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Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Compagnia dell’Anello e la Confraternita del Cannuolo

giovedì, 19 maggio 2011

Un giorno un patto unì due uomini e due popoli, un patto di ferro sottoscritto col sangue:

cambiare il futuro di un paese.

I libri di una ben fornita biblioteca raccontano di analoghi patti e di epiche lotte.

Ma questa, è stata una lotta incredibile, una cavalcata irripetibile.

In un paese immaturo e malformato, unito con la forza e imbrigliato in una democrazia bloccata, una sfida di questo genere è stata quantomai necessaria.

E di necessità si fece una virtù in quella che chiameremo d’ora in poi, la Compagnia dell’Anello.

Nella Terra di Mezzo romana, nei meandri di un potere usurpato al popolo, nel mai sopito desiderio di arricchimento illecito ai danni del popolo sovrano di una casta criminale, si realizzò la epica sfida del riformismo democratico contro il conservatorismo delle caste dell’arroganza e dei privilegi.

Fu lì, in quei palazzi del potere che si confrontarono la Compagnia dell’Anello e la squallida Confraternita del Cannuolo, erede unica di quel prepotere corporativo che aveva ridotto il popolo dei cittadini al ruolo di schiavi della sudditanza, usurpandone sovranità e ricchezza.

La Compagnia dell’Anello spezzò le catene di una costituzione e di una prassi antiquata e vecchia, che uccideva il futuro delle giovani generazioni senza alcuna pietà.

Riforma dopo riforma, voto dopo voto, la battaglia per la libertà spezzò le catene di una informazione a senso unico, di un potere istituzionale parruccone e senza scrupoli, di un potere economico che si nutriva esclusivamente di danaro pubblico, di quel danaro che era frutto del sudore dei cittadini-lavoratori.

Ma la Confraternità del Cannuolo comprese da subito quale fosse il maggior pericolo per la propria sopravvivenza ed agì subdolamente per spezzare quel patto, per fermare quella riforma.

E vi riuscì.

La prima riforma che diminuiva il numero incredibilmente eccessivo dei poltronari di professione e che realizzava il dettato costituzionale delle autonomie locali, fu aggredita e sconfitta.

Era la guerra della Devoluzione.

La Compagnia dell’Anello accusò il colpo, ma senza perdere la testa, si riorganizzò per continuare la sua opera riformatrice.

E venne il diluvio delle riforme e del buongoverno.

Mai nessun governo seppe garantire continuità e stabilità come quello offerto al popolo sovrano dalla Compagnia.

Mai nessuno seppe contrastare il potere oscuro dei mangiatori di Cannuoli come quel patto di ferro.

E vennero i giorni della guerra del Federalismo e della riforma della giustizia.

Tornarono i tempi cupi, tornarono gli attacchi a testa bassa dei mangiatori di Cannuoli.

A colpi di tradimenti e di sotterfugi, di delazioni e diffamazioni, la Confraternita sobillò il popolo dei mangiatori di Cannuoli denunciando che, se i Cannuoli non potessero essere più mangiati a sazietà, sarebbe stato in pericolo il futuro del paese.

La Compagnia dell’Anello temeva che l’anello del potere oscuro, potesse tornare nelle mani della Confraternita del Cannuolo, poichè era ben evidente l’uso che essa ne avrebbe fatto contro il popolo:

“Un anello per domarlo, un anello per trovarlo, un anello per ghermirlo e nel buio incatenarlo”.

Incatenare il popolo, privarlo della propria libertà e della propria ricchezza per consentire la sopravvivenza della Confraternita e del popolo dei mangiatori di Cannuoli.

La guerra per il Federalismo è in pieno svolgimento, e Frodo, benchè corteggiato da tutti, continua a mantenere fede al patto della Compagnia, mantenendo stretto l’anello del Federalismo e difendendolo dalle sirene ingannevoli.

Come potrà Frodo realizzare il Federalismo ora che la Compagnia dell’Anello è indebolita dai tradimenti e dalle vessazioni della Confraternita del Cannuolo?

Potrà egli credere che un mangiatore di Cannuoli voglia veramente realizzare il Federalismo ovvero Frodo sospetta che la Confraternita voglia solo appropriarsene per conservare il potere del Cannuolo?

Alla prossima puntata ….

Gesù: “Non ho forse scelto io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!”

domenica, 5 dicembre 2010

La politica italiana è stata tradita.

L’economia italiana è stata tradita.

La finanza italiana è stata tradita.

L’interesse comunitario è stato tradito.

Il patto sociale è stato tradito.

Il governo del paese è stato tradito.

La lotta alle mafie è stata tradita.

Le riforme del paese sono state tradite.

Il voto del popolo sovrano è stato tradito.

La questione morale della politica è stata tradita

La questione etica della politica è stata tradita.

Ogni cambiamento così necessario ed urgente per difendere e tutelare l’interesse di aziende e famiglie italiane è stato reso impossibile da un gruppo di parlamentari, il cui consenso elettorale, non è mai appartenuto loro.

Questo gruppo di parlamentari, non nasconde una unica volontà traditrice condivisa e così riassumibile:

eliminare ogni garanzia di libertà nel futuro del paese

eliminare ogni vento riformatore nel paese

impedire ogni cambiamento che possa riavvicinare il paese reale allo stato di diritto

aggravare la crisi socio-economico-finanziaria con una pretestuosa e suicida crisi politica

attentare alla stabilità democratica del paese ed alla sua unità comunitaria minandone il fondante patto sociale

provocare e aggredire continuamente il riformismo, al fine di ottenere una reazione scomposta da indicare come “inaffidabilità politica”

incarnare e testimoniare il tradimento in un momento in cui il paese ha bisogno di sostegno

distruggere famiglie ed aziende, nucleazioni fondanti del patto sociale da loro tradito.

I responsabili umani e politici di questa violentissima restaurazione conservativa che nega al paese un futuro fatto di libertà e di benessere sono qui sotto elencati, in modo da offrire l’opportunità di conoscere il nome ed il cognome di chi incarna la peggiore conservazione in questo paese, quella dei privilegi e non quella dei diritti, quella che guarda la passato e non al futuro:

Italo Bocchino
Giulia Bongiorno
Luca Barbareschi
Benedetto Della Vedova
Fabio Granata
Chiara Moroni
Catia Polidori
Flavia Perina
Adolfo Urso
Andrea Ronchi
Roberto Rosso
Alessandro Ruben
Daniela Melchiorre
Daniele Toto
Giorgio La Malfa
Giorgio Conte
Claudio Barbaro
Luca Bellotti
Carmelo Briguglio
Antonio Buonfiglio
Giuseppe Consolo
Giulia Cosenza
Aldo Di Biagio
Francesco Divella
Donato La Morte
Nino Lo Presti
Roberto Menia
Silvano Moffa
Angela Napoli
Gianfranco Paglia
Carmine Patarino
Francesco Proietti
Enzo Raisi
Giuseppe Scalia
Maria Grazia Siliquini
Mirko Tremaglia
Gabriella Mondello
Roberto Commercio
Ferdinando Latteri
Angelo Lombardo
Carmelo Lomonte
Aurelio Misiti
Maurizio Grassano
Italo Tanoni
Paolo Guzzanti

“La politica è stata definita la seconda più antica professione del mondo.

Certe volte trovo che assomigli molto alla prima.”

Ronald Reagan

Condivido pienamente

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La casta corporativa

venerdì, 19 novembre 2010

Un paese immobile l’Italia, che esce da una prima repubblica a democrazia bloccata.

L’immobilismo nel nostro paese è una cultura radicata, normalizzata, regolamentata.

Il nodo centrale rispetto ad ogni questione relativa alla conservazione è impedire l’iniziativa.

Impedire l’iniziativa politica che tenta di cambiare il paese riformandolo dall’interno delle istituzioni democratiche.

Impedire l’iniziativa privata al fine di “congelare” il paese nelle sue corporazioni di classe.

Sì, uso propriamente il termine ideologico di corporazione di classe, ed ora spiegherò il perchè.

Chi paga sicuramente e senza alcuna possibilità di evadere il fisco sul reddito prodotto nel paese in cui l’evasione fiscale impera?

I lavoratori dipendenti, cui il prelievo alla fonte della fiscalità sia locale che nazionale impedisce di fatto l’esercizio del diritto l’evasione fiscale, sempre che questo diritto esista, sempre che questa “libertà” sia consentita (consentita nei fatti solo ad alcuni soggetti e negata ad altri).

Ma il fatto certo è sicuramente che chi paga le tasse in Italia, la corporazione dalla quale è sicuramente prevedibile ogni introito fiscale è quella dei lavoratori dipendenti.

Di fatto, hanno “diritto scelta e libertà” di evadere la tassazione impositiva esclusivamente quelle classi corporative che non vengono sottoposte ad una tassazione preventiva, con prelievo alla fonte.

Queste corporazioni cui la legge consente di fatto l’evasione fiscale sono quelle dei lavoratori e dei professionisti autonomi, quelle dell’imprenditoria, del commercio e dell’artigianato, insomma, tutte, tranne quella dei lavoratori dipendenti.

Ma l’arroganza della conservazione non si ferma qui.

Sempre la corporazione dei lavoratori dipendenti è quella che subisce maggiori danni da altri meccanismi burocratici che è possibile definire nella loro interezza come diabolici.

L’elenco delle vessazioni subite dai lavoratori dipendenti è composto altresì da:

– un prelievo forzoso ed obbligatorio contributivo che non lascia la possibilità come avviene in altri paesi al lavoratore dipendente di programmare un piano pensionistico volontario ed autonomo o se investire invece nell’immediato quelle somme che vengono conferite agli istituti previdenziali come essi meglio credono e ritengono.
Il che, contestualizzato in un paese dove le banche erogano prestiti solo a clienti che possono offrire garanzie reali in misura almeno uguale all’ammontare del prestito richiesto (e che lo chiedo a fare un prestito se ho le energie economiche, se non finanziarie per far fronte ad una esigenza di liquidità?), pone la categoria dei lavoratori dipendenti nella impossibilità di avviare alcuna attività autonoma per mancanza di energie finanziare ed economiche, sottratte forzatamente con la complicità di un sindacalismo stranamente silenzioso quando si tratta di difendere i veri diritti dei lavoratori.
Definiremo questa vessazione come la cuspide contrivìbutiva;

– stipendi inferiori alla media europea, uniti al più alto costo del lavoro conosciuto nei paesi industrializzati.
Nel mezzo di queste differenze, vi è ancora lo stato con la sua cuspide fiscale, che rende ingiustamente alto il costo del lavoro alle imprese e contemporaneamente basso il livello degli stipendi ai lavoratori, riuscendo in un sol colpo a rendere infelici nello stesso tempo datori di lavoro e lavoratori (il mondo del lavoro italiano sentitamente ringrazia).
Ricordiamo che in questi “frangenti di crisi”, vi è sentore di una certa “tolleranza” dello stato nei confronti della evasione fiscale, quasi un “aiuto” nei confronti delle aziende che sono in difficoltà derivanti dalla crisi.
Ma va anche ricordato che se ad una azienda che non quadra i conti è consentito superare la crisi “rimandando” il pagamento delle tasse dovute, questo fatto non vale per quelle famiglie in cui il reddito principale viene apportato da stipendi per lavoro dipendente, che non trovano nella possibilità di “rimandare” il loro apporto contributivo fiscale e previdenziale, perdendo un “ammortizzatore socio-economico” che invece viene concesso alle aziende (di fatto se non di diritto).
Se poi, aggiungiamo le carenze del sistema del welfare italiano (inesistente, se lo paragoniamo a quelli tedesco e francese), possiamo meglio comprendere in quali difficoltà si muovano le famiglie italiane il cui reddito principale è costitiuto da lavoro dipendente.

A tali vessazioni di fatto e di diritto aggiungiamo quelle che infieriscono mortalmente sul morale delle famiglie dei lavoratori italiani, allorquando si accede a quelle agevolazioni che dovrebbero indirizzarsi nei confronti delle famiglie con redditi da lavoro dipendente che si vedono sorpassare in tutte le graduatorie per l’accesso a tali diritti, a tali agevolazioni, da famiglie composte da lavoratori in “nero”, che non pagano nulla di tasse, ma che incassano comunque uno stipendio, famiglie che dichiarano redditi pari a zero euro, famiglie che non pagano il servizio sanitario e quello farmaceutico quando lo utilizzano, famiglie che godono di interventi e di aiuti da ogni livello di governo: comunale, provinciale, regionale e nazionale.
Ma passa ogni livello di sopportazione umana il vedere famiglie costituite da lavoratori autonomi (professionisti: medici generici, medici specialisti, infermieri professionali, dentisti, avvocati, commercialisti, etc), commercianti (gioellieri, supermercati alimentari, ristoratori, abbigliamento, calzature, agenzie viaggi, pasticcerie, ect), artigiani (vendita ed installazione pneumatici, riparatori di elettrodomestici, idraulici, elettricisti, pittori, muratori, panificatori, etc), imprenditori (costruttori edili, autotrasporti, industriali, etc) agricoltori e quant’altro, che si presentano a chiedere le medesime agevolazioni di una famiglia di lavoratori dipendenti.
E va anche bene che in tempi di crisi chiunque possa aver bisogno di una aiuto per andare avanti, ma che poi si presentino a chiedere queste agevolazioni in Porsche Cayenne, beh, questo lascia aperto il dubbio che il reddito reale di questi soggetti sia ben diverso dal reddito dichiarato allo stato.
Ma al fine dell’accesso alle agevolazioni per soggetti con redditi bassi, vale ciò che è scritto sulla dichiarazione dei redditi, non l’effettivo tenore di vita.
Sarà anche per questo motivo che l’Istat non gestisce più le sue indagini statistiche sociali sulla base dei redditi dichiarati, ma sulla base dei consuni effettivi, valutando il semplice stile di vita piuttosto che la solenne dichiarazione dei redditti.
Almeno le indagini statistiche potranno dirsi “realistiche”
Questa condizione generale mortifica grandemente i ceti sociali più bassi nella gerarchia della ricchezza, proprio quei ceti sociali che invece vedono come uno spettro avvicinarsi quella soglia della povertà che è molto più vicina a loro piuttosto a coloro i quali possono permettersi di acquistare e di gestire una Porsche Cayenne.
E’ ovvio che non tutti i professionisti, i commercianti, gli artigiani, etc, denunciano redditi che fanno a pugni con il loro stile di vita.
Va bene il qualunquismo, ma che sia di qualità.
Per non parlare poi del silenzio assoluto ed assordante che in Italia si ode su quei quozienti familiari sempre promessi e mai stabiliti e normalizzati per rendere equità rispetto alle disparità economiche fra soggetti cosidetti “single” e famiglie con prole che avanzano faticosamente, specìe se in condizioni di monoreddito o di più redditi rinvenenti da lavoro dipendente.

E poi ci si sente dire: italiani, fate più figli.

Ma va bene anche fare più figli, ma dove sono i servizi e le agevolazioni dirette alle famiglie con prole, specie se numerosa?

I figli sono un bene comune del paese, ma “questo paese” non si assume l’onere del loro mantenimento.

E questo disinteresse ad accettare oneri comunitari importanti e fondamentali, lo riscontriamo in un magma comunitario che definiriremo “trasversalismo sociale”.

Esiste infatti un forte movimento sociale trasversale al e nel paese, che tende a mantenere questi squilibri in atto e non a rimuoverli, un movimento corporativo che desidera mantenere lo status quo e lotta strenuamente per impedire ogni cambiamento ed ogni riformismo.
Un trasversalismo sociale che è fatto di egosimo puro, un egoismo che tende ad immobilizzare il paese.
Un paese immobile, qundi, bloccato da schieramenti corporativi che impediscono ogni accesso, che riducono ogni spazio alla gente qualunque di sperare in un futuro migliore di quello che vivono attualmente.
Una casta, questo movimento corporativo lo definiremo come una casta corporativa.

La casta corporativa incide nel governo del paese in quanto schiera al suo interno la potente casta burocratica, anch’essa appartenente al mondo dei lavoratori dipendenti, ma schierata in altro luogo ed a difesa di altri interessi da quelli delle famiglie e delle aziende qualunque.

Avete bisogno di avviare una attività economica?

E a chi dovrete chiedere le autorizzazioni necessarie per farlo?

Avete bisogno di accedere ad una professione?

E quale esame di accesso dovrete affrontare per farlo?

Ecco spiegato con un semplice esempio come la casta burocratica sia la prima linea di difesa della casta corporativa.

La seconda linea di difesa della casta corporativa è la casta politica.

L’iniziativa privata è mortificata anch’essa come le famiglie italiane, ed è mortificata ed avversata dalla medesima casta corporativa.
Il fatto che in Italia esistano ancora autorizzazioni obbligatorie per le attività imprenditoriali, fa comprendere come la casta corporativa detenga il controllo di ogni inziativa:
da quella di far venire al mondo un figlio a quella di far venire al mondo una nuova iniziativa economica.

E ritorniamo quindi ad una delle affermazioni iniziali:
Il nodo centrale rispetto ad ogni questione relativa alla conservazione è impedire l’iniziativa.

Ecco, questo è lo specchio del nostro paese.

Neanche il sogno di poter cambiare la nostra vita in meglio lascia per strada questa casta corporativa.

L’accesso alle professioni è infatti presidiato costantente da soggetti deputati a selezionare i futuri professionisti in base a criteri che non sono scritti su nessun foglio, ma che imperano e governano questo paese.

Le ultime vicende scandalose che hanno coinvolto il concorso per praticanti procuratori (avvocato) a napoli e quello per notai a roma, la dicono lunga su come questa casta corporativa e questa casta politica siano determinate a gestire il potere in modo assolutamente egoistico, puntando a chiudere ogni porta di accesso a chi non appartiene a tale casta, non ne fa parte, non ne condivide fini, scopi ed egoismi smisurati.

Un altro esempio è quello degli albi che danno accesso alla informazione attiva, come quello dell’ordine dei giornalisti.

Come si fa a chiudere questo fondamentale settore a presidio della democrazia?

Come si a impedire il cambiamento del paese dall’informazione?

Semplice, chi non si allinea alla corporazione, chi crede in un paese libero e democratico, chi lavora per il cambiamento, viene estromesso in momenti strategici, come nel caso del giornalista Feltri, sospeso per tre mesi dall’ordine dei giornalisti proprio nel momento in cui nel paese si respira aria di elezioni.

Una voce libera e piuttosto isolata, quella di Vittorio Feltri nel giornalismo italiano.

Ora, anche imbavagliata.

Inoltre vi è da considerare la gravissima condizione dell’informazione in Italia.

Pensate che per fare informazione (libertà e diritto sanciti dalla costituzione), occorre per legge essere iscritti all’albo dei giornalisti.

Chiunque facesse informazione senza essere dotato di un direttore responsabile regolarmente iscritto nell’albo dei giornalisti, commetterebbe addirittura un reato e sarebbe passibile persino di arresto.

Certo, l’informazione passiva è libera, ma in questo modo la casta corporativa controlla l’informazione attiva, quel mondo che l’informazione la fa, la comunica, la seleziona e, se vuole e se ne ha un interessse corporativo condiviso, la silenzia.

In questa condizione è meglio comprensibile quel conflitto di interessi di cui viene spesso additato il premier Silvio Berlusconi, che “controllerebbe” ancora il suo impero mediatico, “governerebbe” la televisione pubblica e “metterebbe il bavaglio” alla libera informazione.

Ma guarda il caso, l’unico giornalista che viene imbavagliato dall’ordine in Italia è proprio un giornalista ritenuto vicino al premier.

E forse, il conflitto di interessi del premier è un conflitto relativo agli interessi della casta corporativa, e non un conflitto fra i suoi interessi personali e l’interesse pubblico.

Dietro l’interesse pubblico si nasconde infatti, spesso e volentieri, l’interesse di quella casta corporativa che è nemica giurata dell’iniziativa privata, di quella iniziativa di cui il cavalier Silvio Berlusconi è testimone sommo e massimo in questo paese, avendo spezzato ogni corporazione economica e finanziaria con la sua ascesa imprenditoriale prima e ogni corporazione politico-burocratica con la sua ascesa politica poi.

Eppure, viene fatto passare il messaggio informativo da sempreche sia egli il soggeto che vive un conflitto di interessi pubblico-privati.

Beh, corrisponde:
la casta corporativa l’abbiamo già definita come “egoista” ed orientata a tutelare e curare esclusivamente i propri interessi personali, familiari ed economico-finanziari.

L’unico caso che io ricordi nella mia vita di superamento della casta corporativa è appunto la vita personale, imprenditoriale e politica di Silvio Berlusconi.

Un capitolo a parte è quello rappresentato dall’ostracismo senza limiti e dall’arrembante attacco che tale casta corporativa lancia quotidianamente e da anni nei confronti del suo nemico giurato, la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Il fatto nuovo in questo panorama assai miserevole è appunto la nascita e la crescita di un movimento politico che, attraverso il rispetto delle regole democratiche, riforma e cambia questo paese.

L’alleanza politica con il berlusconismo è naturale, poichè entrambe hanno di fronte lo stesso acerrimo nemico:
la casta corporativa trasversale al sistema e nel sistema.

Ed è grazie al patto di ferro fra Berlusconi e Bossi che questo paese ha intrapreso la via del cambiamento, gravemente ostacolato e più volte ferito dalla casta corporativa.

Ma il cambiamento del sistema è uno di quei processi che, una volta avviato, non è più possibile fermarlo.

La gente qualunque, le famiglie e le aziende italiane hanno intuito che l’unica possibilità di salvezza per il paese è costituita da questo cambiamento, incarnato da queste persone, e lo gratifica di consensi, non solo elettorali.

La casta corporativa ha compreso questo nesso di continuità e di forza che Lega Berlusconi e Bossi, e gli ultimi avvenimenti politici lo dimostrano ampiamente, compreso il tradimento di un drappello di sostenitori berlusconiani ormai collocati a difesa degli interesi della casta corporativa.

Ed è infatti un giornalista ed uno scrittore che attacca frontalmente in questi giorni la Lega attraverso il suo il ministro dell’interno Roberto Maroni, indicando la Lega come parte interessabile dalle mafie meridionali per accedere al ricco mondo del nord del paese, ai suoi appalti, ai suoi poteri economicie finanziari.

E lo fa dalla rete televisiva pubblica, la Rai.

Questo fatto dimostra che:

1 – il premier Silvio Berlusconi non ha alcun potere diretto nello svolgimento dei palinsesti aziendali dell’emittente pubblica radio-televisiva;

2 – il ministro dell’interno Roberto Maroni e la nuova politica del governo del paese in tema di sicurezza dei cittadini e di contrasto alle organizzazioni criminali mafiose è un successo;

3 – la casta corporativa tenta di “svestire” di ogni valore politico e di ogni sapore consensuale gli atti di un ministro e di un governo che, unici, nella storia della repubblica italiana, contrastano le mafie con l’azione di governo ed i risultati ottenuti piuttosto che dai palchi elettorali, dalla convegnistica, dalle pagine dei giornali, dalla cinematografia e dalla editazione di libri-scandalo sulle mafie.

Ma tutto questo lavoro, tutta questa azione di governo irrita notevolmente la casta corporativa che, in questo medesimo momento, sogna di interrompere il riformismo e l’azione del governo e del patto Bossi-Berlusconi.

Proprio in questo momento in cui il tradimento dei finiani apriva una debole speranza di fermare cambiamento e riforme, è importante infangare l’azione del governo, anche se giusta e retta.

Ma l’abbiamo già detto più volte:
la casta corporativa è profondamente e fondamentalmente egoista, e nell’ottica di quel che sta accadendo in questi giorni, irresponsabile nelle azioni e pericolosa per il futuro del paese.

E se vi è qualcuno o qualcosa che vada assolutamente fermato in questo paese, è certamente questa casta corporativa e non certo la magnifica azione di questo governo.

Con buona pace degli invidosi e dei gelosi, entrambi figli dell’egoismo più inumano, anti-solidale e sfrenato che sia mai esistito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Hanno ucciso l’Uomo ragno: chi sia stato non si sa

domenica, 31 ottobre 2010

Dopo l’evolvere del male oscuro della politica italiana che ha condotto l’esecutivo più attivo, dinamico, decisionista e riformista della storia della repubblica italiana alla paralisi totale, possiamo tirare le prime somme dei danni.

Ha vinto la parte peggiore del paese, ha vinto la restaurazione di quelle prassi umane e politiche che hanno distrutto questo paese, ha vinto la conservazione di quegli stili di vita incompatibili con il governo di uno stato moderno ed avanzato, ha vinto la casta delle poltrone e dei privilegi, la casta che vuole l’assenteismo sul luogo di lavoro, la casta che non vuole l’eliminazione delle mafie, la casta che non vuole ridurre il debito pubblico, la casta che non vuole il varo di un dispositivo che elimini la corruzione in questo paese.

E questo, in barba alla cura degli interessi delle aziende e delle famiglie italiane.

E’ stato fermato il più grande contrasto al mondo delle organizzazioni mafiose che un governo ed un ministro dell’interno di questa repubblica abbiano mai realizzato:

ma ci rendiamo conto della gravità della cosa?

Ci rendiamo conto che questo fatto equivale ad una resa dello stato nei confronti dell’anti-stato?

E’ stato fermato l’unico governo che ha restituito una casa a chi l’aveva perduta a causa di un terremoto e lo ha fatto in brevissimo tempo, fatto unico nella storia dei terremotati italiani, rimasti negli “alloggi temporanei” (leggi container) anche per più di cinquanta anni.

E’ stato fermato l’unico governo che ha risolto la questione della monnezza napoletana, questione poi riaperta e non governata al livello locale, al solo fine di fare un torto al governo del paese ed un favore alle organizzazioni camorristiche.

E’ stato fermato il federalismo fiscale, l’unica riforma che poteva tenere insieme questo ingovernabile paese.

Si è verificato un vero e proprio golpe bianco, un vero e proprio rivolgimento ordito nei palazzi del potere, nelle segreterie di quella partitocrazia che ha devastato questo paese, pensando solo ad arricchire i propri adepti.

Il riformismo leghista è stato fermato da coloro i quali vivono e vivono benissimo in questo sistema statuale malato, in questo sistema statuale che lo stesso ministro delle riforme Umberto Bossi ha definito come “criminale”.

E’ stato fermato il governo che ha spazzato via tanto marciume dalla nostra vita quotidiana, ed è stato fermato proprio per questo motivo:

perchè questo marciume si è coalizzato contro la possibilità reale e concreta che si diminuisse il numero delle poltrone, degli assurdi privilegi feudatari ed gli ingiustificabili costi di questa inutile, dannosa e “criminale” casta politica e della sua alleata più forte ed antica, la casta burocratica.

Ma se il marcio non potrà essere tirato via, se il malessere del paese non potrà essere sanato, se le organizzaizoni criminali di stampo mafioso non possono essere fermate, se l’assenteismo, il fannullonismo ed il menefreghismo imperante non possono essere fermati, allora, per quale motivo dovremmo stare ancora tutti insieme appassionatamente?

Ognuno per la propria strada.

E ad ognuno, le proprie responsabilità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’attacco alla Lega del nuovo che avanza

sabato, 9 ottobre 2010

Più volte ho posto l’accento in questo blog su come le uniche riforme realizzate in questo paese siano di esclusivo stampo leghista.

Questo ormai consolidato governo del cambiamento e dell’adeguamento dello stato di diritto al paese reale, riceve però un fortissimo contrasto da parte della casta della conservazione dei poteri, dei privilegi e delle poltrone del potere pubblico.

Ed è dietro questa cortina fumogena che attacca la Lega che si gioca il futuro di questo paese.

E’ ormai sempre più evidente il coinvolgimento diretto di istituzioni ed apparati dello stato in questa che definirei “la prima vera guerra civile italiana”.

No, non è una guerra in senso stretto, laddove le contrapposte visioni politiche e i differenti stili di vita si confrontano su di un campo di battaglia dove a combattere si incontrano eserciti armati in assetto di guerra, carri armati e divisioni di fanteria, ma è piuttosto una guerra dove il confonto è fra chi vuol riformare e cambiare le regole dello stato di diritto, – adeguandolo ai tempi moderni e colmando la distanza che lo separa dal paese reale – e quei poteri, più o meno democratici e più o meno occulti che invece fondano la loro esistenza, il loro benessere, il loro arricchimento e la loro stessa sopravvivenza presente, passata e futura sulla sussistenza di queto gap, profondamente ancorati al concetto di democrazia bloccata, di estrema rigidità del Sistema ad ogni vento di cambiamento.

In questa disatrosa “guerra civile” a detta degli uni e degli altri, si contrappongono addirittura interi apparati dello stato, istituzioni democratiche, poteri del mondo dell’informazione.

C’è chi accusa la presenza in campo politico di una parte dell’amministrazione della giustizia chi, di contro, vede la presenza sul campo di battaglia addirittura dei servizi segreti, nella formulazione di scandali, e di chi ancora, vede un mondo dell’informazione spaccato fra anti-berlusconiani e raccoglitori di informazioni assemblate in dossier da utilizzare a fini politici.

Un bel parapiglia, non c’è che dire.

Certo, un quadro così fosco, se fosse realmente verificabile, risulterebbe intriso di potenziali conflitti di interessi.

Un esempio chiarificatore è certamente quello della terza carica istituzionale italiana.

E’ infatti incomprensibile (a noi italiani, figurarsi agli osservatori esteri) come sia possibile identificare le ormai quotidiane prese di posizione pronunciate pubblicamente da Gianfranco Fini:
ma parla il leader di un neonato partito o parla il più autorevole il presidente della camera?

Nell’esame delle esternazioni finiane e nell’analisi nel merito, la chiave di lettura di questo conflitto di interessi.

Basta leggerle per dare una risposta alla storica domanda:

Cui Prodest?

Ma questo, è solo un esempio, esso è solo la cima dell’iceberg.

Non mi inoltro in queste considerazioni e mi rivolgo alcune domande cui occorre dare delle risposte in questo immodificabile paese composto da caste di potere e corporazioni affatto convinte che sciogliere i nodi del debito pubblico italiano sia una strada che conduca al futuro, anzi, probabilmente per alcune di queste caste, riformare il paese, eliminare sprechi nella conduzione della pubblica amministrazione, eliminre i poteri mafiosi, e rendere liberi poteri come quello della politica, della giustizia e dell’informazione, sarebbe un biglietto di sola andata per l’inferno.

Già liberi.

Ma liberi da chi, liberi da cosa?

Insomma, negli States (USA) le inchieste giornalistiche possono abbattere presidenti del paese più potente del mondo mentre in Italia, le inchieste giornalistiche vengono bollate come dossieraggio ed addirittura coinvolte in indagini della magistratura a seconda del soggetto colpito e del risultato voluto.

La politica non è mi stata unna cosa perfettamente pulita nella storia dell’umanità, ma resto allibito dinanzi al silenzio assordante dei poteri dello stato, quando si attacca brutalmente e frontalmente l’esecutivo, contro l’incredibile successo che dimostrano altre strade, semmai opposte gli interessi del governo.

Ma il governo italiano, non è l’organo che dovrebbe amministrare il paese?

Certamente questo assunto è noto alle organizzazioni mafiose, che da sempre controllano il voto in talune regioni del paese al fine di “contrattare” con il potere politico posizioni di maggiore libertà di manovra, in tutti i sensi.

Poter ricattare, poter gravare di enormi pressioni e di minacce la politica ovvero poter controllare la politica attraverso le più suasive offerte di voti e di finanziamenti, è questa una realtà difficilmente dimostrabile in una aula di tribunale, ma altrettanto certamente rappresentano convinzioni profondamente scolpite negli attenti osservatori delle questioni italiane.

Il problema però, non è comprendere che queste influenze esistano, ma verificare con razionalità che, se in talune regioni le mafie possono aggredire a politica, a maggior ragione esse possono rappresentare l’ago della bilancia nell’accaparramento del consenso nazionale sufficiente alla formazione di una solida maggioranza a livello nazionale.

E questa analisi non può escludere il convincimento che sia il consenso elettorale proveninente da talune regioni, e non di tutte, a condizionare negativamente e pesantemente il governo della cosa pubblica, sia a livello locale che alivello nazionale.

Ed è proprio in questa lettura, è proprio in questa ottica che la cortina fumogena che tenta di dissipare il vento del riformismo e del cambiamento leghista si dissipa, mostrando il limite, disegnando un netto profilo:

è la questione meridionale, quella irrisolta questione che è fondamento del malcontento sempre più montante delle regioni del nord, sempre più identificate nell’azione politica della Lega Nord.

Ed ecco che l’aggressione sistematica alla Lega, trova motivi e giustificazioni, momenti di unione e di conservazione dei (pre)poteri e delle corporazioni trasversali che la fronteggiano, accusandola di essere un elemento “eversivo” del sistema.

Vogliamo insieme analizzare il termine eversione, nella sua etimologia più autentica?

forza che intende abolire, rivoltare, rovesciare qualcosa.

Ora, mi domando:

è lecito abolire le organizzazioni mafiose?
è lecito rivoltare il sistema del malgoverno e dello spreco di danaro pubblico?
è lecito rovesciare un sistema che tende costantemente alla conservazione e alla restaurazione dell’immobilismo politico e democratico della prima repubblica, un sistema corporativo che tenta di sopprimere ogni azione decisionale dell’esecutivo volta ad amministrare la cosa pubblica e a rinegoziare in tal senso quell’equilibrio dei poteri che non ha condotto il paese ad una democrazia realizzata nella prima come nella seconda repubblica?

Ed ecco, in questa chiave di lettura, svolgersi la mappa che fotografa l’attule empasse politico-istituzionale, la contemporanea guerra fra poteri che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi.

Vorrei chiarire ancor meglio il mi pensiero in tal senso ed il mio punto di vista.

E’ giusto consentire alle indagini giudiziarie di raggiungere una verità giudiziaria il più possibile vicina a quella reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

E’ giusto consentire alle inchieste giornalistiche di raggiungere una verità mediatica il più posibile vicina a quella reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

E’ giusto consentire al governo di raggiungere la realizzazione dle programma di governo ricongiungendo stato di diritto e paese reale e di farlo in un tempo umanamente giusto e breve?

In queste tre domande e non nella loro univoca risposta positiva, si nasconde il naturale conflitto di interessi di quei poteri che e di quelle forze che tentano ogni giorno di assicurare verità, giustizia e libertà al paese.

In questa confusione, taluni invocano il concetto del “primato della politica” nel governo dello stato al fie di compattare un paese di fronte alle sfide mortali che lo avvinghiano.

In questa confusione taluni tentano di rompere l’unità politica e di governo al fine di condizionare il governo dello stato e far prevalere altri poteri a quello decisionale dell’esecutivo.

Ecco, questa è la realtà:

un conflitto di interessi e di poteri.

In tutto questo, l’unica politica che conduce ad un futuro certo e giusto resta quella leghista.

In tutto questo, l’unica politica che viene aggredita con vilolenza è quella leghista.

Ecco infine, la chiave di volta della politica italiana:

la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Senza di essa e della sua azione politica, tutto sarebbe restato fermo a prima di Tangentopoli, nessuna riforma avrebbe visto la luce in questo paese, nessun governo avrebbe goduto di quella autorevolezza necessaria che discende dalla capacità di restare fedeli ai patti assunti con il popolo sovrano e leali a quelle solide maggioranze che hanno sinora dimostrato che, governare con continuità e stabilità questo paese è possibile.

Nonostante quelle anomalie e quelle eccezioni che confermano la regola della stabilità e della unità di un paese rispetto al proprio stato e al proprio governo nazionale.

Ma questa è un’altra storia, una storia che parte dalla crocifissione di quell’uomo che liberò l’umanità dal male ed arriva ai nostri giorni, laddove la difesa di un vessillo tricolore, non corrisponde alla difesa effettiva del paese che quel vessillo rappresenta.

Ed è la storia di certa umanità, sempre in posizione di difesa rispetto al nuovo che avanza.

« Ma essi, udendo queste cose fremevano d’ira, e si proponevano di ucciderli. Ma un fariseo, di nome Gamaliele, dottore della legge, onorato da tutto il popolo, alzatosi in piedi nel sinedrio, comandò che gli apostoli venissero un momento allontanati. Poi disse loro: «Uomini d’Israele, badate bene a quello che state per fare circa questi uomini. Poiché, prima d’ora, sorse Teuda, dicendo di essere qualcuno; presso di lui si raccolsero circa quattrocento uomini; egli fu ucciso, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi e ridotti a nulla. Dopo di lui sorse Giuda il Galileo, ai giorni del censimento, e si trascinò dietro della gente; anch’egli perì, e tutti quelli che gli avevano dato ascolto furono dispersi. E ora vi dico: tenetevi lontani da loro, e ritiratevi da questi uomini; perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non potrete distruggerli, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio». »
(Atti 5,33-39)

Ora, non sarà venuta l’ora per la civiltà umana di consentire alla razionalità di prevalere sull’istinto e di creare un precedente storico che unisca vecchio e nuovo verso un futuro univoco, piuttosto che vecchio e nuovo del mondo si combattano atrocemente, il primo per prevalere e conservare ed il secondo per prevalere ed avanzare?

Una cosa insegna la storia, sia pure nel suo avvolgimento vichiano:

indietro non si torna.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lega, cambiamento e riforme sotto attacco: la conservazione manovra per restaurare l’instabilità del governo

lunedì, 2 agosto 2010

Una analisi degli attori che sono protagonisti degli ultimi eventi politici italiani, consente una lettura notevolmente interessante della crisi politica attuale, tutta finta, da manuale del teatrino della I repubblica, ed evidentemente interessata a conservare e restaurare un modello di potere che vedeva il potere statale gestito all’ombra delle segreterie politiche, della partitocrazia e del correntismo, piuttosto che alla vivida luce del governo e del potere esecutivo, cui è sempre stato sottratto con macchinazioni e depistaggi incredibili, rendendo il paese praticamente ingovernabile e non garantendo la dovuta continuità e stabilità governativa.

Signori e Signore, accomodatevi pure, e leggete l’elenco degli attori di lunghissimo corso di questa politica, di colro i quali vivono professionalmete la politica praticamente da sempre, non vivendo mai, neppure per un attimo, il senso del dovere nei confronti del popolo sovrano, che vorrebbe un cambiamento vero, a cominciare da quelle persone che sono in politica praticamente da sempre, e che hanno vissuto di politica, piuttosto che vivere per la politica, per qule bene comune che rivendicano in ogni parola, che disperdono in ogni azione.

Pierluigi Bersani, attuale Segretario del Partito Democratico:

vice presidente della Comunità montana piacentina; vice presidente del Comitato Comprensoriale; consigliere regionale per la circoscrizione di Piacenza nelle liste del Partito Comunista Italiano con incarichi in Giunta regionale sino al 1990, quando ne diventa Vice Presidente; nel luglio dle 1993, in piena era di Tangentopoli, viene eletto presidente della Regione Emilia Romagna; viene rieletto ancora nel 1995, con il nuovo metodo della indicazione diretta del candidato presidente; ministro sia nel I governo Prodi (durato solo 887 giorni, pari a 2 anni, 5 mesi e 4 giorni, che vedeva al dicastero dell’Interno con delega alla protezione Civile, l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) sia nel II governo Prodi (durato solo 722 giorni, pari a 1 anno, 11 mesi e 19 giorni).

Massimo D’Alema, attuale presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza:

da sempre considerato “figlio del partito comunista”;
è figlio d’arte, il padre fu segretario regionale del Partito Comunista Italiano della Liguria;
a 9 anni rappresentante dei Pionieri (associazione comunista per ragazzi sino ai 15 anni);
segretario nazionale della Federazione Giovanile Comunista Italiana dal 1975 al 1980; segretario regionale del Partito Comunista Italiano in Puglia, dove appoggia le giunte regionali indicate come fautrici del successivo tracollo finanziario regionale sia a guida PSI che DC);
segretario nazionale del Partito Democratico della Sinistra dal 1994 al 1998 e presidente dei Democratici di Sinistra dal 2000 al 2007;
presidente del Consiglio dei Ministri dal 21/101998 al 25/05/2000 primo ed unico premier del Partito Comunista Italiano; ministro degli esteri e vice presidente del consiglio dei ministri nel governo Prodi II.

Pier Ferdinando Casini, attualmente leadre dell’UDC (senza esserne il segretario?!):

inizia 31 anni fa la lunghissima carriera politica di Casini, inizia come consigliere comunale della democrazia Cirstiana a Bologna, nel lontano 1980;
nel 2001 viene eletto Presidente della Camera dei Deputati;
nel 1994 fonda con Clemente Mastella il CCD, dichiarandosi favorevole a un’alleanza con la Lega Nord di Umberto Bossi, il Movimento Sociale Italiano di Gianfranco Fini e la nuova formazione politica di Silvio Berlusconi;
successivamente lascia l’alleanza con Mastella che passerà ad appoggiare il centro sinistra e fonda con Rocco Buttiglione l’UDC;
nel 2006, in piena campagna elettorale, dichiara che se il numero di consensi raccolti dallo stesso Casini e da Gianfranco Fini superassero quelli raccolti da Silvio Berlusconi, essi si sarebbero alernati alla guida del governo, dichiarazione che trova il niet assoluto dell’altro grande alleato di Berlusconi: la Lega Nord;
con la partecipazione ai governi Berlusconi, Casini ed il suo movimento politico iniziano una azione di crescente contrasto alle attività del governo, insidiandone la stabilità e la continuità governativa ed aprendo la strada ad una rottura dell’alleanza politica con Berlusconi e la Lega Nord di Umberto Bossi.

Gianfranco Fini, attuale Presidente della Camera dei Deputati:

è stato segretario del Fronte della Gioventù e del Movimento Sociale Italiano Destra Nazionale il movimento politico che ha raccolto l’eredità storica e politica del Partito Fascista;
presidente di Alleanza Nazionale per tredici anni, dalla fondazione nel 1995 fino al 2008;
vicepresidente del Consiglio dei ministri dei governi Berlusconi II e III;
nel III governo berlusconi è stato anche ministro degli Affari Esteri.
In una intervista dice di lui Pino rauti: “Gianfranco Fini a Fiuggi non ha deviato di una virgola dalle sue idee di sempre. Fini ha semplicemente ammesso pubblicamente quello che noi abbiamo sempre sostenuto, e cioè che il “fascismo di destra” non è fascismo, e non lo è mai stato”.
nel gennaio 2007 Silvio Berlusconi dichiarò Fini come suo successore in caso di creazione di un partito unico, incontrando i dissensi della Lega e dell’UDC.
a seguito della nascita del nuovo soggetto politico Popolo della libertà ad opera di Silvio Berlusconi, Fini riferì che An non vi avrebbe fatto parte, manifestando così un aperto dissenso verso l’alleato della ormai “ex coalizione” del cui governo aveva fatto parte;
Fini avrà una posizione negativa e polemica verso il neonato PDL, rifiutando più volte l’invito di Berlusconi a confluirvi, per poi cambiare diametralmente opinione appena due mesi dopo, quando cade il governo Prodi, affrettandosi a riavvicinare la sua posizione a quella di Silvio Berlusconi e della PDL, nel quale partito unico del cdx AN confluirà definitivamente;
nel luglio del 2009, dopo una serie di polemiche ed attacchi durissimi al premier Silvio Berlusconi, Fini viene espulso dal PDL ed invitato a dimettersi dalla terza carica istituzionale della Presidenza delle Repubblica, ottenuta grazie ai voti del pDL di Silvio Berlusconi e della Lega Nord di Umberto Bossi.

Scusate l’incompletezza, ma il tempo stringe e il quadro generale sembra comunque un po’ più chiaro, adesso.
Io, per campare, lavoro e se pure faccio politica nel mio piccolo a tempo quasi pieno, non godo dei privilegi della politica stessa e non ci guadagno nulla dalla politica (se non tanti nemici e tanti problemi), e quindi mi scuserete gli eventuali errori e le dimenticanze che posso aver avuto nella esposizione.

Dunque, chi resta fuori da questa nomenklatura figlia, sorella e madre del passato?

I nomi di questi altri attori, prendono tutti origine dall’inizio di quella che viene definità come II repubblica, personaggi che hanno dato e danno il massimo sforzo per creare un futuro diverso e meno schiavo della partitocrazia, più libero e completamente sganciato dalla logica partitocratica che ha prodotto la caduta della I repubblica.
Questi nomi, a causa della loro opera politica, del cambiamento e del vento riformatore che hanno incarnato, sono continuamente osteggiati, contrastati e violentemente combatutti dagli attori della conservazione, dai fautori della politica del no a tutti i costi, da tutti coloro i quali vorrebbero continuare a gestire il potere pubblico senza renderne conto al popolo sovrano, ignorando il consenso popolare, mischiando le carte in un teatrino indecente, cambiando continuamente governi al fine di non cambiare mai nulla, dimentichi di essere stati essi stessi i protagonisti di tutto quel che la gente comune vuol cancellare, vuol dimenticare, vuole annientare.

Ed infatti, è il consenso popolare che manca agli attori sopra indicati ed è sempre il consenso popolare che cresce verso gli attori di questa altra categoria politica, altra e diversa in tutti i sensi, fedele alle promesse elettorali, ligia nel realizzare il programma di governo, capace di trasformare la volontà popolare del cambiamento in continue riforme realmente realizzate.
Tutte qualità, queste, assolutamente irrintracciabili in quei nomi che campeggiano nelle prime righe di questo post, che hanno governato senza risolvere mai un problema del paese e senza firmare e realizzare mai una delle riforme che hanno sbandierato, una delle idee che hanno sostenuto, e che continuano dissennatamente a tentare di impedire la continuità e la stabilità dei governi che dimostrano con la loro sola esistenza, il fallimento umano e politico di intere generazioni di “politici e di governanti” esprimibili solo fra virgolette, appunto, poichè questo paese, prima dell’avvento della Lega Nord di Umberto Bossi e dell’avventura politica di Silvio Berlusconi, non è mai stato veramente e solamente governato dal potere costituzionale dello stato, ma semmai saccheggiato e dissanguato, impoverito e castrato da poteri pubblici occupati ed infiltrati dalle pieghe del politichese, del teatrino depistatore, della partitocrazia e del correntismo, il tutto condito da altisonanti richiami ad una costituzione irrealizzata nella realtà e spesso depistata dai suoi valori ideali.
partitocratiche e quelle parlamentarizzazioni utili solo a chi sta bene così come sta e gode di un benessere che non merita e cnon vuol condividere.
Ecco l’altra parte del cielo signori e signore, ecco i salvatori della patria, ecco coloro i quali stanno impegnando ogni energia e tutta la loro vita al fine di rendere diretto il governo del popolo, senza quelle paludi del centralismo che ha ucciso il futuro del popolo, sia pure in nome del popolo.

Umberto Bossi leader della Lega Nord e ministro per il Federalismo:
fondatore del movimento politico Lega Nord;
nel 1992 crea l’allleanza con Silvio Berlusconi denominata Polo delle Libertà, che con Alleanza Nazionale vincerà le elezioni e avvierà la serie dei governi a guida Berlusconi, secondo lo slogan del “buon governo”.
Umberto Bossi e la Lega Nord saranno fautori, firmatari e ispiratori della gran parte delle riforme dello stato e dell’ordinamento realizzate durante tutti i governi Berlusconi, contribuendo a creare una immagine di fedeltà politica e di garanzia della volontà popolare mai espressa prima nel paese, avviando una storica inversione di tendenza in termini di garanzia della legalità in politica e della sicurezza dei cittadini e della tutela del territorio, anche attraverso quello che viene definito come la realizzazione del Federalismo Fiscale, una vera e propria rivoluzione nel sistema-stato che punta a impedire gli sprechi delle risorse pubbliche e al loro effettivo indirizzamento alla fornitura di qualità dei servizi essenziali per i cittadini;
la forza della Lega Nord risiede tutta nella indiscussa leadreship bossiana, nel continuo ricambio generazionale assicurato da amministratori locali validi ed efficaci, dalla convinta e ferma volontà che cambiare in meglio questo apese si può, anzi si deve. Ed ogni atto politico della Lega Nord punta costantemente a garantire quella continuità e quella stabilità di governo sinora sconosciute;
Umberto Bossi e la sua Lega Nord, rappresenta un punto di svolta epocale nella gestione della cosa pubblica, esemplare identificazione di capacità realizzativa, di innovazione e di tutela dei cittadini;
la Lega trova sempre maggiori consensi popolari e sempre maggiori dissensi nei politici figli della I repubblica, a riprova dello slogan “la Lega della gente” e non certamente la Lega dei partiti.
Senza della Lega Nord di Umberto Bossi, questo paese non avrebbe trovato mai la strada che conduce ad un futuro di efficacia ed efficenza del sistema stato, eccessivamente centralizzato e nel quale si annidavano da sempre poteri forti, molto più forti dello stato stesso.
Umberto Bossi ha scritto le pagine della storia di questo paese dell’ultimo ventennio, garantendo quel cambiamento e quella libertà, che decenni di partitocrazia, hanno sempre negato ai cittadini.

Silvio Berlusconi, attuale premier italiano:
che dire.
Tutti sanno tutto di Silvio Berlusconi.
E’ il fautore ed il realizzatore del cambiamento di un paese a democrazia bloccata in un paese liberale e democratico basato sull’alternanza di governo, nella stabilità e della continuità governativa.

Per contrastare questa sua capacità, è nato addiritura un metodo politico unico: l’anti-berlusconismo, cui si dedicano tutti coloro i quali vorrebbero avere il suo stesso potere, ma che si dimostrano invece incapaci di essergli anche semplicemente fedeli, se si eccettua il suo più leale alleato, Umberto Bossi.

E’ sul patto di ferro fra Bossi e Berlusconi che si è garantito quel cambiamento che sembrava impossibile in questo paese.
E’ sul patto di ferro fra Bossi e Berlusconi che si fonda il riformismo e l’adeguamento dello stato reale allo stato di fatto, alla società, ai sistemi produttivi.
E’ sul patto di ferro Bossi Berlusconi che si incentra il contrasto di chi vorrebbe tornare indietro, ad una condizione di carrierismo politico sfrenato ed irresponsabile, lontano dalla realizzazione dei programmi di governo, ma schiavo di quei poteri forti che dalle segreterie dei partiti, dai capi corrente, dai CDA di certe SpA, gestivano effettivamente il potere pubblico, a discapito e contro l’interesse dei cittadini.
Ed è su questo patto di ferro che i libri di storia scriveranno che questo paese è cambiato, proprio quando sembrava perduto.
Nonostante i violenti, i rabbiosi e gli invidiosi avversi.

E così, solo dicendo la verità, mi son fatto un’altra serie di nemici potenti.
Tanti nemici, tanto onore.
Bene, potrò consolarmi con il mio onore?

La prima cosa che tenta il potere quando è moribondo, è spezzare le gambe di quegli uomini che contribuiscono a portare sulle spalle idee innovative fatte di amore per sè stessi, per la propria famiglia, per il proprio territorio, per la propria comunità.

Solo così è possibile a chi ostacola il futuro, restare in piedi e potente.

Ma il futuro bussa alla porta di noi tutti.

Anzi, il futuro è già arrivato ed in questo umile post, ne ho descritto incarnazioni e forze, poteri che si confrontano e prepoteri duri a morire.

Ma nn sarò certo mai io quello che per veder cadere una idea o uno stile di vita diverso e/o avverso al mio, punterà a spezzare le gambe altrui, per quanto meritevoli di questo ed altro.

Signori e signore, questa non è l’epica di Sparta e dei suoi 300, ma nn per questo non è una epoca che non possa essere vissuta a viso aperto e petto esposto.

Non abbiate paura, è con la paura che ci hanno fottuto il futuro che avremmo desiderato per i nostri figli.

Non abbiate paura, sinchè ci saranno uomini come quelli che ho indicato, la speranza in questo paese non è morta.

Non abbiate paura, vivete da persone libere.