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Foggia : Area Urbana Sicura

giovedì, 3 luglio 2014
Foggia: area urbana sicura

Foggia: area urbana sicura

Mi piace questa città.

Ci sono nato e cresciuto.

Tutti i miei ricordi, tutto il mio “me” sono in questa città, tranne nelle persone che l’hanno abbandonata, esiliate da essa.

Amo Foggia, ma non amo i foggiani, non condivido i loro modelli di riferimento e nemmeno il loro stile di vita.

Sono un disadattato qui, un asociale che disdegna l’arredo umano che incarna la città.

La mia anima è sparsa in giro per l’Italia, nelle mie esperienze, nei ricordi e nelle condivisioni di quelle persone, quegli amici e quei parenti che sono andati via a cercare migliore fortuna, per se e per i propri figli.

Eppure, non riesco ad essere completamente distaccato dagli avvenimenti che osservo quotidianamente in questa città.

Vorrei estranearmene, restarne indifferente, ma non ci riesco:

ogni ferita alla città è una ferita nel mio intimo.

Per questo non amo i foggiani, responsabili primari delle mie ferite, delle sue ferite.

Non amo questi foggiani, questa foggianità, che desidero diversa e migliore.

Forse, se riuscirò a trovare ancora un lavoro altrove, potrò vivere meglio quel che mi resta da vivere.

Al momento sono qui, scomodo osservatore attento di usi e costumi, prassi e procedure, modelli e stili di vita.

E se devo essere scomodo, lo sarò sino in fondo, per amore della mia città.

“Ottimizzare l’uso dei vigili urbani”.

Selezione, addestramento, formazione, equipaggiamento, operatività, obiettivi.

Occorre tempo, occorrono risorse, occorre amore per il proprio lavoro di vigile urbano, rispetto per la divisa che si indossa, spirito di sacrificio, attaccamento e rispetto assoluto nei confronti della città e della cittadinanza che si è scelto di servire.

Conosco i limiti della cultura della sicurezza in Italia, ne conosco i limiti interpretativi e quelli pregiudizievoli.

Nonostante questo, porto un contributo non risolutivo e non definitivo, ma che, in attesa di un migliore addestramento, una migliore selezione e formazione, equipaggiamento e uso strategico dei vigili urbani, potrebbe essere interessante.

Vigilare, governare e controllare il territorio comunale deve prevedere una conoscenza certa dei punti di criticità, sia nel tempo, che nello spazio e nelle persone.

Il territorio va diviso in zone di controllo urbano, con l’assegnazione di un vigile urbano per ogni zona, da pattugliare, garantire, vigilare, controllare, governare e perlustrare quotidianamente.

Ma, come potrà fare tutto questo un solo vigile urbano, disarmato e piuttosto demotivato, direte voi?

Nella attesa che nascano e si rafforzino i motivi di una ottimizzazione dei vigili urbani così come sono, punterei ad una operatività che garantisca il controllo del territorio, punterei a delle pattuglie miste, comandate da un pubblico ufficiale e agente di polizia giudiziaria (vigile urbano) e un numero di due/tre guardie particolari giurate di supporto ai suoi ordini, in modo da offrire subito un servizio armato, nutrito, di presenza e di controllo, di vigilanza del territorio e del patrimonio comunale, sia pubblico che privato, ferme restando le competenze delle forze dell’ordine, che verrebbero così grandemente supportate e collaborate.

Una pattuglia in ogni zona, ricalcando l’operatività del “vigile di quartiere”.

Nelle zone controllate, gli ispettorati sanitari e veterinari e i servizi di assistenza sociale troverebbero inaspettate alleanze nell’assicurare legalità e solidarietà, rispetto della legge e bisogni diffusi.

Ovviamente, le guardie giurate di supporto al vigile urbano vanno anch’esse aggiornate e adeguate al nuovo ruolo, per evitare dannose sovrapposizioni di competenza, confusione nei ruoli e potenziali complessi di superiorità ingiustificati:

il loro ruolo deve essere ben chiaro e definito e deve essere operato nella consapevolezza dei propri rischi e limiti.

Prevenzione e deterrenza, conoscenza e assistenza devono trovare in una pattuglia di servizio pubblico urbano la risposta alle esigenze della cittadinanza, alla applicazione della legge e delle ordinanze comunali.

Una eventuale certificazione raggiunta attraverso corso di formazione ad esame di valutazione finale rilasciato dalla prefettura garantirebbe (e differenzierebbe) meglio l’operatività delle GPG e dei cittadini che ne venissero a contatto per motivi di servizio.

In attesa di tempi migliori e di un nuovo e ottimizzato corpo dei vigili urbani, questa operatività di base nella scala e nella filiera della sicurezza potrebbe offrire non pochi motivi di conforto e di ottimismo per il futuro di questa città nella garanzia della sicurezza urbana.

Ed anche oggi, qualcuno potrà dire che non mi sono fatto i fatti miei.

Ma è una vita che va avanti così:

sono abituato ai “ringraziamenti”.

E sarà pure che IO non mi faccio i caxxi miei, però mi sa tanto che non tutti quelli che si sono candidati a fare i caxxi comuni e sono indennizzati e tutelati per questo, li soddisfino adeguatamente.

Questi cittadini che non si fanno i caxxi loro stanno diventando una epidemia di civiltà.

Magari …

Good Morning, Foggians.

Gustavo Gesualdo
nonostante tutto, cittadino foggiano

La Filiera della Sicurezza e progetti associati

giovedì, 26 giugno 2014
Sicurezza Pubblica + Sicurezza Privata = Sicurezza dei Cittadini

Sicurezza Pubblica + Sicurezza Privata = Sicurezza dei Cittadini

Pubblico la lettera che ho inviato a tutte le principali autorità foggiane, sia locali che nazionali qualche mese fa.

La rendo pubblica, perché gli ultimi avvenimenti nella disgraziata città di Foggia (esplosione palazzo di Via de Amiciis, 22 e attacco inaudito e violentissimo a caveau NP) propongono, se ve ne fosse ancora il bisogno, il tema della sicurezza come tema centrale nella città di Foggia e nel sud del paese in generale.

A voi il giudizio, buona lettura.

Richiesta di udienza

Presentazione Progetto Cittadella della Sicurezza e altri progetti associati

La Formazione Professionale nella Sicurezza nel progetto “Cittadella della Sicurezza”, la costruzione di una “Filiera della Sicurezza”, la adeguata formazione di una capacità tecnica, operativa e professionale degli operatori di vigilanza e delle polizie locali, l’aggressione al degrado e al disagio sociale, il contrasto all’abbandono scolastico e il legame che manca tra formazione scolastica e universitaria e il mondo del lavoro:

questi sono i motivi e gli obiettivi per i quali Vi chiedo un incontro.

Ed ora, ne spiegherò esigenze, tendenze e strutturazione delle risposte.
Il settore della sicurezza è il perno della stabilità di ogni aggregazione umana.
Eppure, spesso, troppo spesso, gli operatori di sicurezza privata e locale vengono selezionati fuori dalle logiche delle potenzialità e del merito, sono affatto formati e mai aggiornati, specie nel centro-sud italiano.

Trattiamo ovviamente della classe delle Polizie Locali soprattutto meridionali, nella somma delle municipali e delle provinciali, le quali mancano spesso di una formazione sufficiente al momento della assunzione e di una formazione continua nel tempo, visto che per le forze di polizia dello stato e ad esse assimilate ed equiparate, esistono già scuole di formazione e routine di aggiornamento,

Anche il settore della sicurezza e della vigilanza privata opera in un regime di vacatio legis da mancato adeguamento, aggiornamento e professionalizzazione, essendo la legge istitutiva delle Guardie Particolari Giurate antecedente alla Seconda Guerra Mondiale.

Profili giuridici imperfetti, non aggiornati, talvolta inesistenti mettono in forse l’operatività di un mondo che dovrebbe contribuire grandemente al mantenimento della sicurezza, anche se solo indirizzata al patrimonio e non direttamente alle persone.

Ma soprattutto, e nella stragrande maggioranza dei casi, si riscontrano profili giuridici e professionali con deficit di selezione e di formazione gravi e importanti, il che si traduce in un servizio insufficiente a rispondere alle esigenze dei clienti, di scarsa qualità, sregolato, insoddisfacente, che conosce anche la tragica verità per la quale, un cliente di un istituto di vigilanza che si dimostri insoddisfatto dell’operato delle G.P.G. inviate per il servizio richiesto, se cambia I.V.P. può ritrovarsi di nuovo servito dalle medesime G.P.G. sotto altra uniforme!
Non possiamo veder operare vincitori di concorso pubblico e soggetti privati che operano con licenza di PS di guardia giurata, entrambi armati di pistola e distintivo, senza una adeguata formazione (cosa che ha fatto nascere nella pubblica opinione l’immagine dello “sceriffo”):

questo stato di fatto produce comportamenti potenzialmente inadeguati che possono verificarsi come pericolosi, sia per l’operatore stesso, sia per i soggetti che dovessero interagire o semplicemente venire a contatto con essi.

La sana regola non scritta che assicura formazione e preparazione adeguata alle polizie locali e simili è ben osservata nel nord del paese, laddove insistono, esistono e funzionano scuole di polizia locale nelle regioni Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna e Toscana.

Tali scuole o accademie, sono elementi formativi istituiti e gestiti dagli enti regione, singolarmente (Lombardia) o consorziati fra di loro (Liguria, Emilia Romagna e Toscana).

Questa attività di formazione professionale continua appare come un vero e proprio affare in termini economico-finanziari in quanto, tale formazione, non viene offerta a titolo gratuito.

Se pensiamo che da Firenze in giù, non esistono scuole interessanti di polizia locale o di formazione professionale per le guardie giurate (nel secondo caso non ne esiste nemmeno una in Italia, il che è semplicemente scandaloso se si pensa a circa 50.000 GPG armate che vanno in giro a replicare comportamenti in difetto di professionalità e potenzialmente pericolosi, poiché nessuno ha mai loro insegnato a far altro), allora possiamo iniziare ad allargare lo sguardo al target importante del settore, che attende e richiede da tempo una formazione altrettanto importante.

A proposito delle Guardie Giurate, occorre sottolineare che esse dovranno essere utilizzate nella sicurezza delle navi mercantili e commerciali italiane nei mari in cui la pirateria è presente e potente.

Anche in questo caso, lo stato richiede una formazione professionale adeguata per questo tipo di attività anti-pirateria, formazione che però non è pronta e non è nemmeno stata immaginata se non in centri privati di formazione dei cosiddetti contractor in paesi esteri.

Il più vicino centro di queste società di formazione è in Francia ed è a quello cui si rivolgeranno le GPG italiane se non si intercetta in loco italiano questo business di cui rischiamo di perdere i benefici a favore di altri paesi, senza contare che in Italia, esistono certamente cprofessionalità in grado di realizzare quella preparazione e formazione, ma non esiste una istituzione (Cittadella della Sicurezza) ed un luogo fisico (ex scuola di polizia di stato di Foggia?) dove esplicarla.

Inoltre il ministero dell’Interno richiede che le guardie giurate e gli istituti di vigilanza dimostrino la loro “capacità tecnica di fare vigilanza”, formazione tecnica che viene attualmente fornita in modalità corrette ma insufficienti (il male italiano della corretta formalità che nasconde una scorretta attenzione alla realtà), in tutto il territorio nazionale, almeno nella strutturazione professionale di cui stiamo trattando e nelle sfide sempre maggiori che tali operatori della sicurezza privata incontreranno sempre più frequentemente.

E non devo essere certo io a indicare a Voi lo stato in cui versa la vigilanza privata proprio a Foggia:

è vostro e nostro (amaro) pane quotidiano.

Ma, nel caso una regione del centro-sud come la regione Puglia ed una città come Foggia volessero raccogliere una di queste o tutte queste esigenze formative tecniche, questa risposta formativa che parte da esigenze concrete diverrebbe immediatamente punto di riferimento insostituibile in questo fondamentale settore, in tempi in cui il benessere complessivo cala e la tutela e la difesa dei cittadini, delle loro famiglie e dei loro patrimoni richiede sempre maggiori presenze e professionalità nella vigilanza dei patrimoni e nella sicurezza come elemento anche di serenità.

Per non parlare dei venti di miseria e di guerra che soffiano in tutto il pianeta, imponendo il massimo sforzo nella preparazione qualitativa e quantitativa di operatori degli sicurezza, domanda che cresce e costringe gli aspiranti tali italiani a cercarla e pagarla in USA o in Francia per ottenerla.

Stiamo trattando di un settore che annovera tra le sue fila anche il medaglia d’oro al valore civile e medaglia d’oro al valore militare Fabrizio Quattrocchi, cittadino italiano e pugliese che seppe mantenere alto l’onore del nostro paese nel mondo.

Sarebbe infatti bello e onorevole intestare proprio a lui questa cittadella della sicurezza che, badate bene, non è solo un concetto astratto di progettazione e realizzazione della formazione nella sicurezza, ma offre una occasione imperdibile per porre un determinato fronte di civiltà, un muro sacro e invalicabile della civiltà italiana che risponda in modo civile e professionale agli attacchi del crimine, costringendolo a confrontarsi con una nuova identità della cittadinanza, con un nuovo concetto della sicurezza che, da un lato eleva la professionalità dei primi operatori sul territorio e dall’altro fortifica la sicurezza pubblica che potrà meglio e maggiormente occuparsi dei propri compiti di istituto, al contrario di un continuo soccorso o addirittura, un continuo sostituirsi a compiti che non sono propri, perché attualmente non svolti da chi di competenza.

La vicenda che vede invece implicati in una crisi internazionale i due maro’ italiani (e pugliesi, come il Quattrocchi: come vedete esiste già un legame ben solido tra operatori di sicurezza militare e civile pugliesi) in India è esemplare:

denuncia un mancato idoneo indirizzo politico e giuridico a sostegno degli operatori militari italiani, abbandonati al loro destino in una condizione giuridica assurda (militari prestati come guardie giurate private), governati da regole di ingaggio in grado di portare in errore il migliore dei professionisti italiani del settore.

Manca, come possiamo tutti apprezzare, una cultura della sicurezza, non nelle forze di polizia e militari italiane, ma nella cultura, nella politica e nella società italiana, che sembra disgiunta dalla formazione di scelte come queste, salvo accorgersene improvvisamente quando vi siano due italiani, due pugliesi che, inviati ad un dovere arduo, rischiano inutilmente la loro vita per averlo adempiuto.

La cultura scolastica della sicurezza, la cultura universitaria della sicurezza e la cultura italiana della sicurezza devono essere servite da un servizio di formazione, informazione, preparazione e professionalità che deve trovare in questa cittadella, il loro fulcro massimo, il loro servizio migliore.

E non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe combinare una guardia particolare giurata con deficit formativi come quelli che ho evidenziato sopra in una situazione come quella in cui si sono trovati i due maro’.

Il sottoscritto è della classe ‘64 ed ha assolto ai suoi obblighi di leva militare nel 1984, avendo la fortuna di servire nella Brigata Acqui, nella fanteria d’assalto, ricevendo l’addestramento del fuciliere assaltatore e venendo scelto come tiratore, e deve quindi ringraziare lo stato per questa professionalità acquisita che lo ha distinto nello svolgimento del servizio di GPG.

Ma dobbiamo riflettere sul fatto che, le nuove e più giovani GPG, non hanno ricevuto questa fortuna e questo addestramento:

siamo proprio sicuri di voler affidare loro un fucile automatico d’assalto in teatri e configurazioni giuridiche complesse, senza una adeguata preparazione?

Siamo proprio sicuri di non mettere le basi per altri sfortunati incidenti nelle missioni anti-pirateria senza una adeguata preparazione?

La costruzione di una “filiera della sicurezza”

Occorre costruire tutto, sin dalla base di questa filiera, e cioè da quel volontariato di impegno e protezione civile e sociale, visto non solo come elemento a se stante, ma letto ed operato anche nella una forma di primo momento conoscitivo, selettivo e formativo di successivi ingressi nel mondo del lavoro nel settore della sicurezza, sia pubblica che privata.

Il secondo passo è l’istituzione di quegli organi che dovrebbero offrire il servizio formativo agli enti comune e agli enti province, attraverso quell’universo di professionalità (provenienti dalle stesse forze di polizia e militari) svolte, studiate ed offerte in uno stesso luogo come l’ex Scuola di Polizia di Stato in Foggia, ad esempio, edificio preparato ad accogliere una scuola di polizia, vicino all’università, soprattutto nella visione di una preparazione tecnica non solo universitaria che prenda spunto dalla realtà, da esigenze del territorio ove insiste l’ateneo e non piova dall’alto, come sembra purtroppo e troppo spesso nelle università pubbliche italiane.

Il progetto di cui vi narro, è progetto autenticamente partecipativo, che risveglia un assopito senso della appartenenza, della unità civile e sociale, presupposti che lo rendono funzionale alla realtà e non ai monumenti imbarazzanti del participio passato Stato di diritto, assai inutili alla collettività, assai costosi e spreconi:

lo stato siamo noi cittadini e lo dobbiamo partecipare e costruire, non solo criticare e demonizzare.

Colmare la distanza tra stato di diritto e paese reale è un altro degli obiettivi strategici di questi progetti che sembrano sganciati l’un dall’altro, ma sono invece mera prosecuzione della cittadinanza attiva, partendo dalla famiglia, passando alla scuola, continuando nella università e nel lavoro, e per finire, alla definizione condivisa e partecipata del concetto della sicurezza, che deve essere finalmente percepito ed interpretato come un valore costruito in comune e non solo come un diritto che assume l’aspetto del dovere nei confronti dello stato e della sua pubblica amministrazione.

La Sicurezza, come la Democrazia, nel suo complesso non è un valore assoluto che esista in natura, ma è il risultato di complesse professionalità che interagiscono tra loro, unite ad una società civile informata e consapevole, educata e ben formata, al fine di realizzarla nella realtà.

Sarebbe infatti molto utile organizzare questa formazione professionale nella filiera della sicurezza italiana (che non c’è) con lezioni scolastiche ed universitarie specifiche (ad esempio), utili alla comprensione dei limiti del mondo nel quale ci si dovrà muovere ed operare, ma anche lezioni di quello che il mio professore di diritto insegnava come “lo storto”, dopo aver insegnato “il diritto”, capovolgendo simbolicamente al contrario il libro di testo e cercando insieme ai noi alunni la verifica nella realtà della applicazione di quelle norme contenute nei testi e dei risultati che esse producono, verifica ed insegnamento che solo un operatore di sicurezza e/o di giustizia esperto e ben formato può consegnare ed insegnare, traendo dalla propria esperienza professionale come dai propri studi il pane quotidiano per cervelli di aspiranti cittadini quali eravamo a quel tempo:

questa dovrebbe essere la maturità scolastica ricercata nelle selezioni degli insegnanti come degli alunni che ne chiedono ed ottengono la certificazione su di un diploma, poiché saranno essi stessi insegnanti che devono creare, stimolare ed educare quella mLa Sicurezza, come la Democrazia, nel suo complesso non è un valore assoluto che esista in naturaaturità, umana e scolastica.

Come si può ben vedere, il progetto complessivo è ardito e complesso, originale e innovativo nel sistema italiano, e si muove in un settore nel quale ogni movimento ha addosso migliaia di occhi indagatori e interrogativi, nel perenne sospetto pregiudiziale che, la sicurezza privata sia oggetto di probabili distrazioni e tentazioni di tipo anche politico, imprenditoriale, e dell’anti-stato mafioso.

In effetti la regola prima della sicurezza è e resta il controllo.
Ed ancora il controllo.
E il ricontrollo.

Ma quel controllo lo si può ottenere e conservare, anche in uno scenario così innovativo:

non dobbiamo temere di cambiare per timore di sbagliare, ma dobbiamo cambiare nella certezza che, se qualche errore che possa essere commesso, questo debba essere prevenuto, rilevato e corretto.

E se fossero coloro che hanno fatto questa esperienza sul campo e coloro che studiano e ricercano le soluzioni da proporre a insegnare insieme, per usare il meglio della esperienza e della teoria?

Non sarebbe meraviglioso unire esperienza pratica e ricerca scientifica?

Questo è un progetto che trova molti aspetti di interesse, anche economici e finanziari.

La Cittadella della Sicurezza eroga servizi, a pagamento, per la formazione delle polizie locali, comunali e provinciali, oltre che per le guardie particolari giurate e gli istituti di vigilanza, ma per farlo, deve offrire servizi a 90 gradi nel settore della sicurezza, come nel caso ancora inesplorato degli investigatori privati autorizzati a raccogliere e riprodurre prove in un processo.

Anche qui, gli aspetti dell’accesso, della formazione e della funzione di questo della sicurezza devono essere potenziati, aggiornati, migliorati, sicuramente.

Visto soprattutto l’incredibile successo che le investigazioni hanno in tutto il mondo, nella proiezione mediatica dei processi che hanno grande risalto nella opinione pubblica sino alla fiction, che tra criminalità e sicurezza fonda la stragrande maggioranza delle produzioni televisive e cinematografiche.

Quante volte, assistendo ai dibattiti televisivi, a quei talk show che si avventano come vampiri sui casi di sangue balzati alle cronache nazionali, quante volte la vostra professionalità ha gridato vendetta di fronte alla professionalità di questi santoni televisivi autocertificati delle indagini?

E non è forse la mancanza di una formazione dello studio del crimine alla base di certe esaltazioni televisive senza alcuna certificazione di professionalità, salvo quelle professionalità che questi mostri della criminologia mostrano orgogliosamente appese dietro alla loro scrivania, attestazioni e certificazioni che parlano tutte la lingua americana?

E noi italiani dovremmo andare in Francia ad imparare l’anti-pirateria e in America ad imparare a fare indagini, sia pubbliche che private?

E siamo noi italiani da meno dei francesi e degli americani?

Ed è meno l’Università di Foggia di quelle di Padova e di Bologna che dispongono di corsi di studio e dipartimenti orientati allo studio specifico della criminologia e della sicurezza?

Non siamo noi in grado di costruire un centro di studi della sicurezza e del crimine (anche mafioso), qui e adesso, a Foggia, in Puglia, in Italia?

Io credo che sia venuto il momento di mostrarci in grado di affrontare queste sfide.

Immaginate un sito dei talenti della criminologia in questa cittadella, formati da chi ha svolto sul campo le indagini e chi queste indagini le insegna sotto il profilo tecnico-universitario.

L’esistenza stessa di questa cittadella richiamerebbe da tutto il paese ed ben oltre, le migliori professionalità, esperienze e scienze universitarie del settore, certamente.

La presenza di una erogazione di servizi per la sicurezza di questo tipo diverrebbe punto di riferimento per molte e lucrose attività formative, lucro che servirebbe a pagarne i costi.

E se i proventi per il mantenimento di queste attività si dimostrassero insufficienti, si potrebbe pur sempre ricorrere ai finanziamenti che la Unione Europea riserva alla formazione professionale.

Come pure, in presenza di corsi di studio formativi ad hoc, gli enti locali come i privati potrebbero mettere a disposizione delle borse di studio e dei premi in danaro in favore di chi scegliesse determinati percorsi formativi che potrebbero trovare nelle loro tesi di laurea elementi di analisi del territorio e raccolte di dati utilissimi in prospettiva alle esigenze dei nostri progetti.

Senza parlare della possibilità di offrire determinati servizi (a pagamento) formativi di preparazione ai concorsi per vigile urbano e poliziotto municipale ai privati che volessero affrontare preparati detti concorsi o la selezione per un posto di lavoro da GPG.

E se un cittadino che fosse uno studioso amatoriale della scienza della criminologia volesse partecipare a dei corsi (a pagamento) organizzati ad hoc, perché non offrirne?

L’integrazione di questa scuola con il sistema universitario sarebbe di grandissima utilità, non solo finanziaria, ovviamente, laddove altri percorsi formativi potrebbero rispondere alle esigenze di operatori della sicurezza e della giustizia.

E che dire della assoluta mancanza di analisi, studi, ricerche e insegnamenti scolastici, scientifici ed universitari nel merito delle organizzazioni criminali, sia comuni che mafiose?

Con quale dignità possiamo affermare che non esista un solo studio scolastico e/o universitario, anche solo economico e finanziario, che pubblichi i risultati di studi dell’impatto del fenomeno mafioso sulla economia locale, come pure del medesimo impatto nell’indirizzo politico, legislativo, giuridico e della pubblica amministrazione locale e non solo locale?

Come può una università formare avvocati che sono abilitati con agenti investigativi privati a ricercare e riprodurre prove in questi ambiti, a carico come a discarico, se nel percorso formativo, professionale ed universitario di quei cittadini che svolgono e sono autorizzati a svolgere queste professioni non vi è la sia pur minima traccia di studi e analisi del fenomeno criminale e mafioso nella realtà nella quale andranno ad operare?

La ricerca scientifica universitaria non può dimostrare di essere priva di un dibattito interno e di uno studio appropriato nella deficienza legislativa del reato di comportamento mafioso, reato che in Italia viene incredibilmente perseguito dalla legge solo sotto il profilo associativo?

Cosa ne è di quelle scuole di pensiero universitario che hanno cambiato il corso della storia umana modificando il pensiero dei legislatori di tutto il mondo?

Mentre dobbiamo invece subire l’obbrobrio giuridico della fattispecie del concorso interno e del concorso esterno al reato associativo mafioso proprio per sopperire alla mancanza di una fattispecie regolamentata, prevista e punita del reato di comportamento mafioso?

E tutto questo perché si teme una eccessiva discrezionalità del giudice naturale nel punire il reato mafioso, quando è proprio l’università che forma i futuri giudici ad avanzare dubbi di questo genere?

Da un assurdo giuridico, deriva sempre un guadagno per l’anti-stato ed una perdita di dignità, di autorità, di autorevolezza e di forza dello stato.
Giudici anti-mafia si nasce, si diventa con l’esperienza o è meglio divenire tali passando attraverso una formazione degli studi e professionale che oggi si rileva solo nella esperienza?

Il crimine organizzato è un fenomeno ad altissimo impatto sociale, economico e statuale, essendo la peculiarità delle organizzazioni mafiose l’infiltrare il potere pubblico per abusarne in interessi illeciti, illegali e criminali.

E una tale perniciosa infiltrazione non può non essere affrontata che con il massimo della professionalità che è richiesta in casi come questi, professionalità specifica che oggi è totalmente assente dai testi e dagli insegnamenti scolastici ed universitari.

E se le scuole e le università della sicurezza interna ed esterna per gli operatori della sicurezza pubblica esistono, soprattutto in ambito militare, perché non dovremmo rispondere all’aggressione mafiosa anche sotto l’aspetto civile?

Un avvocato, un giudice, un agente investigativo privato non devono essere preparati al meglio per il contrasto al crimine e la difesa e la tutela giudiziaria della società civile dal degrado e dal disagio
creati ad arte dalla criminalità organizzata?

Ovvero dobbiamo rassegnarci a regalare i migliori ingegni professionali alle organizzazioni mafiose che risultano essere, specie in questi tempi di crisi, le uniche forze economiche capaci di soddisfare le parcelle di avvocati e investigatori privati, come pure la subdola corruzione burocratica, politica e giudiziaria?

Oppure rassegnarci al loro rifiuto del sistema, alla fuga dei cervelli, alla pervasiva e maligna desistenza dalla partecipazione democratica dei cittadini, ad una fuga generalizzata che sta ammazzando il paese reale e lo stato di diritto e di fatto, il nostro futuro e quello dei nostri figli?

Dobbiamo veramente continuare a credere che una laurea conseguita in questo sistema e a queste condizioni abbia valore legale e un Quoziente Intellettivo non debba trovare alcun riconoscimento e darsi a precipitosa fuga per dar spazio e forza all’anti-stato?

Un sistema stato si valida, cresce e si consolida proprio nel riconoscimento dell’ingegno:

non possiamo né dobbiamo pensare si validi nella autoreferenzialità del dogma dei piccoli orticelli intoccabili, quelle metastasi maligne della democrazia contemporanea che selezionano verso il basso l’accoglienza di quei soggetti che entrino nel nostro paese in fuga dalla miseria e dalla guerra portando con se alcun valore aggiunto e nessun know how e mettono in fuga morale e/o materiale dal sistema i cervelli più intraprendenti, le migliori braccia e le migliori gambe per salvaguardare il sicuro futuro degli eredi delle baronie anti-democratiche, quelle ingorde, cieche ed egoiste testimonianze di appartenenza ad uno stato di cui sono sicura morte e distruzione.

No, non è questa la civiltà che ci condurrà al benessere, questo fatto deve essere molto chiaro:

da questa condizione di povertà, da questa condanna di miseria, da questo regime di autoreferenzialità che conduce ad un mortale immobilismo o ci si salva tutti insieme, o non si salva nessuno, poiché esso mette in pericolo la coesione sociale e la sicurezza sociale dei cittadini.

E senza benessere, senza valore aggiunto, non vi è patto sociale che tenga, non esiste dogma assoluto che imponga la salvezza di chi non fa nulla per salvare il suo simile, senza guardare alla possibilità che le capacità del proprio simile possano mettere in forse il futuro benessere personale e famigliare di chi decide, di chi sceglie, chiuso in formazione di casta corporativa che rifiuta di unirsi alle altre forze sociali per accrescere libertà, sicurezza, giustizia, democrazia, benessere e ricchezza.

Dobbiamo assolutamente uscire da questo regno del terrore che immobilizza l’esercizio del potere pubblico nella continuazione del potere per il potere, della propria salvezza al costo della distruzione totale, quando si ha la presunzione di essere troppo grandi per essere in quel totale e in quella distruzione socio-economica che attende annidata nel nostro futuro prossimo.

E allora mi domando e vi domando:

perché e per chi non esistono percorsi formativi che contribuiscano ai compiti in oggetto?

Perché ci alieniamo la possibilità di crescere?

Cui prodest questa re(s)pubblica viziosa?

È mia convinzione profonda che questi progetti ed altri così sommariamente su esposti siano la risposta perfetta alle esigenze della realtà italiana e so con certezza che la loro complessità ed il loro investire numerose e diverse amministrazioni pubbliche mette in ulteriore difficoltà la loro realizzazione.

Ma basta questo motivo per non provarci?

Basta questo per guardare ai nostri figli e poter dire:

noi abbiamo fatto di tutto, tentato ogni strada, percorso ogni stretta via per lasciarvi un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato?

E allora, se basta, non ho altre parole da scrivere e non devo insistere oltre.

La mancata partecipazione civile, l’alienazione sociale, l’abbandono scolastico, la mancata formazione dei cittadini e la TV educativa.

In ultimo ecco il progetto della TV della Legalità.

Accedere al mondo dei giovani per educare alla legalità è cosa importante e lo dimostrano gli sforzi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza in questo senso, nell’incontrare i giovani nelle scuole, sensibilizzarli alla legalità, condurli per mano verso la costruzione di una società civile, economicamente civile, politicamente civile.

Il modo di entrare in contatto con i giovani di oggi è sempre istituzionalizzato, per queste forze di polizia, come è giusto che sia.

Io penso alla realizzazione di una Web-TV che sia facilmente accessibile online, che sia costruita con tutti i termini tecnici della tv tradizionale, ma che nell’interfaccia, si dimostri gradevole per i giovani e di giovanissimi.

La vista di una divisa può (purtroppo) spaventare, specie quando l’hai sentita sporcare delle imprecazioni ricorrenti di un amico odi un parente che “militi” dalla parte sbagliata della società.

E allora, niente di meglio che mitigare il messaggio ben deciso e determinato della legalità attraverso altre forme fenomenologiche.

Un cartone animato, per esempio:

ecco la giusta interfaccia per attrarre i giovani moderni.

E se esistono scuole pubbliche e private che formano i giovani foggiani al disegno, alla animazione, al morphing, alla meccatronica, alla informatica digitale, ecco, perché non coinvolgerli in questa TV sperimentale che interfacci i giovani attraverso realizzazioni dei … giovani?

Perché non approfittare della occasione per la creazione di quel famigerato ponte che manca tra formazione scolastica e universitaria e mondo del lavoro?

E perché non usare questo gradevole e condiviso contenitore, interfacciato in una chiave ironica come quella di un cartone animato per passare i messaggi di educazione alla legalità e coinvolgere la cittadinanza futura in questo contenitore, nella sua realizzazione?

Perché non usare un mezzo così penetrante per costruire un nuovo rispetto per la società, per le persone, per il patrimonio pubblico e privato, per la legalità, per la divisa degli operatori della sicurezza pubblica (e di conseguenza, anche privata)?

Perché non inserire nel bel mezzo della società foggiana (e non solo, il web, oltre a ridurre i costi di una TV, non ha limiti territoriali) un elemento di ascolto e di diffusione, per analizzare e meglio comprendere quali risposte offrire e in che direzione indirizzarle nel contrasto al disagio giovanile?

Sicurezza, Giustizia e Legalità devono essere pillole appetitose per i nuovi giovani, dobbiamo reclutarne il più gran numero possibile per opporci con la forza dei numeri alla illegalità diffusa, specie se siamo leali servitori del giuramento di fedeltà alla repubblica democratica, democrazia che corre il rischio concreto e reale di venire trasformata in una repubblica democratica delle mafie.

Perché le mafie reclutano cittadini al fine di raggiungere il potere pubblico attraverso il metodo democratico dei numeri, del consenso democratico, della delega parlamentare.

E se esse prevalgono sulle imprese sane approfittando della crisi e prevalgono sullo stato erodendo dal basso il consenso alla democrazia come concetto di inciviltà e non di civiltà, non abbiamo noi il dovere assoluto di opporre uno strenuo contrasto a tale scopo diabolico?

E “travestire” i messaggi educativi e formativi nelle vesti di un cartone animato molto sociale come può essere per esempio il modello di un “Simpson”, con linguaggio e retaggio che è famigliare all’utente finale, potrebbe essere la chiave migliore per educare, formare e prevenire un tale capovolgimento democratico dello stato, per farsi ascoltare dalle nuove generazioni?

Formare contemporaneamente i cittadini ed i lavoratori del futuro, non è questa la via migliore che possa percorrere una comunità nel suo cammino verso la civiltà?

Ecco esposto a grandi linee un progetto di formazione professionale importante, articolato, complesso, fondamentale.

Ho coscienza della immensità e della difficoltà del progetto, ma sono anche convinto che un atteggiamento pragmatico rispetto a queste cose sia sempre la strada miglior e per il successo.

I grandi progetti umani si realizzano un pezzo alla volta, mettendo un passo alla volta.

L’importante è mantenere giusta la direzione, giusta la marcia, ben centrato l’obiettivo strategico, il fine ultimo e primo di questa lunga (e me ne scuso) audace, sentita ed emozionata proposizione, ma non per tutta questa animosità, irragionevole.

Ho tentato in queste righe di descrivere sommariamente i punti di criticità e le esigenze che originano un tale piano per la sicurezza, la giustizia e la democrazia, non solo locale, come pure gli scopi, i fini e gli obiettivi finali.

La base fondante ed il filo rosso che collega tutte queste attività è una rinnovata educazione alla legalità economica, alla legalità giuridica, alla legalità civile, politica e sociale ed il voler impostare e fondare queste attività proprio qui a Foggia, nel sud, ha il sapore del creare una linea di frontiera immaginaria al mondo della illegalità diffusa, della malavita e del crimine come modello di riferimento sociale e dei comportamenti mafiosi come stili di vita accettabili, rispettati e riconosciuti, proprio a partire da dove essi si fondano ed hanno radici profonde.

In ultimo, mi domando e vi domando:

quale diritto abbiamo come foggiani di chiedere l’istituzione in loco di un ente come quello che tutela e vigila sulla Sicurezza Alimentare, quando non siamo stati nemmeno in grado di lanciare chiari e concreti segni di amore, passione e condivisione nel nostro quotidiano per il vero senso della sicurezza e della coesione sociale?

Ringraziando per l’attenzione e la pazienza e restando di un Vostro Cortese Riscontro, auguro a Voi un buon lavoro.

Cordialità.
Lì, Foggia, 8 marzo 2014
Gustavo Gesualdo

PS
Uno dei progetti che sono alla base di questa strutturazione in risposta alla domanda di sicurezza è quello da me denominato Urban Scout, che impegni una o più associazione di volontariato ad affiancare i nonni vigli all’ingresso e all’uscita degli alunni dalle scuole e conseguentemente alleggerire il compito della locale polizia municipale, che potrà impegnare meglio e altrove le proprie forze per compiti di istituto.
A loro volta, se la polizia municipale riprende la propria posizione e la mantiene (si spera), Carabinieri e Polizia potranno a loro volta abbandonare i compiti che svolgono al posto della municipale e impegnare a loro volta altrove e meglio le proprie forze per compiti di istituto.
Come vedete, la filiera della sicurezza appare perfettamente agli occhi di un osservatore attento.
Nella mattinata, i volontari dovranno in gruppo recarsi presso le abitazioni delle persone che vivono sole e sono in condizioni di bisogno, qualunque bisogno.
Si controlla lo stato di salute, si chiede se si ha bisogno di qualcosa (medicine, spesa, aiuto, contatto con famigliari o istituzioni).
Immaginate questi ragazzi in shorts che attraversano la città, e ne coprono il territorio in ogni quartiere, in ogni parrocchia (a tal proposito vorrei coinvolgere i parroci della città).

Questo progetto sarebbe (forse) servito a prevenire la tragedia (annunciata) della esplosione del palazzo di Via de Amiciis, 22.

Un altro progetto era quello di fondare una Web Tv, realizzata come tutte le canoniche tv, ma con interfaccia realizzata in cartoni animati, per avvicinare il mondo dei giovani e dei giovanissimi e contrastare l’abbandono scolastico e il reclutamento nell’anti-stato della illegalità diffusa. Il coinvolgimento è sia in entrata che in uscita, poiché intendo coinvolgerli anche nella Tv, con programmi di formazione professionale VERA, in modo da assicurare uno sbocco nel mondo del lavoro, quello vero, non quello nero.
Questo è un progetto originale:
non ne esiste uno simile in tutto il mondo.

Eppure, non sono riuscito a trovare una sola persona che collaborasse anche solo nella pianificazione e redazione di questi progetti, figurarsi nella loro realizzazione.

Al più, ho ricevuto ammiccamenti ad aderire a questa o quella figura o parte politica.

Sono stato sconfitto.

Siamo stati sconfitti.

Ma a me, questa sconfitta, pare piuttosto un suicidio che un omicidio o un evento casuale.

Ognuno è responsabile del proprio destino.

Ed io ne ho le scatole piene di essere da solo a volere cambiare questo paese che non vuole affatto cambiare.

E non posso fare io gratis quel che altri son pagati e predestinati per fare.

4 novembre : Festa delle Forze Armate e Giorno dell’Unità Nazionale

domenica, 4 novembre 2012

Il distacco totale fra Stato di diritto e Paese Reale

Da bambino son cresciuto in un palazzo fascista che si affaccia proprio nella piazza dove si festeggiano le Forze Armate italiane il 4 novembre dinanzi al Monumento ai Caduti, nella Piazza Italia, ex Piazzale Italia, in Foggia.

Questo anno si è potuta apprezzare l’assenza totale della partecipazione dei cittadini a questa ricorrenza istituzionale.

Stamane infatti, mi sono recato ad assistere ad una riunione di obbligati, comandati, pagati ed indennizzati soggetti partecipanti, tutti dipendenti o amministratori pubblici.

Ma della traccia dei cittadini, traccia di soggetti partecipanti volontari, nessun segno.

Erano sicuramente presenti in maggior numero gli agenti in borghese che i cittadini.

Ovviamente, politici e popolo dei prefettizi erano presenti.

E neanche in tanti.

La prima impressione era sconcertante :

strade limitrofe e piazza chiuse al traffico, presenza di Forze dell’Ordine e di Polizia municipale, Polizia di Stato, Protezione Civile, Aeronautica, Esercito, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri.

Mi è sembrato di scorgere anche gli ultimi arrivati ed i più inutili ed improduttivi di tutti :

gli agenti della Polizia Provinciale.

Ma il popolo sovrano, quello, non c’era, non era presente.

Nel giorno in cui si festeggia l’unità nazionale, ecco affiorare evidente lo scollamento italiano, la disintegrazione sociale, il differente quotidiano fra pubblico e privato, fra stato di diritto e stato di fatto, il cosiddetto Paese Reale.

Gran brutto segnale.

Segnale che verrà certamente ignorato dalle autorità presenti e non, dalla casta politica del malgoverno, dalla casta burocratica del disservizio e dalla casta dei giornalisti della disinformazione.

E allora, cosa volete che dica ancora?

Viva l’Italia !

Ma quale delle due italie :

quella con data certa per salario, stipendio ed indennità indipendentemente dal fattore della produttività, ovvero quella che lavora per mangiare, produce ricchezza per se e per gli altri ma di contro non ha certezza per se, per il proprio futuro e per quello dei propri figli?

Fratelli d’Italia :

è venuta l’ora di fare un po di conti e di bilanci.

E di agire di conseguenza.

Perché il popolo è stufo ed indignato e non ha più alcun rapporto evidente di rappresentanza con questo stato di cose e di diritto.

Se poi volete far finta di non vedere, non sentire e non parlare di questa frammentazione disunitaria italiana, allora non dovreste meravigliarvi se questo stato italiano venisse definito uno stato omertoso o addirittura, mafioso.

Le trattative lo stato non deve verificarle con organizzazioni mafiose e criminali, ma con il corpo sociale, con il popolo sovrano, loro unico padre sinora, padre sin troppo benevolo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Università & Produttività: una difficile conciliazione

martedì, 2 ottobre 2012

Non capisco, proprio non capisco.

Come fa una Università ad essere completamente sganciata dalla vocazione del territorio in cui insiste e dalla occasione che il tempo le offre?

Mi spiego meglio.

Siamo a Foggia, città difficile, realtà degradata, socialità disagiata.

Eppure esistono vocazioni territoriali che attendono solo di essere potenziate ed attrezzate dalla ricerca universitaria per imporsi ed invadere i mercati interni ed esterni alla Capitanata, interni ed esterni alla Puglia, interni ed esterni all’Italia.

Un esempio su tutti balza ai miei occhi e calza alla esemplificazione:

se in questo territorio le potenzialità in agricoltura sono rappresentate anche da farine (pane e pasta) olive (olio) e uve (vino), perché mai nella Università di Foggia non si avviano piani di ricerca e corsi di studio specifici in questi settori, avviando un universo di studi completo e complesso, la cui unicità potrebbe essere anche definita come l’Università della Pasta, del Tarallo e del Pane, del Vino e dell’Olio, del Pomodoro e degli Ortaggi?

Dalla selezione del seme alla analisi dei terreni, dalla piantumazione alla germogliazione, dalla crescita del virgulto alla pianta matura, dalla fioritura alla produzione del frutto, dalla raccolta alla conservazione e/o trasformazione, dalla commercializzazione alla distribuzione dal packaging alla qualità effettiva e di immagine del prodotto.

La creazione di un marchio unico di garanzia dei prodotti della Capitanata assegnato dall’Università alle aziende più virtuose.

Una Fiera Campionaria, la prima Fiera di filiera del settore agro-alimentare associata alla creazione di un grande marchio di qualità garantito dalla Università e beneficiato solo dai produttori che si sono integrati nel ciclo universale degli studi e della ricerca avanzata applicata.

Insomma, quanto pensate conti l’Università del Vino in Francia nella qualità e nella commercializzazione dei vini francesi?

Perché un produttore di vini francesi offre al mercato le proprie fantastiche bottiglie dal packaging design innovativo a prezzi affatto economici mentre i produttori di vino pugliesi inviano il loro mosto a quintali e tonnellate a prezzo irrisorio nel nord Italia e dell’Europa?

E perché non inserire nel programma, anche una facoltà dedicata alla trasformazione del latte ed alla creazione di mozzarelle e di formaggi?

Quale latte, quale enzima, quale stagionatura, quale marchio di garanzia, quale sicurezza alimentare?

Non sembra sufficiente tutto questo ad avviare un serio programma dedicato alla Università dell’Uva e del Vino e dell’Olio (ca 40% produzione nazionale è pugliese), tanto per cominciare?

L’Ottobre Dauno, manifestazione fieristica campionaria ormai ridotta a mero mercato commerciale sarebbe felicissima di adottare la dicitura di Fiera del Vino e dell’Olio.

La Fiera Internazionale dell’Agricoltura sarebbe felicissima di sposare la campionaria espositiva derivante dalla ricerca universitaria dell’agroalimentare prodotto nella seconda pianura per estensione in Italia dopo la pianura Padana.

E se tutto prendesse piede, perché non un movimento univoco verso una campionaria del packaging design, una della produzione del pane e della pasta, delle mozzarelle e dei formaggi prodotti da latte di animali podolici?

Cosa ne è della magnifica razza garganica?

Superata dalla concorrenza sleale dei laboratori genetici capaci di triplicare o quadruplicare la produzione del latte di altre capre?

E perché l’Università di Foggia, pur rispettando la magnifica genetica dei caprini garganici, non avvia una ricerca che salvi una magnifica razza in via di estinzione (so di un allevamento alle pendici del Gargano, in agro vicino a San Marco in Lamis, che conta poche centinaia di esemplari) e consenta all’allevatore innamorato della propria terra e delle proprie razze animali, di competere con mercati sempre più aggressivi e globalizzati?

Insomma, perché non si riesce a congiungere e condividere gli interessi e le vocazioni del territorio dauno con una Università caduta dall’alto della politica e mai veramente divenuta territoriale, innamorata delle genti, del territorio e delle tradizioni in cui vive e insiste?

E che dire della possibilità di istituire una facoltà dedicata alla formazione delle Polizie Locali, Municipali e Provinciali, con associati corsi di studio di criminologia, di polizia urbana, di sicurezza pubblica e privata, di vigilanza privata?

Eppure, proprio l’Università di Foggia, possiede una ex Scuola di Polizia di Stato, quella della Caserma Miale, già caserma del reparto Celere.

Si presume che le lezioni di tiro statico, tiro operativo, tiro veloce in quella caserma fossero effettuate in gallerie del tiro progettate e realizzate ad arte., si presume che quella ex scuola di polizia sia il teatro adatto, perfetto e migliore possibile per una nuova scuola della formazione della sicurezza.

Il dato più rilevante, nel caso si cogliesse quest’altra occasione qui offerta e proposta, deriva dalla possibilità, in breve tempo, di assicurarsi un notevole numero di soggetti vincitori di concorso pubblico di Polizia Urbana, Locale, Municipale e Provinciale del centro sud d’Italia, pronti ad essere inviati dal proprio datore di lavoro per un periodo di formazione da effettuarsi (a pagamento) in quella magnifica ed accogliente sede della Sicurezza Privata.

Ma si potrebbe ottenere molto di più se si organizzassero corsi di studi universitari per la certificazione della capacità tecnica di amministrare e dirigere un istituto di vigilanza e di formazione correlata per le Guardie Particolari Giurate, allo stato attuale abbandonate in un totale stato di “formazione fai da te” molto pericolosa, se riflettiamo sul dato che si tratta di un esercito di ben cinquantamila soggetti che lavorano in condizioni elevate di pericolo e di stress, armati di arma da fuoco e poca o nessuna qualificazione professionale.

E perché non raccogliere l’onda eccezionale di interesse che riscopre la criminologia investigativa, sia quella reale che quella televisiva?

Un bel corso di studi in criminologia che offra ai più di tremila iscritti all’ordine degli avvocati di Foggia di superare il limite della “lettera quando capita” e/o la gestione dell’incidente stradale, più meno veritiero che sia.

Una formazione che calzi anche agli investigatori privati abilitati alla ricerca di elementi di prova da utilizzare nel contesto di un processo penale.

Insomma, fondare una cultura ed una formazione adeguata e certificata oltre che garantita nel campo delle investigazioni e della sicurezza privata, una sorta di cittadella della sicurezza.

Da caserma Miale a Cittadella Universitaria della Sicurezza:

non male.

Immaginate quale giro d’affari produrrebbe una convenzione diretta con i sindacati rappresentativi degli istituti o singolarmente con ogni istituto ovvero con ogni guardia giurata (formazione su richiesta spontanea e volontaria) se questa università o facoltà della formazione della sicurezza e della vigilanza fosse istituita dall’Università di Foggia, che ha anche la straordinaria occasione di godere del possesso di una struttura perfettamente idonea all’uso e situata nelle immediate vicinanze delle altre strutture formative universitarie foggiane.

Una occasione, anche questa, da non perdere assolutamente.

Come finire questa lectio magistralis di un cittadino qualunque, del cittadino X?

Beh, io la terminerei con il cappero.

E già, dove lo vogliamo mettere, il cappero?

La Capparis spinosa infatti, cresce esclusivamente e spontaneamente su substrati calcarei, come quelli del Gargano, che ospitano anche delle bacche dalle quali si produceva un antico mirto garganico.

Notevole la produzione foggiana che però paga le sedicenti qualità di capperi più famosi e diffusi o solo meglio supportati, diffusi, commercializzati, propagandati o pubblicizzati.

Sarà la volta buona per far nascere un corso di studi anche nella creazione, diffusione e veicolazione migliore di messaggi mirati a creare un immaginario collettivamente condiviso dei prodotti e dei servizi della Capitanata?

E che cappero:

tanto lavoro per niente.

Voi credete veramente che anche una sola di queste provocazioni e progettazioni troverà terreno fertile nella ricerca universitaria foggiana, molto radical chic nei “Festival del Libro” e poco “cappero” nello sporcarsi le mani con il territorio che dovrebbe potenziare e servire?

Un tempo il Mirto era un liquore prodotto dalle bacche …. garganiche e pugliesi.

Oggi, il Mirto, nell’immagginario collettivo, è solo quello di Sardegna.

Dimostrazione del fatto che il prodotto agroalimentare, da solo e senza supporto scientifico e immaginifico, non va avanti in questo mondo moderno, globale e altamente selettivo.

Serve urgentemente una riconciliazione, anzi, una conciliazione fra territorio e strutture ed infrastruttre che del territorio dovrebbero essere al servizio.

Insomma, non si può avere l’arroganza di insegnare a produrre mozzarelle a gente che lo fa da secoli, da generazioni!

Occorre umiltà.

Occorre misura.

Occorre il cappero.

Per ora abbiamo solo una volpe, una volpe barese.

Chissà se si sarà già ambientata nel territorio foggiano o se ascolta ancora i richiami della vocazione territoriale barese.

Potrebbe anche nascere una nuova specie:

una scuola di polizia locale e della vigilanza regionale con sede in Foggia, ovvero una volpe barese podolica della Capitanata.

Come dire, salvare capra e cavoli e scoprire di non essere poi tanto diversi l’uno dall’altro.

Speriamo meglio per questo futuro comune.

Cappero!

Ma il futuro di ieri è oggi!

Accidenti come passa il tempo:

siamo già in ritardo!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo modello politico europeo

lunedì, 18 ottobre 2010

Il multiculturalismo è “totalmente fallito”.

Gli immigrati devono “adottare la cultura e i valori tedeschi”.

Così, Angela Merkel, apre la strada alla nuova via italiana disegnata dalla Lega Nord di Umberto Bossi.

Ma c’è di più.

Ecco il vertice franco-russo-tedesco in Normandia, un vertice che solleva dubbi e mugugni sia in seno alla Unione Europea che oltreoceano, nell’America multirazziale e multiculturale del presidente (musulmano?) Barack Hussein Obama II.

Il caso greco, il caso rom e quello della gestione dei flussi migratori all’interno della UE, disegnano un futuro diverso per il continente nord-europeo e nord-asiatico, un futuro diverso per l’Unione Europea e diverso per l’alleanza transatlantica.

I segnali della apertissima crisi politica europea ci sono tutti.

Alla base di questa crisi, il principio di territorialità, principio che intende difendere culture, stili di vita, identità socio-economiche.

Appare tutto come l’inizio di un nuovo assetto geo-politico per il vecchio continente.

Le vecchie democrazie rifiutano ogni tipo di espansione ed egemonizzazione culturale che passi attraverso il metodo democratico dei numeri, rifiutano ogni tipo di invasione che non intenda rispettare il principio della territorialità e della tutela degli interessi delle popolazioni che sorreggono, malvolentieri, il peso ed il costo delle sovratrutture politiche europee e transnazionali.

E non è solo un caso di politica interna europea.

Vengono coinvolti, anche e soprattutto, gli assetti internazionali, come è ovvio che sia.

Ad un primo sguardo disattento degli osservatori, queste nuove posizioni dei goveni nord-europei, sembrano piuttosto inseguire il consenso popolare, anche in seguito a quanto sta accadendo in Olanda, Svezia e Danimarca.

Ad una più attenta analisi, appare invece trasparire la ricerca di un “nuovo modello europeo” da questa nuova attività politica europea, un modello che sia maggiormente conforme agli interessi dei paesi che ne sono coinvolti.

Lo sganciamento dall’Europa di Bruxelles, dalle sue idiozie burocratiche e dalle sue visioni piuttosto ideologiche, appare evidente.

E’ solo la naturale conseguenza della caduta del muro di Berlino, come della caduta di quei muri ideologici che si interpongono fra i popoli europei e la soddisfazione dei loro interessi comuni.

E’ la ricerca di un nuovo modello europeo che “parta dal basso”, per poi incontrarsi o ricongiungersi ai vertici in base ad accordi e patti che vanno ancora raggiunti, che vanno ancora disegnati.

Una sorta di “alba federalista”.

Il modello federalista infatti, risulta vincente nei “punti caldi” della ricerca delle soluzioni esecutive ai problemi socio-economici contemporanei nei suoi due punti cardinali:

- l’abbandono del modello di stato che fa economia con il debito pubblico;

- il contrasto all’attacco democrafico e democratico da parte di modelli culturali migrati nei paesi europei ed assolutamente incompatibili con il nostro stile di vita.

Riportando queste due riflessioni sui temi caldi in Italia oggi, ritroviamo non poche coincidenze con questa sperimentazione sociale, politica ed economica avviata da Francia e Germania.

Analizziamole.

L’abbandono del modello di stato che fa economia con il debito pubblico.

Come si fa intervento statale in economia con il debito pubblico?

Il fallimento greco ne è un esempio eclatante:

1 – aumento sconsiderato della fascia di dipendenti pubblici come risposta alla disoccupazione ed alla inoccupazione.

2 – gestione “allegra” della età pensionabile, che nel caso greco consentiva il pensionamento anche a soli 53 anni.

3 – iperburocratizzazione del sistema economico, conseguenza ineluttabile della enorme crescita dell’apparato pubblico.

Il caso italiano è configurato molto meglio di quello greco, sia sotto il profilo del rapporto PIL-deficit che su quello dle versante pensionistico.

Ma l’iperburocratizzazione e la realtiva presenza di un apparato pubblico inefficente e troppo spesso pensato come risolutivo del problema occupazionale, fanno del quadro italiano un dipinto piuttosto scadente.

Le riforme interventute negli ultimi anni hanno molto influito in questo quadro, come appare risolutiva la riforma federalista.

Inutile dire che l’intero pacchetto delle riforme varate sinora come quella più importante e di prossima attuazione, la riforma del federalismo fiscale, fanno capo alla spinta propulsiva della Lega Nord di Umberto Bossi.

Come il federalismo fiscale potrà incidere nel sistema italiano è cosa da valutare in base alla perpetrazione di quei comportamenti politici ed amministrativi che continuano imperterriti a sostenere l’ingresso della forza lavoro in contesti strategici del pubblico servizio nazionale e regionale in cui la qualità del servizio è messa in forse da assunzioni di massa indiscriminate, che non rispondo al metodo selettivo del merito e della capacità professionale, ma rispondono piuttosto a ambizioni politiche da sostenere con risposte occupazionali veloci e pilotabili, quali sono le assunzioni nel comparto sanità (in Puglia ne abbiamo l’esempio più eclatante) e la stabilizzazione del precariato nel comparto scuola.

Dobbiamo rilevare che, ancor oggi, in italia, taluni elementi politici non comprendono la gravità di un agire così sconsiderato nell’amministrare la cosa pubblica.

E questo agire è incompreso ed ora anche contrastato dal nuovo modello politico europeo lanciato dai tedeschi.

Non bisogna mai dimenticare che sono tedeschi e francesi i primi a pagare il conto delle stoltezze politico-amministrative degli altri popoli europei e che, dopo il caso greco, non vi sono garanzie di “salvataggio” per quei popoli che non avranno dimostrato di aver compreso e digerito la lezione greca.

Ed il modello leghista è l’unico modello italiano che si coniuga perfettamente con il nuovo modello europeo disegnato da Merkel e Sarkozy.

Il contrasto all’attacco democrafico e democratico da parte di modelli culturali migrati nei paesi europei ed assolutamente incompatibili con il nostro stile di vita.

Ecco l’altro versante politico che investe i governi europei.

In Italia, se non fosse stato per il deciso intervento della Lega Nord di Umberto Bossi, questa “via” politica non avrebbe percorso nemmeno un centimetro.

Fortissime le resistenze sia interne che esterne alla risposta in termini di sicurezza che la Lega propone e governa in contrasto al fenomeno della clandestinità, della gestione dei flussi migratori, della micro come della macro criminalità e del più grande e concentrato contrasto che lo stato abbia mai opposto alle organizzazioni criminali mafiose.

L’unificazione dei corpi di polizia in Italia è ancora agli albori e incontra notevoli impedimenti.

Pensate che le forze di polizia che a vario titolo e grado rispondono alla sicurezza dei cittadini italiani, del territorio italiano e del patrimonio pubblico e privato degli italiani sono le seguenti:

Polizia di Stato
alle dipendenze dirette del Ministro dell’Interno

Arma dei Carabinieri
è la quarta forza armata italiana con collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa

Corpo della Guardia di Finanza
alle dipendenze dirette del Ministro dell’Economia e delle Finanze

Polizia Penitenziaria
dipendente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.

Corpo dei Vigili del Fuoco
dipendente dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’Interno

Corpo Forestale dello Stato
alle dirette dipendenze del titolare del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Polizia Locale
servizio di polizia dipendente dagli Enti Locali

Polizia Provinciale
servizio di polizia dipendente dagli Enti Provincia

Polizia Municipale
corpi o Servizi dipendenti direttamente dai Comuni

Tenendo conto che ogni responsabilità politica e di governo della sicurezza in senso lato e in senso stretto viene addebitata al solo ministro dell’Interno, appare un vero miracolo che, nonostante l’articolazione e la sovrapposizione di responsabilità, fini, intenti e servizi, si assista ad un contrasto al mondo delle illegalità diffuse, della clandestinità, delle mafie e del terrorismo così costante e potente.

Va notato che molti corpi di polizia su indicati sono strutturati in maniera autonoma, comprendendo a loro volta corpi speciali, servizi e strutturazioni territoriali differenti (si pensi al caso dell’Arma dei Carabinieri, che dispone del più capillare servizio di polizia territoriale – una stazione dei Carabieri è presente ovunque sul territorio – e del nucleo operativo di radiomobile di pronto intervento).

Governare la sicurezza oggi in Italia in queste condizioni, equivale certamente al merito che assegna un premio Nobel, visto il dedalo di competenze di sovrapposizioni verticali, orizzonatali, trasversali, per settore e per territorio che abbiamo oggi a disposizione.

Tutto questo rappresenta oggi una ricchezza, ovviamente, ma il pensiero che induce ad una unificazione delle forze di polizia è un pensiero che offre molti punti positivi alla garanzia della sicurezza nel nostro paese.

Per non parlare della cenerentola della sicurezza italiana:
la vigilanza privata.

Essa non assurge al rango di forza di polizia, ne pubblica, ne privata, non gode della dignità del nome di comparto della sicurezza privata, non viene sorretta in alcun modo da finanziamenti pubblici corrispondenti alla sempre maggiore esposizione che le Guardie Particolari Giurate intepretano nel sempre più avanzato e complesso ruolo della vigilanza moderna, pur offrendo comunque un forte contrasto al mondo delle illegalità in una posizione che si può definire di “prima linea”, mancando però, delle adeguate garanzie e di quei riconscimenti che le consentirebbero di svolgere un ruolo di partecipazione attiva al servizio pubblico che garantisce la nostra sicurezza.

Detto questo, al solo fine di dare una visione minima delle difficoltà del governo della cosa pubblica in Italia, in un settore strategico e determinante come quello della sicurezza.

In questa ottica, prende maggiore consistenza e valore la frase del cancelliere tedesco Angela Merkel, che tenta di imprimere al nuovo modello politico europeo una spinta che sia più legata ad “adottare la cultura e i valori tedeschi”, che, parafrasando, indica un punto di riferimento orizzontale di un rinnovato governo dei paesi europei:
più efficace, più efficente e federalista.

D’altronde, è notorio che in Italia, allorquando ci si indigni di fronte ad una inefficenza del servizio pubblico, si ponga da sempre come riferimento il relativo modello tedesco.

E’ ormai un luogo comune.

E’ ormai un nuovo modello umano e politico, di stile di vita, direi.

Un nuovo modello che cerca condivisione e offre garanzie per un futuro migliore di quei paesi europei che lo volessero condividere e governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X