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Riflessioni a tastiera aperta – 29 luglio 2013

lunedì, 29 luglio 2013

Questo paese è fallito, nella mancanza di solidarietà ed unità nazionale prima che nella miseria delle proprie classi dirigenti.

Un downgrade al giorno toglie il vizioso di torno

E dopo il decreto ‪‎svuota‬ -poteri delle rpovince, a quando il decreto svuota-parassitti-scansafatiche-nullafacenti-raccomandati-dipendenti delle province?
Se chiudono le ‪#province‬ anche i dipendenti di tali amministrazioni vanno a casa, altrimenti, con il loro arbitrario spostamento (hanno chiesto di concorrere tutti per un posto di lavoro nelle province, non altrove) negli enti ‪comune‬ e ‪regione‬, si sbarra ancora una volta e per sempre l’accesso al mondo del ‪lavoro‬ ai ‪giovani‬.
Chi salva le province ed i loro inutili dipendenti, uccide ogni possibilità di ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Sia ben chiaro.

Euroscettici ed antieuropeisti = eurostronzi

Pur di non diminuire spesa pubblica e debito pubblico che creano clientela e mafia politica di cui si nutre la casta, venderanno tutto il patrimonio di proprietà del popolo italiano, quel popolo fatto di aziende e di famiglie che la casta poltica ha derubato di ricchezza, benessere, democrazia e libertà.
Da questo punto in poi, ogni azione contro la classe dirigente idagliana è ampiamente giustificata dalla provocazione messa in atto.
Non vogliono riformare e liberalizzare per mantenere mafiosamente popolo e territorio italiano in loro potere?
E l’innominato cosa fa? Avalla e garantisce questi comportamenti mafiosi e presuntuosi?
Vogliono la guerra? Se la vogliono, l’avranno. E pagheranno il conto all’oste della storia, con tutti gli interessi.

E questo è il tempo in cui l’intelligenza e la razionalità torna al potere.
Bentornata intelligenza.

La chiesa cattolica proibisce ogni metodo di contraccezione favorendo il boom demografico che è alla base dei flussi migratori dai paesi più poveri nel mondo a quelli più ricchi, viaggi della speranza che costano anche la vita di questi poveri disgraziati. Poi, sempre la chiesa cattolica esercita una serie di servizi finanziati dallo stato italiano nei confronti dei migranti. Poi, sempre la chiesa cattolica pretende di bacchettare i governi dei paesi che non si sottomettono ad un inesistente “dovere dell’accoglienza” di disgraziati prodotti senza contraccezione.
C’è un limite a tutto: alla decenza, alla prudenza, alla impudenza ed alla arroganza.
Fermati Francesco: stai sbagliando strada.

Letta: “L’Ue ha sbagliato sulla Grecia”
Un letta qualsiasi, uno che non ha mai realizzato una riforma o una liberalizzazione, uno che da mesi fa finta di governare mantenendo invece nel più completo immobilismo stato di diritto e PaeseReale per evitare il carcere al suo alleato di governo berlusconi, un tale “signor nessuno” pretende di dare lezioni viziose ai paesi virtuosi che governano la UE valutando e criticando gli interventi posti in essere nei confronti della crisi greca.
Ma ci rendiamo conto della protervia, della presunzione, della ignoranza e dell’aroganza che governa oggi l’Italia?

tutto il mondo urla all’Italia che deve abbandonare la via del vizio ed intraprendere quella del virtuosismo. Ma l’idaglia degli idagliani ha deciso di fallire, piuttosto che cambiare. Ad ognuno le proprie responsabilità, compresa e non esclusa quella di sputare nel piatto dal quale si mangia o quella di spernacchiare la politica della mani tese dei paesi virtuosi. Secondo me, manca poco, molto poco: ne hanno tutti talmente piene le tasche di questa idaglia degli idagliani che la voglia di farla fallire veramente supera il rischio (calcolato) delle perdite cui si andrebbe incontro. La storia non è mica una pernacchia. E nemmeno la comunità internazionale.

Essere sciocchi è un grande lusso che questa idaglia degli idagliani non può permettersi.
Ma sciocchi ed idioti governano ancora, trascinando tutto e tutti nel più buio e profondo baratro della storia italiana.
Benvenuti all’inferno della furbizia e del vizio, laddove sciocchi e idioti, si consentono lussi e privilegi costosissimi ed impagabili, da addebitare ad una intera nazione di sordi, ciechi e muti.

I provvedimenti allo studio, già varati o prossimi al varo dell’ ‪#‎esecutivo‬ e dal ‪#governo‬ italiano considerano e tendono a tutelare in esclusiva i ‪diritti‬ degli ‪omosessuali‬ (assegnazione della assistenza sanitaria gratuita ai conviventi dei ‪parlamentari‬ ‪gay‬ , introduzione reato ‪omofobia‬ , ‪unioni‬ gay, ‪adozioni‬ per coppie gay, ecc), dei ‪delinquenti‬ ( depenalizzazione‬ reato finanziamento illecito ai partiti , decreto ‪svuotacarceri‬, studi per un prossimo ‪indulto‬ o addirittura per una prossima ‪amnistia‬ , ecc.), dei ‪clandestini‬ (eliminazione reato di ‪clandestinità‬, corsie preferenziali nella assegnazione di casa e lavoro, ecc).
Solo chi ha pregiudizi politici, sessuali e razziali non vede che in questo paese si tutelano solo ed esclusivamente ben determinati diritti (fatto provabile anche in una aula di tribunale) di categorie molto ben determinabili e sempre le stesse:
gay, delinquenti e clandestini.
Il perché solo e sempre queste tre categorie lo dovete chiedere a questo governo e a questa maggioranza, entrambe assolutamente incredibili e idiote.
Non sei gay?
Non sei clandestino?
Non sei mafioso?
Non sei corrotto?
La tua pelle è bianca?
Beh, lo stato idagliano ha un messaggio per te:
D E V I M O R I R E

L’Australia, definito come il paese più felice del mondo, sbarra la strada ai #boatpeople , i barconi della speranza pieni zeppi di poveri disgraziati sfruttati da delinquenti, criminali e mafiosi che speculano nello sfruttamento del traffico di esseri umani per arricchirsi illecitamente, immoralmente ed illegalmente : non verranno più accolti in terrirorio australiano.
L’accordo prevede che, qualora fosse accolta la richiesta di asilo politico , i migranti verranno insediati in PapuaNuovaGuinea e non in Australia , contro una serie di aiuti economici dell’Australia alla Guinea. Non vi sembra un accordo molto simile a quello che fu definito fra Roberto Maroni e la Libia?

Il candidare un mausoleo politico vivente come Giacinto ‪‎Pannella‬ detto Marco alla segreteria del ‪PD‬ misura la bassezza e l’inutilità di tutte le ultime, penultime e terzultime generazioni di politici idagliani.
Del Carmine boccia il sindaco Mongelli: «Foggia? Vista da sinistra, non è la città che volevamo»
Ma, del carmine chi?
questo del carmine?
reati di abuso d’ufficio, falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e turbata libertà degli incanti; indagati a vario titolo oltre l’ex sindaco-magistrato di ‪Foggia‬ Orazio ‪Ciliberti‬ indagati anche gli ex assessori Angelo ‪#‎Benvenuto‬, Alfredo ‪#‎Grassi‬, Ciro ‪#‎Mundi‬, Giulio ‪#‎Scapato‬, Raffaele ‪#‎Capocchiano‬, Claudio ‪#‎Sottile‬, Giovanni ‪#‎Ricci‬, Italo ‪#‎Pontone‬, Assunta ‪#‎Pinto‬, Michele ‪#‎DelCarmine‬ e Luigi ‪#‎ilGrande‬, nonchè i dirigenti del ‪#‎Comune‬ Matteo ‪#‎Ercolino‬, Nando ‪#‎Corvino‬ e Antonio ‪#‎Stanchi‬.
Ma, del carmine chi?
questo del carmine?
reati di falso e abuso di ufficio e di omissioni di atti d’ufficio per aver cancellato le multe inflitte dalla Polizia ‎Municipale‬ di Foggia; indagati l’ex assessore alla sicurezza e alla legalità del Comune di Foggia Michele Del Carmine, il maggiore della polizia municipale Giulio ‪Carella‬ e il tenente Mario ‪Totaro‬, oltre al presidente dell’ ‪Amica‬ Elio ‎Aimola‬ (l’azienda che si occupa dell’igiene urbana poi fallita dopo numerosi scandali), l’ex assessore all’annona Raffaele Capocchiano, comuni cittadini e una decina di Vigili Urbani.
del carmine chi?
Questo del carmine?
Ah, beh …. abbiamo capito …. eccome abbiamo capito chi ….

Va a fuoco l’auto di emilio ‪piarullo‬ …
… ma non sarà mica quel ‪‎socialista‬, ex presidente del Consiglio comunale di ‪Foggia‬, che fu ‪condannato‬ alla pena di due anni di reclusione per peculato e fu anche interdetto dai pubblici uffici per un periodo pari a quello della pena perché utilizzava per fini personali l’auto blu di servizio del comune?
Ah, quello lì?
Beh, non mi interessa quel tipo di gente, né mi interessa cosa gli accade, a loro e alle loro ‪#‎auto‬ private, visto l’abuso che han fatto di quelle pubbliche nella loro disponibilità.
Non siamo mica tutti uguali: affatto.
Quel piarullo?
Ah, beh …. abbiamo capito …. eccome abbiamo capito chi ….

In un paese anormale, oltremodo ‪corrotto‬ e ‪mafioso‬ come è ‪Italia‬ , si preferisce aggredire chi critica i comportamenti negativi indicandolo come ‪eversivo‬ o ‪sovversivo‬ del ‪sistema‬ piuttosto che ammettere che è il sistema ad essere eversivo e sovversivo e chi critica è invece l’unico in grado di crearne uno nuovo che serva meglio i cittadini.

Scherzi del destino:
dal comunismo sovietico abbiamo ereditato il movimentismo russo che si oppone alla omosessualità e comunisti omosessuali italiani come Vendola e Crocetta

Tutto il mondo politico, economico e finanziario del Pianeta Terra chiede da tempo all’Italia di realizzare le riforme sul lavoro e la concorrenza.
Va riscritta la costituzione e tutta la normativa vessativa e inibitiva che impedisce al mondo del lavoro, delle imprese e dei lavoratori di competere globalmente ed essere vincente.

Dopo il Generale dell’Arma dei ‪Carabinieri‬ Carlo Alberto ‪DallaChiesa‬ , i giudici Giovanni ‪Falcone‬ e Paolo ‪Borsellino‬ ecco che le mafie ed i loro alleati ed infiltrati nelle istituzioni italiane concentrano il fuoco sul pm di Palermo Nino ‪DiMatteo‬, titolare delle indagini nella trattativa di alto tradimento fra stato e mafia.
Assegnata scorta di primo livello per il giudice Di Matteo.
Ricordo a me stesso che la mafia siciliana è sempre stata metereopatica, in quanto ha realizzato i suoi omicidi eccellenti quasi esclusivamente durante il periodo che va da maggio a settembre.

Pena di morte per il reato di comportamento mafioso, reato non previsto né punito dallo #stato italiano, in violazione dell’articolo 27 costituzione italiana che prevede i reati esclusivamente sotto la responsabilità personale e non esclusivamente associativa, come viene unicamente punito il reato mafioso.

Traditori della patria ‪Letta‬, ‪Berlusconi‬ e ‪Alfano‬ piegano interessi italiani a interessi di governi esteri per estradare con un rapimento Alma e Aula ‪‎Shalabayeva‬ rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Makhtar ‪Ablyazov‬. Ora, per evitare ritorno in Italia delle due donne, governo mafioso kazako le indaga per corruzione.
‪Governo italiano‬ reo di alto tradimento. ‪CapodelloStato‬ ‪‎Napolitano‬ copre scandali e tradimenti ‪‎casta‬ politica italiana. Siamo in una feroce dittatura anti-democratica, sospettata di trattative traditrici con governi esteri e organizzazioni mafiose ed assai corrotta, sia moralmente che materialmente.
Immediata dichiarazione dello stato di emergenza, applocazione della legge marziale, reintegrazione della pena capitale per tradimento, mafia e corruzione ed istituzione del reato personale di “comportamento mafioso” come dettato dall’art. 27 costituzione italiana.

bellucconi tilvio lancia fozza idaglia 2.0 per soli giovani e i “giovani di talento”, appena udita la notizia, scappano via dal pdl.
Sempre se per “giovani” intendiamo soggetti giovani solo anagraficamente, che mettono ancora al primo punto del loro agire politico e delle loro scelte politiche “un percorso di crescita personale”.
Siamo apposto: FI 2.0 uguale a FI 1.0

Mentre il mondo finanziario globale chiede all’Italia di eliminare dalla carta costituzionale ogni traccia di antifascismo, antieconomia ed antifinanza, la casta idagliana continua imperterrita a distruggere la competitività del mondo del lavoro italiano con atti controproducenti.

Trattate dei sottosviluppati trogloditi con il rispetto dovuto agli esseri umani e civili e la risposta sarà sempre una nnuova violenza.
L’errore lo fa lo stato, lo fanno tutti i cittadini.
La violenza la creiamo noi, con la nostra stupida voglia di perdonare, comunque e chiunque.
E invece no.

Un invito: smettetela (e per sempre) di credere che con i soldi pubblici si “producano” posti di lavoro veri.
Con l’intervento dello stato nella economia reale si produce solo e certamente spesa pubblica, debito pubblico, corruzione e abuso di potere pubblico.
Lo stato deve solo e solamente erogare servizi essenziali efficaci ed efficienti al popolo sovrano, come la difesa interna ed esterna, la cura della salute, l’assistenza sociale (vera, in Italia non esiste), il sostegno ai soggetti in difficoltà.
E basta.

stato, dove sei?
Il Paese reale non attenderà in eterno.
Il Popolo Sovrano non morirà di fame e di freddo per una casta corrotta e mafiosa.

Federalismo Fiscale e trasparenza del governo locale

martedì, 10 agosto 2010

Sfogliando le pagine di un quotidiano della Svizzera Italiana (Il Corriere del Ticino), ho trovato una notizia che ha stuzzicato la mia curiosità.

In pratica si tratta del servizio di Polizia che un piccolo comune ha affidato alla polizia di un comune più grande, non potendo farvi fronte direttamente.

Il servizio verrà quindi assicurato alla cittadinanza, come è giusto che sia.

La mia curiosità è stata attirata dal dettaglio dei costi che sosterranno i cittadini di quel piccolo comune per assicurarsi un servizio di polizia:

60 franchi svizzeri per anno, per ogni cittadino.

Vi domanderete:

ma dov’è la curiosità?

Semplice.

I cittadini svizzeri, grazie alla loro struttura federalista, conoscono al centesimo quanto costa loro ogni singolo servizio, compreso quello di polizia.

Sfido qualunque comune italiano a rendere pubblico il costo che i cittadini debbono sostenere per il servizio di polizia comunale.

Ecco cosa fa il federalismo fiscale:

mette a nudo ogni servizio, rendendo immediatamente comprensibile quale servizio si paga, chi lo paga e quanto costerà tale servizio all’intera comunità come al singolo cittadino.

Alla faccia di quella cattiva politica ed amministrazione della cosa pubblica che nei ritagli e nelle pieghe del rapporto costo/benefici di ogni singolo servizio offerto al cittadino, nasconde spesso l’incapacità di ben amministrare e talvolta una facile copertura a quei furbetti che con il danaro ed il potere pubblico fan cose di cui vergognarsi.

Perchè nei comuni italiani, il cittadino contribuente non può conoscere a priori quanto gli costerà un servizio erogato dall’ente locale e/o regionale?

Perchè nei comuni (specie in quelli del sud) non vengono pubblicati i dati relativi ai processi verbali emessi (multe), a quelli pagati e a quelli annullati annualmente?

E poi dicono che il federalismo fiscale non sia una cosa seria.

Altro che!

E’ quel che salterebbe fuori con l’applicazione del federalismo fiscale che non piace alla classe dirigente meridionale, tanto avversa al federalismo in ogni sua forma.

E’ una questione di cultura dell’uso trasparente del potere e del danaro pubblico, allo stato attuale, relegata ad un possibile abuso di quella sovranità e di quel danaro che i contribuenti pagano faticosamente con il sudore della loro fronte, ma del quale nulla devono sapere e nulla devono conoscere.

Eliminiamo quel “possibile”, garantiamo trasparenza e poi vedremo quanto si risparmia in tasse e quanto si guadagna in qualità dei servizi offerti.

E allora, benvenuto federalismo fiscale:

spazza via ogni dubbio sul governo locale e rendi trasparente ciò che oggi non lo è e non lo vuole essere.

Federalismo Fiscale ed il buongoverno locale

lunedì, 26 luglio 2010

In arrivo il decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di comuni e province.

Cosa significa?

E’ un nodo centrale del famigerato quanto sconosciuto Federalismo Fiscale, la più grande riforma fiscale degli ultimi 40 anni.

Cosa fa?

Costringe comuni e province a ben amministrare e a non sprecare le risorse che hanno a disposizione, risorse che sino ad ora provenivano dal calderone statale ed alle quali si è fatto un ricorso sconsiderato, se non criminale, in più di qualche caso.

In pratica comuni e province non sono responsabili rispetto a molte fonti di spesa, alle quali attingono di continuo e senza alcun controllo effettivo della spesa stessa.

E nn basta.

Quando anche queste risorse vengano interamente spese, province e comuni continuano nello sperpero del danaro pubblico indebitandosi sino all’inverosimile, certi che alla fine, lo stato avrebbe colmato anche questi enormi buchi nei loro bilanci.

Con l’approvazione del decreto attuativo del federalismo fiscale sui fabbisogni standard di comuni e province, gli enti locali dovranno spendere oculatamente le loro risorse, altrimenti sprechi e buchi di bilancio dovranno essere colmati dai contribuenti di quei comuni e di quelle province che hanno prodotto deficit.

In buona sostanza, o al governo di comuni e province vi saranno ottimi amministratori, ovvero quelle popolazioni che avessero eletto un cattivo amministratore, dovranno pagare con le loro tasche questo grave errore.

E’ la fine della politica del “magna magna, che tanto paga il fesso di turno”.

E’ la fine del malgoverno, è la fine della cattiva amministrazione, è la fine della distrazione dei fondi destinati ad erogare servizi ai cittadini e che vengono invece sprecati in inutili consulenze (se l’amministratore è cattivo, necessita di qualcuno che faccia i conti che lui non sa fare o che non vuol fare), è la fine di quei lavori pubblici che durano decenni, che vengono pagati interamente e più volte, e che mai arrivano alla conclusione.

E’ la fine di quei politici che non servono a nulla, che non sanno amministrare o che amministrano male.

E’ la fine degli sprechi e delle vergogne, delle spese folli ed incontrollate.

E’ la fine del voto di scambio, poichè se voterete il politico che promette un posto di lavoro o un buon appalto invece di un sobrio ed onesto amministratore, pagherete di tasca vostra questo errore, e lo paghereste molto caro.

Ricordatevelo, quando entrerete in un seggio elettorale.

Ricordatevelo quando vi presenteranno un candidato che dice di sì a tutto e a tutti:

è solo un impostore.

Il Federalismo – sintesi relazione

venerdì, 9 luglio 2010

Ricevo via mail dall’on. Massimo Bitonci e volentieri pubblico.
Il senso di questa pubblicazione è rendere noto cosa è il federalismo fiscale, quali sono le ragioni pratiche che originano l’esigenza federalista e, soprattutto, quale valore e rilevanza strategica ha per lo stato italiano la piena realizzazione del federalismo, in special modo, di quello fiscale.

SINTESI DELLA RELAZIONE SUL FEDERALISMO FISCALE PREDISPOSTA DAL GOVERNO ALLE CAMERE IN OTTEMPERANZA ALLA DISPOSIZIONE DELL’ART. 2, COMMA 6, DELLA LEGGE 5 MAGGIO 2009, N. 42
(“Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”)

30 GIUGNO 2010
Con riferimento al 2009, ultimo anno per cui è disponibile il conto delle Amministrazioni pubbliche, la spesa delle amministrazioni pubbliche consolidata è circa pari a 799 miliardi di euro.
La spesa statale non consolidata è circa pari a 459 miliardi di euro.
La spesa delle amministrazioni locali non consolidata è circa pari a 255 miliardi di euro.
Sottraendo dalla spesa, tanto statale quanto locale, le voci relative alla spesa per interessi (questa prevalentemente statale) e la spesa per personale, si ha che la spesa “discrezionale” confrontabile in termini omogenei è:
a) per la parte statale pari a circa 84 miliardi di euro (naturalmente al netto dei trasferimenti ai governi locali);
b) per la parte locale è pari a circa 171 miliardi di euro (naturalmente al netto dei trasferimenti interni al comparto dei governi locali).
Con una specifica fondamentale:
aa) mentre la spesa statale è prevalentemente finanziata con le tasse pagate dai cittadini (e con il ricorso al debito pubblico, per cui lo Stato ha propria essenziale responsabilità e per cui paga interessi passivi);
bb) invece la spesa locale è fatta da Governi che hanno il potere di spesa ma non il dovere di presa fiscale, così risultando fiscalmente irresponsabili.
È questa la stortura della nostra finanza pubblica. Una stortura che è tanto politica quanto economica.
Nell’assetto attuale di finanza pubblica si manifestano in particolare, oltre alla sopra citata distorsione del rapporto democratico fondamentale “no taxation without representation”1, rapporto che è invece presente, seppure in varie forme, in tutti gli altri Paesi europei, le seguenti ulteriori “anomalie”:
la proliferazione delle società.
Si tratta del fenomeno dei “Grandi Comuni Holding” e delle “Regioni Holding”.
Grandi Comuni e Regioni si sono progressivamente sdoppiati e/o “esternalizzati”, creando parallele, spesso sconfinate galassie societarie. In aggiunta si è esponenzialmente sviluppata la presenza variamente organizzata di sedi “estere” variamente organizzate, tanto a Bruxelles quanto nel mondo.
L’analisi sopra riportata trova conferma nella recente requisitoria del Procuratore Generale presso la Corte dei Conti nel giudizio di parificazione sul Rendiconto Generale dello Stato (esercizio 2009), secondo cui, tra l’altro: “Sempre in tema di fattori di incidenza sull’entità della spesa pubblica nel suo complesso, strettamente connessi al precedente sono i profili delle società partecipate in generale. Per quanto riguarda le società pubbliche, i dati risultanti dal censimento elaborato dal Dipartimento della Funzione pubblica riguardanti le partecipazioni di comuni, province, regioni e strutture centrali ed affluiti nella banca/dati Consoc, indicano in 7.106, alla fine del 2009, il numero di consorzi e società, con un aumento del 5% rispetto all’anno precedente e con l’ovvio corrispondente incremento del numero degli amministratori.
Dunque, un numero assolutamente rilevante di presidenti e consiglieri di società e consorzi che attendono alla gestione dei servizi idrici, di raccolta di rifiuti, di produzione e distribuzione di energia e gas, di trasporto, di consulenza e formazione, di gestione di case-vacanze, di informatica e di telecomunicazioni, ecc. Un elenco di attività utili sovente a procurare unicamente opportunità di comoda collocazione a soggetti collegati con gli ambienti della politica.
Da ciò il principale aspetto dei costi di tale sistema, destinati in primo luogo, come già evidenziato, a sostenere le spese di funzionamento, anche se detto elemento va comunque valutato nel rapporto con il valore dei benefici ricavabili, in termini di efficienza dell’azione amministrativa. A tale tipo di costi va poi aggiunto il depauperamento delle risorse pubbliche che può verificarsi non solo per effetto del ripianamento delle perdite da parte dei soggetti pubblici, ma anche per effetto di mancata
ricapitalizzazione, dalla quale può derivare la dispersione di valori patrimoniali ed amministrativi compresi nella partecipazione al capitale sociale, acquisita talvolta con investimento di rilevanti risorse pubbliche”.

Altra anomalia
la fiscalità via trasferimenti.
Il sistema tributario messo al servizio dei governi locali risulta ad oggi costituito da ben 45 fonti di gettito, stratificate e frammiste a zone grigie di parafiscalità che alimentano enormi contenziosi, senza garantire la effettiva tracciabilità dei tributi che è condizione indispensabile per attivare la trasparenza nei confronti degli elettori.

S I S T E M A
TRIBUTARIO
DEI COMUNI
TRIBUTI E CANONI COMUNALI: imposta comunale sugli immobili (ICI); imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni (ICP / DPA); tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni (TOSAP); canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP); tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU); tariffa di igiene ambientale (TIA); tariffa per la gestione dei rifiuti urbani (TIA); imposta di scopo per la realizzazione di opere pubbliche (ISCOP); canone per l’autorizzazione all’installazione dei mezzi pubblicitari (CIMP); canone o diritto per i servizi relativi alla raccolta, l’allontanamento, la depurazione e lo scarico delle acque (CARSA); tassa per l’ammissione ai concorsi; contributo per il rilascio del permesso di costruire; diritti di segreteria.
ADDIZIONALI COMUNALI: addizionale comunale all’IRPEF; addizionale comunale all’accisa sull’energia elettrica; addizionale comunale sui diritti di imbarco;addizionale per l’integrazione dei bilanci degli Enti comunali di assistenza. COMPARTECIPAZIONI: compartecipazione comunale al gettito IRPEF.
S I S T E M A
TRIBUTARIO
DELLE
PROVINCE
TRIBUTI E CANONI PROVINCIALI: imposta provinciale di trascrizione (IPT); tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche delle province (TOSAP); canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP); tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA); tassa per l’ammissione ai concorsi; diritti di segreteria. ADDIZIONALI PROVINCIALI: addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica; COMPARTECIPAZIONI: compartecipazione provinciale al gettito IRPEF; compartecipazione provinciale al gettito del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi. DEVOLUZIONI DI GETTITO: attribuzione del gettito RC auto.
S I S T E M A
TRIBUTARIO
DELLE
REGIONI

TRIBUTI E CANONI REGIONALI: imposta regionale sulle attività produttive (IRAP); imposta regionale sulla benzina per autotrazione; tassa per l’abilitazione all’esercizio professionale; imposta regionale sulle concessioni statali dei beni del demanio marittimo; tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi; imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili; imposta regionale sulle concessioni statali per l’occupazione e l’uso dei beni del patrimonio indisponibile; tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche regionali; tassa regionale per il diritto allo studio universitario; tasse automobilistiche regionali; tasse sulle concessioni regionali; ADDIZIONALI REGIONALI: addizionale regionale all’IRPEF; addizionale regionale all’imposta di consumo sul gas metano e relativa imposta sostitutiva; addizionale regionale sui canoni statali per le utenze di acqua pubblica. COMPARTECIPAZIONI: compartecipazione all’accisa sulla benzina; compartecipazione regionale al gettito dell’IVA; compartecipazione all’accisa sul gasolio.

L’agenda.
Viene esposto qui di seguito quello che è già stato fatto e quello che si sta facendo, nel seguente ordine di fattibilità e di priorità:
A)federalismo demaniale.
B)codifica unitaria e banca dati unitaria.
C)quantificazione dei trasferimenti statali e regionali da fiscalizzare. Dal primo rapporto Copaff (cfr. All. n. 2) emerge la metodologia necessaria a individuare i trasferimenti che si possono fiscalizzare. La soppressione dei trasferimenti statali e la loro sostituzione nella forma della fiscalizzazione integra un processo fondamentale, per attivare nella trasparenza il circuito della piena responsabilizzazione delle realtà territoriali. I trasferimenti rappresentano voci di costo alimentate a carico del bilancio statale e della fiscalità generale e spesso, come si è notato sopra, il contenzioso sui trasferimenti, su criteri e tempi di assegnazione delle risorse, favorisce pratiche che rendono difficile l’imputazione delle responsabilità.
D)fabbisogni standard di Province e Comuni.
L’ipotesi su cui si sta lavorando è quella, fatta peraltro anche raccogliendo il suggerimento di esponenti dell’opposizione, di arrivare alla determinazione dei fabbisogni standard attraverso il coinvolgimento della metodologia già applicata da tempo per gli studi di settore e quindi attraverso l’azione operativa di SOSE (Società per gli studi di settore), che gestisce e aggiorna circa 206 studi di settore, relativi a una platea di 3,5 milioni di contribuenti. Nel comparto fiscale SOSE gestisce una banca dati estesa su circa 25.000 variabili, strutturata in modo efficiente, sui cui dati effettua controlli di coerenza: sono attivi circa 15.000 filtri, in grado di verificare la validità dei dati forniti tramite i questionari.
La SOSE ha dunque tutte le caratteristiche tecniche per qualificarsi come strumento per la identificazione dei fabbisogni standard. Si tratta in specie di una società interamente pubblica (di proprietà per l’88% del MEF e per il restante 12% della Banca d’Italia), che ha acquisito un’esperienza ormai decennale nell’applicazione delle metodologie degli studi di settore. In particolare SOSE ha esperienza nel curare in tutte le fasi del lavoro la condivisione delle scelte con le parti interessate. Ciò in particolare per quanto concerne: obiettivi; requisiti funzionali; percorsi e passaggi metodologici; valutazione dei risultati; monitoraggio del sistema al fine di migliorare la compliance. Questa metodologia, basata su forti elementi di accompagnamento e condivisione, debitamente strutturata e mirata riguardo all’ambito dei fabbisogni standard, può dunque riuscire dove nel passato hanno ripetutamente fallito le formule calate dall’alto.
Queste esperienze negative dimostrano la necessità di cambiare metodo, perché la elaborazione di standard o di formule di attribuzione dei finanziamenti, per quanto valida e astrattamente condivisibile in linea di principio, alla prova dei fatti si è sempre dimostrata
inadeguata per definire la varietà delle situazioni e per attivare processi di razionalizzazione della spesa.
La formule calate dall’alto, per quanto evolute, danno subito una cifra ipotetica, ma per questo non sempre una cifra davvero realistica e perciò utilizzabile. Quanto questo sia funzionale per l’efficienza lo dimostrano appunto i fallimenti del passato. Non è quindi una cifra, ma piuttosto un metodo, la formula necessaria per la determinazione dei fabbisogni standard. Un nuovo metodo che permette di arrivare alle cifre, ma attraverso un processo specifico, altamente innovativo per il settore degli enti locali, cui sarà applicato, nelle forme che saranno concertate;
E) federalismo regionale: costi standard e fiscalità regionale.
F) federalismo municipale.
Nella logica politica del federalismo fiscale qui l’obiettivo essenziale è quello della massima possibile coincidenza tra la cosa amministrata e la cosa tassata. A livello municipale per raggiungere questo obiettivo si può prevedere:
a) una prima fase in cui si opera l’attribuzione ai Comuni della titolarità dei tributi oggi statali inerenti al comparto territoriale ed immobiliare (ad esempio: imposte di registro, imposte ipotecarie e catastali, IRPEF su immobili, ecc.). In questo modo si realizza direttamente il passaggio dalla finanza derivata a quella propria;
b) in una seconda e successiva fase, gli attuali tributi statali e municipali che a vario titolo e forma insistono sul comparto immobiliare potrebbero essere concentrati in un unico titolo di prelievo, da attivarsi, previa verifica di consenso popolare, su iniziativa dei singoli Comuni.
In specie, data l’attuale vastissima platea di tributi diversi ed eterogenei, i tributi concentrabili sarebbero non meno di 17, ma potrebbero per delibera comunale salire fino a 24. In questi termini si integrerebbe una forma unica di prelievo che semplificherebbe radicalmente la vita dei cittadini, nella forma di un adempimento unico. Sarebbe comunque esclusa la prima casa, destinata a restare esente dal tributo, con la previsione di una cedolare secca sugli affitti. Come è evidente nei termini espressi qui sopra, la prima fase può essere sviluppata certamente e subito. La seconda fase si articola invece in prospettiva e comunque non per vincolo legale, ma sulla base del consenso comunale. Rispetto alla situazione attuale, l’onere fiscale complessivo resterebbe comunque in entrambe le ipotesi assolutamente invariato, salvo il prevedibile fortissimo recupero di evasione fiscale, con i conseguenti effetti di possibile sgravio fiscale e/o incremento di servizi a favore dei cittadini. Cesserebbero conseguentemente e gradualmente gli attuali trasferimenti statali.
Per assicurare un’applicazione graduale della riforma, al posto dei trasferimenti erariali soppressi verrebbe in specie istituito un fondo perequativo. Il fondo sarebbe gestito dalla Conferenza Stato-Città, con il coinvolgimento delle Regioni, ed il suo ammontare sarebbe destinato a decrescere annualmente.
In sintesi:
a) il gettito fiscale già proprio dei Comuni è pari a circa 10 mld di euro. I trasferimenti statali ai Comuni rilevanti ai fini di questa riforma sono attualmente pari a circa 15 mld di euro;
b) la ipotesi di riforma si svilupperebbe (i) con il trasferimento ai Comuni dei tributi statali che attualmente insistono sul comparto immobiliare (circa 15 mld di euro), che si aggiunge all’attuale gettito fiscale locale; (ii) simmetricamente e gradualmente con la riduzione dell’equivalente trasferimento dei fondi statali (a sua volta, come notato sopra, simmetricamente circa pari a 15 miliardi di euro).

N.B. In aggiunta va notato che nel d.l. n. 78/2010, attualmente all’esame del Parlamento, sono previsti:
a) la partecipazione dei Comuni all’attività di accertamento e al contrasto all’evasione fiscale e contributiva (art. 18);
b) l’aggiornamento del catasto con l’istituzione dell’anagrafe immobiliare integrata (art. 19);
G) fiscalità delle Province.
H) stabilità finanziaria.

Federalismo demaniale: il primo passo verso il futuro

martedì, 25 maggio 2010

Il demanio idrico-marittimo (fiumi, laghi, spiaggie, coste, etc) passa dalla competenza statale a quella degli enti locali, in primis i comuni.

Con esso anche una gran quantità di immobili e di terreni cambiano di mano.

La vendita di tali immobili e terreni, consentirà di abbattere i debiti che le amministrazioni locali hanno contratto e che non riescono a sanare, se non con un aumento della tassazione.

Ecco il primo passo di quel federalismo tanto atteso e contrastato.

I detrattori del federalismo fiscale hanno riempito le pagine dei giornali di autentiche menzogne figlie dell’ignoranza o dell’interesse di parte in tutti questi anni, condannando il federalismo fiscale e subissandolo di ingiuste e non veritiere dichiarazioni altisonanti, fra le quali, spicca quella che con il federalismo ci sarebbe stato un aumento della pressione fiscale.

Ed ecco dimostrato invece il contrario, ecco dimostrato che il federalismo demaniale contribuirà a responsabilizzare le amministrazioni locali, consentendo loro di abbattere il muro dell’indebitamento grazie alla cessione di quegli immobili e di quei terreni che proverranno da questo trasferimento di competenze.

Gli enti locali troveranno un enorme giovamento in questo e non un aggravio delle situazioni debitorie come hanno sbandierato taluni ignavi o interessati, ma anzi, otterranno l’abbattimento o addirittura la completa sanatoria di quei debiti che, altrimenti, si sarebbero scaricati sui cittadini con l’aumento della pressione fiscale locale.

In particolare le regioni meridionali, otterranno un grande beneficio dal federalismo demaniale, incontrando nuove fonti di gettito rinvenenti dalla locazione delle spiagge, visto che la gran parte di dette regioni sono dotate di lunghissime riviere, spiagge dalle quali precedentemente si ricevevano solo gli oneri della manutenzione e della pulizia, ma dalle quali ora, grazie al federalismo demaniale, si riceverà nuova ricchezza da investire nella migliore gestione delle stesse, come pure si introiteranno canoni e tassazioni.

Se poi si volesse seguire l’esempio intelligente e fantasioso del governatore del Veneto Luca Zaia, anche i laghi ed i fiumi, sapientemente attrezzati e sfruttati turisticamente, porteranno il loro contributo in termini di aumento della ricchezza relativa ed aumento degli introiti fiscali diretti agli enti locali.

E allora:

vi piace o no vi piace, questo federalismo fiscale?

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”
a partire dal minuto 4 e 45 secondi
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?dirprog=Lettere a Radio24

Delocalizzazione delle imprese

venerdì, 14 maggio 2010

Non sono un economista (e ne sono felice, come direbbe il ministro Tremonti) e men che meno mi occupo di sistemi finanziari, bancari o del mondo delle imprese e dei lavoratori.
Tento, in queste righe, un contributo alla comprensione di quei fattori di rischio che favoriscono la delocalizzazione delle aziende italiane all’estero.
Mi scuserete per questo se non sarò completo ed esaudiente nell’affrontare questo tema complesso ed articolato.

Analisi dei fattori di rischio
ed economia degli insediamenti produttivi

1.Il costo del lavoro in Italia

L’alto costo del lavoro, caratterizzato dal salario più basso della media europea per il lavoratore (con conseguente caduta di entusiasmo e di adesione alle scelte aziendali da parte dei dipendenti), rappresenta un onere eccessivo a carico delle aziende nel prelievo fiscale eccessivamente oneroso sia nel corrispettivo delle ore di lavoro ordinarie, che nella retribuzione delle ore di lavoro straordinarie, letteralmente tartassate, rese anti-economiche e in qualche modo punitive, in speciale riguardo al lavoratore volenteroso e disponibile che è costretto a lavorare per molte ore di lavoro straordinario per un aumento salariale inadeguato.
Il risultato è una rigidità strutturale che immobilizza la gestione delle risorse umane nelle imprese operanti sul territorio nazionale.

2.La pressione fiscale ed i servizi alle imprese e alle persone

L’eccessiva pressione fiscale cui non corrisponde una adeguata offerta di servizi in quantità e qualità alle imprese e alle persone (il lavoratore, come il datore di lavoro, sono anche cittadini fruitori di servizi pubblici utili alla migliore conduzione del lavoro), si oppone come una forte resistenza all’investimento produttivo aziendale, al suo sviluppo e alla sua stessa continuazione nel tempo.
Il prelievo fiscale diviene così motivo di forte condizionamento nella scelta della localizzazione di una impresa, sfavorendo nettamente la scelta della localizzazione in territorio italiano.

3.Il labirinto burocratico e la non corrispondenza infrastrutturale

La stratificazione, la molteplicità degli enti erogatori e la non omogeneità di detti servizi sul territorio sono un’altra freccia nell’arco delle aziende che tendono a delocalizzare.
Va inoltre osservato che, non esiste una diversificazione sostanziale quanti-qualitativa dei servizi offerti alle aziende misurata sulla tipicità produttiva e delle differenti realtà regionali dei territori.
Cosicché il medesimo sostegno offerto alla produzione ed alla commercializzazione del prodotto o del servizio offerto dalle aziende, non mostra significativi indirizzi nella considerazione che, un sistema produttivo come quello veneto sia totalmente asimmetrico con il sistema produttivo umbro o siciliano.
Ovvero si assiste ad aberrazioni maturate nel tempo in tema di sostegno alle regioni meno sviluppate che possono talvolta (non sempre e non tutte ovviamente) contare su un sistema infrastrutturale viario sovraadeguato ovvero sotto-adeguato (come nel caso del Veneto) alle esigenze dei comparti produttivi.
Funesta a tal proposito fu l’intenzione di favorire lo sviluppo nel sud con la costruzione di infrastrutture mastodontiche (le famose cattedrali nel deserto), inservibili per un sistema produttivo che non c’era e che non nasceva sol perché vi era una ramificazione viaria adatta ad un intenso traffico anche pesante.
Di contro, nel motore produttivo del Veneto, laddove insistono grandi ed importanti realtà industriali (Geox, Luxottica, Benetton, etc), si percorrono strade provinciali (penso alla Treviso-Belluno) a singola carreggiata e doppia corsia (piccola e stretta) che costringe in un budello il trasporto delle merci prodotte nel motore industriale italiano.

4.L’assenza di univocità negli interlocutori territoriali dell’azienda

L’inesistenza di un interlocutore unico o di univoca politica strategica nelle amministrazioni pubbliche con cui occorre relazionarsi al fine di insediare nel miglior modo possibile una nuova realtà produttiva in un determinato territorio, risulta essere un altro fattore sfavorevole all’insediamento.
L’instabilità politica accentua tale rischio e propone all’impresa un futuro condizionato dal continuo ricambio nei ruoli del governo amministrativo, sia locale che regionale e nazionale.

5.I partiti politici

L’eccessivo protagonismo di certa partitocrazia si impone come interlocutore di riferimento, aumentando ancor più la moltiplicazione dei soggetti che si interpongono fra il servizio erogato ed il suo fruitore ultimo, e questo, avviene con modalità invadenti ed arroganti in alcune parti del paese (sud), laddove il fenomeno manifesta condizioni di
insopportabile condizionamento delle scelte strategiche aziendali, dal rilascio delle autorizzazioni amministrative a quello della selezione del personale da assumere secondo criteri di qualità formativa e di merito, oltre che di esperienza e non piuttosto secondo criteri di vicinanza, affinità o parentela con potentati politici.

6.Le mafie, il pizzo e l’evasione fiscale

La presenza nel territorio italiano di organizzazioni criminali che condizionano fortemente la presenza e la sussistenza stessa di un comparto imprenditoriale vivo e vitale, attraverso l’imposizione di fattori coercitivi che definiamo di ulteriore tassazione, quali il pizzo e l’usura.
A tal proposito, sarebbe significativo uno studio che analizzi il rapporto che esiste fra evasione fiscale erariale e pagamento della tassazione all’anti stato mafioso denominata “pizzo”, poiché potrebbe emergere che laddove lo stato (come nel caso del sud del paese) abbia tollerato l’evasione fiscale in virtù di una crescita economica asfittica, si potrebbe
di contro riscontrare una forte imposizione estorsiva del pizzo, creando un nesso di reciprocità inversamente proporzionale fra evasione fiscale e imposizione del pizzo.
Una nota a parte merita il fenomeno dell’usura, che si giustifica con l’assenza di un sistema bancario e del credito sano e
contemporaneamente con la necessità delle organizzazioni mafiose di infiltrarsi nel sistema economico reale del paese, al fine di produrre una giustificazione “cartacea” dei redditi prodotti illecitamente e del riciclo di detti redditi attraverso il fenomeno tutto italiano delle imprese-lavatrice, addette appunto a “lavare” i redditi di provenienza illecita.
Non secondario è l’intento espansivo delle mafie che si caratterizza nella forte volontà di monopolizzare l’economia del paese.
Affatto di misura inferiore è ancora la valutazione che, se la prima azienda italiana per fatturato risulta essere statisticamente (fonte: Il Sole 24 Ore) l’organizzazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, il fronte di attacco al comparto produttivo italiano diviene immediatamente visibile nelle sue molteplici forme, compreso il fatto che, la prima azienda
italiana, evade evidentemente in gran parte la contribuzione erariale, producendo un sicuro svantaggio per le imprese sane che debbono competere in tali condizioni sfavorevoli, dettate da una posizione dominante difficilmente attaccabile sotto il profilo meramente commerciale.

7.Il confronto con le organizzazioni sindacali dei lavoratori

L’impossibilità di una contrattazione soddisfacente fra datore di lavoro elavoratori nasce dalla già affrontata cuspide fiscale che si insinua nel dialogo lavoratori-imprese, reso ancor più difficile dalla impossibilità delle parti di muoversi in un terreno contrattuale libero, adeguato al differente costo della vita territoriale, e che offra ritorni interessanti per entrambe.
In mezzo c’è sempre lo stato, con una legislazione sul lavoro rigida ed inadeguata ai tempi, che apre il campo della lotta antagonista piuttosto che andare nel senso di un agonismo positivo e produttivo, corporativo in senso trasversale, aziendale, di squadra, di gruppo umano, economico, sociale e finanziario unito indissolubilmente in unico destino.
Di più, vi è che tale cuspide fiscale non è contrattabile, modificabile e/o sindacabile, nonostante conti, e non poco, sul costo finale della produzione aziendale:
la politica ancora una volta resta sorda ai richiami del comparto produttivo che domanda di diminuire la pressione fiscale subita.
Questa condizione frappone notevoli ostacoli al necessario dialogo fra parti entrambe interessate al futuro aziendale, sia pure per motivi diversi.

8.Il merito, la inibizione dei comportamenti negligenti ed il premio di quelli favorevoli alla produzione

In questo quadro di divaricazione fittizia degli interessi reciproci fra le parti aziendali, vive il difficile contrasto ai comportamenti negligenti e l’impossibilità di premiare invece quelli favorevoli alla creazione del clima
più favorevole alla produzione.
Gli strumenti attualmente nelle mani degli imprenditori nella gestione delle risorse umane vengono gravemente condizionati da fattori esterni al ciclo produttivo, rendendo insicuro ed irto di ostacoli il procedere sempre e comunque verso il risultato finale di piena soddisfazione dei lavoratori.
Questi fattori sono riconducibili alla cultura attuale interessata a mantenere distanti gli interessi di ceti sociali differenti, sia pure in comunione di interessi legati all’azienda e che fa vedere la concordia fra il datore di lavoro e le maestranze più fedeli, come un tradimento della causa comune sindacale, di classe, di ceto.
Estremi che non si toccano, che non condividono, che non lavorano insieme, ma che sono invece obbligati a farlo.
Ecco un altro fattore sfavorevole alla scelta del terreno culturale italiano come territorio d’insediamento aziendale.

9.L’azienda e l’innovazione

L’innovazione in Italia è lasciata alla sola responsabilità aziendale, essendo inesistente o incompresa la strada che conduce a ricerca ed innovazione nella condivisione di intenti ed interessi fra comparto produttivo e ricerca universitaria.
E’ un dialogo fra sordi, molto spesso, aggravato dalle pregiudiziali sugli obiettivi economici non condivisi:
l’azienda deve innovarsi per sopravvivere, mentre il mondo universitario non riscontra differenze salariali fra un ricercatore universitario utile all’economia aziendale ed un altro che si limita a sostituire il barone di turno nella valutazione dei laureandi negli appelli d’esame.
Il mondo pubblico e quello privato devono trovare una strada comunemente percorribile, come talvolta capita alle università che hanno sede in territori ricchi di elementi privati produttivi, che sono stimoli costanti alla ricerca finalizzata e controllori interessati a valutare la spesa pubblica fatta con i tributi raccolti dall’erario.
Alcune università appaiono invece come delle infrastrutture slegate dai sistemi produttivi coabitanti:
vere e proprie cattedrali nel deserto.
E nonostante in talune aree (nel sud del paese) le produzioni agricole siano di grande interesse economico, in nessuna università appare il lampo di un genio di finalizzare gli studi e le ricerche universitarie specificamente per settori, come avviene peraltro in altri paesi europei.
Penso alla università del vino, in Francia, ma anche allo sviluppo di nuovi metodi di conservazione, distribuzione e commercializzazione dei prodotti agro-alimentari.
Auspicabile sarebbe la creazione di marchi di garanzia della qualità dei prodotti agro-alimentari da parte delle università, i cui prodotti così marchiati, sottoposti a continui controlli e indirizzati alla novazione, potrebbero creare una immensa ricchezza, duratura, produttiva, occupazionale, sociale e di benessere condiviso, oltre che un fattore di attrazione degli investimenti e degli insediamenti industriali affini alle vocazioni territoriali.

Considerazioni finali

Non mi sembra di dover aggiungere altro.

Se non che ogni singolo aumento del rischio nell’insediamento produttivo in Italia, viene moltiplicato (ancora!) nel caso si tratti di PMI, piccole e medie aziende ed imprese che non hanno un potere contrattuale sufficiente e non detengono una posizione dominante.

Anzi, dinanzi allo stato, all’anti stato, alle amministrazioni pubbliche e alla partitocrazia esse sono in condizioni di subordinazione assoluta, incapaci di alcuna difesa, inermi e, sostanzialmente, lasciate sole a combattere la battaglie
per quel futuro di sviluppo economico e sociale che tutti vogliono condividere, e nessuno partecipare.

Ora vi domando:
perché una azienda non dovrebbe delocalizzare la sua attività economica verso paesi che offrono migliori condizioni rispetto a quelle sopra elencate?

E se le aziende italiane continuano a delocalizzare all’estero le loro attività, chi contribuirà fiscalmente a tenere in piedi quello che appare uno stato di fatto e di diritto con molti, troppi problemi irrisolti, problemi che contribuiscono ad accrescere i fattori di rischio all’insediamento aziendale e imprenditoriale in Italia?

Non è forse il Federalismo Fiscale, l’unica proposta politica in grado di dare delle risposte anche a questa gravissima fuga, oltre che di cervelli, anche di aziende, di imprenditori e di investimenti dall’Italia?

E allora, cosa aspettiamo, che vadano via proprio tutti?

Federalismo Fiscale subito.