Articoli marcati con tag ‘prima repubblica’

Mai più consenso per una democrazia corrotta e mafiosa

lunedì, 18 giugno 2012
Capitale corrotta Nazione infetta

Capitale corrotta Nazione infetta

Un titolo de l’Espresso del 1956:

«Capitale corrotta, nazione infetta»

Un titolo de La Repubblica del 2012:

«Politica corrotta, economia infetta»

Dalla nascita della repubblica Italiana ad oggi, nulla è cambiato.

L’Italia si è mostrata come un paese profondamente mafioso e troppo corrotto, un paese che non merita affatto di salvarsi dal presente e latente fallimento socio-economico-politico-burocratico-finanziario.

Siamo andati a votare per decenni con il cuore e la mente colmi di speranze, cambiando il nostro voto o lasciandolo immutato al fine di sperare in un cambiamento che non è mai arrivato.

Ma chi di speranza vive, disperato muore.

Il risultato è che abbiamo concorso e cotribuito (anche se involontariamente e perché tratti costantemente in inganno) con il nostro voto alla creazione di uno stato canaglia, criminale e criminogeno, assai corrotto e mafioso.

Andare a sostenere un sistema così corrotto e mafioso continuando a delegare la nostra sovranità è un autentico suicidio.

Mai più al voto e per nessuno:

se con il nostro voto non siamo riusciti a salvar nulla, questo significa che questo stato di fatto e di diritto non è mutabile attraverso le elezioni, e se non possiamo fermare queste caste mafiose, queste corporazioni mafiose e queste organizzazioni mafiose, almeno possiamo rifiutare di essere loro complici consegnando loro la nostra sovranità.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La restaurazione conservativa della repubblica burocratica italiana

sabato, 12 novembre 2011

Il potere pubblico in Italia, è stato a lungo abusato in favore delle caste mafiose e delle corporazioni dell’abuso continuato ed aggravato del (pre)potere pubblico.

Ogni tentativo di spezzare la catena di autoreferenzialità delle caste (politica e burocratica) e delle corporazioni (delle professioni, del lavoro, dell’economia in appalto pubblico, etc) e degli apparati pubblici deviati, ha provocato una forte reazione nel paese.

Ogni tentativo di interrompere il prepotere pubblico della casta politica e burocratica è naufragato miseramente (Devolution 2006 e Riforma Fiscale Federalista 2011).

Il rincorrersi di voci insistenti nei recenti anni di patti e contratti stipulati fra lo stato e l’anti-stato mafioso, aprono scenari pericolosi di colpi di coda reazionari del sistema del potere pubblico deviato, nella prospettiva che le organizzazioni mafiose detengano un potere di condizionamento della politica in Italia molto elevato, in virtù del condizionamento del consenso elettorale in molte regioni italiane, specie in quelle meridionali.

Non possiamo e non dobbiamo dimenticare che la prima azienda per fatturato nel patologico sistema economico italiano risulta essere l’organizzazione mafiosa della ‘ndrangheta.

Ma non si può nemmeno sottovalutare un potenziale abuso del potere pubblico da parte di quelle consorterie che impediscono di fatto ogni liberalizzazione ed ogni riforma strutturale del paese.

Una vera e propria reazione a catena, un organizzato attacco fatto di stillicidi personali, di modulazione della tolleranza nella applicazione della legge (non dimentichiamo che le funzioni pubbliche ed i poteri pubblici sono incarnate da corporazioni e caste che li esercitano da sempre, da vere e proprie baronie corporative), di inflessibilità nella tolleranza, di mancate vigilanze, di inosservate tutele.

Chiunque chieda più libertà, chiunque si esponga pubblicamente al cambiamento vero (non quello delle chiacchiere, ma quello più pericoloso per le caste; un cambiamento vero, autentico e realizzato, che impedirebbe la cooptazione, la baronia, il nepotismo, la familiarità e la mafiosità nelle scelte fondamentali della vita pubblica:
decidere a chi affidare potere pubblico e/o funzioni pubbliche a mezzo concorso e a chi indirizzare ricchezze enormi e potere pubblico attraverso l’affidamento di appalti pubblici),
chiunque chieda il riconoscimento del merito nella società e nel lavoro, come nella Pubblica Amministrazione
rischia come minimo di vedersi garantita una applicazione della legge a tolleranza zero,
se non un vero e proprio mobbing del potere pubblico deviato e deviante le finalità pubbliche e sociali, le libertà irrinunciabili e fondamentali della persona umana.

E non c’è molto da sperare nel controllo della informazione su eventuali abusi o veri e propri attacchi da parte del prepotere pubblico abusato,
poiché in Italia, il mondo dell’informazione è esso stesso casta corporativa, cui si accede esclusivamente per concorso pubblico.

Una realtà devastante e destabilizzante di ogni cambiamento positivo, di ogni mutamento dello status quo di chi detiene un pezzettino sia pur piccolo di potere pubblico e ne abusa per difendere il suo status corporativo, la sua posizione sociale, la continuità nel tempo dell’accesso per i suoi familiari ed affini al potere pubblico.

Una realtà grave e seria, una realtà che non può non essere presa in considerazione e prevenuta, almeno negli aspetti deteriori e del danno causato ingiustamente:

le preoccupazioni e le ingiustizie subite possono uccidere, esattamente come può farlo un attentato mafioso o terroristico.

Il momento storico attuale italiano può essere equiparato al momento storico della fine del comunismo reale in Unione Sovietica, avviato dalla Perestrojka (ricostruzione) e dalla Glasnost’ (trasparenza) intraprese da Mikhail Gorbačëv (Mikhail Gorbaciov) nella estate del 1987, iniziate, ma guarda un po il caso, allo scopo di ristrutturare l’economia nazionale.

Entrambe le ristrutturazioni russe ebbero vita breve, contrastate aspramente dalle oligarchie interne al passato, ma non deceduto, sistema pubblico-massimalista sovietico, oligarchie burocratiche che detenevano effettivamente il potere pubblico, oligarchie che, dopo la caduta della oligarchia politica, presero il sopravvento sino a portare alle massime cariche russe gli apici del potere pubblico, come nel caso di Vladimir Vladimirovič Putin, dirigente dei servizi segreti russi, il famigerato KGB.

Come vedete, nell’analisi suindicata, nessuna ristrutturazione politica può vincere in un sistema profondamente segnato dal potere immutato delle oligarchie burocratiche, che usano od abusano del potere pubblico prima, durante e dopo ogni mutamento riformista, condizionandone l’evoluzione o bloccandone la riuscita.

Ed è un momento molto simile a quello descritto, quello vissuto nei tempi odierni dall’Italia che tenta di cambiare se stessa.

Ed i pericoli che si affacciano al cambiamento italiano e a chi lo incarna, chi lo favorisce, chi lo invoca, possono essere non molto differenti dai pericoli che si sono vissuti e si vivono tutt’ora in un paese enormemente ricco come la Russia, ma governato da oligarchie burocratiche sopraffattrici di ogni libertà.

Attenzione a ciò che potrà avvenire in Italia nei prossimi tempi:

terrorismo politico, atti di intimidazione, pressioni illecite, subdoli esercizi del potere pubblico e del suo grado di tolleranza.

Chiunque tenti l’ormai irreversibile processo di aggiornamento e di adeguamento della Pubblica Amministrazione, delle sue funzioni e dei suoi illimitati poteri, deve mettere in conto una reazione “burocratica”.

I maggiori ostacoli al processo di ristrutturazione, di liberalizzazione, di mutamento e di cambiamento positivo del paese reale, sono sempre i medesimi:

la casta politica, la casta burocratica, le corporazioni del potere pubblico e le organizzazioni mafiose.

Questo è il nemico dell’Italia e degli italiani, oggi, come ieri.

Questo è l’elemento che tenterà di destabilizzare e di fermare ogni mutamento dello status quo corporativo.

Da questa corte di prepotenti, verranno gli attacchi subdoli, vili e vigliacchi ai giusti che combattono per la libertà.

Che vengano:

li stiamo aspettando.

Oggi come ieri.

Nella seconda come nella prima repubblica burocratica italiana.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Dalla partitocrazia plurale alla partitocrazia privatistica

martedì, 8 novembre 2011

Cadere dalla padella della partitocrazia plurale al fuoco di una partitocrazia privatistica, fatta di padroni dei partiti senza responsabilità alcuna nei confronti dei militanti, non ha portato a nessun risultato apprezzabile.

Questa realtà non giustifica affatto un ritorno al regime partitocratico della prima repubblica, ma segna altrettanto certamente la fine della seconda.

Il termometro di questi giorni convulsi ed aspri lo si legge tutto in certi indirizzi politici alquanto ridicoli e/o paradossali, secondo i quali:

il premier Silvio Berlusconi non dovrebbe fare un passo indietro, ma dovrebbe farne invece uno di lato;

il movimento politico secessionista del nord caldeggia e consiglia l’avvento del siciliano Alfano alla presidenza del consiglio dei ministri al posto del milanese Berlusconi.

Se non si sa più in quale repubblica siamo, anche la bussola geo-politica pare decisamente impazzita.

L’unica certezza che traspare è che, una eventuale terza repubblica, non potrebbe essere mai simile alla prima come alla seconda, entrambe caratterizzate da una corruzione politica, morale e materiale insostenibile.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La vergognosa fine della repubblica italiana

sabato, 5 novembre 2011

Cade anche la seconda repubblica sotto i colpi della corruzione morale e materiale della casta politica e di quella burocratica.

Inettitudini professionali, incapacità personali e idiozie politico-burocratiche sovraffollano i tempi della democrazia repubblicana provocandone un vergognoso ed indecoroso decesso.

Crolla tutta la classe dirigente italiana, immeritevole, privilegiata, corporativa ed egoista.

Da Tangentopoli ad oggi nulla risulta cambiato, mentre tutto appare deviato e traviato.

Illegalità diffuse, corruzioni dilaganti e mafiosità imperanti infiltrano e governano il paese, impoverendolo e soffocandolo in una matassa estorsiva e usuraia del tessuto comunitario, produttivo e sociale sano, piegando ogni ricchezza, spezzando ogni vagito di civiltà,

I movimenti ed i partiti politici che si presentarono all’indomani dell’era di Tangentopoli come l’unica salvezza del paese hanno miseramente fallito ogni obiettivo, costretti anche a cambiar nome e casacca a causa di una questione morale irrisolta ed irrisolvibile in un paese la cui unica volontà di aggregazione si esplica nelle associazioni e nelle aggregazioni malavitose.

Scandali continui hanno scosso governo e parlamento, istituzioni democratiche e alte cariche pubbliche.

Il potere pubblico è stato ancora una volta abusato e violentato per meri fini di interesse e di arricchimento personali.

Le istituzioni finanziarie europee e mondiali hanno infine commissariato di fatto la più vergognosa e scandalosa classe dirigente politica e burocratica manifestando così una assoluta sfiducia nella dirigenza istituzionale, politica e di governo della classe dirigente italiana.

Il paese deve fare i conti con un limite invalicabile ed impossibile da sopportare:

la propria casta dirigente del potere pubblico.

Si può disegnare la parola “fine” anche sulla seconda repubblica democratica italiana, nata e morta dello stesso male che ha massacrato la prima repubblica:

la corruzione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La truffa politica alla napoletana: promettere sempre, mantenere mai

domenica, 17 luglio 2011

Cosa unisce l’intera casta politica italiana è certamente la sua ferrea volontà di raggiungere e mantenere il potere pubblico con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.

Sul come si possa arrivare a conquistare la maggioranza del consenso elettorale le notizie che raccontano di rischieste più o meno esplicite di voti a componenti delle organizzazioni mafiose e gli accordi cui sono costrette le forze politiche deboli e vili con le mafie, descrivono un impietoso scenario di bassezze umane e politiche che vanno dallo scambio voto – favori politici (appalti pubblici, posti di lavoro pubblici, etc) sino a condizioni di vero proprio cointeresse politico-mafioso, ben raccoglibili nella frase del premier che impedì la candidatura del ministro napoletano Mara Carfagna alla poltrona di sindaco di napoli per non doverla consagnare alla camorra, come fosse già evinto che, un cittadino napoletano, ancorchè ministro della repubblica, non sia in grado e non abbia qualità sufficienti per resistere alle tentazioni delle sirene mafiose.

Sul come invece si conservi tale potere raggiunto con il contributo di simili mezzi vergognosi, non vi è alcun dubbio:

procedere nell’iter tecnico-giuridico per il perseguimento di quelle riforme come il Federalismo Fiscale, procrastinadone invece l’effettiva e completa realizzazione in tempi futuri piuttosto lontani, potendo così scaricare la responsabilità del non raggiungimento di tali promesse riforme su condizioni future non prevedibili e non previste.

Così, la casta politica impedisce il regolare alternarsi delle forze politiche al governo del paese, inchiodandosi alle poltrone del potere, piegando tutto e tutti alla continuazione di un potere che diviene esclusivamente fine a se stesso, e mai e non più fine al raggiungimento della realizzazione dei programmi elettorali.

In sintesi si può disegnare un triste panorama politico ed umano nel quale, le partitocrazie che raggiungono il potere pubblico, evitano subdolamente di raggiungere quegli obiettivi programmatici promessi in campagna elettorale il cui eventuale raggiungimento, svilirebbe ogni altra motivazione di esistenza e resistenza al potere, così come, il raggiungimento degli obiettivi e degli scopi associativi dei partiti e dei movimenti politici, segnerebbe la fine della esistenza stessa dei partiti e dei movimenti, per raggiunto scopo sociale.

Così, si rimanda artatamente ogni obiettivo raggiungibile, continuando a prometterne il raggiungimento, pur rimandando contestualmente sine die la loro effettiva realizzazione.

Questa filosofia deriva direttamente dalla prassi della prima repubblica in pieno stile democristiano, all’interno della cui ispirazione si raccomandava strettamente di promettere un “sì certo e convinto” a coloro i quali si avvicinassero al potere pubblico per ottenere un appalto pubblico o la vittoria in un pubblico concorso ovvero un qualsiasi favore, negandone successivamente la realizzazione di un tale evento, poichè una volta raggiunto l’obiettivo di quei potenziali elettori, non sarebbe stato più possibile indirizzarne e condizionarne il voto ed il consenso.

Uno squallore schifoso trasformato in procedura politica di governo, un vomito umano eretto a prassi politica di riferimento attraverso il male assoluto dell’italia:

la raccomandazione politica degli immeritevoli portatori di voti e di consenso, costituiti a futura dirigenza burocratica a sostegno di questa immonda casta politica.

Questa è la casta politica italiana, questa la loro miserevole condizione umana e politica, questa è la loro classica truffa alla napoletana:

promettere sempre e mantenere mai, occupare il potere con qualsiasi mezzo per non rinunciarvi mai più.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il tramonto del berlusconismo e l’avvento del decisionismo

mercoledì, 22 giugno 2011

In tanti hanno atteso che il potere berlusconiano venisse offuscato ed indebolito.

Molti non hanno atteso ed hanno invece fatto di tutto per impedire al decisionismo berlusconiano di cambiare questo paese.

Ma il berlusconismo non è finito, è solo al suo tramonto, come lascia trasparire dalle sue dichiarazioni il premier italiano.

Peccato si debba riscontrare la coincidenza fra, un momento storico che chiede a gran voce di prendere decisioni coraggiose e la decadenza del decisionismo berlusconiano.

Berlusconi stesso pare puntare tutto sulla prudenza e sulla moderazione in momenti storici che pretendono tutt’altro atteggiamento.

Il fenomeno del decisionismo italiano è tutto da spiegare per gli osservatori esteri, poiché affatto assimibilabile al decisionismo di qualunque altro paese.

La nostra costituzione infatti, nata all’indomani di una dittatura, ha accuratamente inibito ogni prevalere del primato della politica del governo, limitandolo fortemente e ingabbiandolo in mille lacci e lacciuoli che si intersecano con altre istituzioni, ben più forti e garantite del potere esecutivo.

Questa condizione è meglio conosciuta con il termine di ingovernabilità.

Eppure, il decisionismo berlusconiano, quello coraggioso e liberale, quello ardito ed inabbattibile, aveva fatto ben sperare in un mutamento dei termini e dei limiti in cui si muove il governo ed aveva infuso fiducia nei paesi esteri, che vedevano per la prima volta prevalere un governo che riformava e governava senza alcun timore reverenziale.

Purtroppo, il venir meno dei fattori politici ed economici che erano all’origine del decisionismo berlusconiano, ha incrinato questa albeggiante fiducia nella capacità dell’Italia di tirarsi fuori dalla pessima condizione che la costringe ad un passo da un fall out temibile quanto terribile, causato sicuramente dalla crisi economica e finanziaria internazionale, ma favorito da una certa stanchezza cronica che traspare nell’agire del governo italiano.

Certo, lo sforzo compiuto in questi anni per cambiare una democrazia bloccata ed uno stato incancrenito dalla infedeltà della casta burocratico-partitocratica, ereditata in toto dalla cosìddetta Prima Repubblica, è da considerare come uno sforzo immane, enorme, inumano.

In questo cammino verso la liberazione delle vetuste quento consolidate prassi di accesso e di governo della politica e della burocrazia, si sono perse molte energie, fiaccate soprattutto dal tradimento degli sleali, degli infedeli, degli scorretti.

Ma i nostri tempi, richiedono quel decisionismo con sempre maggiore forza, un decisionismo che non si è mai trasferito dall’incarnazione berlusconiana nel sistema stato.

Inoltre, lo stesso decisionismo berlusconiano, è stato un limite insuperabile per l’accesso di nuove generazioni di politici audaci e coraggiosi, inibiti dalla predominante figura berlusconiana.

Infatti, se si fa eccezione per l’ammirevole vivaio dell’alleato leghista, il berlusconismo in se ha prodotto seconde, terze e quarte file di “yes men”, molto utili alla filiera decisionista berlusconiana, ma anche molto incapaci.

Il dopo Berlusconi ha infatti il nome del nulla politico, se si guarda alla sua formazione politica.

Anzi, è propria questa mediocre razza servile che contrasta ed invidia il fedele alleato leghista, sempre operoso, sempre deciso, sempre orientato al buongoverno effettivo e produttivo di autentici talenti politici, cui la retroguardia berlusconiana, oppone un continuo contrasto, piuttosto mediocre e incapace.

Ma questo è il momento delle decisioni coraggiose e non della mediocrità scambiata per moderazione o prudenza.

Questo è il momento della forza e dell’onore e non dei tradimenti più o meno espliciti.

Questa è infatti, solo l’alba di un decisionismo che, d’ora in avanti, dovrà imparare a camminare sulle sue gambe, vedendo mancare nel futuro, un alleato della forza e del potere come Silvio Berlusconi.

Si tratta di un momento di rottura, a tutti gli effetti, fra un nuovo che avanza verso il futuro ed un mediocre vecchiume avanzato dal passato.

Purtroppo, nel contesto attuale, questo contrappasso generazionale rischia di esplodere letteralmente nelle mani del paese, assolutamente bisognoso di decisioni chiare e certe, di riforme efficaci e rivoluzionarie attuate con rapidità ed effettività, di uscire dal tunnel della crisi che resta occluso dal pachiderma statale e dall’immobilismo politico.

Ma se Atene piange le sue mancanze, Sparta non ride di certo per le sue vittorie.

Così, in un sistema dove l’alternanza dovrebbe risolvere l’empasse (o impasse) contemporanea offrendo valide alternative nella opposizione politica, si intravede trasparire una immatura generazione di politici di sinistra, ancora ben asserviti alla nomenclatura che avanza, anche in questo caso, dalla Prima Repubblica, e che impedisce con ogni mezzo il rinnovamento, sia generazionale che concettuale ed intellettuale, ma soprattutto, di governo.

Pare che la sinistra italiana giochi ancora l’unica carta della demonizzazione dell’avversario, nella speranza di vederlo cadere per prenderne il posto al potere, piuttosto di una meglio avvertita rigenerazione ideale ed umana, assai necessaria per presentarsi effettivamente come “alternativa”.

Ed è la proiezione di un cane che morde la propria coda la migliore rappresentazione dell’odierno meccanismo politico, indebolito oltretutto, da una legge elettorale che offre molte occasioni di spietato killeraggio politico delle maggioranze di governo, soprattutto nel Senato della Repubblica, ramo del parlamento che porta la responsabilità della caduta di più governi, di colore anche opposto.

Questo ultimo fattore, rende quasi inutile anche il ricorso alle elezioni, se la maggioranza parlamentare che venisse fuori dalle urne, non disponesse di una più che solida maggioranza in tutti e due i rami del parlamento italiano, prestando così il fianco al famigerato gioco dell’ago della bilancia, di quell’idiota politico di turno che, con una manciata di voti, pretende di dettare le proprie condizioni all’intero arco parlamentare ed alla maggioranza che sostiene il governo.

In tal modo, senza un esecutivo forte e decisionista, si garantisce l’ingovernabilità del paese, obiettivo che appare sempre meno casuale e sempre più ricercato dalla casta politica della restaurazione conservativa della Prima Repubblica.

L’insieme di questi elementi, favorisce una sempre maggiore tensione popolare verso un decisionismo che, qualunque sia, democratico, meno democratico o affatto democratico, garantisca infine il superamento della crisi che vivono famiglie ed aziende italiane.

La sintesi della nostra analisi, la lasciamo alla storia.

Come sempre, la mancanza di coraggio viene gravemente punita dalla storiografia e dalla storicità degli eventi.

Come sempre, in Italia, la mancanza di coraggio e di merito rappresentano i fondamentali di intere generazioni di classi politiche indefinibili, per carità cristiana e per pietà umana.

L’unica certezza è che, Il tramonto del berlusconismo, appare sempre più come fattore scatenante dell’avvento di un nuovo decisionismo, mai nato, ma assai perlustrato.

Alla faccia di coloro i quali hanno tentato di abbattere in ogni modo il politico Berlusconi per il suo decisionismo.

Il popolo mormora, la papera non galleggia e la nave affonda.

Bisogna far presto, bisogna essere decisi, appunto.

Decisi e coraggiosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La sfida del Web: il Governo Ombra del Cittadino X

lunedì, 13 giugno 2011

Uno stato democratico e repubblicano basato sul sistema della democrazia bloccata, corroso dal cancro mafioso ed aggredito dal fenomeno corruttivo è in grado di cambiare se stesso?

Questa è l’unica domanda giusta da porsi quando ci si confronta con il possibile cambiamento dell’italia.

Analizziamo il periodo post-Tangentopoli, quel momento storico che, partendo da una forte indignazione popolare, chiedeva un futuro diverso e migliore per tutti.

Cosa è cambiato da allora ad oggi?

Sono stati rimossi dai vertici istituzionali alcuni personaggi avversi al cambiamento, sono state varate riforme anche importanti, ma non decisive, sulla struttura stato, sulla governance, sulla sorpassata architettura costituzionale.

La casta della conservazione restaurativa della prima repubblica ha opposto ed oppone al cambiamento storico dell’italia un contrasto mai aperto, ma sottile, insinuoso, burocratico, specioso, sommerso.

Il tradimento è l’arma preferita da questa casta, che risiede nei palazzi del potere romani e che, tale potere, compreso dei suoi conseguenti e primari obiettivi del privilegio di casta e di corporazione, non vuole abbandonare.

Il male non vuol decidere, non lascia governare, non vuol essere alternativo al sistema (se stesso), ma solo la sua prosecuzione imperterrita.

Dalla gran massa di riforme portate a compimento infatti, sono escluse quelle veramente liberali, quelle che porterebbero ad una condizione di libertà democratica mai conosciuta e sempre combattuta.

Non una sola poltrona del potere politico è stata abolita, non è stata diminuita di neanche una unità la pletora parlamentare e tutto il suo codazzo regionale, provinciale e comunale.

Non un solo privilegio delle caste corporative è stato intaccato, non una professione veramente liberalizzata:

tutti vengono abilitati al lavoro come alle professioni attraverso un concorso pubblico, con tutto il male che si può pensare dei concorsi come degli appalti pubblici italiani e con tutto il bene che si può pensare invece, della doti di capacità di merito e, soprattutto, di quella voglia di lavorare sempre più sconosciuta all’italiano moderno,

Siamo qui, al punto di partenza:

nulla è cambiato.

Cosa è avvenuto nel frattempo è stato il verificarsi di un contrasto alle organizzazioni mafiose mai visto prima.

Diminuito il numero incredibile ed inutile della gran massa di leggi e leggine che sovrastavano il sistema legislativo e che contribuivano a non rendere giustizia al popolo.

Quasi varato un federalismo che conta un gran numero di detrattori, oppositori e contrastatori, un federalismo che, sia pur completamente realizzato nella norma, vedrà non poche difficoltà nella realizzazione fattuale e nella sua stessa possibilità di sopravvivenza in un sistema malato e degenerato come è certamente quello italiano.

Questo sistema tenta continuamente di “digerire” ogni forma di cambiamento dello status quo, puntando a normalizzare e corrompere ogni forza politica che ne incarnasse la volontà riformatrice.

Nei meandri della politica romana, negli ultimi decenni, la casta della conservazione restaurativa della prima repubblica non ha operato che in questo senso, normalizzando coloro i quali volevano il cambiamento e contrastando trasversalmente ogni riforma utile al vero cambiamento, rimandando il più possibile la completa realizzazione di ogni progetto riformatore.

Il confronto fra le forze riformatrici e la casta conservativa e restaurativa è ancora in atto, potente e silenziato, nello stesso momento.

La trappola ordita da chi vuol conservare lo status quo immutato, ha avuto il chiaro obiettivo di “includere e normalizzare” le spinte verso il cambiamento, trascinandole nel magma dei palazzi del potere romano, tendendo continue trappole e agguati.

Ed ora siamo al guado, siamo al bivio dei bivi, dovendo notare che gran parte dei personaggi politici di rilievo non è mutata nei nomi e nei cognomi, lasciando supporre una vitalità ancora molto attuale di questa casta dannosa e pericolosa.

La democrazia è ancora bloccata in leggi elettorali e architetture costituzionali impossibili ed inattuabili nel contesto odierno, di sistemi amministrativi ancora inefficaci, di potere esecutivo molto limitato e ricattato dai tradimenti e costretto alla compravendita di parlamentari per raggiungere i suoi fini programmatici.

I percorsi accidentati riservati al federalismo e alla normativa anticorruzione la dicono lunga sulla reale volontà di cambiare questo sistema.

Il mondo dell’informazione, molto conservativo e piuttosto allineato, sembra finalmente dare segnali positivi, in specie nelle spinte che derivano dal sindacato degli industriali e da qualche testata “vicina” al governo o indipendente.

Ma è ancora poca cosa rispetto ad una opinione pubblica ineducata e maleducata che stenta ad imporre la sua voce, ad affermare la sua partecipazione attiva alla vita politica ed amministrativa.

Il cambiamento effettivo infatti, le autentiche spinte innovative provengono dal mondo del web, sempre più protagonista nella realtà quotidiana, sempre più ispiratore di voglia di cambiamento e di libertà.

Allora mi son detto:

ma perchè non creare un governo-ombra del web, un governo che proponga continuamente le soluzioni che servono al sistema politico per superare se stesso, le sue paure di perdita di potere e di status e la sua incapacità di proposizione e realizzazione?

Ebbene, detto fatto.

Chiunque abbia delle idee propositive su come superare la crisi politica, economica, sociale e strutturale del paese è invitato a farlo dal mondo libero del web, così come questo blog si permette di fare cio già da un po di tempo, senza alcun timore reverenziale, verso niente e nessuno, poichè nessuno è libero come me in questo paese.

Pagherò certamente questa posizione, perchè il timore reverenziale o il potere mediatico ed economico (giornali, televisioni e banche, non vuole altro la casta), è alternativo e sostitutivo del carisma politico in italia.

Ma l’assenza di carisma e di qualità è un dato “normale”, visto che han costretto le migliori menti e le migliori intraprendenze alla fuga precipitosa:

quel che resta è sotto gli occhi di tutti.

E quel che resta ha bisogno del sostegno del Governo Ombra de Il Cittadino X come di quello di tutti i cittadini qualunque che abbiano una idea geniale e propositiva su come risolvere alla radice i problemi che attanagliano il nostro presente.

Sempre che esista una politica disposta ad eseguire ricette preconfezionate di soluzione rapida ai problemi e che abbia il coraggio di adottare tutte quelle misure, affatto indolori, che servono ad evitare il fallimento dello stato.

Nei post precedenti a questo ho già avviato una spinta propositiva in tal senso, cercando di urlare il più forte possibile che, così, in questo modo, non si può andare avanti e che, non è più il tempo della moderazione e della prudenza, ma dell’azione e del coraggio, avendo piena coscienza che si è costretti ad essere intraprendenti

E allora, coraggio, fatevi avanti:

ospiterò ben volentieri su questo blog le vostre proposte, come continuerò a pubblicarne di mie.

Buon lavoro e buona fortuna.

Ne abbiamo tutti un estremo bisogno:

di ambedue le cose.

Gustavo Gesualdo
Governo Ombra
del Cittadino X

Mai mula’ tegn dur

sabato, 18 dicembre 2010

In Italia, negli ultimi lustri, i partiti presenti già nella prima repubblica, si sono affacciati alla seconda senza guardare al futuro.

E così abbiamo subito la saga degli sdoganamenti.

I partiti comunisti si son sentiti in dovere di apparire meno comunisti di quanto non fossero, i democristiani meno democristiani di quanto non fossero, i socialisti meno socialisti di quanto non fossero, i democratici di sinistra meno di sinistra di quanto non fossero, i fascisti meno fascisti di quanto non fossero.

Nessuno di loro ha cercato uno sbocco verso il futuro, ma ha solo tentato costantemente di sdoganare il peggio della loro essenza nella nuova repubblica, al solo fine di trasferire nella seconda repubblica anche la leadership della prima, rivista, ripulita e corretta da uno sdoganamento storico-politico.

Questa operazione ha garantito la sopravvivenza di dinosauri politici anti-storici come gianfranco fini, massimo d’alema, romano prodi, nichi vendola.

Questa operazione ha impedito alle nuove leve politiche di concorrere alla nuova leadership politica e di contribuire a costruire quell’ordine di valori che rappresenta idealmente un nuovo modello politico.

Ma sono stati fermati.

E così, è iniziata l’epoca della reazione a tale “tappo anti-storico”, che occludeva l’accesso al futuro di ogni formazione politica proveniente e rinvenente dalla prima repubblica.

Ed’ stato lo sdoganamento del fascista fini nel moderno e affatto liberale sempiterno delfino coronato dal kippah, del delfino sempiterno di qualcun’altro (prima di Almirante, poi di Tatarella ed oggi di Berlusconi), del traditore degli ideali della destra storica italiana per una collocazione moderata di centro, per poi tornare indietro e dichiarare che “la destra sono io”, per poi tornare ancora indietro e ridisegnare il “futurismo politico” unito violentemente ad una libertà che “certa destra” ha sempre contrastato, da quella stessa destra, che ne pretende la rappresentatività unica ed univoca.

Un tradimento dopo l’altro, uno sdoganamento dopo l’altro.

Ed ecco arrivare la reazione delle nuove leve a siffatta condizione di “politica bloccata”, ed ecco arrivare il benservito per codesti dinosauri politici che si credono ormai leggende storico-politiche immortali, ma che i libri di storia accenneranno appena come componenti di alcune fazioni politiche minoritarie ed ininfluenti.

Ed ecco arrivare la “rottamazione degli sdoganati”, per pensionare radicalmente una intera dirigenza politica che si crede immortale, per offrire al paese un futuro realmente diverso dal passato, a cominciare dalle persone che lo incarnano.

Questa operazione di sdoganamento ha incontrato un nuovo fronte politico veramente nuovo, a partire dall’epopea berlusconiana ed il conseguente berlusconismo e dall’ormai storico superamento delle ideologie e della loro contrapposizione anche violenta in virtù del “regime del buon governo, del riformismo e della sana amministrazione” avviato dalla ormai leggendaria storia di un movimento politico a-partitico ed anti-ideologico:

la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.

Questo “incontro” con il nuovo che avanza nel paese, sembrava almeno inizialmente resistere al canto delle sirene che invocavano potere senza il relativo consenso elettorale, così come avveniva nella prima repubblica della democrazia bloccata e ricattata da piccoli gruppetti parlamentari che dettavano legge con lo zero virgola qualcosa di ago della bilancia parlamentare.

Ed è la storia del passato incarnato dai casini e dai fini, ambedue sdoganati e salvati dalla caduta della prima repubblica ed ambedue autori dei tradimenti politici più contestati nelle maggioranze del cdx, come la storia dei d’alema e dei prodi nel csx, traditisi a vicenda e senza pietà alcuna per il bene comune e l’interesse del paese.

Ora, questa restaurazione conservativa della prima repubblica, tenta l’attacco mortale al nuovo che vanza nel paese, tenta di fermare le riforme che urgono al paese, tentano di impedire quei cambiamenti poloitico-istituzionali e normativo-costituzionali, che servono al paese per uscire velocemente dalla crisi economico-finanziaria che lo assilla, ma che decretano la fine di ogni prassi e procedura come di ogni leadership che provenga dal passato, un passato che questo nuovo paese nascente vuole assolutamente dimenticare.

Questa politica parruccona e irresponsabile attacca ora il governo del paese, creando aqd arte una crisi politica artificiale ed irreale, per tentare, per l’ultima volta, di impedire il cambiamento del paese e di invertire la marcia del riformismo federalista e del buongoverno leghista.

Ma questa politica parruccona e vecchia, riceve invece lo schiaffo in pieno volto di chi, questa politica e questi politici, vuol rottamare e dimenticare.

E per assurdo, lo schieramento dei rottamatori vede, oltre ai berlusconiani ed ai leghisti, schierarsi l’anti-politica dei grillini e la base politica dell’IDV e del PD, poichè per cambiare il paese, bisogna rottamare e smaltire tutto il passato che doveva morire con la caduta del muro di Berlino e che invece oggi è vivo e vegeto ed attacca il cambiamento più grande:

il rinnovamento generazionale.

E’ la battaglia più grande e più bella di tutta la storia della repubblica italiana, è la battaglia mortale ai fenomeni mafiosi, è la battaglia ad una leadership politica che è stata solo sdoganata, ma che non è affatto cambiata, e che rappresenta oggi il più grave ostacolo all’accesso al futuro di famiglie ed aziende italiane.

Una guerra terribile ed orribile si dipana in questi giorni, con l’ombra minacciosa di quella sinistra che è stata sconfitta dalla storia ma che tenta lo sdoganamento dell’impossibile,

lo sdoganamento della violenza politica e di quel terrorismo criminale che, come nell’iconografia dell’Arcangelo Michele, schiacciata a terra in forma di serpente o di diavolo, ma pur sempre viva e pronta a prevalere sul bene.

E’ la sempiterna lotta fra il bene ed il male, fra il regno dell’amore e il regno della violenza e dell’invidia, della gelosia e dell’arroganza.

E’ la sempiterna lotta che non vedrà mai prevalere il male.

Almeno sino a quando esisterà anche un solo arcangelo del bene.

Ed è per questa speranza che il mondo vive, senza della quale, sarebbe destinato ad un futuro disperato di povertà e di oppressione, di sudditanza e di schiavitù eterna.

Ed è per questa speranza che uomini e donne come me, non smetteranno mai di combattere per il bene:

poichè nella sempiterna lotta fra il bene ed il male, è solo il continuo e quotidiano contrasto degli uomini e delle donne di fede (fedeli) che impedisce al male degli infedeli e dei traditori di prevalere.

Fate il vostro gioco signori, fate il vostro gioco.

ma sappiate che noi, non molleremo mai la presa.

Mai mula’, tegn dur.

Ed ora, potete anche tornare dall’inferno dal quale siete venuti:

di qui, non si passa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Analisi logica di un suicidio

lunedì, 6 dicembre 2010

Tenterò in questo post, una analisi logica delle azioni di quella parte di casta politica e corporativa italiana che attenta alla stessa sopravvivenza del paese e delle sue nucleazioni fondanti di aziende e famiglie.

Tutto è partito come un chiaro segno di richiesta di maggiore visibilità, ben al di sopra della percentuale di riferimento della componente finiana all’interno del partito berlusconiano.

Poi, per interposta persona (il “bravo” bocchino), fini ha richiesto una legittimazione alla successione berlusconiana quale unico principe-delfino.

Poi, il nodo della questio politica sembrava divenuto il ddl anti-corruzione.

Poi, la querelle si è spostata (e finalmente) sul vero motivo che haspinto i finiani a fuoriuscire dalla PDL ed a tradire l’alleanza che sostiene il governo, il governo stesso, il suo premier e tutti gli italiani che avevano scommesso su questo esecutivo per ottenere una via di uscita dalla crisi socio-economica che attanaglia il paese.

Ed il vero motivo è fermare la Lega Nord, fermare la riforma federale in atto, fermare il cambiamento del paese anche a costo di suicidare il paese.

Il vero motivo è fermare il più potente contrasto alle mafie che la storia della repubblica italiana abbia mai conosciuto.

Il vero motivo è restaurare con la forza una conservazione dei privilegi e del prepotere che era legato alla politica della prima repubblica:

truffaldina, traditrice, egoista, invidiosa e gelosa del potere altrui.

Il vero motivo è ricattare un intero paese:

o ci date il potere, o suicidiamo il paese intero.

Roba da colpo di stato.

Roba da camicia di forza.

Questa è inciviltà allo stato puro.

Questa è violenza gratuita.

Questa è arroganza senza limiti.

Questa è ambizione sopra ogni limite.

Questa è gente con la quale, io, non voglio avere nulla da condividere.

Nemmeno il nome.

Figurarsi se voglio condividere la loro follia omicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Corruzione, illegalità diffusa e mafie

sabato, 4 settembre 2010

La seconda e la terza carica istituzionale italiana nella bufera della contestazione politica.

Fini contestato apertamente per il suo tradimento politico che toglie al paese quella stabilità politica e governativa necessaria alla cura degli interessi delle famiglie e delle aziende italiane.

Schifani contestato in un dibattito con Fassino alla festa del Partito Democratico a suon di “mafioso, mafioso, mafioso!”, come è capitato a Dell’Utri a Como.

I vertici istituzionali sono nell’empasse e sono coinvolti nella bufera popolare.

Il popolo, la gente comune, i cittadini X, non ne possono più di questa casta politica.

Forse si chiude il libro di questa seconda repubblica, per troppi versi, troppo simile alla prima.

Bisogna contrastare aspramente mafie e corruzione per consentire a famiglie ed aziende di avere un futuro in questo paese.

Ed anche il concetto di paese e di comunità sociale viene messo in discussione.

Forse bisogna rendersi conto che anche il concetto stesso di repubblica democratica si è dimostrato incapace di contrastare adeguatamente l’illegalità diffusa, la corruzione dilagante e la mafiosità imperante, se si fa eccezione per l’azione del ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Una terza repubblica sarà sufficiente a consentire il governo di questo paese?

La Costituzione Italiana potrà offrire strumenti validi per l’uscita da questa pericolosa empasse o si dimostrerà essa stessa un limite all’azione del buon governo?

La gente è stanca di questo squallido teatrino politico:

vuole, esige e pretende risposte concrete e sicure, rapide e tempestive dalla casta politica, risposte che assicurino un libero lavoro, in sistema statale libero dalla corruzione, in una comunità libera dalle mafie.

Riuscirà il buonsenso a prevalere sullo squallore umano e politico che oggi naviga a vista?

Riuscirà la buona politica a governare il paese senza ricatti mafiosi e senza i corrotti?

L’ennesima sfida fra il bene ed il male è in atto.

Fate il vostro gioco signori, fate il vostro gioco ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X