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La politica, fra giustizia e governo

domenica, 25 luglio 2010

Empasse nel governo italiano.

La rivolta dei traditori finiani nella alleanza partitica della PDL crea sempre maggiori disagi nel governo del paese.

Inizialmente indirizzate unicamente contro l’alleato leghista, le invettive e le aspre critiche degli ex alleantini confluiti nella pdl, sono recentemente indirizzate sui temi della questione morale e della giustizia.

Tali temi in Italia sono definibili come scottanti.

I sempre più numerosi scandali giudiziari che vedono coinvolti esponenti del governo nazionale e regionale aprono la strada a forti critiche interne alla pdl da parte dei finiani.

La notizia della riapertura delle indagini sulla stagione della strategia stragista della mafia sembra riportare alla luce gravi errori e depistaggi che avrebbero turbato le precedenti indagini, e aprono dubbi atroci sulla eventualità che vi sia stata una “trattativa” fra la mafia e lo stato italiano in quei tempi.

Queste notizie surriscaldano il clima politico più di quanto non faccia il surriscaldamento solare estivo, mettendo in panne la macchina esecutiva del governo, che subisce sempre più i veti incrociati dei politici finiani, ogni giorno più critici sugli episodi che vedono coinvolti esponenti della pdl in polemiche giudiziarie.

I temi della legalità tornano quindi al centro della discussione politica, mettendo in crisi la tenuta della maggioranza di governo e conseguentemente l’azione dell’esecutivo, proprio in un momento in cui, la prospettiva di un triennio senza competizioni elettorali, consentirebbe invece di procedere con relativa tranquillità nella realizzazione del programma di governo approvato dagli elettori e confermato nelle ultime tornate elettorali regionali e locali.

Qualche commentatore politico ha infatti visto in queste “beghe interne di partito” un movente avverso alla realizzazione delle riforme contenute nel programma, prime fra tutte, la inevitabile riforma fiscale contenuta nella riforma del federalismo fiscale, battaglia politica targara Lega Nord.

Altra questione fortemente contesa è rappresentata dal varo del decreto sulle intercettazioni, normativa che molti giudicano eccedente la giusta tutela della privacy dei cittadini ed eccessivamente garantista di una eccessiva tutela della casta politica, sempre più coinvolta in scandali su questioni morali e giudiziarie.

Il quadro, pur nella sua semplice evidenza, non offre garanzie sulla tenuta della maggioranza di governo, che vede capeggiare la rivolta dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, cui più d’uno vorrebbe affidare un incarico ministeriale all’interno dell’esecutivo al fine di responsabilizzare maggiormente nella realizzazione del programma.

Il sistema politico italiano denuncia ancora gravi deficenze di tenuta della maggioranza di governo, causa primaria della ingovernabilità e della discontinuità dei governi sinora espressi.

La partitocrazia ed il correntismo tentano ancora di invadere il campo del riformismo e del buongoverno, causando con una manciata di parlamentari, la paralisi della macchina stato e del suo esecutivo.

Il passaggio fra vecchio e nuovo sistema è visibile anche in altri settori del paese, come quello industriale, laddove le sigle sindacali che si richiamano ad ideologie sconfitte dalla storia, puntano ancora a creare i presupposti per una contrapposizione pericolosa fra lavoratori e datori di lavoro, come nel caso dello stabilimento Fiat di pomigliano D’Arco, laddove il sindacato comunista della FIOM CGIL, sembra fare di tutto per ottenere la chiusura dell’impianto industriale e la delocalizzazione dello stesso all’estero.

La notazione interessante è che appare siano proprio gli eredi della peggiore contrapposizione ideologica della prima repubblica (la destra dei finiani e la sinistra dei sindacati) i fautori dell’insuccesso di questa seconda repubblica.

Indipendentemente dalle battaglie politiche e sindacali che abbiano deciso di abbracciare, tali forze politiche e sindacali tentano costantemente di smarcarsi da una politica unitaria del governo del paese e del mondo del lavoro, assumendo posizioni fortemente critiche rispetto ad ogni unità d’intenti, rispetto a quella politica unitaria cui invece famiglie ed aziende italiane, imprenditori e lavoratori dipendenti, affidano unicamente le proprie speranze di sopravvivenza.

E questo, è definibile come un “gioco pericoloso”.

Continua l’ostracismo e la slealtà al governo e alle riforme

giovedì, 29 aprile 2010

Il governo cade in una imboscata alla camera dei deputati (ma guarda un po’ che combinazione, l’aula presieduta da Fini) su un emendamento collegato all’arbitrato in materia di lavoro.
Fini continua a sputare nel piatto del consenso che lo ha portato a sedere sulla terza poltrona istituzionale italiana, dichiarando che egli non è su quella poltrona per un cadeau (dal francese: regalo) di Berlusconi, ma grazie alla sua lunga storia politica.
Sta di fatto che senza i voti berlusconiani e leghisti, egli sarebbe certamente fuori dal giro delle poltrone istituzionali.
Continua inoltre in un fuoco di fila di dichairazioni e di apparizioni si video e carta stampata con l’intento evidente di demolire la maggioranza di governo per far contare di più i suoi pochissimi voti parlamentari.
Eppure, se veramente volesse evitare le elezioni e continuare in un fedele e leale rapporto con gli alleati di governo, egli dovrebbe evitare dichiarazioni che possano accendere gli animi, specie se lanciate dallo scranno della presidenza della camera dei deputati, evitando di conseguenza di trascinare la istituzione da egli presieduta in una bagarre veramente di bassa lega.
Evidentemente, egli non vuole placare le polemiche, evidentemente, il suo ruolo è quello del divaricatore e non del mediatore delle posizioni, in questo momento.
Egli ha acceso il fuoco della polemica, prima per interposta persona, la cui testa è appena caduta nel piatto del potere berlusconiano, poi addirittura, in prima persona, coinvolgendo la treza carica istituzionale in volgari conflitti personali.
E che dire delle motivazioni che lo hanno indotto a questo irrazionale comportamento?
Cambiano di settimana in settimana, facendo emergere la miseria politica nella quale naviga in questo momento.ù
Ed ora, invoca rispetto per la sua persona e per il suo profilo istuzionale.
Ma il rispetto, come pure il consenso in politica, bisogna meritarselo, e Gianfranco fini tutto ha dimostrato sinora, tranne di avere rispetto di se, del governo, delle isituzioni e delle esigenze del popolo sovrano.
Ora almeno, affronti con dignità il presente ed il futuro che si è disegnato e che si è costruito, senza livore, senza rancore, senza invidia e gelosia infantile, per quei movimenti politici che hanno dimostrato di avere un ruolo straordinariamente importante in queste ore così dense di preoccupazione per l’incerto futuro del paese.
Il silenzio della Lega e la grande dignità con la quale i leghisti stanno vivendo queste drammatiche ore, descrivono quell’aplomb anglosassone e quel grado di civiltà che altri rivendicano, ma che non sanno vestire.
Ma a tutto c’è un limite, e questa regola, vale per tutti:
anche e soprattutto per il presidente della camera dei deputati.
Non è una poltrona che fa un leader, e questa sporca storia, ne è la dimostrazione lampante.