Articoli marcati con tag ‘quirinale’

Popolo contro Popolo: Dividi et Impera

domenica, 28 aprile 2013

La Casta partitocratica, burocratica, sindacale e corporativa che scende a vile trattativa con le mafie e ne cancella le prove con la distruzione delle intercettazioni che provano l’alto tradimento istituzionale del popolo sovrano impone un antico “impero del male”, quello che vede la conservazione restaurativa dell’abuso del potere pubblico ottenuto con la frammentazione e la divisione del tessuto sociale.

Decenni di contrapposizione sterile ed inutile fra destra e sinistra fra rossi e neri, fra democristiani e comunisti, di abiura della storia italiana fascista è servita solo a dividere il popolo per imperarlo e derubarlo a piacimento.

Tutto il veleno sparso dalla Casta fra il popolo mette oggi come ieri il popolo dei nuovi poveri contro Carabinieri.

Una guerra (in)civile fra poveri per mantenere lo status quo dei privilegiati, delle carogne partitocratiche, della casta che non rinuncia al finanziamento pubblico ai partiti, ai giornali, ai sindacati ed ai soli noti amici degli amici e degli amici di merende.

Difendono solo e sempre Caino, sino al punto che Abele diviene egli stesso il peggiore Caino, poiché non esiste forza più potente di un popolo di persone civili, educate e moderate cui venga sottratto il futuro per se stessi e per i propri figli.

Nessuno tocchi Abele, Nessuno.

Pena Capitale per Caino.

O non vi sarà un futuro per nessuno.

Chiunque esso sia.

State dalla parte giusta o preparatevi a pagarne il costo.

Casta di ladri, malviventi, farabutti, delinquenti, mafiosi, corrotti, puttanieri, prostitute e miserabili di ogni genere e grado, senza alcun metro etico o morale cui confrontare la propria azione.

Siete la peggiore espressione del popolo italiano, siete i più inetti, incapaci, inutili ed idioti escrementi viventi esistenti sulla faccia di questa Terra.

Siete voi la crisi, non la soluzione ad essa.

Siete voi ad armare le mani del popolo italiano, indotto a scendere in piazza, l’un contro l’altro armato.

Che siate maledetti, voi e le vostre maledette famiglie di inutili cessi senza cervello.

Che possiate pagare il prezzo peggiore, alla fine di questa fiera del male che non avete prevenuto, gestito, governato.

Siete sempre stati voi il problema e MAI la soluzione.

Che possiate perire nelle fiamme del peggiore inferno, luridi porci sfaticati e fannulloni senza valore.

Che Dio abbia pietà di voi, perché gli uomini l’hanno definitivamente persa.

E vaffanculo, con tutto il cuore e con la mente:

è certamente meglio una dittatura dura e pura che questa farsa finta e falsa di un simulacro senza sostanza di democrazia bloccata ed impedita, ingessata ed immobilizzata al fine di far prevalere la forza sulla ragione, l’abuso di potere sui cittadini probi e onesti.

Che torni il Fascismo e vi giustizi tutti:

sarà sempre meglio di quello che avete fatto voi al popolo sovrano.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Trattativa Stato-mafia: le istituzioni contro la ricerca della verità

lunedì, 10 settembre 2012

Lo stato mafioso si espone pienamente in difesa dello status quo degli affiliati infiltrati in abuso del potere pubblico.

La Procura della Repubblica di Palermo indaga nella Trattativa fra Stato e mafia.

Si ipotizza concretamente che pezzi importanti delle istituzioni avrebbero svenduto il potere dello stato, i cittadini-lavoratori ed il popolo sovrano al prepotere delle organizzazioni mafiose, compiendo atto di Alto Tradimento.

Nlelle indagini emergono intercettazioni che coinvolgono giorgio napoletano (Presidente del CSM, Presidente della Repubblica e Capo dello Stato, già Presidente della Camera dei Deputati ed ex Ministro dell’Interno), il suo consigliere napoletano loris d’ambrosio (che morirà improvvisamente per un infarto subito dopo essere stato sentito dai PM palermitani e poco prima di essere sentito dall’Anti-mafia), ed il napoletano nicola mancino (ex Vicepresidente del CSM, già Ministro dell’Interno e presidente del Senato della Repubblica).

Il Quirinale nella persona del Presidente giorgio napoletano, solleva il conflitto di attribuzione nei confronti dei Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Palermo, impedendo di fatto la ricostruzione di una verità storica nei rapporti fra stato e mafie in italia.

Oggi il Consiglio Superiore della Magistratura ammonisce il Procuratore Aggiunto Ingroia a non fare politica nell’auspicare un cambio della classe politica nella misura di un rifiuto della connivenza fra mafia e politica.

Sintesi:

il CSM di napoletano & mancino attacca politicamente i giudici che hanno intercettato l’attuale Presidente del CSM ed un ex presidente Vice-Presidente del CSM, entrambi napoletani.

Il terzo napoletano di quelle intercettazioni muore improvvisamente, pare a seguito della somministrazione di un caffè.

A me non serve altro per capire cosa si diceva in quelle telefonate intercettate dalla magistratura inquirente e impedite nell’utilizzo e nella pubblicazione da parte della più alta carica istituzionale dello stato.

Io non sono uno stupido e non ho alcun bisogno di ascoltare per riconoscere il linguaggio ed il comportamento mafioso.

Ha ragione Ingroia:

deve cambiare tutta la classe politica perché in Italia si possa conoscere la verità sulle stragi, su tutte le stragi.

Senzadubbiamente.

Pena di Morte per in mafiosi e per i loro complici, affiliati o ricattati.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’Italia fallisce nella monnezza napoletana

martedì, 17 luglio 2012

In pochi giorni, l’agenzia di Credit Rating Moody’s declassa di ben due livelli il debito sovrano e fa altrettanto con regioni, enti e finanziarie locali.

Il crack è di quelli senza ritorno, specie per città come quella di napoli, il cui rating è ormai prossimo alla valutazione junk, che significa rifiuto, scarto finanziario, monnezza, appunto.

Così si decreta l’ennesimo downgrade italiano, frutto di uno “stile di vita” e di un modello a-sociale errato e suicida:

quello napoletano.

Certa napoletanità infatti trascina il paese nel vortice del fallimento, guidandolo dalla Presidenza napoletana della repubblica, una presidenza che attacca a testa bassa la Procura della Repubblica di Palermo che inadaga le istituzioni italiane nella resa dei vertici istituzionali nella ormai famigerata “trattativa mafia-stato”, a seguito delle indicazioni provenienti da intercettazioni telefoniche che vedevano coinvolto il napoletano ministro dell’Interno e Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura nicola mancino ed il Colle del Quirinale, retto da un Capo dello Stato napoletano già ministro dell’Interno.

Invece di rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche che sono alla base delle indagini della procura palermitana, il Quirinale adotta misure di tutela, di contrasto, di chiusura e di insabbiamento istituzionale che rendono impossibile al cittadino qualunque il verificare se i vertici istituzionali abbiano o meno tradito (Alto Tradimento) lo stato ed il popolo sovrano svendendoli alle Organizzazioni mafiose.

Mentre aleggia sulla Italia contemporanea quel “Mafiosen” di Angela Merkel, adottato con una rinnovata misura del rigore nei confronti dell’Italia all’indomani dell’annuncio del rientro in politica di silvio berlusconi.

Se ne trae una complessiva sensazione di durezza nei confornti di un paese assai corrotto e mafioso come è l’Italia, paese che pretende di non ricevere i controlli di una superiore unità politica europea che possa controllare i bilanci pubblici e limitare l’abuso del potere pubblico.

Ora la corda politica è molto tesa e rischia di spezzarsi nel fallimento dell’intero paese.

Alcuni provvedimenti riporterebbero certamente ed in breve tempo l’Italia fra le grandi potenze mondiali.

I provvedimenti sono questi:

1 – esclusione dall’Italia delle regioni sicilia, calabria e campania;
2 – adozione della Pena di morte per i comportamenti mafiosi, per la corruzione politica e burocratica.

Ma un vertice istituzionale che aggredisca la Procura di Palermo, Oggi come Ieri, ha sin troppo timore di quel che accadrebbe se i comportamenti mafiosi fossero eliminati e duramente puniti:

sarebbe la fine di ogni trattativa, la fine dell’equilibrio disegnato fra stato e mafie, ogni verità salterebbe fuori, ed il potere pubblico, griderebbe vendetta per tutti gli abusi e le prevaricazioni subite.

Intanto mi domando:

ma quali eccelse esperienze, facoltà e capacità avranno sottomesso le cariche istituzionali italiane ad una dittatura napoletana, campana e siciliana in tutti questi anni?

Chi ha tradito e chi ha difeso il popolo?

Ed è stato un basso, un medio ovvero un Alto Tradimento?

E soprattutto:

chi mai pagherà con la propria vita per tutto questo?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Napolitano non è nostro Presidente

martedì, 8 maggio 2012

Questa frase, lanciata sul web dal popolo dei cittadini considerati i vincitori di questa tornata elettorale amministrativa, descrive benissimo la misura della distanza, ormai divenuta incolmabile, che separa lo stato di diritto dal paese reale ovvero stato di fatto.

Il popolo in questione è quello dei grillini, i seguaci del fondatore del Movimento 5 Stelle, il comico famoso ed il politico vincente Beppe Grillo.

La polemica fra il Grillo ed un vecchio parrucone della politica come Giorgio Napolitano segue la querelle della “salma” istituzionale ed ha scatenato sul web i grillini, che han lanciato il nuovo slogan ufficiale di questo dopo elezioni:

Napolitano non è nostro Presidente.

In effetti, se Giorgio Napolitano usasse la veste di Capo dello Stato e di Presidente della Repubblica per servire il popolo invece che per difendere l’indifendibile casta politica italiana, allora potremmo anche giustificare le sue ultime esternazioni gravemente limitative di una sola forza politica, quella del Movimento a 5 Stelle di Grillo.

Stesso dicasi durante la campagna elettorale di queste amministrative nel quale polverone si sono visti provenire da ogni dove attacchi a senso unico ai grillini, travestendo ipocritamente e vilmente questa violazione di legge nell’uso della definizione di “anti-politica” (in Europa incarnata dai Pirates ed in Italia dai grillini, le ultime frontiere della politica sana e condivisa dal popolo), come nel caso vergognoso del presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Pensi piuttosto ai suoi preti pedofili e agli alti prelati indagati come quello di napoli, il presidente della CEI.

E pensi altresì a negare la carità cristiana ai mussulmani ed a destinarla esclusivamente alle famiglie cristiane ed italiane.

Ma è lo slogan di questi giorni:

Napolitano non è nostro Presidente

Bagnasco non è nostro Presidente.

Ed è anche la misura della distanza della classe dirigente italiana dal popolo, dai cittadini lavoratori, dalle famiglie e dalle aziende italiane.

Il paese reale è ormai troppo lontano dallo stato di diritto, tanto lontano che l’unico rapporto possibile è quello conflittuale, fra un popolo maltrattato e derubato da chi lo dovrebbe invece difendere e tutelare.

Ma ora questa casta politica, grazie soprattutto a politici del calibro di Beppe Grillo, sta per scomparire completamente dal nostro orizzonte, ormai incompatibile, distante e distinta dal paese, dal popolo e dal territorio che pretende di governare.

Sia che se ne governi il portafogli, che l’animo.

Ed un bel Vaffa, non fa mai male.

Vaffa, casta dominante di idioti e di inetti, di incapaci e di corrotti, di amici dei mafiosi e traditori dello stato.

Vaffa, ed ancora Vaffa.

N.B.

Vince la realtà del popolo del web, l’unico veramente libero in Italia e nel mondo.

Vincono i blogger informatizzati e tecnologici.

Perdono i politici parrucconi e senza alcuna qualità.

Bravo Beppe Grillo.

Bravi tutti i grillini.

Siete l’orgoglio di questo paese.

Vi voglio bene.

Gustavo

P.S.

Come al solito, le mie analisi politiche fanno centro.

Ecco cosa scrivevo a proprosito di comici e politici italiani in un post di questo Blog qualche tempo fa:

Italia: un paese di comici e di politici

Resto dell’avviso che, in questo strano ed anormale paese, gioverebbe la sperimentazione.

Da dove iniziamo?

Beh, potremmo cominciare dall’uso dei comici nel governo del paese e l’uso dei politici nei teatri comici italiani.

Dovremmo poterne trarre profitto tutti in tempi ragionevolmente brevi.

Ovvero potremmo esalare l’ultimo respiro tutti insieme, appassionatamente, in unica grande risata.

Siamo messi talmente male che una comica provocazione ha più successo di una riforma del sistema.

Ma non potevo nascere tedesco, americano, svizzero?

Lì almeno sanno come distinguere un comico da un pagliaccio.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’imperativo della Casta: “levare al povero per dare al fannullone”

martedì, 26 luglio 2011

Era il 2 maggio 2007 quando Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella pubblicarono il libro- inchiesta:

La casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili.

Solo l’anno precedente, nel famigerato referendum-truffa che impedì il varo della devoluzione, della diminuzione del numero dei parlamentari e dei loro incredibili privilegi, in quel giugno 2006 che segnò l’ennesima truffa al popolo italiano da parte della casta dei politici, di quei soggetti che non vogliono lavorare per vivere al di sopra delle proprie possibilità, si segnò la sconfitta della civiltà in questo paese.

Per offrire la posssibilità di meglio comprendere lo stato d’animo comunemente condiviso dei cittadini di fronte a questa indecorosa condizione, riporto la definizione di un amico di Facebook, Guido, che in poche parole descrive magnificamente il quadro:

“lo stato italiano è una metastasi che ha divorato nel tempo la ricchezza prodotta, ha levato al povero per dare al fannullone, dovunque ha messo le mani corruzione e sprechi …”

Il terzo capitolo del libro “La Casta” è intitolato “Quattro regine al prezzo d’un Napolitano” ed analizza i costi dell’istituzione più inutile (ma potente), quella che vive al Colle del Quirinale, quella della Presidenza della Repubblica, quella del Capo dello Stato.

All’epoca della pubblicazione del libro-inchiesta, il bilancio del Quirinale risultò segreto, non pubblico, mai pubblicato, assolutamente vietato all’accesso dei cittadini che invece, lo pagano per intero, senza aver diritto a conscere a quanto ammonti questo “intero”.

In questo momento preciso, il sito ufficiale della presidenza della repubblica pubblica un bando per l’assunzione di nuovi 6 ragionieri, a conferma del fatto che di conti da fare al quirinale, ve ne sono, e molti anche.

Sempre sul sito ufficiale, si legge che il personale a disposizione del colle si divide in comandato, a contratto e distaccato, e che è stato diminuito dal dicembre 2006 di 374 unità, di cui 72 nel solo 2010.

Il solo personale di ruolo al 31 dicembre 2010 risulta essere di ben 843 unità (144 in meno dal 2006) così ripartite:

74 appartenenti alla carriera direttiva, 97 alla carriera di concetto, 204 alla carriera esecutiva e 468 alla carriera ausiliaria.

Un piccolo esercito di inutili burocrati.

Un parco macchine di 35 unità (12 di proprietà e 23 in leasing) con 41 autisti a disposizione.

Il quirinale è anche quel paradosso per cui, un segretario generale che va in pensione, non va in pensione effettivamente, ma viene nominato “segretario generale onorario”, gli viene costruita intorno una nuova organizzazione burocratica e viene reinserito nel quirinale con il medesimo grado con il quale è uscito (e forse, anche con il medesimo stipendio).

Ma il quirinale è anche quell’istituzione che dispone di circa 300 corazzieri dei quali sarebbe utile sapere dove consumino il vitto (militare o quirinale?), dove alloggino e a spese di chi, con quali nezzi di trasporto si muovano e a spese di chi.

I corazzieri sono citati perchè è l’unica informazione resa pubblica nel 2007 del bilancio del quirinale, ma sono tantissimi i dipendenti pubblici che sono a disposizione del quirinale pur non dipendendo dalla presidenza della repubblica:

in quale bilancio sono iscritte queste spese, chi ne tiene i conti, chi ne rende conto e soprattutto, a chi?

Sempre dati comparati del 2007 fra presidenza italiana e tedesca informano che:

meno d’un decimo di quella del Quirinale la spesa tedesca, molto meno d’un decimo il personale.

Ed ancora apprendiamo dalle stesse nota informativa del colle che il personale complessivo a disposizione della presidenza della repubblica italiana è (2006) risulta essere nel 2006 di ben 2181 dipendenti, mentre nello stesos anno:

la Regina Elisabetta d’Inghilterra dispone di 300 dipendenti;

il Re di Spagna 543;

il Presidente degli Stati Uniti d’America 466.

Sarebbe utile scrivere un secondo libro dedicato alla casta ed ai suoi costi incredibili, con gli aggiornamenti su come i politici italiani siano caduti in basso, sempre più in basso.

Il peggio è che, per mantenere questa casta di politici senza alcun merito, si sprema il cittadino più povero e con meno potere di contrattazione, lasciando “i protetti della Casta”, fuori dalle privazioni cui la crisi economica costringe i cittadini qualunque.

Continuando così, nel “levare al povero per dare al fannullone”, il paese rischia di spaccarsi, ricadendo in rivoli continui di contestazioni e di indignazioni popolari, fra l’altro giustissime e sacrosante.

La casta impera ancora, distruggendo il futuro del popolo sovrano, ed adesso che i politici della casta hanno dinanzi a loro qualche anno senza tornate elettorali, riusciranno a dare e fare il peggio del peggio che la loro incoscienza ed irresponsabilità merita.

O che la loro ingordigia ordina.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tasto Reset

sabato, 6 novembre 2010

Il quadro politico italiano

Continua la frammentazione politica italiana.

Nella maggioranza di governo il tradimento finiano aumenta la pressione, portando volutamente alla paralisi l’esecutivo.

Il danno che sta creando al paese (in)coscientemente Gianfranco Fini con la sua pattuglia di parlamentari è elevatissimo e diviene esponenziale ogni giorno che passa, se intersechiamo il dato della crisi politica provocata ad arte da Fini e il dato della crisi socio-economico-finanziaria che attanaglia il paese.

Inevitabili le conseguenti scomposizioni all’interno del PDL, che non influiscono affatto sull’alleato politico leghista, fedele, leale e corretto al programma di governo ed alla sua attuazione, almeno sino al momento in cui, lo stallo provocato volontariamente da Fini, non porterà ad un movimento di dissenso popolare eccessivo e di dissesto economico tale da divenire non gestibile, non più governabile.

Infatti, le prospettive aperte dai finiani risultano tutte essere negative per il paese e per la cura degli interessi del popolo sovrano, mentre risultano “positive” solo per i finiani stessi, ormai giunti al paradosso di rappresentare solo un “problema aggiuntivo” al già degradato quadro politico complessivo, piuttosto che una soluzione.

Nel parlamento lo stallo si ripercuote evidentemente, anche in virtù dell’abuso politico e personale che Gianfranco Fini sta facendo della terza carica istituzionale:
la presidenza della camera dei deputati.

Le forze politiche di opposizione, sono anch’esse colpite dalla crisi di frammentazione politica, non avendo altro obiettivo che l’attacco personale al premier Berlusconi e non avendo esse alcuna proposta politica e di governo che superi quella attualmente in forza al programma ed alla maggioranza di governo.

Il Partito democratico è infatti prossimo ad una spaccattura derivante da un movimentismo di base che non accetta la “leadership a vita” di dinosauri politici incompatibili con le sfide della modernità.

L’Italia dei Valori non approfitta del momento favorevole per dare la spallata definitiva ad un modo di concepire la politica a sinistra che non funziona più, sia pure abbia mai funzionato in Italia.

Questa condizione ripropone l’antico dilemma sulla errata collocazione a sinistra dell’IDV, derivante dalla incompatibilità dell’attuale leader Antonio Di Pietro con la figura politica di Silvio Berlusconi.

I resti di quello che era il Partito Comunista escono allo scoperto chiedendo la candidatura di coalizione alle prossime elezioni politiche, con la giustificata convinzione che a sinistra non vi sia un leader capace di battere il candidato Berlusconi e non vi sia nella sinistra moderata alcun momento unificante nell’agire politico, se non una continua lotta intestina che non porta mai ad un vero cambiamento di rotta, ma solo a vittorie derivanti da macroscopici errori degli avversari politici e comunque mai rinvenenti da una proposta politica giusta e condivisa, mai discendenti da una leadership adeguata e carismatica.

Nel paese avanza la convinzione che una simile casta politica votata all’ambizione personale e alla disgregazione continua, non sia in grado di produrre quelle scelte politiche utili ad un rilancio dell’economia.

Quali sono queste scelte?

L’abolizione di ogni spreco pubblico, compreso il mantenimento di una classe politica senza “scopi pubblici” ma con evidenti “Fini privati” e di parte.

L’abolizione di ogni costoso privilegio e del patologico “poltronismo” e “parassitismo” di cui godono ingiustamente la classe politica e quella burocratica.

Secondo dati recentemente forniti dalla CGIA di Mestre infatti, l’iperburocratizzazione italiana pesa per un 4,6% sul Prodotto Interno Lordo, con un costo annuale sulla collettività prossimo ai 70miliardi di euro.

L’unica risposta utile di fronte a questa come ad altre condizioni di spreco infìgiustificato di danaro pubblico è evidentemente la riforma del federalismo fiscale associata ad un maggior dimagrimento del pesantissimo centralismo politico romano e dei suoi assurdi costi economici e finanziari.

Ma se si fa eccezione per la Lega Nord per l’Indipenza della Padania, quasi tutti gli altri partiti politici traggono consenso e utilità nel mantenere in piedi e, addirittura, nel rafforzare l’abuso che si fa dell’apparato politico e burocratico, apparato che rapprresenta il vero male del paese, la vera intersezione negativa sulla dinamica imprenditoriale e commerciale italiana, il vero momento di aumento del costo del lavoro e relativa diminuzione dei salari, vero motivo di crescita continua e smisurata del debito pubblico complessivo, sia a livello locale che nazionale.

Queste considerazioni sono ormai sempre più condivise nel paese, sia fra la classe imprenditoriale ed industriale, sia nei vari settori produttivi di quella ricchezza che a Roma, una certa politica del “fottere e piangere, straccia le vesti e tira i capelli” vuole agguantare e dilapidare.

Lo stesso presidente della repubblica, nelle sue ultime dichiarazioni, ha fatto intendere che l’empasse politica non è più sostenibile dal paese, lasciando forse percepire che sarà proprio la prima carica dello stato a premere quel tasto che porterà a nuove elezioni, quel tasto che non apre le porte ad inutili revisioni elettorali di governi tecnici non risonosciuti dal popolo sovrano, quel tasto che dovrebbe condurre ad una nuova tornata elettorale nella quale il malcontento nel paese contro la casta politica italiana si potrebbe tradurre in un notevole aumento percentuale della Lega Nord, unico movimento politico che ha dimostrato di avere in tasca la ricetta per uscire dalla crisi.

Ma il mondo politico italiano sembra più interessato ad arginare l’avanzata della Lega Nord che a difendere e tutelare gli interessi del popolo, dei lavoratori, degli inoccupati e dei disoccupati, delle famiglie e delle aziende italiane.

Ma se non si esce da questo ricatto politico di bassa lega avviato dai finiani, qualcuno dovrà far uso del tasto di Reset del sistema, ormai impazzito e divenuto esso stesso un grave problema ed un ostacolo alla realizzazione di quelle riforme e di quelle ristrutturazioni che consentiranno il trapasso di questi anni di crisi ed eviteranno al paese un vero e proprio salto nel buio.

Qualcuno quel reset dovrà avviarlo.

Prima che sia troppo tardi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X