnanti devono spiegare i motivi per cui vogliono diventare docenti …

Ve lo immaginate chiesto in Italia?

Ipotizziamo alcune risposte:

– perchè desidero avere tre mesi di vacanze all’anno …

– perchè non desidero essere valutato qualitativamente nel mio lavoro, se non dai bambini …

– perchè un mio parente è assessore alla istruzione e mi ha raccomandato …

– perchè sono una persona profondamente immatura e voglio restare fra i miei simili …

Avete riso abbastanza?

No?

Beh, forse sarà perché avete dei figli in età scolare, da scuola elementare …

Il cittadino X

Dedicato a coloro i quali vogliono aggravare il debito pubblico italiano continuando a farcire di dipendenti pubblici la pubblica amministrazione.
Fossero almeno selezionati secondo criteri di merito e di indubbia bravura.
Forse andrebbe considerata la possibilità di istituire commissioni per i concorsi pubblici composte da componenti provenienti esclusivamente dalla pubblica amministrazione tedesca.
E che ne dite di magistrati tedeschi?
E perchè no, importiamo anche politici dalla Germania.
Potrebbe essere una idea.
E noi gli diamo contro fini, casini, mastella, dell’utri, cuffaro, bersani, veltroni, prodi, d’alema, ….
Come?
Non li volgiono?
Beh, c’è da capirli …

O con la Lega o contro la gente, le famiglie e le aziende

sabato, 22 maggio 2010

Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri:
“Non verranno toccate né la sanità né le pensioni, né la scuola né l’Università. E’ sicuro invece che il governo continuerà a mantenere i conti pubblici in ordine come ha fatto finora con una politica prudente, coniugando il rigore con l’equità e con il sostegno allo sviluppo”.

Berlusconi tenta una strada impossibile.

E’ infatti impossibile coniugare il suo aut aut sulla sanità, con una sanità che è vittima di un sistema di sprechi e di ruberie e naviga in una difficile condizione di evidente illegalità in alcune regioni del paese, condizionata pesantemente da un sistema privato convenzionato che pare dare buoni frutti solo nel nord del paese e che invece assicura una cattiva quanto eccesivamente onerosa qualità dei servizi sanitari nel sud.

Il fatto che vi sia un rapporto insegnati-alunni di 1 a 10 nella scuola pubblica italiana, – il più grande datore di lavoro europeo con un qualità formativa, sia in entrata che in uscita, fra le più basse del mondo occidentale – la dice lunga sulle quelle regole sulle quali si fonda e vive una scuola così malfatta.

E’ altresì impossibile coniugare il concetto di buongoverno dello sviluppo con una rete universitaria costosissima e capillare – un ateneo in ogni provincia italiana rappresenta una vera e propria follia gestionale ed organizzativa – che in molti casi, specie nel sud del paese, risulta essere completamente sganciata ed avulsa dai territori in cui è insediata e nulla apporta in fatto di ricerca alle aziende, al mondo della produzione e del lavoro.

E come si coniuga l’esigenza disperata di questo paese di infrastrutture nei trasporti snelle, veloci, economiche ed a basso impatto ambientale con un trasporto su gomma eccessivo, che nuoce gravemente alla sicurezza stradale, con la costruzione della TAV italiana, costata in altri paesi europei fra i 4 ed i 9 milioni di euro per chilometro e strapagata dagli italiani anche 70.000.000,00 di euro per chilometro?
E perchè si è scelto di collegare con la TAV territori come quello napoletano e salernitano, ignorando assolutamente il cuore produttivo del nord, il Veneto?

E con quale coraggio si vuol coniugare l’impressionante aggressione da parte di forze dell’ordine e della magistratura al mondo della illegalità troppo diffusa, della corruzione dilagante e della presenza derlle organizzazioni mafiose, sempre in prima fila in tema di appalti pubblici, con una politica che pare solamente contrastare i metodi investigativi?

E come si contempera questo contrasto alla malavita con la politica dell’indulto, del condono, dello stop alle intercettazioni, del ritardo nel varo del DDL anti-corruzione, e dell’aggressione meschina a giornalisti-cittadini del calibro di Roberto Saviano, che rappesenta certamente un simbolo eroico in un paese dove l’omertà viene scambiata con la tutela della privacy, ma che in un paese normale rappresenterebbe solamente un esempio di impegno civico e civile da seguire?

Ciò che trascinato nel baratro la Grecia sono stati proprio elementi come la corruzione dilagante, l’enorme debito pubblico derivante da una spesa pubblica impressionante e da un sistema pensionistico fuori da ogni logica.

Questi elementi rendono impossibile alle aziende italiane competere commercialmente e strategicamente con la prima azienda italiana per fatturato, la mafia calabrese, e incentivano le aziende migliori e più competitive a delocalizzare altrove i loro sistemi produttivi.

Chi produce ricchezza e lavoro sta fuggendo da questo paese.

Ma allora, chi pagherà questa sanità, questa scuola e questa università?

E’ ora di scelte storiche e drastiche:
bisogna decidere quali interessi si vuol tutelare.

E non sono ammessi errori o perdite di tempo.

O il governo italiano si stringerà attorno alla politica del buongoverno del ministro Tremonti e della Lega di Umberto Bossi, ovvero Berlusconi dovrà sempre più scendere a patti con alleati-traditori o ex tali e con la politica infausta del no al cambiamento e alle riforme leghiste, prime fra tutte, il federalismo fiscale.

Una lotta politica senza quartiere disegnerà il futuro di questo paese.

E se bersani, fini e casini continueranno la loro sventurata politica di avversione al cambiamento (a cominciare dalle loro ormai vetuste e stanche leadership), interpreteranno sempre più la parte di coloro i quali, in un momento di difficoltà del paese, tentano di emergere e di governare a suon di indulti, di perdonismo lassita e di buonismo spicciolo e fasullo, a danno del merito e dei sacrifici del popolo, delle aziende e delle famiglie italiane.

Berlusconi deve decidere, deve scegliere:
o con il futuro o contro il futuro, o con il cambiamento o contro il cambiamento, o con la Lega o contro la gente.

Poichè oggi, più che mai, le proposte leghiste incarnano le esigenze del popolo, il popolo sovrano.