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Sei TU che fai la DIFFERENZA

mercoledì, 18 settembre 2013
Sei tu che fai la differenza: e non solo nel ciclo dei rifiuti

Sei tu che fai la differenza: e non solo nel ciclo dei rifiuti

Ciao Gustavo, allora: come va?

Oh, bene, bene, grazie.

Trovato lavoro?

No, no, ho anche smesso di cercarlo da queste parti:
non sanno nemmeno cosa significhi lavorare.
Poi non pagano, pagano in ritardo, pagano male.
E tu? come va il tuo lavoro?

Beh, lo studio commerciale avanza a fatica, in una concorrenza ogni giorno più agguerrita.
Ho pensato di diversificare e di interessarmi del ciclo dei rifiuti: mi sembra un buon business.

Oh, certamente che è un buon business: è l’affare più interessante di questi tempi.

Per avere maggiori informazioni e chiedere quali iscrizioni e certificazioni occorressero per offrire i servizi legati ai rifiuti mi sono recato più volte in un ufficio pubblico, ma senza risultati: un giorno non c’era la persona interessata (burocrate), l’altro era impegnata, l’altro ancora era fuori …. alla fine mi sono stancato di aspettare e su consiglio (richiesto) di un vecchio amico, mi sono rivolto a persone a cui è difficile, se non impossibile, dire di no.
Mi hanno detto che mi daranno una mano.

Ma, hai capito in cosa ti stai cacciando?
Quella è gente che non scherza ed hanno bisogno solo della tua fedina penale pulita: alla prima occasione ti eliminano dal business se questo produce ricchezza, poiché tu hai chiesto un piacere a loro e non potrai dire di no in un secondo momento ad una loro richiesta in tal senso.

E cosa dovrei fare Gustavo, secondo te?
Sai come vanno queste cose: ci vuole il politico o il mafioso (quale sarebbe la differenza? -Nota del Blogger- ) a cui chiedere il piacere per avere un lavoro: lo sai come funziona qui.

Ecco, appunto: lo so come funziona qui.
Ed è per questo motivo che non trovo lavoro ed ho anche smesso di cercarne uno.
Sei tu che fai la differenza, in ogni scelta di vita quotidiana.
E non solo nel ciclo dei rifiuti.

Italia fallout. Unica soluzione: la Secessione del Nord

domenica, 10 luglio 2011

La questione della monnezza napoletana offre una possibilità irripetibile al secessionismo del nord:

chiedere alla magistratura ordinaria italiana, e se non eventualmente soddisfatti, rivolgendosi ai superiori livelli giudicanti europei ed internazionali per ottenere una sentenza che riconosca come dannoso ed incivile lo stile di vita napoletano, che risonosca quindi, l’assoluta incompatibilità fra lo stile di vita napoletano e quello civile del nord.

Ci fu un tempo lontano in cui, il meridione, esprimeva intelligenze straordinarie come quelle di Ettore Majorana o di Luigi Pirandello.

Ed è proprio ad una novella di Luigi Pirandello cui faccio riferimento:

La Patente.

Il nord, se vuol avviare un processo non rivoluzionario, non bellico, non violento di secessione dal sud o da parte di esso, deve ottenere la patente di territorio e di popolo oppresso e reso schiavo da quello stato unitario dal quale chiede l’indipendenza.

Questo è il solo ed unico modo di fare la secessione in Italia:

quello legale, quello tutelato e garantito dal diritto internazionale.

Bisogna portare in una aula di tribunale tutti quei comportamenti negativi che infrangono i fondamenti dello stato unitario, della sua integrità, della sua immagine comunitaria e sociale:

il concetto di mafiosità, la corruzione elevata a prassi quotidiana, l’illegalità diffusa e promossa.

Bisogna chiedere ed invocare giustizia nei confronti della schiavitù del nord al sud, nei confronti della espansione mafiosa dal sud al nord.

Bisogna fare di ogni singola oppressione subita dla nord, una battaglia civile, politica e giudiziaria.

Solo così si potrà ottenere libertà, benessere e sciurezza.

Solo così.

Ed in nessun altro modo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Monnezza Napoletana in cerca d’autore

giovedì, 7 luglio 2011

Scrissi questa lettera aperta a cavallo fra il 2007 ed il 2008, allorquando la monnezza napoletana cercava, ieri come oggi, di essere esportata a causa della assoluta incapacità napoletana di gestirla.
Penso sia il momento migliore per riproporla.
Buona lettura.

Cari napoletani:

tenetevi la vostra monnezza

Non vogliamo entrare nelle scelte della vostra vita quotidiana, non ci interessa opinare sui vostri stili di vita, non ci interessa nulla del vostro quotidiano, come non ci interessa ricevere la vostra monnezza:

tenetevela

Tenetevi tutti i vostri problemi, poiché essi non ci interessano.

Tenetevi anche Napolitano, Mastella, Pecoraro Scanio, Bassolino e Jervolino, tenetevi pure la vostra monnezza, tenetevi tutta la vostra camorra, tenetevi tutto questo, poiché esso appartiene a voi, alla vostra vita quotidiana, ma non appartiene a noi.

Non fate arrivare a Foggia nemmeno un grammo della vostra monnezza, poiché siamo costretti a sopportare già troppo da “certa napoletanità” contemporanea.

De Gennaro, non esporti la monnezza napoletana a Foggia, poiché dovrà mettere in conto una forte reazione, civile e civica, per carità, ma determinata e manifesta.

La monnezza, portatela nella casa di Napolitano, in quella di Mastella, a casa Pecoraro Scanio, al domicilio di Bassolino o nella residenza Jervolino.

Mandatela in Germania, nascondetela sotto terra, datela da mangiare ai vostri animali da allevamento, inquinateci i vostri fiumi, distruggetevi il vostro futuro, ficcatevela dove più ritenete opportuno infilarla ma, non esportatela a Foggia.

Per il vostro bene.

Per il nostro bene.

Gustavo Gesualdo,
alias,
il cittadino X
Messaggio-Manifesto ai “signori politici” foggiani:
non fate entrare la monnezza altrui a Foggia

De Magistris al telefono con Obama, Berlusconi e Napolitano

venerdì, 24 giugno 2011

Buongiorno Presidente, come va, la disturbo?

Sì, no, ecco, era solo per quella cena, sa, quell’invito a cena, qui a napoli …. ecco sì, no, … ecco, sì, appunto, ecco …

No, qui è tutto a posto, non c’è nessuna emergenza per la salute pubblica, no, no, solo voci messe in giro dai miei nemici politici.

Certo signor presidente, certo, appena la situazione rientra nella normalità … ma no, ma no, nessuna emergenza, per carità.

Come le dicevo:

qui a napoli è tutto normale, tutto come al solito….

Ecco sì, ho sentito che lascerete l’Afghanistan entro quest’anno, almeno con il grosso delle truppe.

Sì, sì, ha ragione, basta con le guerre, basta soldati, basta violenze.

Come?

Il presidente afgano le ha fatto un dono personale?

Ah, un Rolex?

Ecco, sì, certamente un bellissimo regalo, di valore.

Qui a napoli?

Ma come no, certamente, tutti hanno un Rolex al polso, tutti.

Ma no, ma no, sempre le solite dicerie dei maleinformati, no, no, ma per carità, non c’è nessun problema ad andare in giro per napoli con un Rolex al polso.

Certamente presidente, come Le ho già detto, qui a napoli tutti hanno un Rolex al polso.

Come? Delle imitazioni?

Ma no, ma no, macchè, niente patacche napoletane … ehm, scusi, come dicevo niente Rolex falsi, no, no, qui è tutto normale, tutto originale.

Ma certo, come no, saremo felici di ospitarLa nella nostra città partenopea, così piena di cultura e di storia, certo che sì.

Come? Dopodomani? Lei sarebbe disponibile per dopodomani?

E come no, felicissimi di riceverLa, come no, certamente.

No, ecco, solo che … pensavo alla atmosfera natalizia, al famoso presepe napoletano, al meraviglioso clima invernale qui a napoli, ecco, sì, sì, solo per questo, certo, certo …. ecco, appunto.

Poi in così poco tempo … come organizzare una visita così importante, così storica per la città di napoli?

Ecco, appunto, sì, per presentarLe napoli in tutta la sua bellezza, ecco, sì, no, cioè, .. appunto, appunto.

Ma come no, felicissimo di averLa risentita … come?

Ma certo, come no: per natale saremo prontissimi per riceverLa.

Tutta la città non aspetta che questo evento, sì certo, come no, sì, sì, come no, certo, appunto.

Ecco, appunto, la saluto signor Presidente, la saluto.

Sì omaggi alla sua signora, certo, vi aspettiamo, come no, a braccia aperte e con il cuore in mano!

ArrivederLa Presidente, arrivederLa.

Signor sindaco, il Premier la desidera al telefono.

Presidente, grazie per aver chiamato, la ringrazio, veramente, a nome di tutta la città di napoli.

Ecco, sì, appunto, no, no. non c’è fretta, no … ma quale stato di emergenza, ma no, ma no.

L’intervento dell’esercito? Ma no, ma no, non serve, assolutamente, semmai un po più in la, sì, sì, ecco, appunto.

Diciamo verso la prima settimana di dicembre?

Ecco sì, anche un po prima, ma non troppo.

Sì, sì, diciamo che in una settimana, al massimo dieci giorni, ripuliamo tutto per bene, ecco, appunto.

Come? Diecimila tonnellate di rifiuti a terra? Ma no, ma no, ma chi sparge queste notizie infondate e diffamanti, sono solo dicerie messe in giro dai miei nemici politici….

Certo signor presidente certo, la richiamo io, quando avremo bisogno, certo, ecco, sì, no, appunto … la saluto, ossequi alla …. eh no, ecco, appunto, dicevo, i miei ossequi alla compagine governativa, ecco, appunto.

Signor Sindaco, il Capo dello Stato la desidera al telefono.

Signor Presidente! Ma quale piacere, certo, certo, sì, no, appunto, no, no, non c’è fretta, l’intervento del governo serve più in la, certo, certo, come no, sì, no, appunto, ecco, appunto.

Sì diciamo in inverno, verso dicembre.

Ma no, ma no, nessuna emergenza, niente che non possiamo risolvere noi con le nostre forze in pochi giorni.

Ma quali roghi e roghi, questa è una favola come quella dei Rolex, una infamia, una bugia messa in giro dai miei nemici politici… certo, sì, no, appunto, ecco, appunto.

Certo, siamo un pochino in ritardo nella raccolta, ma non c’è niente di cui preoccuparsi:

qui a napoli è tutto a posto, tutto normale.

Venga pure a trovarci quando vuole, signor Presidente:

napoli l’aspetta a braccia aperte.

Sì, sì, meglio verso natale, così ci facciamo gli auguri.

Avevo pensato ad un dono della città in occasione della visita del capo dello stato, che ne so: cosa ne pensa di un Rolex?

No? Ma no, no, certo, come no, potrebbe sembrare di cattivo gusto, sì, certo.

Ma certo, un bel Rolex originale, ecco, appunto.

Sa, anche il presidente afgano ne ha regalato uno al presidente americano.

Dove lo ha comprato? No, non so, non saprei …

Ecco appunto, appunto: ci aggiorniamo.

La saluto, la saluto, ossequi alla signora, sì, no, certo, appunto.

Signor Sindaco, il presidente del comitato dei precari la desidera al telefono

Chi? E cosa vuole questo seccatore ancora?

Ma non lo vedi come sono impegnato?

Rispondi che sono impegnato, digli che sono al telefono con Obama, con Berlusconi, con Napolitano, digli quello che vuoi, ma che non rompa più le scatole, per carità.

E che cosa è … Ma per cosa mi hanno preso: per un ufficio di collocamento?

Mai che nessuno desse una mano in questa città, tutti a chiedere, tutti a pretendere:

mai che andassero volontariamente a raccogliere i rifiuti abbandonati per le strade ….

Qui abbiamo altre cose da fare noi, qui ci confrontiamo quotidianamente con la storia, con gli uomini che fanno la storia!

Altro che, sì, no, appunto …..

Azz, ma quanto è difficile fare il sindaco di napoli: è veramente stancante …..

Signorina? Sì, ecco, appunto: sono in pausa caffè, non ricevo più nessuno per oggi….

Monnezza Napoletana: il fallimento di Napoli – Naples FallOut

venerdì, 24 giugno 2011

Il governo della città di napoli, guidato dal napoletano De Magistris, si arrende dinanzi alla impossibilità acclarata di gestire anche solo la propria raccolta dei rifiuti solidi urbani, che a napoli come in tutto il mondo, è la Monnezza Napoletana.

Il sindaco De Magistris è già arrivato alla scelta rassegnata di chiedere al governo di dichiarare l’ennesimo “stato di emergenza”, per un problema che è emergenziale a napoli ogni giorno della vita quotidiana napoletana, da tempo immemorabile, ormai da sempre.

Con la dichiarazione dello stato di emergenza, i napoletani e le loro incapaci istituzioni, potranno ricorrere come hanno sempre fatto, all’azione del governo nazionale per la risoluzione della crisi oramai cronicizzata dei rifiuti abbandonati per strada.

Con lo stato di emergenza, tutti i cittadini italiani saranno chiamati per l’ennesima volta a pagare le spese della incapacità e della inciviltà napoletana, ormai stretta nell’angolo di una crisi dei rifiuti senza soluzione di continuità, cui solo lo stato mette rimedio provocando ogni volta che si dichiara lo stato di emrgenza per la monnezza napoletana, una innegabile
ingiustizia nei confronti di quelle popolazioni che invece gestiscono al meglio il loro ciclo dei rifiuti, ma che sono coercitivamente obbligate ad adempiere al posto delle amministrazioni napoletane ed a pagare il danno di una eterna emergenza che fa affluire enormi finanziamenti, risorse ed energie alla città di napoli, per garantire una straordinaria gestione dei propri rifiuti.

Fallisce sul nascere anche questo ennesimo sincadato napoletano, infranto su una questione che è di ordinaria amministrazione nel nord del paese, ma che assume caratteristiche assurde, grottesche e deformi, mostruose ed insensate, del tutto pazze e folli, nelle città del centro-sud italiano:

sono in crisi per l’emergenza rifiuti ormai città capoluogo ed intere province delle regioni del sud.

Persino la capitale, Roma, naviga a vista in una difficile gestione dei rifiuti solidi urbani, incapacità della giunta Alemanno che sfocia spesso e volentieri in manifestazioni di abbandono dei rifiuti per le strade, così come avviene a Napoli, Salerno, Caserta, Palermo, Foggia, Lamezia, Catania, Enna, Messina, Cosenza, Catanzaro, Roma, Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone.

Centinaia di comuni morosi ed insolventi, intere province ammorbate dai rifiuti, regioni e regioni che vengono commissariate o rischiano il commissariamento perchè ampiamente incapaci di gestire i propri rifiuti:

Campania, Sicilia, Calabria, Lazio, Puglia …

Una ecatombe della incapacità amministrativa della classe dirigente meridionale, ormai conclamatasi in emergenza continua, cronica e devastante, un mostruoso continuo ricatto alle regioni e alle popolazioni del nord che sono costrette a pagare ogni giorno prezzi altissimi per una classe dirigente politica e burocratica meridionale che è tutta da dimenticare, tutta da cestinare, tutta da rifiutare, tutta da conferire in una discarica o da smaltire in un termovalorizzatore, tutta, senza alcuna differenza di colore o di schieramento.

Uno scandalo allucinante, avallato e garantito dai napoletani comodamente seduti nelle poltrone del potere istituzionale, che premono perchè di queste continue crisi, di queste emergenze definitive, se ne faccia carico il governo nazionale con la dichiarazione dello stato di emergenza, facendo pagare al resto del paese l’incapacità napoletana, campana e meridionale di amministrare i propri territori e le proprie popolazioni.

Un abuso continuato ed aggravato dalla pervicace volontà delle popolazioni meridionali di non gestire i propri rifiuti, oscenamente offerti coercitivamente alla capacità delle regioni del nord di gestire in via ordinaria il normale ciclo dei rifiuti solidi urbani.

Fallisce napoli, fallisce la sua giunta comunale, fallisce il suo sindaco De Magistris che, invece di affrontare da subito e con la dovuta perizia la crisi della monnezza napoletana, sinora si è trastullato in idiozie empiriche del tipo:

– costruiamo un nuovo stadio sportivo per la grande città di napoli, che si merita di gettare altro danaro pubblico in un mega appalto che farà certamente gola alle 50 cosche camorristiche presenti nella città di napoli ed alle altrettante 50 cosche camorristiche che sono presenti nella sua provincia;

– invitiamo il presidente americano Obama a cena nelle prossime festività natalizie a napoli, per ricostruire e guarire l’immagine di una città fatta di napoletani che non sanno gestire napoletani.

Siamo alla fine dell’ennesima dimostrazione di incapacità relativa ed assoluta di gestire alcunchè a livello di pubblica amministrazione locale.

Qualcuno mi dirà allora come mai, sia possibile per napoletani amministrativamente incapaci di gestire la propria città, il proprio territorio, la propria popolazione e la propria monnezza, offrire la garanzia e la certificazione nel rappresentare addirittura l’intero stato di diritto o parte di esso nel governo della cosa pubblica, nel potere esecutivo, nel potere legislativo, nel potere giudiziario.

Qualcuno dovrà rispondere di come, intere generazioni di incapaci politicanti meridionali, abbiano pieno diritto di accesso alla guida o alla rappresentazione o alla funzione esecutiva dei poteri dello stato:

se non sanno gestire la loro immondizia, non si capisce da dove traggano le virtuose capacità di governo che i tempi moderni richiedono inderogabilmente.

Ovviamente senza generalizzare, ma puntando ben dritto il dito indice su una questione che sta divenendo ogni giorno più insopportabile, intollerabile, ingestibile, ingovernabile:

cosa ne facciamo di stuoli di politici, funzionari e burocrati, di intere classi dirigenti meridionali che non servono a nulla nella gestione del loro territorio e delle loro popolazioni, ma ambiscono arrogantemente al diritto di governare e rappresentare l’intero paese?

Cosa se ne fa il nord di questo sud?

Cosa se ne fa il nord di politici meridionali che abusano pedissequamente dell’eterno ricatto costituzionale della obbligatorietà di uno stato unitario ed indivisibile, al solo fine di porre in stato di schiavitù il popolo del nord, di ricattare la politica settentrionale, l’economia settentrionale, la finanza settentrionale, il lavoro settentrionale, l’imprenditoria settentrionale, il commercio settentrionale, l’artigianato settentrionale, l’industria settentrionale, il contributo fiscale settentrionale, il contributo previdenziale settentrionale?

Denuncio qui e pubblicamente uno stato di permanente ricatto estorsivo e di pressione indebita ed abusiva dei politici e dei burocrati meridionali nei confronti del nord del paese.

Un ricatto che si manifesta in mille forme orribili ed inguardabili, come dimostra la battaglia politica del sindaco di Roma Alemanno e del governatore della regione Lazio Polverini, volta ad impedire il trasferimento dei ministeri dallo sconquasso romano e laziale, alla tipica efficienza del nord del paese, allorquando le discariche comunali del Lazio sono chiuse ed i comuni laziali si dimostrano morosi, al punto di vedersi rifiutato l’accoglimento dei loro rifiuti solidi urbani nelle discariche ed al punto di vedersi commissariare per essere risultati inidonei ed incapaci nella mera gestione della propria monnezza, oltre che della tutela della salute dei laziali.

Io, cittadino qualunque, chiedo formalmente le dimissioni del sindaco di napoli De magistris, del sindaco di Roma Alemanno e del capo dello stato Napolitano, invitandoli a tornare a fare altrove quello che non stanno facendo per le cariche loro imputate, in particolare, invito il presidente della repubblica, il napoletano Giorgio Napolitano a dimettersi ed a impiegare tutta la sua esperienza politica nella risoluzione definitiva della emergenza della monnezza napoletana, dimostrando così il valore politico napoletano, tutta la dignità napoletana e tutta la capacità napoletana di gestire e governare i problemi e le crisi che sono prettamente napoletane e meridionali, e non unitarie (si spera) e nemmeno settentrionali.

Poiché una cosa è la solidarietà ed un’altra è approfittare della generosità e della bontà altrui.

Insomma, o la classe dirigente meridionale si dimostra capace di governare il meridione, ovvero abbiano almeno il decoro del silenzio e la dignità delle dimissioni, in un contesto storico che vede le popolazioni del nord rese schiave ed asservite in un regime di “apartheid” dal governo del paese unitario e nazionale, e chiamate invece a esclusivamente a supplire costantemente e continuamente alle acclarate mancanze della dirigenza meridionale, a pagarne i costi, i debiti ed i conti aperti:

non si va dall’oste a bere e mangiare, se non si hanno i danari per pagare.

Se questa dirigenza meridionale prende coscienza dello stato di emergenza che crea l’ingovernato meridione allo stato unitario e nazionale italiano, allora, forse, vi è ancora speranza.

Ma se non vi saranno segnali molto più che convicenti, allora dovremmo domandarci tutti perchè prolungare uno stato di fatto così indecente ed orribile, ricattatorio ed estorsivo.

Essere uniti in un sol popolo, non significa affatto che certa parte della popolazione debba vivere per sempre alle spalle di chi produce con sacrificio e con dolore la ricchezza di cui si fa un così cattivo uso ed abuso.

Essere uniti significa riconoscere diritti e osservare doveri, rispettare il prossimo e non pensare furbamente di fotterlo continuamente, storicamente.

Perchè, prima o poi, il prossimo si incazza, e sono dolori.

Poiché essere buoni, non significa essere fessi.

Poiché essere furbi, non significa essere intelligenti.

Ed ora, andate dall’oste che governa la storia e domandategli se è ancora disposto a offrire quel credito, di cui sinora avete ampiamente abusato.

Temo però, che dovrete firmare una tal pila di cambiali, da infliggere dolorosi crampi a quelle mani che dovranno sugellare così tante obbligazioni, così tante promesse di pagamento.

E stavolta, non scherzate, non fate i furbi:

quelle cambiali, vanno pagate.

Una per una, alla scadenza sottoscritta.

Fine della lezione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La strategia energetica in un paese che non è unito

mercoledì, 23 febbraio 2011

La Libia, grande fornitore di petrolio e di gas per l’Italia, ha fermato la produzione di petrolio e condizionato la scelta di fermare l’afflusso di gas verso l’Italia.

Per il metano non vi sono grandi problemi per le aziende e le famiglie italiane, poiché l’afflusso del gas è garantito sia dall’Algeria (almeno sino a quando anche questo stato arabo islamico non entrerà in crisi irreversibile) che dalla Russia.

Inoltre, l’inverno è agli sgoccioli, e la richiesta di gas per riscaldamento diminuirà nel prossimo futuro.

Resta il problema del petrolio, dal quale il nostro paese è completamente dipendente.

In questi anni di crisi generalizzata, si riscontra quanta idiozia vi fu nella scelta ideologica italiana di dire NO alla energia estratta da fonte nucleare.

L’Italia non possiede risorse energetiche di alcun tipo, se si fa eccezione per un eolico che non sorregge certamente la richiesta di energia per uso domestico, figurarsi quella per uso industriale.

Questa dipendenza da paesi esteri, mostra tutti i suoi limiti in questi tempi di crisi travolgente, crisi finanziaria, crisi economica, crisi energetica, crisi ambientale, crisi sociale, crisi internazionale.

L’importazione di elettricità prodotta da centrali nucleari francesi (collocate ai confini dell’Italia del nord, peraltro), sopperisce alla fame energetica italiana, certo, ma crea una dipendenza senza soluzione di continuità ed un deficit economico importante.

Le nostre aziende infatti, non riescono a competere con quelle straniere nella fornitura di merci e di servizi anche per l’alto costo della energia elettrica in Italia.

Scoprono così, gli intelligentissimi strateghi italiani avversi alla fonte nucleare per la produzione di energia, l’elevato rischio di crash che ha il nostro paese nel settore energetico.

Crash, sì, inteso come sopravvenuta quanto prevedibile impossibilità di far fronte alla domanda interna di energia, in caso di crisi esterne che ne compromettono l’approvvigionamento.

Una avvisaglia ne fu invero, la crisi che intervenne fra Russia e Ucraina, nella distribuzione del gas in Europa, gas che veniva sottratto dall’Ucraina senza corrispettivo di pagamento alcuno.

Ma anche allora, gli animi antagonisti alla fonte di energia nucleare fecero finta di non ascoltare e di non vedere quel che accadeva, a causa dei prosciutti ideologici che ricoprono le loro orbite oculari.

Ma il mondo non cambia direzione per questi pregiudizi ideologici e la mancanza di energia produce in italia un deficit impossibile da pagare e da sostenere, sia per le famiglie che per le aziende italiane.

Soprattutto dal sud dell’Italia provengono NO al nucleare che hanno il sapore di slogan politici da riscuotere in campagna elettorale, mentre il nord, continua a pagare per tutto il paese, la vicinanza delle centrali nucleari al confine con la Francia.

Bene, stacchiamo la spina allora, a quelle regioni che vogliono continuare a consumare energia elettrica senza pagarne le relative conseguenze e rischi.

E’ un po’ quello che avviene per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani:
nel sud non si costruiscono termovalorizzatori, a causa delle proteste (ingiustificate) di coloro i quali dichiarano che le emissioni di un termovalorizzatore sono dannose per la salute (assolutamente non vero), laddove si continua a produrre enormi quantità di rifiuti solidi urbani che non vengono differenziati, non vengono bruciati nei termovalorizzatori (un business che produce ricchezza ed energia) e non vengono raccolti, creando l’ennesima crisi della monnezza che deve risolvere il solito nord, sia in termini di costi finanziari che di costi economici, ultimo non ultimo, il disastro che tale degrado produce sul marchio del made in Italy l’immagine di queste immense quantità di rifiuti (spesso anche tossico-nocivi) rilasciate ma non prelevate per le strade o che vengono abbandonate in discariche abusive, limitrofe alla produzione di prodotti agricoli che porteranno discredito ad un non guadagnato marchio made in Italy.

Ma tutto questo, alla classe dirigente del sud non interessa, troppo intrapresa in lotte di potere fini a se stesse e nella spartizione di quella ricchezza nazionale che essi consumano in modo iniquo e sprecone.

Non è infatti una classe dirigente del sud che sta massacrando le mafie nel sud, come non è una classe dirigente del sud che sta contribuendo al grande sforzo che, una parte del paese (il nord) ha avviato per salvare il salvabile.

Ma evidentemente, c’è chi non vuole essere salvato.

E, conseguentemente, io non vedo perché lo si debba salvare, anche contro il suo stesso volere.

Una parte del paese vive sprecando enormi ricchezze che vengono prodotte altrove, vive costruendo ricchezze nella illegalità più dominante e diffusa possibile, vive nella certezza che un paese unitario “deve” loro quel che lor necessita per sopravvivere.

Quella stessa parte del paese si mette continuamente di traverso alle riforme in senso federalista, perché vuol continuare a mungere all’infinito dalla vacca del nord un latte che dimostra nei fatti di non meritare.

Ora, esiste una unica possibilità di uscita da questa condizione assurda e paradossale, oltre alla divisione del paese:

che le popolazioni del sud mandino segnali chiari ed inequivocabili, e che dicano con voce alta e ferma che gli interessi portati avanti dalle loro classi dirigenti politiche non coincidono con la volontà popolare.

Segni chiari ed inequivocabili.

A partire da un SI convinto e deciso a favore dell’energia da fonte nucleare ed a favore di un federalismo che mette ognuno di fronte alle proprie responsabilità, impedendo sprechi e ladrocini non più sostenibili.

A partire da un NO convinto nei confronti di quei rappresentanti politici meridionali che hanno ormai ampiamente dimostrato di non saper rappresentare le anche giuste istanze di una popolazione ormai disperata ed orientata a dare ogni colpa e responsabilità di ogni suo male, a quel nord che la mantiene invece in vita, con tanti sforzi e sacrifici assai mal ripagati.

Potrebbe essere questo un punto di inizio.

L’unico possibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La monnezza napoletana

sabato, 20 novembre 2010

Siamo di fronte ad una nuova emergenza rifiuti a Napoli.

Ancora ….

Lo stato di emergenza a Napoli relativo ai rifiuti solidi urbani ed al loro ciclo di raccolta-smaltimento è stato dichiarato nel 1994 ed è durato per 15 anni.

Nel 2007-2008 l’emergenza rifiuti a Napoli diviene scandalo internazionale, raggiungendo il culmine della crisi e fu battezzata come la crisi della monnezza napoletana.

L’attuale governo affronta per la prima volta l’emergenza in modo globale e la risolve, con l’avvio della costruzione di termovalorizzatori per l’eliminazione dei rifiuti napoletani ed il conferimento in discariche temporanee sino alla completata opera di costruzione degli stessi termovalorizzatori.

Ma non basta:
l’emergenza è tornata, più forte che mai.

La monnezza napoletana non la vuole più nessuno:

non la vuole il nord del paese che l’accolse per porre fine all’emergenza, non la vogliono i territori campani chiamati a sopportare la nascita di discariche temporanee per lo smaltimento.

La monnezza napoletana non la vuole più nessuno, tanto è vero che si cercano siti esteri dove inviare la monnezza prodotta dai napoletani e non gestita in un ciclo dei rifiuti sano e funzionale dagli stessi napoletani.

Già, poichè ogni territorio provvede a gestire la propria monnezza nel mondo civile, tutti, tranne i napoletani.

Guido Bertolaso, direttore del Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Emergenza rifiuti in Campania nel IV Governo Berlusconi ebbe infatti a dichiarare che, l’emergenza rifiuti a Napoli era finita, ma che per quanto riguardava l’emergenza sociale nel territorio napoletano, egli non aveva competenze.

Cosa voleva dire Bertolaso?

Forse voleva dire che dietro la monnezza napoletana vi è uno stile di vita ed un comprotamento sociale e comunitario condiviso?

Forse voleva dire che quello stile di vita, responsabile dello scandalo della monnezza napoletana, restava integro ed intatto, pronto a riprodurre un’altra emergenza?

Ed a guardare la cronaca della nuova emergenza rifiuti a Napoli, sembra proprio che il profeta Bertolaso avesse ragione.

Nell’attuale emergenza rifiuti è addirittura scesa in campo la Commissione UE, inviando un gruppo di esperti a Napoli per analizzare la situazione.

Ma, se è vero come è vero, che dietro alle mille emergenze vissute nel napoletano vi è un comportamento sociale inadeguato, allora non saranno i tecnici europei a risolvere la questio.

L’emergenza napoletana è soprattutto una emergenza sociale, un continuo disatro civile, una devastante calamità civile.

Ma come si fa a risolvere una emergenza sociale che pone la questione di uno stile di vita napoletano, condiviso e difeso dal famigerato orgoglio napoletano?

Già, come si fa?

Come si fa a dire ai napoletani che la loro monnezza è una questione che devono governare loro in regime di gestione ordinaria e non il governo nazionale in regime di stato di emergenza?

Come si fa a dire ai napoletani che nessun italiano vuole più la loro monnezza?

Come si fa a dire ai napoletani che questo stile di vita napoletano è incompatibile con la comunità civile italiana?

Come si fa a dire ai napoletani che l’intero paese è stufo di dover subire i danni provocati da uno stile di vita che nessuno più condivide, che nessuno, oltre gli stessi napoletani, difende?

Come si fa a dire ai napoletani che la comunità italiana non è più disposta a rimetterci nemmeno un punto di PIL in questo nuovo scandalo causato dalla non gestione della loro monnezza?

Come si fa a dire ai napoletani che il governo del paese non può più spendere i danari della collettività per pagare i danni creati da uno stile di vita errato?

Ecco, come si fa a dire ad un napoletano che non deve più comportarsi come un napoletano?

Ecco appunto, come si fa?

Un tentativo da parte del ministro Renato Brunetta in questo senso fu avviato con una provocazione polemica che recitava testualmente:

“Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l’Italia sarebbe il primo Paese in Europa”.

Queste parole aprirono la strada a riflessioni profonde sullo stile di vita napoletano, casertano e calabrese, ma queste stesse parole incontrarono un fitto “fuoco di fila” a difesa di questo stile di vita, un fuoco derivante da quei politici che in quei territori prelevano gran parte se non la totalità del loro consenso, di quegli stessi politici ed amministratori che si sono dimostrati incapaci di gestire il ciclo dei rifiuti nel napoletano.

Ancora il ministro Brunetta sulla questio napoletana dichiara che, in occasione del primo vertice del governo a Napoli per l’emergenza rifiuti:

“gli intellettuali napoletani disquisivano se il termovalorizzatore di Acerra fosse idoneo sì o no. E stavano con la merda sopra i capelli” ….. “ricordo il freddo morale, psicologico, ambientale di quella giornata. Me lo ricordo. Ed è il segno più tragico, forse più dei mucchi di spazzatura per le strade, di una società, di una cultura e di una classe dirigente se non morte, tramortite”…

Un cancro sociale, così lo definì il ministro Brunetta.

Forse, queste parole di un ministro della repubblica italiana servono più di qualunque altro argomento a comprendere qual sia il tragico problema sociale che si cela dietro questa ennesima emergenza della monnezza napoletana.

Ed io, non ne voglio aggiungere altre.

“Pesano” già abbastanza queste.

“Parlano” già abbastanza queste.

A noi, poveri cittadini qualunque, non resta che pagare il danno per questo squallore sociale, per questo cancro sociale.

Ma per quanto ancora?

Per quanto ancora?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’irresponsabilità politico-amministrativa

lunedì, 25 ottobre 2010

Cosa uccide il nostro paese più della corruzione, più della presenza delle organizzazioni criminali di stampo mafioso, più della crisi economico-finanziaria?

L’irresponsabilità politico-amministrativa.

Il caso napoletano ne è un esempio eclatante.

In uno studio della societa’ di consulenza Althesys, si calcola che l’emergenza rifiuti a napoli (in termi di costi eccedenti la media italiana) sia costata agli italiani qualcosa come 1.100.000.000,00 miliardi di euro, più o meno 20,00 euro a testa, compresi neonati, pensionati, disoccupati, precari e cittadini qualunque.

Questo dato è stato tratto confrontando il dato campano con quello medio italiano, ma il risultato cambia se lo si parametra al metodo lombardo:
2.200.000.000,00 di euro, cioè, 40,00 euro pro capite per ogni italiano.

La ricerca ”Sostenibilita’ e prevenzione: packaging, impresa, societa” illustrata dal Professor Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys e docente alla Università “Bocconi” di Milano, evidenzia che “una politica di gestione ambientale accorta e all’avanguardia avrebbe fruttato al nostro paese 24,7 miliardi: una cifra vicina all’ammontare di una manovra Finanziaria”.

Ecco il frutto della incapacità di gestire il ciclo dei rifiuti e di governare l’amministrazione della cosa pubblica negli enti locali campani.

Purtroppo, mancano completamente i dati relativi al danno che l’emergenza della “monnezza napoletana” ha procurato all’immagine del nostro paese all’estero, danno quantificabile in una perdita verticale commerciale e di visibilità dei prodotti e dei servizi italiani venduti all’estero con conseguente perdita di punti di PIL che nessuno ha mai quantificato e di cui, nessuno ha mai reso pubblico il rapporto contabile:

ne’ le inchieste giornalistiche, ne’ le indagini giudiziarie, ne’ gli organi istituzionali competenti.

Per non parlare dei danni materiali e immateriali procurati dalle proteste popolari, dal costo del mantenimento dell’ordine pubblico in una situazione di sempiterna emergenza, e di tutti quei costi annessi e connessi quali l’impiego continuo del ministero della protezione civile ed il coinvolgimento di tutto il governo.

Ma tutto questo danno nessuno ha il coraggio di quantificarlo, per un senso di pietà tutto italiano e cristiano, o piuttosto, per un certo senso di omertà, sempre tutto “made in Italy”.

Con buona pace del “male assoluto” della irresponsabilità politico amministrativa e del disagio socio-economico derivante da un difetto di governabilità e di partecipazione civica e civile proposto da “un certo stile di vita”.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X