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Il nesso di causalità tra schettino e i due marò

giovedì, 16 gennaio 2014

Quale è il nesso di causalità che lega il processo che si tiene in Italia al pluriomicida ed unico imputato Francesco Schettino,

francesco schettino unico imputato della strage di 32 tra passeggeri e personale di bordo nel naufragio della nave Costa Concordia

francesco schettino unico imputato della strage di 32 tra passeggeri e personale di bordo nel naufragio della nave Costa Concordia


responsabile della morte e della strage di ben 32 persone tra passeggeri e personale di bordo ed il processo che si tiene in India a due marò italiani, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre,
Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i due marò imputati della morte di due pescatori indiani

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone i due marò imputati della morte di due pescatori indiani


imputati dell’assassinio di due pescatori indiani scambiati tragicamente per pirati?

Quale è il nesso che lega il comportamento vile e codardo di un comandante italiano che dopo aver mandato a naufragare sugli scogli dell’Isola del Giglio la nave Costa Concordia con a bordo 4.229 persone, fugge senza operare il dovuto soccorso ed organizzare il necessario salvataggio dei passeggeri (3.216) e del personale di bordo (1.013) ed il comportamento eroico di un umile cameriere indiano della Costa Concordia, Russell Rebello, morto nel tentativo di aiutare, assistere, soccorrere e salvare i passeggeri abbandonati al loro triste e tragico destino dal comandante della nave, Francesco Schettino?

Che io sappia, questi due eventi storici non hanno un nesso di causalità, come pure le persone ivi richiamate, pare non abbiano nesso alcuno e non interagiscano quindi nello svolgimento temporale di due processi lontani, ma assimilabili, in qualche strano modo,

Eppure da tempo mi pare di osservare una strana convergenza di queste due tristi vicende processuali.

Pare quasi che ogni rinvio del processo a Francesco Schettino sia seguito da un rinvio delle procedure e delle udienze del processo a Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Una certa sensazione assai intensa in questa vicenda bipolare è causa che produce un effetto in condizioni che consentano a questa causa di operare ciclicamente, parallelamente, sinergicamente.

Come se universi paralleli si parlassero e discutessero di una giustizia negata nel primo (causa) e di una conseguente giustizia negata nel secondo (effetto).

I brividi non si contano sulla mia pelle come pure la mia mente resta attonita di fronte a questa iperbole impossibile, ma plausibile.

Il messaggio plausibile che rende comunicanti due universi che viaggiano paralleli e mai convergenti, sembra essere quello di una richiesta di giustizia, di una forte pressione che risponda ad un tentativo evidente di salvare un assassino, un pluriomicida, un vile ed un codardo.

Quasi si tenesse un processo al processo, un processo alle intenzioni prescrittive, un processo alla impunibilità che una tale strage non potrebbe mai e poi mai capire e sopportare, un processo che impone azioni di remissione dei peccati, di equivalenza della punizione, di equipollenza del potere arbitrario di concedere vita o morte, carcere o libertà, in pieno nesso di causalità senza causa.

Non dico altro:

temo di essere stato chiaro.

Anche troppo chiaro per il mio cuore italiano ferito da una certa italianità che mi offende e che tenta disperatamente di non capire ciò che è evidente:

se non si rende giustizia, non si ottiene giustizia.

Se si salva qualcuno da una punizione, per effetto della teoria della compensazione e la teoria della causa (temporale) più prossima, si ottiene la perdita di qualcun altro.

La sintesi è la teoria della unica e medesima soluzione in due casi non confrontabili né assimilabili:

non si escludono e non si includono, ma devono necessariamente integrarsi per risolversi.

Lo dico sempre io che non si possono osservare due pesi e due misure in questo mondo furbo e vizioso che fa un campano colpevole libero e due pugliesi innocenti morti.

Pare proprio che la giustizia italiana e quella indiana siano intraprese in un tira e molla in due processi che nulla hanno da condividere.

Eppure il messaggio è abbastanza chiaro ed è come se il mondo volesse dire all’Italia:

potete mal governare e mal amministrare la giustizia nel vostro paese come volete, se il vostro popolo sovrano ve lo concede di fare, ma quando ad attendere giustizia sono cittadini stranieri disgraziatamente sottoposti alla ingiustizia italiana, non potete pensare di impartire lezioni di democrazia e di giustizia a terzi.

Specie se ritenete di intervenire e più volte negli affari interni e nella giustizia di una altro paese nel caso in cui, a quella giustizia, siano sottoposti i destini e le vite di cittadini italiani.

Grande lezione di civiltà.

Globalizzazione della Giustizia :

“Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”.

Lǎozǐod anche Lao Tzu, Lao Tse, Lao Tze, Lao Tzi, fondatore del Taosimo.

Al buon intenditor, basteranno queste parole.

Gustavo Gesualdo