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Accoglienza senza Integrazione produce Illegalità

lunedì, 16 maggio 2016

Credo che, se il problema di una accoglienza impossibile nei numeri e nei contesti in cui avviene non venga governata dal potere esecutivo, allora regioni, province (esistono ancora?) e comuni dovranno governare il problema di un accesso indiscriminato di immigrati clandestini in un territorio particolarmente e nefastamente colpito da questo fenomeno come la Puglia

Sì, parliamo del problema dei problemi, della crisi delle crisi:

un esodo biblico di soggetti che entrano clandestinamente in Italia e che la cosiddetta accoglienza tanto vantata dal governo italiano non integra nella osservanza della legge, ma anzi, dimostra come questa mancata integrazione, essa stessa, produca disagio sociale, degrado umano, problemi di ordine pubblico e sanitario, visto che oltre a non prendere le impronte digitali ai clandestini, essi sono sottoposti ad una sommaria quanto inutile analisi medica e sottratti alla profilassi per quelle patologie che sembravano sconfitte o arginate e che oggi si presentano in modo pericoloso nel territorio italiano

Che vengano definiti come Centri di Accoglienza (CDA), Centri di Primo Soccorso ed Accoglienza (CPSA), Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA), Centri di permanenza temporanea (CPT), Centri di Identificazione (CDI), Centri di Esecuzione dell’Espulsione (CEE), Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), tutti questi siti fisici di accoglienza, detenzione, controllo ed espulsione non verificano mai le reali intenzioni dei clandestini ivi introdotti attraverso un modulo di accoglienza che educhi al rispetto della legge e introduca legalmente al mondo del lavoro, non fosse altro per distinguere chi viene in Italia per divenire un parassita del sistema welfare o per compiere crimini da chi invece vorrebbe restare e integrarsi

Così l’integrazione passa spesso e volentieri attraverso i canali illegali del caporalato e del lavoro nero per i bene intenzionati, imparano e vengono educati a restare in Italia violando apertamente le sue leggi e covando rancore e rabbia per un trattamento non idoneo a premiare la volontà di integrarsi, lavorare e vivere da cittadino ospite o da aspirante cittadino italiano, rispettare la legge e differenziarsi da criminali e terroristi, parassiti e scansafatiche

Questo l’elenco normativo che ha tentato di governare, anche nell’ottica di scelte fatte a Bruxelles e non a Roma o a Bari o a Foggia, il fenomeno della immigrazione clandestina, flusso migratorio che va certamente governato e non altrettanto certamente subito

Il Decreto cosiddetto Dini (Decreto Legge n. 489/1995), mai convertito in legge istituiva l’istituto della detenzione amministrativa

La legge cosiddetta Puglia di contrasto dell’immigrazione clandestina (Decreto Legge n. 541/1995 convertito in Legge n. 563/1995)

La Legge Turco-Napolitano (e il decreto attuativo della stessa Decreto del Presidente della Repubblica n. 294/1999) istituiva i Centri di permanenza temporanea (CPT)

Direttiva del Ministero dell’Interno (Direttiva Bianco) del 30 agosto 2000 (Circolare del Ministero dell’Interno n. 3154/2002)

La Circolare del Ministero dell’Interno n. 3154/2002 introduce standard minimi che devono garantire enti gestori

La Legge n. 189/2002 è la legge Bossi-Fini e introduce il trattenimento del richiedente asilo in centri Centri di Identificazione (CDI) e il divieto di allontanarsi dai CPT

Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 303/2004 è il regolamento attuativo della legge Bossi-Fini

Il Decreto di attuazione della direttiva 2003/9/CE dei CDI o dei CPTA

il Decreto interministeriale del 16 febbraio 2006 i CDA trasforma in Centri di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA)

Il Decreto legislativo n. 25/2008 trasforma i CDI creati dalla legge Bossi-Fini negli attuali Centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA)

Il Decreto Legge n. 92/2008 convertito nella legge n. 125/2008 cambia la denominazione dei CPT in Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE)

il Decreto Legge n. 11/2009 convertito in Legge n. 94/2009 è il cosiddetto pacchetto sicurezza del 2009, recepisce la Direttiva 2008/115/EC (detta Direttiva Ritorno), innalzando il periodo massimo di detenzione a 18 mesi

Decreto Legge n. 89/2011 convertito nella Legge n. 129/2011 modifica attraverso il recepimento della Direttiva 2008/115/EC la modifica detenzione amministrativa

Un lungo percorso, come potete vedere

Il risultato complessivo, se si fa eccezione per il governo del modello Maroni che riuscì comunque a ridurre i flussi migratori bloccandoli all’origine, non è felice, e nemmeno riuscito

Il fallimento di tutto questo normalizzare sta evidentemente nella mancanza di un metodo razionale e intelligente e soprattutto di un fine ultimo, che è proprio quello raggiunto dal modello Maroni:

limitare l’ingresso di soggetti clandestini in Italia e in Europa attraverso l’Italia che nella sua storia riproduce un esodo biblico e una invasione aggressiva e violenta piuttosto che una accoglienza ragionata, selezionata, sostenibile e misurata vagliando esigenze diverse e dando risposte diverse a intenzioni migratorie diverse

Che la Puglia sia epicentro in più momenti di questa invasione lo leggiamo negli sbarchi di albanesi, nella frontiera marittima di ingresso pugliese, nel malgoverno di questi flussi da parte dei due governi Vendola e nel fatto che, ancor oggi, la Puglia non sembra voler governare questo fenomeno

E questo, non è un complimento, affatto

Sia i detrattori dell’accoglienza che i sostenitori dell’accoglienza in Puglia pare non guardino oltre la punta del proprio naso:

così non si può andare avanti, se non degradando ancor più ed irrimediabilmente la società, l’economia e il welfare pugliese, per non parlare della già problematica Legalità

A meno che, non si nasconda in questo non governo la volontà criminale di ridurre in schiavitù le migliori intenzioni che sbarchino in Puglia alla ricerca di un nuovo futuro, di una integrazione vera e valida

A meno che, il lavoro nero non sia de facto un elemento del sistema pugliese, osservato ma non governato, contrastato ma non eliminato

In tal caso dovremmo però parlare di un sistema illegale, criminale, volutamente reso e lasciato tale

Non devono meravigliare l’innalzamento del numero e della qualità dei crimini e l’abbassamento della soglia di Legalità in Puglia se i i pugliesi non governano, ma subiscono per interesse o disinteresse una gran massa di risorse umane che potrebbero partecipare alla produzione di ricchezza e benessere, ma vengono invece regalate alle organizzazioni criminali come manodopera a buon mercato, ad aziende ed imprese sleali come schiavi da sfruttare a piacimento

E queste ultime considerazioni le rivolgo in particolar modo a chi di questa accoglienza non integrativa ha fatto bandiere politiche e sindacali, “battaglie civili” fondate su una intenzione criminale, in mala fede, premeditata

Il fenomeno del caporalato, del lavoro nero e della prostituzione che invade le strade pugliesi non può essere contrastato in esclusiva dalle forze dell’ordine e dalla magistratura:

occorre un doveroso governo del fenomeno, se ci si ritiene civili e democratici e non un suo abbandono totale o addirittura un suo criminale sostegno in forme che appaiono avanzati modelli civili e che in realtà invece sono reati malcelati, distruzione della dignità umana e della vivibilità e sostenibilità del proprio territorio

Ma, per fortuna Vendola non c’è più, troppo impegnato a mercificare le donne e compravendere ovuli e uteri, alla faccia dei diritti civili e della difesa della dignità della donna, elementi identificativi tanto sostenuti dalla sinistra italiana:

quel che è la Puglia oggi dimostra una azione e un indirizzo manchevole di equilibrio e di volontà risolutive dei problemi e delle crisi

Siamo diventati una sorta di raccolta differenziata di variegate dignità umane calpestate, sia quelle che vengono alla ricerca di un futuro migliore, sia quelle che ci sono già, mortificate nel quotidiano invivibile che questo non governo o malgoverno ha creato, di fatto e di diritto, con l’azione o l’inazione di indirizzo politico e/o amministrativo

Non esiste solo lo stato italiano e l’unione europea, esistono anche i pugliesi nella determinazione e risoluzione dei problemi, dei degradi e dei disagi pugliesi

Mi domando allora perché, ancora una volta questa estate assisteremo alla mercificazione inumana di schiavi nelle campagne foggiane e pugliesi, perché dobbiamo subire dei ghetti incivili che non sono altro che un sostegno ai reati e non rappresentano degnamente una Puglia migliore, un popolo pugliese civile e dignitoso

art. 600 Codice Penale
Chiunque esercita su una persona poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà ovvero chiunque riduce o mantiene una persona in uno stato di soggezione continuativa, costringendola a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi, è punito con la reclusione da otto a venti anni.
La riduzione o il mantenimento nello stato di soggezione ha luogo quando la condotta è attuata mediante violenza, minaccia, inganno, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica o psichica o di una situazione di necessità, o mediante la promessa o la dazione di somme di denaro o di altri vantaggi a chi ha autorità sulla persona.

art. 601 Codice Penale
È punito con la reclusione da otto a venti anni chiunque recluta, introduce nel territorio dello Stato, trasferisce anche al di fuori di esso, trasporta, cede l’autorità sulla persona, ospita una o più persone che si trovano nelle condizioni di cui all’articolo 600, ovvero, realizza le stesse condotte su una o più persone, mediante inganno, violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittamento di una situazione di vulnerabilità, di inferiorità fisica, psichica o di necessità, o mediante promessa o dazione di denaro o di altri vantaggi alla persona che su di essa ha autorità, al fine di indurle o costringerle a prestazioni lavorative, sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportano lo sfruttamento o a sottoporsi al prelievo di organi.
Alla stessa pena soggiace chiunque, anche al di fuori delle modalità di cui al primo comma, realizza le condotte ivi previste nei confronti di persona minore di età.

art. 603 bis Codice Penale
Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque svolga un’attività organizzata di intermediazione, reclutando manodopera o organizzandone l’attività lavorativa caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza, minaccia, o intimidazione, approfittando dello stato di bisogno o di necessità dei lavoratori, è punito con la reclusione da cinque a otto anni e con la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
Ai fini del primo comma, costituisce indice di sfruttamento la sussistenza di una o più delle seguenti circostanze:
1) la sistematica retribuzione dei lavoratori in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
2) la sistematica violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
3) la sussistenza di violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, tale da esporre il lavoratore a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale;
4) la sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, metodi di sorveglianza, o a situazioni alloggiative particolarmente degradanti.
Costituiscono aggravante specifica e comportano l’aumento della pena da un terzo alla metà:
1) il fatto che il numero di lavoratori reclutati sia superiore a tre;
2) il fatto che uno o più dei soggetti reclutati siano minori in età non lavorativa;
3) l’aver commesso il fatto esponendo i lavoratori intermediati a situazioni di grave pericolo, avuto riguardo alle caratteristiche delle prestazioni da svolgere e delle condizioni di lavoro.

art. 378 Codice Penale
Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche di questa, è punito con la reclusione fino a quattro anni.
Quando il delitto commesso è quello previsto dall’articolo 416bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni.
Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a cinquecentosedici euro.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile o risulta che non ha commesso il delitto.

Riportati i principali reati di cui si intravedono abbastanza chiaramente gli estremi domando alle autorità competenti del territorio foggiano e pugliese se non sia venuto il momento di rimediare e prevenire, operando in favore di un governo dei numerosi comportamenti che chiudono un occhio o tutti e due e delegano irresponsabilmente alle forze dell’ordine, alla magistratura e ai servizi di controllo, ispezione e vigilanza questa patata bollente, di questo inguardabile e invivibile stato di fatto che getta discredito all’immagine della Puglia e dei pugliesi nel mondo

Siamo schiavisti non vedenti, siamo complici dei criminali strabici e disorientati, siamo irresponsabili indolenti o siamo cittadini civili italiani ed europei?

E allora, come e quando metteremo fine a tutto questo disgustoso mondo criminale, asociale e incivile?

Come fare?

Beh, se non vogliamo una denuncia penale per favoreggiamento nei confronti di chi si adopera nel ghetti e e nei luoghi che la legge detta per l’accoglienza, le istituzioni politiche dovranno affrontare e risolvere alcuni nodi

1)
attuare di concerto con sindacati e autorità governative e locali una contrattazione di accoglienza che, attraverso un minor costo e un contributo (di defiscalizzazione e/o di tariffazione e decontribuzione), definisca in un Patto Territoriale per la Legalità l’introduzione dei soggetti immigrati nel nostro territorio attraverso una contrattazione decentrata, adeguata ai problemi locali, alla loro risoluzione e alla emersione e tutela del lavoro nero, che c’è e che tutti fan finta di non vedere, in una ottica di convenienza dei datori di lavoro che ascriva loro sacrifici e doveri, ma anche incentivi e sostegno in caso di emersione dalla illegalità e di affliliamento alla Legalità (ma guarda cosa mi tocca scrivere)

2)
Legare ogni contributo e defiscalizzazione ivi esistenti per le imprese (soprattutto ma non solo) agricole a questa affiliazione alla Legalità, impedendo che le imprese sleali ottengano il doppio vantaggio di violare la legge e ottenere i benefici che la legge stessa, l’Italia e l’Europa prevede e concede ad essi

3)
Raccordare, omogeneizzare, collaborare e contribuire l’azione di prevenzione e repressione dei reati ad una azione di reintroduzione o introduzione alla Legalità (affiliazione), lasciando come unica via di fuga agli intenti criminali, criminosi e criminogeni l’unica alternativa della pena e della punizione o dell’evolvere e integrarsi nel tessuto sano economico e sociale pugliese

4)
Utilizzare il principio di sussidiarietà nel livelli di governo locale per neutralizzare la mancata collaborazione al patto, la cattiva azione, e l’inazione politica e amministrativa con la sostituzione dell’azione regionale nei confronti dei livelli di governo e di amministrazione di grado inferiore come già previsto nella recente riforma regionale pugliese varata dal governatore Emiliano

Come sempre, ogni progetto politico e umano deve trovare incarnazione e devozione per nascere, esistere e realizzarsi

E visto che si tratta della risoluzione di crisi di Legalità del territorio pugliese, dovrebbe proprio essere l’ente regione nella persona del suo presidente di giunta a cercare e trovare realizzazione per questo programma di affiliazione alla Legalità da parte di chi trova convenienza eccessiva e non adeguato contrasto nell’esercizio dei delitti

Lo definirei Patto per la Legalità e la Vivibilità in Puglia

Mi pare di aver detto tutto, forse anche troppo

Ringrazio per l’attenzione e invito a non perdere altro tempo:

l’estate si avvicina

Gustavo Gesualdo
Foggia
Puglia
Italia
Europa

ILVA di Taranto, rifiuti tossico-nocivi, Riva, Lannes e la diossina assassina

sabato, 8 dicembre 2012

Riporto di seguito un mio intervento nel forum di Sky del marzo 2008.

Nei primi anni del terzo millennio ero molto attivo nei forum e scrivevo con pseudonimi del tipo “Gustave Le Bon”, “Cogito ergo sum”, “Intell”, “Goestaf”, “X Citizen” ed altri.

In questo, usavo quello di Gustave Le Bon.

Riporto solo una parte della discussione, ma linko qui il resto.

Buona lettura.

“A dicembre del 2007, un camion si ribalta in una curva sulla strada statale 16 fra Foggia e San Severo.
Il mezzo viene rapidamente recuperato, ma il suo carico giace a terra per mesi nel luogo dell’incidente.
Il giornalista Gianni Lannes si ferma sul luogo dell’incidente e fa dei prelievi al carico riverso nel terreno e scatta alcune foto ai sacchi che lo componevano.
Dalle analisi si verrà a sapere che il carico era composto di rifiuti altamente tossico-nocivi e dalle foto si vede che la destinazione è l’Ilva di Taranto.
Ma cosa fanno in quella acciaieria?
Bruciano rifiuti tossico-nocivi?

Intanto nelle immediate vicinanze del comune di Foggia viene rinvenuta la più grande discarica abusiva d’Europa.
Tutti sapevano della sua esistenza e delle strane morti per cancro che avvenivano in quella zona.
Tutti tranne le autorità competenti e il mondo dell’informazione ….
Ma intanto, mi domando:
se è pur vero che i rifiuti ammassati a Foggia o bruciati a Taranto provenissero dal nord dell’Italia, come mai le popolazioni del sud li hanno accettati e non si sono mai opposte a questa condizione?
Son convinto che se si fossero scaricati nottetempo rifiuti tossico-nocivi nel Veneto, in lombardia o in Emilia-Romagna, una grandinata di schioppettate provenienti dai proprietari dei fondi limitrofi avrebbe accolto i trafficanti di rifiuti tossici ed i loro camion.
Perchè a Foggia non avviene questo?
Perchè a Napoli non avviene questo?
Il federalismo serve, eccome.
Serve per responsabilizzare le popolazioni rispetto alle risorse del proprio territorio ed alla sua buona gestione.
La manna dal cielo non scende più, arrivano solo rifiuti pericolosi nottetempo.
Svegiatevi meridionali, che vi stanno mangiando il futuro!
Sì, aspetta e spera …”

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il merito e la razionalità sono presidi fondamentali anti mafia

giovedì, 5 luglio 2012

Due notizie attraggono la mia attenzione, cagionando domande intelligenti cui sento che occorra dare risposte.

La prima, mi riconduce al malgoverno municipale nelle società di servizi a Foggia.

Certa volontà politica e lobbistica di cagionare il fallimento delle società di servizio comunale (AMGAS e AMICA) era ben chiara e visibile da anni a Foggia.

AMGAS fu fatta implodere volontariamente attraverso la moltiplicazione dei consigli di amministrazione di società utili solo a depauperare la ricchezza prodotta e gestita, devastare i bilanci e innalzare le situazioni debitorie.

Ma nessuna punizione è stata prevista, comminata e prescritta per gli ex amministratori di AMGAS a causa delle numerose devastazioni commesse nell’amministrazione della cosa pubblica comunale e locale.

AMICA implode oggi in un crack pilotato dalla dirigenza burocratica, come si evince dalla odierna sospensione del dirigente di AMICA, coinvolto pesantemente nello scandalo giudiziario delle indagini negli indirizzi politici e nelle azioni burocratiche che provocarono il fallimento della società DAUNIA AMBIENTE deputata alla raccolta differenziata

Perfettamente leggibile è il disegno mafioso di impedire la raccolta differenziata a Foggia come la camorra ha fatto per decenni a napoli e in tutta la campania.

Ma Foggia non è napoli e la Puglia non è la campania.

Almeno ancora, e chissà per quanto.

E torna alla mente una importante polemica nella esclusione dal concorso al ruolo di dirigente di AMICA di un soggetto che fu definito troppo bravo, troppo preparato e troppo meritevole in quel ruolo chiave nello scottante settore del ciclo dei rifiuti.

Vincere un concorso pubblico e sentirsi dire che invece si verrà esclusi dalla selezione perché troppo bravi e meritevoli deve essere la peggiore delle umiliazioni che una pubblica amministrazione possa infliggere ad un cittadino.

Ma, alla luce della sospensione del dirigente ATAF e del suo comportamento, si comprende un po meglio qual tipo di dirigenti pretendono casta politica e burocratica, caste e corpoorazioni mafiose, e organizzazioni mafiose:

immeritevoli ed irrazionali, ciechi, muti e sordi, come le tre famigerate scimmiette.

La seconda notizia è ancor più sconcertante, e concerne lo sfratto ingiunto a famiglie di poliziotti in una area edificata in Legge Gozzini ed abitata esclusivamente da famiglie di poliziotti, per far posto a famiglie bisognose in cui però vivono pregiudicati e soggetti socialmente pericolosi.

A me, questa storia non va giù.

Non si sfrattano famiglie di agenti di Polizia pensionati o non più appartenenti alle FFOO senza un criterio logico selettivo e soprattutto, razionale.

Non si mette in mezzo ad una strada un onesto e leale servitore dello stato.

Soprattutto, non si sostituiscono famiglie di poliziotti con famiglie di pregiudicati facendo coabitare il ladro e la guardia sotto lo stesso tetto.

Ma il massimo lo si raggiunge quando ci si avvede che non esiste una norma, come un indirizzo politico, che impedisca l’assegnazione di case popolari o statali (Gozzini) a famiglie nelle quali vivono soggetti pregiudicati e socialmente pericolosi.

Non si premia chi sbaglia e si punisce chi agisce contro l’illegalità se si vuole salvare il salvabile.

Ma pare che a Foggia il bene comune non sia più difeso da nessuno, se non offeso quotidianamente, in uno stato di indifferenza e di omertà generale.

Se potessi, farei eliminare la dicitura “nato a Foggia” dalla mia carta di identità, poiché me ne vergogno assai.

Il merito e la razionalità, continuamente battuti dalla indolenza, dalla omertà, dalla ignoranza e dalla arroganza, producono moltitudini di soggetti educati alla illegalità e alla mafiosità.

Ricordate bene e ricordate tutti che:

il merito e la razionalità sono elementi fondamentali anti mafia.

Distruggere il merito, premiare chi sbaglia e chi si rifiuta di usare la razionalità, significa essere mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Questa è Mafia

sabato, 16 giugno 2012

Breve Lezione di Educazione Civica

Perché voti Tizio?

Perché mi ha dato una casa popolare gratis quando non avevo i requisiti per ottenerla, ed ora, ne darà una a ciascuno dei miei figli che portano al partito di Tizio tanti voti.

Perché voti Caio?

Perché mi ha dato un lavoro pubblico gratis, dove non svolgo alcun impegno e nessuno mi controlla, dove ho un telefono a disposizione e potere pubblico da abusare per ricattare ed estorcere danari e/o favori e prebende sottobanco ai fruitori del servizio che dovrei offrire gratuitamente.
E se sono troppo vile per ricattare ed estorcere, posso sempre partecipare al ricatto e alla estorsione dei colleghi, in cambio del mio silenzio.

Perché voti Sempronio?

Perché mi assegna appalti, consulenze ed incarichi pubblici abusando del potere pubblico che esercita, ed io corrispondo con i voti miei, dei miei amici, dei miei famigliari, e dei miei dipendenti e dei loro famigliari.
Poi, lo aiuto anche in campagna elettorale con qualche finanziamento in nero, tanto per non far capire che siamo in Società.

Tizio, Caio e Sempronio ed i loro associati a delinquere che ricevono posti di lavoro pubblici ovvero appalti pubblici, incarichi e consulenze pubblici, sono dei mafiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Nuova Unione Europea senza Centro e Sud Italia

venerdì, 15 giugno 2012

L’autorevole organo di informazione finanziaria, economica e politica, il Financial Times, lancia l’idea condivisa da molti autorevoli leader politici, economici e finanziari europei di una Nuova Unione Europea che sia sganciata dal malgoverno e dalla inciviltà che rendono incompatibili taluni stili e modelli di vita soprattutto sud europei e mediterranei.

Il nuovo modello europeo, definito “modello ideale”, prevede l’integrazione delle sole Francia, Germania, Benelux e Nord Italia, così come riportato nel disegno.

La Nuova integrazioe Europea include solo Francia, Germania ed i Paesi del Benelux

Nessuna integrazione prevista per Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Centro-Sud Italia.

A ben osservare, sono proprio gli stili di vita ed i modelli socio-politico-economici del sud Europa e del Mediterraneo ad essere estromessi da questa Europa ideale, e sono proprio quelle regioni europee cadute sotto la scure della crisi a soccombere a causa del malgoverno, della corruzione e dei livelli di vita incompatibili con le proprie economie mantenuti in essere da un indebitamento insostenibile.

In più, si osserva che tutti i paesi estromessi da questa futuribile Unione Europea, sono paesi marcatamente cattolici.

Evidentemente vi deve essere un nesso ed una relazione fra il malgoverno, la corruzione, l’inefficacia, l’inefficienza politica e burocratica e l’ispirazione cattolica in quei paesi che sono miseramente falliti.

Deve esserci una certa incompatibilità fra il verbo della Chiesa ed il verbo della civiltà umana avanzata, come se l’avanzamento civile dell’uomo chiedesse un nuovo adeguamento alla condizione umana moderna alla Chiesa Cattolica, quasi un Nuovissimo Testamento che i figli di San Pietro rifiutano evidentemente a causa della verticale perdita di potere temporale richiesta da un tale passo di adeguamento ed aggiornamento religioso alla vita civile e democratica.

Per quanto riguarda le cose italiane, il nuovo modello ideale di una Europa Unita esclude il Centro ed il Sud Italia, integrando solo la ricca e maggiormente civilizzata regione padana.

Si percepisce in questa scelta la volontà di alienare dalla Unione Europea l’inciviltà conclamata di regioni dedite alla adorazione egoistica del dio danaro, nella quali mafia, usura, corruzione, evasione fiscale ed abusi, frodi organizzate e truffe in associazione del potere pubblico la fanno da padrone, pretendendo di godere di un benessere ed una ricchezza che non si è mai prodotta in quelle stesse regioni, ma in altre ad esse asservite con la violenza di una integrazione coercitiva ed oppressiva.

E tutto questo fermento disintegrativo del presente modello europeo sembra prendere forma dal giorno in cui, la più grande organizzazione criminale europea, l’organizzazione mafiosa ‘ndrangheta italiana, ardì commettere una strage denominata Strage di Duisburg o Strage di Ferragosto, evento criminale avvenuto in Germania e messo in atto da esponenti della ‘Ndrangheta, davanti ad un ristorante italiano.

Da allora, non si contano più i continui richiami della “Europa che conta” a riordinare e riformare non solo i conti ed i bilanci statali, ma anche la penosa politica italiana, incapace di assicurare uno stato democratico efficiente e moderno al popolo italiano, ed in particolare, al popolo meridionale italiano.

La strage mafiosa italiana commessa nel cuore dell’Europa ha avuto una risposta netta e decisa:

non si accettano provocazioni mafiose, non si accettano mafie in Europa, non si accettano mafiosi e corrotti nella Unione Europea.

Se le intuizioni su riportate avessero un che di verità, la situazione presente e futura delle popolazioni del centro-sud Italia muterebbe diametralmente:

un fallimento totale, civile, sociale, statale, politico, economico e finanziario che trascinerebbe le popolazioni meridionali in condizioni di povertà dure e pesanti, premessa di azioni violente a tutela dalla aggressività mafiosa presente in quelle regioni.

Insomma, una guerra civile.

Domanda:

è questo il futuro desiderato dalla popolazioni centro-meridionali italiane?

A giudicare dal comportamento e dall’indirizzo politico-burocratico sinora tenuto dalle classi dirigenti centro-meridionali, sembra non vi sia alternativa al fallimento e ad una probabile esclusione dalla futura ed ideale Unione Europea.

A giudicare dal comportamento delle popolazioni centro-meridionali, sembra non vi sia alcuna spinta popolare sufficiente ad ottenere un cambio di direzione delle classi dirigenti.

Insomma, sembra che con il metodo democratico, non si possa ottenere un cambio di direzione utile e necessario alla salvezza e alla continuità di una Italia unita, veramente unita, veramente solidale, veramente forte.

Forse solo un periodo pluriennale di quarantena in cui vigesse la pena di morte per reati quali il comportamento e l’associazione mafiosa e la dilagante ed imperante corruzione politica e burocratica, unito alla liberalizzazione del mondo del lavoro ed una riforma completa e realizzata del sistema democratico adattato alle peculiari esigenze derivanti dalla caratteristica infiltrazione mafiosa degli apparati del potere pubblico statale, forse solo una serie di misure energetiche che liberino il centro-sud Italia dalla mafiosità e dalla illegalità imperante potranno in un certo periodo riequilibrare storture decennali di democrazia bloccata e ricattata.

D’altronde, non si conosce autovettura rièarabile durante il suo ciclo di trasporto:

per curare un malato grave, occorre trasferirlo in ospedale e sottrarlo ai consueti impegni, così come, per riparare il motore di un’auto, occore fermare quell’auto in una officina.

Come potrebbe essere riparata in essere una democrazia così aggravata, bloccata, ingiusta e disgraziata?

In effetti, queste misure o misure similari, le avrebbero dovute già richiedere a gran voce i procuratori della repubblica, i questori, i prefetti, i sindaci, i presidenti di province e regioni del centro-sud Italia, a tutela degli interessi di famiglie ed aziende.

Ma ciò, non è mai avvenuto.

Forse si riscontra un peso eccessivo della caste mafiose politica e burocratica nella selezione dei concorsi pubblici, come pure degli appalti pubblici.

Tale selezione, ha introdotto nella Pubblica Amministrazione solo omertosi e inattivi, nella certezza che costoro nulla avrebbero mai cambiato e nulla avrebbero modificato nella conduzione forzatamente rallentata ed inefficiente dei servizi al cittadino, alle aziende e alle famiglie:

una vera e propria estorsione mafiosa nella quale, chi si dovesse ribellare, verrebbe contrastato con il potere pubblico.

Geniale l’infiltrazione mafiosa, non c’è che dire:

l’isolamento, estromissione ed il mobbing istituzionale come atto criminoso di intimidazione e repressione dei cittadini partecipativi ed attivi, in favore dei più “controllabili” pigri ed indolenti, che anche dinanzi ad un atto grave e criminoso commesso in loro presenza, non mostrerebbero alcuna reazione.

Così, nella Pubblica Amministrazione italiana si sono commessi e si commettono ancora, delitti e crimini in quantità, coperti sicuramente dalla omertà, dalla complicità o dalla semplice sottomissione di sudditanza, del ricatto e del silenzio dei deboli e dei pigri.

Tutto nel silenzio omertoso delle istituzioni collaborazioniste delle mafie e di una informazione vile completamente sottomessa ed asservita anch’essa alle caste mafiose imperanti.

Il quadro è chiaro, come è ancor più chiaro perché, oltre al nord Italia, il centro sud Italia non lo vorrebbe nemmeno la Nuova Unione Europea.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il modello multietnico è fallito, come pure il modello comunista

martedì, 24 maggio 2011

Viaggio a Foggia, nella Puglia governata da Vendola.

Tunisini a gruppi e famiglie che scavano con le mani nei cassonetti dei rifiuti, tunisini ricoverati in ospedale, tunisini a frotte nelle mense dei poveri, tunisini galvanizzati in feste di piazza della sinistra che inneggiano alla migrazione e chiedono di affidare il voto agli immigrati.

Una follia terribile aleggia in queste lande.

La resa della società civile pugliese alla volontà suicida della sinistra, corrisponde alla fine della civiltà pugliese in quanto tale, alla fine del modello religioso cristiano, alla fine del modello culturale italiano, svenduto allo straniero mussulmano.

Quel che accade oggi in Puglia, può essere rivelatore e di monito a quei milanesi che intendono dare credito all’allucinante programma elettorale del candidato delle sinistre Pisapia, il quale ha incentrato tutto il suo programma sugli stranieri, e non sui milanesi, sui mussulmani, e non sui cristiani, sui tunisini e non sugli italiani.

Anche gli affezionati sostenitori dell’unità italiana dovrebbero provare ripugnanza e sdegno di fronte a tali assurde pretese in favore di un modello culturale multietnico che è già fallito in tutta Europa.

Ed è proprio il fallimento sociale, cultutale e politico delle sinistre comuniste a sostenere e favorire l’ingresso di immigrati clandestini in Italia, consegnando loro un diritto al voto per compensare il netto rifiuto delle popolazioni italiane alle folli proposte politiche delle sinistre.

L’obiettivo politico sembra molto più che evidente:

sostituire gli italiani con gli immigrati dai quali si spera gratitudine e consenso.

Uno squallore inaudito, un suicidio civile senza alcuna giustificazione, un tradimento inaccettabile del popolo sovrano, della tutela e della garanzia dei suoi interessi e dei suoi diritti.

In tutti i paesi europei è stata abbandonata la speranza di una convivenza fra popoli, culture, culture e religioni incompatibili fra loro, mentre in Italia le sinistre puntano tutto il loro programma in quella multietnicità che sta provocando enorme dissenso popolare ed un sentimento di netto rifiuto ad un modello di convivenza e di integrazione che è fallito in partenza.

Uno zingaro, un rom, non andrà mai a scuola e non avrà mai un lavoro, un rom non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Un mussulmano non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione: un mussulmano non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Così come un comunista non accetterà mai la nostra storia, la nostra cultura e la nostra religione.

Un comunista non si integra, perchè non vuole integrarsi.

Il residuo comunista italiano tenta di uccidere la società ed il modello italiano al solo fine di imporre il modello comunista attraverso una sostanziale modifica della società italiana e del popolo sovrano al fine di ceare artificiosamente quel consenso che viene loro negato loro e da sempre dal popolo italiano.

Se maometto non va alla montagna, la montagna andrà da maometto.

Così i comunisti italiani procedono nello spostare la montagna italiana per genufletterla al cospetto dell’islam.

Votare Vendola o Pisapia, significa votare islam, votare mussulmano, votare anti-pugliese, votare anti-italiano.

Orgogliosi italiani tanto affezionati all’italianità ed alla sua unità:

dove siete?

In queste elezioni si misura una identità culturale, sociale, storica e religiosa:

o gli italiani bocciano il modello Vendola-Pisapia, ovvero avalleranno l’osservazione che questo paese non sia unito, non abbia una identità nazionale unica ed univoca, non debba necessariamente e forzatamente restare unito per servire popoli stranieri invece del popolo sovrano.

Questa è una guerra, una guerra a tutti gli effetti.

E le guerre, si sa, non finiscono mai in pareggio:

ne resterà uno solo, sopravviverà un solo modello.

Bisogna votare secondo coscienza sapendo di votare per il popolo italiano o contro il popolo italiano.

Sempre che il popolo italiano sia unito, sia uno solo e sia disposto a scomparire in favore degli stranieri.

Sopravvivere o soccombere, questa è la scelta.

Ed ora, votate.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare

martedì, 26 aprile 2011

Secondo i dati ufficiali resi noti dal ministero della giustizia italiano, le sentenze di condanna per il reato di corruzione sono in continua discesa.

Nel 1996 le condanne erano 1159, mentre nel 2006, sono solo 186.

Non è noto se il dato sia sceso per la diminuzione del fenomeno corruttivo ovvero per motivi afferenti ad altre condizioni.

l’indice di corruzione percepita (CPI, Corruption Perception Index), pubblicato annualmente dalla organizzazione Transparency International, misura il grado di corruzione che caratterizza gli abusi di potere di politici e pubblici ufficiali finalizzati a beneficio personale, non segue l’andamento del dato delle sentenze di condanna per corruzione, assegnando posizioni sempre peggiori nella sua classifica all’Italia.

Il dato ufficiale del ministero dell’Interno relativo alle persone che sono state denunciate e/o arrestate per il reato di corruzione negli anni 2005 e 2006 in Italia, offre uno spunto di considerazione se suddiviso per regioni.

Prima la Campania con ben 316 soggetti, seconda l’Emilia Romagna con 126, terza la Puglia con 95.

Se rapportiamo ora questo dato a quello politico nelle tre regioni che guidano questa classifica della vergogna, otteniamo un risultato omogeneo.

La regione Campania è stata governata per ben dieci anni (dal 2000 al 2010) dalla giunta Bassolino (DS-PD).

La regione Emilia Romagna è stata guidata da Vasco Errani (PD) dal 1999 ad tutt’oggi.

La Regione Puglia vede il governo ininterrotto di Nichi Vendola (PRC-SEL) dal 2005.

L’analisi dei dati comparati, offre uno spunto di considerazione interessante:

nelle regioni in cui si è verificato il più alto numero di arresti e denunce per corruzione, la guida politica è sempre stata nello stesso periodo temporale dell’area di centro sinistra.

Un nesso di casualità che non può essere considerato direttamente proporzionale, ma è un nesso che certamente induce a riflessioni profonde nell’analisi correlativa.

Cosa divide la proposta politica delle aggregazioni politiche di centro sinistra da quelle del centro destra?

Possiamo addentrarci in questa analisi alla ricerca di eventuali differenze che supportino o neghino questo nesso di casualità?

Per assurdo, nella proposta politica del centro sinistra italiano è proprio la lotta alla corruzione ed alle organizzazioni mafiose una delle promesse elettorali che fanno la differenza.

Ma la lotta alla corruzione è un atto politico di fede quotidiana, laddove la interpretazione politica, ne rappresenta un punto nevralgico.

Che sia un politico o un burocrate, il pubblico ufficiale corrotto è il passaggio obbligato di questo reato e non possiamo dimenticare come sia la politica a governare la burocrazia.

Ma come può verificarsi il paradosso per cui, nelle regioni con una guida politica di governo di centro sinistra, si verfichino i maggiori casi di corruzione?

E come può la politica rinunciare ad analizzare un simile paradosso?

E se, paradosso nel paradosso, fosse proprio quella parte politica che nella sua proposta promette maggiore attenzione al fenomeno corruttivo a governare quelle regioni laddove il fenomeno appare maggiormente dilagante?

Il contrasto salta subito all’occhio di un attento osservatore.

Appare come mancante quel filo che traduce una proposta politica come una promessa elettorale alla sua realizzazione effettiva.

Il centro sinistra italiano sbandiera spesso e volentieri accuse generiche ai suoi avversari politici al governo del paese di essere troppo concilianti con il fenomeno corruttivo, dimenticando cosa accade invece all’interno e/o al disotto di quei complessi pubblici che essi stessi governano.

Sotto il profilo della lotta alle organizzazioni mafiose questa linea di condotta è maggiormente evidente.

Sembra che nel centro sinistra non si denunci altro che l’infiltrazione mafiosa nel potere pubblico quando è invece il governo del centro destra ad offrire nei fatti la più grande offensiva mai registrata nella storia della repubblica italiana alle organizzazioni mafiose, con l’arresto di tutti i super latitanti ed il sequestro di immense ricchezze sotratte alle mafie.

In realtà, osserviamo che è proprio “la politica del fare” la caratterizzazione più evidente e marcata che identifica l’operato politico del centro destra e che lo distingue da quello del centro sinistra.

Un materialismo storico che distingue da sempre l’opera delle politiche di destra nel nostro paese.

Un materialismo che si traduce in riforme realizzate, in lotta alle mafie vincente, in contrasto continuo al mondo della illegalità diffusa.

Spesso il centro sinistra compara proprio questa “frenesia del fare e del realizzare” dei governi di centro destra moderni con il governo fascista della destra storica italiana, connotando però questa comparazione in negativo, stigmatizzando quasi l’imperativo dovere della politica di governare, di fare, di cambiare, di riformare.

E, guarda caso, l’unico esempio di lotta alle mafie decisa oltre quello contemporaneo, è prorpio quello del fascismo pre repubblicano.

Il parallelo offre altri spunti di considerazione:

perchè non è la sinistra a fare, realizzare, riformare e governare il paese, contrastare le mafie e garantire maggiore sicurezza al territorio ed al popolo italiano?

Perchè negli annunci propagandistici della sinistra troviamo sempre la lotta alla corruzione e non la vediamo mai realizzata sotto i suoi governi, come il dato comparato iniziale sembra voler indicare?

Tante domande che chiedono risposte, tante domande che non pretendono certamente di affermare che un certo stile di vita politico offre maggiore libertà alla corruzione, ma che altrettando certamente, un nesso di casualità esiste.

Una risposta a queste domande forse c’è, ed è rintracciabile in un antico adagio popolare:

“fra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”.

Il mare che divide chi combatte la corruzione con le parole e chi lo fa con i fatti.

Il mare che divide chi combatte le mafie con le parole e chi lo fa con i fatti.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lettera aperta al governatore pugliese Nichi Vendola

venerdì, 25 marzo 2011

“La Lombardia è la regione più mafiosa di Italia”

E’ triste, anzi, tristissimo, per un ex pugliese quale io sono, leggere attonito le dichiarazioni incredibili del governatore della Puglia Nichi Vendola.

E non mi vergogno ad affermare pubblicamente quanto io ami ancora quella terra magnifica che è la Puglia, come non mi vergogno a denunciare altrettanto pubblicamente che ho abbandonato la mia terra, i miei affetti e tutto quello con cui sono cresciuto insieme, per responsabilità di quei pugliesi che, come Vendola, non sanno far altro che sputare lordume e ciarpame sul prossimo suo, invece di lavorare duramente per il benessere comune.

Dalle dichiarazioni del governatore pugliese, bollato come “un miserabile, probabilmente sotto effetto di qualche sostanza” dal governatore lombardo Formigoni, si evince quale etica, quale sporcizia morale e si legge benissimo tutto il sudiciume rabbioso che il governatore pugliese cova dentro la sua miserevole anima.

Formigoni:
“Vendola è un miserabile e sotto effetto di sostanze, dica piuttosto perché non è in galera: ha commesso gli stessi reati del suo ex assessore Tedesco, che non è in prigione perché il Pd lo ha fatto senatore”.

Ma Vendola, non è miserevole con il prossimo suo, anzi, egli dimostra una cattiveria profonda, incarnata nel suo animo che rifiuta ogni senso di normalità umana in quel termine “diverso” con il quale si propose nella sua prima campagna elettorale alla poltrona di governatore pugliese.

Diverso, recitava quel manifesto 6×3 metri.

Nulla diceva invece quel manifesto, della sua capacità di governo della regione Puglia, della sua competenza amministrativa, della sua capacità di condurre una giunta regionale nei solchi di una Puglia, purtroppo ampiamente usurata dall’assalto mafioso.

Ed infatti, la prima giunta Vendola, si infranse spesso e volentieri in scandali temibili messi a nudo da indagini sia della magistratura ordinaria che da quella antimafia.

L’ultimo atto di questa epopea governativa, lo abbiamo visto in quelle indagini della magistratura che hanno coinvolto parti importanti del governo della sanità in Puglia, a partire dagli assessori Tedesco e Loizzo, passando per direttori ed ex direttori di ASL di riferimento, dal capo di gabinetto di Vendola, di responsabili dell’area del personale, funzionari, e imprenditori.

Troppe indagini, troppe figure di rilievo coinvolte, per non pensare che il governo della cosa pubblica sia influenzato, governato e indirizzato da interessi che, con il bene massimo della tutela della salute dei pugliesi, poco o niente hanno a che fare.

Poiché, che si tratti di interferenze massoniche, come dice lo stesso Vendola nelle intercettazioni telefoniche con il suo assessore alla sanità Tedesco, che si tratti di imprenditori con enormi capacità di influenzare le scelte nelle nomine dei direttori delle ASL pugliesi e negli appalti sanitari, ovvero che si tratti di tentativi ipotizzati di occupazione e radicamento nel potere pubblico da parte della politica, o che si tratti delle solite infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti pubblici, questo poco importa ai pugliesi, i quali si vedono ancora una volta negare il diritto ad una sanità che sia unicamente, univocamente ed universalmente orientata a curare la salute dei pugliesi e non ad essere interpretata come strumento per raggiungere il potere per il potere.

Mi domando:

ma in tutto questo, chi è al servizio di chi?

Chi cura gli interessi dei pugliesi?

Chi o cosa governa i pugliesi?

Perchè il ministro dell’interno Roberto Maroni ha innalzato il livello di allerta sulle mafie pugliesi, portandolo allo stesso livello di guardia delle storiche mafia siciliana, ‘ndrangheta calabrese e camorra napoletana?

Ma io, io uomo, io non diverso ma uguale agli altri uomini, io lombardo, io varesino, io, voglio essere miserevole nei confronti del governatore Vendola, non volendo credere che egli, possa essere coinvolto in ambiti e circostanze riferibili ad ambienti mafiosi.

Ma io, non posso nemmeno credere che tutto quanto sia accaduto in Puglia durante il governo vendoliano, non possa essere lontano da quella stanza dei bottoni che muove la politica.

Anche la semplice omissione di azione politica e di governo, può avere conseguenze pesanti sulla sorte dei pugliesi.

Come avrebbero altrimenti potuto verificarsi tutti questi crimini ipotizzati dalla magistratura?

E se questo, sembra essere il destino consegnato al governo della cosa pubblica in Puglia, perchè aizzare ingiustamente l’odio e l’astio dei pugliesi verso i lombardi, quando, quella stanza dei bottoni e quelle leve del comando, le impugnava saldamente proprio il governatore Nichi Vendola?

Qualcuno vuol dividere l’Italia?

Qualcuno vuol mettere gli uni contro gli altri armati?

Sì, questo appare evidente.

Ma appare ancora più evidente che questo qualcuno, non è la Lombardia, regione che ha accolto per decenni i fratelli pugliesi in cerca di un futuro migliore, offrendo loro un lavoro che la mafiosità trasversale pugliese negava, una casa che la politica delle caste negava, un posto dignitoso in una società, quella lombarda, dove il rispetto per la persona e per il cittadino è cosa autentica e consolidata, laddove la tutela e la cura della salute dei lombardi, sono garantite ai massimi livelli mondiali e non è certo paragonabile al quel carrozzone malgovernato che appare invece la sanità pugliese.

E se è anche vero che a livello politico, il federalismo leghista sta ricucendo questo paese mai veramente unito, allora, signor Vendola, qual’è quella forza politica che sta cercando di spaccare il paese a metà, mettendo ingiustamente i pugliesi contro i lombardi?

Chi, si sta assumendo responsabilità incredibili comparando gradi di mafiosità incomparabili?

In Lombardia, c’è il benessere, certo, ancora quel che ne rimane, certo.

Sarà per questo che la Lombardia viene presa d’assalto dalle mafie, nel tentativo di infiltrarne l’economia e corroderne la società dall’interno?

Certo, anzi, sicuro.

Ma, goverantore Vendola, visto che Le piace il gioco al massacro, Le domando:

da dove provengono queste mafie che tentano l’assalto alla capitale morale e finanziaria italiana?

Quali cognomi portano?

Dal sud, da “questo sud”, non sono evidentemente fuggite solo le migliori intenzioni.

E “questo sud”, governatore Vendola, non lo amministra certamente ne il governatore lombardo Formigoni, ne il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni.

Le consiglio, caro governatore Vendola, appena sarà rientrato abbastanza in se da comprendere il danno che hanno prodotto le sue deliranti invettive mistificatorie contro la Lombardia ed il popolo lombardo, di chiedere scusa a questi due signori, che rappresentano il territorio lombardo, il popolo lombardo, la sanità lombarda e non rappresentano certo le mafie di origine meridionale che tentano sempre più di prevalere sui lombardi.

Ma questo, non accadrà mai.

Poiché è proprio lombardo e varesino, quel ministro dell’interno che sta portando il più grande e grave attacco alle organizzazioni mafiose che la storia della nostra democrazia repubblicana abbia mai conosciuto, quel Roberto Maroni che ha innalzato il livello di attenzione sulle mafie pugliesi, e non quelle lombarde, che non esistono e non sono mai esistite in quanto tali, ma infiltrate ed importate dalle regioni meridionali, nelle quali originano e nelle quali certamente ancora influenzano il voto, la politica e la tutela della salute dei meridionali.

Consiglio di fare una doverosa telefonata di scuse anche al ministro varesino Maroni.

E consiglio anche di darsi una bella calmata.

Qui, in Lombardia, nessuno è fesso come nessuno è mafioso.

C’è un’Italia migliore?

Sì, certamente.

Ma certamente, non è la “sua italia”.

Saluti affatto cordiali.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Vendola, la monnezza napoletana e la bandiera comunista

martedì, 23 novembre 2010

Allorquando la crisi dei rifiuti napoletana raggiunse il suo apice nel 2008, sino ad assurgere allo scandalo internazionale che verrà ricordato nei testi di storia come lo scandalo della monnezza napoletana, alla guida degli enti locali che avrebbero dovuto gestire in regime ordinario il ciclo dei rifiuti a Napoli (e non lo fecero, senza mai assumersene la piena responsabiltà umana, politica ed amministrativa), vi erano “amministratori” di sinistra.

E quando si cercarono siti ove stoccare l’enorme quantità di rifiuti che ammorbavano la città di napoli ed i napoletani, il governatore della Puglia, Nicola Vendola, detto Nichi, immediatamente mise a disposizione il territorio pugliese per accogliere la parte peggiore di quei rifiuti, quella dei rifiuti più tossici e radioattivi.

Ma oggi, nella recrudescenza del fenomeno dei rifiuti abbandonati per strada a Napoli e non raccolti, il governatore della Puglia Vendola non si rende disponibile per accogliere la monnezza napoletana, il governatore Vendola ha tutt’altro atteggiamento rispetto al passato.

Forse perchè al governo della Campania non vi è più un governatore di sinistra?

Forse perchè al governo della città di Napoli vi è un sindaco di sinistra prossimo ad essere sostituito con uno molto probabilmente del centro destra?

Dobbiamo dunque credere che la tanto sventolata e pretesa “solidarietà” della sinistra italiana dipenda tutta dall’interesse politico ad aiutare governi locali di sinistra che sono da dimenticare per sempre ed affossare governi locali di centro destra, avendo la consapevolezza di affossare anche la città di Napoli ed i napoletani tutti?

A tal punto di disgustevole ribrezzo politico siamo giunti?

Ed è questo il laboratorio politico della sinistra in Puglia che avrebbe dovuto guidare la sinistra italiana ed il paese tutto alla riscossa?

E che dire dello slogan odierno del Vendola che recita: c’è un Italia migliore?

Sì, certo, c’è un’Italia migliore.

Migliore di un vice presidente e membro della Commissione Antimafia che vide scuotere la sua prima giunta e più volte attirando l’attenzione della magistratura ordinaria ed anche di quella speciale antimafia?

Migliore di un candidato governatore regionale che pose al centro della sua campagna elettorale la propria diversità sessuale piuttosto della propria capacità di governare?

Vi lascio con le parole dello stesso Vendola:

« Siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità. »
(Nichi Vendola, intervento introduttivo del seminario di Rifondazione per la Sinistra, Chianciano, 24 gennaio 2009)

Signor Vendola, chi strumentalizza il disagio sociale e la vita dei napoletani al solo fine di mercificare il lavoro politico di abbattimento dell’odiato avversario-nemico politico?

E chi, signor Vendola, contribuisce per “omissione di soccorso” a distruggere la socialità dei napoletani sol perchè han votato centro destra invece della sua adorata sinistra comunista, sconfitta dalla storia e ridotta oggi a dover aumentare il dolore dei cittadini napoletani in virtù di una diminuzione del consenso del nemico politico?

E questa, signor Vendola, lei la chiama politica?

Neppure lontanamente.

Lei alla politica vera, alla politica berlusconiana che non ha fatto finta di non vedere la monnezza napoletana, ma ha cercato e cerca ancora di dare risposte definitive ad esigenze che le amministrazioni locali non hanno mai saputo dare ai napoletani, lei, alla politica vera, alla politica solidale, alla politica dell’amore non frainteso sessualmente, non c’è vicino neppure lontanamente.

Sia onesto, lo dica ai pugliesi che non vuole l’energia da fonte nucleare per timore delle scorie radioattive, ma dica anche loro che per amore dei suoi compagni, ha infilato nel sottosuolo pugliese (ma ben lontano dalla sua amata e natia Bari) i rifiuti peggiori dello scandalo della monnezza del 2008, quelli tossici, quelli radioattivi.

Ed ora, abbia almeno l’onestà intellettuale di dire ai cittadini napoletani che, per amore della sua “bandiera comunista”, preferisce vederli affogare nella monnezza, piuttosto che correre loro in soccorso e dare contemporameamente ragione al suo acerrimo nemico politico:

Silvio Berlusconi.

Sui termini di uomo, di umanità, di amore, di socialità e di solidarietà c’è ancora molta strada da fare a sinistra.

Tanta, ma tanta, tanta strada.

Talmente tanta, che non se ne vede ancora la fine ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

PS
La monnezza non ha colore politico, come pure le scorie radioattive.
Quando un comunista italiano avrà compreso e digerito questo semplice sillogismo, sarà sempre troppo tardi.

La Puglia e il disastro politico della famiglia Fitto

martedì, 30 marzo 2010

Lo dissi in tempi non sospetti ed ho sempre sostenuto che se il cdx in Puglia non avesse puntato su persone come Lucia Lambresa e Adriana Poli Bortone, avrebbe presto depauperato il largo consenso di cui era capace.
Ma nessuno mi ha ascoltato.
Nani politici senza arte ne’ parte hanno regalato la Puglia per 10 anni al comunista Vendola.
Essi non meritano pietà.
Alcuna.
In un orgasmo di arroganza umana e politica hanno edificato su di un consenso largo e condiviso, una generazione di politici senza stoffa, senza valore, senza alcuna qualità.
E la Puglia ed i pugliesi, pagheranno il conto per le loro stoltezze.
Sono un disastro assoluto.