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L’Unità Nazionale e la Costituzione Tradita

mercoledì, 27 aprile 2011

La Costituzione della Repubblica Italiana
Principi fondamentali

Art. 11

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Il ricercato orgoglio nazionale nei festeggiamenti per i 150 anni dall’unità incontra un rinnovato spirito guerrafondaio nelle istituzioni italiane.

La decisione di utilizzare jet militari italiani in operazioni belliche nei bombardamenti in territorio libico viola apertamente l’articolo 11 della Carta Costituzionale e genera, inoltre, una sudditanza totale del popolo italiano sovrano alla leadership neocolonialista francese.

Le istituzioni italiane si sono genuflesse dinanzi alla arrogante prevaricazione francese nelle arbitrarie violazioni degli Accordi contenuti nella Convenzione di Schengen.

Le istituzioni italiane si sono genuflesse alla arrogante prevaricazione francese nelle arbitrarie operazioni di guerra condotte in Libia.

Si tratta di una disfatta totale della politica italiana dinanzi alle sfide che questi tempi richiedono.

Ben altra sorte avevano incontrato le politiche leghiste del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che costrinse invece la Francia ad adempiere alla Convenzione di Schengen, in virtù di una mancata solidarietà francese ed europea nei confronti dell’Italia a seguito della invasione subita dalle coste italiane da parte degli immigrati clandestini.

Una vittoria unica e storica della politica italiana sulla egemonia francese ed europea.

Mai nessuno come i ministri leghisti, erano riusciti nella storia della repubblica italiana ad imporre alla famigerata arroganza francese il rispetto del popolo italiano e della inviolabilità del suo territorio.

Ma di svolte storiche la pattuglia leghista, ne ha da incorniciare parecchie, partendo dalla nuova impostazione federalista del paese e finendo al più grande contrasto della storia italiana alle organizzazioni mafiose.

Dobbiamo invece annoverare fra le numerosissime genuflessioni storiche italiane, anche questa resa incondizionata alla volontà francese, che contrasta notevolmente con gli interessi del Popolo Italiano e con la Costituzione Italiana.

E siamo alle solite vicende della politica dei parrucconi incipriati all’italiana, che sventolano bandiere tricolori e grida di orgoglio nazionale da un canto, mentre svendono l’intero paese ad interessi extra nazionali e tradiscono il dettato costituzionale dall’altro.

L’ennesima prova di bassa ipocrisia e di slealtà istituzionale di una casta politica che è tutta da dimenticare e pensionare nel più breve tempo possibile.

Sventola il tricolore al vento, macchiato da personaggi che sanno solo tradire gli interessi nazionali da utilizzare come merce di scambio sui tavoli della politica internazionale.

Non è così che si garantisce la costituzione, non è così che si tutelano gli interessi del popolo sovrano.

L’assenza di coraggio e di lealtà di certa classe politica italiana, segna ancora una volta l’identità di un paese che viene costantemente tradito e pervicacemente venduto ad interessi estranei e confliggenti con quelli italiani.

Una viltà che costa cara questa, e pesa molto, nella storia di questo Popolo e di questo Paese.

Il dettatto costituzionale viene così violato senza che il Parlamento si erga a protestare tale violazione, mentre l’interesse italiano, viene così sottomesso all’interesse straniero.

E tutto per cosa?

Per una cadrega europea, per l’ennesima poltrona dei privilegi e del pre-potere europeo:

quella della Banca Centrale Europea (Bce).

Ecco il soldo di Giuda, ecco la miserevole commerciabilità del popolo italiano, svenduto per una cadrega europea.

O forse tutto per dar torto all’unico movimento politico che tutela veramente il popolo italiano e garantisce veramente la carta Costituzionale nei fatti e non, come fanno tutti gli altri, nelle parole, da tradire invece sicuramente nei fatti?

Ecco l’ennesimo teatrino politico italiano, laddove personaggi assai scaltri scalano, cadrega dopo cadrega, le vette del pre-potere bancario e finanziario mondiale a danno esclusivo del popolo italiano.

Siamo stati frodati, siamo stati svenduti, siamo stati traditi.

Ma nessuno dei grandi difensori della carta costituzionale (a parole, sempre e solo a parole), nessuno dei magnifici festeggianti il centocinquantesimo anno dall’unità italiana, nessuno di questi esemplari testimoni del tradimento, alza la voce a difesa della costituzione sulla quale ha invece spergiurato fedeltà.

Il silenzio regna sovrano, silenziante e silenziatore di ogni verità, di ogni lealtà.

Viva l’italia, viva l’Italia, si ode.

Mentre con un coltello appuntito si infligge l’ennesima ferita mortale a quell’Italia che annega nell’insicurezza di cui si nutre certa casta politica, in quei servizi al cittadino troppo spesso ceduti come “favori personali”, in quelle corruttele che massacrano la nostra economia ed il nostro mondo del lavoro, in quella mafiosità che in troppi sembrano favorire, invece di contrastare.

A dire di no a tutto questo mondo, resta sempre e solo la Lega Nord, con la sua pattuglia di politici che tessono quotidianamente la tela della buona politica, dell’offerta di servizi efficienti e della sicurezza a famiglie ed aziende, contrastando la corruzione morale e materiale, massacrando le mafie.

Viva l’Italia allora.

Ma solo quella lealista e leghista.

150 anni di unità italiana:

150 anni di tradimenti, 150 anni di vergogna.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La lotta alla Corruzione e alle Organizzazioni Mafiose

sabato, 23 aprile 2011

Lo stile di vita italiano, di cui si festeggiano in questi giorni i 150 anni dalla sua unità, è identificato negli altri paesi come uno stile di vita marchiato dai flagelli della mafia e della corruzione, sia morale che materiale.

No, non cercate nei festeggiamenti in atto momenti dedicati alla riflessione su questi due grandi fenomeni criminali:

non sono previsti nel programma ufficiale.

Nel più classico dei condizionamenti mafiosi, l’omertà istituzionale scende come un velo silenziatore su questi due aspetti purtroppo ingerenti la nostra vita quotidiana.

Nessun appello delle maggiori cariche dello stato è rivolto alla risoluzione definitiva di questi comportamenti malavitosi.

Se si eccettua la costante azione di contrasto ai comportamenti mafiosi e corruttivi dei ministri leghisti, il silenzio regna sovrano in questa importante lotta di civiltà e di democrazia.

Gli episodi di corruzione ed di infiltrazione mafiosa che saltano agli onori della cronaca italiana, narrano una condizione di estremo disagio dei partiti politici tradizionali rispetto a questi temi.

E se non fosse per l’azione di contrasto continua e costante del ministro dell’Interno Roberto Maroni nei confronti delle organizzazioni mafiose, il dubbio che certa politica e certa informazione assumano posizioni a dir poco stupefacenti nella lotta alle mafie ed alla corruzione, assume il dato di un sospetto piuttosto concreto.

Eppure, persino La civilissima Svizzera inizia a porsi domande concrete sul grado di corruzione all’interno dei suoi apparati nel primo rapporto del gruppo di lavoro interdipartimentale per la lotta alla corruzione approvato dal Consiglio federale elvetico.

Per quanto riguarda invece il grado di infiltrazione mafiosa, lo stato elvetico non si pronuncia con la stessa concretezza, denunciando un possibile nesso di casualità fra il suo elevato grado di segreto bancario e l’esigenza da parte delle organizzazioni mafiose di riciclare e “mettere al sicuro” i proventi delle attività illecite ed illegali in paesi che sappiano custodirne silenziosamente tesori e provenienze.

Anche il governo indiano, a seguito dello sciopero della fame indetto da un attivista politico e che ha visto coinvolte decine di migliaia di persone, ha avviato l’iter di un disegno di legge che contrasti decisamente il fenomeno della corruzione.

In Russia invece, fa scalpore il caso di un avvocato che, dopo aver denunciato una frode corruttiva ad alti livelli, è stato arrestato e posto in un carcere, dove ha trovato la morte in circostanze mai precisate.

Una notizia odierna rende noto che, i funzionari governativi russi del ministero dell’interno accusati di frode e corruzione da questo avvocato, siano divenuti sorprendentemente quanto improvvisamente ricchi.

In questo quadro, si valida l’assioma secondo il quale, laddove in uno stato siano presenti organizzazioni mafiose ben radicate e potenti, la corruzione degli apparati pubblici anche a livelli elevati, è correlazione non affatto casuale, ma addirittura, causale.

Lo stesso scrivente di questo post, spera che la condizione italiana si distingua da quella russa, prevedendo un certo rischio in questa affermazione e non rivestendo egli stesso, ne un ruolo politico di garanzia, ne un ruolo informativo di tutela.

Eppure, se certa politica e certa informazione fan la parte delle famigerate tre scimmie (non parlo, non sento, non vedo), sarà compito di cittadini attivisti politici, come nel caso indiano, porre questioni importanti come mafiosità e corruzione, sia pure da un semplice blog come questo.

Nella pur desolata convinzione che, se l’Italia non è lo stato elevetico o indiano, perlomeno non sia nemmeno lo stato russo.

Desolata convinzione ovvero, condivisa speranza?

Come al solito, è l’ottica del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno che divide le opinioni.

Ma la realtà è che, mezzo vuoto o mezzo pieno, quel che resta nel bicchiere italiano non ha un odore piacevole.

Affatto.

Che poi, i fenomeni mafioso e corruttivo siano apertamente combattutti nei fatti (e non nelle parole), da una sola parte politica e di governo è un fatto che presta il fianco a più di un sospetto nei confronti della casta burocratica-partitocratica, ma dona al contempo una speranza:

quella di non essere soli in questa battaglia di democrazia e di civiltà.

E tanto basta per definire una speranza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo modello politico di riferimento: il leghismo

martedì, 22 marzo 2011

Si afferma, ogni giorno di più, un nuovo modello politico nel nostro paese, come nel mondo intero.

Un modello che poggia, senza alcun pregiudizio, sulle solide basi di “scelte ragionate” e non dettate da adesioni faziose e di parte.

L’esempio della posizione leghista sulla questione libica, ne è un esempio lampante.

I detrattori di questo modello politico, desideravano in cuor loro, vedere una Lega all’attacco a testa bassa e senza alcun discernimento dell’accoglienza dei profughi libici.

Ed ecco invece, l’intelligente politica maroniana che punta ad impedire che il nostro paese venga preso d’assalto da un numero impossibile di profughi cui non abbiamo ne un lavoro ne un futuro da offrire, attraverso politiche di dialogo con quei paesi dai quali questi profughi partono, anche con la Tunisia, dove si recherà il ministro dell’interno prossimamente per “tessere” quella ottima tela di dialogo politico che venne già concordata con la Libia, prima che quel paese fosse oggetto delle attenzioni francesi, attenzioni che, sollevano più di un dubbio sulla effettiva volontà francese di essere d’aiuto alla popolazione civile libica, piuttosto che essere attratti da ben altre prospettive interessate.

Ancora il ministro Maroni sbatte i pugni sui tavoli europei a chiedere che, la solidarietà italiana nei confronti dei profughi dai paesi arabi in piena crisi di identità, sia seguita e collaborata da una autentica solidarietà europea a questa ennesima emergenza umanitaria.

Ma, al piano di ripartizione italiano del ministro Maroni, che prevede la ripartizione fra tutte le regioni italiane di profughi sino alla soglia dei cinquantamila, non corrisponde un analogo “piano di ripartizione” con gli altri paesi europei, primi fra tutti, quella Francia e quella Gran Bretagna che questa fuga in massa la stanno provocando con bombardamenti che valicano il senso ed il contenuto della risoluzione ONU 1973 e che rifiutano un coordinamento NATO alle loro azioni militari in territorio libico.

Evidentemente, tali paesi belligeranti, desiderano ricevere dalla questione libica solo conseguenze positive, come il futuro godimento delle risorse energetiche libiche, mentre rifiutano ogni richiamo alla solidarietà nei confronti del popolo libico e dell’Italia, lasciata sola ad accogliere le moltitudini in fuga di massa dalla Libia, come dalla Tunisia.

Va sottolineato come l’Italia, paghi anche un prezzo maggiore di tutti i paesi europei derivante dalla notevole vicinanza delle sue coste con quelle libiche, e non solo sotto l’aspetto dell’arrivo in massa dei profughi, fra i quali si nascondono certamente elementi riconducibii al terrorismo islamico ovvero soggetti pregiudicati semmai fuggiti dal carcere, ma anche in tema di potenziali pericoli bellici derivanti dai bombardamenti franco-britannici in atto.

Da canto suo, l’America, fa un passo indietro e lascia il comando delle operazioni militari in Libia a Francia e Gran Bretagna, pur utilizzando esse le basi militari italiane, sia nel comando che nella logistica dei rifornimenti per questa operazione.

Ma è ancora il modello padano che offre nelle parole del suo leader Umberto Bossi, momenti di riflessione convinti e sempre più condivisi sia all’interno del paese che all’estero, trovando riscontri in quell’ampia area di paesi che, o rifiutano sec et simpliciter l’azione militare in Libia, ovvero si dimostrano più disponibili ad accogliere la posizione di neutralità della Germania e di quella parte del governo italiano che corrisponde al movimento leghista.

Il silenzio, ovvero un appoggio incondizionato ai bombardamenti franco-britannici, proviene invece dall’area politica italiana che fa riferimento alla sinistra ed alle opposizioni, se si eccettua il movimento dell’Italia dei Valori di Di Pietro, allineato anch’esso sui dubbi espressi dalla Lega Nord.

Quei “grandi pacifisti” (a parole e mai con i fatti) che sventolavano bandiere arcobaleno con la scritta pace (ma dove sono queste bandiere, non si vedono più), o sono in un imbarazzante silenzio, oppure sostengono decisamente i bombardamenti in Libia.

Dall’interno della maggioranza di governo sono i ministri Bossi, Maroni e Calderoli a tessere un dialogo politico squisitamente pacifista e non interventista, delineando un alto profilo di intervento sulle linee guida di politica estera del nostro paese e, manifestando un nuovo corso, un nuovo modello politico tutto da imitare, che pone al centro gli interessi del popolo italiano, ma che non tralascia, sia pure nei margini del mantenimento della sicurezza interna ed esterna dello stato italiano, un autentico sentimento di solidarietà nei confronti dei profughi in fuga dai paesi arabi.

Ed è un autentico stupor mundi (proprio nel suo più profondo significato di termine associato ad eventi militari) quello che accoglie questo nuovo modello padano, che vede affermarsi sempre più, una politica fatta con la testa, piuttosto che fatta con le emozioni, sfatando anche quel mito negativo che le era stato incollato addosso della “politica di pancia”, dimostrando che è con la forza della ragione e del quotidiano lavoro di tessitura politica che, la Lega, sta conquistando sempre maggiori consensi, all’interno come all’esterno del nostro paese.

Della politica di pancia, non restano che i dolorosissimi crampi da cui vengono colpiti tutti i detrattori della Lega Nord, convinti di poter abbattere o fermare con le sole parole, con le delazioni, con gli insulti e con le minacce, la migliore azione politica italiana espressa sin dalla nascita della repubblica italiana.

Già, poichè ad essere colpiti da questo genere di bassezze umane, sono proprio i leghisti, e non altri.

Tanti nemici, tanto onore.

Al momento, iscriviamo al consenso delle formule leghiste quello del Capo dello Stato, venuto sin nella capitale del leghismo, a Varese, per dire che il Federalismo è la giusta medicina per gli sprechi ed il parassitismo e che il processo federalista non deve essere fermato, certo che, se esiste un solo movimento politico italiano che sia in grado di devastare le organizzazioni mafiose e di risolvere definitivamente la questione meridionale e la questione settentrionale in un solo colpo (due facce della stessa medaglia), e quel movimento è, la Lega Nord.

Leghisti a tutto campo, per l’affermazione di un nuovo modello politico, quello padano.

Un modello politico che parla di pace e di lavoro, di sicurezza e di legalità, di efficienza e di buonsenso nel buongoverno.

Un modello politico che inizia a parlare molti dialetti italiani e molte lingue straniere, molte più di quante ne possa sopportare l’invidia e la gelosia degli irosi e dei rabbiosi di ogni genere e grado, di ogni tempo, di ogni specie.

Ma i leghisti vanno avanti, sempre avanti, dimostrando come la politica dei fatti sia l’unica politica possibile, e testimoniando che, esiste un nuovo modello politico di riferimento nel mondo, un modello che è prima umano e poi politico.

Tutti Pazzi per la Lega.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Hanno già perso: la storia la scriviamo noi

martedì, 8 marzo 2011

Una baraonda infernale si è scatenata da un anno a questa parte in Italia, una baraonda che vede interessati tutti i massimi sistemi del paese.

Obiettivo:

fermare le riforme, abbattere il patto di ferro Bossi-Berlusconi che sostiene e realizza le riforme, scomporre la maggioranza di governo, attaccare ferocemente la Lega Nord.

I metodi usati sinora sono stati squallidi e veramente incivili, indegni dei termini come Libertà, Democrazia e Futuro, parole usate ed abusate per rivestire in modo dignitoso un miserabile attacco senza precedenti alle istituzioni democratiche di questo paese.

Fermare l’epocale riforma federalista del sistema italiano (dieci decreti che riassumono la più grande riforma mai progettata e mai realizzata in questo paese) per favorire così lo spreco del danaro pubblico, per perpetuare l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche malgovernate, per nascondere gli scheletri celati negli armadi di decenni di malgoverno locale, per garantire lo status quo di caste e pletore dei parrucconi incipriati senza arte ne parte.

Il metodo principe è stato quello del tradimento.

Tradire l’alleanza di governo.

Tradire il patto sociale e comunitario.

Tradire il mandato elettorale che delega la sovranità popolare.

Tradire le istituzioni.

Tradire i poteri dello stato al fine di impedire la nascita di un nuovo stato, più forte e potente che mai, che tuteli meglio aziende e famiglie piuttosto delle caste e delle corporazioni.

Una lotta intestina che si è svolta nelle aule parlamentari, nelle commissioni parlamentari, nei corridoi parlamentari.

Gli attacchi sono poi diventati di una ferocia ed di una arroganza inaudite allorquando si è tentato di abbattere la credibilità del ministro dell’interno che, più di chiunque altro nella storia di questo paese, ha dichiarato e portato innanzi una guerra all’ultimo sangue fra stato ed organizzazioni mafiose, fra cittadini onesti e leali e mafie delittuose.

Il tradimento, nella sua cieca violenza ed arroganza, è arrivato al punto di sostenere l’insostenibile, di validare l’anti-stato nei confronti dello stato, di incoraggiare il disarmo nei confronti della lotta alle mafie, di promuovere una cultura della negazione della realtà, dell’antagonismo con finalità suicide.

La maggioranza di governo del patto Bossi-Berlusconi ha varato nel tempo una enormità di riforme che snelliscono e rendono efficace l’apparato amministrativo, un buongoverno che ha cancellato e più volte l’onta della monnezza napoletana, che ha garantito ai terremotati interventi fulminei, che ha formulato e concretizzata una proposta innovativa nel campo della sicurezza che garantisca e tuteli meglio i cittadini, almeno meglio di quanto non è stato fatto sinora.

Nell’occhio del ciclone c’è la riforma federalista, che spoglia a nudo spese pazzesche ed ingiustificate a tutti i livelli, spese che risultano illeggibili ed irrintracciabili nell’attuale rebus di competenze e di trasferimenti finanziari fra stato ed enti locali, favorendo un sistema di governo irresponsabile delle azioni dei governanti nei confronti del popolo sovrano.

Ma il Federalismo scioglierà anche questo enigma, il Federalismo scoprirà anche questa ennesima farsa all’italiana.

Le perdute speranze di una sinistra tutta da dimenticare si infrangono nelle candidature di giudici e scrittori, parolai e professionisti della politica.

La sinistra italiana non ha ancora ben capito che per governare, bisogna saper contabilizzare.

La sinistra italiana non ha ancora capito che c’è bisogno di dottori commercialisti e di ragionieri e non di venditori di fumo e di parole.

Un sistema del governo democratico ha bisogno di proiezioni certe, di bilanci trasparenti, di contabilità comprensibile agli occhi di tutti.

In Svizzera, un cittadino che si reca alle urne per scegliere i suoi rappresentanti politici ha a disposizione proiezioni certe e sicure per ogni singolo cespite di spesa.

Egli sa al millesimo quanto costerà garantire la sicurezza nella propria città, quanto lo sviluppo di nuovi servizi al cittadino, quanto il mantenimento in essere dei servizi già esistenti, e lo sa con precisione assoluta.

Quel cittadino potrà scegliere così, non fra più visioni oniriche ed ideologiche della vita, ma attraverso una oculata scelta di buoni amministratori a confronto, di spese da sopportare trasparenti, di programmi di governo che puntano a rendere sempre più trasparente ed efficiente ogni singolo momento della gestione della cosa pubblica.

E perchè quel cittadino sì ed il cittadino italiano no?

Chi ha emesso questa ingiusta condanna nei confronti dei cittadini italiani?

Perchè si vorrebbe lasciare il popolo sovrano nella più assoluta ignoranza sull’uso che si farà di ogni singolo centesimo proveniente da quelle tasse che egli è tenuto a pagare?

Il perchè lo sappiamo, come comprendiamo benissimo anche la baraonda infernale che è stata organizzata e scatenata contro questo governo, questa maggioranza, queste riforme, contro questa inarrestabile voglia di cambiamento e di pulizia che investe ogni settore, ogni regione, ogni provincia ed ogni comune di questo paese.

I pubblici amministratori lamentano bilanci insostenibili ed oscuri?

Gridano al collasso di bilancio delle amministrazioni da loro sorrette?

Bene, che spieghino allora questi signori amministratori ai cittadini da loro governati come sia stato speso ogni euro della loro amministrazione.

Spieghino bene questi adulatori del populismo spicciolo come siano stati prodotti quei debiti negli enti locali italiani, che, assommati fra loro, realizzano un debito pubblico complessivo pari a quello nazionale, raddoppiandolo nei fatti.

Che spieghino, che rendano conto i governatori che avversano il decreto del federalismo regionale cosa hanno da nascondere sul loro governo regionale, spieghino perchè la cura della salute costa tantissimo e produce pochissimo, sia in termini di qualità che di quantità.

Che spieghino, che rendano conto, che si rendano conto che le loro obiezioni non son del tutto leali nei confronti dei loro elettori.

Che seguano l’esempio dell’amministratore della ASL Napoli 1, la più grande e costosa asl del sud Italia, che ha sinora prodotto una sanità pessima ed è saltata alla ribalta delle cronache per avvenimenti disdicevoli, se così vogliamo chiamarli.

Questa asl è stata affidata finalmente ad un uomo integerrimo, ad un dottore commercialista, anzi, al presidente dei dottori commercialisti napoletani, ad un buon contabile, ad un buon amministratore, ad un buon uomo.

E quale è il risultato?

Indirizzi di efficenza sul sistema sanitario, eliminazione degli sprechi, riduzione della spesa complessiva in favore di un migliore ed efficente servizio sanitario.

E cosa prova che questo amministratore stai rendendo efficace questo sistema?

Lo prova il fatto che tale gestore è costretto a trasferire il suo ufficio all’interno di un carcere, per restare lontano dalle pressioni e dalle minacce di chi viveva e viveva molto bene all’ombra del malgoverno della cosa pubblica regionale.

Un esempio da seguire, questo.

E basta urlare ai quattro venti che è ogni cosa è colpa del federalismo, perchè non è vero, anzi:

è assolutamente falso.

Il federalismo ha il solo merito di rimettere le cose a posto, di riportare i conti in ordine, di rendere pubbliche e manifeste le schifezze che si sono perpetrate per decenni all’ombra della pubblica amministrazione ed ai danni delle tasche dei cittadini-contribuenti.

E basta!

Abbiamo un messaggio per tutti coloro che continuano a lamentarsi senza rimboccarsi le maniche e lavorare duramente per costruire un futuro migliore di questo:

avete già perso.

Siete stati sconfitti da una storia che deve ancora essere scritta per intero:

perchè non finisce mica qui,

perchè la storia adesso, la scriviamo noi.

E sarà tutta un’altra storia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Noi non tradiremo il nostro giuramento

lunedì, 28 febbraio 2011

Il paese sembra immobile, da sempre, come sempre.

Ammutolito dinanzi all’ennesimo omicidio di una ragazza che rifiuta un rapporto sessuale, dinanzi al dilagare di una immigrazione che pretende di asservirlo, dinanzi alla impossibilità di riformare una giustizia che non c’è, dinanzi ai violenti colpi di coda della restaurazione partitocratica, che tenta pedissequamente di sminuire l’enorme lavoro riformatore dell’esercito leghista.

I mafiosi ed i loro amici di merende continuano ad avallare il paradosso per il quale non è l’azione del miglior ministro dell’interno della storia ad avere ragione delle mafie.

Mentre gli oppositori della maggioranza di governo gongolano nel sostenere le teorie dei mafiosi, nella speranza di poterne ottenere i favori elettorali, specie nel sud del paese, dove le mafie condizionano certamente il voto, laddove la Lega non prende un voto.

I sostenitori della espansione egemonizzatrice islamica chiedono a più riprese misure in favore della religione coranica, del diritto di cittadinanza agli immigrati di religione mussulmana, del diritto di voto a questo nuovo attacco demografico alle democrazie occidentali, a questo attacco mortale.

Bruti e traditori, vili e parrucconi si alleano al solo fine di fermare l’avanzata elettorale della Lega, cercando in ogni modo di creare scompiglio fra le sue fila, di inserire nella crescita del seme leghista la zizzania, di impedire che il popolo sia sovrano e decisivo, che il suo governo sia potente e decisivo.

Una torma di turpi individui si muove per fermare quel che non si può fermare, di infrangere quel che non si può dividere.

La casta partitocratica tenta il colpaccio del dividi et impera a danno della Lega, crocifissa ad un federalismo che viene fatto oggetto di continuo ricatto nelle aule parlamentari.

Un voto per una poltrona.

Un voto per una parolina nell’orecchio di quel giudice.

Un voto per il concorso di mia figlia, sai, vuole fare il notaio.

Questo pattume indecente stupra da sempre il cammino delle buone idee e delle riforme in questo paese.

Questa “filosofia di vita e di vita politica”, non sfiora nemmeno le orecchie dei leghisti, però.

Puliremo altre cento volte la monnezza che i napoletani non sanno governare, interromperemo altre cento volte l’avanzata mafiosa nella Padania, sopporteremo altre cento volte gli insulti di chi non sa cosa dice, minacceremo altre cento volte una secessione del paese, sino a quando le nostre idee e le nostre giuste rivendicazioni, non otterranno conferma.

Noi non ci pieghiamo, noi non ci spezziamo, noi non ci stiamo a questo gioco ad uccidere il futuro del paese.

Noi non siamo gente qualunque, noi non siamo politici qualunque, noi non possiamo essere misurati con un metro qualunque.

Noi siamo gente seria e laboriosa, noi siamo il popolo che chiede giustizia, noi siamo la cura per ogni malattia.

Noi, siamo il futuro di questo paese, noi siamo l’unica garanzia di sicurezza in questo paese, noi siamo l’unica parola leale e fedele che esista in questo paese che si vende ad ogni passo, da sempre.

Noi non siamo cambiati, ed anche se ci vedete camminare per i palazzi del potere di Roma, noi non moriremo per quelle poltrone.

Noi moriremmo per la nostra libertà, non per la vostra.

Noi siamo i leghisti e non abbiamo paura di niente.

Men che meno di voi.

Fate il vostro gioco.

Noi, non abbandoneremo questa mano.

Noi, non tradiremo il nostro giuramento.

Mai.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il figlio prodigo ed il padre misericordioso

sabato, 11 dicembre 2010

Questa parabola del vangelo secondo Luca (15,11-32), racconta di un Padre che ha due figli, di cui il minore, il più stupidamente ambizioso, e nonostante il Padre non faccia mancare nulla a nessuno dei due, rivendica la sua parte di eredità quando egli è ancora in vita.

Il buon Padre concede la parte di eredità al giovane figlio, il quale, avendo ormai perso la testa e la ragione, continua nel suo comportamento irrispettoso nei confronti del Padre e del Fratello Maggiore sperperando la sua parte di eredità fra banchetti e prostitute.

Infine, ridotto alla fame, è costretto ad andare a lavorare per vivere come mandriano di porci.

Il giovane si pente delle sue cattive azioni nei confronti del Padre e del Fratello Maggiore e, spinto dai morsi della sua fame nera e dai rimorsi della sua coscienza ancor più nera, torna a casa a chiedere perdono, pietà e misericordia.

Il Padre Misericordioso lo accoglierà a a braccia aperte andandogli incontro appena lo vede sulla strada del ritorno, accoglie il figlio perso e ritrovato e, addirittura, organizza una grande festa e per l’occasione, e fa uccidere il “vitello grasso” da servire al desco.

Il Fratello Maggiore ricorderà (inascoltato) al genitore che egli, gli aveva sempre obbedito ciecamente, fedelmente e lealmente, e non aveva comunque mai ricevuto anche un piccolo capretto per far festa con gli amici, figurarsi il sacrificio del vitello più grasso …..

Ed ecco, raccontata una parobola della vita che potrete riscontrare nella realtà odierna italiana ed identificarla nella crisi di nervi isterica ed infantile di taluni figli degeneri, sempre delfini e mai re, che ha creato una crisi politica grave e dannosa per il paese.

Ecco raccontato come in Italia il merito, la lealtà, la fedeltà, il rispetto dei ruoli ed il coraggio degli uomini, non siano mai giustamente ricompensati, se non addirittura puniti.

Chi tradisce, chi sperpera e spreca, chi attenta alla sopravvivenza altrui con egoismo assoluto e pregiudizievole nei confronti dl prossimo suo, in Italia rischia di vedersi anche perdonato e premiato, mentre in altri paesi civili, sarebbe stato messo all’indice di tutta la comunità sociale e civile, per tutti i secoli dei secoli.

Nelle varie interpretazioni che nella storia si sono susseguite nella ricerca di chi fosse “l’eroe biblico” nella parabola su esposta, ritroviamo coloro i quali indicano come eroe il figlio prodigo (definizione più centrata di quella di figlio perso e ritrovato e che segue l’indirizzo filosofico delle due precedenti parabole della pecora perduta e della moneta smarrita ed anche in riferimento al significato del termine prodigo che si traduce come “dissipatore”), incarnazione di quella idiozia comportamentale umana che sbaglia avendo certezza di essere perdonata e, finanche premiata per i propri errori, ovvero eroe è la figura del Padre Misericordioso, che aspetta il figlio prodigo (dissipatore, spendaccione) e che anzi, gli ava incontro e lo festeggia.

Per quanto mi riguarda, ed in assoluto contrasto alle varie interpretazioni filosofiche che si sono succedute nel tempo sul vero significato della parabola del figlio prodigo o del padre misericordioso, l’unica figura che svetta su tutte le altre come figura eorica di autentica testimonianza cristiana è per me quella del Fratello Maggiore, l’unico a non tutelare il suo interesse egoistico in questa faccenda.

Il Padre Misericordioso prima cede al ricatto estorsivo del figlio minore cedendogli la sua parte di eredità nell’egoistico sentimento di padre che non vuol perdere il proprio figlio, e poi, ancora nel suo egoistico interesse di padre, accoglie come un grande vincitore quel figlio che torna a casa dopo aver sperperato tuttta la ricchezza estorta al padre.

Il Figlio Prodigo per puro egosimo prima ricatta il padre e gli estorce la sua quota di eredità quando il padre è ancora in vita abbandonandolo, poi, dopo aver sperperato quella ricchezza, torna per egoismo a chiedere al padre di essere reintegrato nel suo posto di figlio sfamato, tutelato, curato e difeso da quel padre che egli aveva tradito.

Il Fratello Maggiore è quindi l’unica figura non egoistica in questa parabola, l’unico che non estorce, non ricatta, non abbandona il padre ed il fratello, non spreca la ricchezza familiare, accetta che il padre paghi il ricatto estorsivo e accetta che il padre sacrifichi il “vitello grasso” per festeggiare il fratello ritornato.

Il Fratello Maggiore è l’unica figura in questa vicenda autorizzata a mandare al diavolo tutto e tutti, a chiedere anch’egli la sua parte di eredità con il padre in vita e ridurre in povertà padre e fratello minore, vittime entrambe del loro cieco egoismo.

Il Fratello Maggiore è l’unica figura umana responsabile e cristiana di questa parabola.

Come?

Vi ricorda qualcuno o qualcosa?

Beh, sì, potrebbe essere.

Potrebbe essere un uomo coraggioso e responsabile, leale e fedele, tenace e inabbattibile.

Un uomo con una camicia verde ….

Tutti Pazzi per la Lega.

Ora e per sempre.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Tutti Pazzi per la Lega della Gente

sabato, 13 novembre 2010

L’attacco al federalismo ed al riformismo leghista muove i suoi ultimi passi.

La casta politica peggiore si oppone al cambiamento dello status quo che garantisce privilegi inauditi e spreco di danaro pubblico ingiustificabile.

Questa casta ha paralizzato il governo ed ha abbandonato il paese a se stesso, condannandolo ad un futuro di malessere e di insicurezza.

Gli interessi delle famiglie e delle aziende non trovano alcuna rappresentenza politica, se non nell’azione della Lega Nord.

Il quoziente familiare che avrebbe dovuto tutelare le famiglie italiane non è mai stato varato.

Le aziende trovano in questa casta partitica un ostacolo e non una difesa, un nemico e non un complice.

E mentre il paese chiede almeno che siano eliminati gli sprechi dell’apparato pubblico sia nazionale che locale e che vengano eliminati i fattori che conducono alla delocalizzazione all’estero dei siti industriali italiani, questa indecente casta partitica gioca sporco e pretende di fermare il paese, di piegarlo ancora una volta ad interessi che non hanno nulla a che fare con quelli delle famiglie e delle aziende.

Quale valore e quale senso ha una aprire una crisi di governo in questo momento storico se non quello di affossare ancor più il paese in una crisi già di per se dolorosissima?

Forse il senso di creare fratture socio-economiche tali da rendere irriducibili le distanze fra il paese reale e lo stato di diritto?

Forse il senso di fermare il più grande contrasto al mondo delle organizzazioni mafiose che questa repubblica abbia mai testimoniato?

Ma il compito della politica non dovrebbe essere l’esatto opposto?

E questa “cosa”, la possiamo chiamare politica?

Per fortuna che la Lega c’è, altrimenti questo paese non avrebbe più alcuna speranza per il futuro, altrimenti, le famiglie e le aziende italiane dovrebbero trasferirsi in massa in paesi come la Germania, laddove una casta politica siffatta, non avrebbe motivo di esistere.

E di resistere.

Dopo lo storico fenomeno della migrazione delle famiglie dall’Italia, è iniziato anche il fenomeno della migrazione delle aziende.

Da qui, fuggono tutti, atteriti.

Da questa condizione di “follia politica suicida” scappano via, tutti.

O paventano di farlo.

Di questo passo, per ottenere lo status di rifugiato politico all’estero nel futuro, sarà sufficiente presentare un passaporto o un documento di identità della repubblica italiana, un documento valido e non scaduto che attesti che il soggetto ha avuto la sfortuna di nascere in un paese dove la politica è pura follia e le istituzioni sono spesso piegate e deviate a mero “strumento” di questa follia, dove lo stato viene suicidato e l’anti-stato avanza.

Non è possibile condividere questa follia, come non è possibile che questa follia venga ancora tollerata.

Non ci si può prendere gioco così impunemente degli interessi di un intero paese, non si può ricattare un intero paese a fini di mera bottega partitica, come non si può giocare con il futuro della aziende e delle famiglie.

Queste semplici considerazioni di un cittadino “X”, di un cittadino qualunque, sono utili alla migliore comprensione di quale sia il “vero problema” di questo paese?

E se l’anti-politica avanza, se l’anti-stato corrode e corrompe, perchè nello stato vi è solo la Lega Nord a chiedere e pretendere di cambiare questo status quo?

Perchè questa casta partitica pretende di agire in un sistema di monopolio (non autorizzato, non delegato, non condiviso) nel governo del paese?

Perchè le regole democratiche consentono a questa casta partitica di produrre una politica che non incontra la domanda di cambiamento dello status quo da parte del popolo sovrano?

Forse gli studi di un certo Antoine-Augustin Cournot, – filosofo, matematico ed economista francese – sull’incontro fra domanda ed offerta in un libero mercato possono aiutare a comprendere meglio cos asta accadendo in Italia in questo momento.

Forse, lo studio delle regole che consentono non un primato della politica, ma un primato del monopolio o dell’oligopolio partitocratico, possono aiutarci a capire quella voglia matta che hanno famiglie ed aziende di fuggire da questo paese.

Perchè se la partitocrazia intende ancora produrre una offerta di servizi pubblici (l’impegno politico è il servizio pubblico per eccellenza) in un regime in cui decide essa stessa a quali condizioni di qualità e quantità offrire tali servizi e, soprattutto, a quali costi, ebbene, domanda ed offerta di tali servigi non si incontreranno casualmente formando un “prezzo” economicamente interessante ed un rapporto fra quantità e qualità conveniente, impedendo di fatto al popolo quella partecipazione attiva che contribuisce alla formazione di un “prezzo politico” accettabile, di un “prezzo comunitario” considerabile, di un “patto sociale” interessante.

E se tale punto viene deciso autonomamente dagli interessi delle segreterie partitiche, allora, domanda ed offerta non si incontreranno mai, poichè non ci sarà nessun popolo disposto a pagare un prezzo inaccettabile, punitivo, fuori mercato.

E allora, questo popolo, nelle sue forme fondamentali nucleali di famiglie ed aziende, potrebbe dedicere di rivolgersi altrove, laddove l’offerta di servizio pubblico complessiva, risponda meglio alle loro esigenze.

Ed è proprio quel che sta accadendo.

E non c’è da meravigliarsi se l’offerta politica leghista riscuote sempre maggiori consensi dal popolo sovrano in questo mercato monopolista, poichè la sua è una offerta “ritagliata” per soddisfare le esigenze del popolo, e non per curare gli interessi delle segreterie partitiche.

L’offerta politica leghista quindi, spacca il mercato politico, aprendo strade di libertà mai percorse prima in questo paese “bloccato”.

E la reazione scomposta e indecente della casta partitica peggiore cui stiamo assitendo in questi giorni, valida questa teoria in modo perfetto.

Ecco spiegato perchè la lega della gente è un movimento popolare, mentre tutti gli altri partiti politici sono attanagliati da una profonda crisi che rischia seriamente di mettere in forse il futuro del paese, una crisi “isterica” che è il male assoluto del sistema stato, una crisi di nervi che valida totalmente le scelte leghiste.

Tutti pazzi per la Lega Nord, insomma.

Ancora e per sempre.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Umberto Bossi e il Coraggio di vivere senza paura

lunedì, 18 ottobre 2010

La continua crescita che il movimento della Lega Nord per l’Indipenza della Padania subisce, impone una riflessione.

La base, lo zoccolo duro della Lega Nord è sicuramente legato alla storia personale e politica del leader della Lega:
Umberto Bossi.

Sino ad oggi, le uniche riforme realizzate nel nostro paese sono quelle scritte, firmate e “lottate” dalla Lega.

Questo fatto, offre alla lega Nord un sempre maggiore consenso popolare ed un sempre maggiore dissenso del “sistema”.

L’efficacia e l’efficenza nell’amministrare un paese come il nostro, pieno zeppo di incongruenze incredibili e di sprechi ingiustificabili (che però, la ricchezza e la felicità di qualcuno dovranno pur fare), garantisce una crescente resistenza di quelle nicchie di potere che in questo paese, han fatto sempre il brutto ed il cattivo tempo, senza dare mai conto a nessuno, men che meno al popolo sovrano.

Molti nemici, molto onore, certo.

Per fortuna che corrisponde a tutto questo un continuo e verticale aumento del consenso popolare, altrimenti, sarebbe ben difficile continuare a riformare e cambiare il paese.

I nuovi “comparti del consenso” che acquisisce la Lega non parlano tutti la stessa lingua, però.

I nuovi accoliti ed iscritti alla lega, potrebbero non avere tutti la stessa visione leghista del potere e di come testimoniare l’uso corretto di detto potere.

Il rischio di inciampare in qualche “difetto di omologazione” al verbo leghista aumenta quindi in proporzione all’aumentare del suo consenso.

Niente a che fare con la paventata e sperata “carrocciopoli” urlata ai quattro venti dai soliti denigratori della Lega, per carità, poichè nulla come la Lega può incarnare la correttezza e la lealtà politica ed amministativa oggi in questo paese.

Ma una riflessione va pur intrapresa in questo senso.

Si avverte l’esigenza di farsi comprendere meglio da quelle aree politiche e sociali, comunitarie e territoriali dalle quali ci si attende un incremento di adesione umana e politica, di consenso e di condivisione delle lotte, al fine di non rendere vita facile ai soliti denigratori, invidiosi, rabbiosi ed ipocriti che non sanno far politica in altro modo che questo.

Ma come offrire il verbo leghista al nuovo che condivide le lotte bossiane ma che non ne conosce le codifiche di forma e di linguaggio?

La Lega è un grande movimento politico e Umberto Bossi viaggia ormai verso quella grandezza politica che solo i testi di storia possono contenere e raccontare.

Ma queste “grandezze” vanno sempre commisurate al consenso, essendo noi in una democrazia rappresentativa, se non vogliamo perdere la grande occasione che una Lega di Governo continui a governare, senza essere isolata e marginalizzata al vecchio ruolo di movimento di protesta.

La Lega non è più una ragazzina adolescente, e le sue esperienze di vita (vita politica, cosa avete capito?) le consentono di crescere ulteriormente, se troverà il modo di tradurre il verbo leghista in più lingue, in più ambiti, in più territori, in più popoli.

Ed è questa “traduzione” il nodo da sciogliere per crescere ulteriormente, senza correre il rischio di perdere quel prezioso consenso che la sentenza di un tribunale piemontese o la continua guerra talebana e mediatica cui le lotte leghiste sono continuamente sottoposte, possa causare.

No, non è in gioco la leadership della Lega, poichè per mettere in gioco quella, bisognerebbe mettere in gioco l’intera esistenza della Lega stessa, passata, presente e futura, e questo, non è ormai più possibile.

In gioco è la possibilità di tradurre la bibbia leghista in molte lingue, comprensibili a quel popolo che, convinto oramai del fallimento delle ideologie, cerca una casa comune nella quale sperare e lottare per un futuro migliore.

Serve solo un traduttore, serve solo l’ennesimo apostolo del verbo di Umberto.

Il problema è che, la perfetta macchina leghista, tira fuori dal sacco della buona amministrazione locale e municipale le fila dei nuovi apostoli.

E questa immensa ed amorevole cura del seme piantato, porta via del tempo, nel veder nascere il virgulto, vederlo crescere dritto e ben diretto, vederlo divenire adulto ed infine, vederlo adulto e forte, pronto alla lotta per la vita.

Talvolta, bisogna raccogliere quel che c’è, senza selezionare troppo.

Ma bisogna avere la capacità di fidarsi di un seme che, contiene la tutta la genetica leghista, ma non ne ha fatto il relativo percorso.

E’ tempo di scelte.

Bisogna valutare ciò che si lascia e ciò che si trova, pesare il frutto del destino, e sperare che non si tratti di un organismo geneticamente modificato.

Ma, d’altra parte, la politica è sempre la sfida degli audaci e dei coraggiosi.

E nn sarà un gioco al buio, con il contro buio ed un over a spaventare chi del coraggio, ha fatto l’unica bandiera di una vita intera, recandone sul corpo, i segni dei colpi subiti.

Il coraggio nella vita, non lo insegna nessuno, se non la vita di quelli che ne hanno dinostrato più di tutti.

E allora, coraggio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Faites vos jeux

martedì, 5 ottobre 2010

Le parti sociali, lo stato di diritto e il paese reale.

La leader degli industriali italiani, Emma Marcegaglia (un ottimo esempio di come nelle leadership le donne abbiano qualche carta in più da giocare rispetto a “certi uomini” contemporanei – i miei complimenti a Confindustria per la scelta -) riunisce le parti sociali in un tavolo di confronto fra imprese e sindacati per concordare «convergenze chiare su analisi, obiettivi e cose da fare».

La capacità di riunire attorno ad un tavolo sereno ed equilibrato datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori in un autunno caldo che sembra non dover mai finire, pretende però altrettanta capacità di ascolto e di sensibilità da parte della politica.

A tal proposito però la Marcegaglia precisa che l’iniziativa promossa dagli industriali ed abbracciata da ben 17 sigle di rappresentanza corporativa, «non è un tavolo politico», e che, anzi, rifiuta anche la definizione di «approccio corporativo» dell’iniziativa, e che, sottolinea ancora la Marcegaglia, «non nasce per criticare la politica. Non è un tavolo che si fa dettare l’agenda dalla politica ma non è neanche contro la politica».

Quanta intelligenza e sensibilità “politica” dietro queste dichiarazioni.

Peccato non avere allo sviluppo economico una Emma Marcegaglia.

Ma ecco gli obiettivi concordati in questo tavolo di quelle forze sociali «che sono le colonne portanti dell’economia del Paese»:

1 – «una riforma fiscale condivisa a invarianza di pressione fiscale, con una ricomposizione a favore dei lavoratori e delle imprese. Indicheremo dove aumentare la pressione fiscale se vogliamo diminuirla da altre parti»;

2 – semplificazione delle procedure burocratiche e degli assetti normativi in favore di uno snellimento dei vincoli che incidono sulle strategie e sugli obiettivi aziendali, riforma già avviata con l’abrogazione di ben 375.000 inutili provvedimenti, e con tagli ancora da attuare «alla burocrazia inutile» e «tagli alla spesa pubblica improduttiva»;

3 – una nuova metodologia di lavoro ed un nuovo approccio al dialogo fattivo fra le parti sociali, con la costituzione di tavoli tecnici dai tempi rapidi e proponendo insieme la «proroga degli ammortizzatori in deroga, la detassazione del salario di produttività e la garanzia di pensione per quei lavoratori in mobilità che rischiano di perdere l’aggancio alla finestra di accesso al pensionamento».

Bene, anzi benissimo: ottimo lavoro.
Ora però, resta da chiarire quale identità e quale forza avrà l’interlocutore privilegiato delle parti sociali nei prossimi e decisivi anni, e cioè, il governo.

Un governo c’è, come vi è pure una ampia maggioranza che lo sorregge.

Ma solo in apparenza.

Appena il governo accenna alla risoluzione di uno solo dei mille problemi che il paese vive con estremo malessere, ricompare una componente della maggioranza di governo che appare cieca e sorda dinanzi ad ogni decisione che voglia intraprendere il premier Berlusconi, pretendendo “la preventiva discussione” (in camera caritatis) di ogni singolo documento e di ogni singolo testo, come di ogni singolo aspetto delle riforme che intenda varare l’esecutivo.

Ed ecco sorgere il quesito prospettato dal sempre attento ministro dell’interno italiano:
“il problema è verificare se la maggioranza ha la possibilità di operare, altrimenti, come ho già detto, è meglio votare subito. Noi volevano votare subito, poi abbiamo appoggiato lealmente il governo. Vedremo nelle prossime settimane se ci saranno veramente le condizioni di continuare”.

Ci saranno le condizioni per consegnare al paese un governo forte che assicuri la realizzazione delle riforme in tempi stretti?

Oppure il paese rischia di dover subire una nuova discontinuità governativa causata dall’erosione del potere decisionale da parte delle minoranze che sostengono il governo a tutto scapito delle scelte sulla attuazione del programma della maggioranza?

“Sarebbe terrificante finire come il governo Prodi”, così termina la sua disamina il ministro dell’interno Roberto Maroni.

Bene, anzi male.

Siamo alle solite con il vecchio e brutto vizio del parlamentarismo italiano, siamo di fronte, ancora una volta, al ricatto che piccole minoranze impongono al paese, alle parti sociali, allo stato di diritto, alle famiglie e alle aziende italiane.

La politica dell’ago della bilancia, la piccola politica di bottega di piccole botteghe politiche arse dall’ambizione di governare senza averne il mandato, governare senza averne i numeri ed il consenso.

Personalmente, non riesco ad abituarmi a questo titanismo da nanismo politico, non mi abituerò mai a questo continuo ricatto che deve subire un paese in piena crisi socio-politico-economica da parte di una pirateria politica che non fa onore al nostro paese e ci squalifica al livello di paesi del terzo e del quarto mondo.

E questo pensiero viene fuori ben chiaro dalle dichiarazioni del ministro Maroni.

Siamo ad un punto di svolta:

o si continua a governare o si va tutti di fronte agli elettori, a farsi valutare per le proprie (ir)responsabilità politiche.

Sempre che nel mezzo del cammino per le elezioni, si insinui un altro vecchio e brutto vizio della politica italiana:
l’inciucio del cosidetto “governo tecnico”, termine generico che nasconde la pericolosa volontà di cambiare le regole del gioco poco prima del voto, al fine di proiettare migliori condizioni per la raccolta del consenso per se stessi o anche solo per negarle ad altri, anche e soprattutto se, “gli altri”, è quella maggioranza che sosteneva il governo dimissionario e che ha impedito alla minoranza nel governo di realizzare l’ennesimo infimo ricatto politico da piccole botteghe, chiare od oscure che siano.

Già, poichè dietro tutta questa vicenda vi è il motivato sospetto che forti poteri occulti ancora presenti trasversalmente nelle istituzioni italiane vogliano conservare, mantenere e restaurare un forte potere di condizionamento delle istituzioni democratiche, potere che con riluttanza andrebbe al voto senza tentare di vincere la mano barando.

In questa ottica, la scelta più sensata e ragionevole, sarebbe proprio quella di restituire al popolo sovrano il ruolo di mazziere della democrazia, decretando con il voto, la sconfitta definitiva di un modo di “fare politica” che è da dimenticare.

Per sempre, per tutti, per un futuro vero ed una libertà autentica.

Faites vos jeux.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X.

Il governo dell’antimafia e la finta crisi politica

giovedì, 5 agosto 2010

Appare singolare la posizione del gruppo parlamentare dei finiani, i quali raccolgono la gran parte del loro consenso in quei territori ove la mafia è nata ed è più forte e radicata: il meridione.

Il distacco dalla maggioranza di governo dei finiani corrisponderebbe alla nuova posizione assunta da Fini verso la questione morale e nel quadro di un maggiore contrasto alla criminalità organizzata, la mafia.

Ma si può uscire da una maggioranza di governo e dal governo che più ha contrastato le mafie in tutta la storia della repubblica italiana e dare come unica giustificazione proprio la questione morale delle connessioni fra mafia e politica?

Se il premier Berlusconi e la maggioranza di governo che lo sostiene, ottengono straordinari risultati positivi proprio nel constrasto alle mafie, perchè i “difensori del meridione” nella maggioranza si distaccano?

Quale meridione difendono codesti signori politici?

Quello che questo governo cerca disperatamente di salvare o quello che lo vede definitivamente ostaggio delle mafie?

Spesso, nelle chiavi di lettura della politica italiana, bisogna ben distinguere dalle altisonanti dichiarazioni dai veri scopi e fini delle parti politiche in campo, per comprendere meglio posizioni, obiettivi e schieramenti.

E lo schieramento cui aderiscono oggi i finiani è ricco, anzi ricchissimo di formazioni politiche che prendono voti quasi esclusivamente nel sud, poprio in quelle regioni in cui le mafie sono più forti e radicate, proprio in quelle regioni dove le mafie hanno dimostrato di controllare il voto ed il consenso elettorale, proprio in quelle regioni dove questo governo ha avviato una operazione di pulizia materiale e morale mai vista prima d’ora, riconosciuta e riconoscibile come tale dentro e fuori i limiti nazionali.

Sintetizzando, la riflessione cui nessuno in questo paese attanagliato dalle mafie può sottrarsi è questa:

se per la prima volta un governo riesce a spazzare via le mafie dal territorio ed a sequestrare le immense ricchezze rapinate alle aziende e alle famiglie del sud dalle mafie, perchè proprio in questo momento storico e non in un altro, parte della maggioranza di governo che trae il suo consenso quasi esclusivamente nel sud, decide di abbandonare il governo e tradire i patti elettoriali ed il programma?

Perchè i finiani oggi si alleano con forze politiche come l’udc, che hanno governato regioni come la Sicilia con uomini come Salvatore Cuffaro, detto Totò, pluri-indagato ed anche condannato per reati riconducibili ad una gestione della cosa pubblica sospettata di favorire la mafia siciliana?

Quale valore ha questo comportamento di fatto che contrasta fortemente con le altisonanti ed ideali affermazioni di moralità e di libertà di Gianfranco Fini?

Quale è il punto del programma di governo che più di altri ha irritato i finiani?

Forse quel Federalismo Fiscale che aumenta il grado di responsabilità amministrativa verso il basso, che impedisce lo spreco del danaro pubblico, che tende ad ottimizzare i servizi offerti al cittadino in relazione al loro costo economico ed alla qualità espressa?

In una parola, quel federalismo Fiscale che impedirebbe l’accesso al potere locale ad amministratori incapaci o peggio, favoriti dalle mafie, di avere una spesa incontrollata e oscura, di abusare del potere politico in cambio di voti e di consenso elettrorale?

E nn è forse questo tradimento del giugno 2010 figlio di quel tradimento del giugno 2006 nel quale proprio Alleanza Nazionale fece mancare voti e impegno al referendum sulla devolution?

Perchè ogni qual volta si intende riformare questo paese, diminuire in termini di numeri e di costo il peso della politica, rendere più efficente l’amministrazione a livello regionale e locale, i politici di questo “strano fronte del meridione”, tradiscono i patti elettorali e attentano alla sopravvivenza del governo?

Quale è la questione meridionale in questo contesto?

Quale è la questione morale in questa condizione?

Vi lascio con un abuso letterario, che offre migliori condizioni di comprensione immediata di quel che sta accadendo nella politica italiana, in questo momento:

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo;
s’i fosse vento, lo tempestarei;
s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i fosse mafia, le riforme sprofonderei.

Non dirmi parole:

dimmi cosa fai,

e ti dirò chi sei.