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NON HANNO LE PALLE

martedì, 8 dicembre 2015

Avete visto il film “La Trattativa”?

Racconta come generazioni e generazioni di politici abbiano venduto il Paese Reale e le istituzioni che incarnavano alle organizzazioni mafiose.

È la storia della classe politica peggiore del mondo.

Hanno trattato con le mafie una resa senza condizioni, se si fa eccetto per il contro-papello voluto da Vito Ciancimino.

Senza di quello, si sarebbero arresi sic et simpliciter alle mafie.

Il problema sta nel fatto che, per vivere, servono LE PALLE.

E i politici italiani non le hanno, non le hanno mai avute:

le hanno dimenticate nell’utero materno, alla nascita.

Hanno ucciso Falcone, hanno ucciso Borsellino, hanno ucciso Dalla Chiesa:

hanno ucciso tutti quelli che LE PALLE le avevano e che loro, i politici, non riuscivano a controllare, a vendere, a comprare.

Li hanno uccisi tradendoli, non difendendoli.

È vero, tutti hanno un prezzo:

ma questa gentaglia SENZAPALLE ci ha venduto per poco o niente.

20 milioni pagati ai terroristi islamici come riscatto per riavere indietro due cretinette a caccia di emozioni forti.

Volete che non ne abbiano pagati almeno 2000 ai terroristi per non avere problemi durante il Giubileo?

Vi siete domandati perché avvengono attentati in America, in Francia, in Inghilterra, in Asia e in Africa ma non avvengono attentati in Italia durante il Giubileo?

Il problema è che non hanno LE PALLE.

Il terrore del terrorismo islamico e delle mafie con loro funziona.

Lo dice Vito Ciancimino, nella narrazione del figlio Massimo, quando il colonnello Mori si presenta, cappello dell’Arma in mano (vergoganti, Traditore!), a chiedere per conto dei politici una trattativa con la mafia e Ciancimino gli risponde:

VOI MI STATE DICENDO CHE VOLETE TRATTARE CON RIINA?
HANNO FUNZIONATO QUESTE BOMBE!
“.

Capito come funziona?

Il terrore terrorizza e questi SENZAPALLE si cagano sotto e scendono a patti, a trattative, pagano riscatti, nascondono le prove, bruciano le intercettazioni.

La storia della repubblica italiana è tutta qua:

un mare di merda e di tradimenti per salvare legioni di SENZAPALLE impuniti, impunibili e fuorilegge.

Io amo i Carabinieri e nei panni di un Mori, ricevendo l’ordine di scendere a patti e trattative con le mafie, avrei rassegnato le dimissioni.

Per me, i carabinieri sono una cosa seria.

Mori però, sapeva dove si nascondeva Riina:

ne sa qualcosa il maresciallo dei Carabinieri Saverio Masi, che trovò il covo in cui si nascondeva, lo comunicò ai superiori e da allora viene attaccato vilmente per aver fatto il PROPRIO DOVERE.

Oggi, il maresciallo Masi è stato ordinato come capo scorta di un giudice che segue le orme di Falcone e Borsellino, il dott. Nino Di Matteo.

A Masi ho scritto:

così prendono due piccioni con una bomba …

Una cosa deve essere ben chiara, per tutto e per tutti:

lo stato non scende a patti con l’anti-stato, non scende a patti con la mafia, non scente a patti con il terrorismo.

Lo stato deve sterminare mafiosi e terroristi, non deve tradire lo stato.

In un caso, per la verità, lo stato non è sceso a patti:

è il caso del terrorismo politico, quello che ammazzava i politici.

E i politici SENZAPALLE si sono difesi:

hanno usato tutta la forza dello stato per eliminare il terrorismo.

Ma non fanno lo stesso per didendere il popolo italiano.

Sono dei SENZAPALLE, dei venduti, dei traditori da mettere al muro, senza se e senza ma e senza indugi:

il tradimento del giuramento di fedeltà allo stato deve essere pagato con la vita, i traditori SENZAPALLE devono sapere che se non agiscono contro l’antistato perché ne hanno paura e ne sono terrorizzati, lo stato può punirli in egual modo.

IL TERRORE SI COMBATTE CON IL TERRORE, CARI SENZAPALLE.

Ma i processi si aggiustano, le indagini si intralciano, le intercettazioni si bruciano, le sentenze non arrivano mai, grazie alla prescrizione.

Questo stato di fatto che uccide lo stato di diritto deve finire:

con le buone maniere (non si ottiene nulla con chi è SENZAPALLE)
o con le cattive maniere (IL TERRORE TI TERRORIZZA? SAPPI CHE LO STATO PUÒ ESSERE IL TUO TERRORE PEGGIORE).

Questo è il miserevole stato dell’arte nella politica italiana.

Fulgidi esempi come Fabrizio Quattrocchi vengono celati, nascosti, nella consapevolezza che cotanta testimonianza di PRESENZA E NON ASSENZA DI PALLE potrebbe essere contagiosa e produrre cittadini che pretendono dai servitori dello stato la loro vita ed anche la loro morte per la tutela dell’intera comunità sociale, statale, statuale e nazionale.

Già li vedo che sorridono, questi SENZAPALLE, e dicono a denti stretti:

e già, così saremmo costretti a lavorare FEDELMENTE allo stato, invece di FOTTERE E STRAFOTTERE A NOSTRO ESCLUSIVO GODIMENTO.

Io, Gustavo Gesualdo, vi dico:

VOI NON AVETE LE PALLE.

E prima o poi, verrà il giorno in cui pagherete per la vostra viltà.

Un caro prezzo:

un prezzo impagabile per chi non ha il coraggio delle proprie azioni ed omissioni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Colpo di mano della mafia: no a carcere, indagini e intercettazioni

martedì, 21 maggio 2013

Il Partito degli Onesti nonché Legale Rappresentante delle organizzazioni mafiose nelle istituzioni statali e nel Paese Reale chiede indulto, impossibilità di indagine e impunità per reato mafioso.

PDL chiede dimezzamento pene, no a carcere, no a intercettazioni ed un conseguente, voluto e cercato no a indagini per tipico reato politico di concorso esterno in associazione mafiosa.

Anche un eventuale sviluppo istituzionale nelle indagini sulle trattative fra stato e mafie potrebbe essere negato con queste modifiche sostanziali.

A questa aperta sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose e dell’anti-stato infiltrato nelle istituzioni democratiche e partitocratiche alla integrità dello stato di diritto e del Paese Reale occorre opporre un deciso e determinato NO.

Questa estorsione mafiosa, questa sfida imposta nel momento più delicato della vita della repubblica italiana va raccolta e contrastata determinatamente quanto definitivamente:

istituzione immediata della Pena di Morte a mezzo pubblica fucilazione per reati di

- comportamento mafioso,
- associazione mafiosa,
- impedimento e/o ostacolo a indagini su organizzazioni mafiose,
- compreso e non escluso il concorso esterno.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”

Corruzione, mafie, evasione fiscale e usura : Italia uber alles

domenica, 23 settembre 2012

L’ultimo dato sulla corruzione rilevato dalla indagine dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di Krls Network of Business Ethics per Contribuenti.it Magazine dell’Associazione Contribuenti Italiani, offre spunti di sicuro interesse come di certo disgusto.

L’indagine, rivolta ai paesi europei, incorona senza alcun dubbio l’Italia quale paese leader nella corruzione in Europa con un dato incredibile:

+68% della corruzione in Italia nei soli primi mesi del 2012.

Il dato precedente reso pubblico dalla corte dei Conti italiana parla di una corruzione che può essere stimata in 60 miliardi di euro/anno.

Se rapportiamo e confrontiamo i due dati, otteniamo una corruzione su base annua pari a circa 70 miliardi di euro che incrementa nei primi mesi del 2012 di circa 25 miliardi di euro.

Insomma, un incremento su base annua di circa 50 miliardi di euro, aumento che proietterebbe il monte totale della corruzione stimata in Italia alla cifra astronomica di 120 miliardi di euro.

Un dato grave e serio che va a sua volta relazionato al dato della evasione fiscale stimato in 200 miliardi di euro/anno, al dato della usura stimato in circa 50 miliardi di euro ed a quello del giro d’affari del maggior agente economico italiano, la maggiore organizzazione mafiosa europea e forse anche mondiale, la mafia calabrese detta ‘ndrangheta, che vanta un giro d’affari stimato in oltre 100 miliardi di euro.

Dovremmo anche fare i conti con una somma indicativa di altri 150/200 miliardi di euro/anno prodotti dalla somma del giro d’affari della camorra napoletana (oltre 100 cosche mafiose, 50 situate in napoli ed altre 50 nella provincia), più quello del famigerato clan dei casalesi, aggiunto a quello della mafia siciliana e della sacra corona unita pugliese

Il dato complessivo di ricchezza sottratta alle famiglie ed alle aziende oneste italiane dei cittadini-lavoratori appare attestarsi intorno ai 550/600 miliardi di euro all’anno.

Una cifra impossibile da sopportare per un paese che si vanta di essere civile, democratico e repubblicano.

Una cifra-tassa che pagano le aziende e le famiglie che vivono, lavorano ed operano in Italia, una ulteriore tassa imposta dalle mafie e dalla mala burocrazia e dalla mala politica, un mancato introito che viene sottratto al fisco ed al PIL nazionale
di ben 600 miliardi di euro all’anno.

La cifra è talmente alta da rendere molto più che evidente un nesso di relazione, un vincolo contrattuale, un patto mafioso fra istituzioni statali ed organizzazioni mafiose (trattativa stato-mafia), un nesso che va ricercato evidentemente nella casta politica e nella casta burocratica, saldamente al governo della Pubblica Amministrazione e del Potere Pubblico.

Con una buona dose di qualunquismo si potrebbe affermare che in Italia, la maggioranza degli italiani ruba, corrompe politici e burocrati, evade il fisco ed usura famiglie ed aziende italiane sotto la completa copertura di uno stato mafioso, infiltrato mortalmente dalle mafie e dalla corruzione politica.

Tale condizione si traduce in una situazione di emergenza effettiva, gravissima, impossibile da correggere con le regole di un sistema democratico, ormai sopraffatto totalmente dalla infiltrazione mafiosa e dalla raggiunta (da tempo, da sempre) maggioranza democratica dei numeri del malaffare, della malavita, della mafia, della mala politica e della mala burocrazia italiana, rispetto al mondo della legalità e della onestà.

L’unica correzione possibile ed attuabile, l’unica “cura” possibile per una tale situazione di emergenza è evidentemente l’applicazione della pena di morte per i reati sottoelencati nella ipotetica normativa salva-vita dello stato italiano, definita in soli tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
usura,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mediaset, Forza italia, PDL, Berlusconi e la mafia

giovedì, 24 maggio 2012

Per anni ed anni si sono rincorsi i dubbi ed i sospetti di contiguità, cointeressenza e condivisione fra la figura di Silvio Berlusconi, la sua creatura televisiva Mediaset, i suoi più stretti collaboratori siciliani, il suo palafreniere-finto-stalliere mafioso, il movimento politico Forza Italia ed i successivi e precedenti denominati Casa della libertà, Polo della Libertà, Popolo della Libertà.

Certamente, riguardo alle attività imprenditoriali e politiche del Berlusconi, motivi di dubbio e di sospetto in odore di mafia, ve ne sono in quantità, grande quantità.

I continui estenuanti e strenui tentativi di salvare i berlusconiani dalle patrie galere poi, rappresentano un vero e proprio monolite-baluardo a difesa della illegalità e della mafiosità, travisati e travestiti in “tutela della libertà di fare il comodo proprio nella sicurezza di una totale impunità e immunità, personale, imprenditoriale e politica”.

Ma quello che veramente impressiona è la “tutela mediatica” che impone alla pubblica opinione l’impero televisivo berlusconiano, ancor oggi.

L’odierna intervista trasmessa dal tg Studio Aperto del canale Italia Uno di Mediaset alla moglie di un boss mafioso al fine di rendere pubblica la posizione di una organizzazione mafiosa nella resposnabilità di un attentato terroristico-mafioso che nei giorni scorsi ha provocato la morte di una ragazza di 16 anni ed il ferimento di altre 6 innocenti tagazze, offre uno spaccato della Mediaset come di un megafono delle organizzazioni mafiose, di una televisione a difesa delle mafie.

Noi non ammazziamo bambini, dice la mafiosa.

Non è vero:

le mafie hanno sempre ucciso selvaggiamente anche donne e bambini, hanno violentato questo paese sin dalla culla, lo hanno ridotto in fin di vita e mai, mai e poi mai, meriterebbero una intervista televisiva nazionale per discolparsi.

L’unica cosa che meritino i mafiosi è la pena di morte.

In nessun paese normale e civile si intervista la moglie di un boss mafioso per rendere pubblica la posizione di una organizzazione mafiosa, signor silvio berlusconi.

In Italia invece, gli amici degli amici, lo fanno.

Mai a difesa del popolo delle aziende, delle imprese e delle famiglie, sempre a difesa di chi sbaglia, di chi ruba, di chi è corrotto e di chi è mafioso.

A quattro lustri dall’inizio della epopea berlusconiana, si raccolgono numerosi elementi a favore di tesi che le aule giudiziarie fanno semplicemente scadere oltre i termini, ma che nelle case delle famiglie italiane e negli uffici delle imprese italiane non scadranno mai, come non scadrà mai il ricordo dei servitori leali dello stato caduti per mano mafiosa ed omissione di soccorso e di tutela statale.

Il desiderio di silvio berlusconi di passare alla storia però, a quanto pare verrà soddisfatto:

ma non passerà alla storia per aver cambiato il paese, verrà invece letto nei libri di storia per averlo reso peggiore di quanto non lo fosse già.

Il che, è un miracolo in se.

PS
Non faccio un link alla intervista su citata, poiché non voglio fare pubblicità alle mafie e perché, sinceramente, mi fa schifo.

Se volete vederlo però, cercatelo nel web:

purtroppo, è disponibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Foggia: una strana manifestazione per la Legalità

sabato, 19 maggio 2012

Leggo sul web di un elenco di manifestazioni pubbliche organizzate per osservare rispetto e servire indignazione al vile attacco terroristico e mafioso che stamane, a Brindisi, ha visto per la prima volta come oggetto una scuola e degli adolescenti.

Una studentessa sedicenne, Melissa Bassi, è morta mentre un’altra lotta fra la vita e la morte in gravissime condizioni ed altre sei sono ferite, ma non in gravi condizioni.

A Foggia, il luogo di riunione per la manifestazione viene indicato alla Fiera, dove vi è in atto una rassegna promossa dalla regione Puglia dal titolo Innovabilia 2012.

Alle 17:30, l’orario prescritto per la manifestazione pubblica, sono alla Fiera, ma di segni di assembramento, non se ne vedono.

Mi reco all’ingresso della Innovabilia e vedo un desk con tre operatori affaccendati ad accreditare visitatori alla manifestazione fieristica.

Ma dove sarà, mi chiedo con altre persone, la manifestazione pubblica di contrasto alla illegalità, alla violenza, al terrosismo, alle mafie?

Ma è all’interno, ci spiegano i tre operatori, dovete solo accreditarvi e potrete entrare.

Resto allibito.

Ma come?

Per partecipare alla manifestazione pubblica dobbiamo accreditarci ad una manifestazione fieristica?

E chissenefrega della manifestazione fieristica:

siamo qui per ricordare una ragazza fatta a pezzi con una bomba dalla mafia a Brindisi stamane!

Ma la reception è intransigente:

non si paga nulla, dicono, ma è obbligatorio accreditarsi.

Protesto e contesto, dichiaro pubblicamente che, secondo me, vi é in atto un probabile sfruttamento (commerciale, politico?) della manifestazione pubblica in ricordo di persone violentemente danneggiate e assassinate, e chiamo il 112, poiché voglio chiedere l’accertamento delle forze dell’ordine sui dubbi che ho esposto.

Il 112 mi passa il 113 che è competente, e vengo invitato in Questura (vicina alla Fiera) per competenza della divisione Digos.

Agli agenti della Digos spiego tutto e vengo informato che, dopo la mia segnalazione, il presidente della Fiera aveva dato disposizioni di non accreditare alcun partecipante alla manifestazione pubblica.

Vengo altresì informato che la manifestazione fieristica è organizzata dall’ente regione e non vi è per questo alcun motivo di temere uno sfruttamento commerciale della manifestazione pubblica, che è invece organizzata dal Sindaco di Foggia.

Beh, per lo sfruttamento commerciale sono convinto, molto meno per un eventuale immorale sfruttamento politico di una manifestazione per la Legalità che in tutta Italia sta prendendo forma (non certo di evento fieristico con musica e comicità) con il nome di “Qualunque cosa farete, non ci fermerete”.

Torno alla Fiera ed entro senza alcun accreditamento, come garantito dagli Agenti Digos.

All’interno, personalità politiche, sindacali ed istituzionali, regionali e locali, ma tutte di una sola parte politica:

quella al governo alla regione Puglia.

Nessuna traccia di comitati cittadini, libere associazioni, movimenti o partiti politici di centro o di destra.

Fra un giro e l’altro, un incontro casuale con vecchi amici ed un altro, vengo informato che, la manifestazsione pubblica è per la pace (svendola in effetti solo un arcobaleno della pace, logo di certa sinistra) e non per l’evento delittuoso, violento e mafioso di Brindisi.

Resto allibito.

Di più vi è che sono quasi le 19 e della manifestazione pubblica di cordoglio non vi è nessuna traccia, ma invece sento di una prossima esibizione sul palco di un musicista e di un comico.

Un comico?

Ma si scherza con la morte della gente?

Vado via, oltraggiato e amareggiato da questa “strana manifestazione”.

Anche perché era prevista per le 17:30 e sono invece le 19:00, e della manifestazione per la Legalità, nessun segno.

Torno a casa con un certo senso di nausea persistente.

Foggia non si dimostra ancora all’altezza di una città civile ed urbana.

No, proprio no.

Perché se questa era una manifestazione per la legalità, allora temo vi sia un grave e serio equivoco sul termine legalità in Puglia e a Foggia.

Non ci siamo, no, non ci siamo proprio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi

sabato, 19 maggio 2012

Ancora un attacco della malavita italiana al debolissimo stato di diritto, istituzionalmente infiltrato dalle organizzazioni mafiose nel commercio do ut des fra posti di lavoro pubblici ed appalti pubblici contro voti, il cosiddetto voto di scambio.

La mafia alza il tiro, vista l’impunità della quale gode il primo agente economico italiano e la prima azienda italiana per fatturato:

la mafia spa.

L’Europa invita l’Italia a divenire adulta, el adiminare ogni riserva di potere pubblico abusato in virtù di arricchimenti personali, famigliari, di casta, di corporazione, di mafia.

Ma la casta politica italiana, vile ed inetta, ignorante ed arrogante, presuntuosa e corrotta, già una volta scese a patti con le mafie e segnò la resa dello stato di diritto alle organizzazioni mafiose, la resa dello stato all’antistato.

Così le mafie, che conoscono benissimo la viltà dei politici italiani, assai simile alla viltà del comandante napoletano della Costa Concordia Francesco Schettino, minacciano nuovamente il popolo e lo stato italiano a mezzo bomba in quel di Brindisi, proprio in quel sud dove lo stato perde sempre e la mafia vince sempre, usando spesso e volentieri lo stesso potere dello stato.

Una scuola, ragazzi e ragazze, l’inviolabilità dell’innocenza, della gioventù, della fanciullezza.

Colpire al cuore della società, nella zona più inerme.

Così una bomba composta di esplosivo e ben due bombole di gas GPL viene fatte deflagrare nei pressi di una scuola, ad una certa distanza dal tribunale, bomba che uccide una ragazza innocente di appena 16 anni, Melissa bassi, e ne ferisce altre sette.

L’istituto scolastico aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

Torna la pressione mafiosa proprio mentre i napoletani Napolitano (Presidente della Repubblica e Capo dello Stato) e Severino (Ministro della Giustizia) ed il siciliano Renato Schifani (Presidente del Senato della Repubblica) preparavano l’ennesimo indulto, l’ennesimo atto di viltà e di tradimento, caratteristiche proprie di tutta la classe dirigente italiana, soprattutto quella di origine meridionale, sia che comandino una nave da crociera e sia che comandino un paese intero.

L’indole arrendevole, vile, indolente e pigra del meridionale ben si presta alla pressione mafiosa, che ottiene sempre una capitolazione del meridionale se non una sua vera e propria complicità.

E basti vedere come è ridotto il meridione d’Italia per comprendere quanto sia autentica questa realtà.

Ma proprio come (pre)disse Giovanni Falcone:

« La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. », la fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se la mafia è un fenomeno umano, la sua fine non potrà che esserne indiscutibilmente la morte.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Se lo stato si è sempre arreso alla prepotenza e alla violenza mafiosa, il popolo dovrà manifestare la sua contrarietà alla dominazione mafiosa ed alla eccessiva arrendevolezza di uno stato che, come il suo ministro dell’interno, dinanzi a tali avvenimenti, non sa far altro che bofonchiare in modo incomprensibile nel tg, invece di chiedere la pena di morte per i mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X