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L’Italia trascina l’Europa nel suo fallimento – Italy drags Europe into fall out – Italien zieht Europa in den Herbst heraus – L’Italie traîne l’Europe en tomber

martedì, 6 dicembre 2011

Il tentativo europeo di salvare l’italia dal suo fallimento rischia di trascinare in un fall out terribile l’intera Eurozona.

L’agenzia internazionale Standard & Poor’s, infatti, ha messo sotto osservazione (creditwatch negative) i rating di ben 15 Paesi di Eurolandia in previsione di una moderata recessione che colpirà l’Eurozona nel 2012, eccetto l’Italia, naturalmente, per la quale si prevede invece una recessione di ben altro spessore durata e misura.

I popoli europei cominciano a porsi domande interessanti sul futuro dell’euro, sia inteso come concezione politica, che geografica, che economica e monetaria.

Un cittadino tedesco infatti, non riesce a comprendere perché egli debba sacrificare il credito internazionale della potenza economica tedesca ed i suoi personali e familiari interessi per salvare l’italia, un paese che fallisce miseramente a causa della corruzione politica e burocratica dilagante (fenomeno assolutamente fisiologico nel resto d’Europa che vede invece nell’utilizzo dei finanziamenti e nella gestione degli appalti pubblici cifre percentuali prossime alla totalità delle somme erogate per l’italia) e della oramai potentissima holding mafiosa italiana, prima azienda italiana per fatturato, in grado di assicurarsi il 90% dei grandi appalti pubblici italiani.

Un cittadino tedesco, ovvero un cittadino francese non riesce a comprendere perché con il sacrificio dei popoli francese e tedesco si dovrebbe salvare un paese che è ormai integralmente preda delle mafie e della prassi corruttiva:

se agli italiani piace vivere al di sopra delle loro possibilità, il cittadino europeo non comprende affatto perché debba essere chiamato a fare sacrifici enormi per pagare i debiti insoluti italiani, frutto non della crisi o della sfortuna, ma figli di uno stile di vita assolutamente errato, gravemente degradato, assai incivile e soprattutto, affatto considerabile come un “modello ed uno stile di vita europeo”.

Simili con i simili.

Questa è la prima regola di ogni aggregazione umana, di ogni popolo, di comunità sociale, di ogni paese e di ogni nazione civile che sia degna di questo nome.

Ma la similitudine difetta invero e, soprattutto nella parte più meridionale dell’italia, laddove lo stile di vita pare abbandonare decisamente le vesti europee e si copre di comportamenti assai deplorevoli e devastanti per la società italiana, come l’incredibile vicenda della Monnezza napoletana, ancor oggi sottoposta al vaglio attento delle istituzioni e della azioni europee, preoccupate della incapacità italiana di governare un semplice ciclo dei rifiuti in alcune regioni come ovviamente la Campania, ma anche la Sicilia, la Calabria ed ultimamente anche la regione Lazio, che ospita addirittura la capitale italiana, Roma.

A dire il vero, è tutta l’Europa del sud che si dimostra afflitta da questa degenerazione e maleducazione incivile, anche se, il caso italiano, si arricchisce di due fattori difficilmente eguagliabili in tutto il mondo civile:

l’elevazione della corruzione a sistema di vita e l’affermazione del metodo mafioso come regola generale.

Il cittadino tedesco resta sempre più perplesso dei sacrifici che dovrà sopportare per consentire ad un tale degrado umano di sopravvivere.

In effetti, l’attuale governo italiano ottiene un certo successo nelle borse mondiali proprio grazie al sostegno soprattutto di Francia e Germania, che attraverso la BCE stanno garantendo il debito pubblico sovrano italiano, la solvibilità italiana e la stabilità italiana.

Anche la FMI corre in soccorso del premier Monti, generando un nuovo clima di fiducia nella ormai fallita unità ed integrità italiana.

Eppure qualcosa non quadra ancora in tutta questa vicenda, nonostante i dubbi del cittadino tedesco, di quello francese e di quello europeo in generale.

Vediamo di eviscerarli questi fenomenali dubbi, uno per uno.

– Mafia, Corruzione ed Evasione Fiscale -

Il premier Monti non elenca mai queste due piaghe italiane nelle sue apparizioni pubbliche, pare che per Mario Monti, corruzione e mafie non esistano in Italia.

Infatti pare scomparso dal programma di questo governo ogni provvedimento anti-mafia ed anti corruzione.

Strano, alquanto strano, effettivamente.

Se mafia e corruzione sono fenomeni in grado di muovere enormi ricchezze in Italia, non si comprende perché il premier Monti non vada a cercare il recupero delle cifre da capogiro che rappresentano il giro d’affari di corruzione e mafia in Italia invece di massacrare ancora una volta famiglie ed aziende italiane, che sono state già gravemente ferite dalla crisi e dallo stato di mafiosità imperante e di libertà assente in cui versa l’economia italiana.

Perché una famiglia italiana deve vedere ancora una volta mortificato il proprio futuro pensionistico, e deve essere costretta obtorto collo a subire un ulteriore aggravamento della già eccessivamente gravosa pressione fiscale (per chi le tasse le paga, ovviamente)?

Per fare forse un piacere alle famiglie e alle aziende mafiose?

Ed a quale titolo e con quale presunzione arrogante si impone un analogo sacrifico alle famiglie ed alle aziende tedesche e francesi?

Perché i sempiterni mali italiani li debbono sempre pagare i soliti fessi e mai i soliti furbi, li pagano sempre le famiglie e le aziende sane ed invece mai e poi mai viene addebitato un euro o lira che sia alle famiglie e le aziende mafiose, alle famiglie dei politici e dei burocrati corrotti ed incapaci?

E perché non si approfitta oggi della favorevole posizione derivante dalla crisi in atto per cancellare una volta per tutte mafia e corruzione dal vocabolario corrente italiano?

- L’illegalità diffusa, i ritardi e le assenze della Pubblica Ammininstrazione, le lentezze burocratiche e la (in)giustizia italiana –

Parliamoci chiaro:

la delocalizzazione delle aziende italiane all’estero, la fuga dei cervelli italiani all’estero ed il mancato ingresso di finanziatori esteri in Italia sono fenomeni sociali, economici ed umani mortali che non possono essere addebitati alla sola presenza delle potentissime organizzazioni mafiose ed al pur dilagante fenomeno corruttivo, ma fanno i conti con una illegalità assai diffusa e purtroppo in molti casi anche tollerata, se non addirittura sostenuta e condivisa, come pure gli impossibili ritardi o le vere e proprie assenze del servizio pubblico incarnato dalla Pubblica Amministrazione sia locale che nazionale, come anche le intollerabili lentezze burocratiche ed amministrative che pare siano messe lì apposta per invitare (meglio dire per estorcere) il malcapitato a superarle con una tangente corruttiva, come pure l’incredibile giustizia italiana, che uno studio del CNR definì come tra le più arretrate d’Europa, appunto.

Tutta questa matassa di fenomeni italiani assai intrecciati fra di loro rende impossibile una vita normale delle famiglie e delle aziende che decidessero di intraprendere l’avventura della vita terrena ovvero l’alea di una attività imprenditoriale in Italia.

Eppure, anche quelle soluzioni che urgono per eliminare tali ingorghi appaiono come assenti ingiustificate nell’azione del governo Monti, che di liberalizzare e riformare il mondo del lavoro e della vita in questo paese anormale, pare abbia dimenticato l’urgenza ed addirittura, l’esistenza.

Nessuna riforma strutturale, ne tanto meno, alcuna liberalizzazione delle professioni, delle arti e delle attività sottoposte a licenze pubbliche si impone nell’agire dell’esecutivo italiano:

il paese non viene così ammodernato e reso competitivo sul piano internazionale.

– La Spesa Pubblica, il Parassita Pubblico ed il Debito Pubblico –

L’imponente massa di dipendenti pubblici e di cariche politico-amministrative che gravano pesantemente sulla spesa pubblica come nella costruzione del debito pubblico, avvisano il presente che non è possibile tentare il salvataggio del paese in queste condizioni di spesa pubblica indecente e soprattutto, improduttiva e parassita.

Ma anche in questo caso, il governo Monti, l’attuale esecutivo italiano in carica, non offre alcuna soluzione di riduzione drastica ed immediata della spesa pubblica e di contenimento del debito pubblico che passi attraverso un salasso doveroso e necessario della pubblica amministrazione, elemento indicato fra le concause primarie del fallimento italiano nel suo peso e nella sua inefficienza cronica e conclamata.

Se l’Inghilterra per venir fuori dal rischio di downgrade e di fall out avviò anch’essa dopo aver cambiato governo una notevole riduzione della spesa pubblica taglia di ben 81.000.000.000 di sterline e la perdita di circa mezzo milione di posti di lavoro, ma programmando un rientro in sostanziale pareggio dei conti pubblici entro l’attuale legislatura, non si comprende perché l’Italia, causa e movente del paventato fallimento europeo e del prossimo possibile downgrade di ben 15 paesi europei, non debba imporre altrettanti sacrifici.

L’Italia deve urgentemente tagliare l’enorme e spropositato numero di posti di lavoro pubblici in una quota che va da un terzo sino ed oltre la metà dei suoi dipendenti pubblici, come pure deve urgentemente asciugare drasticamente ogni aspetto dell’intervento statale nella vita del paese (imponendo la regola che ognuno paga per i propri errori – esempio: paghino i napoletani il costo ed il danno della loro ingovernata monnezza e non tutti gli italiani indiscriminatamente, comprese e soprattutto quelle popolazioni che invece governano virtuosamente il loro ciclo dei rifiuti come la loro amministrazione locale ), ogni presenza ossessiva e devastante del pubblico nel privato.

Eppure, di queste misure, non si trova alcuna traccia nel governo Monti, affacciatosi alla ribalta con una misera manovra di appena 24 miliardi di euro, derivante da pochissimi tagli alla spesa pubblica e troppi aumenti della pressione fiscale sui soliti fessi, visto che chi le tasse le evadeva prima della crisi, non le pagherà certamente oggi, che la crisi c’è e si sente.

Insomma, l’ingiustizia sociale di cui si veste l’azione del premier Mario Monti, si scontra con le altisonanti e roboanti indicazioni di indirizzo politico del suo esecutivo alla coesione sociale e alla giustizia sociale preannunciate dal Monti stesso.

Oltre ovviamente alla “strana dimenticanza” della esistenza di mafie e corruzione in quantità industriali in un paese di furbetti che tace alla solidaristica e generosa Europa che esiste un altro debito pubblico italiano grande almeno quanto il primo, nascosto ed originato dal malgoverno locale, regionale, provinciale e comunale.

E allora torna la domanda iniziale:

perché un cittadino tedesco, un cittadino francese o un cittadino europeo dovrebbe sacrificare il proprio futuro rovinare la serenità e compromettere la stabilità delle proprie famiglie come delle proprie aziende per salvare una tale ecatombe di guai e di difetti incorreggibili ed incorretti che si definisce come l’Italia?

Ma se l’Italia non procede per prima lungo la strada dei tagli e delle riforme, delle liberalizzazioni e della pulizia morale, perché il cittadino europeo dovrebbe essere costretto a pagare il conto delle mafie e dei corrotti?

Interrogato il morto, nessuno rispose.

Ovviamente.

L’Italia trascina l’Europa nel suo fallimento, ma forse sono molti i cittadini europei ed italiani affatto inclini a pagare il conto di una casta politica allucinante, sulla quale si è potuto fondare un impero della illegalità e della punizione ingiusta della meritocrazia fatto di politici e burocrati corrotti e di mafiosi molto ricchi e potenti.

E se la politica e la burocrazia sono corrotte, che paghino loro il debito pubblico che si è costruito per saziare il loro infinito appetito.

Che paghino le classi dirigenti italiane il prezzo della loro incapacità e/o disonestà.

Senzadubbiamente.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La dittatura della Casta e la schiavitù del Popolo Sovrano

domenica, 29 maggio 2011

Siamo in piena crisi economica, successiva ad un periodo di recessione.

La crisi economica è globale, così come la crisi finanziaria che l’ha provocata.

I paesi a democrazia avanzata, in rapida crescita economica e sociale ovvero i paesi civili del mondo occidentale sono in ripresa economica.

L’Italia no, recede ancora, ovvero è appena stabilizzata su di una crescita di poco superiore allo zero.

I fattori che sono alla base di questo andamento in controtendenza li conosciamo oramai a memoria:

una pubblica amministrazione inefficace ed inefficiente, spesso corrotta, sempre parassitaria del sistema;

una pressione fiscale eccessiva;

una iperburocratizzazione che inibisce l’insediamento di nuove attività imprenditoriali;

una giustizia tardiva ed ingiustamente punitiva del sistema produttivo come del lavoro privato, che inibisce gli investimenti dall’estero;

una casta politica fannullona, parassita, corporativa, immatura, maleducata, incivile e corrotta;

un sistema statuale che nella sua forma di stato di diritto, non è sovrapponibile allo stato di fatto, ovvero a quel paese reale che non si sente rappresentato, tutelato e garantito dallo stato di diritto.

Potremmo andare avanti, sino a toccare la mafiosità dei sistemi, ma al fine della nostra escursione in questo paese della dittatura di casta e della schiavitù del popolo, possiamo fermarci a questa analisi.

Le aziende fuggono via dal paese, esternalizzando i loro impianti produttivi in paesi meno burocratizzati e corrotti del nostro, ed esportando nei paradisi fiscali i loro utili, così sottratti al fisco attraverso una massiccia evasione.

L’apparato pubblico continua ad erogare servizi non adeguati al grado di sviluppo del paese e continua a pesare in modo opprimente sulla spesa pubblica, proprio quella spesa che sta portando l’Italia alla rovina con un debito pubblico esorbitante.

I lavoratori dipendenti pubblici sono presenti in un numero superiore di sei o sette volte alla media europea, pesando gravemente sul bilancio statale, denunciando un assenteismo dal lavoro ingiustificato e contando su di una pressochè assoluta immunità dal licenziamento ovvero dalla decurtazione dello stipendio in caso di crisi, come accade in questi tempi.
Inoltre, i dipendenti pubblici rientrano nella categoria dei potenziali corrotti e corruttori insieme alla casta politica, essendo la corruzione originata da abusi e delitti commessi nell’ambito delle funzioni pubbliche, e non di quelle private.

I lavoratori dipendenti privati sono coloro i quali sorreggono le sorti del paese rappresentandone l’unico fattore produttivo autentico del mondo del lavoro, ma altresì esposti al licenziamento come ad una contrattazione del lavoro eccessivamente politicizzata e sindacalizzata, molto distante dalle loro reali esigenze.
Percepiscono gli stipendi più bassi della media dei paesi europei.

I lavoratori dipendenti, sia pubblici che privati, sono gravati di un enorme peso fiscale cui non possono sottrarsi, avendo la normativa italiana lasciata la possibilità di evadere facilmente il fisco alle attività autonome, imprenditoriali e societarie, ma proibendo punitivamente di fatto e di diritto l’evasione fiscale ai lavoratori dipendenti, che sono colpiti alla fonte ed in modo preventivo dal fisco.

Per tutti i motivi elencati il rischio di povertà aggredisce principalmente la categoria dei lavoratori dipendenti privati, in modo quasi esclusivo, colpendo così proprio la stratificazione sociale e del lavoro più produttiva e contestualmente più debole di tutte le altre.

Ecco in sintesi, quella che oggi possiamo definire come la dittatura della Casta dei Furbi e la schiavitù del Popolo Sovrano dei lavoratori dipendenti del settore privato.

Schiavi a tutti gli effetti, privati anche della libertà di evadere il fisco, che di questi tempi equivale all’annullamento di un ammortizzatore sociale importante cui tutte le categorie su esposte possono accedere, tranne quella dei lavoratori dipendenti che pagano sino all’ultimo euro della tassazione imposta dallo stato.

Ecco dimostrato in poche parole come, lo stato italiano abbia ridotto in schiavitù quei cittadini che producono effettivamente quella ricchezza di cui tutte le altre categorie su elencate si soddisfano ampiamente, in un regime che potremmo definire “di esclusiva dittatoriale”, eliminando ogni logica e razionale ripartizione della ricchezza prodotta.

Ecco dimostrato che questo, non è un paese normale, non è uno stato democratico, non è una nazione civile.

Un moto popolare devastante e rabbioso, solo questo si merita questo paese snaturato e razzista nei confronti dei suoi concittadini più deboli e maggiormente produttivi.

Giovambattista Vico nelle sue parabole evolutive dei corsi e ricorsi storici, sarebbe una lettura interessante per le caste privilegiate e profondamente razziste che sfruttano un popolo in modo così indecente.

Il popolo è ignorante, il popolo è fesso, questo pensa questa casta arrogante e prevaricatrice.

Ma il popolo è anche quello che ha detto la parola fine a tutte le dittature di questo mondo.

Il popolo dei fessi e le caste dei furbi.

Il popolo dei lavoratori e le caste mafiose.

Il popolo delle rivoluzioni ed i patiboli sporchi del sangue dei furbi.

Uno scenario storico possibile questo.

Uno scenario storico che potremmo certamente definire come un “Déjà vu”, che è la sensazione di aver già vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando.

Appare vero in tutti e due i significati.

Una ispirazione sindacale, corporativa, rivoluzionaria e reazionaria potrà ricorrere storicamente per vedere di nuovo i treni italiani arrivare e partire in orario, per rivedere affermati i diritti dei lavoratori, per restituire le terre a chi le coltiva, per osservare stupiti una città costruita in cento giorni senza che alcuna mazzetta sia stata pagata?

Questo è il nostro destino?

Questo il nostro futuro?

Come?

Avete paura di una dittatura?

Perchè, questa che viviamo, non è forse una feroce e maligna dittatura della casta dei privilegiati?

Chi vivrà, vedrà.

Firmato:

Maximilien-François-Marie-Isidore de Robespierre
detto l’Incorruttibile

Il fallimento politico-isitituzionale

lunedì, 31 maggio 2010

Siamo alla follia più completa:

la manovra economica viene sottoposta al delirio lamentoso dei ministri che si son visti tagliare i fondi,

sottoposta al fuoco nemico degli alleati traditori finiani,

sottoposta alle ingiurie di una opposizione maldestra (ovvero sinistra)

ed infine, prima della decretazione,

sottoposta al preventivo vaglio della residenza della Repubblica che manifesta ampi dubbi sulla sostenibilità giuridica e istituzionale del provvedimento, ma sottomette anche alcune indicazioni nel merito riguardo a scuola e università, da sempre campo di mietitura elettorale della sinistra italiana.

Tutto questo è un assurdo allucinante cui un ormai ben più che dimezzato Berlusconi non avrebbe mai dovuto sottoporsi.

Questo stato è allo sfascio democratico ed isitituzionale.

Se non fosse per le proposte politiche e le riforme della Lega, saremmo in preda al panico istituzionale, alla follia politica più cieca e abbietta, saremmo in balia dello squallore intollerabile di una casta politica che vuole a tutti i costi sopravvivere a se stessa, mantenendo tutti i privilegi ed i prepoteri di cui si ciba, compresi quei parchi elettorali che aumentano a dismisura il debito pubblico.

E tutto questo, a danno delle famiglie e delle aziende, degli imprenditori e dei lavoratori.

Non se ne può più, tutto questo non è assolutamente tollerabile.

Viva la Lega,
abbasso tutti gli altri.

Tutti, indistintamente.