Articoli marcati con tag ‘Roberto calderoli’

La Lega Nord di Roberto Maroni

mercoledì, 11 aprile 2012

Sono sempre stato e resto posizionato contro ogni forma di illegalità e sono andato via dalla lega l’anno scorso, quando era ormai chiaro che i conti non tornavano tutti.

Ma non per questo rinnego la innegabile valenza politica leghista, che è e resta molto al di sopra della media partitocratica idagliana, che sta nella maggioranza del governo Monti perché non vuol perdere voti e faccia, ma continua a gambizzare ogni riforma ed ogni liberalizzazione del governo Monti, sia ben chiaro questo.

La Lega di Roberto Maroni è e resta una delle poche isole felici del panorama politico italiano insieme al movimento 5 stelle di Beppe Grillo e alla IDV di Antonio Di Pietro, non necessariamente nell’ordine espresso.

La irrisolta (ormai da secoli) questione meridionale resta il più grave conflitto sociale, civile, comunitario, economico, finanziario, amministrativo e pubblico-privato italiano.

Gli “accessori politici” della Lega riguardo l’immigrazione, il federalismo, la diminuzione dei costi e dei lacci della politica e l’inefficienza e l’inefficacia amministrativa della macchina-stato pubblico-roma ladrona restano tutte battaglie di grande interesse popolare.

Sono le deviazioni e le degenerazioni degli ultimi anni che vanno punite e perseguite.

Ma nulla, ripeto, nulla dell’impianto politico leghista è da smantellare, poiché molto sentito e condiviso dalle popolazioni del nord, nonostante tutto.

Non esiste infatti in italia altro corrispettivo fra un partito o movimento politico ed un popolo ed un territorio come quello che esiste fra la lega nord ed il nord, tanto da far coniare il termine di “politica territoriale”.

Roberto Maroni sta vincendo la sua battaglia per la legalità condotta all’interno della Lega Nord solo grazie al seguito umano, politico e morale che egli riscuote nel popolo del nord e non solo del nord.

Mai un avvicendamento al vertice di un movimento politico italiano si è adempiuto in assenza di prassi e metodi politici consolidati nella storia della partitocrazia italiana.

Niente strani finanziamenti, niente strani acquisti di pacchetti di tessere intestate a sottoscrittori di elenchi telefoni, niente sotterfugi:

solo pura lotta politica.

In nessun altro partito italiano un uomo politico avrebbe potuto fare pulizia come ha fatto Roberto Maroni nella Lega, con il solo seguito politico morale, e umano di cui dispone.

Un esempio che dovrebbe essere seguito in tutti i partiti politici italiani.

Partiti che hanno solo un popolo di iscritti fatto di tessere e di claque.

L’insegnamento non raccolto dalla partitocrazia nella esperienza leghista, è che dietro ad ogni tessera, vi sono un uomo o una donna, e niente altro.

Ed il criterio vincente di selezione della dirigenza leghista sta proprio in quel popolo di uomini e di donne, e non nel finanziatore più o meno occulto.

Ecco, queste precisazioni erano per me doverose, nei confronti di quelle persone con cui ho condiviso battaglie importanti nella mia vita.

Diamo quindi il benvenuto alla nuova Lega, alla Lega di Roberto Maroni.

Che Dio e gli uomini possano garantire lunga vita a uomini come Roberto Maroni.

In qualunque schieramento politico siano e sotto qualsiasi vessillo essi militino.

Pulizia, pulizia, pulizia.

Legalità, legalità, legalità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Padania Ladrona

mercoledì, 4 aprile 2012

Roma Ladrona.

Napoli Ladrona.

Milano Ladrona.

Palermo Ladrona.

Padania Ladrona.

Non è ancora nata e già ruba.

Abbiamo finalmente compreso cosa unisce l’Italia alla Padania:

il ladrocinio!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nord affonda nella mafia e nella corruzione, sia morale che materiale

mercoledì, 7 marzo 2012

Affonda la nave del nord, esattamente come affonda la nave concordia e la nave italia.

Affonda per una secessione mai veramente voluta.

Affonda per un federalismo mai veramente realizzato.

Affonda per uno scandalo omosessuale mai veramente chiarito.

Affonda per uno scandalo di nepotismo mai veramente digerito.

Affonda per uno scandalo corruttivo mai veramente evitato.

Ma soprattutto il nord affonda perché non ha mai veramente difeso le famiglie e le aziende del nord dalla infiltrazione delle organizzazioni mafiose, dalla aggressione della corruzione morale e materiale, dalla violenza dell’usura. dalla grave minaccia di sopravvivenza al popolo dei cittadini-lavoratori da parte della evasione fiscale.

Affonda completamente questo modello lombardo nella leadership del nord.

Non si tratta con i mafiosi, ne ci si allea con partiti politici che prelevano gran parte del loro consenso in quelle regioni laddove le mafie hanno dimostrato di condizionare, orientare e governare il consenso, in un modo o nell’altro.

Se si vuol veramente cambiare “il sistema”, non si va a cena con “il sistema”.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Pontida 2011: Verso la Libertà

lunedì, 20 giugno 2011

Pontida di qua, Pontida di la, Pontida su, Pontida giù.

Tutta la partitocrazia ed il mondo dell’informazione hanno predetto ogni cosa possibile ed immaginabile sulla riunione annuale del Popolo Padano a Pontida.

Ma non ne hanno azzeccata una.

Come al solito, la grande capacità della Lega di essere portatrice di immensi ideali di Libertà, si è sposata con un pragmatismo che sinora, si è sempre dimostrato vincente.

Le parole di Bossi e Maroni, hanno spazzato via la monnezza romana della profezia di una apocalisse leghista.

Il Popolo Padano era lì, presente ed affatto dormiente, (come invece nel caso del sottoscritto, che ha intervallato la giornata di Pontida fra due parentesi di lavoro notturno), presente e cosciente della importanza di questo momento storico.

Il Popolo Padano ha urlato in coro e più volte, e talvolta anche interrompendo il suo leader, la preghiera della invocazione alla secessione padana.

Altro che fritto misto politico arrivato alla frutta:

la Lega c’è, tutta, intera, integra, dura, pura, insofferente, indomabile e pronta a tutto, pur di difendere la libertà del nord.

Il pragmatismo leghista è l’elemento vincente della Lega ed a parer mio, andrebbe studiato nelle università, Legato come è, agli avvenimenti degli ultimi decenni del paese, laddove le proposte politiche leghiste ed il lavoro quotidiano dei ministri, dei parlamentari, dei governatori, e dei sindaci leghisti, si sono dimostrate vincenti e capaci di cambiare le cose, di riformare il sistema, di trovare la strada della famigerata “quadra” leghista, fra il cosìddetto Cerchio Magico ed il demone dell’alleato berlusconiano, realizzando un cambiamento che tutti avevano creduto impossibile, come impossibile sinora, si riteneva fosse il contrasto alle organizzazioni mafiose.

Ma i leghisti come Roberto Maroni, come Roberto Calderoli, come Roberto Cota, come Luca Zaia e come Attilio Fontana, hanno dimostrato di saper trasformare in realtà le magnifiche intuizioni bossiane, sapendone cogliere l’attimo fuggente, cristallizzandolo nella realtà quotidiana.

E’ il trionfo del leghismo, questo, non la sua sconfitta.

E’ la rinascita della Lega questa, non il suo peggior aborto.

Ed è proprio quel pragmatismo, è proprio quella perniciosa volontà di accettare le potenti sfide che la partitocrazia romana lancia e perde quotidianamente, è proprio questo il valore massimo di questa Lega, che ne rappresenta anche la sua capacità evolutiva ed interpretativa di quella “politica di pancia”, tanto bistrattata dalla partitocrazia, quanto invece, apprezzata e condivisa dal popolo sovrano.

Si riconnette infine, quel filo che molti credevano e speravano fosse perduto, il filo che Lega i leader leghisti al proprio popolo, che lega il destino del nord a quello della Lega, pur nella convinzione che talune battaglie leghiste, diano frutti beingni in tutto il paese, gratis et amore dei, spezzando così la visione affatto realistica che la partitocrazia aveva ritagliato su misura alla Lega come si taglia e si cuce l’ultimo vestito per il morto:

ma la Lega c’è, generosa come sempre, granitica come non mai.

L’unico morto di cui si sente un puzzo insopportabile è quel centralismo romano, padrone e ladrone, egoista ed ingeneroso, che vuole mantenere al guinzaglio il popolo del nord, per sfruttarlo e biasimarlo, insultarlo e sconfessarlo, per deriderlo e umiliarlo.

Ma c’è chi dice NO a questa idiozia egoista ed imperialista, centralista e magnacciona.

Gli egoisti sono gli altri, come sempre.

I razzisti sono gli altri, come sempre.

I ladri sono gli altri, come sempre.

I corrotti sono gli altri, come sempre.

I mafiosi sono gli altri, come sempre.

Ed ora, non vi è più spazio per le parole:

il nord ha accettato la sfida del centralismo romano, e si prepara al contrasto vivo ed attivo, usando il suo perfetto pragmatismo politico.

Noi non siamo padroni del nostro futuro, poichè non siamo nemmeno padroni del nostro presente come del nostro passato, ma noi non ci piegheremo mai e poi mai, al regime della partitocrazia corrotta e corruttiva di questo sistema malato, di questo “stato criminale”.

C’è un popolo intero che dice NO.

Ed il suo NO è talmente forte da far tremare la terra delle fondamenta paludose e melmose romane, che saltano su, irretite ed imbarazzate dall’essere state colte di sorpresa per l’ennesima volta:

si aspettavano un tonfo ed hanno assistito all’ennesimo trionfo.

Perchè un popolo intero ha detto NO, perchè nessuno potrà mai fermare, insabbiare o sabotare una volontà così forte e coesa, così tremenda e pur così generosa.

Poiché la Libertà non è una parola, non è un vessillo, non è un simbolo, non è un valore negoziabile, ma la Libertà è la forza incontrastabile di un popolo unito e fermo, un popolo ferito e scontento, ma non per questo, meno libero di chiedere rispetto e di gridare:

libertà, libertà, libertà.

E niente e nessuno potrà fermare questo popolo in marcia verso la sua tanto agognata Libertà.

Niente e Nessuno.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Pontida, Bossi, la Lega ed il Popolo Padano

domenica, 19 giugno 2011

Cosa fa di un leader, un Leader?

Cosa fa di un popolo, un Popolo?

Cosa fa di un movimento politico una Forza della Natura?

Cosa fa un giorno di festa popolare in questi tempi di crisi?

Tanta voglia di Libertà ….

Analisi geopolitica del voto amministrativo

lunedì, 30 maggio 2011

L’Italia non è una, ed il voto amministrativo risponde pienamente a questa disunità e frammentarietà del paese.

Partiamo da Napoli.

Napoli è un conglomerato urbano governato dalla camorra (50 cosche camorristiche nella città e 50 cosche nella sua provincia) che ne condiziona da sempre il voto ed il governo.

Partendo da questa valutazione, il voto dei napoletani incontra per la prima volta una certa ragionevolezza ed una significativa ricerca di libertà dalla camorra stessa.

Fra i tre candidati in ballo, Napoli ha scelto quello meno corruttibile ed attaccabile dalla camorra:

il napoletano Luigi De Magistris.

Scelta intelligente, che rivela una presa di coscienza importante nella città:

se la camorra è il problema principe per cui Napoli è sprofondata nel nulla umano e civile in cui si dibatte quotidianamente, allora occoreva votare l’unico candidato che non avrebbe subito il fascino del richiamo delle sirene mafiose che proponevano, come al solito, un do ut des fra voti e garanzie sugli affari e gli interessi camorristici nella città, emergenza rifiuti in primis.

Questa indicazione che esce dalle urne napoletane non rappresenta però una svolta definitiva nei rapporti fra napoli e la camorra, fra i napoletani ed il mondo della illegalità:

bisogna prestare il massimo dell’attenzione a questo aspetto.

Il sindaco De Magistris infatti, se interpretarà coerentemente la sua lotta al mondo della illegalità e delle organizzazioni camorristiche dovrà, per esempio, ordinare immediatamente l’abbattimento di tutti gli edifici edificati senza il rispetto della legge, provocando nella popolazione una reazione forte e contraria, di profondo dissenso nei confronti della sua amministrazione.

Il voto dei napoletani è quindi leggibile come un voto di profonda protesta rispetto alla casta politica dominante, sia di destra che di sinistra, ma non sembra rappresentare affatto una svolta storica nei rapporti impossibili che intercorrono fra la città e la legalità.

L’altro aspetto da considerare nel prossimo futuro del sindacato napoletano di De Magistris è la gestione dei rifiuti dei napoletani, di quella famigeratata monnezza napoletana che insozza la città di napoli da sempre e macchia l’identità nazionale italiana:

per un cittadino estero, essere napoletano o essere italiano è la medesima cosa, come lo è per chi crede nella inesistente unità italiana, raffigurando un grave errore di valutazione e di pregiudizio storico, morale, politico e sociale, oltre che culturale, economico e territoriale sulla questione dell’unità nazionale italiana, errore che è perdonabile per un cittadino non italiano, ma è imperdonabile per la politica italiana tutta.

Ora, quale interesse dovrebbe avere il premier italiano ad abusare del potere e delle risorse statali per favorire la popolazione napoletana per l’ennesima volta, quando vede non ripagata la sua politica determinante di intervento nella risoluzione del problema comunale della monnezza napoletana visto il risultato elettorale?

Non bisogna infatti dimenticare quale immane sforzo ha dovuto produrre il governo ed a più riprese per ripristinare una condizione di vivibilità e di normalità nella pur ininterrotta emergenza rifiuti a napoli.

Ora, la scelta dei napoletani non corre incontro alla maggioranza politica che sostiene il governo, mordendo così la mano che l’ha difesa, tutelata e ripulita.

La domanda da porsi è:

quale approccio avrà l’amministrazione comunale De Magistris rispetto alla emergenza della monnezza napoletana?

Riuscirà egli con le sole forze della politica comunale a risolvere questa annosa questione?

Questa ipotesi non è credibile.

E allora i napoletani potrebbero ben presto rimpiangere di non essersi turati il naso e di non aver votato il candidato del premier Berlusconi visto che, De magistris, con ogni probabilità, non potrà risolvere da solo alcuna emergenza a napoli, se non ordinando l’immediato abbattimento di una notevole quantità di edifici costruiti illegalmente ed attraverso l’imposizione di gravisssime e pesantissime multe per i napoletani che si rifiutassero di effettuare un conferimento differenziato dei loro rifiuti urbani.

Anche la politica nazionale potrà e dovrà punire i colleghi parlamentari napoletani che hanno a più riprese chiesto di fermare l’abbattimento degli edifici illegali in cambio di un maggior consenso dei napoletani ai due principali partiti di riferimento, PDL e PD, e potrà farlo ripristinando l’immediata esecuzione degli abbattimenti stessi.

Il che, tutto sommato, potrebbe non rappresentare per forza un male, se si vuol civilizzare, normalizzare e porre sotto il controllo della legge una città impossibile come è quella di napoli.

In ultimo va sottolineato come, l’eccezionale contrasto alla camorra napoletana non sia da attruibuire all’opera del PDL o del PD, ma va invece riconosciuto all’opera dello straordinario ministro dell’Interno Roberto Maroni, leghista DOC e varesino, mica napoletano.

Sinora infatti, nessun politico napoletano ha mai messo in discussione l’egemonia della camorra a napoli così come ha fatto Maroni.

Vedremo nel prossimo futuro cosa accadrà:

la battaglia della civiltà a napoli è appena iniziata e De Magistris deve ancora dimostrare tutto in quanto a capacità di amministrare una città impossibile come è la sua napoli.

Ed usiamo volutamente in questo caso il termine “impossibile” per mera pietà umana e carità cristiana.

Passiamo all’analisi del voto a Milano.

La debacle del PDL nella capitale non solo finanziaria del nord appare evidente.

No, non hanno vinto le sinistre, come non ha vinto Pisapia:

ha perso il candidato Moratti (il che rappresenta un fattore molto differente) ed occorre evitare di farsi inutili illusioni su questo aspetto se si vuol condurre una ragionata analisi del dato milanese.

La Moratti era un candidato PDL, affatto carismatico e capace.

Questo pericolo lo aveva intuito il leader leghista Umberto Bossi, che aveva chiesto al premier di lasciare spazio ad una candidatura autorevole e leghista al comune di Milano.

Ma nel PDL esiste una componente politica di contrasto al buongoverno che è molto simile ai suoi candidati:

affatto carismatica e piuttosto incapace.

Per la identica pietà umana e carità cristiana usata nei confronti dei napoletani, evitiamo di approfondire l’aspetto della corruttibilità della popolazione politica pidiellina.

Ma non possiamo soprassedere sulla arroganza con cui la PDL non ha accolto la felice (come sempre) intuizione politica bossiana:

l’arroganza di chi non ha nemmeno intuito politico sufficiente a capire quando è il momento di tacere.

Sintesi.

Il centro sinistra non ha vinto mentre il fantomatico terzo polo fa la figura del pollo, non dimostrandosi determinante in nessuna situazione locale.

Non perde Berlusconi, se non per mera responsabilità di una parte della dirigenza del PDL, che va cambiata e rinnovata al più presto.

Resta immutata, se non addirittura aumentata, la presenza della Lega Nord, che, anche dove perde qualcosa il PDL, mantiene le posizioni precedenti o le supera addirittura divenendo il primo partito (sopra PDL e PD!) come nel laboratorio politico di Gallarate, laddove, pur perdendo la possibilità di esprimere il sindaco, la Lega dimostra che senza questo PDL essa cresce tantissimo, in modo esponenziale.

Il quadro riassuntivo espone in sintesi un centro sinistra ancora immaturo ed affatto rinnovato nella mentalità e negli uomini che deve ancora dimostrare tutto sulla capacità di non mollare un eventuale alleato leghista durante il governo di una città come del paese.

Nel contempo, il quadro politico nella alleanza di governo fra Lega e PDL fa pendere la bilancia ancor più sul fedele e capace alleato leghsita.

In definitiva, si appura come nessuna nuova o vecchia maggioranza può fare a meno della Lega.

Fatto che il PDL dovrà accettare o soccombere.

Fatto che il PD dovrà meglio interpretare, non potendo sputare continuamente sul buongoverno leghista nelle campagne elettorali e pretendere contemporanemente di imporre una alleanza politica alternativa a quella attuale senza presentarsi con uomini e idee all’altezza del compito.

Ancora una volta, si realizza che nella politica italiana, sono Tutti Pazzi per la Lega Nord.

In un modo o nell’altro ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’insanabile Conflitto di Interessi tra Italia ed Europa e fra stato democratico e casta politico-burocratica

mercoledì, 4 maggio 2011

La debole politica europea balbetta qualcosa dopo lo schiaffo in pieno volto rivoltogli dal ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni sulla difesa comune dei limiti europei, comprese quelle coste italiane prese d’assaldo da decine di migliaia di immigrati clandestini.

Nelle parole del commissario europeo agli affari interni Cecilia Malmstrom, si legge tutta la voglia di vendetta e di prevaricazione della UE sull’Italia e sugli interessi italiani.

La risposta della Unione Europea alla richiesta di tutela dei limiti europei è la seguente:

una deroga straordinaria alla libertà interna di circolazione.

Capite?

Alla Commissione UE non importa assolutamente nulla della invasione che subisce l’Italia e quindi, l’Europa.

La modifica della Convenzione di Scenghen proposta dalla commissaria europea non si preoccupa di meglio tutelare e difendere i confini esterni europei, ma modifica il trattato solo nella parte dei confini interni.

Uno schiaffo in faccia all’Italia concordato e condiviso da Berlusconi e Napolitano, contro la volontà del ministro dell’Interno Maroni, che opera invece per la esclusiva difesa degli interessi italiani.

Così, gli immigrati continueranno ad invadere il nostro paese, le cui difese sono state invece neutralizzate dalla Corte Europea che ha bocciato il reato di clandestinità per gli immigrati che entrano clandestinamente nel nostro paese.

La manovra è a forbice:

da un canto si toglie ogni possibilità all’Italia di difendersi dalla invasione di immigrati extra-comunitari ed extra-italiani, e dall’altro si chiudono i confini interni europei per impedire che gli immigrati sbarcati in Italia vadano ad invadere gli altri paesi europei.

Il tutto, condiviso dal Capo dello Stato e dal Premier italiani, che violano peraltro la Costituzione Italiana, consentendo atti di guerra da parte italiana in territorio libico.

Unica difesa del popolo e del territorio italiano, resta quella del ministro Roberto Maroni.

Siamo divenuti servi sciocchi della belligeranza francese e inglese e schiavi senza diritti di una europa che è prossima alla implosione e che si arrocca su posizioni di difesa incondivisibili ed incompatibili con gli interessi nazionali italiani, anzi, a danno totale e volontario della tutela di questi interessi.

Il caso è di quelli che resteranno nei testi di storia, a motivare la crisi che vive l’europa dei nostri giorni e certa politica italiana, da sempre vile nei confronti della affermazione di volontà ed ingerenze straniere sulle questioni interne italiane.

L’unità di questa Italia e di questa Europa, mostra tutti i suoi limiti, in un panorama desolante di Alto Tradimento e di aperta violazione del dettato costituzionale da parte delle maggiori istituzioni italiane, quelle stesse che qualche settimana fa, impugnavano un tricolore a orgogliosa difesa dell’unità italiana.

Se questa è la difesa di un popolo, di un territorio, di una identità nazionale e dei suoi simboli, se questa è una politica di governo del bene comune e degli interessi nazionali, allora siamo veramente ridotti in pessime condizioni.

Ad ogni alito di vento che proviene da una nazione europea, ad ogni starnuto europeo, le maggiori istituzioni italiane si inchinano profondamente, senza alcuna cura degli interessi nazionali che sono deputati a difendere.

Una violenza ed una vergogna senza precedenti, anche in un paese come il nostro, che festeggia 150 anni di vergogne e di tradimenti, di prevaricazione dell’anti-stato sullo stato, di stato di diritto violato, di stato di fatto abbandonato al suo destino.

E quello stato di fatto siamo noi, tutti noi:

i cittadini italiani.

E allora, cosa ci stiamo a fare in Europa?

E in cosa siamo uniti, noi cittadini italiani, a questa politica romana nefanda e suicida, anti-nazionale e anti-italiana?

Siamo soli, il popolo è solo, difeso esclusivamente del ministro dell’Interno Maroni, che difende strenuamente il diritto italiano, il territorio italiano, il popolo italiano, la costituzione italiana.

Un uomo che rappresenta sempre più il mito del buongoverno e della tutela dei nostri interessi.

Un uomo che incarna la lotta alle organizzazioni mafiose come mai nessun altro nella storia della repubblica italiana.

Sarà per questo che manovre interne ed esterne tendono ad isolare il ministro Maroni?

Sarà che l’anti-stato italiano, detentore del primato aziendale per fatturato in Italia (la n’drangheta), rivolga un ricatto politico a quelle formazioni e quei partiti politici tradizionali che pescano il loro consenso in quelle regioni in cui le mafie hanno dimostrato ampiamente di condizionare la libera espressione popolare del voto, di quella delega di sovranità che il popolo affida alla politica per esserene governata, tutelata, servita e garantita?

E cosa sono questi attacchi continui ed ossessivi alla Lega, fatta oggetto costantemente di “unico oggetto politico del contendere” in questa campagna elettorale amministrativa?

Ad ascoltare le parole dei leader di tutti i partiti politici che sono venuti a fare propaganda in Varese, parrebbe di sì:

solo un continuo e nauseante vomito di attacchi proditori alla Lega Nord esce dalle loro bocche.

Nulla sul buongoverno delle città e nulla sulla difesa degli interessi nazionali e locali.

E questo, a dimostrazione del fatto che, l’ottimo ministro Maroni, colpisce esattamente al centro i problemi che impediscono a questo paese di essere un paese normale, laddove la democrazia sia un bene comune condiviso e realizzato, dove il popolo sovrano non venga tradito ed abbandonato a se stesso.

Tutti i leader politici italiani all’attacco della Lega, dimostrando che esiste un fronte unico anti-nazionalista, che sotto le celate spoglie di un nazionalismo sbandierato e festeggiato, opera in favore di interessi estranei a quelli italiani, osteggiando e contrastando costantemente quella politica leghista e maroniana che si dimostra invece capace di dialogare direttamente con il popolo, di difenderne il territorio e gli interessi.

Siamo alle soglie di una storica svolta nella politica italiana, sia interna che esterna.

Gli schieramenti in campo sono perfettamente visibili, sia nelle loro intenzioni, che nei loro progetti.

La casta politico-burocratica sferra il più grave attacco degli ultimi decenni alla spinta riformatrice e normalizzatrice della Lega.

Una reazione conservativa, una ferrea volontà politica di non abbandonare quello stile politico da Prima Repubblica che ha consentito benessere e ricchezza a se stesso, negandolo e derubandolo al popolo sovrano.

La Lega Nord, che nelle politiche del ministro dell’Interno Maroni ritrova una unità assoluta nella tutela degli interessi del popolo italiano.

Questo è lo stato dell’arte nel panorama politico italiano.

C’è solo la Lega a difesa del popolo.

Tutti gli altri, sono schierati su posizioni che tradiscono gli interessi italiani ad avere un futuro normale, in un paese normale, laddove corruzione morale e materiale e cointeressenza e contingenza mafiosa, non prevalgano come oggi appare sempre più chiaro ed evidente.

L’obiettivo primario è l’attacco al nord, l’invasione mafiosa del nord, per tentare di “normalizzare al contrario” il paese.

Tutti mafiosi e corrotti?

Tutto normale.

Ma c’è chi dice NO.

Lunga vita a Roberto Maroni.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Patto di Ferro per il Federalismo

sabato, 30 aprile 2011

Sono passati ormai molti anni da quando Umberto Bossi, dichiarò che avrebbe fatto un patto anche con il diavolo in persona, per raggiungere l’obiettivo del Federalismo.

E questo patto fu giurato con Silvio Berlusconi, con Pier ferdinando Casini e con Gianfranco Fini.

In particolare, il patto sottoscritto fra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, prese il nome di Patto di Ferro.

E non a torto.

Le vicissitudini che si sono rincorse da quel momento ad oggi, sono state innumerevoli, importanti, talvolta dolorose, talvolta entusiasmanti.

Un susseguirsi incredibile di atti di fede, impeti coraggiosi, tradimenti, ferree volontà, volontà premiate, obiettivi centrati.

A questa lunga pagina della storia di questo paese, è sopravissuto solo il Patto di Ferro:

tutte le altre volontà, tutte le altre parole date, tutte le altre promesse di fedeltà, sono venute meno a causa di atti di mero egoismo, di protagonismo sfrenato, di improvvisi cambiamenti di rotta.

La battaglia politica si è fatta sempre più dura, a tratti violenta, coinvolgendo le stesse istituzioni ed il rispetto delle regole.

Ed è proprio la forza riformatrice che questo patto ha affermato e realizzato, il nodo di ogni contestazione, di ogni dibattito, di ogni tradimento.

Cambiare un paese che è sempre stato immutabile nella sua ancestrale corporazione delle caste, non è stato uno scherzo.

I caduti, non sono stati solo vittime politiche, ma anche vittime ammazzate, come fu per il caso Biagi e la riforma del mondo del lavoro.

Le resistenze al cambiamento di certa casta politico-burocratica, emergono quotidianamente in affondi distorsivi di ogni ruolo, di ogni regola.

Eppure, la Lega Nord, è sempre rimasta fedele al patto sottoscritto, leale a quella alleanza di governo che ha promesso la realizzazione del Federalismo.

Non si è piegata, non si è spezzata, non è implosa, nonostante tutto e tutti.

Dritta naviga in un mare tempestoso alla ricerca di soluzioni che supportino il fine ultimo, che garantiscano la riuscita di questo immenso impegno, prima umano e poi politico.

Un popolo in movimento ha sempre sorretto una leadership politica nella quale crede ciecamente, in un progetto politico da raggiungere con fini democratici in quella cloaca nauseabonda, che spesso si manifesta come agone politico.

Il pragmatismo leghista è stato la piattaforma attraverso la quale, il progetto federalista (e non solo quello) ha poggiato le sue fondamenta.

Fondamenta solide e coriacee, basi sulle quali si è sostenuta ogni azione di governo, ogni vento riformatore.

Più volte quel patto di ferro è apparso o si è voluto far apparire in crisi, così come accade in questo momento.

Mai però, le ragioni alle basi del dissenso interno al patto, sono state originate dalla Lega, la cui coerenza è sempre stata riconosciuta sia all’interno della maggioranza di governo, che al suo esterno.

Una linearità politica, una limpidezza nell’azione ed una fedeltà alla parola data che non trovano riscontro nelle pagine della sia pur breve storia della repubblica italiana.

Un esempio straordinario di impegno e di passione, di sforzo inaudito e di condivisione popolare.

Ancor oggi, le diatribe nate attorno alla partecipazione alle azioni militari in Libia, scuotono questo patto, richiamando alla coerenza degli impegni assunti, delle linee di governo affermate, della linearità dell’azione dell’esecutivo.

Ed è la storia dei nostri giorni, storia nella quale attenti e forse interessati osservatori, prevedono la fine di questo patto di ferro che ha sinora sorretto le sorti del paese.

Peccato che questi osservatori, tacciano sul fatto che non esista una alternativa valida a questo patto, come non esiste una opposizione capace di garantire quella continuità e quella stabilità che questo patto ha garantito, nel bene e nel male.

Nessun governo, nessuna maggioranza parlamentare resisterebbe a lungo, senza la presenza della Lega Nord.

D’altro canto, le questioni emerse nel braccio di ferro fra in ministro dell’Interno italiano Maroni e l’Unione Europea, pongono domande cui occorre dare delle risposte.

Perchè la UE si accanisce contro le scelte dell’esecutivo italiano?

Perchè Premier e Capo dello Stato navigano in controtendenza rispetto agli impegni presi dal governo ed al dettato costituzionale?

Cosa accade nei palazzi del potere romano ed europeo?

Le considerazioni in tal senso occupano la annosa questione della incapacità politica di certa casta italiana di difendere gli interessi del paese, favorendo spesso e volentieri scelte di dubbia utilità, e scambiando difesa degli interessi italiani con poltrone del potere europeo.

Storia vecchia questa, condizione che è stata sempre alle spalle di ogni fallimento italiano, sia nelle politiche interne che in quelle esterne al paese.

L’impressione che si si aperto un dualismo politico nel governo, sembra prendere piede ogni giorno di più, sia pur da considerare nel calore eccessivo di una campagna elettorale infuocata.

Da una parte, la Lega ed i suoi uomini di governo ed i suoi parlamentari a tutela e difesa degli interessi italiani, mentre dall’altra parte, si esibisce la solita furbizia di casta, orientata esclusivamente a mantenere il proprio ruolo di potere, le proprie poltrone, le proprie prerogative come pure i propri privilegi, anche a danno del popolo sovrano.

Il quadro all’interno del quale si muovono le questioni politiche italiane, sembra essere racchiudibile in questi termini.

Cosa accadrà?

Il pragmatismo leghista è tutto orientato a risollvere i problemi che altri pongono continuamente.

D’altro canto le ultime scellerate scelte del premier, sembrano porre ostacolo a qualunque pragmatismo, mettendo in forse il patto stesso che lo lega a Bossi.

La domanda da porsi è questa:

sino a che punto Silvio Berlusconi è ancora da considerare un alleato capace di garantire la realizzazone del Federalsimo ed il mantenimento di una politica governativa coerente con gli impegni presi con la Lega?

E’ ancora Berlusconi la strada attraverso la quale raccogliere il frutto di tanto impegno ovvero è Berlusconi stesso, divenuto un ostacolo a questo obiettivo?

Il punto da considerare è solo questo.

Se la fuga in avanti del cavaliere rientrerà nell’alveo del patto di ferro, tutto potrà tornare ad una condizione che garantisca la continuità e la stabilità del governo.

Altrimenti, le proiezioni che uno scioglimento di questo patto prospettano, sono tutte da verificare, in goni caso.

Non conviene a nessuno degli attori di questo braccio di ferro, scomporre l’attuale maggioranza di governo, come pure non conviene al paese.

D’altro canto, occorre rispettare alcuni passaggi che non sono nemmeno stati epslorati, al momento.

Il gioco è aperto.

La Lega, come al solito, gioca a carte scoperte.

Fate il vostro gioco, signori e signore, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’agonia della Unione Europea e l’asse Milano-Berlino

giovedì, 28 aprile 2011

L’Unione Europea non esiste più, se pure è mai esistita.

Priva di una personalità giuridica riconosciuta all’estero e di una identità statuale riconosciuta al suo interno, l’Unione Europea, dopo la profonda crisi interna aperta dal caso greco e investita dal caos dei veti trasversali dei suoi paesi membri, resta immobile dinanzi al suo disfacimento totale.

Le scelte belligeranti francesi, la crisi di consensi del premier Sarkozy, si scaricano pesantemente sulle politiche europee, spaccando quel dualismo franco-tedesco che sinora, aveva governato le istituzioni europee, in qualche modo.

L’Europa non esiste più, nei termini dell’Unione Europea.

Su temi quali la difesa dei confini europei, la questione rom, la questione della espansione egemonizzante islamica, la questione della difesa delle radici cristiane europee, la politica europea nel Mediterraneo, l’invasione della immigrazione clandestina che colpisce l’Italia, come su tanti altri temi importanti ed attuali che la coinvolgono, l’Unione Europea ha balbettato qualcosa attraverso la sua Commissione, spesso sbugiardata, superata o addirittura avversata dagli interessi dei suoi paesi membri.

Questo fallimento diviene anche più evidente nella arrogante sentenza della Corte Europea che condanna l’Italia nella sua piena liberalità statuale e normativa di regolarizzare e normare il reato di clandestinità.

Dopo aver abbandonato l’Italia nella politica dei confini europei, dopo aver lasciato incivilmente sola l’Italia a governare i flussi migratori clandestini che la invadevano, le istituzioni europee si arrogano finanche il diritto di condannare il modo in cui l’Italia gestisce i suoi affari interni sulla medesima questione nella quale è stata isolata, sbeffeggiata e proditoriamente avversata dalle stesse istituzioni europee.

No, basta, questo è troppo.

L’Italia non è la Libia e nemmeno la Tunisia:

l’Unione Europea non può agire con l’arroganza dimostrata dai francesi ingerendo nelle questioni interne italiane, peraltro questioni che erano di mantenimento dei confini europei e di difesa di detti confini dalle invasioni clandestine, flussi migratori che penetravano i confini europei, non solo italiani.

Le istituzioni italiane non possono consentire che la UE tratti il popolo italiano come tratterebbe un paese extra comunitario.

Questa assurda condizione di violenta sottomissione a voleri e poteri avversi alla tutela degli interessi italiani non può essere ricevuta ne tantomeno accettata:

va respinta al mittente.

La crisi economico-finanziaria dei paesi della Unione Europea, viene esternalizzata sul tavolo europeo, dove finisce per far emergere tutte le contraddizioni e le differenze di strategie e di politiche interne, piuttosto che quei momenti di condivisione e di solidarietà che dovrebbero unire i paesi europei.

L’Italia, in questo senso, è stata letteralmente maltrattata e umiliata, lasciata sola ed isolata, aggredita nelle sue scelte autonome di stato sovrano la cui personalità giuridica è riconosciuta in tutto il mondo, a differenza di quella della UE.

Si apre così una frattura indelebile all’interno di una unione senza unione e di una europa senza identità.

Siamo fuori da questa europa, di fatto.

Questa Unione Europea non esiste più, di fatto, e forse anche di diritto.

Siamo popolo libero in libero stato e dalla UE, non abbiamo ricevuto nemmeno quella solidarietà minima indispensabile per considerarla effettivamente una unione.

L’Italia si trova di fronte ad un bivio:

abbandonare l’Unione Europea ovvero attendere che le profonde spaccature interne ne determinino la morte?

E se, anche la Germania decidesse di abbandonare questa squallida europa della multietnicità fallita e della dispersione delle identità europee?

Potrebbe l’Italia andare verso un asse Roma-Berlino, autonomo dalla Unione Europea?

Potrebbero due popoli che provano disagio notevole in questa Unione Europea, decidere di accettare la fine di un modello europeo e fondarne uno nuovo?

Ecco la sfida che si prospetta nel futuro italiano.

Sempre che “certe istituzioni italiane”, siano in grado di discernere fra gli interessi francesi e quelli italiani, fra la tutela del popolo francese e quella del popolo italiano.

Altrimenti, potremmo fare a meno serenamente anche di queste istituzioni romane e fondare un nuovo asse di unione Milano-Berlino.

Ed avremmo solo da guadagnarci a perdere quella palla al piede che si chiama centralismo romano, sprecone, inefficiente, corrotto ed avverso alla cura, alla garanzia, alla tutela ed alla difesa degli interessi del popolo sovrano italiano.

L’orologio della storia avanza inesorabile, mentre una politica misera e miserabile boccheggia nel mare nostrum di una europa in agonia.

E’ tempo di scelte, è tempo di essere sudditi in questa europa o alleati di paesi fraterni in altre unioni, maggiormente dignitose e rispettose del popolo come del territorio italiano.

E queste scelte, una volta incarnatem andranno anche difese.

Da tutto e da tutti.

Contro tutto e contro tutti.

Nell’esclusivo interesse del popolo sovrano.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia si compra e si vende per una poltrona. Come al solito

mercoledì, 27 aprile 2011

Gli impegni del governo italiano sulla questione libica erano chiari:

seguire la linea della neutralità e del non interventismo tedesco.

Ma la politica francese conosce bene la corruttibilità della politica italiana e premier e capo dello stato prendono posizioni interventiste accettando di impegnare jet militari italiani nei bombardamenti sul territorio libico.

Il cambio di passo della politica italiana si deve tutto alla disponibilità francese per una presidenza della Banca Centrale Europea italiana e di sinistra.

Inoltre, l’accordo napolitano-berlusconi-sarkozy, prevederebbe anche la cessione di Parmalat ai francesi, cui ancora brucia il niet di Bossi per la cessione di Alitalia alla Air France.

Così, la politica estera italiana cambia dall’oggi al domani radicalmente, passando da un opposto ad un altro.

Troppo facile per i francesi avere ragione di una politica di così basso profilo, troppo facile per gli interessi francesi il prevalere su quelli italiani.

La questione morale della casta politica italiana è aperta come un libro, oggi più che mai.

Potete scordarvi una normativa restrittiva e repressiva sulla corruzione.

Potete scordarvi un paese nuovo e migliore di questo, riformato, aggiornato, adeguato ai tempi.

Finchè ci saranno politici pronti a tradire gli impegni presi con il popolo e il dettame costituzionale al costo di una volgarissima poltrona, non vi sarà speranza per questo paese, se non il leghismo della lealtà e della fedeltà agli impegni presi, alla parola data.

Ma dove sono i tanto accaniti difensori della carta costituzionale?

Silenzio.

Ma dov’è quella opposizione che sventola sempre la bandiera della pace, la questione morale, l’intocabbilità del dettame costituzionale adesso?

Silenzio.

Ma dov’è il garante della costituzione italiana, quel capo dello stato che abita il colle del quirinale?

Silenzio.

E dov’è quell’impeto nazionalistico che sventola sotto il tricolore allorquando si tradisce così apertamente l’interesse nazionale?

Silenzio.

Che fine ha fatto il giuramento di fedeltà alla repubblica italiana?

Silenzio.

E allora, signori e signore, perchè dovremmo restare in questa repubblica senza parola e senza dignità?

Perchè non dovremmo chiedere ad alta voce l’indipendenza da tutta questa ipocrisia sempre corruttibile?

Perchè dovremmo ripulire il sud dalle sue emergenze continue?

Perchè dovremmo combattere da soli le mafie?

Perchè dovremmo pagare il conto di uno stato che si dimostra affatto interessato alla tutela e alla difesa esclusiva degli interessi delle famiglie e delle aziende italiane?

Perchè dovremmo accettare l’ennesima truffa ai danni del popolo di una casta politica parruccona che scambia una nuova poltrona del potere per i suoi adepti al costo dell’ennesimo schiaffo in faccia la popolo sovrano?

Resto dell’avviso che un forte senso di indipendenza e di distanza da questa casta politica italiana sia un dovere, più che un diritto.

Un dovere verso il popolo sovrano, un dovere verso le famiglie sane, un dovere verso le aziende sane.

Si continua imperterriti sulla strada della politica della prima repubblica, laddove le segreterie politiche governano contro gli interessi popolari, pur di soddisfare la loro sterminata sete di poltrone del potere.

I leghisti restano i soli a garantire un futuro ed una speranza in questo paese profondamente corrotto, dove si consente ad una cosca mafiosa come la n’drangheta, di divenire assolutamente indisturbata, la prima azienda italiana per fatturato.

I leghisti restano i soli a contrastare la corruzione morale e materiale del paese.

I leghisti restano i soli a respingere le invasioni islamiche nel nostro paese.

Ricordatevene, quando sarete chiusi in una cabina elettorale.

C’è una sola via che porta alla salvezza e al cambiamento, un solo modo di premiare famiglie ed aziende sane e di punire le imprese mafiose.

O votate Lega Nord, oppure vi condannerete ad un futuro di silenzio e di sottomissione, di povertà e di terrore, di insicurezza e di oppressione.

Potete scegliere.

Dovete scegliere.

Anche noi possiamo scegliere.

E abbiamo scelto di sottoscrivere ed osservare la prima regola del nostro statuto, in un paese che non osserva e non garantisce la popria carta costituzionale:

Art. 1 – Finalità

Il Movimento politico denominato “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania” (in seguito indicato come Movimento oppure Lega Nord o Lega Nord – Padania), costituito da Associazioni Politiche, ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana.

Noi le regole e gli impegni presi li rispettiamo.

Noi siamo gente seria.

Noi siamo i leghisti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X