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Riforme strutturali e Liberalizzazioni: vademecum

mercoledì, 30 novembre 2011

Liberalizzazione della Informazione

L’informazione in Italia è controllata, limitata, filtrata, deviata, governata, ma mai è libera informazione, come si evince dalle classifiche mondiali in tema della libertà di informazione, che vedono l’Italia a pari merito con “pseudo democrazie-vere dittature” del terzo e quarto mondo.

Urge una riforma che liberi la strozzatura all’accesso alle persone autorizzate a fare informazione (già, purtroppo in Italia occorre essere iscritti ed autorizzati per fare informazione, attività invece negata a tutti i cittadini ed addirittura punita dalla legge).

A questo proposito, nulla vale di più della esemplificazione che fece il presidente Giovanni Spadolini nel suo libro “Come si diventa giornalista”:

“Parliamoci chiaro, le nostre leggi sull’ordinamento della professione giornalistica per tanti aspetti si collegano alla struttura del fascismo a cominciare dalla figura del direttore responsabile (io l’ho ricoperta per quasi vent’anni) che non esiste in nessun’altra legislazione del mondo. Una figura derivata da un ordinamento in cui il direttore responsabile era nominato da un partito politico autoritario e onnipotente, in contrapposizione all’editore e mantenuto con privilegi economici, ma senza il controllo politico della testata”.
Giovanni Spadolini. Citazione tratta dal libro “Come si diventa giornalista” – Piero Morganti – Ed.Einaudi.

Mentre l’articolo 21 della Costituzione Italiana (libretto pieno di belle dichiarazioni, quasi tutte rimaste irrealizzate in toto o i parte nella realtà del paese) così recita nel suo primo comma:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Beh, vi posso garantire che se stampate e distribuite un giornale che trasmetta il vostro pensiero senza prima essere passati per le forche caudine dell’obbligatorio direttore iscritto all’albo dei giornalisti, avrete violato la legge ordinaria, benché tale comportamento, sia previsto, tutelato e garantito dalla costituzione come una delle libertà fondamentali dei cittadini italiani.

Riforma della Giustizia

Va sottolineato come, nell’attuale regime, anche per assassini pluripregiudicati, mafiosi e soggetti socialmente pericolosi è previsto il recupero e non la mera punizione nell’ambito carcerario.

Tale indirizzo ha appena iniziato a mutare, come nel caso dell’applicazione del carcere duro per i soggetti mafiosi.

Ma non basta e siamo appena all’inizio di un processo evolutivo che deve intendere la carcerazione come una punizione da scontare duramente (con una gradualità direttamente proporzionale al reato commesso, alla sua pericolosità ed al rischio di recidiva) e non un processo di recupero di tutti e tutto, senza distinzione e selezione fra un padre di famiglia che ruba per sfamare la propria famiglia ed un sistema politico e burocratico ampiamente corrotto, sistema alla base del fallimento socio-economico-finanziario italiano in atto.

Vi è infatti da evidenziare il livello elevato di pericolosità sociale che assumono i delitti di corruzione, concussione, abuso d’ufficio, come pure
lo stesso dicasi per la troppo tollerata evasione fiscale, eretta a simbolo di un sistema statuale gravemente malato e concausa primaria della erezione di un debito pubblico ormai divenuto impagabile e non rifinanziabile nei modi ordinari della emissione di titoli di stato.

Va assunto quindi che, piuttosto che procedere a “scarcerazioni obbligate” a causa della insufficienza del sistema carcerario italiano (ma non esistono celle carcerarie sufficienti per un sistema illegale, corrotto e mafioso come è quello italiano), piuttosto che procedere con amnistie o altri metodi scellerati al ricollocamento nella società di soggetti socialmente pericolosi, andrebbe invece maturata una sensata riforma delle pene che preveda:

la pena di morte per il reato di associazione mafiosa, l’ergastolo da scontare in regime di carcere duro per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, la decuplicazione delle pene relative all’abuso di potere pubblico come la corruzione, la concussione e l’abuso di ufficio, anche in questo caso, senza sconti e da scontare in un regime di carcere duro.

Va inoltre previsto uno sbarramento eterno di accesso alle funzioni pubbliche per chi si sia macchiato di violazioni ed abusi proprio del potere pubblico e delle sue funzioni, o di altre gravi violazioni di legge, con perdita del diritto al posto di lavoro, dello stipendio ed alla pensione.

Urge inoltre snellire il sistema procedurale che intasa volontariamente i tribunali e garantisce vie d’uscita alternative ai soliti furbi che si vedono impuniti ed impunibili grazie a mille subdoli meccanismi tecno-burocratici che sembrano essere stati messi lì apposta, proprio per creare una “uscita di emergenza selettiva” dalle potenziali punizioni giudiziarie per gli associati alle caste e alle corporazioni del vero potere italiano.

La Questione Meridionale, la Questione Settentrionale e le Organizzazioni Mafiose Meridionali

Professor Mariano D’Antonio, ordinario di Economia dell’Università Federico II di Napoli ed assessore al Bilancio della giunta napoletana Bassolino tra il 2008 e il 2010:

“…. Le Regioni, da Roma in giù, sono un cancro. Quando va bene sono orientate alla gestione del consenso, quando va male alla gestione del malaffare ….”.

Renato Brunetta ministro della Pubblica Amministrazione:

la “….. conurbazione Napoli-Caserta è un cancro sociale e culturale. Un cancro etico, dove lo Stato non c’é, non c’é la politica, non c’é la società”.

Dalla pagina facebook di Ferdinando Imposimato, giudice, avvocato, e politico italiano, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, con decenni di esperienza in lotta alle mafie ed al terrorismo:

“La corruzione non fa notizia! Il debito pubblico e’ cresciuto enormemente per alimentare la corruzione e finanziare la criminalità organizzata, che si e’ aggiudicata il 90 per cento degli appalti di grandi opere pubbliche.”

Dati resi pubblici nel 2008 che analizzano le “attività economiche” delle organizzazioni mafiose meridionali:

fatturato complessivo di 130 miliardi di euro;
utile che sfiora i 70 miliardi;
il solo ramo commerciale mafioso che incide direttamente sul mondo delle imprese italiane (quelle che sono restate e non hanno nel frattempo delocalizzato i loro siti produttivi) ha superato i 92 miliardi di euro, rappresentando il 6% del PIL (dal 2008 ad oggi il PIL italiano è vertiginosamente caduto, il dato andrebbe aggiornato);
dalle tasche dei commercianti e delle imprese italiane passano nelle nelle mani dei mafiosi:
160 mila euro al minuto
10 milioni di euro ogni ora
250 milioni di euro al giorno;
l’usura mafiosa colpisce 180.000 commercianti;

L’isola napoletana:

nel napoletano si contano 1.300 forni abusivi (nel solo comune di Afragola vi sono 17 panifici legali e 100 illegali) dove si usa qualsiasi tipo di combustibile, 2.500 panifici illegali, il prezzo si aggira su 2.00/2.50 euro al chilo, a fronte di 1.80/2.00 euro di quello legale;

nella sola provincia di napoli si contano ben 100 cosche mafiose camorristiche, di cui ben 50 presenti nella sola città di Napoli;

nella città di Napoli si calcola che ben 7 abitazioni su 10 siano abusive;

la sola emergenza della monnezza napoletana ha procurato danni impagabili in termini di immagine e di credibilità del paese e della sua classe dirigente di voler e poter risolvere i problemi italiani e napoletani, oltre che ad aver contribuito a danneggiare il marchio commerciale “made in Italy”.

A tener conto solo di questi pochi dati, si ritiene impensabile alcun finanziamento per lo sviluppo del meridione italiano, visto che esso, potrebbe certamente finire nelle mani delle organizzazioni mafiose e non a beneficio delle aziende e delle famiglie meridionali.

Inoltre, nel lunghissimo elenco delle liberalizzazioni e delle riforme che urgono al paese, vanno elencate anche:

trasporto privato con concessione pubblica;

sicurezza e vigilanza privata con licenza pubblica;

liberalizzazione delle professioni e degli ordini professionali.

Solo per iniziare.

Ma il nodo centrale da sciogliere è e resta quello della eliminazione delle organizzazioni mafiose e della loro eviscerazione totale ed immediata dal tessuto socio-politico-economico del paese.

Senza soluzioni decise e determinate nella soppressione delle mafie e nella risoluzione della questione meridionale (elementi assolutamente correlati), nessun governo otterrà quella fiducia e quella credibilità necessarie a salvare il paese.

Percorrendo altre strade, dissimili da quelle su elencate, si costruirà una corsia preferenziale per le mafie e per la politica e la burocrazia corrotta.

Percorrendo altre strade, fuggiranno ancora precipitosamente all’estero, quelle pochissime energie, umane ed imprenditoriali vitali e capaci di risolvere problemi e non di favorirli.

da questo momento in poi ci si schiera:

o con le mafie ed il sistema delle corruzioni e delle illegalità, ovvero dalla parte di famiglie ed aziende.

Non vi è alternativa.

Non vi è mai stata.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Governo Popolare e l’Opposizione Populista

martedì, 5 aprile 2011

Per la prima volta dalla nascita della repubblica democratica italiana, esiste e governa un esecutivo capace di garantire continuità e stabilità governativa.

Tale novità, ha piacevolmente sorpreso più di un gabinetto politico, di un cancellierato, di una presidenza, sia in Europa che negli altri paesi occidentali.

Per la prima volta, gli accordi presi con un ministro e con un premier italiano, vedono i medesimi attori prendersi cura della realizzazione degli stessi accordi.

Questo fa dell’esecutivo in atto, un governo in cui si ripone molta fiducia e speranza per la modernizzazione del paese come per l’interruzione del ciclo dell’immobilismo politico, garantito da una costituzione che penalizza eccessivamente il ruolo del potere esecutivo, ed in particolar modo la figura del suo presidente, cui nessun potere è concesso, nemmeno quello naturale e dovuto di governare il paese.

Di contro, altri poteri, come quello giudiziario, straripano in autonomia, poteri e garanzie, sino al punto in cui resta impossibile riformare la giustizia attraverso la normale azione politica, vista erroneamente come un attacco ed una prevaricazione alla esclusiva facoltà di autogoverno della magistratura.

Autorevoli osservatori esteri indicano nella incapacità del sistema democratico italiano di garantire una giustizia autentica con riti processuali brevi e con tempi certi nella emissione di una sentenza definitiva, il tallone d’achille del sistema degli investimenti imprenditoriali, economici e finanziari di operatori esteri in Italia, spaventati a morte dalla impossibilità di risolvere in tempi ragionevoli ogni eventuale lite giudiziaria possa insorgere con clienti, fornitori, dipendenti ed enti pubblici e società private che erogano servizi indispensabili per l’attività aziendale.

Nel campo riformatore, questo governo e la maggioranza che lo sostiene, si è grandemente distinto, portando a termine ed avendo ancora in itinere, importanti riforme del sistema-paese, assolutamente necessarie al suo rilancio, alla sua riabilitazione interna ed esterna.

La riforma in senso federalista è quella che offre maggiori garanzie di responsabilizzazione della classe politica, come la riforma della giustizia tenta di riequilibrare storture ormai ataviche di un sistema nel quale, il governo ed il controllo del potere giudiziario, risponde solo ed esclusivamente al potere … giudiziario.

I contrasti, inutile nasconderlo, sono potenti, come potenti sono le poste in gioco.

Il continuo ed arrembante attacco a questo governo ed a questa maggioranza, dimostra come tali riforme cambino veramente il paese, offrendo nuove opportunità di sviluppo sia nel settore privato, sia in quello pubblico, entrambi affetti da una patologia che potremmo definire “da denaro pubblico dipendente”.

Sprechi di enormi flussi finanziari ed economici nel passato anche recente, hanno evidenziato tutti i limiti di un sistema squilibrato che ha prodotto una inefficienza dei servizi pubblici paralizzata e penalizzata da una iper-burocrazia centralista e oscura, riproducente un parassitismo ed un fannullonismo generalizzato nel quale diviene quasi impossibile comprendere quali meccanismi impediscano una completa efficienza e trasparenza dell’apparato pubblico e di quello privato che vive di investimenti, appalti e convenzioni pubbliche.

Uno stato degradato nella sua efficacia risponde talvolta con difficoltà ed eccessiva lentezza alle esigenze fondamentali dei suoi cittadini con casi di estremo disagio in cui, ottenere servizi di “prima necessità democratica” come una adeguata cura della salute pubblica ed il ricorso al giudizio terzo della magistratura per dirimere le liti, può assumere la forma di spaventosi incubi dai quali uscirne indenni nel corpo e nella mente, potrebbe dimostrarsi opera davvero difficile da realizzare.

Uno stato privato del suo potere esecutivo, resta imprigionato in un primato della politica troppo debole, facilmente aggredibile da agenti patogeni esterni come le organizzazioni mafiose e limitato da uno squilibrio dei poteri interni dello stato che in alcuni casi, prevalicano, prevaricano ed ostacolano l’azione politica dell’esecutivo, rendendo sterile l’esecuzione di un primato che è scritto solo nella carta e favorendo ingiustamente le scorrettezze politiche delle ambizioni sfrenate del megalomane di turno.

Così, le defezioni di membri della maggioranza che conservano arbitrariamente cariche istituzionali non più supportate dalla maggioranza parlamentare che le ha espresse, conservano un potere di “contrasto politico” notevolmente superiore a quello espresso dal popolo sovrano nelle urne elettorali, aggiungendo alla condizione già degradata nella “tempestiva esecutività dei provvedimenti governativi”, un ulteriore elemento di instabilità di cui nessuno nel paese sentiva l’esigenza.

Ma il governo e la sua maggioranza, benché costantemente bersagliati da squilibri del sistema ed abusi politici, continuano nella opera di guida riformista del paese in senso liberale e federalista, dovendo comunque farsi carico di ricercare periodicamente nuove maggioranze parlamentari cui supplire alle defezioni ed ai tradimenti.

Il dovere di governare il paese supera così ogni imprevisto ed ogni contrasto, offrendo risposte al sistema paese che il sistema stato sembra invece voler ritardare e contrastare.

E’ questo forse, il primo vero governo del paese capace di bypassare l’empasse politico-istituzionale, lo squilibrio dei poteri, i tradimenti politici e le forze opposte al riformismo al fine di avvicinare il sistema stato al sistema paese, per offrire ai cittadini una dignitosa corrispondenza fra il contributo fiscale versato necessario alla sopravvivenza dell’apparato statale e burocratico stesso, e la qualità certa e tempestiva che lo stesso apparato statale e locale deve offrire e garantire al popolo sovrano nella offerta dei servizi.

Tale condizione ha fatto indicare questa maggioranza di governo come “populista”, identificando erroneamente una corrente di pensiero ideologica con la naturale corrispondenza dovuta e necessaria che deve esserci fra amministrati ed amministratori, fra governati e governatori, fra cittadini e stato, fra contribuenti e apparato burocratico e statale.

Questo governo e la maggioranza politica che lo sostiene è in effetti un governo popolare e non populista, poiché dal popolo origina la sua forza ed al popolo restituisce i risultati di tale forza applicata alle resistenze, queste sì populiste, poiché pur dichiarandosi falsamente “popolari e riformiste”, tali resistenze non ottengono dal popolo quella gratificazione popolare assolutamente necessaria per fare di una democrazia, una democrazia compiuta, perfetta ed ancor più perfettibile, ma sempre compatibile con il popolo, con le famiglie e le aziende, con i lavoratori e gli imprenditori.

E scusate se è poco ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X