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Nulla oltre le proposte delle Lega: solo il baratro e l’oblio

lunedì, 17 maggio 2010

Tutti impazziti per la Lega, per il suo buongoverno, per le sue proposte politiche, per le sue riforme, per il cambiamento di questo paese, cambiamento frenato da tutte le posizioni politiche conservatrici di prepoteri e privilegi.

Tentiamo una analisi delle proposte alternative.

Partiamo dal sindacato italiano, ultimo in tutte le classifiche del mondo occidentale per gradimento, responsabile primario della rigidità della attuale legislazione sul lavoro e sostenitore dell’infarcimento allucinante che si è fatto di lavoratori dipendenti nella pubblica amministrazione e conseguentemente del pauroso debito pubblico che rischia di trascinare l’Italia nel baratro in cui è già caduta la Grecia.

L’ultima proposta di Epifani, segretario della CGIl in tema di lavoro?
Una proposta originale e geniale:
assorbire disoccupati cronici e storici nel comparto della scuola pubblica, già oberato dalla allucinante cifra di 1.500.000 addetti, che ne fa già adesso il primo datore di lavoro d’Europa, contro una preparazione scolastica fra le meno indicate nell’inserimento nel mondo del lavoro e di scarsissima qualità.
Così l’Epifani vuol dare il colpo di grazia all’Italia:
aumentare il debito pubblico italiano aumentando il numero dei dipendenti pubblici all’infinito, senza puntare ad una riqualificazione del settore e ad una rivalutazione dei miseri risultati conseguiti dalla formazione scolastica italiana.

Definirei questa proposta della cgil in linea con il suo passato, ed un vero colpo di grazia al paese, che di tutto ha bisogno, tranne che di aumentare la spesa pubblica e di fare della scuola italiana, il parcheggio di chi vuol vivere di denaro pubblico, invece di contribuire alla produzione della ricchezza.
E’ un po’ come il cane che si morde la coda:
questo comportamento è un vero e proprio tradimento degli operai del settore privato, dimenticati ed abbandonati dal sindacato italiano, ma anche gli unici lavoratori che partecipano alla produzione di quella ricchezza che il sindacato stesso vuole così male indirizzare e governare.
Ancora una volta assistiamo alle ambizioni politiche del sindacalismo italiano, vecchio, stanco e privilegiato, che si propone ancora una volta come un elemento distruttivo della tenuta del paese e del benessere comune, del quale vuol determinarne gli indirizzi, senza averne alcun mandato elettorale, alcuna delega popolare, alcun incarico di governo.

Stessa valutazione e considerazione va indirizzata alla miriade di partiti politici comunisti, scacciati fuori dal parlamentarismo italiano ed europeo, incapaci di raccogliere consenso e difendere il mondo operaio, ormai fortemente indirizzato al sostegno delle proposte leghiste.

capisco la rabbia, comprendo la gelosia e l’invidia, meno il rancore e l’attacco quotidiano alla Lega, che ha solo il merito di meglio interpretare le volontà delle aziende, delle famiglie e dei lavoratori italiani.

Passiamo ora alle proposte politiche dle Partito democratico.

Come?

Il PD non ha proposte politiche tranne l’illusione che andando ad elezioni anticipate possa recuperare quel credito che ha dimostrato di aver perduto nelle ultime elezioni regionali?

PD senza proposta politica, dunque, senza uomini e idee condivise dal popolo sovrano.
Preoccupato solo di salvare una dirigenza cresciuta e pasciuta nei privilegi del potere pubblico e nel posto di lavoro parlamentare cui tiene tanto.
Bene fa la Lega a chiedere una drastica diminuzione dei parlamentari allora, costosi e distanti dagli interessi della gente.

L’UDC chiede solamente di poter sostituire l’alleato traditore fini nel governo e nella maggioranza, ma purtroppo lo fa senza alcuna proposta politica, ma con l’unico fine di accedere al potere pubblico senza obblighi nei confronti del loro elettorato, che se avesse voluto l’udc nel governo, gli avrebbe conferito consenso e mandato relativo.
Tanta voglia di potere, e nessuna proposta politica seria e riformatrice, in perfetto stile democristiano.

Passiamo alle proposte politiche dell’Italia dei Valori.
Sì, lo sappiamo, l’antiberlusconismo.
E poi?
Politiche del lavoro?
Sicurezza delle imprese e delle famiglie?
Politica estera?
Gestione dei flussi migratori?
Anche in questo caso non si vede l’ombra di una proposta politica, se non un forte contasto a quelle targate governo Berlusconi.
Un po’ poco, direi.
Devono provare a fare di meglio.

Bene, anzi male, malissimo.
Abbiamo appurato che, nella opposizione italiana cone nel sindacalismo italiano, non esiste nemmeno l’ombra di una proposta politica.

Le uniche proposte sul tavolo politico, sono quelle della Lega, come al solito.

Il federalismo fiscale, sopra tutte.

Ma il federalismo fiscale è incompatibile con le organizzazioni mafiose, come ha dichiarato recentemente il ministro on. Roberto Maroni, ed anche incompatibile con il conservatorismo dei poteri (più o meno manifesti) e del poltronismo parassita e fannullone.

Ancora nessuna proposta al tagli dei posti di lavoro parlamentari o della riduzione dei relativi stipendi e privilegi perviene allo stato, se non quella della Lega.

E allora, tirate le somme, chi fa politica in Italia?

La Lega.

Ma allora, tutti gli altri, cosa fanno?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nei libri di storia si racconterà della pochezza umana che certa casta politica espresse, proprio quando vi era un disperato ed estremo bisogno di riforme e di cambiamento, di lavoro e di ricchezza.

E la condanna di chi leggerà quei testi di storia, sarà unanime, dura, determinata.

Sarà la condanna della storia, quella di una lettura degli avvenimenti storici odierni, stracolmi di nanismo politico e sindacale.

Sarà il giudizio della storia nei confronti di chi ha avuto il coraggio e la forza di cambiare questo paese, dando una svolta storica, l’unica possibile, l’unica attuabile, l’unica che risponda alle reali esigenze del popolo italiano:
sarà il leghismo ad essere ricordato come il fattore primario del cambiamento di un paese difficilmente governabile e impossibilmente riformabile.

Sarà la storia a dare a Dio quel che è di Dio e alla Lega e ai leghisti, tutto il resto.