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Il primato della politica e la giustizia mancata

domenica, 24 aprile 2016

Si manifesta l’insoluto scontro tra poteri in Italia.

La magistratura indaga la politica, la politica attacca la magistratura.

Un cliché, un déjà vu, un comportamento seriale.

Da dove partire per una analisi di questo fenomeno?

Dal suo apparire?

Sì, solo per lo spunto iniziale.

Dal suo agire o non agire?

Sì, per comprendere i motivi per cui la politica agisce o non agisce e la magistratura può agire o non può agire.

Il primato della politica deve essere analizzato scevro delle ideologie o delle letture ideologiche, se si vuol capire cosa è oggi il governo dei popoli e dei territori.

Ecco, abbiamo raggiunto il primo assunto di questa analisi:

politica non è retorica o discorso, politica è governo, mera amministrazione della cosa pubblica e regolamentazione di quella privata.

E qual’è il compito della politica in una democrazia repubblicana?

Governare la spesa pubblica, indirizzare la spesa in un senso o in un altro, erogare servizi alla cittadinanza accessibili, fruibili, efficaci ed efficienti, emanare leggi che regolamentino i comportamenti umani, difendere e tutelare il territorio e il popolo.

Ora, leggendo i giornali e guardando la tv, si rintracciano questi fondamenti della politica?

Abbiamo bisogno di un caso concreto per rispondere alla domanda.

L’ennesimo conflitto tra potere esecutivo e potere giurisdizionale, altrimenti detti potere politico e potere giudiziario, può essere il caso di analisi.

Perché?

Perché è nel conflitto tra poteri costituzionali che si celano i conflitti tra altri poteri, più o meno leciti e/o legali, rappresentabili o temibili.

Perché è un conflitto aperto ed irrisolto, perché la giustizia in Italia non funziona e il rimpallo delle responsabilità tra i poteri in oggetto pone dubbi sui fondamenti e le intenzioni che sorreggono le posizioni in campo.

Questi dubbi vanno sciolti e questa analisi tenterà un procedimento razionale alla comprensione e alla emersione dei motivi che originano questa crisi irrisolta.

Punto Primo

Il primato è della politica:
essa governa, indirizza, legifera, normalizza e regolamenta ogni singolo comparto della pubblica amministrazione, delle funzioni pubbliche, dei poteri pubblici come delimita gli atti umani in atti leciti ed illeciti, legali ed illegali.

Punto Secondo

Il potere giudiziario è potere tra i poteri democratici e costituzionali italiani, autonomo dagli altri poteri e dipendente o indipendente dagli indirizzi politici a seconda dei casi, normalizzato e regolamentato da essi, unico soggetto deputato alla interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di quelle leggi che la politica scrive e impone.

Credo che, posti questi due punti, possiamo passare all’analisi del caso concreto.

La magistratura indaga su presunti comportamenti illeciti di persone vicine a membri del governo (il parlamento va letto in un libro a parte, essendo direttamente rappresentativo del popolo e contenendo un numero incredibile di parlamentari indagati, specchio dei tempi e del popolo che rappresenta) e la politica risponde con attacchi nel metodo (uso o presunto abuso delle intercettazioni e delle indagini) e nelle persone che incarnano il potere giudiziario, una querelle in cui rispunta ciclicamente il fantomatico “partito dei giudici”, qualificando come “politici” i fini delle indagini della magistratura.

Come potete osservare, ad una normale funzione pubblica giudiziaria corrisponde una reazione anormale e conflittuale.

Perché?

Questo accade ogni volta che la magistratura inciampa in soggetti politici o vicini alla politica nel corso delle indagini, sia amministrative che civili e penali.

Quel “ogni volta” rappresenta un elemento di analisi interessante:
manifesta un potenziale e pericoloso diniego da parte della politica di sottoporsi alla legge e alla costituzione, diniego che vorrebbe estendere l’immunità parlamentare a casi di evidente criminalità, organizzata e individuale.

Pochi i casi di accettazione placida ed equilibrata da parte della politica in questi aspetti conseguenti alla normale funzione giudiziaria di indagine e di giudizio, o presunti tali, sino a prova contraria.

Il primo dato che salta agli occhi è proprio questo:

la volontà malcelata da parte di certa parte della politica di porsi al di sopra della legge e della costituzione.

Il caso

In tema di contrasto alla criminalità organizzata (leggi mafia) il premier Renzi affida ad una commissione composta da magistrati, avvocati e docenti universitari il compito di produrre un testo di riforma.

Il primo elemento che salta gli occhi, è la completa mancanza in questa commissione di soggetti provenienti dalle forze di polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dai servizi di intelligence, come se giustizia e sicurezza fossero due facce di due medaglie diverse e non della stessa.

Ricordo a me stesso che i caduti nella guerra tra mafia e stato sono soprattutto magistrati, carabinieri e poliziotti.

Alcuni nomi:

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Cassarà (detto ninni), Beppe Montana.

Il secondo aspetto da rilevare è che questa commissione ha lavorato a titolo gratuito, non oneroso.

La commissione elabora il progetto di riforma della giustizia e lo consegna al committente:

la politica.

Successivamente, il progetto non viene trasformato in un decreto del governo cui imporre la fiducia nel voto parlamentare.

Semplicemente, viene tenuto chiuso in un cassetto.

Tale provvedimento prende il nome di Gratteri, dal suo presidente, Nicola Gratteri

Uno dei dodici componenti della commissione per la riforma della giustizia è Piercamillo Davigo, interprete principale insieme a Matteo Renzi del dissidio nato tra potere politico e potere giudiziario e preso a caso in questa analisi.

Mi sembra che gli elementi di questa analisi razionale aprano una serie di orizzonti, pongano una serie di domande.

Prima Domanda

Perché la politica chiede alla magistratura di produrre un testo di riforma della giustizia che la renda efficace contro le organizzazioni mafiose per poi tenerlo chiuso in un cassetto e decidere di non vararlo?

Seconda Domanda

Il conflitto tra poteri incarnato da Renzi e Davigo ha una relazione, un nesso di causalità (e non di casualità) con la mancata realizzazione della riforma?

Terza Domanda

Quale è il vero indirizzo politico?
A tutela dello stato contro l’anti-stato mafioso?

Quarta Domanda

Perché la politica ha avviato questo conflitto attaccando intercettazioni e magistratura?

Quinta Domanda

Cosa è la trattativa stato-mafia?

Sesta Domanda

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha eletto come suo presidente Piercamillo Davigo, dopo la produzione della riforma Gratteri e la sua mancata decretazione da parte del governo e legiferazione da parte del parlamento?

Mi fermo qui.

Credo che l’analisi sia sufficiente ad aprire squarci di luce in questo caso di specie come nella analisi di partenza.

Lascio ad ognuno l’elaborazione dell’analisi e il dare risposte alle domande che ho posto.

Una considerazione però la voglio fare.

E la propongo in domande, ancora un volta:

quale valore e significato hanno Michele Emiliano, Antonino Di Matteo e Luigi De Magistris in tutto questo?

Cosa e Chi servono Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi?

E qui, gli squarci e i dubbi diventano realtà.

Ma sono mie considerazioni personali.

Consideratele tali.

Buon ragionamento a tutti.

Gustavo Gesualdo

Riflessioni a tastiera aperta – 17 maggio 2013

venerdì, 17 maggio 2013

Non sei gay?
Non sei clandestino?
Non sei mafioso?
Non sei corrotto?
La tua pelle è bianca?
Beh, lo stato idagliano ha un messaggio per te:
D E V I M O R I R E

Il neo deputato foggiano scalfarotto protagonista universale della svolta nella crisi:
“assistenza sanitaria pagata dal popolo per partner deputati gay”.
Gustavo Gesualdo:
Non una riforma varata, non una liberalizzazione realizzata:
fottono solo soldi per se e per i propri simili.
Non e mai nell’interesse popolo, ma solo ed esclusivamente nel proprio:
conflitto di interesse.
Il Popolo sovrano degli uomini e delle donne normali ringrazia.

Ma sapete almeno perché esistono tante PMI in Italia?
Sapete a cosa è dovuto il successo delle Piccole e Medie Imprese italiane?
Perché sotto i 15 dipendenti si può licenziare i fannulloni e sopra no, ecco perché.

stato, dove sei? Il Paese reale non attenderà in eterno.
Il Popolo Sovrano non morirà di fame e di freddo per una casta corrotta e mafiosa.

Cosa ho capito? Quando un cittadino ha ragione della casta, allora la casta lo definisce “pieno di rabbia”. Orgoglioso e fiero di esserlo.

Un altro schettino a Genova l’ha sfangata.
I morti ammazzati han sempre torto in Italia: fregati i morti, beati i vivi.

La grande editoria mondiale si è trasferita sul web. Ma in Italia il web non è sotto controllo politico come giornali, radio e tv.

Il problema è una legge elettorale che impedisce di avere maggioranza al senato al fine di inibire ed impedire il cambiamento e le riforme.

@beppe_grillo Con un piede tiene pressata la casta e con la mano tiene lontani gli indignati definendoli rabbiosi. The end.

Dopo la laurea, il concorso per l’abilitazione alla professione.
Perché, all’università cosa insegnano?
Diritto della cosca famigliare mafiosa?

Sfrattiamo questa inutile e dannosa casta di parassiti e togliamo loro lavoro, indennità, salario, stipendio, rimborsi spese e pensione.

Ti sei perso, @beppe_grillo ti sei omologato ed hai disperso tua forza.
Ti avevo avvisato su potere casta. Ma hai la testa dura. Fasciatela.

Chi di clandestinità ferisce, di clandestinità perisce.
Chi di piccone ferisce, di piccone perisce.
Chi rompe paga ed i cocci sono suoi.

Debole apertura di una sentenza passata in giudicato alla prostituzione lecita e legale, che sollevi prostitute da violenze.

detto per inciso, io non sono mai andato a p…..e, ma sono assolutamente favorevole alla prostituzione legalizzata che paga le tasse e assicura rispetto della persona umana e della donna, oggi assai mortificate ai margini di strade fredde e buie, violentata da protettori non sempre cercati e voluti. Giusto per chiarire.

PD + PDL insieme anche in campania:
è moda dell’inciucio a cielo aperto.

Perché in questa politica rievocativa c’è tanta nostalgia del passato e poca volontà di costruire il presente. Molta estetica e poca sostanza. Festeggiano Mussolini, Rievocano Hitler. Non il fascismo ed il nazismo. Non il social-nazionalismo o il nazional-socialismo. Molta estetica, poca sostanza. Il mito del super uomo come mito del leader e non come super-amento dell’essere umano nel senso di miglioramento della civiltà umana.

Il Super Uomo di Friedrich Wilhelm Nietzsche non è l’equivalente del concetto di uomo forte, ma è invece certamente quello di Super-amento del concetto di uomo.

Se tutto questo maltempo che si sta abbattendo sul nord Italia si fosse abbattuto in calabria, in sicilia o o in campania, avrebbero già dichiarato lo stato di emergenza con il relativo finanziamento pubblico.
Ma accade nel nord e televisioni, giornali e radio silenziano queste notizie.
Complimenti idaglia: fai proprio schifo, senzadubbiamente.
Ed hanno anche il lurido coraggio di richiamare la “solidarietà” nazionale o difendere l’unità nazionale.

Adesso ci dicono che la recessione è dovuta alle politiche di austerità.
No, questo mondo non potrà salvarsi:
è governato da autentici ignoranti patentati ed interessati a spacciare menzogne per verità.

Datemi 6 anni di tempo e mano libera, senza parlamento e senza governo, solo io, l’Arma dei Carabinieri, e la burocrazia rivista e corretta e vi salvo da questa crisi che altrimenti ci ucciderà, tutti.
Risultato garantito
Ma non venitemi a parlare di casta politica, partiti, sindacati, burocrazia e democrazia:
sono tutti morti, sconfitti dalla loro immensa ingordigia e dal loro inesauribile egoismo.

Il premier Letta non ha governato niente, non ha fatto nulla per la crisi e non aiuta il popolo sovrano dei normali se non sono gay e clandestini, mafiosi e corrotti, evasori ed usurai.
In compenso, ha già fatto due volte il giro del mondo …
… pare il presidente del consiglio dei ministri europeo piuttosto che quello italiano …

Il ricompattamento della casta PD+PDL produce come conseguenza l’isolamento della casta del potere giudiziario.
Intanto, al cittadino qualunque, non entra nemmeno un soldo in tasca da questa guerra di (pre)poteri inefficaci, inefficienti e idioti.
Pensano solo a se stessi: autoreferenziali.

A tutti i griilini:
come volevasi dimostrare l’ingresso in politica di Beppe Grillo ha sostenuto e validato lo status quo della casta invece che mutarlo, cambiarlo o addirittura, eliminarlo.
Anzi, peggio. Con l’astensione di M5S Grillo sostiene attivamente politica pro-gay e pro-clandestini contro il popolo sovrano dei normali.
Ormai Grillo è ricattato dal napoletano del colle con l’arma del vilipendio.
E se ne frega assolutamente della gente normale:
aiuta solo immigrati e froci. Fine della storia.
Ho fatto molto bene a non andare a votare:
io non valido e non sostengo la casta, la combatto.

Ma cosa sei entrato a fare in politica?
A validare e sostenere il sistemza PD+PDL, sostenere con l’astensione le politiche pro-gay e pro-clandestini?
Ma torna da dove sei venuto, traditore!

Negli USA il settimanale New Yorker crea sito sicuro per informatori che vogliano inviare file anonimi ai giornalisti.
Il giornalismo investigativo delle inchieste manca assolutamente invece in Italia.

Come potete constatare, la casta politica italiana non avvia nemmeno una riforma o liberalizzazione ne contrasta la crisi.
L’unica politica della casta è a favore degli omosessuali e avversa agli eterosessuali.
Il parlamento in due giorni opera esclusivamente a favore della lobby dei gay.
Ovviamente il popolo ha votato M5S, PD e PDL solo per privilegiare i gay e sottomettere i normali.

Politici della casta:
chiudete la bancarella monte paschi siena e licenziate tutti gli erbivendoli.
Ecco la prova di quanto sia disastrosa una economia ed una finanza che poggia sul finanziamento pubblico:
genera ladri e fannulloni di primissima qualità.

La dimostrazione che i politici della casta non capiscono nulla di economia e finanza?
Eccola:
secondo loro sono le pubbliche amministrazioni a dover rilanciare l’economia attraverso uno sviluppo che passa dalle casse dello stato.
Così aumenta la spesa pubblica e il debito pubblico vola via, instaurando una spirale malata e drogata, patologica della economia pubblica che non esiste e che, quando c’è, fa solo danni.
Ma chi è quell’idiota che vi ha dato la laurea?

Chi ruba 50 milioni di euro, va solo ai domiciliari ed esce in men che non si dica.
Chi ruba un pollo va in galera e lo mettono in cella con mafiosi ed assassini.

World Invasion (Film 2011 – USA), Sergente Maggiore Nantz:
“…. ciao Ector, non lasciamo indietro nessuno …..”
Ricorda lo slogan di Beppe Grillo

senza euro gli italiani morirebbero tutti di fame e di freddo a causa della non autarchia, cioè, della non autosufficienza.
E comunque, siate responsabili e smettetela di addossare colpe degli italiani viziosi agli europei virtuosi.
Fatela finita, la colpa è vostra, non loro.

Che spasso guardare in faccia chi compra merci rubate quando subisce un furto

Rifondarlo o non rifondarlo?
Questo è il dilemma.

Ma, avete capito bene che la casta attende che la recessione passi da sola e venga spontaneamente il rilancio e lo sviluppo economico?
La casta non farà nulla per affrontare la crisi, perché è la casta, la crisi.
E voi ancora non avete capito che dovete imbracciare i forconi e fare piazza pulita?

Crisi di democrazia, di rappresentanza, politica, economica, del lavoro, sociale e di cittadinanza.
La casta deve morire perché il paese si salvi.
Il popolo sovrano deve acquistare diritto di cittadinanza senza pagare gabella a mafia istituzionalizzata della partitocrazia, della burocrazia e della sovranità defraudata.
Avete finito di rubare democrazia in nome della democrazia.

Tante parole si ascoltano nei programmi tv, tranne quelle giuste.
Paese immobilizzato da malapolitica, cattiva politica, casta politica.
Non vogliono cambiare.
Non cambieranno status partitocrazia, burocrazia e classe dirigente di penosi inetti, incapaci ed idioti politicanti da strapazzo.
Ma che gente senza dignità …

Se in America costruiscono grattacieli in gran numero su di un’isola, la chiamano Manhattan ed accorrono visitatori e turisti da tutto il mondo ad ammirarla.
Se in Italia costruiscono palazzi sul lungomare, la città la chiamano Bari ed abbattono i palazzi definendoli ecomostri.
Piccoli ignoranti senza cervello.

Un berlusconi politicamente finito e continuamente ricattato dai suoi problemi giudiziari sta regalando il Paese ad una sinistra sinistrata e fallimentare e alla lobby degli omosessuali.
La volontà del popolo sovrano è tradita e ignorata.

Il nodo si stringe sempre più.
Il cappio stringe, il tempo pure.

La disperazione offre suo tristo spettacolo, irto di dolore e tragedia, spinto da sopravvivenza e arrendevolezza.

Si tratta di COLF con quei salari. Il minimo garantito per le badanti è mediamente molto più alto di 667 euro/mese. Ma il trucco sta proprio lì: nel chiedere servizi da badante ed offrire contratto da COLF. Senzadubbiamente.

Allora è vero che ogni 11.000 anni la Terra cambia ellisse, entra in scia meteore da anello e si avvicina troppo al Sole.

#ElezioniRoma costi servizi x ogni cittadino: sicurezza, pulizia, verde, arredo urbano, servizi sociali, commercio, prevenzione, annona.
Chi offre di meno?

Il cittadino “X” annuncia che userà la parola clandestino x ogni neonato si nasconda nella pancia della futura madre

Ma cosa è questa ressa dei diritti meno i doveri a senso unico x i non cittadini?
Chi insegna quali doveri in ITALIA?

I dati italiani parlano ufficialmente di deflazione e di immobilismo totale della economia reale e legale: la casta cede Paese alle mafie.

Scandalo Watergate non è mai finito e scandalo Wikileaks non ancora iniziato.
I potenti della terra tremano e barano.

“Il ristorante cosa è: il palco dove esaltare il grande tesoro dell’Italia, l’artigiano e il contadino.”
E non il burocrate, il politico, il sindacalista, il dipendente pubblico, ma L’ARTIGIANO E IL CONTADINO: QUESTO È IL TESORO!
Grande Bastianich !

La COLF della mia invalida madre non pagava tasse, prestazioni sanitarie, farmaci, casa, utenze, previdenza.
Si sentiva sfruttata, disse.
Stronza.

Esiste peggiore punizione per un leader pubblico vedersi negata per sempre l’attività nei pubblici uffici?

Capo dello stato nomina premier mai votati da popolo sovrano in successione consecutiva.
Stato di emergenza non dichiarato? Golpe Bianco.

Interdizione perpetua dai pubblici uffici.
E sempiterna dalle nostre scatole private.
Hammamet attende.
Dalla madunnina alla monetina.

Forse è venuto il momento di rimpatriare tutti i soggetto entrati clandestinamente in Italia.
Pare non siano graditi.

Una Commissione per le riforme?
Un’altra occasione di assegnare cadreghe e di rimandare riforme?
Casta ladra di sovranità e di democrazia.

I mafiosi ti mobbizzano per spingerti nelle mani di altri mafiosi in cerca di difesa.
Stessa cosa fanno csx e cdx.
Questo è un paese mafioso.

Mentre in Europa le destre crescono, in Italia perdono terreno.
Più di un motivo alla base di questo stupido ed inutile orgoglio che cela visione realtà.
Paese reale non accetta vincoli da conservatori di cadreghe.
Futuro piuttosto improbabile senza cambio di marcia e di direzione.
Il No all’Europa è disgrazia certa.
Poveri disgraziati.

berlusconi silvio depista opinione pubblica da unica certezza:
deve andare in galera o partire per esilio.
I ladri vanno in galera o fuggono.

Politici e giudici hanno stessi stipendi, per forza e valore di legge.
Forze di sicurezza pubblica e privata: carne da macello con poca spesa

La casta politica non innalza pene contro violenza su donne:
ai partiti ed ai politici non frega nulla delle donne.
La casta ama e difende solo gay e clandestini.
Questa è la verità.

Un paese mafioso non può che lasciare ampi dubbi nei suoi intenti e nelle sue azioni.
Ovvero nella sua mancata vigilanza o inazione.

In Italia se si fa del bene nessuno regala nemmeno uno sguardo.
Ma se ha ucciso, rapinato, rubato, corrotto, allora è eroe nazionale.
idioti.

S’i fosse fuoco, arderei ‘l mondo; s’i fosse vento, lo tempestarei; s’i fosse acqua, i’ l’annegherei;
S’io fossi Dio ogni Caino sterminerei.

La catena italiana del potere democratico

mercoledì, 15 maggio 2013

In teoria, il popolo Sovrano cede la sua sovranità a mezzo delega rappresentativa parlamentare a politici proposti dal mediatore istituzionalizzato e costituzionalizzato dell’esercizio del potere sovrano.

Sempre in teoria, ricevuto questo potere, i parlamentari della casta partitocratica dovrebbero adempiere alla realizzazione del programma di governo promesso e proposto in campagna elettorale e premiato dai cittadini a mezzo voto-cessione di sovranità.

In effetti, in questo Paese allucinante, mafioso, corrotto e degradato, ma soprattutto incivile e vizioso che è l’Italia, ecco cosa accade nella realtà:

1 – le promesse elettorali, pregne di viltà e di bugie, atte a conquistare esclusivamente la simpatia ed il consenso del popolo sovrano a mezzo impegni impossibili da mantenere nella realtà, si dimostrano una vera e propria truffa continuata ed aggarvata dalla premeditazione e dal metodo associativo, una frode democratica a cielo aperto;

2 – i partiti politici che vincono le elezioni trasformano l’esercizio della sovranità mediata e derivante da delega-truffa elettorale, in atti di imperio, volti a tutelare esclusivamente l’interesse di casta corporativa mafiosa e non, a difendere e tutelare gli interessi del popolo sovrano defraudato cosaì dell’unico potere democratico reale di cui dispone: il voto;

3 – la casta partitocratica utilizza la normazione e la regolamentazione legislativa al fine di impedire ogni cambiamento dello status quo di questa dittatura istituzionale sul popolo sovrano come nel caso della legge elettorale, che impedisce comunque e a chiunque di ottenere un numero sufficiente di parlamentari (in specie senatori) al mantenimento di una solida maggioranza di governo;

4 – la casta partitocratica, burocratica e sindacale ottiene così un privilegiato accesso all’abuso del potere pubblico, reinvestendo in se stessa, infiltrando il potere pubblico attraverso il pesante condizionamento dei concorsi pubblici (magistratura, polizia, carabinieri, esercito, guardia di finanza, sanità, casa, servizi essenziali e sociali, ecc.) e degli appalti pubblici, che vengono concessi solo ad affiliati alla mafia o amici degli amici, in modo da poter contare sempre sull’appoggio del mobbing mafioso avverso quei cittadini che, singolarmente e/o colletivamente, tentano di spezzare questa catena mafiosa della corruzione istituzionale dei poteri dello stato abusati a fini anti-democratici e contro gli interessi del popolo Sovrano.

Se ti opponi puoi morire (attraverso una iperburocratizzazione che inmpedisce volutamente accesso tempestivo e fruttuoso alla tutela della propria salute, per fare solo un esempio), puoi essere oggetto di indagini (pilotate al fine di danneggiare l’immagine di persona pubblica onesta, leale e corretta), puoi essere mobbizzato quotidianamente in un crescendo di abusi reiterati, o perire nella mancata od omessa erogazione di servizi pubblici e quant’altro sia in grado di essere abusato come metodo mafioso di coercizione a mezzo abuso del potere pubblico.

Per cui, ai cittadini qualunque che osassero respingere la condivisione di una tale violenza pubblica sopra soggetti evidentemente ed enormemente più deboli, viene servito un piatto avvelenato che punta a degradare la capacità di fidesa personale e di offesa del sistema mafioso del cittadino “X”, costringendolo a chiedere tutele alla parte avversa a quella che lo aggredisce, in modo da aver condizionato ed acquisito al sistema mafioso e corrotto quel cittadino che non si riconosceva in esso, che lo contrastava, che lo derideva o che lo affrontava a petto nudo, accusandolo di aver occupato abusivamente in nome della democrazia il potere pubblico al fine di abusarne a danno della democrazia e della cittadinanza libera e civile, attiva e disinteressata.

Infine, ma non per ultimo, il miglior mobbing è quello del mantenere fuori dal mondo del lavoro (sempre in abuso del poetere pubblico) i cittadini qualunque, quei cittadini “X” che saranno costretti a dissidi quotidiani con il proprio mondo famigliare, di relazione e di socialità, negando loro il riconoscimento sociale, giuridico, civico e civile della partecipazione alla produzione della ricchezza e del benessere e alla morte prima morale e poi materiale cui porta l’esclusione dall’accesso alla ricchezza, l’impoverimento, la fame di pane quotidiano e la sete di soddisfazioni personali, professionali, di comunità che solo la ricchezza ed il benessere possono offrire.

Quest’ultima, è la più bieca ed usata arma di sterminio da parte della casta partitocratia, burocratica e del potere mafioso e corrotto esercitato in abuso del potere pubblico.

E tutto questo è quel che sta capitando a me, nell asperanza di veder emergere una reazine rabbiosa pubblicamente espressa e da reprimere duramente con “giustificato motivo di pericolosità sociale”.

Ma non per questo mollo, non per questo mi arrendo.

Morirò, piuttosto che conformarmi alla mafiosità e alla corruzione imperante laddove si tenti di sdoganarle dalla illegalità attraverso l’affermazione che, se la gran parte della gente si comporta così, attraverso un travisato e dabusato concetto democratico, il mafioso ed il corrotto, il degenerato e l’anormale, sei tu e non loro.

Morirò piuttosto, mi ucciderete:

ma non mi avrete.

Mai.

Morirò come ho sempre vissuto:

da uomo libero.

Cani.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”

Schettino, vile e codardo pluriomicida è libero: mai in carcere

giovedì, 5 luglio 2012

Nella migliore tradizione napoletana e nel più completo rispetto della tempistica e del metodo mafioso, il vile codardo pluriomicida Francesco Schettino viene rimesso in libertà dalla ingiustizia idagliana, posto che sinora, Schettino non aveva neppure scontato un sol giorno nelle patrie galere, ma aveva dimorato nella sua comoda casa, permettendosi addirittura una fuga di piacere per il pranzo pasquale.

Beh, mancava solo l’ennesimo abuso del rito cristiano del perdono per un tale codardo ed assassino.

Ovviamente, il tutto avviene in un silenzio piuttosto colpevole, complice ed omertoso della informazione idagliana, che dovrebbe invece accogliere inorridita e in un mare di proteste la notizia della messa in libertà di un tal gaglioffo, vile e codardo, le cui mani sono lorde del sangue di tantissime morti innocenti.

Ma in idaglia, mafioso non mangia mafioso, e così via.

Anzi, talune testate riportano addirittura la contraffatta pubblicità di uno schettino eroe, che avrebbe salvato con coraggio ed intelligenza, migliaia di passeggeri.

Ma che schifo di paese è mai questo?

Quali squallidi figuri amministrano la (in)giustizia in Italia?

Quali uomini codardi e capitani pluriomicidi governano le navi nel mare nostrum?

Chi ha formato e chi ha addestrato gli uni e gli altri?

Chi li ha laureati e chi li ha selezionati?

Ma la vera domanda da porsi è questa:

chi pagherà per la perdita verticale di credibilità del sistema di controllo navale italiano e chi pagherà per la inutile e, per certi versi, cercata e voluta morte di decine di viaggiatori-passeggeri-turisti a bordo della Costa Concordia?

Beh, un po come tutte le tragedie idagliane, anche questa si avvia ad una conclusione senza trovare e punire un colpevole, un reo, un assassino, un lurido e vile codardo che venga rinchiuso vita natural durante in una cella penitenziaria, a scontare i suoi evidenti deficit professionali e le sue imperdonabili insufficienze e deficienze (in)umane.

Ma è proprio questo che avviene da decenni in Italia:

si premia chi non merita e si procede irrazionalmente verso scelte che producono un sicuro fallimento.

Lasciate perdere le massonerie e le paventate lobby bancarie:

in Italia vi è abbastanza merda da lordare ed infettare il mondo intero.

francesco schettino presidente della repubblica italiana subito!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X