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La mafia uccide La politica pure

giovedì, 19 maggio 2016

La mafia uccide La politica pure

L’esperienza umana e professionale di Falcone e Borsellino ha aspetti sostanziali sociologici, a conferma del fatto che la mafia è un fenomeno sociologico esteso e condiviso

Un mutamento di tale fenomeno è strettamente legato alla emarginazione sociale cui la mancata condivisione di quei comportamenti mafiosi condanna, specie nel sud

E questo avviene in piena violazione dei principi dettati nella prima parte della nostra Costituzione e nel più assoluto interesse e disinteresse delle istituzioni politiche, a seconda che le si voglia allocare nel ruolo di complici dei quei comportamenti ovvero di incompetenti nel governo di quei comportamenti

La mafia è e resta un fenomeno legato alla politica, poiché se esiste una mafia, questo lo si deve esclusivamente al mancato governo del contrasto a questo fenomeno anti-sociale, anti-statuale ovvero ad una interessata complicità con esso

E questa è una cosa che uccide più del terrore mafioso

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Politica Immobile, Emergenza Sicurezza e Giustizia Disfatta

lunedì, 18 novembre 2013
Forze dell'Ordine

Forze dell'Ordine

Non so se ricordo bene ma ricordo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni a seguito della elevazione del grado di pericolosità delle mafie foggiane a livello di quelle storiche (che onore …) siciliana, napoletana e calabrese rinforzò le forze dell’ordine a Foggia in questa misura:

- 15 nuove pattuglie composte di 3 agenti di polizia ognuna (+45 agenti) comprese le auto;
- 10 nuovi investigatori di polizia;
- 1 vice questore;
- 20 carabinieri in forza al comando provinciale compresi 20 carabinieri in forza ai ROS.

Forse dimentico qualcosa.

Non mi pare corresse l’anno 1989 e nemmeno il ventesimo secolo, a dire il vero.

Potrò sbagliarmi, qualche bene o meglio informato di me è invitato a rettificare.

Certo servono maggiori presenze, un rinnovamento generazionale, soprattutto.

Anche per i salari delle forze dell’ordine non si comprende perché nel caso di politici e magistrati salgano di pari passo, mentre nel caso degli operatori di sicurezza e degli investigatori questo automatismo non ci sia.

Certo, chi veste la divisa viene spesso visto e trattato come carne da macello a buon mercato da una politica distratta e irrispettosa.

Ricordo a me stesso che il politico fa le leggi, il giudice le applica, ma chi si infiltra nelle organizzazioni criminali, chi effettua realmente le indagini, chi recupera veramente le informazioni utili a garantire ordine pubblico, indagini della magistratura, chi controlla e difende il territorio chi applica le leggi sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, penitenziari e forestali, vigili del fuoco di notte e di giorno, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi soprattutto e non anche, mica i politici e nemmeno i magistrati, con tutto il rispetto di coloro che in queste due ultime categorie lavorano duramente e rischiando in proprio.

Anche se, alla fine, chi protegge magistrati e politici sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari, vigili del fuoco e forestali e non avviene mica il contrario.

E i conti alla fine tornano, almeno nelle competenze, non nei salari e nelle
indennità.

Ma chi vuole Legalità, deve assicurare Sicurezza e Giustizia.

E deve garantire che gli apparati della sicurezza pubblica e della giustizia pubblica funzionino, visto che si rifiuta da sempre di garantire una dignitosa esistenza ad una inesistente e sempre malvista e maldigerita sicurezza privata e polizia privata, che invece nella realtà esistono e sono di grande supporto e collaborazione alle forze dell’ordine e alla giustizia.

A tal proposito (il precedente di un partito politico che si creò un proprio esercito non aiuta) voglio esporre qui quanto mio padre ottuagenario mi raccontò sulla nascita del Fascismo, perché pare che un ripasso della storia possa giovare a chi governa il Paese.

Un bel giorno, guardando alla tv l’infinita serie assurde ingiustizie assicurate dalla amministrazione della giustizia italiana, mio padre mi dice:

“Sai, Gustavo, io non so come sia nato il fascismo a Roma o a Milano, ma so come è nato il fascismo a Foggia e quel che vedo dalle notizie è che ci troviamo in un periodo del tutto simile a quello che precorse l’avvento del fascismo, laddove i ladri vengono presi dalla polizia e dai carabinieri e liberati dai tribunali. Così il popolo (e le forze dell’ordine, aggiungo io) viene preso dall’ansia di rivedere sotto la sua casa il ladro che lo ha derubato appena il giorno dopo l’arresto, a minacciare vendetta. La situazione divenne insostenibile e così, alcuni gruppi di cittadini si riunirono spontaneamente per tentare di mettere riparo a questa condizione socialmente ed economicamente pericolosa: si costituirono i primi Tribunali del Popolo. Quando un delinquente veniva rilasciato, essi lo prelevavano con la forza nottetempo dalla sua casa, lo trasferivano nelle campagne del foggiano e lo detenevano in alcune aziende agricole. Lì lo sottoponevano a giudizio sommario nel quale si alternavano l’uso sapiente ed alternato di allegre randellate e di generose bevute di olio di ricino al fine di far confessare al reo il reato, ma soprattutto, i suoi complici, che venivano a loro volta sequestrati e sottoposti al medesimo “trattamento giudiziario”. Quando il “quadro investigativo e giudiziario” emergeva ben chiaro, allora il tribunale del popolo emetteva la sua sentenza, che era sempre la stessa: la morte del delinquente e dei suoi complici, rei confessi, piuttosto gonfi di ematomi superficiali e altrettanto sgonfi negli antri intestinali. L’esecuzione della pena così inflitta era particolarmente crudele: i rei confessi venivano nottetempo trasferiti su barche e condotti alle Isole Tremiti, dove, legati e ben vivi, venivano gettati dalle cime delle belle isole giù in mare. Ecco, così nacque il fascismo a Foggia, figlio mio.”.

A scanso di equivoci, devo confessare che mio padre era affatto fascista, benché figlio di un uomo severo e serio, noto in tutta la città (e ben oltre) per la sua fedeltà e lealtà a principi, valori e moralità ben radicate nella società di quel tempo e anche la stretta vicinanza con il Duce Mussolini dello zio di sua madre, non portò mai mio padre a scegliere la cosiddetta Terza Via del Fascismo.

Questo detto per eliminare ogni possibile traccia di “interesse ideologico o di scelta di vita” nella esternazione di mio padre.

Ora, tornando a noi, credete che questo racconto possa servire per tentare di evitare gli errori commessi in un passato affatto dimenticato?

E se veramente questi tempi somigliano grandemente ai tempi immediatamente precedenti all’avvento del Fascismo, il primato della politica potrà comprendere che deve urgentemente eliminare ruberie, corruzione e sprechi dalla Pubblica Amministrazione e che deve effettuare tagli importanti nelle spese inutili e nei privilegi di casta in favore di un rafforzamento delle difese e dei presidi dello stato nel territorio del Paese Reale e cioè, la sicurezza e la giustizia, per garantire legalità e certezza del diritto e della pena?

Politici della casta:

avete capito cosa dovete fare?

E avete capito cosa potrebbe accadere se voi resterete ancora nel vostro
immobilismo inaccettabile e suicida?

Una strada occorre pure imboccare, un percorso bisogna avviare.

Altrimenti l’antistato prevarrà sullo stato e il popolo a difendersi da solo costretto sarà.

E la storia potrebbe ripetersi, svolgendosi in colpi di scena inimmaginabili e ingovernabili.

Agire, Fare, Governare:
subito, per salvare il salvabile.

Sicurezza e Giustizia devono essere muri invalicabili per le mafie, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale, previdenziale e del rispetto dei doveri civici e civili.

Altrimenti sarà un problema da risolvere intra menia.

Buon lavoro a tutti, compresi quegli agenti di polizia che a differenza dei poliziotti debbono obbedienza al silenzio e non possono nemmeno esternare pubblicamente difficoltà e drammatiche insufficienze nello svolgimento del proprio dovere quotidiano.

C’è sempre chi sta peggio, cari sindacalisti italiani e non è detto che, perché non si senta il suo grido di dolore, la sua sofferenza non sia eterna compagna nella quotidiana operatività.

Agli attori più o meno silenziosi di questa delicata vicenda, dedico il mio conforto e sostegno personale, per quel che è e per quel che vale.

Oltre ad una parabola interessante che offre e chiede un momento di riflessione profonda prima di una azione di indirizzo politico che tutti aspettiamo con fervente ed operativa attesa.

Poiché la barca è una ed è una per tutti:

la stessa.

Buona fortuna e buon lavoro a tutti.

Gustavo Gesualdo

Di Matteo come Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino?

mercoledì, 13 novembre 2013
Il PM Nino Di Matteo e gli Uomini della sua Scorta

Il PM Nino Di Matteo e gli Uomini della sua Scorta

Il Pubblico Ministero Nino Di Matteo che indaga sulla trattativa stato-mafia chiama in udienza il capo dello stato napolitano e il capo dei capi il boss totò riina lo minaccia di morte dal carcere.

Non vi sembra di trovare una certa traccia di continuità e di contiguità?

Per me si tratta di complicità, ma posso anche sbagliare (mai sbagliato una analisi in vita mia).

Altra singolare coincidenza per cui, nei giorni in cui il Tribunale di Palermo chiedeva di sentire in udienza il capo dello stato napolitano giorgio, (quel politico che ha fatto già distruggere le intercettazioni che lo coinvolgevano direttamente nelle indagini sulla Trattativa Stato-mafia), dalla Procura della repubblica di Palermo (quella che ospitava il Pool Antimafia, per intenderci) proveniva un invito esplicito ai mafiosi come riina a fare i nomi dei loro complici politici.

Anche il continuo e sospetto fiancheggiamento di indulti e amnistie storicamente propugnate e propulse da parte del capo dello stato napolitano lascia dubbi atroci di posizionamento del Quirinale.

Oggi riina dal carcere minaccia di morte il PM del Tribunale di Palermo Nino Di Matteo, validando l’ipotesi di avere più di un timore e più di un nervo scoperto proprio in direzione dei potenziali sviluppi di questo processo, lui, o chi per esso.

A scanso di equivoci epocali, andrebbero rese pubbliche quelle intercettazioni che fece distruggere napolitano, poiché esse, nel caso contenessero gravi prove a carico del presidente della repubblica, potrebbero essere usate dalla mafia per ricattare il capo dello stato italiano.

L’ìtalia non può permettersi in questo momento un capo dello stato potenziamente ricattabile dalle organizzazioni mafiose dell’anti-stato.

Se la casta politica infedele e criminale infiltrata nelle istituzioni in associazione con le organizzazioni mafiose dovesse tentare di eliminare il PM Nino Di Matteo e la sua scorta questo ennesimo attacco diretto alle istituzioni della repubblica italiana (quelle vere, quelle fedeli, quelle leali) non finirebbe in un nulla di fatto come (purtroppo è accaduto) per Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa.

Se dovesse accadere che un altro magistrato, un altro carabiniere, un altro poliziotto o un altro finanziere dovesse cadere sotto i colpi della mafia governata dalla malapolitica istituzionale allora chiedo l’istituzione immediata della Pena di Morte per i mafiosi, per i loro famigliari e per i loro complici nella burocrazia o nella politica.

Chiedo anche che l’omicidio di un mafioso non sia più perseguibile e non sia più un delitto e un reato:

uccidere un mafioso non è reato
.

Chiedo inoltre l’istituzione del reato di comportamento mafioso, reato di cui ho già avviato una raccolta firme in una petizione online.

Se accade qualcosa a Di Matteo e alla sua scorta, io prometto vendetta:

spenderò sino all’ultimo giorno della mia vita nel chiedere la pena di morte per i mafiosi, per i loro parenti (l’estorsione del racket serve a mantenere le famiglie dei mafiosi in carcere e loro lo sanno benissimo, quindi sono mafiosi anch’essi) ed i politici, i burocrati e gli amministratori della cosa pubblica collusi con la mafia.

Lo Giuro!

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X
Cittadino Antimafia

Petizione per la istituzione del reato mafioso

venerdì, 18 ottobre 2013

Viva l'Italia, questa Italia che non si arrende alle mafie, che non piega lo stato all'anti-stato, che non tratta con le mafie ed i mafiosi, ma le punisce duramente.

Viva l'Italia, questa Italia che non si arrende alle mafie, che non piega lo stato all'anti-stato, che non tratta con le mafie ed i mafiosi, ma le punisce duramente.


Sembra un paradosso, ma è la mera e vera realtà:

il reato di comportamento mafioso non è previsto né punito dalla legislazione italiana.

Ma come, direte voi, è impossibile:

c’è L’associazione per delinquere di tipo mafioso fattispecie di reato prevista e punita dal codice penale italiano all’art. 416-bis che è stata introdotta dalla legge 13 settembre 1982, n. 646.

Esatto, vi rispondo:

il codice penale italiano prevede e punisce (solo dal 1982 ed a seguito dell’assassinio del generale dell’Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, di sua moglie e del suo autista) il mero reato associativo mafioso.

Ma l’articolo 27 della costituzione italiana detta:

“la responsabilità penale è personale”.

Perché allora il sistema giuridico italiano omette di punire penalmente la responsabilità personale della fattispecie ignorata del comportamento mafioso?

Perché così facendo, per punire un imprenditore dal comportamento mafioso, un politico dal comportamento mafioso, un pubblico amministratore dal comportamento mafioso ovvero un burocrate dal comportamento mafioso non si dovrebbe prima provarne la partecipazione in concorso di associazione mafiosa, sia interna che esterna, ma basterebbe punirne semplicemente il suo singolo, personale e soggettivo comportamento mafioso piuttosto di quello collettivo, in comune ad altri ed associativo, reato molto più difficile da dimostrare e provare.

Attenzione a questo passaggio nel quale qualche studioso della materia potrebbe opporre la critica:

il reato mafioso è un reato tipicamente associativo.

Ma io vi domando:

questo “pensiero giuridico” è motivo sufficiente per sottrarsi al dettato costituzionale che impone di punire i reati sotto il profilo personale, certamente nella partecipazione alla associazione per delinquere, come nel comportamento mafioso del singolo, comportamento perfettamente individuabile nelle fattispecie del terrorismo, dell’usura, della estorsione, del taglieggiamento, della pressione indebita, delle minacce, della intimidazione, dell’infiltrazione del potere pubblico e delle funzioni pubbliche al fine di abusare del controllo nelle concessioni pubbliche, negli appalti pubblici e nei concorsi pubblici ed infine, del potere del governo della cosa pubblica nel suo complesso, la res publica?.

Io vi invito a riflettere su queste che non sono certamente le considerazioni di un giurista, quanto quelle di un cittadino qualunque, ma non per questo meno rilevanti.

E se credete che il reato di comportamento mafioso debba essere previsto e punito dalla legge italiana, vi invito a firmare questa petizione, a condividerla e farla firmare ai vostri amici e conoscenti, a dare una diffusione più grande possibile a questa libera manifestazione di volontà poiché, temo, visto il potere importante dell’anti-stato che intendiamo colpire con questa semplice petizione, non troveremo le porte aperte dei media, dei giornali, dei periodici, dei quotidiani, delle radio e delle televisioni ad accoglierci a braccia aperte.

Il potere mafioso derivante dal comportamento e dalla associazione mafiosa è rilevante e tenta sempre di infiltrare e controllare i poteri di uno stato democratico per farne una dittatura del male attuata attraverso il terrore e la violenza, per primo, quello della libera informazione, che infatti in Italia non si è mai meravigliata e/o stupita della mancanza di un reato che preveda e punisca il comportamento mafioso in quanto tale e non solo nella mera forma associativa.

Poiché se il mafioso fa paura e terrorizza i cittadini, lo stato deve incutere più paura e terrorizzare ancor più il mafioso, ovunque egli sia associato o meno con altri a delinquere.

Conto sulla vostra buonafede di cittadini interessati a lasciare un futuro migliore a chi verrà dopo di noi, un futuro meno mafioso e corrotto e più libero e giusto possibile.

Grazie per l’attenzione,

Gustavo Gesualdo

Per firmare la petizione “Vogliamo il reato di comportamento mafioso”, clicca qui

Maroni, Saviano, il cancro Mafia e le metastasi

giovedì, 17 ottobre 2013

Il caso dello scioglimento del primo comune lombardo per mafia (Sedriano) conferma che la Palma nasce a sud e va a nord.

Aveva ragione Maroni, non Saviano:

il gruppo di ‘ndranghetisti che hanno originato l’allarme che ha portato allo scioglimento del comune lombardo erano calabresi trapiantati in Lombardia.

Il cancro è la calabria, le metastasi sono i calabresi.

Quale sarebbe il male lombardo?

Non aver impedito a calabresi, siciliani e campani l’ingresso in Lombardia e in tutto il nord?

Non aver realizzato la scissione del nord da questo schifo di sud?

Non aver eretto un muro che separasse l’Italia in due:

una Italia povera, viziosa e mafiosa ed una Italia ricca virtuosa e libera dalle mafie?

La mafia al nord non esiste:

l’hanno portata lì i meridionali.

Da questo Sud non sono fuggite solo le migliori intenzioni.

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo

La Mafia governa e corrompe lo stato

mercoledì, 28 agosto 2013

Capo Mafia dichiara di aver comprato le istituzioni democratiche, la PA la sicurezza e la giustizia

Cliccare sul link per vedere e sentire il video-denuncia di un boss che dichiara di aver corrotto la pubblica amministrazione italiana.

La verità raccontata da un ex capo mafia.

La verità sulla corruzione, la verità sulla mafia, la verità sulle isituzioni.

La verità nei rapporti fra stato e anti-stato.

Perché le mafie non potrebbero sopravvivere e prendere il sopravvento sulle istituzioni senza il tradimento e la corruzione della casta burocratica o della casta politica.

Chi si fa corrompere avendo giurato fedeltà allo Stato ha un solo posto dove andare :

il muro davanti ad un plotone d’esecuzione.

Pena di morte per il reato di comportamento mafioso, di associazione mafiosa, di corruzione, di concussione, di abuso d’ufficio, di evasione fiscale, di usura, di ingente danno ambientale, strage e tradimento del giuramento di fedeltà allo stato, al popolo sovrano e alle istituzioni democratiche.

Per troppo tempo lo stato ha vissuto nel terrore della mafia, piuttosto che i mafiosi nel terrore dello stato.

Se questa Italia vuol diventare un paese normale deve fare pulizia prima di ogni cambiamento, altrimenti, ogni cambiamento comporterà solo un cambio degli iscritti alla nuova mafia istituzionale.

Pena di morte e basta.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi – Parte Seconda

lunedì, 18 marzo 2013

La città della scienza a napoli viene totalmente distrutta dalle fiamme.

La casta della disinformazione e la casta della cattiva politica coprono ancora una volta l’ennesimo evidente attentato terroristico mafioso, l’ennesima sfida dell’anti-stato allo stato.

Proprio quando l’immobilismo politico garantisce spazi di eversione, la mafia italiana spa (mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese, camorra napoletana,sacra corona unita pugliese) lancia l’ennesimo attacco di stampo terroristico, lancia l’ennesima sfida allo stato italiano.

Come possiamo ben comprendere, la forza delle mafie è stata lasciata crescere a dismisura in questa democrazia bloccata, finta e posticcia, fatta di sola apparenza e di alcuna sostanza.

Dopo la stagione delle stragi mafiose, la stagione degli attentati terroristici mafiosi, dopo la stagione delle trattative traditrici delle vili istituzioni dello stato con le mafie, dopo l’attentato terroristico dinanzi ad una scuola a brindisi, attentato in cui cade vittima una innocente ragazza di 16 anni, Melissa Bassi e restano ferite altre ragazze sue coetanee, dopo tutto questo, la mafia alza il tiro e sfida ancora una volta uno stato lento e vile, debole e degradato.

Quella scuola aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

L’impotenza dello stato si legge tutta in questi decenni di fango e di tradimento, di polvere e di malavita impunita,

Ma i mafiosi sono come i cani:

distinguono benissimo la paura in chi gli è di fronte, ed attaccano subdolamente, nei momenti di maggiore assenza (leggi paura) dello stato, della politica, delle istituzioni.

Giovanni Falcone disse che « La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine.».

La fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Pena di morte per il reato (che ancora non c’è) di “comportamento mafioso”.

Non c’è altra strada da questa, non c’è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X