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Fondi europei: il caso vizioso e mafioso italiano

lunedì, 8 luglio 2013

Sfatiamo ancora una volta che la crisi italiana sia frutto della maligna volontà altrui, che sia europea, tedesca o dei paesi virtuosi europei in generale.

Chi uccide l’Italia sono gli italiani, le caste dominanti, le classi dirigenti, le caste politiche, partitocratiche, sindacali e burocratiche, il parassitismo istituzionalizzato nella pubblica amministrazione e tre regioni che hanno determinato la nascita e la diffusione in tutto il paese delle mafie, la nascita, la crescita ed il mantenimento di stili di vita assai arretrati e sottosviluppati e la costante presenza di modelli di riferimento assolutamente incivili:

la sicilia, la calabria e la campania.

Dopo le incredibili vicende dei Fondi Europei di Agenda 2000/2006 rimasti inutilizzati e tornati vergognosamente indietro, ovvero finiti nelle tasche di burocrati, politici ed imprenditori corrotti e mafiosi (indagini Why Not e Posedion), ecco il caso di Jeremie (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises), un fondo progettato e co-finanziato da Unione Europea e istituti bancari a sostegno delle (PMI) Piccole e Medie Imprese e diretto a finanziare le start up ad alto tasso tecnologico.

In sostanza i finanziamenti di Jeremie trovano piena attuazione in paesi come Grecia, o addirittura vengono finanziati in maniera superiore al 100% in Romania, ma in Italia restano inutilizzati e rischiano di tornare indietro al mittente come fondi definanziati.

Un disastro che racconta del fallimento burocratico, sindacale, partitocratico, politico e della intera pubblica amministrazione italiana, incapace di utilizzare quei fondi finanziati a sostegno della economia reale e tornati indietro per cattiva informazione, iperburocratizzazione, poco interesse degli istituti bancari, contro-interesse delle caste corporative mafiose meridionali che impediscono al popolo del sud di crescere e divenire un popolo ricco, indipendente, economicamente maturo e socialmente valido.

Ma nemmeno le organizzazioni mafiose attingono ai fondi Jeremie.

Infatti, i figliocci dei mafiosi che oggi girano il mondo con in tasca lauree, master e phd ottenuti (chissà come) nelle migliori università italiane ed europee, non intercettano nemmeno loro i finanziamenti europei:

capre ignoranti si son dimostrati i loro padrini mafiosi e capre ignoranti si dimostrano anche i figliocci mafiosi sia pure ad alto tasso formativo e professionale, almeno sulla carta.

Ecco il vero guaio del sud vizioso e mafioso italiano:

anche quando si arricchiscono, non crescono ne culturalmente e nemmeno professionalmente, ma il loro tasso di crescita è valutabile solo in base ai pizzini di carta intestata che sono riusciti a recuperare a destra e a manca e di cui hanno riempito i loro CV.

Perlomeno, dovrebbero avere maggior rispetto codesti mafiosi assai ignoranti e arroganti nel tradire la politica delle mani tese europea, accusata ingiustamente di essere codesta politica dell’austerity, la vera causa fondante di ogni problema italiano.

Ma oggi abbiamo ancora una volta e per l’ennesima volta la prova che così non è:

l’idaglia degli idagliani è un paese di merda, ma non certamente per colpa degli altri paesi europei.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Emergenza rifiuti e unità d’Italia

lunedì, 4 aprile 2011

Emergenza rifiuti in Italia.

Ecco un elenco parziale dei comuni che registrano una emergenza nella gestione del ciclo dei rifiuti.

Napoli e provincia, Foggia, Agrigento, Palermo e provincia, Catania e provincia, Crotone e provincia, Reggio Calabria e provincia.

L’elenco è sicuramente parziale e non annota i molti comuni che sono prossimi ad una crisi del ciclo dei rifiuti, fra i quali, possiamo indicare per tutti l’esempio del comune di Roma, di quella capitale italiana di cui ricorrono i 150 anni dalla unificazione.

Come si può ben vedere dalla mappatura che viene fuori da questa analisi affatto scientifica, i comuni che si dimostrano incapaci di gestire il ciclo dei rifiuti, sono prevalentemente comuni collocati nel centro-sud.

E sono sempre gli enti comunali, provinciali e regionali del centro-sud ad essere accusati di non utilizzare i fondi messi a disposizione da stato e Unione Europea, come sono anche quelli più criticati nella gestione dei bilanci come nella inefficienza dei servizi erogati.

Cosa dobbiamo ancora dire sulla presunta unità di un paese che è profondamente in crisi per una identità comune che, sia pur festeggiata, non viene vissuta, convissuta, condivisa?

Se una parte del paese si rifiuta di vivere nella legalità, se una parte del paese pare governata al solo fine di procurare quel disagio sociale di cui si nutrono l’illegalità diffusa, il lavoro nero e le organizzazioni criminali, sia comuni che mafiose, è lecito per l’altra parte del paese che rispetta la legge e confligge con l’illegalità, la criminalità, la mafiosità, chiedere il riconoscimento di identità differenti, divise, autonome?

Ovvero dobbiamo assistere alla quotidiana aggressione di uno stile di vita che si nutre e produce illegalità allo stile di vita del nord che non condivide nulla di tutto ciò?

E chi sarebbero i razzisti, gli xenofobi ed i mafiosi, in una tale conclamata condizione?

Meditate gente, meditate.

Poiché nulla vive per sempre, se non è amore.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X