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La boldrini non è raggiungibile

giovedì, 21 novembre 2013
Istantanea - 21112013 - 12:04:33 Le istituzioni si arrendono

Istantanea - 21112013 - 12:04:33 Le istituzioni si arrendono

Istantanea - 21112013 - 12:09:18 La boldrini non è raggiungibile

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Visto che hanno manomesso il sito della camera dei deputati per impedire che i cittadini chiedessero la pubblicazione del video della aggressione avvenuta aula ai danni di una deputata e non è quindi possibile inviare nulla alla boldrini (si cagano sotto dalla paura sti pidocchi), pubblico qui di seguito la mia richiesta.

Ecco cosa ho scritto alla boldrini:

“Con la presente a chiedere di rendere pubblico il video della aggressione al deputato Maria Edera Spadoni.
Chi deve verificare, controllare e vigilare l’operato dei deputati è la presidenza, ma visto il risultato complessivo, siamo costretti noi cittadini a chiedere che siano resi pubblici i momenti indicati di essere “aggressivi e violenti” nella camera che è presieduta solo contro alcune parti politiche ed in favore di altre.
Potete anche chiuderlo il parlamento, tanto è assolutamente inutile.
Voi difendete e tutelate i gay, gli immigrati clandestini, i delinquenti, i mafiosi, non perseguite il reato di comportamento mafioso (Gravissimo) se non nella fattispecie associativa e dimenticate nel vostro immobilismo più totale il popolo sovrano che vi ha delegato la propria sovranità per interessi differenti da quelli che difendete e tutelate prioritariamente.
A mio parere si tratta di tradimento di fedeltà alla repubblica, come pure nel caso di ministri indegni come la cancellieri.
Ora potete anche distruggere il video in questione come le massime istituzioni nazionali e costituzionali han fatto distruggere interecettazioni telefoniche che le riguardavano nell’ambito di indagini denominate trattativa stato-mafia (gravissima ipotesi di tradimento), intercettazioni che potevano essere a carico o discarico del capo dello stato, ma che il capo dello stato ha chiesto e ottenuto di distruggere per impedire che divenissero di pubblico dominio.
Potete imbavagliare, insabbiare, depistare e nascondere tutto:
ma noi vi vediamo ed osserviamo con attenzione le vostre azioni ed omissioni.
E l’indignazione ed il malcontento che cresce giorno dopo giorno nella opinione pubblica è frutto proprio dei vostri comportamenti ingiustificabili.
Affatto cordialmente, Gustavo Gesualdo”

Napoli fra Camorra, Emergenza Rifiuti, Illegalità e Degrado Urbano: Stato di Emergenza Generale

sabato, 25 giugno 2011

Immaginate una realtà urbana composta di un milione di abitanti, cinta da un’area metropolitana fra le più popolose d’Italia e d’Europa e ad altissima densità abitativa.

Immaginate una città europea ed occidentale dove 7 case su 10 non esistono presso le mappe catastali.

Immaginate uno stile di vita tradizionalmente votato alla irresponsabilità individuale e collettiva, ad una leggerezza dell’essere che si vota ad una illegalità spaventosa, ad una arroganza indicibile, ad una prevaricazione violenta del prossimo e ad una inosservanza assoluta della legge e di ogni altro modus vivendi civile e basato su comportamenti ispirati alla correttezza, al rispetto reciproco ed al dovere.

Immaginate una realtà urbana dove garantire al sicurezza e la salute dei cittadini sia praticamente impossibile.

Immaginate una comunità umana che ha abiurato l’intelligenza e la razionalità in favore di comportamenti che fanno della furbizia l’unico stile di vita condiviso e riconosciuto.

Immaginate una città dove omicidi, rapine, violenze e prevaricazioni siano assurte a regola di vita, da condividere o da subire.

Immaginate una realtà urbana che contenga la presenza di ben 50 cosche mafiose camorristiche in città e di altrettante nella sua provincia.

Immaginate una città europea che viene ciclicamente quanto cronicamente sommersa dai propri rifiuti non raccolti, non differenziati, non smaltiti.

Immaginate una cultura, una storia, una politica, un modo di vivere e di governare il bene comune per cui, la deresponsabilizzazione, sia la morale unica di riferimento, per cui, ogni problema dei mille di cui soffre una città, sia sempre da attribuire alla mancanza di terzi e non alla incoscienza di chi vi risiede, di chi vi abita, di chi la vive.

Ecco, non andate oltre con la vostra immaginazione:

benvenuti a napoli.

State molto attenti, però, che a voler tentare di stimolare la comunità napoletana a comportamenti maggiormente civili e consoni ad uno stile di vita basato sulla correttezza morale e materiale, sulla partecipazione attiva alla vita pubblica, soggetta al rispetto della legge, incline al rispetto delle altre popolazioni e degli altri territori che condividono con essa stato di diritto, lingua nazionale, immagine nazionale, simboli nazionali, cultura nazionale, storia nazionale, politica nazionale, finanza nazionale, economia nazionale, ebbene, prestate molta attenzione a mostrare volontà di analisi critica nei confronti del fallimento umano, culturale, civile, urbano, legale, amministrativo, burocratico e politico napoletano, poiché potreste anche ritrovarvi con una bella accusa di essere dei volgari razzisti, dei mentitori, degli stravolgitori della realtà napoletana.

Napoli annega da sempre nella propria monnezza?

Razzisti maledetti: è colpa di tutti, tranne che dei napoletani!

A Napoli regnano sovrane illegalità diffusa e camorra?

Millantatori menzogneri, mascalzoni e professionisti della diffamazione: è colpa di tutti, tranne che dei napoletani!

Napoli distrugge l’immagine del Belpaese, massacra il Made in Italy, danneggia l’immagine della nazione unitaria, mortifica una intera popolazione nazionale, umilia l’Italia intera e propaganda immagini deleterie dello stile di vita italiano in tutto il mondo?

Ma è colpa degli italiani, ovviamente, mica è responsabilità dei napoletani?

La monnezza napoletana giace ammassata maleodorante ed incendiaria per le strade e le piazze napoletane?

Ma è colpa della camorra, della regione, del governo nazionale, della Lega Nord, del nord, dei settentrionali, dei meridionali, dei siciliani, dei pugliesi, dei lombardi, dei laziali, dei toscani, dei piemontesi, degli emiliani, dei veneti, dei romagnoli, dei marchigiani, dei calabresi, è colpa di tutti e di tutto, tranne che dei napoletani.

Ovvio, no?

E non permettetevi di darne la colpa e la responsabilità a napoli, ai napoletani, alla classe dirigente napoletana:

sareste solo dei maledetti razzisti!

Nel frattempo, napoli non esiste più:

resta fuori dal dettatto della legge italiana, non governa il proprio territorio e la propria comunità, non gestisce il proprio ciclo dei rifiuti, non garantisce le condizioni minime per una vita civile e dignitosa, rispettosa della legge e rispettosa del prossimo suo connazionale, reso schiavo e costretto a porre rimedio ad ogni sua inciviltà, ad ogni sua incapacità, ad ogni suo errore, ad ogni sua colpevolezza, ad ogni suo ritardo, ad ogni suo degrado, ad ogni sua mancanza, ad ogni sua emergenza, ad ogni sua esigenza, ad ogni suo bisogno, ad ogni suo disservizio, ad ogni sua pretesa, ad ogni sua arroganza, ad ogni sua violenza, ad ogni sua prevaricazione.

Napoli è semplicemente fallita, miseramente.

Quando ne prenderà atto il Capo dello Stato?

Quando ne prenderà atto il Capo del Governo?

Quando ne prenderà atto il Parlamento?

Dichiarare lo stato di emergenza a napoli?

Sì, ma uno Stato di Emergenza Generale, non solo limitato ai rifiuti, con il conseguente commissariamento del governo cittadino, con la conseguente limitazione dei diritti civili e politici di una intera popolazione che ha più che ampiamente dimostrato di non saperli esercitare e rispettare, con l’istituzione di una governance napoletana commissariale della durata di almeno quattro lustri, che abbia carta bianca per ripulire la città da ogni illegalità da ogni sopruso, da ogni monnezza.

Napoli va commissariata e sottoposta ad un governo di emergenza da imporre con la coercizione pubblica, con la forza pubblica, con l’imperio pubblico.

Napoli va commissariata ed affidata alle cure di un non-napoletano, che ricrei in un arco ventennale, le condizioni minime per una convivenza civile e rispettosa della legge.

Tale commissariamento è un imperativo cui nessuna politica nazionale si può sottrarre, se intende veramente salvare il salvabile in una comunità degradata e massacrata a tal punto, da credere ormai che non vi sia salvezza, non vi sia un futuro diverso da questo indecente presente.

Napoli è ingovernabile?

Napoli non è riconducibile ad una condizione sia pur minima di vita civile e democratica?

E allora, non vi è da perdere altro tempo e danaro pubblico:

va commissariata nella sua totalità e riportata, con la forza o con la ragione, nell’alveo di una civiltà democratica che ha il precipuo ed imperativo dovere di intervenire, con ogni mezzo, per imporre la Legalità, la Giustizia e la Sicurezza a napoli.

L’esercito a napoli?

Sì, per venti anni, ad ogni angolo di strada, in ogni piazza, in ogni rione, in ogni quartiere, in ogni palazzo del potere, in ogni momento della sua vita cittadina, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 e 365 giorni all’anno.

Altrimenti, ogni altro intervento emergenziale si dimostrerà inutile se non addirittura dannoso, perpetuando e validando una condizione di prevaricazione e di inciviltà assoluta, secondo la quale, ad ogni mancanza napoletana deve corrispondere un rimedio nazionale, ad ogni danno napoletano deve corrispondere un danno nazionale, ad ogni furbizia napoletana deve corrispondere una umiliazione nazionale.

Ma dove sta scritto tutto ciò?

In quale legge nazionale ed in quale articolo della costituzione italiana sta scritto che i napoletani possono fare tutto quel che gli pare e piace al di fuori della legge e tutti gli italiani sono coercitivamente obbligati a pagarne il danno per loro?

Lo stato di diritto non può imporre questa dittatura della illegalità e della inciviltà napoletana all’intera nazione.

Lo stato di diritto ha il preciso dovere di intervenire, con forza e decisione, al fine di risolvere radicalmente e di recidere definitivamente ogni precondizione che sottragga alle proprie responsabiltà personali, civili, politiche, individuali e collettive i napoletani.

Lo stato ha il dovere di garantire alla popolazione italiana l’immediata cessazione di questo degrado inaccettabile, di questa inosservanza della legge, di questa zona franca dalla civiltà democratica che è rappresentata dal territorio napoletano.

Urge certificare un fallimento di fatto in un fallimento di diritto, per porre fine a questa cronica condizione di inciviltà anti-democratica, che è eccessivamente dannosa ed onerosa nei confronti del resto dei territori e delle popolazioni nazionali, assolutamente incolpevoli e innocenti, di fronte ad un problema che è squisitamente, puramente, strettamente, meramente, esclusivamente, solamente, unicamente, completamente, precisamente, precipuamente, specificatamente, assolutamente, solo e e soltanto napoletano.

Ogni altra strada che si intenda percorrere, contribuirà solamente ad aumentare il danno complessivo, a radicare la convinzione che ciò che accade a napoli è normale, è giusto, è civile.

Una aberrazione che va contrastata e combattuta, questa, al fine di impedire che la catastrofe napoletana, divenga quella goccia che farà traboccare l’intero vaso italiano, annegandolo nella sfiducia generalizzata di tutti i paesi civili e democratici, convinti oramai che, l’Italia non sia in grado di autogovernarsi, di rendere giustizia, di imporre la legge, di essere un paese che offra garanzie di democrazia e di libertà che non vadano confuse con un lassismo che infrange volontariamente la legge, nel silenzio assoluto di una casta politica incredibile ed inenarrabile.

L’Italia va liberata da questa insostenibile “oppressione napoletana”, come va garantita ai napoletani stessi, la possibilità di vivere in una civiltà decorosa, in una sicurezza accettabile, in una città vivibile, senza che questo si trasformi in un debito perpetuo mai contratto dagli italiani nei confronti dei napoletani.

Questo stato di fatto è inaccettabile:

a napoli va ripristinato lo stato di diritto, subito.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’arbitrato istituzionale

lunedì, 15 novembre 2010

Le dimissioni dei componenti dell’esecutivo fedeli al presidente della camera dei deputati Gianfranco Fini ed infedeli alla alleanza elettorale programmatica e politica che sostiene il governo, aprono la crisi di governo, dopo mesi e mesi di stillicidio politico o che ha paralizzato governo e paese.

Il presidente della repubblica ha convocato i due presidenti delle camere per consultazioni, per chiedere opinioni e pareri della seconda e della terza carica istituzionale italiana.

Appare evidente il conflitto di interessi della terza carica istituzionale, incarnata e rivestita dal responsabile della crisi politica imposta al paese con la forza.

Infatti, Gianfranco Fini vedrà il presidente della repubblica nella duplice ed incompatibile veste di presidente della casmera e di rappresentante di quella parte politica che ha provocato paralisi del governo e conseguente crisi.

Una consultazione interessata, si commenta da più parti.

Il conflitto di interessi rivestito da Gianfranco Fini resta peraltro immutato, non avendo mai accettato l’invito pervenutogli da più parti a dimettersi dalla presidenza della camera, per non compromettere gli equilibri istituzionali.

Ma tali dimissioni non sono mai state formalizzate come non è mia stato riconsciuto e rispettato quell’elettorato parlamentare fedele al governo, che contribuì in maniera determinante alla elezione di Fini.

Il trascinare le istituzioni per farne scudo nella lotta politica è una prassi orribile quanto attuale in Italia, e la vicenda del tradimento finiano la testimonia ampiamente.

Appare evidente che il presidente della camera intende affrontare le sempre più probabili elezioni politiche nazionali con tutti i privilegi ed i poteri della presidenza della camera.

Ennesimo atto di squallore politico evidente di una lunga vicenda che rischia di mettere definitivamente in ginocchio un paese piegato in una profonda crisi socio-economico-finanziaria, schiacciato ulteriormente da una crisi politica che non va nella direzione della tutela degli interessi generali, ma appare invece indirizzata nella tutela degli interessi di nuove formazioni politiche guidate proprio da chi la crisi l’ha voluta, desiderata, imposta e provocata.

L’arbitrato istituzionale della presidenza della repubblica, prevede la presa d’atto delle dimissioni dei ministri e si avvia in una serie di consultazioni utili a “tastare il polso” della situazione politica complessiva.

Peccato che a queste consultazioni verrà chiamato quel soggetto che questo stesso processo ha avviato volontariamente.

Peccato che ancora una volta, assistiamo alla violazione di regole comunemente condivise e non scritte, in virtù di regole affatto condivise ma scritte e rigifdamente imposte da un sistema della gestione e degli equilibri dei poteri che non funziona più, se mai ha dimostrato di essere utile all’interesse generale e alla difesa degli interessi del popolo detentore defraudato di quella sovranità che taluni soggetti, abusano e piegano ad interessi di piccolissime botteghe partitiche, benchè determianti a mettere in crisi un governo ed un intero sistema paese.

Resta aperto ed irrisolto sul tavolo delle riforme il tema degli equilibri dei poteri statali, del primato della politica su tutti gli altri poteri e quello del rispetto di quelle autorità e di quei poteri che si è chiamati ad esercitare.

La nave Italia naviga in aperta burrasca, mentre il timone viene volontariamente danneggiato da soggetti che hanno piena coscienza del fatto che anche altri apparati fondamentali della nave non funzionano come dovrebbero, e che il complesso di questi malfunzionamenti, unito al volontario sabotaggio degli organi di direzione, mette a rischio la navigazione e la sicurezza della nave stessa.

Se esiste un senso del comune sentire questa nave come unica scialuppa di salvataggio di una intera comunità, si dovrebbe avere il dovere preciso, al di la del rispetto dei ruoli e delle regole, di isolare umanamente, politicamente ed istituzionalmente soggetti che potremmo definire “passeggeri potenzialmente pericolosi”, così come li definisce ogni regolamentazione di sicurezza della navigazione.

E che Dio salvi questo paese dai folli e dagli ambiziosi senza senno.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fini e la crisi irreversibile della politica romana – SPQR

lunedì, 27 settembre 2010

Ecco, una disamina al volo sul video autodidatta (nel senso che l’unico protagonista del video, nn risponde alle domande di un giornalista, ma se la canta e se la suona tutta da solo) in cui, Gianfranco Fini, finalmente, chiarisce l’incresciosa questione dell’appartamento di Montecarlo.

Sorvolo sull’antefatto finiano della “politica che offre uno spettacolo deprimente”, poichè è stato egli stesso l’artefice di questa brutta pagina della politica italiana, laddove, non riusciva a ricattare dall’interno del PDL e della maggioranza di governo il premier Berlusconi al fine di ottenere una maggiore visibilità (già oltremodo eccessiva rispetto al conto elettorale dell’ultima AN), una maggiore forza percentuale non suffragata dal consenso elettorale (30-70%) e la nomina, udite, udite, a delfino e successore unico e indivisibile di Silvio berlusconi, sia alla guida della PDL (con il seguito di solo una trentina di parlamentari) che alla guida del governo.

Fini nel video non ne parla, ma sono quelli su elencati i veri motivi di questa indimenticabile pagina di “pirateria politica”, di cui Fini e solo Fini, porta la responsabilità, unica e sola (Bocchino permettendo).

Analizziamo.

1 – Per la prima volta, e contrariamente a quanto dichiarato in tutto questo periodo, Fini accetta la possibilità di una sua eventuale dimissione dalla terza carica istituzionale:
la presidenza della camera dei deputati.
Tale decisione è però collegata inesorabilmente alla prova dalla dimostrazione provata del fatto che, la casa di Montecarlo, possa essere ricondotta alla proprietà di Giancarlo Tulliani.
La prova di questo fatto è però difficilmente praticabile, in quanto Gianfranco Fini sa benissimo che in mezzo alla faccenda vi è una società di comodo off shore, una società di quelle create, passate di mano ed usate appositamente per impedire il riconoscimento della reale proprietà di un immobile o di altro valore mobiliare, immobiliare e finanziario.

2 – Fini conferma ancora una volta che la vendita della casa monegasca è avvenuta nei confronti della società “Printemps”, su segnalazione personale di Giancarlo Tulliani.

3 – Sulla valutazione del prezzo di vendita della casa monegasca Fini dichiara testualmente:
“… si poteva spuntare un prezzo più alto? E’ possibile; è stata una leggerezza? Forse ….”.

4 – Sulla presenza di Giancarlo Tulliani (già “segnalatore” della società a cui andrà venduto il famigerato immobile) nella casa monegasca, Fini dichiara:
“…. solo dopo la vendita, ho saputo che in quella casa, viveva il signor Giancarlo Giuliani ….”.

5 – Sul fatto, non assolutamente banale, che tale casa fu ceduta ad una società off shore, piuttosto che ad un privato con un nome ed un cognome, Fini dichiara:
“…. è stato scritto: ma perchè venderla ad una società off shore, cioè residente a Santa Lucia, un cosidetto paradiso fiscale? Obiezione sensata ….”.

6 – Sulla propria conduzione nella faccenda, Fini dichiara:
“…. ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità ….”.

7 – Sulla politica “senza esclusione di colpi”, Fini dichiara:
“…. così …omissis…, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario, si finisce per distruggere la democrazia, si mette a repentaglio il futuro della nostra libertà …”.

Non voglio commentare, lascio ad ognuno di voi il relazionare le parole di Gianfranco Fini con la sua azione politica reale, al fine di trovarne congruenze e distanze, incongruenze e vicinanze, come pure i motivi del suo “attaccamento” alla poltrona della terza carica istituzionale.

Ma qualcosa voglio e debbo dirla, visto che seguo da sempre questa “alzata di testa finiana”, ed avendo spesso pubblicamente denunciato da questo blog, molti di quei punti di “bassezza istituzionale” e di “volontaria lacerazione delle regole democratiche” che sono state piegate a fini personali, pudicamente celati sotto la gonna della difesa di altissimi valori quali la libertà, la moralità e l’etica politica.

Secondo il mio umile punto di vista, Gianfranco Fini ha commesso una serie di errori politici anche elementari (nel senso di madornali) e li voglio elencare:

1 – l’incredibile sottovalutazione di elementi e personaggi politici di enorme rilievo e di grande seguito:
Fini non è Berlusconi, e non è nemmeno Bossi;

2 – l’essersi fatto trascinare in bassezze incredibili dalla pessima politica anti-belrusconiana sventolata dal napoletano Italo Bocchino, il quale ha fatto di tutto e di più per rendere impossibile il dialogo politico fra i finiani e i berlusconiani, facendo scadere di conseguenza la politica italiana in una “potica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi, pur di eliminare l’avversario” (uso le stesse parole di Fini), rendendo così impossibile ed imprevedibile un esito positivo della crisi politica aperta dai finiani, e regalando al mondo intero, uno spettacolo inverecondo su come l’odio, il rancore, la rabbia e l’invidia, tentino costantemente di contrastare l’amore per quel popolo che si pretende di rappresentare, ed i cui interessi si sottopone alle proprie mire ed aspirazioni personali e ambizioni impagabili da nessun regime democratico.

3 – l’essersi fatto incantare dalla solita sirena dalemiana, quella stessa sirena che riesce a rendere impossibile una unità della sinistra e che non può che vedere di buon occhio, una eguale disunità del centro-destra, al solo fine di sopravvivere agli uni e agli altri, indegnamente ed immeritatamente.

4 – l’aver seguito il pessimo esempio casinista di utopiche ambizioni di premiership, l’aver venduto la pelle dell’orso Berlusconi quando lo stesso cavaliere era tutt’altro che morto (politicamente parlando), l’aver rinforzato quella politica che, senza proposizione e programmazione alcuna, tenta di abbattere Silvio Berlusconi con l’arma dell’anti-berlusconismo, senza nella realtà avere una valida alternativa che garantisca il paese da una caduta verticale nella misura della stabilità e della continuità governativa, sinora assicurata esclusivamente poprio dal cavaliere, e da nessun altro.

5 – l’aver creato ad arte una crisi politica inutile e dannosa, che ha rischiato di mettere in ginocchio il paese, più di quanto non abbia già fatto la crisi economico-finanziaria, aggravando la condizione di quelle aziende e di quelle famiglie di cui si pretende di curare interessi e di difendere il futuro.

Tutto questo incredibile teatrino politico, tutto questo astio nei confronti dell’esecutivo, della realizzazione del programma di governo e delle riforme che urgono al paese, ha inoltre messo in forse il più grande contrasto alle organizzazioni criminali di stampo mafioso che la storia del nostro paese ricordi.

E se Fini ha da lamentare qualcosa, deve solo ricordare a se stesso l’adagio:
chi è causa del proprio male, pianga se stesso.

Posto che, a causa di tutta questa incredibile alzata di testa, a piangere saranno tutti gli italiani, e non solo Gianfranco Fini.

Ringraziamo Gianfranco Fini, allora, per aver dimostrato ancora una volta (non richiesto) al popolo italiano, quanto sia sporca la politica dei palazzi di potere romani, rendendo anacronistico ed irriconoscibile quell’acronimo del Senatus Populusque Romanus (S.P.Q.R.), oggi sempre più comunemente inteso come una lotta politica senza esclusione di colpi che con la tutela degli interessi comuni e popolari, non ha nulla a che fare.

SPQR allora, con tutto quel che ognuno di noi vi vuol leggere dentro.

A buona e comprovata ragione.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il conflitto di interessi di Gianfranco Fini

domenica, 12 settembre 2010

Le dichiarazioni di Gianfranco Fini sfidano il governo italiano:

le dichiarazioni del premier vanno votate dall’aula parlamentare, questo in sintesi.

Richiesta legittima, per carità.

Ma chi rilascia queste dichiarazioni?

Il Presidente della camera dei Deputati, cioè di quell’aula dove andrebbero votate le dichiarazioni del premier Berlusconi,
ovvero il leader di uno sparuto gruppo di parlamentari che ricatta politicamente il governo e mette in pericoloso stallo un paese già duramente provato da una terribile crisi economica?

Per chi mastica un po’ di linguaggio costituzionale ed istituzionale, il profilo assunto dalla terza carica istituzionale rappresenta forse il punto più basso mai raggiunto:

farsi scudo politico del proprio ruolo istituzionale per creare una nuova parte politica, un nuovo partito.

Queste bassezze istituzionali andrebbero duramente e pubblicamente riprese dal Colle del Quirinale.

Non si può sopportare oltre un abuso ed un equilibrio ambiguo nel rivestire una carica istituzionale.

Questo delirio politico-istituzionale non raggiunge il rango dello statista, allo stesso modo in cui Gianfranco Fini, non raggiunge il rango di leader politico affidabile.

Se si vuol far politica, lo si deve fare al di fuori di quelle istituzioni, che della politica, sono l’arbitrato.

Non si può giocare in una squadra di calcio ed allo stesso tempo far parte della terna arbitrale, se non si vuol essere interpreti di un conflitto di interessi.

Qualcuno lo dica a Fini, che a giocare con le istituzioni ci guadagna solo lui:

tutti gli altri, comprese le famiglie e le aziende italiane, ci rimettono ingiustamente.

… ed ecco che il libero Fini riceve un cross che lo porta a tu per tu con il portiere della squadra avversaria … dagli spalti si grida al fuori gioco …. ma il guardalinee Fini non alza la sua bandierina e dice che va bene così …

Sarà mica tutto un caso di ominimia?

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fate il vostro gioco, signori. Fate il vostro gioco

venerdì, 20 agosto 2010

L’ingerenza negli affari interni dello stato italiano della Chiesa Cattolica è ogni giorno più chiara.

Le dichiarazioni odierne del cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) non lasciano più dubbi di sorta.

Egli attacca apertamente il cambiamento del paese, indicando il riformismo in senso federalista come un disvalore, e lo fa attraverso l’Osservatore Romano, il periodico ufficiale della Città del Vaticano, che è uno stato estero.

In nessuna parte del mondo esiste un paese le cui scelte politiche, istituzionali, governative e democratiche vengano messe sotto continuo attacco da parte di esponenti di uno stato estero.

L’interesse che muove il presidnete della CEI è lampante:

ripristinare il potere assoluto della Città del Vaticano nelle scelte interne di uno stato autonomo e democratico come è quello italiano, al fine di restaurare una dittatura religiosa all’interno dei poteri democratici, figlia di quella democrazia bloccata della I repubblica che impediva a partiti non direttamente influenzabili dalla chiesa di accedere al potere esecutivo e di conseguenza di governare il paese.

La CEI quindi si schiera apertamente con quelle piccole cellule politiche che sono assoluta minoranza nel parlamento italiano e che oggi stanno realizzando l’ingovernabilità e la discontinuità governativa del paese, nel più grande contrasto alle normali attività democratiche che questo paese abbia mai conosciuto.

Il golpe bianco ai danni delle isituzioni democratiche italiane e delle libere scelte del popolo sovrano si delinea con sempre maggiore chiarezza.

Il pericolo maggiore è però rappresentato dalla influenza e dal potere di quelle figure politiche che sono sopravvissute alla prima repubblica ed allo scandalo di tangentopoli, e che ancor oggi, rivestono altissime cariche istituzionali, abusando del potere pubblico talvolta contro la quella stessa volontà popolare da cui esso deriva, come nel caso del presidente della camera, che attacca martellando l’esecutivo quotidianamente e non ritiene di dimettersi da una carica istituzionale della quale egli non rappresenta più il sostanziale consenso nello stesso parlamento che lo ha eletto, grazie ad una maggioranza politica che è la medesima che tiene in piedi il governo italiano e che gli vuole abbattere.

La situazione è di una gravità estrema, ed il silenzio della presidenza della repubblica e delle più alte cariche istituzionali italiane rispetto a questi proditori attacchi, di fronte a queste continue ingerenze arbitrarie di uno stato estero sulle libere scelte di un libero paese, come pure dell’abuso che si sta facendo della terza carica istituzionale, lascia interdetti.

Questi uomini dello stato dovrebbero immediatamente denunciare un tale clima intimidatorio, una tale ingerenza negli affari interni italiani dello stato del Vaticano, un tale snaturamento del potere istituzionale e democratico.

E invece dalle più alte cariche dello stato iataliano proviene un imbarazzante silenzio, se non, un malcelato compiacimento.

Solo le voci di alcuni membri dell’esecutivo si alzano a difendere libertà e indipendenza delle scelte italiane.

Nessuna dichiarazione invece perviene in tal senso dal colle del Quirinale, sede della presidenza della repubblica.

E’ pur vero che al fine di garantire ampia autonomia e libertà, è riconosciuta al presidente della Repubblica l’irresponsabilità per qualsiasi atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni, ma è anche vero che le uniche eccezioni a questo principio si configurano nel caso questi che abbia commesso due reati esplicitamente stabiliti dalla Costituzione:
l’alto tradimento (cioè l’intesa con Stati esteri) o l’attentato alla Costituzione (cioè una violazione delle norme costituzionali tale da stravolgere i caratteri essenziali dell’ordinamento al fine di sovvertirlo con metodi non consentiti dalla Costituzione).

Ed ecco apparire sempre più chiaro e leggibile il quadro dei giorni contemporanei, laddove qualche voce in parlamento si è alzata a contestare possibili comportamenti della presidenza della repubblica italiana ed è stata immediatamente tacitata con una determinazione inusuale da parte del Quirinale, che sfidava il primo partito italiano, il PDL, a chiederne l’impeachment.

La reazione eccessiva del Quirinale fa leggere il nervosismo che anima questi giorni della politica italiana, messa sotto ricatto da una sparuta pattuglia parlamentare guidata dal presidente della camera dei deputati.

Ancora i vertici istituzionali al centro delle polemiche politiche.

In effetti, il nervosismo del Quirinale è giustificabile, specie se letto nell’ottica della considerazione che, i continui e concentrici attacchi al governo italiano possono contare sulla ingerenza di uno stato estero, quello del Vaticano, appunto.

Ma da qui, a ipotizzare e che esista una intesa fra uno stato estero e la presidenza della repubblica italiana a danno della libertà, della unità e della indipendenza deloo stato italiano, ne corre di spazio, sia politico che temporale.

Questo snodo verrà comunque alla luce, allorquando il premier dovesse dimettersi, facendo scendere in campo il capo dello stato.

In tal caso potremo sapere quale prassi sceglierà il Quirinale per sciogliere il nodo della crisi politica:

quella costituzionale formale ovvero quella costituzionale sostanziale, che nel secondo caso vorrebbe lo scioglimento delle camere e l’indizione di nuove elezioni (altri atti di piena esclusività del Quirinale) piuttosto che la assurda ricerca di una nuova maggioranza che stravolga gli assetti bipolari.

E il mandato per formare un nuovo governo lo può dare solo il Quirinale, dopo le consultazioni.

Scelta questa, sempre ben accetta da questo stesso capo dello stato che cercò pervicacemente quanto inutilmente nella crisi politica del governo Prodi, di favorire la nascita di una coalizione trasversale, mai vincitrice nelle urne elettorali, di ispirazione centrista e cristiana, certamente sostenuta (non certo troppo apertamente) dallo stato estero del vaticano.

L’interesse politico della terza carica istituzionale, il presidente della camera dei deputati è ormai chiaro e sempre più affine alla eventuale scelta del Quirinale di formare un governo a tutti i costi senza passare dalle urne elettorali:

utilizzare la crisi politica attuale al fine di impedire il cambiamento del paese e la realizzazione delle riforme in atto, attraverso la costituzione di un nuovo governo di transizione che cambi la legge elettorale in favore dello schieramento dei traditori del governo.

Ecco il quadro complessivo.

Sullo scacchiere si muovono forze e poteri forti, molto forti.

Resta da osservare il comportamento di ogni songolo attore al fine di ottenere conferme o meno rispetto alle diverse ipotesi in atto.

Si darà spazio di manovra a quelle forze sostenute dal Vaticano che, impossibilitate a realizzare i propri fini e le proprie ambizioni personali e di cartello, puntano al golpe bianco della restaurazione e della conservazione dei poteri e dei privilegi delle forze occulte che, fuori dal parlamento, guidavano il paese dalle segreterie di partito invece che nelle aule parlamentari?

Si darà il proprio consenso all’ennesimo inciucio che produrrà un ulteriore distacco fra il paese reale e lo stato di diritto?

Lo vedremo.

E lo commenteremo.

A meno che, tale cartello non abbia intenzioni celate e violente, poichè in tal caso, le libere voci come la mia, subirebbero forti contrasti e pressioni, con onerose e dispendiose chiamate in tribunale ovvero con altri artifici.

La posta in gioco è alta.

Ed io, non sono che un cittadino qualunque, un cittadino X, appunto.

Vedremo, analizzaremo, osserveremo, a tutela del mio futuro e del futuro dei miei figli, della loro libertà di scelta, della laicità dello stato, della libertà e della indipendenza della comunità nella quale io sono nato e cresciuto e nella quale, temo per il futuro dei miei figli.

Come si fa avivere da persone libere in questo squallido teatrino dove si incontrano e si scontrano poteri molto interessati ad abusare del potere dello stato in nome dello stato?

Poichè senza libertà, io non vorrei vivere e non vorrei veder vivere il sangue del mio sangue.

Se mi accadrà qualcosa, se questo blog o la mia persona venissero colpiti, saprete perchè.

Che siano anni di piombo o anni di fango quelli che ci aspettano, io non li temo, poichè per me è obbligo il vivere senza vergogna, ed è certezza quella di vivere senza paura.

Viva la libertà.

Fate il vostro gioco, signori, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Dove ha sbagliato Gianfranco Fini

venerdì, 30 luglio 2010

Gli ultimi atti del tradimento finiano prendono forma, mentre pare chiusa ogni via di uscita per il Presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Gianfranco Fini.

La separazione dell’ala finiana dalla PDL è ormai una realtà.

A questo punto, è possibile ripercorrere la ridda di grossolani errori politici commessi da Fini, errori che sono tutti alla base di questa separazione.

1 – Il peccato originale è stato certamente lo scioglimento di Alleanza Nazionale e la confluenza forzata degli alleantini in casa di Berlusconi.
Questo primo e grave errore di valutazione politica, Fini lo ha commesso senza pensare o senza dar valore alle evidenti conseguenze che questo atto politico avrebbe comportato.
Innanzi tutto, Fini ha commesso un errore di valutazione grave nei confronti della propria base elettorale, composta di “militanti indentitari”, di “ideologie identitarie”, di “valori condivisi identitari”.
Nello scioglimento di AN e nella conseguente confluenza nel partito berlusconiano, i militanti storici di AN hanno perduto la loro identità, smarrito la loro storia:
essi, non si riconoscevano più come parte politica con una sua storia, ma si vedevano ed erano visti come una appendice politica della storia berlusconiana.

2 – Il secondo errore politico commesso da Fini è stato quello di sottovalutare l’intelligenza e la forza di Silvio Berlusconi, credendolo uno sprovveduto politico facilmente scavalcabile, arginabile, distruttibile.
L’orgoglio di Gianfranco Fini faceva già sogni di potere e di gloria, guardava ad un futuro sempre più carismatico e potente, dimenticando che non era utile vestirsi della pelliccia dell’orso, se l’orso era ancora in vita.

3 – Il terzo grave errore di fini è stato quello di attaccare il cuore pulsante e la mente pensante del governo Berlusconi:
la Lega Nord.
E va bene farsi nemico Berlusconi, ma attaccare contemporaneamente anche la Lega, questo è veramente troppo per Gianfranco Fini.
Precipitosamente corre a Varese a dire in un pubblico convegno che no, lui non ce l’ha con la Lega.
Ma Fini, evidentemente non conosce l’orgoglio che unisce il popolo della Lega: era già troppo tardi.

4 – Il quarto errore di fini è stato di coinvolgere in una disputa tutta politica, l’istituzione che riveste:
la terza carica istituzionale.
Ogni volta che Fini parlava in pubblico o inviava un comunicato alla stampa, le sue parole rimbalzavano di microfono in microfono, di tastiera in tastiera, riempivano le prime pagine di tracotanti missive, di intimidazioni politiche, di estorsioni politiche (come quella del 30/70), tutte questioni che, con la carica istituzionale rivestita dal Fini, nulla avevano a che fare.
Ma non era il Gianfranco Fini leader politico a godere di tanta notorietà, bensì, era il Gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ad averla.

5 – Il quinto errore di Fini è stato quello di farsi trascinare dal napoletano Italo Bocchino in una indecorosa serie di polemiche di basso livello, non adatte ne adattabili al livello istituzionale della carica da egli ricoperta.
In quel momento, proprio in quel momento qualcosa si è rotto in maniera irreparabile con Silvio Berlusconi, proprio a causa dello scellerato e squallido attacco bocchiniano cui Fini si è adeguato senza guardare al suo patto di fedeltà sottoscritto con Silvio Berlusconi, e con gli tutti gli elettori che avevano votato per Berlusconi, che tutto volevano vedere all’interno del PDL e del governo, tranne che una guerra di secessione (sarebbe meglio definirla di successione) suicida e fratricida.

6 – Il sesto errore è certamente il più controverso di tutti, ed è stato la minaccia, poi verificatasi proprio oggi, di uscire dal PDL per costituire gruppi autonomi a camera e senato, ammettendo di fatto, il proprio errore originale, quello di aver aderito al partito berlusconiano.

7 – Il settimo errore di Gianfranco Fini è certamente il più distruttivo nei confronti del paese, e si realizza nella assoluta incomprensione da parte della gente del tradimento finiano, persone e cittadini che mai come in questo momento avevano bisogno di un governo forte e stabile, per difendersi dalle prospettive di povertà e di malessere che prospetta la crisi contemporanea.
In questo, la gente comune, le famiglie, le aziende, le imprese, gli imprenditori e i lavoratori dipendenti non lo hanno compreso, ne giustificato.
Anzi, i corpi sociali e produttivi del paese vedono oggi in Gianfranco Fini un nemico:
il restauratore di quella instabilità politica, governativa e parlamantare che è concausa del malessere che vive il paese.

8 – L’ottavo errore di Gianfranco Fini è quello di aprire con questa crisi politica, una via per il ritorno ad un passato che nessuno vuole, che nessuno desidera:
quello in cui la politica parlamentare condizionava fortemente ogni azione dell’esecutivo, rendendo impossibile governare il paese.
E’ il ritorno alla politica “dell’ago della bilancia”, e cioè il tentativo di imporre proditoriamente una esigua minoranza parlamentare alla maggioranza che sorregge il governo, ricattandolo ed estorcendogli un potere che nessun mandato elettorale gli ha mai consegnato.

9 – Il nono errore di Fini, è stato quello di non rassegnare le dimissioni da Presidente della Camera dei Deputati, abusando ancora una volta del potere istituzionale della terza carica dello stato in favore di un progetto politico personale.
E non è affatto un caso che il gruppo dei finiani alla camera sia almeno tre volte più grande di quello del senato.
E’ solo il prodotto di un abuso continuo ed aggravato delle funzioni istituzionali rivestite da Gianfranco Fini, a fini meramente di parte, con scopi esclusivamente politici.

10 – Il decimo errore di Fini è quello di assicurare una forza ed una visibilità alle opposizioni politiche che esse non meritano certamente, opposizioni con le quali egli non potrà allearsi per un eventuale programma elettorale, poichè i nipoti della destra storica ed i nipoti della sinistra storica, sono assolutamente ed evidentemente incompatibili.

11 – L’undicesimo errore di Gianfranco Fini è stato quello di nascondere continuamente le sue aspirazioni di leader sotto la gonna dell’ostracismo alle riforme leghiste ovvero di una moralizzazione della politica che evidentemente, egli non aveva mai notato prima.
La corruzione, la questione morale, la questione settentrionale, la questione meridionale, il contrasto e la lotta alle mafie sono solo pretesti politici che Fini ha messo e dismesso a piacimento, mostrando un inaudito cinismo ed una spietata quanto malata ambizione politica.

Ecco analizzati in breve e frettolosamente i gravi errori politici e di valutazione che ha commesso Gianfranco Fini.

In ultimo si osserva come, un politico che commetta una serie così strampalata di errori pacchiani e grossolani, non merita certamente di guidare le sorti di un grande paese come è il nostro.

Ad ognuno le proprie responsabilità ed ai posteri, consegniamo l’ardua sentenza.

La Lega Lombarda, la Padania e l’ignoranza di Gianfranco Fini

martedì, 22 giugno 2010

Il Presidente della Camera dei Deputati gianfranco fini, sfoggia tutta la sua ignoranza storica italica pre-unione.

Egli ha dichiarato in questi giorni che:
«La Padania non esiste, è solo una felice invenzione propagandistico-lessicale»

Ignora forse la terza carica istituzionale la storia del paese che pretende di rappresentare?

Ignora fini che la Lega Lombarda fu un’alleanza spontanea formata il 7 aprile 1167 presso l’Abbazia di Pontida?

Ignora fini che tale alleanza era inizialmente formata dai Comuni di Milano, Lodi, Ferrara, Piacenza e Parma?

Ignora fini che il 1 dicembre 1167 tale alleanza fu allargata con l’altra lega delle città-stato del nord, la Lega Veronese, antesignana dell’attuale Liga veneta, e che tale alleanza portò il contributo spontaneo di ben altri 30 comuni della pianura padana?

Ignora fini che in questa alleanza spontanea che prenderà il nome di “Concordia”, nata a difesa dell’invasore Barbarossa, imperatore del sacro romano impero, conterà comuni come:
Bologna, Bergamo, Brescia, Crema, Cremona, Genova, Lodi, Milano, Mantova, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Treviso, Venezia, Verona, Vercelli, Vicenza?

Ignora fini che tale alleanza formò una solida alleanza con il papato guidato d Papa Alessandro III e che la Concordia della Lega Lombarda fonderà addirittura la città di Alessandria (Piemonte) in onore di questo coraggioso papa?

Ignora fini che l’intera macro-regione del nord italia veniva definita con il nome di Lombardia nella sua totalità?

Ignora fini che tale alleanza vinse la sua battaglia di libertà sul Sacro Romano Impero sia combattendo Federico I di Hohenstaufen detto “Il Barbarossa” (battuto in molteplici battaglie compresa la famosa Battaglia di Legnano del 29 maggio 1176 guidata dal leggendario Alberto da Giussano) sia combattendo Federico II di Hohenstaufen imperatore del Regno di Sicilia?

Ignora fini che la Lega Lombarda vinse la sua battaglia di libertà firmando il Trattato di Costanza, dove le città-stato del nord italia tornarono fedeli al Sacro Romano Impero in cambio della piena giurisdizione sui loro territori?

Ora, mi domando:

può tutta questa ignoranza manifestarsi pubblicamente senza essere rilevata e ammonita?

Può la terza carica istituzionale di un paese unito con la forza e non per libera scelta, essere così maldestramente rappresentata?

E può il popolo italiano assistere inerme a questi sproloqui che ignorano la storia, mentre famiglie ed aziende italiane si aspettano ben altro da chi pretende di rappresentarli?

Ovvero pretende gianfranco fini di poter giocare sulle parole e smentire la parola Padania piuttosto del termine Lega Lombarda?

Ma basta con la politica dei parolai anti-storici:
il popolo del terzo millennio vuole e pretende una politica dei fatti.

Fatti che nn sono mai venuti e mai verranno dai giocolieri e dai funanboli politici, come dagli anti-storici.

Fatti che nell’ultimo ventennio, sono venuti solo e solamente dalla lega Nord, figlia naturale di quella storia che prese il nome dalla lega delle città stato, la Lega Lombarda.

Continua l’ostracismo e la slealtà al governo e alle riforme

giovedì, 29 aprile 2010

Il governo cade in una imboscata alla camera dei deputati (ma guarda un po’ che combinazione, l’aula presieduta da Fini) su un emendamento collegato all’arbitrato in materia di lavoro.
Fini continua a sputare nel piatto del consenso che lo ha portato a sedere sulla terza poltrona istituzionale italiana, dichiarando che egli non è su quella poltrona per un cadeau (dal francese: regalo) di Berlusconi, ma grazie alla sua lunga storia politica.
Sta di fatto che senza i voti berlusconiani e leghisti, egli sarebbe certamente fuori dal giro delle poltrone istituzionali.
Continua inoltre in un fuoco di fila di dichairazioni e di apparizioni si video e carta stampata con l’intento evidente di demolire la maggioranza di governo per far contare di più i suoi pochissimi voti parlamentari.
Eppure, se veramente volesse evitare le elezioni e continuare in un fedele e leale rapporto con gli alleati di governo, egli dovrebbe evitare dichiarazioni che possano accendere gli animi, specie se lanciate dallo scranno della presidenza della camera dei deputati, evitando di conseguenza di trascinare la istituzione da egli presieduta in una bagarre veramente di bassa lega.
Evidentemente, egli non vuole placare le polemiche, evidentemente, il suo ruolo è quello del divaricatore e non del mediatore delle posizioni, in questo momento.
Egli ha acceso il fuoco della polemica, prima per interposta persona, la cui testa è appena caduta nel piatto del potere berlusconiano, poi addirittura, in prima persona, coinvolgendo la treza carica istituzionale in volgari conflitti personali.
E che dire delle motivazioni che lo hanno indotto a questo irrazionale comportamento?
Cambiano di settimana in settimana, facendo emergere la miseria politica nella quale naviga in questo momento.ù
Ed ora, invoca rispetto per la sua persona e per il suo profilo istuzionale.
Ma il rispetto, come pure il consenso in politica, bisogna meritarselo, e Gianfranco fini tutto ha dimostrato sinora, tranne di avere rispetto di se, del governo, delle isituzioni e delle esigenze del popolo sovrano.
Ora almeno, affronti con dignità il presente ed il futuro che si è disegnato e che si è costruito, senza livore, senza rancore, senza invidia e gelosia infantile, per quei movimenti politici che hanno dimostrato di avere un ruolo straordinariamente importante in queste ore così dense di preoccupazione per l’incerto futuro del paese.
Il silenzio della Lega e la grande dignità con la quale i leghisti stanno vivendo queste drammatiche ore, descrivono quell’aplomb anglosassone e quel grado di civiltà che altri rivendicano, ma che non sanno vestire.
Ma a tutto c’è un limite, e questa regola, vale per tutti:
anche e soprattutto per il presidente della camera dei deputati.
Non è una poltrona che fa un leader, e questa sporca storia, ne è la dimostrazione lampante.