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I poteri forti, il popolo e il dovere di essere giusti

mercoledì, 29 giugno 2011

La regola d’oro di ogni civiltà moderna, di ogni democrazia occidentale, dovrebbe essere quella di creare una interstizione fra i poteri ed i potentati forti ed il popolo sovrano, in modo da opporre all’abuso di potere dei prepotenti nei confronti del popolo, una forza in grado di competere con essi, imponendo loro il rispetto della legge, prima di tutto.

Per questo, ed in tutto il mondo, i potentati ed i poteri forti tentano sempre di aggirare o eludere il potere di contrasto della legge.

A ben vedere, talvolta questo loro agire può anche essere comprensibile, se guardiamo al caso italiano nel quale lo stato di diritto si mette spesso e volentieri di traverso alle strategie ed alle intraprese economiche, attraverso una pantagruelica burocrazia della pubblica amministrazione che preleva molto fiscalmente senza offrire adeguati servizi come corrispettivo, proprio a cominciare dalla giustizia, veramente troppo lenta, assurdamente ingiusta.

Cosicchè, il popolo sovrano in Italia, resta schiacciato fra il potere dei potenti ed il potere dello stato, entrambe affatto inclini a produrre qualcosa di utile per la gente qualunque.

Ma il caso italiano è un caso di specie differente da quello di ogni altro paese del mondo.

In Italia la politica naviga a vista, spesso senza coraggio, speculando ed indirizzando sulle questioni per ottenere un orientamento favorevole della pubblica opinione piuttosto che averne rispetto e timore.

La pubblica opinione italiana è un concetto ancora tutto da costruire, a cominciare da quel potere dell’informazione cui dedico questa frase di un giornalista americano, Henry Louis Mencken meglio conosciuto come “il saggio di Baltimora”:

“Il rapporto tra un giornalista e il potere dev’essere quello tra un cane e un lampione”.

Ma gli editori puri, come i giornalisti puri in Italia, sono definizioni che trovano difficilmente incarnazione.

Tanto è vero che, il fenomeno degli opinion leader del web, quei blogger che appunto instaurano un sano rapporto con il potere “cane-lampione”, subiscono la reazione scomposta del potere stesso, che ha tentato e tenta incessantemente di “regolamentare” il mondo libero del web, con la chiara volontà di impedire a chi ha qualcosa da dire, di dirla, a chi ha qualcosa da dare, di donarla liberamente.

A questa politica e a questi politici, dedico invece una frase di un mio amico in Facebook:

“è troppo facile essere forti con i deboli e deboli con i forti. molto più difficile essere giusti”.

Ed aggiungerei che, il coraggio di vivere, non si vende al mercato della frutta.

Bene, dopo aver ancor più infoltito l’esercito dei miei nemici, vi lascio con una ultima affermazione.

Siate liberi e coraggiosi:

nulla è mai stato più prezioso di queste due attitudini in questo mondo prepotente.

Nulla è mai stato più umano e utile.

Gustavo Gesualdo
alias
il Cittadino X

Il coraggio non si vende a peso, come certa politica

martedì, 14 giugno 2011

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni scuote il governo chiedendo misure di intervento più coraggiose, anche se impopolari.

Ha ragione.

Questo è il tempo delle scelte coraggiose, delle decisioni drastiche, del governo della crisi.

Il ministro Tremonti accoglie la sfida del ministro Maroni ed avvia un ragionamento sulle scelte possibili per contrastare la crisi, a cominciare dalla riforma del fisco, il mitico oppressore di aziende e famiglie italiane.

La strada politica del governo sembra dipanarsi nella direzione giusta.

Occore però, fare delle considerazioni di massima sul tipo di intervento da attuare.

Fare scelte coraggiose potrebbe incontrare lo scontento popolare od incontrarne il suo favore e la sua condivisione se, il popolo sovrano, leggesse chiaramente nelle scelte del governo la richiesta di sacrifici ben modulata in base alla effettiva capacità contributiva ed alla dimensione reddituale:

se ad un dipendente pubblico che preleva dalla spesa pubblica un salario superiore ai 2.400 euro una decurtazione di 400 euro non comporta una riduzione talmente drastica del suo stile di vita, tale da mettere in pericolo la sua stessa sopravvivenza, questo assunto non vale se ipotizziamo una decurtazione di soli 200 euro da un lavoratore dipendente che riceve un corrispettivo di soli 1.200 euro, perchè potremmo provocare una crisi irreversibile nei suoi bilanci domestici.

Interessante è la scelta di colpire con imposte indirette piuttosto che con quelle dirette, perchè consente di colpire fiscalmente chi consuma di più e conseguentemente, chi può consumare di più.

Il dettato costituzionale è molto chiaro in fatto di prelievo fiscale:

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.

Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Questa è la prima considerazione obbligata cui deve sottoporsi un politico responsabile e sereno nelle scelte su come imporre il contributo alla spesa pubblica senza ridurre alla fame nessuno, possibilmente.

La seconda considerazione interviene sugli sprechi e sui privilegi che ancora restano inattaccati nella spesa pubblica.

Questo secondo aspetto appare fondamentale nelle scelte coraggiose di un governo che vogliia salvare questo paese da un eventuale tracollo dei conti pubblici, ma ne rappresenta anche una maggiore difficoltà realizzativa.

La difficoltà è rappresentata in toto da un modello politico di casta del prepotere e di corporazione dei privilegi che va assolutamente assoggettato al dovere ed al potere pubblico.

Qui, entriamo nel vivo di una discussione che si protrae da molto, troppo tempo, in questo paese.

Facciamo qualche ipotesi, per meglio comprendere tutti il senso delle future azioni del governo.

Se si colpisce anche giustamente parte della popolazione con scelte drastiche quanto coraggiose, purchè proporzionali e progressive alla capacità contributiva, potremo vedere aprirsi due tipi di scenari:

1 – il popolo non condivide e non comprende tali scelte, provocando ulteriore indignazione che si spera non si riverserebbe nelle strade e nelle piazze chiamando lo stato al doveroso utilizzo della forza pubblica per ripristinare condizioni di ordine pubblico, ma si spera invece sfoci in una semplice bocciatura della coalizione di governo alle successive elezioni;

2 – il popolo non condivide tali scelte, ma ne comprende la intrinseca urgenza ed utilità; in tal caso, la maggioranza di governo potrebbe vedersi addiruttura premiata, o perlomeno, non eccessivamente punita dalla volontà popolare nella successiva chiamata alle urne.

Nella condizione attuale in cui, l’immobilismo del governo si è dimostrato produca comunque una emorragia inarrestabile nel consenso popolare, la scelta è obbligata:

perdere per perdere, conviene accettare la sfida della storia e combattere per un futuro migliore e diverso.

L’altra ipotesi è molto più allettante, ma altrettanto difficile e irta di pericoli insidiosi.

Questa scelta riduce drasticamente la spesa pubblica diminuendo in numero e qualità le poltrone del potere pubblico e tutti i privilegi eccessivi ad esse relativi.

Il popolo urla già un suo immenso SI a questa scelta.

Ma analizziamo i motivi per cui questa scelta, che appare riscuotere molto consenso popolare, è stata nei fatti impercorribile in questi anni dal governo.

Diminuire le poltrone del potere ed i suoi relativi privilegi, significa mettere in seria discussione le ambizioni di ricchezza e di potere di molti, troppi membri della casta corporativa della restaurazione della prima repubblica.

Basterà rileggere i giornali degli ultimi anni per vedere come, anche all’interno della maggioranza di governo come nella opposizione politica, siano stati molti i tentativi di destabilizzare un governo che metteva in pericolo lo status quo del costoso privilegio di casta.

Basterà ricordare su tutti, i tradimenti di Casini e di Fini, tutti orientati a manifestare esigenze di maggiore rappresentatività politica (in relazione al consenso riscosso alle elezioni) a fini che nulla avevano a che vedere con la volontà politica di risolvere le questioni sia pur gravi e serie del paese, ma che imponevano una ragion politica di mera soddisfazione delle ambizioni personali e di parte che, un paese in piena crisi, non poteva e non può soddisfare.

Basterà ricordare la brutta fine che fece il pacchetto della devoluzione contente interessanti e risolutive modifiche della costituzione volte a:

- aumentare il potere decisionale e contrattuale della figura del Presidente del Consiglio dei Ministri, oggi ridotto ad un potere meno incisivo di quello del Capo dello Stato, che non viene eletto dal popolo sovrano, ma dalla casta dei parlamentari;

- diminuire il rischio del cosìddetto “ribaltone” alle maggioranze parlamentari che sostengono l’esecutivo, anche in funzione di cura di quelle sfrenate e smodate ambizioni personali che hanno portato al tradimento della maggioranza di governo in questi anni;

- riformare il Consiglio Superio della Magistratura e la Corte Costituzionale in funzione di un riequilibrio dei poteri dello stato ricondotto ad un primato di quella politica che era emanazione diretta del consenso popolare, di quella delega di sovranità che è spesso sovrastata da altri poteri e organi dello stato cui nessun cittadino ha mai delegato nulla.

Putroppo, quella storica riforma costituzionale naufragò in un referendum in cui, la selvaggia campagna di allarmismo procurata ad arte dalle opposizioni e da una parte della componente politica di maggioranza (poi scissionista e traditrice)una vera e propria propaganda terroristica che additava al popolo quella riforma come un attentato alla Costituzione (autentica castroneria: la costituzione non è un elemento immodificabile del sistema democratico, specie se è rigida ed antiquata come la nostra, sino al punto di rappresentare essa stessa un freno all’adeguamento dello stato di diritto allo stato di fatto) ed un attentato alla unità nazionale oltre che un tentativo di sotterrare la questione meridionale sotto un cumulo di macerie.

Dio solo sa quanti passi in avanti avrebbe fatto questo paese se fosse passata quella riforma.

Sta di fatto che, senza quella riforma, il paese si è degradato ulteriormente ed ha visto fuggire ancor più cervelli ed aziende, compromessa ancor di più (se era possibile) la cosìddetta questione meridionale, inasprita la questione settentrionale, minando alla base il motore economico produttivo, industriale e finanziario del paese, quel tanto vituperato nord che consente comunque ed ancor oggi, di mettere un piatto caldo sul desco di tutti gli italiani, sia quelli che dimostrano di meritarlo, sia quelli che non lo meritano affatto.

La bocciatura della riforma costituzionale della devoluzione rappresenta una sconfitta per questo paese, una sfida che non andava respinta, ma abbraccita ed incarnata.

Ma la casta corporativa della restaurazione conservativa della prima repubblica non vuole soccombere per il bene del paese, anzi, provvede quotidianamente alla propria sopravvivenza in virtù della morte civile del paese.

Certa politica senza coraggio, si vende a peso, evidentemente, come a peso e ad unità, è stato costretto il premier italiano ad acquistarla per sostenere una maggioranza di governo messa in difficoltà dai continui ricatti e tradimenti di coloro i quali, con una manciata di voti in parlamento, pretendono di assurgere al ruolo di “ago della bilancia” e di indirizzare con una manciata di voti parlamentari, il governo del paese verso scelte avverse all’interesse pubblico.

E questa casta ancor oggi rappresenta il maggior ostacolo al raggiungimento di un governo del paese anche coraggioso, ma consapevole che, se uno scontento popolare per drastiche scelte del governo si pagherebbe eventualmente nella successiva tornata elettorale, ridurre la spesa pubblica attraverso la diminuzione del prepotere e dei privilegi di certa casta politica, incontra sicuramente un conto da pagare “in tempo reale”, in quel bivacco di prepotenti privilegiati che è divenuto in larga parte il parlamento italiano.

Hanno la puzza sotto al naso queste bestie politiche, come gli antichi nobili ed aristocratici avevano la puzza sotto al naso dei loro camerieri e lacchè, così questi viziati ed immaturi privilegiati e prepotenti vanno con il naso naso all’insù rispetto al “puzzo” che emette un popolo che loro dimostrano di non amare, ma che dal popolo si fanno pagare i loro stravizi al costo di nessuna virtù.

Ecco analizzati i motivi per cui è comunque rischioso avventurarsi nelle coraggiose scelte che pretende questo momento di profonda crisi del paese.

Ma chi non risica, non rosica, e sia pur nella confusione di un gioco (Risiko!) nel quale gli attori che vedano allontanarsi il proprio obiettivo attaccano con livida invidia, rabbia e gelosia gli altri giocatori, che dimostrano invece di non mollare la presa e di avere qualità, idee, coraggio e gambe sufficienti per traghettare il paese fuori dalle torbide acque nella quali è costetto a navigare, questo “modus vivendi et operandi” che vivacchia nella lurida e suicida speranza di impedire il raggiungimento dell’obiettivo finale a tutti, dimentica che quel fine, quello scopo, è anche l’obiettivo strategico fondamentale del paese e di tutto un popolo per salvarsi da un futuro di povertà e di miseria.

Ma, il coraggio non si vende a peso, e certa politica, non ne ha mai avuto.

Questo è il tempo del coraggio e degli uomini impavidi, questo è il tempo delle scelte storiche, questo è il tempo di salvare la nave in pericolo e non di contribuire ad affondarla.

Serve coraggio, servono uomini coraggiosi.

Li avremo?

E noi, popolo sovrano, sapremo difenderli dalle bestie politiche assetate di potere e di ricchezza personale?

Sapremo preservarli dall’attacco della casta corporativa della restaurazione della prima repubblica?

La nave non sta affondando, ancora, e lasciare soli i capitani coraggiosi che continuano a remare per essa in questo momento, potrebbe essere molto rischioso.

Bisogna scegliere, nel tempo delle scelte e dei capitani coraggiosi.

Arrendersi?

Mai, siamo appena arrivati ….

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il Futuro del Pianeta. Parte seconda – Michael Jackson – Earth Song

mercoledì, 9 marzo 2011

Sono ormai giorni e giorni che son perseguitato da una canzone straordinaria.

La ascolto, la riascolto e la ascolto ancora, ed ancora, ed ancora.

Una vera ossessione è divenuta per me questa Earth Song, di Michael Jackson.

La capacità comunicativa di Michael Jackson si eprime al meglio in questa canzone, tanto che, pur non conoscendo il singnificato del testo, mi sono sorpreso più volte a riflettere profondamente mentre la ascoltavo e, non mi vergogno a dirlo, anche a piangere.

Era un urlo, quello che proveniva da questa canzone, un urlo interiore terribile e bellissimo allo stesso tempo.

Ho cercato la traduzione del testo, ed ho subito capito perchè condividessi tanto quella melodia, quella ritmica, quella magnifica espressione musicale e vocale.

E’ un inno all’amore e all’odio, quel grido, amore per la terra e per gli esseri umani, ed odio, odio per gli eventi che stanno travolgendo ed uccidendo questo pianeta, odio per quelle errate e scellerate scelte che ci stanno uccidendo.

Tutti.

Ho già espresso il mio pensiero su questo tema in un post di questo blog che si intitolava “Il futuro del pianeta”, di cui riporto il link per un approfondimento:

http://www.ilcittadinox.com/blog/il-futuro-del-pianeta.html

Ma nel testo della canzone di Michael Jackson, vi sono domande inquietanti, frequenti, universali.

Le stesse domande che mi son posto nel tempo anch’io e, certamente, anche ognuno di voi.

Mi sono allora deciso a scrivere questo post, che sembrerà un po pazzo ed un po leggero, ma che della pazzia e della leggerezza che oggi inquinano il nostro pianeta, farebbe molto volentieri a meno, imputando ad esse ed a nessun altro sentire umano, la piena ed unica responsabilità della potenziale fine del nostro genere, del nostro stesso esistere.

Pazzia e leggerezza di cui farei a meno anch’io e molti di quelli che hanno un sentire comune al mio.

Quel che scriverò in commento a calce di ogni parte di questa canzone, sarà terribile e violento, quanto giusto e vero.

Come è peraltro sempre stato il diritto naturale fondato dagli uomini a tutela degli uomini, e rovinosamente abusato da un buonismo di massa del tutto deficiente ed ignorante.

Come potete leggere, sarò duro, durissimo.

Sarò crudo, crudissimo.

Ma sarò certamente ed umanamente uomo in tutto ciò, in questo mondo capovolto ove un pazzo sembra l’unico a dire il vero, dove quell’uomo figlio di Dio, finì crocifisso ad una croce a causa del vero bene che portava negli altri.

Sarò duro, durissimo, come avrebbe dovuto essere ogni padre nei confronti del proprio figlio, invece di cercarne egoisticamente l’amore e la condivisione a tutti i costi al pari di un fratello o di un amico che non avrebbe mai dovuto divenire per esso, contro di esso.

Non è il ruolo del padre quello, ma della madre.

Ma nella confusione dei ruoli e delle tradizioni che viviamo, tutto, ma proprio tutto viene idiotamente accettato con malversato senso buonista e perbenista, compresa la fraintesa finalità della cellula fondante di tutte le società moderne, la sempiterna divisione dei ruoli fra uomo e donna, fra padre e madre, fra genitori e figli.

E’ questo mio, il ruolo del portatore della verità, ruolo che incarno da sempre, involontariamente, naturalmente.

Me ne scuserete l’incarnazione involontaria, ma essa è innata in me.

Me ne scuserete la violenza, me ne perdonerete la sete di verità.

ma, da dove partiamo?

Dal testo di questa Earth Song, di Michael Jackson.

Traduzione in italiano (non mia, scuserete se potrà contenere inesattezze traslative o di traduzione):


La Canzone per la Terra – di Michael Jackson

Cosa succede all’alba
Cosa succede alla pioggia
Cosa succede a tutte le cose
Che tu dicevi dovevamo guadagnarci…
Cosa succede ai campi morenti
E’ un momento?
Che cosa succede a tutte le cose
Che dicevi erano mie e tue
Ti sei mai fermato ad osservare
Tutto il sangue che abbiamo versato prima
Ti sei mai fermato ad osservare
Questa Terra piangente, queste rive piangenti?

Centrato.

Quel che accade nel nostro presente è proprio legato a quel “Cosa succede a tutte le cose, Che tu dicevi dovevamo guadagnarci…”.

Abbiamo profondamente e radicalmente trasformato questo pianeta in un potenziale obitorio umano orbitante nell’universo, a causa di una fraintesa accezione al termine guadagno.

Il guadagno oggi non avviene più sulla costruzione dura e faticosa di imprese umane che producono elementi e servizi essenziali alla sua stessa sopravvivenza, ma il guadagno avviene ingiustamente e molto dolorosamente sulle speculazioni nelle rendite finanziarie, quelle stesse rendite che, non a caso, sono state il fattore scatenante della crisi umana, economica e finanziaria che stiamo subendo, molto duramente, forse mortalmente, almeno per i sistemi macro economici che la sovrastano e che la guidano, consapevolmente, incoscientemente.

E’ quella cosa che molti appellano “globalizzazione” degli interessi che governano i governi, che sottomettono i popoli.

E’ quella cosa che taluni, come il sottoscritto, definiscono come poteri sovrastrutturali.

I soldi non li fa più l’impresa che produce qualcosa, ma li realizza un mercato senza anima di speculatori finanziari privi di scrupoli, privi di ogni attaccamento alla propria comunità, privi di ogni essenza umana condivisibile.

I soldi oggi si fanno con la speculazione più bieca e cieca, che tende ad assoggettare e costringere ognuno di noi in una dimensione tristemente inumana, in una condizione di sudditanza al dio danaro, così come oggi viene concepito, desiderato e prodotto.

Un esempio per tutti è il mercato industriale automobilistico, che volontariamente non adotta meccaniche di propulsione e dimovimento a base di gas presenti in modo praticamente infinito, al solo fine di mantenere in piedi un sistema alienato e malefico che ruota attorno ai combustibili fossili, alla loro proprietà, alla loro gestione, al loro uso.

Esistono tecnologie che le grandi industrie non adottano per la propulsione dei mezzi di trasporto, tecnologie che emettono un bel nulla di pericoloso nella nostra atmosfera, nemmeno quel calore che è certamente il potenziale assassino del nostro futuro, dei nostri figlie nipoti, se non di noi stessi.

E le guerre in questa terra, si sono tutte fatte sulla base dello sfruttamento delle risorse energetiche.

E quella pace che chiedono in tanti, non sarà mai possibile senza una presa di coscienza di questa come di altre dolenti e scottanti verità, quali quella che siamo in troppi a respirare su questo pianeta, emettendo gas letali in quantità eccessiva, gas che stanno aumentando il benefico e naturale effetto serra del pianeta, gas che stanno liberando altre enormi quantità di gas analoghi imprigionate da una “temperatura normale” negli oceani, ed ora pronte a surriscaldarci e ad avvelenarci tutti.

La verità che più fa male e che è contraria al dio del consumismo figlio della famigerata dea impazzita delle rendite finanziarie, è che siamo ormai in troppi, per poter sopravvivere tutti, per avere una speranza di futuro.

Amen.

Chorus:
Aaaaaaaaaaaah Ooooooooooooh
Aaaaaaaaaaaah Ooooooooooooh

Che cosa abbiamo dato al Mondo
Guarda che cosa abbiamo dato
Cosa è successo alla pace
Che tu hai promesso a tuo figlio…
Cosa è successo ai campi fioriti
E’ un momento?
Cosa è successo a tutti i sogni
Che tu dicevi erano miei e tuoi
Ti sei mai fermato ad osservare
Tutti i bambini che muoiono per la guerra
Ti sei mai fermato ad osservare
Questa Terra piangente, queste rive piangenti?

“Cosa è successo alla pace, Che tu hai promesso a tuo figlio…”.

Ecco il salto generazionale incosciente e perdente che ha fatto dimenticare ogni identità di appartenenza, che ha fatto delle famiglie un mero contratto fra individui che possono anche essere improduttivi, se appartenenti allo stesso sesso, e profondamente perdenti, poichè non legate ad un futuro più lungo della lunghezza della loro vita, non proteso e non proiettato nel futuro oltre la vita, oltre la propria vita terrena, quel futuro che fa vedere ad ognuno di noi il proprio figlio come la continuazione di se stesso nel tempo, quel figlio che è il legame generazionale del passato al presente e del presente al futuro, quel figlio che impedisce ogni mercificazione umana ridotta in schiavitù assoluta alla potenza del dio danaro, di suo fratello il dio consumo, e della loro madre, la dea del sistema della speculazione finanziaria anti-umana.

Questo processo, da molti guardato come uno straordinario successo del pensiero laico moderno, è meglio conosciuto come “secolarizzazione” dal termine latino saeculum, con il significato di, guarda il caso, mondo, pianeta.

La secolarizzazione come processo per il quale la società non adotta più un comportamento unifico ed umanamente quanto storicamente fondato, ma si allontana da schemi, usi e costumi tradizionali, investendo tutto il sistema dei valori, modificandoli, mortificandoli o eliminandoli e, con essi, trasformando anche le identità, le appartenenze, comprese e soprattutto quelle laiche e/o laicizzate.

Questo processo storico è invece un fallimento assoluto che ci sta uccidendo tutti.

Questo “mondo” malcreato dagli esseri umani ci sta uccidendo tutti.

Esso ha minato dapprima le famiglie e la concezione di imprenditoria familiare, sganciando nel mondo delle cointeressenze governate da un mercato azionario senza fratelli e sorelle, senza padri ne madri, il concetto di produzione morale asservita ai veri bisogni umani, quelli più elementari e sani.

La ricerca di un finanziamento bancario e finanziario che andasse oltre la propria familiarità comunitaria, che prelevasse altrove quel danaro che servisse alla liberazione di un mondo industriale, se pure intelligente e valido nella sua volontà, è stato invece trasformato in una dittatura della finanza sul sistema produttivo per cui, le imprese oggi sono schiave delle banche e della loro infinita sete di ricchezze.

Quella liberazione che faceva sognare un futuro di benessere, è stata invece e suo malgrado, la madre di una schiavitù corruttiva senza soluzione di continuità, in nome di una parola mai abbastanza abusata:

l’usura, l’usura del mondo finanziario nei confronti del mondo produttivo.

La fraintesa ed accondiscendente libera civiltà umana ha prodotto essa stessa quelle deformazioni che la stanno uccidendo, quelle interruzioni generazionali che, sventolate come bandiere di conquista di libertà, si sono verificate come vessilli di morte, morale e materiale.

Amen

Chorus

Io sognavo
Io guardavo oltre le stelle
Ora non so dove siano
Sebbene siamo andati anche oltre ad esse

Il sogno umano.
Ci hanno talmente convinti a sognare oltre le stelle, che abbiamo dimenticato di vedere cosa accadeva al nostro vicino, al nostro padre, alla nostra madre, ai nostri figli, questo sì, il vero futuro, il vero sogno umano degno di attenzione.

Chorus

Hey, cosa è successo al passato
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai mari
(Cosa ci è successo)
I cieli stanno cadendo
(Cosa ci è successo)
Non riesco neanche a respirare
(Cosa ci è successo)
Cosa succede a questa terra sanguinante
(Cosa ci è successo)
Non ci accorgiamo di ferirla
(Cosa ci è successo)
Cosa succede al valore della natura
(Ooooh, ooooh)
E’ il grembo del nostro pianeta
(Cosa ci è successo)
Cosa succede agli animali
(Cosa gli è successo)
Abbiamo trasformato regni in polvere
(Cosa ci è successo)
Cosa succede algi elefanti
(Cosa ci è successo)
Abbiamo perso la loro fiducia
(Cosa ci è successo)
Cosa succede alle balene che piangono
(Che cosa ci è successo)
Stiamo devastando i mari
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai sentieri nelle foreste
(Ooooh, ooooh)
Bruciano malgrado le nostre dichiarazioni
(Cosa ci è successo)
Cosa succede alla Terra Santa
(Cosa ci è successo)
Cosa succede all’uomo comune
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai bambini che muoiono
(Cosa ci è successo)
Non li senti piangere
(Cosa ci è successo)
Dove stiamo sbagliando
(Ooooh, ooooh)
Qualcuno mi dica perchè
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ai bambini
(Cosa gli è successo)
Cosa succede ai giorni
(Cosa ci è successo)
Cosa succede a tutta la loro gioia
(Cosa ci è successo)
Cosa succede all’uomo
(Cosa ci è successo)
Cosa succede all’uomo che piange
(Cosa ci è successo)
Cosa succede ad Abramo
(Cosa ci è successo)
Cosa succede di nuovo alla morte
(Ooooh, ooooh)
Maledicici

Cosa ci è successo?
Cosa succede ai bambini?

Quel che li abbiamo condannati a subire con una dissennata politica proliferativa senza limiti.

Per assurdo e per paradosso, ma anche per ordine naturale, per ogni bambino che nasce in questa terra, diminuisce drasticamente la probabilità di sopravvivenza dei bambini venuti prima di lui.

Siamo riusciti a rendere infernale l’atto di amore e di speranza più grande e più belllo che esista:
la nascita di un bambino.

Ha ragione, Michael jackson.

Maledicici, o Signore, perchè abbiamo peccato in bontà nei confronti dei pericoli che attentano alla nostra stessa sopravvivenza.

Hai ragione quando urli con amore e con odio:
Maledicici!

Il fallimento delle promesse che certo progresso ci ha inculcato come vincenti.

Ecco cosa è il nostro presente disfatto ed arreso.

La soluzione a tutto questo, è la nascita di un governo federale mondiale, che gestisca e governi i processi globali che ci stanno conducendo ad un suicidio collettivo.

Ma, esiste una politica abbastanza forte da imporre questo governo alle forze economiche e finanziarie?

Esistono politici capaci di interpretare questi sentimenti, queste volontà di salvezza?

Esistono persone capaci di imporre a religioni radicali l’interruzione immediata di prassi religiose quali la poligamia che intervengono pesantemente sulla assurda proliferazione umana che questo pianeta non può più sopportare?

Il poeta è colui il quale riesce ad esprimere l’inesprimibile, diceva un poeta italiano.

Io aggiungerei anche colui il quale riesce ad evocare immagini vitali assolutamente condivise da coloro i quali le hanno sempre sentite dentro di se, ma non hanno mai trovato la strada per esternarle, per renderle manifeste e pubbiche, quindi, sentite come proprie e condivise.

Una qualità questa, cui la politica non può fare a meno.

Una qualità questa, cui la politica contemporanea fa troppo spesso volentieri a meno, etichettando per contro e negativamente come “una politica di pancia” questa qualità insostituibile.

Non c’è cuore, non c’è testa, secondo questi politici, che han dimenticato come sia lo stomaco a nutrire cuori e menti e come sia la soddisfazione alimentare del bisogno atavico di mangiare come quella di respirare ossigeno, una primordiale esigenza da soddisfare, l’unica prioritaria, l’unica decisiva per la vita.

Parole e idee, le ha portate via il vento della storia, quella storia che ci sta conducendo nel baratro senza fine di un mondo squilibrato e profondamente malato, lontano miliardi di anni luce dai bisogni primari dell’uomo.

E’ il declino delle libere democrazie così come sono state sinora fraintese e malversate.

E’ il declino del pensiero democratico-demografico che impone una politica del medio e mediocre al governo del mondo, una poltica mediamente e mediocremente sottomessa e corrotta, affascinata dal potere in quanto tale, ammaliata dai privilegi del potere e non dal suo uso.

E ditemi ora:

è questo il mondo che volete?

è questa la condanna che desiderate per i vostri figli?

Beh, io no.

Io non la desidero, questa condanna.

Io non scendo a compromessi con essa.

Io non mi sottometto ad essa.

Io la combatterò per sempre, o almeno sino a quando il potente giudice sovrastrutturale che l’ha emessa, mi tapperà la bocca per sempre.

Io non ci sto.

Io non morirò senza combattere.

Io non lascerò ai miei figli un mondo degenere, una morte del genere.

Questo non è il mio mondo e questo post, è la mia canzone per la Terra.

Per la Mia Terra.

Per i miei figli.

Perchè possano comprendere e mai più ripetere gli errori di quei padri, che non sono certamente io.

Mors tua vita mea.

Si vis pacem, para bellum.

Mai come oggi, mai state così vere queste parole.

Mai.

Se la mediocrazia tendente al ribasso umano ha deciso di ucciderci tutti, allora non vedo perchè l’ignoranza che sottintende questa mediocrazia debba essere tutelata e preservata, quale fosse un tesoro immane, e non invece giustamente educata e governata.

E’ il momento di fare scelte, signori e signore, è il momento di schierarsi, di vestire spada e scudo per difendere la nostra vita, la nostra civiltà, la nostra sopravvivenza.

Prima che sia troppo tardi.

Prima che lo faccia qualche mediocre ignorante contro di noi.

Prima che lo faccia il pianeta per tutti noi.

Welcome people, to the real world.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Fate il vostro gioco, signori. Fate il vostro gioco

venerdì, 20 agosto 2010

L’ingerenza negli affari interni dello stato italiano della Chiesa Cattolica è ogni giorno più chiara.

Le dichiarazioni odierne del cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI) non lasciano più dubbi di sorta.

Egli attacca apertamente il cambiamento del paese, indicando il riformismo in senso federalista come un disvalore, e lo fa attraverso l’Osservatore Romano, il periodico ufficiale della Città del Vaticano, che è uno stato estero.

In nessuna parte del mondo esiste un paese le cui scelte politiche, istituzionali, governative e democratiche vengano messe sotto continuo attacco da parte di esponenti di uno stato estero.

L’interesse che muove il presidnete della CEI è lampante:

ripristinare il potere assoluto della Città del Vaticano nelle scelte interne di uno stato autonomo e democratico come è quello italiano, al fine di restaurare una dittatura religiosa all’interno dei poteri democratici, figlia di quella democrazia bloccata della I repubblica che impediva a partiti non direttamente influenzabili dalla chiesa di accedere al potere esecutivo e di conseguenza di governare il paese.

La CEI quindi si schiera apertamente con quelle piccole cellule politiche che sono assoluta minoranza nel parlamento italiano e che oggi stanno realizzando l’ingovernabilità e la discontinuità governativa del paese, nel più grande contrasto alle normali attività democratiche che questo paese abbia mai conosciuto.

Il golpe bianco ai danni delle isituzioni democratiche italiane e delle libere scelte del popolo sovrano si delinea con sempre maggiore chiarezza.

Il pericolo maggiore è però rappresentato dalla influenza e dal potere di quelle figure politiche che sono sopravvissute alla prima repubblica ed allo scandalo di tangentopoli, e che ancor oggi, rivestono altissime cariche istituzionali, abusando del potere pubblico talvolta contro la quella stessa volontà popolare da cui esso deriva, come nel caso del presidente della camera, che attacca martellando l’esecutivo quotidianamente e non ritiene di dimettersi da una carica istituzionale della quale egli non rappresenta più il sostanziale consenso nello stesso parlamento che lo ha eletto, grazie ad una maggioranza politica che è la medesima che tiene in piedi il governo italiano e che gli vuole abbattere.

La situazione è di una gravità estrema, ed il silenzio della presidenza della repubblica e delle più alte cariche istituzionali italiane rispetto a questi proditori attacchi, di fronte a queste continue ingerenze arbitrarie di uno stato estero sulle libere scelte di un libero paese, come pure dell’abuso che si sta facendo della terza carica istituzionale, lascia interdetti.

Questi uomini dello stato dovrebbero immediatamente denunciare un tale clima intimidatorio, una tale ingerenza negli affari interni italiani dello stato del Vaticano, un tale snaturamento del potere istituzionale e democratico.

E invece dalle più alte cariche dello stato iataliano proviene un imbarazzante silenzio, se non, un malcelato compiacimento.

Solo le voci di alcuni membri dell’esecutivo si alzano a difendere libertà e indipendenza delle scelte italiane.

Nessuna dichiarazione invece perviene in tal senso dal colle del Quirinale, sede della presidenza della repubblica.

E’ pur vero che al fine di garantire ampia autonomia e libertà, è riconosciuta al presidente della Repubblica l’irresponsabilità per qualsiasi atto compiuto nell’esercizio delle sue funzioni, ma è anche vero che le uniche eccezioni a questo principio si configurano nel caso questi che abbia commesso due reati esplicitamente stabiliti dalla Costituzione:
l’alto tradimento (cioè l’intesa con Stati esteri) o l’attentato alla Costituzione (cioè una violazione delle norme costituzionali tale da stravolgere i caratteri essenziali dell’ordinamento al fine di sovvertirlo con metodi non consentiti dalla Costituzione).

Ed ecco apparire sempre più chiaro e leggibile il quadro dei giorni contemporanei, laddove qualche voce in parlamento si è alzata a contestare possibili comportamenti della presidenza della repubblica italiana ed è stata immediatamente tacitata con una determinazione inusuale da parte del Quirinale, che sfidava il primo partito italiano, il PDL, a chiederne l’impeachment.

La reazione eccessiva del Quirinale fa leggere il nervosismo che anima questi giorni della politica italiana, messa sotto ricatto da una sparuta pattuglia parlamentare guidata dal presidente della camera dei deputati.

Ancora i vertici istituzionali al centro delle polemiche politiche.

In effetti, il nervosismo del Quirinale è giustificabile, specie se letto nell’ottica della considerazione che, i continui e concentrici attacchi al governo italiano possono contare sulla ingerenza di uno stato estero, quello del Vaticano, appunto.

Ma da qui, a ipotizzare e che esista una intesa fra uno stato estero e la presidenza della repubblica italiana a danno della libertà, della unità e della indipendenza deloo stato italiano, ne corre di spazio, sia politico che temporale.

Questo snodo verrà comunque alla luce, allorquando il premier dovesse dimettersi, facendo scendere in campo il capo dello stato.

In tal caso potremo sapere quale prassi sceglierà il Quirinale per sciogliere il nodo della crisi politica:

quella costituzionale formale ovvero quella costituzionale sostanziale, che nel secondo caso vorrebbe lo scioglimento delle camere e l’indizione di nuove elezioni (altri atti di piena esclusività del Quirinale) piuttosto che la assurda ricerca di una nuova maggioranza che stravolga gli assetti bipolari.

E il mandato per formare un nuovo governo lo può dare solo il Quirinale, dopo le consultazioni.

Scelta questa, sempre ben accetta da questo stesso capo dello stato che cercò pervicacemente quanto inutilmente nella crisi politica del governo Prodi, di favorire la nascita di una coalizione trasversale, mai vincitrice nelle urne elettorali, di ispirazione centrista e cristiana, certamente sostenuta (non certo troppo apertamente) dallo stato estero del vaticano.

L’interesse politico della terza carica istituzionale, il presidente della camera dei deputati è ormai chiaro e sempre più affine alla eventuale scelta del Quirinale di formare un governo a tutti i costi senza passare dalle urne elettorali:

utilizzare la crisi politica attuale al fine di impedire il cambiamento del paese e la realizzazione delle riforme in atto, attraverso la costituzione di un nuovo governo di transizione che cambi la legge elettorale in favore dello schieramento dei traditori del governo.

Ecco il quadro complessivo.

Sullo scacchiere si muovono forze e poteri forti, molto forti.

Resta da osservare il comportamento di ogni songolo attore al fine di ottenere conferme o meno rispetto alle diverse ipotesi in atto.

Si darà spazio di manovra a quelle forze sostenute dal Vaticano che, impossibilitate a realizzare i propri fini e le proprie ambizioni personali e di cartello, puntano al golpe bianco della restaurazione e della conservazione dei poteri e dei privilegi delle forze occulte che, fuori dal parlamento, guidavano il paese dalle segreterie di partito invece che nelle aule parlamentari?

Si darà il proprio consenso all’ennesimo inciucio che produrrà un ulteriore distacco fra il paese reale e lo stato di diritto?

Lo vedremo.

E lo commenteremo.

A meno che, tale cartello non abbia intenzioni celate e violente, poichè in tal caso, le libere voci come la mia, subirebbero forti contrasti e pressioni, con onerose e dispendiose chiamate in tribunale ovvero con altri artifici.

La posta in gioco è alta.

Ed io, non sono che un cittadino qualunque, un cittadino X, appunto.

Vedremo, analizzaremo, osserveremo, a tutela del mio futuro e del futuro dei miei figli, della loro libertà di scelta, della laicità dello stato, della libertà e della indipendenza della comunità nella quale io sono nato e cresciuto e nella quale, temo per il futuro dei miei figli.

Come si fa avivere da persone libere in questo squallido teatrino dove si incontrano e si scontrano poteri molto interessati ad abusare del potere dello stato in nome dello stato?

Poichè senza libertà, io non vorrei vivere e non vorrei veder vivere il sangue del mio sangue.

Se mi accadrà qualcosa, se questo blog o la mia persona venissero colpiti, saprete perchè.

Che siano anni di piombo o anni di fango quelli che ci aspettano, io non li temo, poichè per me è obbligo il vivere senza vergogna, ed è certezza quella di vivere senza paura.

Viva la libertà.

Fate il vostro gioco, signori, fate il vostro gioco.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

eEcco l’obiettivo di Casini: riassemblare dell’utri, mastella e cuffaro.

sabato, 22 maggio 2010

Cambiano nome al partito come se questo cambaimento rappresentasse la salvezza di questo paese.

Ma come ha già ampiamente dimostrato la storia evolutiva della sinistra italiana, questo cambiamento è indirizzato solo al raggiungimento del potere personale, alla conservazione dei privilegi e delle poltrone, e non e mai, alla soddisfazione delle esigenze del paese, delle famiglie, delle aziende e dei cittadini qualunque.

Il partito della nazione di casini, piacerà a fini e napolitano, riassemblerà la simbiosi politica di gente come mastella, dell’utri e cuffaro, ma è incompatibile con il buon governo, con la stabilità politica del governo, con la tenuta democratica del paese, e, soprattutto, tutto questo ciarpame politico, è incompatibile con la Lega Nord di Umberto Bossi.

Una masnada, una accozzaglia politica risvegliata dal profumo del potere governativo si affaccia alla porta di berlusconi:
va respinta, poichè ha gia ampiamente dimostrato il suo odio per il cambiamento e per le riforme del paese avanzate e sostenute dalla Lega e si rende incompatibile con l’azione di contrasto alla illegalità diffusa, alla corruzione e alle organizzazioni mafiose di ministri leghisti come l’on. Roberto Maroni, del lavoro continuo, faticoso e pericoloso delle forze dell’ordine e della magistratura.

L’orda orgiastica degli eredi dellla dc e del pci va respinta, poichè questo governo, come i passati governi del cdx, lavora per riformare e cambiare questo paese, rilanciandolo in un futuro migliore e più competitivo.

Se qualcuno ha cambiato parere strada facendo, lo dichiari pubblicamente.

Se qualche liberale riformatore ha cambiato pelle, lo manifesti e si renda visibile.

L’asse degli eredi della democrazia bloccata e del conservatorismo di prepoteri e di privilegi torna alla carica riproponendo la dittatura della partitocrazia della prima repubblica del non fare e del non far fare.

Ricordo a tutti che l’assetto politico attualmente al governo si è sempre dichiarato alternativo alla vecchia politica dei cortigiani e dei parrucconi, e si è candidato per respingere questo stile politico e di vita al fine di proporre un nuovo e più civile ed avanzato modo di intendere la politica.

Berlusconi si è sempre candidato come il fautore del cambiamento, e per questo ha ricevuto il consenso popolare.

A tutti quei camaleonti che cambiano pelle per nascondere la solita sostanza, invio volentieri un messaggio:
ricordatevi chi siete e da dove venite, con quale compagnia avanzate e, soprattutto, per quale motivo vi è stato affidato il consenso popolare di cui godete.

Basta con i voltagabbana, gli sleali ed i traditori:

il paese vuole andare avanti, e non indietro, il paese necessita del federalismo e non del nazionalismo conservatore del poltronismo ed egocentrismo romano.

Stato di fatto e di diritto rischiano di andare in collisione, sotto lo sguardo attento di politici rinvenenti dalla prima repubblica come manciono e napolitano.

Il quadro è chiaro e completo:
vogliono fermare il riformismo leghista, vogliono uccidere il futuro del paese.