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Di Matteo come Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino?

mercoledì, 13 novembre 2013
Il PM Nino Di Matteo e gli Uomini della sua Scorta

Il PM Nino Di Matteo e gli Uomini della sua Scorta

Il Pubblico Ministero Nino Di Matteo che indaga sulla trattativa stato-mafia chiama in udienza il capo dello stato napolitano e il capo dei capi il boss totò riina lo minaccia di morte dal carcere.

Non vi sembra di trovare una certa traccia di continuità e di contiguità?

Per me si tratta di complicità, ma posso anche sbagliare (mai sbagliato una analisi in vita mia).

Altra singolare coincidenza per cui, nei giorni in cui il Tribunale di Palermo chiedeva di sentire in udienza il capo dello stato napolitano giorgio, (quel politico che ha fatto già distruggere le intercettazioni che lo coinvolgevano direttamente nelle indagini sulla Trattativa Stato-mafia), dalla Procura della repubblica di Palermo (quella che ospitava il Pool Antimafia, per intenderci) proveniva un invito esplicito ai mafiosi come riina a fare i nomi dei loro complici politici.

Anche il continuo e sospetto fiancheggiamento di indulti e amnistie storicamente propugnate e propulse da parte del capo dello stato napolitano lascia dubbi atroci di posizionamento del Quirinale.

Oggi riina dal carcere minaccia di morte il PM del Tribunale di Palermo Nino Di Matteo, validando l’ipotesi di avere più di un timore e più di un nervo scoperto proprio in direzione dei potenziali sviluppi di questo processo, lui, o chi per esso.

A scanso di equivoci epocali, andrebbero rese pubbliche quelle intercettazioni che fece distruggere napolitano, poiché esse, nel caso contenessero gravi prove a carico del presidente della repubblica, potrebbero essere usate dalla mafia per ricattare il capo dello stato italiano.

L’ìtalia non può permettersi in questo momento un capo dello stato potenziamente ricattabile dalle organizzazioni mafiose dell’anti-stato.

Se la casta politica infedele e criminale infiltrata nelle istituzioni in associazione con le organizzazioni mafiose dovesse tentare di eliminare il PM Nino Di Matteo e la sua scorta questo ennesimo attacco diretto alle istituzioni della repubblica italiana (quelle vere, quelle fedeli, quelle leali) non finirebbe in un nulla di fatto come (purtroppo è accaduto) per Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa.

Se dovesse accadere che un altro magistrato, un altro carabiniere, un altro poliziotto o un altro finanziere dovesse cadere sotto i colpi della mafia governata dalla malapolitica istituzionale allora chiedo l’istituzione immediata della Pena di Morte per i mafiosi, per i loro famigliari e per i loro complici nella burocrazia o nella politica.

Chiedo anche che l’omicidio di un mafioso non sia più perseguibile e non sia più un delitto e un reato:

uccidere un mafioso non è reato
.

Chiedo inoltre l’istituzione del reato di comportamento mafioso, reato di cui ho già avviato una raccolta firme in una petizione online.

Se accade qualcosa a Di Matteo e alla sua scorta, io prometto vendetta:

spenderò sino all’ultimo giorno della mia vita nel chiedere la pena di morte per i mafiosi, per i loro parenti (l’estorsione del racket serve a mantenere le famiglie dei mafiosi in carcere e loro lo sanno benissimo, quindi sono mafiosi anch’essi) ed i politici, i burocrati e gli amministratori della cosa pubblica collusi con la mafia.

Lo Giuro!

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X
Cittadino Antimafia

Il tradimento è un crimine e va punito

venerdì, 1 novembre 2013
SARETE VENDICATI

SARETE VENDICATI

Le intercettazioni telefoniche ci rivelano ancora una volta (come se ve ne fosse il bisogno) il tradimento della casta istituzionale italiana mettendo a nudo il comportamento sleale e infedele messo continuamente in essere dai politici italiani.

L’ex ministro dell’Interno anna maria cancellieri ed attuale ministro della giustizia racconta tutta la propria immorale condotta traditrice nel caso del suo intervento in favore di una cittadina italiana indagata e detenuta dallo stato.

“Non è giusto” si permette di affermare codesta parassita scorretta e sleale, come se la giustizia che lei contribuisce ad amministrare e rappresentare potesse essere così messa in discussione e alla berlina.

Interviene con tutta l’autorità del ministrero in favore di una persona per cui nutre interesse e con le quali ha relazioni.

Piergiorgio Peluso è figlio del ministro cancellieri e dal 2011 dai Ligresti è direttore generale di Fonsai, società dei Ligresti, la famiglia colpita dallo scandalo e dalle indagini di degli organi di Polizia (Interno) e della Magistratura (Giustizia).

Giulia Ligresti racconta così nelle intercettazioni il top manager Fonsai figlio del ministro cancellieri:
«A Peluso han dato una buonuscita di 5 milioni, è stato un anno, ti rendi conto?, e ha distrutto tutto»
«invece di chiedergli i danni! Mi han detto che in consiglio nessuno ha fiatato, sì, sì, approvato all’unanimità, che se fosse stato il nome di qualcun altro… mio papà che ha 80 anni gli contestano quella cifra, perché a questo qui che ha 45 anni, è un idiota, perché veramente è venuto a distruggere una compagnia, perché l’ha fatta su mandato proprio la distruzione, 5 milioni, è andato in Telecom».

Tale madre tale figlio:

incapaci, inetti, ignoranti ed arroganti, come tutta la classe dirigente ed istituzionale italiana.

Ma quel che è peggio, sleali, scorretti, traditori e infedeli.

Così la cancellieri che continua ad insistere per un indulto e per una amnistia generale (possiamo capirne l’interesse personale) in piena condivisione con il capo dello stato, giorgio napoletano, anch’esso al centro di uno scandalo giudiziario denominato “trattativa Stato-mafia” (tanto per restare in tema di tradimento istituzionale) per difendersi dal quale ha chiesto ed ottenuto la distruzione delle intercettazioni che lo riguardavano.

Chissà quanti e quali orribili tradimenti contenevano quelle intercettazioni.

Di certo vi è che ogni indagine mette a nudo nelle intercettazioni un mondo di traditori istituzionali gravemente indiziati di svendere stato italiano e popolo italiano ai poteri forti per un posto da manager al proprio figlio, idiota totale, ma intoccabile membro della casta degli idioti, dei parassiti e dei traditori.

Di certo vi è che dal tribunale di Palermo (Sede dell’abolito Pool Antimafia dai traditori della casta) proviene la richiesta di udienza per napolitano nel caso che coinvolge l’ex ministro dell’interno ed ex vice presidente del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) nicola mancino e sempre dallo stesso tribunale, nello stesso giorno, viene l’invito ai mafiosi di confessare i nomi e di testimoniare le prove che inchiodano i politici mafiosi.

E voi sareste disposti a credere che la cancellieri fosse mossa da sentimenti di altruismo e di umana condivisione nel chiedere insistentemente indulto e amnistia?

E credete la medesima cosa anche nei confronti delle medesime sempiterne e ripetitive richieste di napolitano?

Beh, di idioti questo paese ne ha sfornati cresciuti e pasciuti parecchi.

Mi domando sino a che punto questa orribile situazione potrà andare avanti.

Mi domando sino a che punto le forze di polizia e l’esercito consentiranno a questa congrega del tradimento continuato ed aggravato dal metodo associativo di sgovernare il paese invece di metterli in fila dinanzi ad un muro e di fucilarli tutti, indistintamente, senza processo e senza alcuna pietà, per il reato di tradimento.

Ma soprattutto, senza alcun atto di clemenza, di grazia, di indulto o di amnistia.

Ma solo come atto estremo di Giustizia.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X