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Foggia : Area Urbana Sicura

giovedì, 3 luglio 2014
Foggia: area urbana sicura

Foggia: area urbana sicura

Mi piace questa città.

Ci sono nato e cresciuto.

Tutti i miei ricordi, tutto il mio “me” sono in questa città, tranne nelle persone che l’hanno abbandonata, esiliate da essa.

Amo Foggia, ma non amo i foggiani, non condivido i loro modelli di riferimento e nemmeno il loro stile di vita.

Sono un disadattato qui, un asociale che disdegna l’arredo umano che incarna la città.

La mia anima è sparsa in giro per l’Italia, nelle mie esperienze, nei ricordi e nelle condivisioni di quelle persone, quegli amici e quei parenti che sono andati via a cercare migliore fortuna, per se e per i propri figli.

Eppure, non riesco ad essere completamente distaccato dagli avvenimenti che osservo quotidianamente in questa città.

Vorrei estranearmene, restarne indifferente, ma non ci riesco:

ogni ferita alla città è una ferita nel mio intimo.

Per questo non amo i foggiani, responsabili primari delle mie ferite, delle sue ferite.

Non amo questi foggiani, questa foggianità, che desidero diversa e migliore.

Forse, se riuscirò a trovare ancora un lavoro altrove, potrò vivere meglio quel che mi resta da vivere.

Al momento sono qui, scomodo osservatore attento di usi e costumi, prassi e procedure, modelli e stili di vita.

E se devo essere scomodo, lo sarò sino in fondo, per amore della mia città.

“Ottimizzare l’uso dei vigili urbani”.

Selezione, addestramento, formazione, equipaggiamento, operatività, obiettivi.

Occorre tempo, occorrono risorse, occorre amore per il proprio lavoro di vigile urbano, rispetto per la divisa che si indossa, spirito di sacrificio, attaccamento e rispetto assoluto nei confronti della città e della cittadinanza che si è scelto di servire.

Conosco i limiti della cultura della sicurezza in Italia, ne conosco i limiti interpretativi e quelli pregiudizievoli.

Nonostante questo, porto un contributo non risolutivo e non definitivo, ma che, in attesa di un migliore addestramento, una migliore selezione e formazione, equipaggiamento e uso strategico dei vigili urbani, potrebbe essere interessante.

Vigilare, governare e controllare il territorio comunale deve prevedere una conoscenza certa dei punti di criticità, sia nel tempo, che nello spazio e nelle persone.

Il territorio va diviso in zone di controllo urbano, con l’assegnazione di un vigile urbano per ogni zona, da pattugliare, garantire, vigilare, controllare, governare e perlustrare quotidianamente.

Ma, come potrà fare tutto questo un solo vigile urbano, disarmato e piuttosto demotivato, direte voi?

Nella attesa che nascano e si rafforzino i motivi di una ottimizzazione dei vigili urbani così come sono, punterei ad una operatività che garantisca il controllo del territorio, punterei a delle pattuglie miste, comandate da un pubblico ufficiale e agente di polizia giudiziaria (vigile urbano) e un numero di due/tre guardie particolari giurate di supporto ai suoi ordini, in modo da offrire subito un servizio armato, nutrito, di presenza e di controllo, di vigilanza del territorio e del patrimonio comunale, sia pubblico che privato, ferme restando le competenze delle forze dell’ordine, che verrebbero così grandemente supportate e collaborate.

Una pattuglia in ogni zona, ricalcando l’operatività del “vigile di quartiere”.

Nelle zone controllate, gli ispettorati sanitari e veterinari e i servizi di assistenza sociale troverebbero inaspettate alleanze nell’assicurare legalità e solidarietà, rispetto della legge e bisogni diffusi.

Ovviamente, le guardie giurate di supporto al vigile urbano vanno anch’esse aggiornate e adeguate al nuovo ruolo, per evitare dannose sovrapposizioni di competenza, confusione nei ruoli e potenziali complessi di superiorità ingiustificati:

il loro ruolo deve essere ben chiaro e definito e deve essere operato nella consapevolezza dei propri rischi e limiti.

Prevenzione e deterrenza, conoscenza e assistenza devono trovare in una pattuglia di servizio pubblico urbano la risposta alle esigenze della cittadinanza, alla applicazione della legge e delle ordinanze comunali.

Una eventuale certificazione raggiunta attraverso corso di formazione ad esame di valutazione finale rilasciato dalla prefettura garantirebbe (e differenzierebbe) meglio l’operatività delle GPG e dei cittadini che ne venissero a contatto per motivi di servizio.

In attesa di tempi migliori e di un nuovo e ottimizzato corpo dei vigili urbani, questa operatività di base nella scala e nella filiera della sicurezza potrebbe offrire non pochi motivi di conforto e di ottimismo per il futuro di questa città nella garanzia della sicurezza urbana.

Ed anche oggi, qualcuno potrà dire che non mi sono fatto i fatti miei.

Ma è una vita che va avanti così:

sono abituato ai “ringraziamenti”.

E sarà pure che IO non mi faccio i caxxi miei, però mi sa tanto che non tutti quelli che si sono candidati a fare i caxxi comuni e sono indennizzati e tutelati per questo, li soddisfino adeguatamente.

Questi cittadini che non si fanno i caxxi loro stanno diventando una epidemia di civiltà.

Magari …

Good Morning, Foggians.

Gustavo Gesualdo
nonostante tutto, cittadino foggiano

Politica Immobile, Emergenza Sicurezza e Giustizia Disfatta

lunedì, 18 novembre 2013
Forze dell'Ordine

Forze dell'Ordine

Non so se ricordo bene ma ricordo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni a seguito della elevazione del grado di pericolosità delle mafie foggiane a livello di quelle storiche (che onore …) siciliana, napoletana e calabrese rinforzò le forze dell’ordine a Foggia in questa misura:

- 15 nuove pattuglie composte di 3 agenti di polizia ognuna (+45 agenti) comprese le auto;
- 10 nuovi investigatori di polizia;
- 1 vice questore;
- 20 carabinieri in forza al comando provinciale compresi 20 carabinieri in forza ai ROS.

Forse dimentico qualcosa.

Non mi pare corresse l’anno 1989 e nemmeno il ventesimo secolo, a dire il vero.

Potrò sbagliarmi, qualche bene o meglio informato di me è invitato a rettificare.

Certo servono maggiori presenze, un rinnovamento generazionale, soprattutto.

Anche per i salari delle forze dell’ordine non si comprende perché nel caso di politici e magistrati salgano di pari passo, mentre nel caso degli operatori di sicurezza e degli investigatori questo automatismo non ci sia.

Certo, chi veste la divisa viene spesso visto e trattato come carne da macello a buon mercato da una politica distratta e irrispettosa.

Ricordo a me stesso che il politico fa le leggi, il giudice le applica, ma chi si infiltra nelle organizzazioni criminali, chi effettua realmente le indagini, chi recupera veramente le informazioni utili a garantire ordine pubblico, indagini della magistratura, chi controlla e difende il territorio chi applica le leggi sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, penitenziari e forestali, vigili del fuoco di notte e di giorno, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi soprattutto e non anche, mica i politici e nemmeno i magistrati, con tutto il rispetto di coloro che in queste due ultime categorie lavorano duramente e rischiando in proprio.

Anche se, alla fine, chi protegge magistrati e politici sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari, vigili del fuoco e forestali e non avviene mica il contrario.

E i conti alla fine tornano, almeno nelle competenze, non nei salari e nelle
indennità.

Ma chi vuole Legalità, deve assicurare Sicurezza e Giustizia.

E deve garantire che gli apparati della sicurezza pubblica e della giustizia pubblica funzionino, visto che si rifiuta da sempre di garantire una dignitosa esistenza ad una inesistente e sempre malvista e maldigerita sicurezza privata e polizia privata, che invece nella realtà esistono e sono di grande supporto e collaborazione alle forze dell’ordine e alla giustizia.

A tal proposito (il precedente di un partito politico che si creò un proprio esercito non aiuta) voglio esporre qui quanto mio padre ottuagenario mi raccontò sulla nascita del Fascismo, perché pare che un ripasso della storia possa giovare a chi governa il Paese.

Un bel giorno, guardando alla tv l’infinita serie assurde ingiustizie assicurate dalla amministrazione della giustizia italiana, mio padre mi dice:

“Sai, Gustavo, io non so come sia nato il fascismo a Roma o a Milano, ma so come è nato il fascismo a Foggia e quel che vedo dalle notizie è che ci troviamo in un periodo del tutto simile a quello che precorse l’avvento del fascismo, laddove i ladri vengono presi dalla polizia e dai carabinieri e liberati dai tribunali. Così il popolo (e le forze dell’ordine, aggiungo io) viene preso dall’ansia di rivedere sotto la sua casa il ladro che lo ha derubato appena il giorno dopo l’arresto, a minacciare vendetta. La situazione divenne insostenibile e così, alcuni gruppi di cittadini si riunirono spontaneamente per tentare di mettere riparo a questa condizione socialmente ed economicamente pericolosa: si costituirono i primi Tribunali del Popolo. Quando un delinquente veniva rilasciato, essi lo prelevavano con la forza nottetempo dalla sua casa, lo trasferivano nelle campagne del foggiano e lo detenevano in alcune aziende agricole. Lì lo sottoponevano a giudizio sommario nel quale si alternavano l’uso sapiente ed alternato di allegre randellate e di generose bevute di olio di ricino al fine di far confessare al reo il reato, ma soprattutto, i suoi complici, che venivano a loro volta sequestrati e sottoposti al medesimo “trattamento giudiziario”. Quando il “quadro investigativo e giudiziario” emergeva ben chiaro, allora il tribunale del popolo emetteva la sua sentenza, che era sempre la stessa: la morte del delinquente e dei suoi complici, rei confessi, piuttosto gonfi di ematomi superficiali e altrettanto sgonfi negli antri intestinali. L’esecuzione della pena così inflitta era particolarmente crudele: i rei confessi venivano nottetempo trasferiti su barche e condotti alle Isole Tremiti, dove, legati e ben vivi, venivano gettati dalle cime delle belle isole giù in mare. Ecco, così nacque il fascismo a Foggia, figlio mio.”.

A scanso di equivoci, devo confessare che mio padre era affatto fascista, benché figlio di un uomo severo e serio, noto in tutta la città (e ben oltre) per la sua fedeltà e lealtà a principi, valori e moralità ben radicate nella società di quel tempo e anche la stretta vicinanza con il Duce Mussolini dello zio di sua madre, non portò mai mio padre a scegliere la cosiddetta Terza Via del Fascismo.

Questo detto per eliminare ogni possibile traccia di “interesse ideologico o di scelta di vita” nella esternazione di mio padre.

Ora, tornando a noi, credete che questo racconto possa servire per tentare di evitare gli errori commessi in un passato affatto dimenticato?

E se veramente questi tempi somigliano grandemente ai tempi immediatamente precedenti all’avvento del Fascismo, il primato della politica potrà comprendere che deve urgentemente eliminare ruberie, corruzione e sprechi dalla Pubblica Amministrazione e che deve effettuare tagli importanti nelle spese inutili e nei privilegi di casta in favore di un rafforzamento delle difese e dei presidi dello stato nel territorio del Paese Reale e cioè, la sicurezza e la giustizia, per garantire legalità e certezza del diritto e della pena?

Politici della casta:

avete capito cosa dovete fare?

E avete capito cosa potrebbe accadere se voi resterete ancora nel vostro
immobilismo inaccettabile e suicida?

Una strada occorre pure imboccare, un percorso bisogna avviare.

Altrimenti l’antistato prevarrà sullo stato e il popolo a difendersi da solo costretto sarà.

E la storia potrebbe ripetersi, svolgendosi in colpi di scena inimmaginabili e ingovernabili.

Agire, Fare, Governare:
subito, per salvare il salvabile.

Sicurezza e Giustizia devono essere muri invalicabili per le mafie, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale, previdenziale e del rispetto dei doveri civici e civili.

Altrimenti sarà un problema da risolvere intra menia.

Buon lavoro a tutti, compresi quegli agenti di polizia che a differenza dei poliziotti debbono obbedienza al silenzio e non possono nemmeno esternare pubblicamente difficoltà e drammatiche insufficienze nello svolgimento del proprio dovere quotidiano.

C’è sempre chi sta peggio, cari sindacalisti italiani e non è detto che, perché non si senta il suo grido di dolore, la sua sofferenza non sia eterna compagna nella quotidiana operatività.

Agli attori più o meno silenziosi di questa delicata vicenda, dedico il mio conforto e sostegno personale, per quel che è e per quel che vale.

Oltre ad una parabola interessante che offre e chiede un momento di riflessione profonda prima di una azione di indirizzo politico che tutti aspettiamo con fervente ed operativa attesa.

Poiché la barca è una ed è una per tutti:

la stessa.

Buona fortuna e buon lavoro a tutti.

Gustavo Gesualdo

Degrado a Foggia: una mattina di ordinaria follia alla ASL

lunedì, 14 maggio 2012

Mi reco alla ASL di Piazza della Libertà in Foggia, per chiedere l’iscrizione per l’assistenza sanitaria e scegliere il medico curante, successivamente al trasferimento della mia residenza da Varese a Foggia.

Prendo il numero 25C dal dispenser di numeri dell’eliminacode.

Più tardi si annuncia sul display un numero incomprensibile ed io lo interpreto, come altri come il numero 22.

Ma un utente mi avverte:

il display è guasto, quello è il numero 26!

Caspita!

Non mi sono accorto, ed a causa del guasto al display, mi hanno superato con la numerazione!

Mi appresto a prendere un altro numero (il 51C) e mi reco allo sportello dove si legge l’apparente numero 22 a chiedere informazioni.

Ma l’accoglienza é perfida e violenta:

il dipendente allo sportello, privo di ogni tesserino di riconoscimento, allontana urlando ed in malo modo un anziano utente che protestava perché non riceveva delucidazioni dallo sportello, il tutto sotto gli occhi della guardia giurata che non interveniva in favore di chi era un evidente soggetto debole maltrattato da parte di chi aveva un potere ed una funzione pubblica, mentre una specie di tarantola al femminile che era servita in quel momento allo sportello, spargeva urla e veleno intorno a se, difendendo a denti stretti la sua posizione, che era la numero 24.

Ma il display, anche in numerazione 24, non poteva trarre in inganno al numero 22 o 26 e protestai allo sportello che il display recava il nemro 26 (forse) mentre lo sportello serviva il 24.

La tarantola femmina menava acide risposta a destra e a manca (donna islamica con il capo coperto che difendeva la sua posizione e quella di suo marito, così almeno lei affermava che avrebbe dovuto essere servito dopo di lei, ma del quale numero non si aveva però conoscenza e visibilità, tranne le acide risposte della “signora”) senza essere ripresa dalla solerte (a piacimento suo) guardia.

Insomma un parapiglia.

Io mi indigno e chiedo di sapere quale numero si stia servendo in quel momento, ma non ottengo risposta, se non dalla Guardia Giurata in servizio in quel momento, la quale pretendeva di dire cosa avrei dovuto fare (prendere un altro numero e aspettare il mio turno senza chiedere alcuna informazione) o non fare e metteva ordine in modo confuso in una situazione nella quale avrebbe fatto meglio a stare in silenzio, visto che conosceva perfettamente il problema del guasto al display, origine di tanti disservizi ormai venuti al pettine.

Una guardia giurata modello adolf hitler.

Compreso che non si ottiene nulla da questa stranissima gente, mi siedo ed attendo il numero indicato, il 51C.

Ma la sequela di stranezze, non finisce qui.

Il signore dello sportello di sinistra (ve ne erano due, uno a dx e l’altro a sx al servizio dello stesso servizio) viene chiamato da una persona che era in fila.

Lesto, si alza, lascia il suo posto di lavoro, non chiude lo sportello e non mette alcun cartello che indichi l’assenza dell’operatore e va via.

Altre proteste insorgono, visto che la quantità di gente in fila, era importante e numerosa.

Ma non si ottiene nulla, se non l’intervento di una sedicente dottoressa dipendente ASL, che senza alcun tesserino esibito, chiedeva a sua volta spiegazioni sulle proteste.

A mia volta, chiedevo chi fosse Lei, visto che non era scritto in nessun tesserino di riconoscimento quale funzione nella ASL ella ricoprisse.

Non ricevo risposta, non si identifica, non prende atto del problema e va via.

Dopo un bel po torna l’operatore assente e poco dopo, viene chiamato il mio numero dal display.

Sono però servito dallo sportello di destra.

Devo chiedere l’iscrizione alla ASL regionale pugliese a causa del cambio di residenza a Foggia, con provenienza Varese.

“Il suo libretto sanitario”, mi chiede l’operatore.

Ed io rispondo che in Lombardia non si usa il libretto sanitario, ma la tessera sanitaria regionale e la porgo.

Ed io come faccio a sapere quale è il nome del suo medico a Varese, commenta l’operatore.

Beh, guardi, io lo so, se vuole lo indico ora, a lei.

No, no, ma sù, ma giù, perchè così, perché colì, tira dentro la ASL di Firenze, fa esempi che non capisco, e perché sopra e perché sotto, ma cosa mi importa di cosa fanno a Varese ed alla fine, mi dice:

Lei non può iscriversi ne fare la scelta del medico perché la sua documentazione è incompleta.

Capisco troppo tardi che il “problema” era il collega che si era assentato (giustificatamente?) quanto inopinatamente abbandonando lo sportello aperto, ma senza operatore.

E questa vigliaccata, assomiglia dannatamente ad una vendetta trasversale, di quelle che fanno i mafiosi:

tu cittadino qualunque ti permetti di chiedere a che numero dell’elimina code siamo arrivati, visto che il display lo riporta in modo scorretto e poco leggibile?

tu cittadino qualunque ti permetti di chiedere perché un dipendente ASL in servizio allo sportello si assenti senza chiudere lo sportello stesso?

Ed io, che faccio parte di una casta corporativa e della “cosca dei colleghi”, te la faccio pagare:

un perfetto mafioso, altro che un dipendente regionale al servizio del cittadino.

A me però serve un medico che prescriva delle indagini diagnostiche per domani e non svolazzi ed iperbole mentali senza senso.

Chiedo l’identificazione dell’operatore allo sportello che mi nega l’accettazione della documentazione, ovvero il numero del suo tesserino di riconoscimento, tesserino che nessuno dei due operatori ha in mostra, così come la marea di (putabili) dipendenti asl che vanno e vengono continuamente in quella stanza.

Ma la mia richiesta di sapere con chi sto parlando e chi sia il responsabile del procedimento amministrativo cui mi viene negato l’espletamento trova la risposta di sempre:

un omertoso e mafioso silenzio.

Sono ormai stufo ed indignato, oltre che arrabbiato.

Chiedo chi sia il direttore responsabile di tutta questa assistenza sanitaria assai libera di fare ciò che vuole e non di servire al servizio sanitario ed all’assistito.

Primo piano mi viene detto.

Al primo piano nessun cartello indica un ufficio, ma bensì, solo ambulatori.

Gira che ti rigira, trovo un corridoio di uffici e chiedendo ai dipendenti (numerosi e molto affaccendati a scaldare sedie e a discorrere, devo dire) quale fosse l’ufficio del direttore.

Mi dirigo presso la porta indicata e chiedo ad un utente in fila se vi fosse qualcuno all’interno e se egli fosse lì in fila per essere ricevuto.

Doppia affermazione.

Chiedo se posso bussare per essere ricevuto anch’io:

acconsente.

Busso, busso ancora ed ottengo risposta:

avanti!.

Entro e trovo in riunione di famiglia la dottoressa che giù si è rifiutata di identificarsi come dipendente (ASL), un altro signore e quello che dovrebbe essere il direttore, poiché seduto alla potrona dirigenziale.

permesso, buongiorno, e comincio a snocciolare il problema.

Arrivato al dunque che era mia intenzione denunziare i dipendenti di cui quella direzione è responabile che rifiutavano la mia iscrizione e che erano a loro volta non identificabili perché privi del previsto tesserino di riconoscimento, e vengo immediatamente accompagnato alla porta con decisione.

Giunto alla porta, chiedo allora con chi stessi parlando io, visto che anch’egli era privo del tesserino di identificazione e mi viene risposto:

“è scritto sulla porta chi sono io!”.

Al lato della porta un cartello riporta la dicitura “direttore”, gli rispondo, ed il suo nome, non compare, contesto.

Ma non ottengo risposta.

Mi scontro ancora con un comportamento omertoso e mafioso della serie:

qua comando io, tu non sei nessuno e non hai diritto ad alcuna informazione ne giustificazione dello strano operato di chi, come me, a domanda non si qualifica ne si identifica.

Gli do 5 minuti di tempo per informarsi, poi, procederò per vie diverse.

Dopo 10 minuti, sono ancora lì, in attesa.

Esco e chiamo il 112.

Spiego la situazione e chiedo che, perlomeno, intervenga una pattuglia dei Carabinieri ad identificare dipendenti pubblici che, a mio avviso avevano infranto una quantità di leggi e regolamenti e che, soprattutto, si rifiutavano di offrire una identificazione come da obbligo del tesserino di riconoscimento.

Mi dicono di attendere lì, che arriverà una pattuglia del 112.

Dopo qualche minuto, vengo richiamato dal 112 che mi informa che interverrà il 113.

Dopo qualche minuto mi chiama il 113 e spiego ancora una volta, sommariamente, la questio:

chiedo l’identificazione di alcuni dipendenti della ASL che a mio avviso, non adempiono al loro dovere, alla loro funzione e soprattutto, non si lasciano identificare in nessun modo.

Mi rispondono che interverrà una pattuglia del 113.

Attendo.

Due agenti intervengono e a loro spiego cosa è accaduto e che io chiedevo solo l’identificazione dello sportellista che si era rifiutato di iscrivermi al servizio sanitario e consentire la conseguente scelta del medico curante e del direttore responsabile del servizio, anch’esso non identificabile tramite tesserino di riconoscimento o indicazione fuori dalla porta del direttore del servizio.

Chiedono di essere accompagnati allo sportello:

li accompagno.

Appena arrivati nella stanza, il superiore in grado dei due poliziotti saluta amichevolmente l’operatore di sportello che si è assentato senza chiudere lo sportello:

io comincio a dubitare della riuscita della identificazione dei soggetti che non vogliono adempiere ai loro doveri.

E così è:

usciti dall’ufficio i due agenti, cambiando radicalmente atteggiamento e premettendo che il loro intervento ha il solo scopo di “comporre la questione”, comunicano che i due sportellisti negano ogni addebito e negano anche di aver negato la mia iscrizione al servizio sanitario regionale!

In più, gli sportellisti godono della favorevole testimonianza della guardia giurata-adolf hitler!

Mi vien da ridere, ma rispondo con garbata cortesia:

posso farLe una domanda?

E lui: certo.

“Perché Lei ha salutato l’operatore si sportello entrando?”.

Io saluto tutti, risponde.

Peccato che non abbia salutato amichevolmente me e nemmeno gli altri due dipendenti asl che erano presenti e ben visibili quando ha salutato amichevolmente l’operatore-sportellista-abbandono di posto del lavoro e interruzione di pubblico servizio.

E peccato abbia anche dimenticato, sebbene da me ricordato, di identificare il direttore-fantasma-irresponsabili-irriconoscibile che rifiutava anche solo di dire il suo nome e cognome.

Morale della favola.

Ho perso ogni fiducia nella capacità tecnica di intervento della Polizia di Stato.

Da oggi in poi, mi servirò esclusivamente dell’Arma dei Carabinieri come forza di polizia.

Poiché se il cittadino chiede l’intervento delle FFOO per identificare un dipendente pubblico (come lo è anche il poliziotto) perché secondo me inadempiente e non identificabile a mezzo del tesserino di riconoscimento, non desidero ricevere l’intervento di un amico degli amici o il pacificatore dell’ONU che, non identifica il direttore e non so nemmeno se ha identificato gli operatori di sportello.

Io ho chiamato il 112, non il giudice conciliatore.

Ed infatti, io avevo chiamato il 112 e non il 113:

preveggenza?

Gustavo Gesualdo
alias
Il cittadino X