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Il primato della politica e la giustizia mancata

domenica, 24 aprile 2016

Si manifesta l’insoluto scontro tra poteri in Italia.

La magistratura indaga la politica, la politica attacca la magistratura.

Un cliché, un déjà vu, un comportamento seriale.

Da dove partire per una analisi di questo fenomeno?

Dal suo apparire?

Sì, solo per lo spunto iniziale.

Dal suo agire o non agire?

Sì, per comprendere i motivi per cui la politica agisce o non agisce e la magistratura può agire o non può agire.

Il primato della politica deve essere analizzato scevro delle ideologie o delle letture ideologiche, se si vuol capire cosa è oggi il governo dei popoli e dei territori.

Ecco, abbiamo raggiunto il primo assunto di questa analisi:

politica non è retorica o discorso, politica è governo, mera amministrazione della cosa pubblica e regolamentazione di quella privata.

E qual’è il compito della politica in una democrazia repubblicana?

Governare la spesa pubblica, indirizzare la spesa in un senso o in un altro, erogare servizi alla cittadinanza accessibili, fruibili, efficaci ed efficienti, emanare leggi che regolamentino i comportamenti umani, difendere e tutelare il territorio e il popolo.

Ora, leggendo i giornali e guardando la tv, si rintracciano questi fondamenti della politica?

Abbiamo bisogno di un caso concreto per rispondere alla domanda.

L’ennesimo conflitto tra potere esecutivo e potere giurisdizionale, altrimenti detti potere politico e potere giudiziario, può essere il caso di analisi.

Perché?

Perché è nel conflitto tra poteri costituzionali che si celano i conflitti tra altri poteri, più o meno leciti e/o legali, rappresentabili o temibili.

Perché è un conflitto aperto ed irrisolto, perché la giustizia in Italia non funziona e il rimpallo delle responsabilità tra i poteri in oggetto pone dubbi sui fondamenti e le intenzioni che sorreggono le posizioni in campo.

Questi dubbi vanno sciolti e questa analisi tenterà un procedimento razionale alla comprensione e alla emersione dei motivi che originano questa crisi irrisolta.

Punto Primo

Il primato è della politica:
essa governa, indirizza, legifera, normalizza e regolamenta ogni singolo comparto della pubblica amministrazione, delle funzioni pubbliche, dei poteri pubblici come delimita gli atti umani in atti leciti ed illeciti, legali ed illegali.

Punto Secondo

Il potere giudiziario è potere tra i poteri democratici e costituzionali italiani, autonomo dagli altri poteri e dipendente o indipendente dagli indirizzi politici a seconda dei casi, normalizzato e regolamentato da essi, unico soggetto deputato alla interpretazione e applicazione del diritto oggettivo, di quelle leggi che la politica scrive e impone.

Credo che, posti questi due punti, possiamo passare all’analisi del caso concreto.

La magistratura indaga su presunti comportamenti illeciti di persone vicine a membri del governo (il parlamento va letto in un libro a parte, essendo direttamente rappresentativo del popolo e contenendo un numero incredibile di parlamentari indagati, specchio dei tempi e del popolo che rappresenta) e la politica risponde con attacchi nel metodo (uso o presunto abuso delle intercettazioni e delle indagini) e nelle persone che incarnano il potere giudiziario, una querelle in cui rispunta ciclicamente il fantomatico “partito dei giudici”, qualificando come “politici” i fini delle indagini della magistratura.

Come potete osservare, ad una normale funzione pubblica giudiziaria corrisponde una reazione anormale e conflittuale.

Perché?

Questo accade ogni volta che la magistratura inciampa in soggetti politici o vicini alla politica nel corso delle indagini, sia amministrative che civili e penali.

Quel “ogni volta” rappresenta un elemento di analisi interessante:
manifesta un potenziale e pericoloso diniego da parte della politica di sottoporsi alla legge e alla costituzione, diniego che vorrebbe estendere l’immunità parlamentare a casi di evidente criminalità, organizzata e individuale.

Pochi i casi di accettazione placida ed equilibrata da parte della politica in questi aspetti conseguenti alla normale funzione giudiziaria di indagine e di giudizio, o presunti tali, sino a prova contraria.

Il primo dato che salta agli occhi è proprio questo:

la volontà malcelata da parte di certa parte della politica di porsi al di sopra della legge e della costituzione.

Il caso

In tema di contrasto alla criminalità organizzata (leggi mafia) il premier Renzi affida ad una commissione composta da magistrati, avvocati e docenti universitari il compito di produrre un testo di riforma.

Il primo elemento che salta gli occhi, è la completa mancanza in questa commissione di soggetti provenienti dalle forze di polizia, dai carabinieri, dalla guardia di finanza, dai servizi di intelligence, come se giustizia e sicurezza fossero due facce di due medaglie diverse e non della stessa.

Ricordo a me stesso che i caduti nella guerra tra mafia e stato sono soprattutto magistrati, carabinieri e poliziotti.

Alcuni nomi:

Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Carlo Alberto dalla Chiesa, Antonino Cassarà (detto ninni), Beppe Montana.

Il secondo aspetto da rilevare è che questa commissione ha lavorato a titolo gratuito, non oneroso.

La commissione elabora il progetto di riforma della giustizia e lo consegna al committente:

la politica.

Successivamente, il progetto non viene trasformato in un decreto del governo cui imporre la fiducia nel voto parlamentare.

Semplicemente, viene tenuto chiuso in un cassetto.

Tale provvedimento prende il nome di Gratteri, dal suo presidente, Nicola Gratteri

Uno dei dodici componenti della commissione per la riforma della giustizia è Piercamillo Davigo, interprete principale insieme a Matteo Renzi del dissidio nato tra potere politico e potere giudiziario e preso a caso in questa analisi.

Mi sembra che gli elementi di questa analisi razionale aprano una serie di orizzonti, pongano una serie di domande.

Prima Domanda

Perché la politica chiede alla magistratura di produrre un testo di riforma della giustizia che la renda efficace contro le organizzazioni mafiose per poi tenerlo chiuso in un cassetto e decidere di non vararlo?

Seconda Domanda

Il conflitto tra poteri incarnato da Renzi e Davigo ha una relazione, un nesso di causalità (e non di casualità) con la mancata realizzazione della riforma?

Terza Domanda

Quale è il vero indirizzo politico?
A tutela dello stato contro l’anti-stato mafioso?

Quarta Domanda

Perché la politica ha avviato questo conflitto attaccando intercettazioni e magistratura?

Quinta Domanda

Cosa è la trattativa stato-mafia?

Sesta Domanda

Perché l’Associazione Nazionale Magistrati ha eletto come suo presidente Piercamillo Davigo, dopo la produzione della riforma Gratteri e la sua mancata decretazione da parte del governo e legiferazione da parte del parlamento?

Mi fermo qui.

Credo che l’analisi sia sufficiente ad aprire squarci di luce in questo caso di specie come nella analisi di partenza.

Lascio ad ognuno l’elaborazione dell’analisi e il dare risposte alle domande che ho posto.

Una considerazione però la voglio fare.

E la propongo in domande, ancora un volta:

quale valore e significato hanno Michele Emiliano, Antonino Di Matteo e Luigi De Magistris in tutto questo?

Cosa e Chi servono Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi e Matteo Renzi?

E qui, gli squarci e i dubbi diventano realtà.

Ma sono mie considerazioni personali.

Consideratele tali.

Buon ragionamento a tutti.

Gustavo Gesualdo

Parlamento esautorato, usurpato, delegittimato

giovedì, 27 novembre 2014

La continua diminuzione di consenso elettorale, comunitario, sociale e politico delle istituzioni racconta bene il distacco ormai incolmabile che separa questo stato italiano dal Paese Reale Italia.

La violenza e la sopraffazione con cui il potere esecutivo ed il sindaco di Roma usurpano impuniti e pubblicamente il potere legislativo ad un parlamento sciatto, vuoto, costoso, inutile e dannoso, raccontano bene lo stato dell’arte nelle istituzioni politiche italiane, il cui massimo capo e custode, ammutolisce sempre più dinanzi ad un disastro annunciato, ma non evitato, dal quale fugge al solo fine di distrarre e protrarre questa infinita agonia istituzionale, cui il paese reale tenta disperatamente di sottrarsi.

Il parlamento italiano non ha più alcun motivo di esistere, avendo la casta partitocratica politico-istituzionale extraparlamentarizzato il suo motivo di esistere:

contenere e rappresentare le esigenze dei cittadini italiani e servirli normalizzando la vita sociale intorno a loro, consegnando loro, un sistema-stato che produce, governa e riproduce un Paese Normale.

Fuori dal parlamento, nelle piazze, nelle strade, nelle case occupate, comprate, vendute, affittate, pignorate dalle banche usuraie si confronta un popolo disunito, disuguale, maleducato, ineducato, lasciato volontariamente nella ignoranza da una informazione complice o succube, tutto, fuorché libera.

Il potere della informazione si è trasferito nel libero mondo del web.

Il potere legislativo ha abbandonato le istituzioni convincendo non pochi italiani che la giustizia, le sentenze, i processi lunghissimi che non puniscono mai nessuno, che non rendono giustizia a chi ha ragione, ma solo al più forte, non può né deve essere più agito nelle aule parlamentari e nelle aule giudiziarie, bensì nel mondo reale del (Tribunale del) popolo virtuale, innamorato di una democrazia diretta che dia le risposte che questa democrazia bloccata e corrotta non offre.

Il potere esecutivo ha abbandonato il governo del paese, del territorio e del popolo, convincendo non pochi italiani che possono e devono difendersi da soli, che la loro sicurezza debba essere difesa ben oltre le forze di polizia e la burocrazia statale.

Tutto questo poteva essere un momento evolutivo, se lo stato avesse accettato e normalizzato le spinte che chiedevano Giustizia e Sicurezza.

Tutto questo poteva essere evitato, se solo la casta non si fosse chiusa in se stessa, credendosi dogma sopra ogni altro dogma, casta sopra ogni altra casta, potere sopra ogni altro potere.

Tutto questo e tutta la violenza, l’ira e l’indignazione che ne seguiranno sono da assegnare alla casta, alla classe dirigente italiana, alle istituzioni, mute, cieche e sorde ai richiami e alle grida di dolore del popolo sovrano.

Ora, il popolo sovrano nega la insostituibile (in una democrazia) delega di sovranità al parlamento, al governo, alle istituzioni e allo stato.

Ora il parlamento è esautorato, usurpato, delegittimato.

Ora, è troppo tardi per cambiare, per riformare.

Ora, è l’ora dei tribunali del popolo, delle ronde del popolo.

Ora, una sentenza emessa dal popolo italiano nel mondo libero del web, vale milioni di volte quella di un tribunale all’uopo abilitato ed istituito.

Ora, il diritto alla difesa personale, il diritto privato alla conservazione e alla difesa del proprio benessere, della propria incolumità come quella dei propri affetti familiari, del proprio patrimonio, supera ogni desiderio di istituto superiore, di potere non riconosciuto, di prepotere mafioso e corrotto.

Ora, un cittadino qualunque afferma, senza timore di essere smentito, che questo stato non è il suo stato, che questo stato non può essere né cambiato né riformato, ma deve essere abbattuto e ricostruito, rifondato, salvando solo i servizi essenziali che dimostrano di funzionare, di essere funzionali alla difesa e alla tutela degli interessi del popolo italiano.

Ma se un cittadino osa affermare queste verità allora viene tacciato d’essere un rivoluzionario:

ma io sono solo una persona normale che desidera uno stato normale che governa un paese normale.

Anormale è questo stato fallito, che va destituito e rifondato.

Gustavo Gesualdo
alias Il cittadino “X”

Kyenge, Maroni: il governo delle capre e la repubblica delle banane

martedì, 30 luglio 2013

Gli avvenimenti che vedono motore propulsore e calamita attraente di fenomeni curiosi e indicativi il ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, all’anagrafe come Kashetu Kyenge mi spingono a raccogliere alcuni pensieri sulla questione della immigrazione senza limiti che aggredisce l’Italia e l’Europa, i flussi migratori senza freno dai quali ricavano grossi e grassi flussi finanziari ed arricchimenti i mafiosi, i dleinquenti ed i criminali sia nei paesi di origine dai quali fuggono questi disperati sia i mafiosi, i dleinquenti ed i criminali che attentato quotidianamente all’ordine pubblico italiano e alla sicurezza pubblica degli italiani e dei loro patrimoni che favoriscono l’ingresso continuo di immigrati clandestini da regalare come manovalanza a basso costo alle organizzaizoni criminali comuni e mafiosi e ed ai datori di lavoro che si arricchiscono di lavoro nero dei profughi neri consegnati da certo buonismo ad una nera disperazione da cui deriva solo lavoro nero, morte nera e schiavitù nera, più nera fredda e buia della nera notte.

Il bello è che tali idioti senza cervello e senza dignità si autodefiniscono anche dei bravi e diligenti cittadini consegnando a tutti coloro i quali non si sottomettono al loro pensiero unico di capre emerite e certificate l’epiteto di razzista:

ma se non c’è una casa ed un lavoro per gli italiani che già risiedono in Italia, a quale nero futuro consegniamo le vite di questi poveri disgraziati?

E se il multiculturalismo è già ampiamente fallito in Europa ed in Italia a causa della mancata integrazione di questi soggetti, chi paga per la violenza che questa mancata integrazione (forzata) provoca?

Mistero della fede del buonismo all’idagliana spacciato per cattolicesimo di qualità e civiltà avanzata e certificata.

Queste considerazioni le invio rispettosamente al capo della Chiesa cattolica, il Papa Francesco.

“La chiesa cattolica proibisce ogni metodo di contraccezione favorendo il boom demografico che è alla base dei flussi migratori dai paesi più poveri nel mondo a quelli più ricchi, viaggi della speranza che costano anche la vita di questi poveri disgraziati.
Poi, sempre la chiesa cattolica esercita una serie di servizi finanziati dallo stato italiano nei confronti dei migranti.
Poi, sempre la chiesa cattolica pretende di bacchettare i governi dei paesi che non si sottomettono ad un inesistente “dovere dell’accoglienza” di disgraziati prodotti senza contraccezione.
C’è un limite a tutto: alla decenza, alla prudenza, alla impudenza ed alla arroganza.
Fermati Francesco: stai sbagliando strada.”

Queste considerazioni le invio rispettosamente al ministro della integrazione della repubblica italiana Kyenge.

“Chi semina vento raccoglie tempesta, chi provoca volutamente quanto pubblicamente come fa la ministra Kyenge deve stare attenta alla reazione: in un’aula di tribunale dimostrare di essere stati sufficientemente provocati libera dalla condanna e giustifica anche atti violenti.
La legge in un paese veramente democratico non è solo dalla parte del potere pubblico (abusato, nessuno autorizza ad abusarlo per provocare il popolo sovrano in virtù di una crescita civica e civile di cui non si vede l’esempio né l’utilità), ma anche dalla parte dei cittadini che si sentono provocati e traditi dall’azione di un ministro della repubblica italiana che attenta provocatoriamente all’unità italiana e alla difesa di interessi e diritti degli italiani in favore di non italiani.
Occhio signora mnistro, che c’è anche il reato di alto tradimento!
Mica si scherza con le faccende serie, cara bambina immatura ed irresponsabile.
E mi spiepo meglio.
Accendere di questi fuochi visibilmente provocatori in tempi di crisi complessiva come questi è da sconsiderati, scriteriati, folli ed irresponsabili, immaturi e disgraziati. Signfica fomentare disordini, cercare guai.
Io chiederei l’intervento del napoletano innominabile (giusto perché la legge e la costituzione gli affida poteri, funzioni e attribuzioni, atrimenti è già ampiamente dimostrato che trattasi di perdita inutile di tempo e di risorse ricorrere al vilipendio viìvente della costituzione e delle istituzioni – portatemi in una aula di tribunale che ve lo dimostro -) denunciando possibili e futuri disordini pubblici derivanti dalla azione di un ministro che non vuol governare, ma intende manifestamente ed esclusivamente provocare disordine politico, disordine nell’esecutivo e disordine pubblico, al solo fine di godere di maggiori attenzioni e visibilità (se avesse avuto l’attenzione e la scorta di cui gode la ministra Kienge, Aldo Moro sarebbe probabilmente ancora vivo).
Una sorta di mania di persecuzione orchestrata e diretta da chi esercita il potere pubblico con il solo obiettivo di attirare l’attenzione della opinione pubblica su di se, usando e distorcendo le reazioni alle proprie provocazioni come arma di estorsione politica.
Andrebbe denunciata per violazione dei diritti umani, civici e civili dei cittadini italiani in favore di entità e soggetti stranieri.
E andrebbe denunciata anche all’ONU, come soggetto provocatore eversivo e sovversivo del governo della cosa pubblica italiana in favore di interessi e soggetti non italiani:
una vera e propria fonte di terrorismo politico.
Pare proprio un agente provocatore straniero.
Se poi alle sue provocazioni si risponde con altrettante provocazioni, beh, mi spiace per il complessivo decadere dell’agone politico italiano, ma mi pare altrettanto vero che chi semina vento, raccoglie tempesta, e non ha mica il diritto di lamentarsi se il vento tempestoso così provocato le scombini l’acconciatura dei capelli.”

Il Caso Australiano

“L’Australia, definito come il paese più felice del mondo, sbarra la strada ai boat people, i barconi della speranza pieni zeppi di poveri disgraziati sfruttati da delinquenti, criminali e mafiosi che speculano nello sfruttamento del traffico di esseri umani per arricchirsi illecitamente, immoralmente ed illegalmente :
non verranno più accolti in terrirorio australiano.
L’accordo prevede che, qualora fosse accolta la richiesta di asilo politico, i migranti verranno insediati in Papua Nuova Guinea e non in Australia , contro una serie di aiuti economici dell’Australia alla Guinea.
Non vi sembra un accordo molto simile a quello che fu definito fra Roberto Maroni e la Libia?”

Considerazioni finali:

ma la smettete una buona volta di dare del razzista a tutti coloro i quali difendono se stessi, la propria integrità culturale, nazionale, religiosa, territoriale, la propria unità nazionale e popolare, la propria dignità di esseri umani viventi e civili invece di dare giustamente del criminale a chi attenti provocatoriamente a questi beni supremi e superiori di ogni nazione, popolo e territorio della terra?

Non siete in grado di affermare le idee e le posizioni politiche (pregiudizi compresi) di cui siete portatori?

E allora smettetela di abrogare l’altrui diritto a manifestare pensieri e politiche che non condividete ed eticchendoli qualunquisticamente come razzisti al solo fine di impedire la vostra sconfitta sul piano politico ed umano.

Se tiro una pietra e nascondo la mano, può anche andar bene.

Se esco di casa e prendo a picconate i passanti non va bene.

Ma se lancio un boomerang australiano, allora non posso lamentarmi se esso tornando indietro, mi colpisca con violenza alla tempia o alla nuca (periodo dedicato esclusivamente a chi conosce ed apprezza l’ironia).

Lo vedete anche voi che a furia di screditare l’avversario avete gettato discredito e degrado tutto intorno a voi e nel paese?

Ma lo vedete che tutto ciò, tutto questo fumo serve solo a impedire di vedere quali siano i veri e primari interessi da difendere e tutelare, a celare invece l’azione dei veri nemici del paese, i corrotti ed i mafiosi?

Non se ne può più.

Tutti contro tutti ed i problemi del Paese restano irrisolti e sepolti sotto tonnellate di pregiudizi e preconcetti reciporoci.

Violenza chiama violenza.

Ad ogni azione, corrisponde una reazione.

Il rispetto per il proprio ruolo e per chi è sottoposto al proprio governo è un dovere primario ed irrinunciabile.

Specie se nessun popolo sovrano ha mai delegato la propria sovranità indicando quella maggioranza e quel premier a governarlo.

P.S.
Se siete capaci, rilanciate lo sviluppo economico e sociale, sviluppate il paese, create quella ricchezza che volete condividere con soggetti più sfortunati, eliminate e contrastate la crisi ed allora, ma solo allora, quando avrete compiuto il dovere primario a cui siete stati chiamati, potrete rivolgere attenzione particolare a chi soffre in altri paesi e chiede aiuto al nostro.
Siate capaci e dimostrate di valere quel che costate, ovvero ritiratevi in buon ordine.
Ma soprattutto, in ossequioso silenzio.
E se salvate berlusconi silvio dalla galera, che peste vi colga e vi raccolga nei fetidi cimiteri della inciviltà umana:
andrebbe cancellata ogni traccia del vostro passaggio su codestra terra anche nel solo ricordo funebre, che viene concesso a tutti, anche ai caduti in guerra.
Ma questa non è una guerra:
è solo una infame farsa della mafia, della corruzione, della evasione e della usura, travestita da civiltà umana.
Ma a chi credete di poter dare lezioni di civiltà, voi?
Se discrediti e provochi me, io discredito e provoco te.
Il rispetto si guadagna, come pure il consenso.
Il Nuovo Testamento è morto.
Viva il Vecchio Testamento.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

La catena italiana del potere democratico

mercoledì, 15 maggio 2013

In teoria, il popolo Sovrano cede la sua sovranità a mezzo delega rappresentativa parlamentare a politici proposti dal mediatore istituzionalizzato e costituzionalizzato dell’esercizio del potere sovrano.

Sempre in teoria, ricevuto questo potere, i parlamentari della casta partitocratica dovrebbero adempiere alla realizzazione del programma di governo promesso e proposto in campagna elettorale e premiato dai cittadini a mezzo voto-cessione di sovranità.

In effetti, in questo Paese allucinante, mafioso, corrotto e degradato, ma soprattutto incivile e vizioso che è l’Italia, ecco cosa accade nella realtà:

1 – le promesse elettorali, pregne di viltà e di bugie, atte a conquistare esclusivamente la simpatia ed il consenso del popolo sovrano a mezzo impegni impossibili da mantenere nella realtà, si dimostrano una vera e propria truffa continuata ed aggarvata dalla premeditazione e dal metodo associativo, una frode democratica a cielo aperto;

2 – i partiti politici che vincono le elezioni trasformano l’esercizio della sovranità mediata e derivante da delega-truffa elettorale, in atti di imperio, volti a tutelare esclusivamente l’interesse di casta corporativa mafiosa e non, a difendere e tutelare gli interessi del popolo sovrano defraudato cosaì dell’unico potere democratico reale di cui dispone: il voto;

3 – la casta partitocratica utilizza la normazione e la regolamentazione legislativa al fine di impedire ogni cambiamento dello status quo di questa dittatura istituzionale sul popolo sovrano come nel caso della legge elettorale, che impedisce comunque e a chiunque di ottenere un numero sufficiente di parlamentari (in specie senatori) al mantenimento di una solida maggioranza di governo;

4 – la casta partitocratica, burocratica e sindacale ottiene così un privilegiato accesso all’abuso del potere pubblico, reinvestendo in se stessa, infiltrando il potere pubblico attraverso il pesante condizionamento dei concorsi pubblici (magistratura, polizia, carabinieri, esercito, guardia di finanza, sanità, casa, servizi essenziali e sociali, ecc.) e degli appalti pubblici, che vengono concessi solo ad affiliati alla mafia o amici degli amici, in modo da poter contare sempre sull’appoggio del mobbing mafioso avverso quei cittadini che, singolarmente e/o colletivamente, tentano di spezzare questa catena mafiosa della corruzione istituzionale dei poteri dello stato abusati a fini anti-democratici e contro gli interessi del popolo Sovrano.

Se ti opponi puoi morire (attraverso una iperburocratizzazione che inmpedisce volutamente accesso tempestivo e fruttuoso alla tutela della propria salute, per fare solo un esempio), puoi essere oggetto di indagini (pilotate al fine di danneggiare l’immagine di persona pubblica onesta, leale e corretta), puoi essere mobbizzato quotidianamente in un crescendo di abusi reiterati, o perire nella mancata od omessa erogazione di servizi pubblici e quant’altro sia in grado di essere abusato come metodo mafioso di coercizione a mezzo abuso del potere pubblico.

Per cui, ai cittadini qualunque che osassero respingere la condivisione di una tale violenza pubblica sopra soggetti evidentemente ed enormemente più deboli, viene servito un piatto avvelenato che punta a degradare la capacità di fidesa personale e di offesa del sistema mafioso del cittadino “X”, costringendolo a chiedere tutele alla parte avversa a quella che lo aggredisce, in modo da aver condizionato ed acquisito al sistema mafioso e corrotto quel cittadino che non si riconosceva in esso, che lo contrastava, che lo derideva o che lo affrontava a petto nudo, accusandolo di aver occupato abusivamente in nome della democrazia il potere pubblico al fine di abusarne a danno della democrazia e della cittadinanza libera e civile, attiva e disinteressata.

Infine, ma non per ultimo, il miglior mobbing è quello del mantenere fuori dal mondo del lavoro (sempre in abuso del poetere pubblico) i cittadini qualunque, quei cittadini “X” che saranno costretti a dissidi quotidiani con il proprio mondo famigliare, di relazione e di socialità, negando loro il riconoscimento sociale, giuridico, civico e civile della partecipazione alla produzione della ricchezza e del benessere e alla morte prima morale e poi materiale cui porta l’esclusione dall’accesso alla ricchezza, l’impoverimento, la fame di pane quotidiano e la sete di soddisfazioni personali, professionali, di comunità che solo la ricchezza ed il benessere possono offrire.

Quest’ultima, è la più bieca ed usata arma di sterminio da parte della casta partitocratia, burocratica e del potere mafioso e corrotto esercitato in abuso del potere pubblico.

E tutto questo è quel che sta capitando a me, nell asperanza di veder emergere una reazine rabbiosa pubblicamente espressa e da reprimere duramente con “giustificato motivo di pericolosità sociale”.

Ma non per questo mollo, non per questo mi arrendo.

Morirò, piuttosto che conformarmi alla mafiosità e alla corruzione imperante laddove si tenti di sdoganarle dalla illegalità attraverso l’affermazione che, se la gran parte della gente si comporta così, attraverso un travisato e dabusato concetto democratico, il mafioso ed il corrotto, il degenerato e l’anormale, sei tu e non loro.

Morirò piuttosto, mi ucciderete:

ma non mi avrete.

Mai.

Morirò come ho sempre vissuto:

da uomo libero.

Cani.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino “X”

Slot Machine e Video Poker : vince la mafia, perde lo stato

martedì, 11 settembre 2012

Ecco un buon esempio per osservare quanto sia forte e vincente la pressione politico-mafiosa sulle scelte dell’esecutivo italiano.

Nella scelta del governo di imporre una distanza minima indispensabile per legge imtercorrente fra un sito in cui si giochi con quelle che io definisco come le “macchinette rovina famiglie” e cioè le slot machine ed i video poker, e la presenza di scuole ed ospedali, dapprima si è imposta una certa distanza, poi questa distanza è stata in un primo tempo ridotta ed oggi apprendiamo essere stata totalmente eliminata.

Come si può osservare, per un settore come quello del gioco d’azzardo elettronico, gestito dalle organizzazioni mafiose che impongono anche con la forza e la violenza la presenza di queste macchine elettroniche ai gestori di esercizi pubblici, e dai quali proventi, esse traggono certamente profitto, il fronte di pressione politica, corporativa e mafiosa è stato talmente forte da indurre il governo a dare forfait ed a cedere totalmente, sino a rinunziare a regolamentare una distanza minima nei confronti delle scuole e degli ospedali.

La vittoria della mafie, delle corporazioni mafiose e della politica mafiosa nelle scelte dello stato democratico e repubblicano è completa ed evidente.

E se qualche istituzione dovesse affermare che dietro al business delle slot machine e dei video poker non vi fosse l’interesse ed il business di qualche mafioso, potrete sempre dare del mafioso al politico che incarna quella istituzione.

Pena di morte per i comportamenti mafiosi, per i complici delle mafie, per gli affiliati alle mafie, per gli omertosi favorevoli alle mafie.

Ecco dimostrato come la trattativa stato-mafia non sia una trattativa per lo stato, ma una resa totale.

Ed ecco dimostrato come questa resa traditrice del popolo sovrano e dei cittadini lavoratori sia un tradimento quotidiano e costante nella vita socio-economica italiana.

Il tutto grazie alla casta politica più corrotta e mafiosa di senza palle che esista in tutto il globo terrestre.

Che Dio li strafulmini e che il popolo li decapiti tutti, senza alcuna pietà.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Governo italiano: ultimi atti di pura follia

domenica, 25 settembre 2011

In questi giorni, assistiamo agli ultimi ingloriosi attimi di vita della maggioranza parlamentare che sostiene l’ormai insostenibile (s)governo berlusconi.

Questi attimi, restano conditi dalle idiozie più incredibili e dalle follie più impensabili.

Che dire del ministro delle finanze europeo più anti europeo di tutti, l’italiano giulio tremonti che dichiara pubblicamente il suo auspicio di lunga vita alla Unione Europea?

Forse il ministro si è finalmente accorto che è la UE l’unica via di uscita dalla crisi italiana, nella speranza che l’elemosina richiesta dal governo italiano di massicci acquisti di BTP incontri la carità dei popoli del nord europa, chiamati a salvare in solido tutti i paesi euro-mediterranei, colpiti dal comune e diffuso morbo del mal governo e della malversazione del denaro pubblico e dell’abuso del potere pubblico.

Che dire del governo italiano che, chiamato urgentemente dai governi europei, dai mercati internazionali e dalla Banca Centrale Europea a diminuire drasticamente la spesa pubblica ed il relativo debito pubblico, dopo ben quattro inutili manovre finanziarie riesce invece ad aumentare la spesa pubblica, anziché diminuirla?

Che dire dei continui voti parlamentari di salvataggio per membri del governo o parlamentari della maggioranza di governo coinvolti in losche faccende di corruttele, abusi e connivenze e condivisioni con le organizzazioni mafiose?

Sembrerebbe attualmente l’unico indirizzo dell’esecutivo italiano salvare dalla galera ovvero impedire la rimozione di ministri e parlamentari chiamati dalla magistratura a rispondere di gravi reati in violazione del codice penale vigente.

Nella misera condizione in cui versa la casta politica dominante in italia oggi, si può certamente disperare che tali qualità umane e politiche siano in grado di salvare alcunché, se non i propri interessi ed le proprie poltrone del (pre)potere pubblico.

Il salvataggio europeo invocato a gran voce dal governo italiano, si allontana sempre più, scacciato da atroci dubbi di connivenze politico-mafiose e dall’immobilismo dell’esecutivo più folle della seconda repubblica.

Gli ultimi atti di questo governo risultano essere assai irragionevoli, spesso irrazionali, in ogni caso contrari all’interesse del paese e opposti alla tutela delle famiglie e delle aziende italiane.

La stessa organizzazione sindacale degli industriali italiani attacca ormai apertamente un esecutivo assai imbarazzante, protagonista delle più illusorie promesse elettorali di libertà economica e nel contempo, dei più grandi e gravi fallimenti nel campo delle liberalizzazioni e della realizzazione effettiva di quelle riforme strutturali che servono al paese per liberarsi dei legacci estorsivi di certa politica e di certa burocrazia che impediscono alle aziende italiane di mantenere fette di mercato importanti maturate in decenni di duro lavoro di costruzione di marchi, immagine e qualità produttiva ed aziendale.

Il governo italiano è completamente isolato, sia all’interno che all’esterno del paese, restando ancora aperti ed irrisolti i nodi centrali della diminuzione della spesa pubblica, dell’aumento dell’efficienza nella pubblica amministrazione e della drastica diminuzione del debito pubblico italiano, in continua ascesa, come pure la medesima spesa pubblica.

Sono molte le questioni morali che uccidono questo governo, questioni che pesano moltissimo sul futuro del paese, unito o diviso che sia.

E se le sinistre italiane non offrono molte speranze di maturazione politica e di governo, di contro, l’attuale maggioranza di governo offre uno spettacolo deprimente e degradato di cosa non si debba fare per salvare il salvabile.

La follia regna sovrana nella casta politica italiana, imprimendo ad un paese stressato e immiserito, una spinta letale verso il proprio fallimento.

Un fallimento che deve i suoi maggiori punti di sostegno alla inazione della casta politica piuttosto che all’azione negativa della crisi economica in atto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il governo italiano è socialmente pericoloso?

lunedì, 19 settembre 2011

Si ripetono gli appelli di autorevoli esponenti politici e di governo europei al governo italiano perchè dimostri maggiore coraggio e intraprenda una profonda e convinta aggressione del debito pubblico italiano.

Le misure chieste al governo italiano vengono puntualmene disattese.

Nulla si muove sul terreno delle liberalizzazioni come delle privatizzazioni, nessuna riforma strutturale del paese viene effettivamente varata, nessun indice importante della spesa pubblica viene intaccato o diminuito.

Ancora nulla in tema di normativa anti corruzione, nulla sulla diminuzione della spesa pubblica relativa ai costi della politica come anche nulla si è fatto per diminuire la spesa pubblica e migliorarne l’efficienza nei servizi.

Sembra quasi che il governo italiano assuma di proposito atteggiamenti e comportamenti negligenti o dannosi per l’interesse pubblico, come pure appare evidente che l’immobilismo e l’inazione dell’esecutivo rispetto alle richieste che provengono dai mercati internazionali come dai paesi amici europei assuma un significato sinistro, una tacita espressione di volontà negativa.

Pare sempre più evidente, ogni giorno più evidente, che l’azione e/o l’omissione del governo italiano corrisponda ad una volontà negativa che procura danno al sistema paese, alla sua economia, alle sue aziende, ai suoi nuclei famigliari, ai suoi cittadini, al suo popolo sovrano.

Sembra quasi un danno provocato volontariamente, un danno voluto dalla casta dominante dle paese, che pretende di impedire ogni taglio allo status quo della casta politica e di quella burocratica, responsabili dei gravi costi che aumentano la spesa pubblica e fanno correre il debito pubblico.

E se una tale ipotesi fosse verificabile, fosse dimostrabile, allora, non si tratterebbe questo, di un comportamento socialmente pericoloso, un comportamento che procuri un danno volontario al bene pubblico cui ha giurato invece fedeltà, a quella res pubblica che questo governo sembra portare alla autodistruzione?

La casta dominante italiana, il governo italiano, non avrebbero così, un comportamento socialmente pericoloso?

O socialmente pericoloso sono solo quei cittadini oltremodo indignati che urlano la loro indignazione in ognimodo possibile, affinchè chi di dovere, adempia al suo solenne giuramento?

Ma il potere è insidioso ed è pericoloso in se, soprattutto se si sente in pericolo.

Così, socialmente pericolosi potrebbero essere dichiarati tutti quei cittadini che, come il sottoscritto, denunciano quotidianamente la propria indignazione e le malefatte di una classe dirigente che, essa sì, si dimostra veramente pericolosa, collettivamente pericolosa, comunitariamente pericolosa, economicamente pericolosa, finanziariamente pericolosa, politicamente pericolosa, socialmente pericolosa.

Ma va da se che un potere pubblico patologicamente ammalato difenderà solo e sempre la propria classe dirigente, anche contro l’interesse di quel paese che ha giurato di difendere.

Poiché i simili, stanno con i simili.

Regola base di ogni aggregazione umana, comprese le caste corporative, le classi dominanti e le cosche mafiose.

Simili con i simili.

Ed io, non sono loro simile.

E per questo, corro il rischio del loro essere socialmente pericolosi.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Governo Popolare e l’Opposizione Populista

martedì, 5 aprile 2011

Per la prima volta dalla nascita della repubblica democratica italiana, esiste e governa un esecutivo capace di garantire continuità e stabilità governativa.

Tale novità, ha piacevolmente sorpreso più di un gabinetto politico, di un cancellierato, di una presidenza, sia in Europa che negli altri paesi occidentali.

Per la prima volta, gli accordi presi con un ministro e con un premier italiano, vedono i medesimi attori prendersi cura della realizzazione degli stessi accordi.

Questo fa dell’esecutivo in atto, un governo in cui si ripone molta fiducia e speranza per la modernizzazione del paese come per l’interruzione del ciclo dell’immobilismo politico, garantito da una costituzione che penalizza eccessivamente il ruolo del potere esecutivo, ed in particolar modo la figura del suo presidente, cui nessun potere è concesso, nemmeno quello naturale e dovuto di governare il paese.

Di contro, altri poteri, come quello giudiziario, straripano in autonomia, poteri e garanzie, sino al punto in cui resta impossibile riformare la giustizia attraverso la normale azione politica, vista erroneamente come un attacco ed una prevaricazione alla esclusiva facoltà di autogoverno della magistratura.

Autorevoli osservatori esteri indicano nella incapacità del sistema democratico italiano di garantire una giustizia autentica con riti processuali brevi e con tempi certi nella emissione di una sentenza definitiva, il tallone d’achille del sistema degli investimenti imprenditoriali, economici e finanziari di operatori esteri in Italia, spaventati a morte dalla impossibilità di risolvere in tempi ragionevoli ogni eventuale lite giudiziaria possa insorgere con clienti, fornitori, dipendenti ed enti pubblici e società private che erogano servizi indispensabili per l’attività aziendale.

Nel campo riformatore, questo governo e la maggioranza che lo sostiene, si è grandemente distinto, portando a termine ed avendo ancora in itinere, importanti riforme del sistema-paese, assolutamente necessarie al suo rilancio, alla sua riabilitazione interna ed esterna.

La riforma in senso federalista è quella che offre maggiori garanzie di responsabilizzazione della classe politica, come la riforma della giustizia tenta di riequilibrare storture ormai ataviche di un sistema nel quale, il governo ed il controllo del potere giudiziario, risponde solo ed esclusivamente al potere … giudiziario.

I contrasti, inutile nasconderlo, sono potenti, come potenti sono le poste in gioco.

Il continuo ed arrembante attacco a questo governo ed a questa maggioranza, dimostra come tali riforme cambino veramente il paese, offrendo nuove opportunità di sviluppo sia nel settore privato, sia in quello pubblico, entrambi affetti da una patologia che potremmo definire “da denaro pubblico dipendente”.

Sprechi di enormi flussi finanziari ed economici nel passato anche recente, hanno evidenziato tutti i limiti di un sistema squilibrato che ha prodotto una inefficienza dei servizi pubblici paralizzata e penalizzata da una iper-burocrazia centralista e oscura, riproducente un parassitismo ed un fannullonismo generalizzato nel quale diviene quasi impossibile comprendere quali meccanismi impediscano una completa efficienza e trasparenza dell’apparato pubblico e di quello privato che vive di investimenti, appalti e convenzioni pubbliche.

Uno stato degradato nella sua efficacia risponde talvolta con difficoltà ed eccessiva lentezza alle esigenze fondamentali dei suoi cittadini con casi di estremo disagio in cui, ottenere servizi di “prima necessità democratica” come una adeguata cura della salute pubblica ed il ricorso al giudizio terzo della magistratura per dirimere le liti, può assumere la forma di spaventosi incubi dai quali uscirne indenni nel corpo e nella mente, potrebbe dimostrarsi opera davvero difficile da realizzare.

Uno stato privato del suo potere esecutivo, resta imprigionato in un primato della politica troppo debole, facilmente aggredibile da agenti patogeni esterni come le organizzazioni mafiose e limitato da uno squilibrio dei poteri interni dello stato che in alcuni casi, prevalicano, prevaricano ed ostacolano l’azione politica dell’esecutivo, rendendo sterile l’esecuzione di un primato che è scritto solo nella carta e favorendo ingiustamente le scorrettezze politiche delle ambizioni sfrenate del megalomane di turno.

Così, le defezioni di membri della maggioranza che conservano arbitrariamente cariche istituzionali non più supportate dalla maggioranza parlamentare che le ha espresse, conservano un potere di “contrasto politico” notevolmente superiore a quello espresso dal popolo sovrano nelle urne elettorali, aggiungendo alla condizione già degradata nella “tempestiva esecutività dei provvedimenti governativi”, un ulteriore elemento di instabilità di cui nessuno nel paese sentiva l’esigenza.

Ma il governo e la sua maggioranza, benché costantemente bersagliati da squilibri del sistema ed abusi politici, continuano nella opera di guida riformista del paese in senso liberale e federalista, dovendo comunque farsi carico di ricercare periodicamente nuove maggioranze parlamentari cui supplire alle defezioni ed ai tradimenti.

Il dovere di governare il paese supera così ogni imprevisto ed ogni contrasto, offrendo risposte al sistema paese che il sistema stato sembra invece voler ritardare e contrastare.

E’ questo forse, il primo vero governo del paese capace di bypassare l’empasse politico-istituzionale, lo squilibrio dei poteri, i tradimenti politici e le forze opposte al riformismo al fine di avvicinare il sistema stato al sistema paese, per offrire ai cittadini una dignitosa corrispondenza fra il contributo fiscale versato necessario alla sopravvivenza dell’apparato statale e burocratico stesso, e la qualità certa e tempestiva che lo stesso apparato statale e locale deve offrire e garantire al popolo sovrano nella offerta dei servizi.

Tale condizione ha fatto indicare questa maggioranza di governo come “populista”, identificando erroneamente una corrente di pensiero ideologica con la naturale corrispondenza dovuta e necessaria che deve esserci fra amministrati ed amministratori, fra governati e governatori, fra cittadini e stato, fra contribuenti e apparato burocratico e statale.

Questo governo e la maggioranza politica che lo sostiene è in effetti un governo popolare e non populista, poiché dal popolo origina la sua forza ed al popolo restituisce i risultati di tale forza applicata alle resistenze, queste sì populiste, poiché pur dichiarandosi falsamente “popolari e riformiste”, tali resistenze non ottengono dal popolo quella gratificazione popolare assolutamente necessaria per fare di una democrazia, una democrazia compiuta, perfetta ed ancor più perfettibile, ma sempre compatibile con il popolo, con le famiglie e le aziende, con i lavoratori e gli imprenditori.

E scusate se è poco ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Conflitto di interessi e di poteri nel qualunquismo finiano

sabato, 26 febbraio 2011

L’anomalia istituzionale italiana, che vede sedere nello scranno della terza carica istituzionale Gainfranco Fini, fuoriuscito dal partito di maggioranza di governo per costituire una nuova forza politica, evidenzia un duplice conflitto:

1 – un conflitto di interessi nell’abuso del potere della Presidenza della Camera dei Deputati da parte del leader di un neonato gruppo politico parlamentare;

2 – un conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi.

Analizziamo insieme questi conflitti che mettono in serio pericolo la tenuta non solo istituzionale del paese, ma anche quella democratica, in senso stretto ed in quello del con-senso elettorale e della sovranità popolare.

Nel primo caso, il conflitto di interessi incarnato dal Presidente della camera Gianfranco Fini, va ordinato in tre momenti ben precisi:

I.
Il conflitto di interessi fra il Presidente della Camera e la maggioranza di governo
, maggioranza della quale egli faceva parte sin dall’inizio della legislatura, maggioranza con la quale e nella quale Fini aveva sottoscritto il programma elettorale prima e quello di governo poi, maggioranza parlamentare dalla quale deriva il consenso parlamentare che ha prima indicato e poi eletto lo stesso Fini alla presidenza della Camera.

Il conflitto è evidente e propone una distorta quanto pericolosa deriva qualunquista nell’abuso del mandato elettorale.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di aggettivo:
apolitico, disimpegnato, agnosta, disinteressato.

Qualunquista nel senso del termine in funzione di sostantivo:
assente, disimpegnato, indifferente.

Il qualunquismo finiano, in questi termini, assume un disegno tutto incentrato sul significato menefreghista e cinico del termine qualunquista, poichè assume il significato di un menefreghismo assoluto nei confronti del mandato elettorale e del consenso popolare e di un cinismo relativo alle qualità pubbliche ed istituzionali che Fini svolge.

II.
Il conflitto di interessi fra il gianfranco Fini Presidente della Camera dei Deputati ed il Gianfranco Fini fondatore di un nuovo gruppo parlamentare.

L’incompatibilità dei ruoli, appare evidente, in quanto Gianfranco Fini riveste contemporaneamente il ruolo arbitrale super partes condizionante l’iter di ogni singola decisione governativa, che presiede alle attività parlamentari, ivi compresi privilegi, funzioni, direzioni e poteri, ed il ruolo di fondatore di un nuovo partito politico che non nasce però, da una delega elettorale diretta a questo scopo, ma nasce proprio dalle sue qualità di “presidente”.

Non a caso il neonato gruppo di Futuro e Libertà, conterà all’inizio un numero triplo di parlamentari alla camera rispetto al senato.

Non a caso, sarà successivamente il gruppo al senato a perdere progressivamente pezzi sino a scendere miseramente sotto la soglia numerica minima per la costituzione di un gruppo parlamentare nel Senato della Repubblica.

Il “traino” di un leader che è anche presidente, si vede e si sente.

E si conta, soprattutto.

III.
Il conflitto di interessi fra Gianfranco Fini portatore di consenso al governo Berlusconi e il Gianfranco Fini che chiede incessantemente le dimissioni dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi.

Qui siamo al paradosso che investe il ridicolo.

Comprensibile sarebbe il ritorno di Fini ad un gruppo parlamentare autonomo come fu quello di Alleanza Nazionale, gruppo che continuasse però, a sostenere il governo che aveva contribuito ad indicare ed a votare alle elezioni.

Incomprensibile invece è la contestuale fuoriuscita dei finiani dal partito di maggioranza relativa di governo ed il successivo posizionamento opposto alla stessa maggioranza.

Non si può uscire dalla maggioranza di governo migrando in opposizione al governo senza sottoporsi al vaglio di una opinione pubblica tutta da contare in una urna elettorale.

I parlamentari eletti non sono giocatori di calcio il cui cartellino possa sfuggire alla proprietà dello stato sino a rendersi persino di un “libero arbitrio privatistico”.

Questo evento non solo è contro ogni concezione democratica, ma rappresenta una distorsione del sistema democratico stesso che è inaccettabile:

non si piegano contemporaneamente volontà popolare, opinione pubblica, potere esecutivo e potere legislativo ad un pasticcio politico che instaura conflitti trasversali ai poteri costituzionali ed al fondamento democratico del trasferimento della sovranità popolare alla delega elettorale, delega che cambia di posizionamento a seconda del prurito transitorio del primo delfino insodisfatto ed insicuro del proprio futuro politico personale.

Questo significa piegare e contorcere la realtà democratica a fini e scopi personali, singifica sconvolgere pericolosamente le regole del gioco mentre il gioco è pienamente in atto, significa pretendere di essere contemporanemente arbitro di una partita e “prestatore d’opera” ora di una squadra e dopo dell’altra avversaria, a seconda delle convenienze e delle pruriggini isteriche di una mitomania da vagliare su di un lettino psicoanailtico.

Ed operare in questo dissennato senso in un momento in cui il paese ha un disperato bisogno di stabilità politica, significa erigere un nuovo metodo del ricatto politico che, nel senso più menefreghista del termine qualunquista, pretende di dire contemporaneamente a paese reale, sistema democratico, alternanza di governo, equilibrio istituzionale e rispetto delle regole, uno sprezzante “me ne frego di tutto e di tutti: esisto solo io”.

Ma il complesso delle azioni finiane manifesta la sua massima espressione nel conflitto di poteri fra la terza carica istituzionale italiana ed il premier Silvio Berlusconi, conflitto di poteri che si estende rapidamente ad altri poteri dello stato.

Il sistema democratico italiano contempla una serie di “camere di compensazione e di arbitrato” per situazioni come questa, non ultima, quella moderante del capo dello Stato.

Una per tutte, potrebbe essere la avocazione di un conflitto fra poteri costituzionali, che andrebbe arbitrato dalla Corte Costituzionale.

Ma, sfortunatamente, l’esecutivo berlusconiano e la maggioranza di governo sono impegante come non mai in una battaglia di rinnovamento e di cambiamento che investe soprattutto l’arbitrato giudiziario, del quale si vorrebbe riformare prassi, metodi, equilibri, ambiti di potere e ruoli, indipendentemente dal fatto che tale arbitrato giudiziario, sia rivolto alla risoluzione di una lite giudiziaria fra cittadini o fra organi costituzionali, poiché è in gioco un elemento fondante delle regole del gioco stesso:

il primato della politica su tutti gli altri poteri dello stato in un momento di crisi e di forte instabilità internazionale delle entità statuali.

Questo stato di “irrisolvibiltà delle liti”, pesa in modo enorme sull’intero sistema paese, sia nella certezza del diritto che nella sua attuale assoluta incertezza, che è un altro capitolo aperto sul tavolo delle riforme del governo Berlusconi, il quale, proprio in questo clima teso con il potere giudiziario, non ritiene di sottoporsi ad esso per risolvere un conflitto che potrebbe condannare a morte l’esecutivo e rimandare sine die ogni riforma della giustizia.

No, il premier Silvio Berlusconi non offrirà certamente l’opportunità “ai suoi avversari” di prendere due piccioni con una sola fava, quando la fava è l’urgente bisogno di riforme e di stabilità che proviene dal paese per assicurare competitività la potere economico e benessere al potere sovrano:

il popolo.

Sintesi.

Il castello del conflitto di interessi e di poteri edificato da Gianfranco Fini, si rende unico e solo responsabile di un aggravamento del contendere politico, di un peggioramento del già di per se cattivo equilibrio fra poteri dello stato e di un complessvo degrado politico, civile, sociale, economico e comunitario di cui il paese, non sentiva affatto il bisogno.

Certamente.

Qualunquemente.

Dimettinditamente ….

Adios, muchacho.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

L’occupazione del potere

sabato, 23 ottobre 2010

Come si raggiunge, si occupa e si mantiene il potere di un apparato pubblico statuale?

Quando Michail Sergeevič Gorbačëv conosciuto meglio con il nome di Mikhail Gorbaciov fu eletto presidente dell’Unione Sovietica dal primo parlamento eletto attraverso le prime libere elezioni e iniziò una vera e propria rivoluzione sovietica grazie alla Glasnost (trasparenza) ed alla Perestrojka (ristrutturazione), comprese bene che non era così che si otteneva il potere.

Di traverso, sempre e comunque alla sua “ristruttrazione”, egli trovò gli elefantiaci apparati burocratici, vero potere dello stato nello stato.

Così comprese che l’occupazione del potere era una cosa che avveniva per gradi, con il tempo, ed avveniva attraverso l’occupazione degli apparati burocratici, l’infiltrazione continua e costante nel tempo di elementi umani fedeli a strategie ed interessi esterni ed estranei dallo stato.

Quello che rappresenta un meccanismo di autodifesa naturale dell’apparato statale da improvvisi cambiamenti di indirizzo politico, era quello che impediva la completa realizzazione della operazione di trasparenza e di ristrutturazione avviata per adeguare lo stato di fatto del paese allo stato di diritto statuale.

E questa, è la storia dei nostri giorni.

Da tangentopoli ad oggi, il nuovo che vanza in politica tenta disperatamente e continuamente di riformare un paese che, nel suo apparto burocratico e di gestione dei poteri, si oppone pervicacemente ad ogni cambiamento strutturale.

E’ la storia del conflitto di poteri fra l’esecutivo e l’amministrazione della giustizia che, godendo di una sua struttura di autogoverno, appare il potere che insieme a quello legislativo, offre maggiori resistenze al nuovo indirizzo politico.

E’ la storia del conflitto fra potere esecutivo e potere legislativo nel sistema delle riforme che spesso passa per atti decretativi governativi piuttosto che il lentissimo ed irrazionale rimpallo fra le due camere nella formazione normativa che, di fatto, impedisce ogni riforma che abbia carattere di urgenza, specie se rivolta a modificare radicalmente gli apparati burocratici o diminuire il numero ed i privilegi degli stessi parlamentari.

E’ la storia del conflitto fra esecutivo e governi regionali, provinciali e comunali, come ben rappresenta il nuovo caso emergenziale della sempiterna crisi del ciclo dei rifiuti a Napoli.

L’esecutivo avanza fra mille trappole e tradimenti, nel mezzo del mare tempestoso di chi gode di poteri e di privilegi ormai insostenibili ed ingiusti, che vengono comunque ed egoisticamente difesi, anche contro l’interesse collettivo.

Questa, è la storia dei nostri giorni.

Speriamo tutti in giorni migliori.

Speriamo tutti che la casta politica peggiore faccia un passo indietro rispetto al nuovo che meglio rappresenta il popolo sovrano e dal quale ottiene sempre maggiori consensi.

Speriamo tutti che in queso paese, chi amministra un potere dello stato, non debba dare conto che sempre e solo a se stesso.

Chi controlla il controllore?

Perchè non vi è un pieno e realizzato primato della politica sugli altri poteri?

Ecco un paio di domande piene di buon senso cui bisogna dare urgentemente delle risposte.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X