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Regioni viziose, regioni Virtuose, la corruzione ed il voto di scambio mafioso

sabato, 29 settembre 2012

Finalmente qualche esponente del governo italiano mette mano ad azioni di ripristino della legalità e della democrazia nelle regioni in cui le organizzazioni mafiose dominano consenso e voto.

I territori del sud Europa, o del nord africa, che dir si voglia, i paesi denominati P.I.G.S., i territori mafiosi controllati dalla mala politica ed i territori degradati e controllati dalle mafie, tutta quella babele di inciviltà che impedisce all’Italia di essere e divenire un paese normale fra i normali, civile fra i civili, tutti questi bizantinismi rischiano seriamente di essere commissariati e degradati al ruolo subalterno di “colonia bizantina del malcostume e della malavita” dipendente dal governo italiano.

In realtà, andrebbe spezzato anche il legame anomalo fra voto e indirizzo politico per quelle regioni e per quei territori, in grado di influenzare la maggioranza parlamentare di qualsiasi governo nazionale, condizionandone le scelte politiche attraverso il do ut des classico fra mafie e politica:

il voto di scambio.

Il voto di scambio fra casta politica e casta mafiosa avverrà ancora una volta attraverso l’ennesimo vergognoso e mafioso indulto, creato volontariamente dalla casta politica che chiude le carceri invece di inaugurarne di nuove creando ad arte una emergenza carceri che crei a sua volta i presupposti per svuotare le carceri e inondare strade, piazze, vie e vite dei cittadini, di delinquenti assicurati alla giustizia con fatica e tanto lavoro da forze dell’ordine e magistratura inquirente.

E la mafia, alla vigilia di ogni elezione importante, pretende ora un indulto, ora l’alleggerimento del regime del 41-bis.

Ma per ottenere una vera rivoluzione democratica delle libertà in effetti, occorre spezzare questo vincolo politico-mafioso, molto condiviso dal popolo degli elettori viziosi, occorre affrontare e risolvere definitivamente:
la questione mafiosa, la questione meridionale e la questione morale.

Per avere contezza di tali ragioni, basterebbe ascoltare le intercettazioni che coinvolgono le prime cariche istituzionali, quando la magistratura inquirente è riuscita a scoprire quali legami intercorrevano fra i politici che le rivestono e gli ambienti mafiosi con i quali sono scesi a compromesso, per ottenere dei voti, come nel caso della seconda carica istituzionale incarnata dal siciliano renato schifani e quello che definirei “il compromesso storico delle trattative stato-mafia“, come nel caso della prima carica istituzionale, il napoletano sub-re giorgio napolitano.

Un siciliano ed un napoletano.

Una coincidenza?

No, io credo che non sia una pura e semplice coincidenza, quanto si tratti di una manifestazione rappresentativa di quella “colonia bizantina”, di quella questione meridionale irrisolta, di quella coltre buia e sinistra che vive di illegalità diffusa, di politica e burocrazia corrotte, di infiltrazioni mafiose, di affiliazioni mafiose, di estorsioni mafiose e di usura mafiosa.

Ma a tutto questo magma putrefatto e puzzolente, tutto questo mondo mafioso nascosto e malcelato nello stato italiano, a tutta questa fogna si potrà rispondere solamente con l’adozione delle seguenti normative:

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
usura,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.