Articoli marcati con tag ‘renato schifani’

Regioni viziose, regioni Virtuose, la corruzione ed il voto di scambio mafioso

sabato, 29 settembre 2012

Finalmente qualche esponente del governo italiano mette mano ad azioni di ripristino della legalità e della democrazia nelle regioni in cui le organizzazioni mafiose dominano consenso e voto.

I territori del sud Europa, o del nord africa, che dir si voglia, i paesi denominati P.I.G.S., i territori mafiosi controllati dalla mala politica ed i territori degradati e controllati dalle mafie, tutta quella babele di inciviltà che impedisce all’Italia di essere e divenire un paese normale fra i normali, civile fra i civili, tutti questi bizantinismi rischiano seriamente di essere commissariati e degradati al ruolo subalterno di “colonia bizantina del malcostume e della malavita” dipendente dal governo italiano.

In realtà, andrebbe spezzato anche il legame anomalo fra voto e indirizzo politico per quelle regioni e per quei territori, in grado di influenzare la maggioranza parlamentare di qualsiasi governo nazionale, condizionandone le scelte politiche attraverso il do ut des classico fra mafie e politica:

il voto di scambio.

Il voto di scambio fra casta politica e casta mafiosa avverrà ancora una volta attraverso l’ennesimo vergognoso e mafioso indulto, creato volontariamente dalla casta politica che chiude le carceri invece di inaugurarne di nuove creando ad arte una emergenza carceri che crei a sua volta i presupposti per svuotare le carceri e inondare strade, piazze, vie e vite dei cittadini, di delinquenti assicurati alla giustizia con fatica e tanto lavoro da forze dell’ordine e magistratura inquirente.

E la mafia, alla vigilia di ogni elezione importante, pretende ora un indulto, ora l’alleggerimento del regime del 41-bis.

Ma per ottenere una vera rivoluzione democratica delle libertà in effetti, occorre spezzare questo vincolo politico-mafioso, molto condiviso dal popolo degli elettori viziosi, occorre affrontare e risolvere definitivamente:
la questione mafiosa, la questione meridionale e la questione morale.

Per avere contezza di tali ragioni, basterebbe ascoltare le intercettazioni che coinvolgono le prime cariche istituzionali, quando la magistratura inquirente è riuscita a scoprire quali legami intercorrevano fra i politici che le rivestono e gli ambienti mafiosi con i quali sono scesi a compromesso, per ottenere dei voti, come nel caso della seconda carica istituzionale incarnata dal siciliano renato schifani e quello che definirei “il compromesso storico delle trattative stato-mafia“, come nel caso della prima carica istituzionale, il napoletano sub-re giorgio napolitano.

Un siciliano ed un napoletano.

Una coincidenza?

No, io credo che non sia una pura e semplice coincidenza, quanto si tratti di una manifestazione rappresentativa di quella “colonia bizantina”, di quella questione meridionale irrisolta, di quella coltre buia e sinistra che vive di illegalità diffusa, di politica e burocrazia corrotte, di infiltrazioni mafiose, di affiliazioni mafiose, di estorsioni mafiose e di usura mafiosa.

Ma a tutto questo magma putrefatto e puzzolente, tutto questo mondo mafioso nascosto e malcelato nello stato italiano, a tutta questa fogna si potrà rispondere solamente con l’adozione delle seguenti normative:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
usura,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

La corruzione in Italia non esiste : per forza e valore di legge

giovedì, 31 maggio 2012

In questo momento nelle puzzolenti aule parlamentari di questo infame paese, si sta discutendo se sia corruzione una dazione in regalie piuttosto che una dazione in danaro.

Così, se si offre ogni anno la vacanza estiva e quella invernale al politico o al burocrate corrotto, non è reato, se si fa dono alla moglie del politico o del burocrate corrotto di gioielli esclusivi, non è reato, se al politico o al burocrate corrotto viene regalata un’auto lussuosa e gli si pagano le spese del relativo mantenimento non è reato, se si regala una villa o un appartamento al politico o al burocrate corrotto non è reato.

L’apoteosi della malavita criminale fatta legalità, l’invito esplicito a infrangere la questone morale e penetrare lo stato di diritto di altra malavita borderline.

Come potete vedere dalle proposte politiche di alto livello e spessore presenti oggi in Italia, la corruzione, la concussione e l’abuso d’ufficio non esistono più:

sono stati debellati a mezzo depenalizzazione legislativa.

Confermo la mia personale opinione di libero cittadino che questo paese sia profondamente corrotto in ogni sua forma ed espressione e che le aggregazioni di consenso a tali formule depenalizzanti, indulgenti, condonanti, amnistianti e grazianti sia evidentemente una aggregazione associativa di stampo mafioso.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Uccidere un mafioso non è reato – Pena di Morte per i mafiosi

sabato, 19 maggio 2012

Ancora un attacco della malavita italiana al debolissimo stato di diritto, istituzionalmente infiltrato dalle organizzazioni mafiose nel commercio do ut des fra posti di lavoro pubblici ed appalti pubblici contro voti, il cosiddetto voto di scambio.

La mafia alza il tiro, vista l’impunità della quale gode il primo agente economico italiano e la prima azienda italiana per fatturato:

la mafia spa.

L’Europa invita l’Italia a divenire adulta, el adiminare ogni riserva di potere pubblico abusato in virtù di arricchimenti personali, famigliari, di casta, di corporazione, di mafia.

Ma la casta politica italiana, vile ed inetta, ignorante ed arrogante, presuntuosa e corrotta, già una volta scese a patti con le mafie e segnò la resa dello stato di diritto alle organizzazioni mafiose, la resa dello stato all’antistato.

Così le mafie, che conoscono benissimo la viltà dei politici italiani, assai simile alla viltà del comandante napoletano della Costa Concordia Francesco Schettino, minacciano nuovamente il popolo e lo stato italiano a mezzo bomba in quel di Brindisi, proprio in quel sud dove lo stato perde sempre e la mafia vince sempre, usando spesso e volentieri lo stesso potere dello stato.

Una scuola, ragazzi e ragazze, l’inviolabilità dell’innocenza, della gioventù, della fanciullezza.

Colpire al cuore della società, nella zona più inerme.

Così una bomba composta di esplosivo e ben due bombole di gas GPL viene fatte deflagrare nei pressi di una scuola, ad una certa distanza dal tribunale, bomba che uccide una ragazza innocente di appena 16 anni, Melissa bassi, e ne ferisce altre sette.

L’istituto scolastico aveva vinto un premio nel tema della Legalità e porta il nome di “Francesca Laura Morvillo Falcone”.

Torna la pressione mafiosa proprio mentre i napoletani Napolitano (Presidente della Repubblica e Capo dello Stato) e Severino (Ministro della Giustizia) ed il siciliano Renato Schifani (Presidente del Senato della Repubblica) preparavano l’ennesimo indulto, l’ennesimo atto di viltà e di tradimento, caratteristiche proprie di tutta la classe dirigente italiana, soprattutto quella di origine meridionale, sia che comandino una nave da crociera e sia che comandino un paese intero.

L’indole arrendevole, vile, indolente e pigra del meridionale ben si presta alla pressione mafiosa, che ottiene sempre una capitolazione del meridionale se non una sua vera e propria complicità.

E basti vedere come è ridotto il meridione d’Italia per comprendere quanto sia autentica questa realtà.

Ma proprio come (pre)disse Giovanni Falcone:

« La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine. », la fine del fenomeno mafioso quindi, coinciderà con la sua morte fisica, con la morte fisica dei mafiosi.

Se la mafia è un fenomeno umano, la sua fine non potrà che esserne indiscutibilmente la morte.

Se esistesse una classe dominante di vincitori di concorso pubblico e di pubbliche elezioni non asservita alle organizzazioni mafiose, vedremmo, dopo questo vile attentato, una applicazione a tolleranza zero della legge nei confronti dei mafiosi, come vedremmo l’immediata approvazione di una unica legge con tre articoli:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

il reato di associazione mafiosa è punito con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia o liberamente, viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Se lo stato si è sempre arreso alla prepotenza e alla violenza mafiosa, il popolo dovrà manifestare la sua contrarietà alla dominazione mafiosa ed alla eccessiva arrendevolezza di uno stato che, come il suo ministro dell’interno, dinanzi a tali avvenimenti, non sa far altro che bofonchiare in modo incomprensibile nel tg, invece di chiedere la pena di morte per i mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Puzza di mafia, odor di indulto

sabato, 19 maggio 2012

Si sente nell’aria mafiosa che avvolge e coinvolge l’Italia, un odor di indulto.

Ancora una volta, invece di costruire decine di nuove carceri capaci di detenere almeno 25.000 delinquenti ognuna, si propone la resa dello stato, l’ennesima scelta politica scellerata e vile dell’indulto, a dimostrazione che in questo stato italiano, si tutelano e difendono solo delinquenti e mafiosi, ovvero politici, amministratori pubblici e burocrati corrotti e/o compromessi e/o complici delle organizzazioni mafiose.

Per questo stato democratico autoreferenziale e dell’abuso del diritto e del potere pubblico, famiglie ed aziende italiane possono anche morire.

Gli imprenditori possono suicidarsi tutti.

I disoccupati possono suicidarsi tutti.

Le imprese possono chiudere tutte.

Le famiglie possono morire di fame tutte.

Ma mafiosi e delinquenti vanno tutelati, vanno difesi.

Intanto la giustizia non viene garantita, le riforme non vengono compiute, le liberalizzazioni non vengono realizzate.

In particolare, la volontaria inefficienza della macchina della giustizia italiana, riempie le carceri italiane di soggetti in attesa di giudizio, precludendo l’occupazione di posti nelle celle ai soggeti i quali debbano scontare una pena detentiva certa e definitiva, il che in Italia corrisponde comunque ad una attesa di anni ed anni.

Le istituzioni, la macchina burocratica e la casta politica in Italia, difendono solo il popolo dei mafiosi e dei delinquenti, poiché li temono, ne subiscono l’estorsione ed il ricatto o ne sono asserviti o addirittura complici.

Ma il popolo dei lavoratori, il popolo degli imprenditori, il popolo di chi paga le tasse e non le evade, il popolo che subisce l’estorsione e l’usura mafiosa, il popolo che subisce le rapine delle organizzazioni criminali e dello stato oppressore ed iniquo, il popolo che muore di malasanità e di corruzione politica, il popolo dei disserviti dallo stato, il popolo sovrano si allontana sempre di più da questo stato dell’ingiustizia e della iniquità, frantumando la coesione sociale e spaccando trasversalmente il paese reale dallo stato di diritto.

E non è certamente un caso che ad avviare una discussione politica tutta orientata a preparare il terreno per un indulto generale, ennesima vergogna mafiosa di uno stato mafioso, siano le massime cariche istituzionali e politiche di una ben certa ed individuata provenienza territoriale:

meridionale, la sempiterna irrisolta ed ingovernata Questione Meridionale.

Parte quindi, la subdola richiesta di un indulto generale dal capo dello Stato, il napoletano Giorgio Napolitano.

Ovvero, la si fa partire anche dal ministro della giustizia, per non destare sospetti di responsabilità continuata ed aggravata; in passato e più volte, la questione del sovraffollamento delle carceri fu portata all’attenzione pubblica da parte del siciliano Angelino Alfano, ed oggi, l’assist pro-mafie parte dalla Paola Severino, napoletana.

Immediatamente, prende la palla al balzo il presidente del Senato della Repubblica (delle mafie bananifere e sonnifere), il siciliano Renato Schifani, che intende calendarizzare con urgenza (nessuna urgenza per tutelare e difendere famiglie ed aziende italiane, ma solo per scarcerare mafiosi e delinquenti) una discussione in aula.

Ed ecco che si tenta artificiosamente di innescare l’avvio di un procedimento parlamentare che sia propedeutico e producente il giusto clima per consentire, a chi ne ha il potere, di proclamare l’enensimo indulto generale, l’ennesimo regalo alla illegalità diffusa che uccide il paese reale, lo rapina, lo estorce, lo usura, lo impoverisce e ne blocca lo sviluppo economico più di ogni altra mortificazione illiberale.

E questo paese si presenta al prossimo G8 nella assoluta vergogna di un paese che puzza di mafia in odor di indulto, amnistia e condono, senza aver varato alcuna riforma e nemmeno aver realizzato alcuna liberalizzazione del mondo del lavoro e del mercato, così come è nell’interesse delle mafie e delle caste corporative mafiose italiane.

Qui termina il dialogo fra il popolo sovrano e lo stato dell’abuso di potere in favore delle mafie e della illegalità diffusa:

stato mafioso e popolo sovrano sono divenuti incompatibili.

PS

Volete eliminare il sovraffollamento di delinquenti e mafiosi che massacrano il popolo sovrano dentro le carceri o fuori da esse, nella società civile?

Pena di Morte per i mafiosi e pena di morte per chi è complice delle mafie abusando del potere pubblico.

Così si elimina l’illegalità diffusa, la corruzione politica e burocratica e si eliminano le organizzazioni mafiose.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il “Partito degli Onesti”

mercoledì, 6 luglio 2011

Che io ricordi, la storia di Forza Italia prima e quella della PDL dopo, sono storie costellate di scandali politici, morali e giudiziari.

Non ricordo di una sola riforma che sia nata, cresciuta, maturata e varata in ambito FI o PDL.

Quel che ricordo è solo una lunga serie di scandali, a partire da quelli numerosissimi nei quali è rimasto coinvolto Silvio Berlusconi, in assoluto, il premier più coinvolto in scandali di tutto il mondo occidentale.

Un bel record, davvero, di quelli che vanno incorniciati e ricordati nei libri di storia.

P2, P3, P4, sono alcune delle sigle che indicano con quale volontà e con quale ostinazione si intenda abusare del potere pubblico in questo paese.

Intrecci di poteri dello stato utilizzati come favori ai “fratelli”, per indirizzare appalti pubblici, distorcere sentenze.

Per chi non conoscesse la storia dell’unità d’italia, quella vera, non quella che viene oggi propagandata e diffusa coercitivamente, le sigle P2, P3 e P4, sono sigle di logge massoniche seguenti la prima loggia massonica italiana, quella alla quele erano iscritti alcuni fondatori della patria: la Loggia Propaganda.

Da cui la Loggia Propaganda 2 (P2) e così via.

Eppure, i gran maestri della massoneria internazionale, si erano opposti alla costituzione di logge massoniche a sud delle Alpi, ben conoscendo e sin da allora, l’altissimo rischio di abuso cui sarebbero state sottoposte tali logge in quell’insicuro magma umano e politico che era ed è l’Italia.

Ed avevano pienamente ragione:

la massoneria in Italia è stata rappresentata solo da infinite degenerazioni, deformazioni e degradazioni della fratellanza, così come ci viene riportato dai continui scandali riferiti a logge che siano riconosciute o meno dal Grande Oriente d’Italia.

Così infatti, venne chiamata la prima loggia massonica ufficiale, quella del Supremo Consiglio d’Italia del Rito Scozzese Antico ed Accettato:

la prima a nascere ad Oriente delle Alpi, a Milano.

Seguirono la nascita di altri Supremi Consigli, a Torino, Napoli e Palermo.

L’unico consiglio che venne riconosciuto dalle giurisdizioni nord e sud degli USA fu quello di Torino.

Già da allora i massoni non si fidavano di “certi italiani”:

evidentemente li conoscevano bene, molto bene.

Fatto sta, e venendo ai giorni nostri, che il concetto della fratellanza massonica in italia viene costantemente deviato ed asservito all’unico scopo di procurare ricchezza in maniera immorale ed illegale contando su di una impunibilità elevata ad arroganza e di un certo potere di intercettazione e di distorsione delle indagini su codeste malvivenze.

Di fatto, resta assolutamente certo che, una tale sovrapposizione fra politica e massoneria deviata, ha prodotto e produce solo sconquassi nel paese.

Per non parlare invece degli intrecci che da sempre accompagnano la PDL siciliana, calabrese e campana con le relative organizzazioni mafiose della mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese e camorra napoletana:

questo argomento apre un capitolo terrificante sul potere estorsivo che hanno le mafie nei confronti di certa politica e di certi politici in quelle terre, potere che è legato alla capacità mafiosa di orientare in maniera massiccia il consenso popolare, capacità che ha spesso incontrato l’ingordigia, la viltà e l’arroganza politica.

L’arroganza politica è quella cosa che fa dire al siciliano alfano, il giorno stesso della sua investitura a segretario della PDL, che egli vuole un partito degli Onesti, salvo ritrovare il giorno seguente, fra le pieghe della manovra finanziaria 2011 del governo, l’ennesima truffa salva-berlusconi, affatto onesta, sia materialmente che moralmente, sia politicamente che umanamente.

E così continua a navigare la PDL, che vuol fondare un partito degli onesti a parole, ed un altro meno onesto nei fatti.

Sarà già arrivata l’ora della P5?

Tanto prima o poi, con questi personaggi politici, non ci sarebbe da meravigliarsi, affatto.

Ma il problema non è tanto una questione di sigle, quanto una questione morale inesistente in questo paese, che aspira alla fratellanza internazionale e non riesce a produrre che piccoli sgorbi politici, loggette della truffa e dell’arroganza, maniaci del potere e dell’arricchimento personale, psicopatici ossessionati dalla propria grandezza politica, pari solo all’ampiezza della loro morale smarrita.

Avevano ragione i grandi maestri della massoneria internazionale:

a sud delle Alpi, non cresce il germe della dignità e della civiltà umana, ma solo quello della sopraffazione e della mafiosità.

Solo che loro lo dicevano 200 ani fa, mentre qui e adesso, vi sono ancora stuoli di politici e giornalisti che non hanno ancora ben compreso come, l’italia nasce e diviene grande solo in virtù dell’intervento di poteri molto ben determinati, poteri che sono stati anche traditi da questa classe politica e dell’informazione contemporanea.

E questi poteri, questi enormi complessi finanziari globali, sono anche quelli che danno i voti alle pagelle dei singoli paesi:

Grecia e Portogallo ne sanno già qualcosa, cannibalizzati a causa dei loro stessi errori politici.

Ed ora, su. festeggiamo il partito degli onesti, almeno fino a quanto potrà reggere anche questa nuova bugia.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere logora chi non ce l’ha. Ma corrode chi non sa resistergli.

sabato, 2 luglio 2011

L’alternanza.

L’eterna incompiuta italiana frutto di un blocco generazionale dei quadri dirigenti e della società tutta.

E’ vero che il potere logora chi non lo ha, ma è altrettanto vero che, il potere corrode dal di dentro chi lo esercita per troppo tempo senza resistergli, ma abbandonandosi ad esso, confondendosi in esso.

Pare impossibile, ma la dirigenza politica italiana porta gli stessi nomi, da Tangentopoli ad oggi.

Dalla democrazia bloccata della prima repubblica siamo passati ad una democrazia bloccata della seconda repubblica.

In venti anni, non è cambiato nulla.

Siamo caduti dalla padella, alla brace.

Quali le cause?

Certamente il sistema istituzionale e quello elettorale, appaiono ancora inadeguati ad accogliere una governabilità del paese che sia garantita e rafforzata nei poteri dell’esecutivo e nel potere propositivo delle opposizioni.

Una incredibile schiavitù del quarto potere, quello dell’informazione, che non oppone al potere politico un efficace potere di controllo.

L’assenza di una Pubblica Opinione che sia rispettata ed ascoltata dai vertici istituzionali.

L’assenza di una alternanza significativa e reale all’interno degli schieramenti che si propongono come alternativi l’uno all’altro.

Una inesistente tutela e garanzia del bene comune che sovrasti il prepotere politico peggiore, quello che si insedia sulle poltrone del potere praticamente per sempre, di generazione in generazione.

L’abuso che si fa delle proposte politiche riformatrici, approvate con una lentezza straordinaria, al solo fine di assicurare un consenso infinito, come infinita è la impervia strada cui sono sottoposte.

Da tangentopoli ad oggi, nulla è cambiato, nemmeno sotto il profilo della condotta morale e legale della classe dirigente italiana.

Lo stallo, mette il paese a rischio di una indignazione popolare che assume ogni giorno di più, l’immagine di un insanabile conflitto generazionale.

La crisi che investe il paese, mette a rischio la sua stessa sopravvivenza, come un paese forte e ricco.

L’antagonismo ed il personalismo sfrenato che vede l’opposizione avere come unica proposta politica l’antiberlusconismo e la maggioranza di governo chiusa a riccio in un anticomunismo storicamente provato, mette in seria difficoltà il procedere del paese verso un cambiamento vero, un mutamento autentico, dei costumi, delle prassi, delle regole, della morale e dei metodi della politica.

Ognuno vede nell’altro, un demone, l’altro vede in ognuno, il demonio.

Non esiste reciproco riconoscimento, vi è una mancanza assoluta di fiducia.

Chissà perchè mi sovviene alla mente un antico adagio:

“è sempre il ladro che paura di essere derubato, perchè egli sa come si ruba”.

In questa catarsi della ignoranza e della arroganza, in questo misero teatrino della furbizia all’italiana, si divide un intero popolo, per imperarlo senza soluzione di continuità.

Restano sul tavolo, tutti i problemi irrisolti ricevuti in eredità dalla prima repubblica.

Compresa e per prima, l’impunibilità della casta politica italiana, che, nella sua stragrande composizione, si dimostra affatto utile al popolo sovrano, dal quale riceve la delega alla rappresentanza ed al governo del paese.

L’età anagrafica del capo dello stato (86 anni) e del premier in carica (77 anni) raccontano benissimo di questa triste condizione di un paese nel quale diviene impossibile accedere al potere per le nuove generazioni, di qualunque potere si tratti.

Il dissanguamento che espone la secessione individuale, familiare e imprenditoriale di fuggitivi da questo paese, comporta inoltre una selezione innaturale del tessuto sociale, composto sempre più dai meno intraprendenti, dai pigri e dagli indolenti, tanto amati e coccolati da un potere politico che voglia restare immutato per sempre.

Anzi, a ben guardare, sembra proprio questa la linea politica di maggiore successo della casta politica italiana e della sua eterna reiterazione e del suo mantenimento sine die alla guida del potere politico e pubblico:

cacciare a pedate nel deretano dal paese tutti coloro i quali non si assoggettano allo status quo e che siano potenziali concorrenti al raggiungimento del potere stesso.

Da questo punto di vista, si comprendono e si condividono maggiormente le definizioni di “stato criminale” e di “stato criminogeno” coniate da ministri della repubblica italiana.

L’antiberlusconismo e l’anticomunismo si rimpallano responsabilità storiche e politiche, mentre ministri della repubblica illuminati, creano invece storiche strade di affermazione della legalità e di contrasto alle mafie e alla corruzione, vere battaglie politiche dalla difficile incarnazione.

Si smarriscono nei meandri di questa casta corporativa le politiche anticorruzione, disperse in assurde pantomime di battaglie politiche finte e spudoratamente anti-legalitarie, accolte in silenzio da un mondo dell’informazione che fa paura, che terrorizza nella sua eccessiva accondiscendenza a “certo potere politico”.

L’ultima frase del ministro della giustizia italiana poi, appena acclamato nuovo leader del PDL (uomo che viene definito come un professionista della politica, un figlio d’arte, uno che non ha mai dovuto lavorare per vivere), raggela letteralmente il sangue nelle vene:

“voglio un partito degli onesti”.

E cosa significa questa frase, non è forse una ammissione implicita che prima di oggi, quel partito non era composto di onesti?

Paradossi delle convergenze parallele di una disonestà intellettuale, morale e materiale che pervade il tessuto non solo politico italiano.

Un politico onesto non teme la pubblicazione delle sue telefonate, che non sono private, ma pubbliche, poiché egli riveste funzioni, riceve attribuzioni e incarna poteri pubblici.

Un avvocato onesto non opera all’interno di studi legali di avvocati poi incriminati per associazione mafiosa, non accetta di difendere da avvocato professionista esponenti di spicco della mafia, così come ha fatto il presidente del Senato Schifani, collega di partito e conterraneo del guardasigilli Alfano.

E allora, si pone un quesito:

cosa è la questione morale per questa politica e per questi politici?

Come si concilia una questione morale e la espressa volontà di costruire un partito degli onesti con la presenza all’interno dello stesso partito, di presenze che, per le proprie scelte personali, profesionali e politiche appaiono in aperto contrasto una qualunque moralità politica, sia pubblica che privata?

La moralità non si annuncia, ma si dimostra nelle scelte quotidiane di ogni uomo e di ogni donna, dalla sua dedizione al lavoro e non dalla sua assoluta inesperienza nel mondo del lavoro.

Chi non conosce il sacrificio del lavoro quotidiano, non potrà mai governarne positivamente le sorti.

Perchè non le conosce, perchè non le condivide, perchè non le ha vissute, incarnate.

In questo paese, si può essere già vecchi anche a quaranta anni.

Vecchi e decrepiti, inutili orpelli caricaturali di una ragion politica che non parte dal popolo e non va verso il popolo, non parte dal lavoro e non difende il lavoro.

Questa è l’italia, questa è la sua classe dirigente, questi sono i suoi inguaribili ed irrimediabili problemi endogeni.

E’ vero, il potere logora chi non ce l’ha.

Ma corrode irrimediabilmente chi non ha sufficiente forza morale, maturità umana e coscienza civile per resistergli.

No, non è nobile tutto questo, e nemmeno giusto.

Ma esiste e governa, purtroppo, senza soluzione di continuità e senza alternative valide che abbiano il coraggio di agire in contrasto ad esso.

Il mondo dei giusti non è ancora nato in Italia:

è stato ucciso quando era ancora in culla.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X