Articoli marcati con tag ‘presidente degli stati uniti d’america’

Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader

venerdì, 9 novembre 2012

Si dimette il direttore della CIA, David Petraeus :

«Ho tradito mia moglie, è inaccettabile per un leader»

Incredibile dichiarazione all’indomani della vittoria presidenziale democratica di Obama dalla viva voce del suo mancato concorrente repubblicano, Petraeus.

Cosa sta accadendo ai vertici della intelligence americana?

Cosa sarà dell’alleato israeliano?

Cosa sarà delle missioni di pace all’estero?

Cosa sarà della minaccia nucleare iraniana e coreana (del nord)?

Cosa cova sotto le ceneri di questa campagna elettorale presidenziale americana?

Personalmente, non riesco a credere alla motivazione addotta da Petraeus e non mi convince nemmeno il contesto e la tempestività, oltre che la tempistica, che sembra studiata a tavolino.

Anzi, è l’intera vicenda che non mi convince, affatto.

Mi lancio in una (in)credibile e surreale interpretazione personale.

Io la leggo così :

il capo della CIA Petraeus, da sempre in contrasto con la presidenza Obama, si dimette adducendo una “motivazione” che non rispecchia il proprio comportamento, ma quello del presidente Obama.

Siamo di fronte ad un nuovo caso Clinton-servizietto orale-alla-Casa-Bianca modello Monica Lewinsky?

E se fosse invece un tradimento omosessuale?

Michelle Obama è moglie di un leader, anzi, del Leader Americano per antonomasia.

Obama rieletto presidente ringrazia la moglie per averlo aiutato a vincere e sottobanco la tradisce?

Magari con un altro uomo?

Scandalo alla Casa Bianca.

Prossimamente su questi schermi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Riflessioni a tastiera aperta 11/04/2012 di Gustavo Gesualdo

mercoledì, 11 aprile 2012

Economia

Marchi storici dell’agroalimentare italiano sono in gran parte passati in mano estera
L’economia reale italiana cade sotto i colpi di una classe politica da pensionare e di una classe burocratica da licenziare al più presto.
L’economia italiana al collasso è strozzata da uno stato inefficiente ed un anti stato molto efficace.
Se non si eliminano le mafie e si ripristinano condizioni di libera concorrenza al più presto, l’italia fallirà sicuramente.

La longevità e l’aumento indiscriminato della popolazione mondiale mettono a rischio il welfare ed i bilanci pubblici
Riflessione amara, quanto vera ed autentica.
Occorre una nuova classe dirigente mondiale e dei singoli paesi a democrazia avanzata o economia emergente.
Occorrono persone che non nascondano la testa sotto la terra, ma affrontino la situazione ed offrano soluzioni politiche credibili e realistiche ad un problema veramente importante:
l’esigenza di prendersi cura degli anziani.

Politica

George Clooney a tutto campo per la raccolta fondi per la rielezione di Obama alla presidenza degli stati uniti d’America
Mi sbaglierò (mai sbagliata una previsione ed una analisi politica in vita mia), ma secondo me, il prossimo candidato democratico alla presidenza degli stati uniti d’America dopo Obama sarà di nuovo un attore.
E forse, ora sappiamo anche perché a Clooney non conveniva sposare una italiana, ma certamente conviene sposare una americana.
Inoltre, esiste una già consolidata tradizione di attori prestati alla politica americana:
Arnold Alois Schwarzenegger, Governatore della California;
Ronald Wilson Reagan, 40° Presidente degli Stati uniti d’America.

Giorgio Napolitano, Capo dello Stato: non basta invocare la crescita, servono azioni
Beh, se un uomo del parlare e del ragionare all’infinito comincia a parlare come un uomo del fare, allora credo che la svolta autoritaria in italia sia dietro l’angolo.
Aveva ragione Benito Mussolini:
governare gli italiani non è impossibile, è inutile

Salute

Diagnosi delle cardiopatie: disponibile una macchina a raggi infrarossi
Una macchina che con una diagnostica non invasiva offre una rivoluzione nella indagine sulle cardiopatie e costa “solo” 100.000,00 euro.
Ma su una cifra così irrisoria non si possono chiedere e prendere tangenti corpose come potrebbe accadere con le macchine per la Tomografia Assiale Computerizzata, le Risonanze Magnetiche e le apparecchiature di altissima precisione per la Radioterapia.
Mi sbaglierò, ma prevedo che queste macchine così poco costose verranno adottate con molto ritardo nelle strutture pubbliche sanitarie italiane, a tutto danno della salute dei cittadini-contribuenti.

Flussi migratori ed Immigrazione

L’immigrazione aumenta in maniera inversamente proporzionale al diminuire di salari, che in italia, sono i più bassi d’europa e di tutto il mondo occidentale.
Chi tiene bassi i salari, aumenta e favorisce l’ingresso degli immigrati.
Chi tiene bassi i salari emargina dal mondo del lavoro (e dal paese) i competenti ed i capaci.
Chi tiene bassi i salari, condanna il paese ad introdurre solo bassa manovalanza dalla immigrazione, mentre negli stati intelligentemente e razionalmente governati, si introduce dalla immigrazione la bassa manovalanza ed anche l’intelligenza qualificata
Quest’ultima tipologia di immigrazione, contribuisce al crescere della conoscenza e della sapienza, aumentando il valore del know how (le cosiddette knowledge economies) e complessivamente il valore della intera economia di un paese.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

America Mon Amour – 11/09/2001

sabato, 10 settembre 2011

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Stasera mia moglie indossa una maglia completamente nera, con una bandiera americana stampata sul petto.

Ricordo ancora quando acquistammo quella maglia.

Era l’11 settembre 2002 ed eravamo ospiti di un villaggio turistico di proprietà tedesca nel sud della Puglia.

La sera precedente avevo chiesto al direttore del villaggio, quali momenti di riflessione avesse programmato nel primo anniversario dalla tragedia delle Twin Towers.

La Germania era uno di quei paesi che avevano mal digerito la voglia statunitense di inseguire il terrorismo e di combatterlo in tutto il mondo.

Quindi il direttore, con poca abilità e diplomazia, fece intendere che nulla sarebbe stato organizzato in quel villaggio per ricordare l’evento storico che ha sconvolto gli equilibri mondiali più di ogni altro.

Fu così, che alla mattina dell’11 settembre, io e mia moglie uscimmo dal villaggio e ci recammo nel più vicino centro abitato con l’intenzione di acquistare un capo di abbigliamento che raffigurasse un simbolo degli USA.

Trovammo solo una maglietta nera, con stampata sul petto la bandiera a stelle e strisce.

Era un indumento femminile.

Mia moglie lo indossò.

Tornammo nel villaggio e ci recammo a fare colazione.

Il direttore, ossequioso, ci accolse all’ingresso della zona adibita alla prima colazione.

Un sorriso smagliante fu la risposta che gli consegnammo, dopo aver visto il suo viso trasformarsi alla vista della maglia a stelle e strisce.

Grande fu la sorpresa di vedere all’interno un altro cliente che si era completamente bardato di bandiere americane:

ne aveva sulla bandana, sulla maglia, sul pantaloncino, sulle calze e persino sulle scarpe.

Ci scambiammo un sorriso, solo uno.

Ora, a distanza di tanto tempo, e guardando quella maglietta, mi domando:

cosa abbiamo imparato noi italiani e noi europei da quella tremenda lezione della storia?

Cosa vuol dire la politica filo-araba di italia e UE?

Abbiamo già dimenticato a chi deve l’Europa la propria libertà?

Abbiamo già dimenticato che l’Italia deve la sua indipendenza economica, la sua sicurezza esterna ed interna e la sua potenza politica alla fraterna amicizia degli americani?

E se non abbiamo dimenticato tutto questo, perchè, nonostante tutto questo, li stiamo tradendo?

Durante l’ultimo governo Prodi, il ministro per gli affari esteri D’alema rafforzò la politica di avvicinamento alle frange arabe più estreme e più vicine al terrorismo islamico.
Fu in quel periodo che scrissi America Mon Amour.
In ricordo degli uomini e delle donne che hanno perduto la vita a causa del terrorismo islamico fondamentalista.
Dedicato a coloro i quali difendono quotidianamente la libertà in questo mondo sempre meno libero e sempre più violentato dal terrorismo religioso a matrice islamica.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

PS
Ora, che l’intero sistema arabo del Mediterraneo è imploso, oggi che il Mediterraneo è in fiamme, quali considerazioni possiamo rilevare nei confronti dei fautori e dei sostenotori della politica filo-araba italiana ed europea?

La Crisi delle Democrazie Occidentali

martedì, 9 agosto 2011

Assistiamo ormai da un ventennio, alla caduta ed alla decadenza delle democrazie occidentali liberali, bloccate al loro interno dalle corporazioni e dalle caste del (pre)potere politico, vinte, piegate, sconfitte e soggiocate a loro volta dalla storica vittoria sul comunismo.

Dalla caduta del Muro di Berlino e dal conseguente smantellamento della Cortina di Ferro inizia infatti la caduta verticale del dominio globale delle democrazie occidentali liberali, incapaci di innovare la propria politica senza l’antagonismo anticomunista.

La corona del nuovo dominio globale è infatti da assegnare alla Cina, unica figlia sopravvissuta insieme a Corea del Nord e Cuba, di quel comunismo tanto combattuto dalle democrazie occidentali.

Ma è molto improbabile che sia l’ideologia comunista il valore di riferimento che si dimostra vincente nella Cina contemporanea, quanto un mercato economico in forte crescita che trascina nel suo sviluppo tumultuoso anche la società cinese, ma che non riesce a prenderne e condizionarne più di tanto, le redini politiche.

La Cina, al contrario degli states infatti, è una repubblica socialista governata da un partito unico.

E questo aspetto affatto secondario alla sua prevedibile crescita economica, le consente di navigare i mari agitati dei tempi di crisi moderni con adeguata sicurezza, potendo contare su di un potere esecutivo saldo e forte, continuativo, stabile e politicamente governato.

La politica delle libere democrazie occidentali appare invece in profonda crisi di identità, insicura, ferita a morte dalle sue stesse regole democratiche.

E’ grazie alla regola dei numeri che, per esempio, all’interno delle potenze economiche e nucleari europee si sono aperte profonde crisi di identità, avendo concesso un ingresso senza limiti a milioni di immigrati di religione mussulmana, affatto inclini alla integrazione, ed anzi, fortemente motivati nel raggiungere il potere in europa attraverso la regola democratica dei numeri e piegarla alla legge coranica della Shariʿa.

Ed è sempre grazie allla regola dei numeri che all’interno di paesi avanzati come l’Italia, si sono aperte profonde crisi di identità regionale e di rappresentanza avendo il sud, raggiunto la maggioranza numerica e democratica, esprimendo così un potere dominante nel parlamento, un potere che non è affatto libero dai condizionamenti mafiosi, dalla incapacità di governo dei suoi quadri dirigenti e da uno stile di vita assolutamente incompatibile ed antitetico con un ordinamento giuridico che garantisca diritti e imponga doveri, dato che appare evidente come le regioni meridionali siano assolutamente e da sempre malgovernate, impegnate a rivendicare solo dirittti, ma mai inclini a rispettare le relative regole.

Così, grazie alla regola democratica dei numeri e delle maggioranze, le scelte ragionate, le intelligenze acute e le volontà politiche siano sottomesse ad una casta politica insignificante, immorale, troppo spesso corrotta, talvolta mafiosa, ma soprattutto, senza alcuna capacità di interpretare le esigenze del popolo ed offrire risposte che lo soddisfino.

Così le esigenze delle famiglie e delle aziende italiane ed europee, vengono sottomesse a stili di vita assai improduttivi, prevaricatori ed arroganti, non assimilabili e nemmeno integrabili nelle società civili occidentali.

Così, le garanzie democratiche si dimostrano mera riserva proliferativa di territori e popoli fuori legge e di soggetti il cui comportamento risulta altamente pericoloso per la sopravvivenza dei paesi europei ed occidentali così come sono oggi.

Va sottolineato come, il paese occidentale che rappresenta maggiormente il mito della interazzialità e della multiculturalità incontri la sua prima vera crisi di identità e di potere, vedendosi addirittura svalutare in credibilità e fiducia dalle società internazionali di rating, proprio nei tempi in cui ha espresso il suo primo presidente “differente” dai precedenti.

Gli Stati Uniti d’America inoltre, debbono la garanzia sul loro debito pubblico interamente alla buona volontà del popolo comunista cinese, il che, rappresenta una duplice sconfitta storica per l’America.

Non bisogna dimenticare però, che un certo margine di perdita di credibilità, di immagine e di potere gli states lo abbiano incontrato anche a causa degli attentati terroristici del fondamentalismo islamico, volti proprio a minare alla base il potere e l’immagine dell’infedele occidentale per eccellenza:

la libera e democratica America.

Da non sottovalutare anche il fallimento della esportazione delle democrazie nei paesi arabi mussulmani come l’Irak o l’Afghanistan, fallimento che nasce anch’esso da una cocente delusione storica:

la raggiunta convinzione che la religione islamica sia assolutamente antitetica al sistema democratico e civile occidentale.

Tutto questo quando il presidente USA risponde al nome di Barack Hussein Obama II:

un paradosso che solo la bizzarria della storia poteva inventare.

Il Mediterraneo appare come un fattore ad alto rischio per l’europa, essendo proprio i paesi dell’area mediterranea o comunque dell’area meridionale europea, quelli esposti ad un maggior rischio di default:

Grecia, Italia, Spagna, Portogallo.

Mentre i paesi arabi mediterranei sono tutti in preda a rivoluzioni interne terribili, condizione di crisi che peggiora ancor più l’intero quadro socio-politico-economico europeo, come si nota nell’intervento armato nella crisi libica.

Una certezza emerge da questa analisi:

lo stile di vita e di governo delle popolazioni dell’europa meridionale è fallito, rischiando di trascinare con se, il resto delle popolazioni e dei paesi europei.

Non sono infatti di poco conto le spinte separatiste che vive questa europa contemporanea (proprio nel suo cuore direzionale in un Belgio ormai prossimo alla secessione interna) nata come una europa delle nazioni, anzichè come una europa dei popoli.

Come non sono affatto da trascurare il massacro norvegese messo in atto del giovane Ander Behring Breivik, gli odierni tumulti inglesi ed il malessere che serpeggia sempre più in questa europa che è tutta da rifare, soprattutto nelle sue scelte impossibili e suicide che prevedono una sempre più possibile maggioranza democratica nel prossimo futuro che non risponda più alle radici cristiane, civili, storiche e culturali dei popoli europei.

Va inoltre valutato storicamente e politicamente come, in taluni paesi del sud del mondo, sia ormai dimostrato come non sia possibile applicare un sistema democratico liberale e civile basato sulla alternanza.

Una prova vivente ne è l’Italia, passata da una repubblica socialista governata da un partito unico (fascismo) per approdare ad una sempiterna democrazia bloccata, all’interno della quale si è strenuamente impedito a certa immaturià ed irresponsabilità politica delle eterne opposizioni di raggiungere il potere e, laddove invece esse siano riuscite nell’intento di governare il paese, abbiano miseramente fallito, cadendo sotto il peso della loro cattiva predisposizione alla disciplina ed all’ordine.

Prego raccogliere la similitudine fra il fascismo storico italiano ed il comunismo cinese moderno:

entrambe, possono essere definite come delle repubbliche socialiste governate da un partito unico.

Prego anche raccogliere le sempre più motivate e numerose voci che chiedono l’intervento di governi dal potere non subordinato alle normali regole democratiche, al fine di superare le molteplici crisi in atto nelle democrazie occidentali.

Prego raccogliere le sempre maggiori e numerose spinte separatiste di popolazioni che non condividono affatto stili di vita che sono alla base delle crisi contemporanee, sia politiche che sociali, che economiche e finanziarie.

Un esempio ne è ancora l’Italia, unita con la forza in un paese che non è mai stato omogeneo ed integrato.

E sono sempre e proprio le mancate integrazioni il leit motiv dei nostri giorni.

Politici illuminati capaci di comprendere tale analisi e costruire un futuro adeguato cercansi.

Non è più il tempo delle partitocrazie:

è venuto il tempo degli uomini e delle donne di coraggio che sanno superare la vergognosa presenza politica di idioti e di incapaci assolutamente immeritevoli di rappresentare e di governare alcunchè.

Il treno della storia non ha mai aspettato nessuno, men che meno indecisi ed insicuri, ovvero ammaliati e soggiogati dal potere in quanto tale.

Bisogna far presto, prima che la democrazia uccida ciò che resta dell’europa e prima che i mercati perdano ogni fiducia nella possibilità delle potenze europee ed occidentali di risolvere i loro problemi.

In Cina infatti i mussulmani che protestano con violenza non trovano terreno fertile, ma anzi, vengono probabilmente utilizzati per rendere fertile il terreno cinese.

Basterà ricordare come il presidente cinese Hu Jintao lasciò precipitosamente il G8 dell’Aquila in l’Italia per rientrare in Cina a soffocare la crisi nello Xinjian, provincia nordoccidentale della Cina dove vive una maggioranza di etnia musulmana turcofona e dove erano in corso violenti incidenti con centinaia di morti, fra gli uiguri (mussulmani) e i cinesi di etnia han (che è maggioritaria in Cina).

E c’è ancora qualche decadente idiota politico che in Italia ed in Europa sostiene fortemente l’ingresso di paesi a maggioranza mussulmana come la Turchia nella Unione Europea:

misteri degenerativi delle democrazie e del frainteso senso della libertà individuale e collettiva.

Anche per queste evidenti idiozie, il sistema democratico occidentale appare in una crisi senza uscita, profonda e per certi tratti, suicida.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Guerra Santa islamica: fra terrore e usurpazione

lunedì, 2 maggio 2011

Bin Laden, il fondatore del MAK e della organizzazione terroristica islamica Al Quaeda, è morto, ucciso da un commando militare americano in territorio pachistano, lì dove si è sempre pensato si nascondesse.

Si chiude così un’era di terrore nella ideologia religiosa reale di un Islam egemone nel pianeta Terra, terrore che culminò nel famigerato eccidio terroristico dell’11 settembre 2001, in un folle piano di annientamento dei luoghi simbolo del potere cristiano ed occidentale nel mondo attraverso il dirottamento ad uso terroristico di quattro voli civili commerciali, per lanciarli contro i seguenti obiettivi:

le due Torri Gemelle, le Twin Towers del World Trade Center di New York, simbolo della economia e del commercio mondiale;

il Pentagono, quartier generale del Ministero della Difesa USA;

il Campidoglio, meglio conosciuto come la Casa Bianca, residenza dei presidenti degli Stati Uniti d’America.

Da quel giorno, il mondo è cambiato parecchio, risvegliato improvvisamente da un nuovo tipo di guerra, cui nessun paese occidentale era in grado di porre contrasto.

Una miriade di attentati terroristici nel mondo seguì quel maledetto giorno, ovunque, questo nuovo quanto antico pericolo, ha terrorizzato e ucciso, nel nome dell’Islam.

La morte dell’ideatore e dell’organizzatore di questa assurda guerra religiosa, pone fine ad un ciclo temporale ben preciso e delineato, all’interno del quale questa nuova guerriglia islamica, ha terrorizzato ovunque:

Russia, Cina, Giappone, India, Europa, Africa, Asia, America del nord, America del Sud, mondo arabo.

Il metodo utilizzato è stato di una violenza e di una barbarie incredibili, clonato da uno stile di vita che è divenuto esso stesso simbolo di terrore e devastazione:

quello Talebano.

Ma la scomparsa di Bin Laden, coincide (casualmente?) anche con il fallimento catastrofico di quasi tutti i sistemi statuali che imponevano la legge coranica:

Libia, Egitto, Siria, Tunisia.

Forti scuotimenti in tutti gli altri paesi islamici:

Arabia Saudita, Iran, Giordania, Yemen.

E’ la fine del sistema islamico, scosso sin nelle sue fondamenta, incapace di ricevere e garantire libertà e democrazia, come dimostrato dalle catastrofi umane afgana, irachena e somala.

Il Libano, in tutta questa storia, è un capitolo a parte, essendo imploso più volte e proprio per mano di quei paesi islamici estremisti che finanziavano il terrorismo integralista, nemico giurato della componente cristiana libanese.

E’ la fine di quel mondo politico italiano e mondiale che guardava con simpatia a quei movimenti politici ed a quelle dittature islamiche che oggi sono sull’orlo di una guerra civile, se già non vi sono ampiamente immersi.

Non era un eroe, Bin Laden, ne un mito politico:

egli era solo un pazzo violento e sanguinario.

Si chiude così un capitolo storico, che avrà sicuramente ancora strascichi e conseguenze nella nostra vita quotidiana, a cominciare proprio da quella fuga in massa di islamici che cercano di immigrare clandestinamente in Europa attraverso le frontiere italiane, attraverso quel paese che, la stessa Unione Europea, osteggia nel suo tentativo naturale e di diritto di difendersi da questa invasione.

Ma anche questo, è un paragrafo di quel capitolo della storia contemporane affatto ambiguo che titola “Guerra Santa, espansione demografica islamica ed egemonizzazione dell’Islam nel mondo”.

Questo è il pericolo più grave che corre l’intero occidente in questo momento.

Si tratta di un’altra Guerra santa, più subdola e insinuante, che prevede l’infiltrazione dei paesi occidentali da parte di enormi quantità di islamici, sotto forma di immigrazione clandestina, stoltamente tollerata ed accettata, che punta esclusivamente a prendere il potere attraverso la regola dei numeri delle democrazie.

Una volta raggiunto il limite democratico che conduce al potere, essi imporrebbero la legge coranica in tutto il globo.

Questa è l’eredità che lascia il folle Bin Laden all’umanità.

Questa è l’aggressione che dobbiamo combattere strenuamente.

Questa, è la nostra “sfida per la sopravvivenza”, combattuta in una guerra di civiltà e di identità territoriali, etniche, religiose, storiche e culturali che non si confrontano, a causa della volontà islamica di non integrarsi, ma di insediarsi in altri territori, scalzando popoli, regole, libertà e conquiste democratiche al costo della volontà del Profeta Maometto, della sua idiosincrasia razzista e violenta nei confronti di chi è diverso da un islamico.

Non vi è pace in questa sfida, non vi è solidarietà ne amore.

E noi occidentali, non dobbiamo commettere l’errore mortale di combattere questa Guerra Santa invitando alla pace, offrendo solidarietà, donando amore.

L’espansione demografica islamica è l’altra faccia del terrorismo islamico, quella buona e pietosa, quella che si insinua al meglio nelle pieghe della nostra cristianità, del nostro modello democratico e liberale, al solo fine di infiltrarlo sino alla saturazione democratica, prendendo quel potere che il terrorismo non è riuscito a prendere, raggiungendo il governo dei paesi occidentali per poter uccidere l’occidente dal di dentro, dall’interno.

L’affermazione della Shari’a attraverso il metodo democratico, questo è il loro vero obiettivo.

Questo è il nostro pericoloso nemico.

Questo è il futuro che dobbiamo assolutamente scongiurare.

la Guerra Santa di Bin Laden è fallita.

La Guerra Santa di Maometto è invece ancor viva e vegeta.

Difendetevi popoli liberi, oppure pregate per le vostre povere anime, poichè esse non vi apparterranno più.

Come pure le vostre case, le vostre vite, le vostre famiglie.

E’ morto Bin Laden, il principe del terrore.

Non è morto il suo progetto terroristico.

Ha solo cambiato pelle, mimetizzandosi e rendendosi invisibile al suo odiato nemico infedele:

il mondo libero e democratico occidentale.

Noi, per dirla in una sola parola.

Difendersi da questo attacco, non è un diritto, ma un sacrosanto dovere cui è vietato mancare.

Amen.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Venti di guerra

mercoledì, 24 novembre 2010

Uno degli ultimi baluardi delle dittature comuniste, la Corea del Nord, bombarda senza alcuna giustificazione un’isola della Corea del Sud.

Gli Stati Uniti d’America, il poliziotto del mondo, abbandonano ogni reticenza ed inviano nel Mar Giallo la portaerei militare USS George Washington, dotata di 75 aerei da combattimento.

E’ la fine della politica obamiana delle mani tese verso quelle dittature che minacciano la pace nel mondo.

La Corea del Nord e l’Iran, hanno più volte annunciato piani strategici per lo sviluppo della tecnologia nucleare con la malcelata intenzione di usare tale tecnologia a fini militari.

Entrambe le dittature, rappresentano una seria e grave minaccia per altri paesi come la Corea del Sud ed Israele.

Entrambe le dittature dispongono di mezzi militari di offesa capaci di trasformare le minacce in realtà.

L’Iran infatti, sta acquistando da tempo missili a lunga gittata dalla Russia e sta sviluppando velocemente la tecnologia ed il know how nucleare.

In pratica, l’Iran dispone di tutte le componenti per indirizzare missili nucleari su Israele.

La Corea del Nord invece, riceve rifornimenti militari dalla Cina ed ha effettuato esperimenti nucleari nel 2006 e nel 2009.

L’antico spettro dell’aggressione comunista unito alla nuova follia fondamentalista islamica, rappresentano minacce concrete alla vita umana su questo pianeta.

Anche Barak Obama ha finalmente intrapreso l’unica via che le follie fondamentaliste ideologico-religiose possono temere:
l’uso della forza.

E’ la fine della illusione di una politica delle delle mani tese nei confronti di folli e sanguinari dittatori.

E’ il sano ritorno alla massima latina:

si vis pacem, para bellum.

Contro un pazzo non si può usare una carota come mezzo di difesa.

Per difendersi dalla minaccia di un folle, bisogna usare il bastone.

Obama ha perduto molto tempo su di una strada errata.

Ora, deve recuperare il tempo perduto.

Ora, è il tempo di dare ragione alla famiglia Bush.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Crisi dei sistemi democratici

martedì, 14 settembre 2010

Dopo la crisi del sistema delle ideologie contrapposte intervenuta dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la crisi economico-finanziaria recessiva, ecco apparire con sempre maggiore delineazione la crisi dei sistemi democratici moderni.

Il caso più lampante è quello della Unione Europea.

Nata dalla volontà univoca dei governi e sottoposta a sbrigativi referendum popolari per ottenerne una facile e frettolosa convalida, inciampa sempre più spesso nel dissenso delle stesse nazioni che la compongono.

Per l’Unione Europea la storia dei paesi membri, la cultura e l’ispirazione religiosa, non rappresentano valori da difendere, ma piuttosto questioni di poco peso, da offendere, da mettere all’indice.

Un caso su tutti vale per l’identità religiosa cristiana.

Il crocifisso?

Va eliminato dalle scuole, secondo la UE.

Una cantonata madornale?

No, no, è solo la punta dell’iceberg.

Un iceberg fatto di quote latte, di petali dei fiori da contare, di tradizioni dolciarie da eliminare.

La preclusione dai luoghi pubblici del crocifisso inoltre, fa il paio con una assente politica di contrasto nei confronti di quella violenza religiosa che è parte indiscutibile ed inscindibile della religione islamica, figlia parenticida di quella religione cristiana che è parte integrante della storia dell’europa, e della umanità intera.

E questo è un passaggio che non va affatto sottovalutato.

La crisi delle moderne democrazie è infatti identificabile nella sin troppo facile aggressione cui viene sottoposta dai sogni coranici di egemonizzazione e di espansione planetaria del verbo islamico.

Una democrazia è governata dalla maggioranza dei numeri ed è proprio in questa direzione che si insinuano una serie di subdoli attacchi liberticidi nelle democrazie moderne, attacchi che tendono ad utilizzare il concetto di maggioranza dei numeri per invadere le democrazie, prenderne il potere democratico ed ucciderle dal di dentro per distruggerle, per sterminarle.

E questa crisi identitaria, questa mancata tutela degli interessi storici dei territori e delle genti che popolano l’Unione Europea, offre una inesistente resistenza alle novelle invasioni demografiche ed alle antiche transumanze umane di tipo nomade.

Ed ecco scoppiare il caso “rom”.

L’Unione Europea interpreta al meglio l’altro punto debole delle democrazie moderne:
la supertutela delle minoranze in un regime democratico.

Ed ecco apparire un difetto di rappresentatività.

Se si scontra l’interesse alla tutela della sicurezza e della legalità dei popoli europei nei confronti di un popolo che storicamente rifiuta ogni integrazione, vive di espedienti, elemosine e furti, la Ue non ha dubbi:
prende le parti della minoranza rom.

E senza verificare che un popolo nomade usufruisce pressochè gratuitamente del sistema sanitario e farmaceutico del paese che lo ospita, del servizio di assistenza sociale, del servizio di ordine publlico e di pubblica sicurezza, del sistema penitenziario, della difesa militare, della previdenza sociale e di tutte quelle forme di aiuto per le classi indigenti di una nazione, assistenza che finisce per fare inceve la fortuna di immigrati e rom, esautorando di fatto quegli strati della popolazione storicamente insediata in quei territori dall’accesso al sistema sociale del welfare.

Va comunque pur rilevata una differenza fra rom e immigrati:

la gran parte dei rom viene per vivere parassitariamente nei paesi ricchi della UE, mentre la gran parte degli immigrati che entrano in UE sono di religione musulmana e comportano un maggior disagio per il paese che li ospita, senza contare che in questo modo stiamo pagando noi europei quei missionari della fede musulmana che tentateranno di prendere il sopravvento attraverso quel già richiamato concetto dei numeri e della maggioranza che in un regime democratico porta al potere.

Avete mai sentito un uomo di fede musulmana rifiutare una visita ginecologica alla moglie partoriente perchè il medico è un uomo?

Avete mai sentito di lavoratori musulmani che si privano di cibo di giorno per poi cibarsi di notte restando privi anche di sonno?

Ecco, avviene ogni anno, con il ramadan.

Ma questi lavoratori percepiscono il loro salario regolarmente durante il ramadan, verso un corrispettivo di prestazioni carente di forza e di energie.

Ma se una voce si alzasse a chiedere che i lavoratori musulmani che aderiscono al ramadan vengano messi in un periodo di ferie obbligatorio, pioverebbero invereconde accuse di razzismo.

E questo agire, rappresenta l’essenza della crisi contemporanea delle libere democrazie occidentali.

Ed è per questo che all’interno dei paesi democratici occidentali aumenta sempre più il contrasto fra stili di vita che sono incompatibili fra loro, ma che in virtù della garanzia per le minoranze etniche e religiose, uccide le democrazie stesse più di ogni altra cosa.

E adesso la UE può anche avviare una procedura d’infrazione contro questo sito e qualche baldo islamico può anche farlo saltare in aria.

Questo non toglie nulla alla mia libertà di espressione e al mio diritto di difendere ciò che sono e il territorio in cui vivo dalla stupidità europea e dalla violenza islamica fondamentalista.

E se possibile, vorrei anche difendere il mio diritto a dire pubblicamente che i rom vivono prevalentemente di illegalità.

E adesso, datemi pure del razzista:

se così è per voi, io ne sono orgoglioso.

Orgoglioso di non essere come voi.

Orgoglioso di non avere un presidente che non porta il nome di mio padre e di mio nonno, ma quello di un padre e di un nonno che non voglio come vicino di casa.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

America Mon Amour – 11/09/2001

sabato, 11 settembre 2010

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001

Twin Towers - New York - 11 settembre 2001


Stasera mia moglie indossa una maglia completamente nera, con una bandiera americana stampata sul petto.

Ricordo ancora quando acquistammo quella maglia.

Era l’11 settembre 2002 ed eravamo ospiti di un villaggio turistico di proprietà tedesca nel sud della Puglia.

La sera precedente avevo chiesto al direttore del villaggio, quali momenti di riflessione avesse programmato nel primo anniversario dalla tragedia delle Twin Towers.

La Germania era uno di quei paese che aveva mal digerito la voglia statunitense di inseguire il terrorismo e di combatterlo in tutto il mondo.

Quindi il direttore, con poca abilità e diplomazia, fece intendere che nulla sarebbe stato organizzato in quel villaggio per ricordare l’evento storico che ha sconvolto gli equilibri mondiali più di ogni altro.

Fu così, che alla mattina dell’11 settembre, io e mia moglie uscimmo dal villaggio e ci recammo nel più vicino centro abitato con l’intenzione di acquistare un capo di abbigliamento che raffigurasse un simbolo degli USA.

Trovammo solo una maglietta nera, con stampata sul petto la bandiera a stelle e strisce.

Era un indumento femminile.

Mia moglie lo indossò.

Tornammo nel villaggio e ci recammo a fare colazione.

Il direttore, ossequioso, ci accolse all’ingresso della zona adibita alla prima colazione.

Un sorriso smagliante fu la risposta che gli consegnammo, dopo aver visto il suo viso trasformarsi alla vista della maglia a stelle e strisce.

Grande fu la sorpresa di vedere all’interno un altro cliente che si era completamente bardato di bandiere americane:

ne aveva sulla bandana, sulla maglia, sul pantaloncino, sulle calze e persino sulle scarpe.

Ci scambiammo un sorriso, solo uno.

Ora, a distanza di tanto tempo, e guardando quella maglietta, mi domando:

cosa abbiamo imparato noi italiani e noi europei da quella tremenda lezione della storia?

Cosa vuol dire la politica filo-araba di italia e UE?

Abbiamo già dimenticato a chi deve l’Europa la propria libertà?

Abbiamo già dimenticato che l’Italia deve la sua indipendenza economica, la sua sicurezza esterna ed interna e la sua potenza politica alla fraterna amicizia degli americani?

E se non abbiamo dimenticato tutto questo, perchè, nonostante tutto questo, li stiamo tradendo?

Durante l’ultimo governo Prodi, il ministro per gli affari esteri D’alema rafforzò la politica di avvicinamento alle frangie arabe più estreme e più vicine al terrorismo islamico.
Fu in quel periodo che scrissi America Mon Amour.
In ricordo degli uomini e delle donne che hanno perduto la vita a causa del terrorismo islamico fondamentalista.
Dedicato a coloro i quali difendono quotidianamente la libertà in questo mondo sempre meno libero e sempre più violentato dal terrorismo religioso a matrice islamica.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Afghanistan chiama USA

martedì, 22 giugno 2010

La guerra al terrorismo talebano della droga e delle armi segna il passo.

Le truppe NATO inviate in Afghanistan sono sotto continuo attacco ed hanno gravi difficoltà nel controllo del territorio.

Il comandante delle truppe USA e NATO in Afghanistan generale Stanley McChrystal, viene richiamato inegli Stati Uniti a seguito di alcune esternazioni che hanno notevolmente irritato il presidente Obama.

Tali esternazioni si sintetizzano in una ironica quanto aspra critica nei confronti dei vertici della Casa Bianca sulla conduzione della guerra in Afghanistan.

I vertici militari coinvolti nella questione afgana fecero una richiesta di ben 100.000 uomini per gestire e portare a buon fine la missione di pace, oggi trasformata sempre più in una guerriglia difficilmente gestibile, guerriglia che sta restituendo ai talebani l’immagine di imbattibili guerriglieri.

La Casa Bianca invece inviò soli 30.000 uomini.

I risultati sembrano dare ragione a chi, come il generale Stanley McChrystal, accusa i vertici politici di non conoscere la situazione afgana e di non saper gestire una guerra di questo tipo e dimensione.

Anche la data di rientro delle truppe dall’Afghanistan (luglio 2011) sembra dover essere riconsiderata, poichè in pratica irrealizzabile.

Il presidente Obama deve compiere scelte sicuramente difficili, ma latrettanto certamente inderogabili.

La questione afgana si lega a filo doppio con la questione irachena e con quella iraniana.

Sfondando le resistenze del terrorismo talebano in Afghanistan, si potrebbero cerare le pre-condizioni per una risoluzione definitiva e sicura di tutte le aree di crisi dell’area.

In effetti, se la casa Bianca avesse inviato 100.000 uomini invece dei 30.000 effettivamente inviati, oggi potrebbe guardare con maggiore serenità alla risoluzione di molte delle crisi che attanagliano la politica estera statunitense.

Forse è venuto il momento di vincere per Obama, per soffocare le critiche e per recuperare il consenso di immagine perduto.

Ma per vincere, bisogna osare, per vincere bisogna pur rischiare qualcosa.

E se a vincere devono essere le libere democrazie, allora sarà anche venuto il momento per gli USA di uscire dalla “paralisi da terrore” prodotta dagli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Le libere democrazie occidentali debbono vincere sul terrore, devono annientarlo.

E in un terreno come quello dell’Afghanistan e con nemici come i talebani, la vittoria l’assicura solo il predominio militare e non certamente quello diplomatico.

Perchè se una recrudescenza delle attività terroristiche colpisse malauguratamente ancora gli USA adesso, il presidente Obama dovrebbe spiegare agli americani, come mai nn sia stato fatto tutto il possibile per evitarlo.

E sarebbe questa, una spiegazione difficilmente sostenibile.