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Politica Immobile, Emergenza Sicurezza e Giustizia Disfatta

lunedì, 18 novembre 2013
Forze dell'Ordine

Forze dell'Ordine

Non so se ricordo bene ma ricordo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni a seguito della elevazione del grado di pericolosità delle mafie foggiane a livello di quelle storiche (che onore …) siciliana, napoletana e calabrese rinforzò le forze dell’ordine a Foggia in questa misura:

- 15 nuove pattuglie composte di 3 agenti di polizia ognuna (+45 agenti) comprese le auto;
- 10 nuovi investigatori di polizia;
- 1 vice questore;
- 20 carabinieri in forza al comando provinciale compresi 20 carabinieri in forza ai ROS.

Forse dimentico qualcosa.

Non mi pare corresse l’anno 1989 e nemmeno il ventesimo secolo, a dire il vero.

Potrò sbagliarmi, qualche bene o meglio informato di me è invitato a rettificare.

Certo servono maggiori presenze, un rinnovamento generazionale, soprattutto.

Anche per i salari delle forze dell’ordine non si comprende perché nel caso di politici e magistrati salgano di pari passo, mentre nel caso degli operatori di sicurezza e degli investigatori questo automatismo non ci sia.

Certo, chi veste la divisa viene spesso visto e trattato come carne da macello a buon mercato da una politica distratta e irrispettosa.

Ricordo a me stesso che il politico fa le leggi, il giudice le applica, ma chi si infiltra nelle organizzazioni criminali, chi effettua realmente le indagini, chi recupera veramente le informazioni utili a garantire ordine pubblico, indagini della magistratura, chi controlla e difende il territorio chi applica le leggi sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, penitenziari e forestali, vigili del fuoco di notte e di giorno, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi soprattutto e non anche, mica i politici e nemmeno i magistrati, con tutto il rispetto di coloro che in queste due ultime categorie lavorano duramente e rischiando in proprio.

Anche se, alla fine, chi protegge magistrati e politici sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari, vigili del fuoco e forestali e non avviene mica il contrario.

E i conti alla fine tornano, almeno nelle competenze, non nei salari e nelle
indennità.

Ma chi vuole Legalità, deve assicurare Sicurezza e Giustizia.

E deve garantire che gli apparati della sicurezza pubblica e della giustizia pubblica funzionino, visto che si rifiuta da sempre di garantire una dignitosa esistenza ad una inesistente e sempre malvista e maldigerita sicurezza privata e polizia privata, che invece nella realtà esistono e sono di grande supporto e collaborazione alle forze dell’ordine e alla giustizia.

A tal proposito (il precedente di un partito politico che si creò un proprio esercito non aiuta) voglio esporre qui quanto mio padre ottuagenario mi raccontò sulla nascita del Fascismo, perché pare che un ripasso della storia possa giovare a chi governa il Paese.

Un bel giorno, guardando alla tv l’infinita serie assurde ingiustizie assicurate dalla amministrazione della giustizia italiana, mio padre mi dice:

“Sai, Gustavo, io non so come sia nato il fascismo a Roma o a Milano, ma so come è nato il fascismo a Foggia e quel che vedo dalle notizie è che ci troviamo in un periodo del tutto simile a quello che precorse l’avvento del fascismo, laddove i ladri vengono presi dalla polizia e dai carabinieri e liberati dai tribunali. Così il popolo (e le forze dell’ordine, aggiungo io) viene preso dall’ansia di rivedere sotto la sua casa il ladro che lo ha derubato appena il giorno dopo l’arresto, a minacciare vendetta. La situazione divenne insostenibile e così, alcuni gruppi di cittadini si riunirono spontaneamente per tentare di mettere riparo a questa condizione socialmente ed economicamente pericolosa: si costituirono i primi Tribunali del Popolo. Quando un delinquente veniva rilasciato, essi lo prelevavano con la forza nottetempo dalla sua casa, lo trasferivano nelle campagne del foggiano e lo detenevano in alcune aziende agricole. Lì lo sottoponevano a giudizio sommario nel quale si alternavano l’uso sapiente ed alternato di allegre randellate e di generose bevute di olio di ricino al fine di far confessare al reo il reato, ma soprattutto, i suoi complici, che venivano a loro volta sequestrati e sottoposti al medesimo “trattamento giudiziario”. Quando il “quadro investigativo e giudiziario” emergeva ben chiaro, allora il tribunale del popolo emetteva la sua sentenza, che era sempre la stessa: la morte del delinquente e dei suoi complici, rei confessi, piuttosto gonfi di ematomi superficiali e altrettanto sgonfi negli antri intestinali. L’esecuzione della pena così inflitta era particolarmente crudele: i rei confessi venivano nottetempo trasferiti su barche e condotti alle Isole Tremiti, dove, legati e ben vivi, venivano gettati dalle cime delle belle isole giù in mare. Ecco, così nacque il fascismo a Foggia, figlio mio.”.

A scanso di equivoci, devo confessare che mio padre era affatto fascista, benché figlio di un uomo severo e serio, noto in tutta la città (e ben oltre) per la sua fedeltà e lealtà a principi, valori e moralità ben radicate nella società di quel tempo e anche la stretta vicinanza con il Duce Mussolini dello zio di sua madre, non portò mai mio padre a scegliere la cosiddetta Terza Via del Fascismo.

Questo detto per eliminare ogni possibile traccia di “interesse ideologico o di scelta di vita” nella esternazione di mio padre.

Ora, tornando a noi, credete che questo racconto possa servire per tentare di evitare gli errori commessi in un passato affatto dimenticato?

E se veramente questi tempi somigliano grandemente ai tempi immediatamente precedenti all’avvento del Fascismo, il primato della politica potrà comprendere che deve urgentemente eliminare ruberie, corruzione e sprechi dalla Pubblica Amministrazione e che deve effettuare tagli importanti nelle spese inutili e nei privilegi di casta in favore di un rafforzamento delle difese e dei presidi dello stato nel territorio del Paese Reale e cioè, la sicurezza e la giustizia, per garantire legalità e certezza del diritto e della pena?

Politici della casta:

avete capito cosa dovete fare?

E avete capito cosa potrebbe accadere se voi resterete ancora nel vostro
immobilismo inaccettabile e suicida?

Una strada occorre pure imboccare, un percorso bisogna avviare.

Altrimenti l’antistato prevarrà sullo stato e il popolo a difendersi da solo costretto sarà.

E la storia potrebbe ripetersi, svolgendosi in colpi di scena inimmaginabili e ingovernabili.

Agire, Fare, Governare:
subito, per salvare il salvabile.

Sicurezza e Giustizia devono essere muri invalicabili per le mafie, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale, previdenziale e del rispetto dei doveri civici e civili.

Altrimenti sarà un problema da risolvere intra menia.

Buon lavoro a tutti, compresi quegli agenti di polizia che a differenza dei poliziotti debbono obbedienza al silenzio e non possono nemmeno esternare pubblicamente difficoltà e drammatiche insufficienze nello svolgimento del proprio dovere quotidiano.

C’è sempre chi sta peggio, cari sindacalisti italiani e non è detto che, perché non si senta il suo grido di dolore, la sua sofferenza non sia eterna compagna nella quotidiana operatività.

Agli attori più o meno silenziosi di questa delicata vicenda, dedico il mio conforto e sostegno personale, per quel che è e per quel che vale.

Oltre ad una parabola interessante che offre e chiede un momento di riflessione profonda prima di una azione di indirizzo politico che tutti aspettiamo con fervente ed operativa attesa.

Poiché la barca è una ed è una per tutti:

la stessa.

Buona fortuna e buon lavoro a tutti.

Gustavo Gesualdo

La Pubblica Sicurezza Interna ed Esterna è insicura o peggio, straniera

mercoledì, 17 luglio 2013

La vicenda della non tutela del diritto di asilo politico e del rimpatrio di Alma Shalabayeva e di sua figlia Alua, rispettivamente moglie e figlia del dissidente kazako Ablyazov, apre scenari da vero paese di merda in una Italia ormai prossima al tracollo istituzionale.

Posto che l’intera vicenda evidenzia alto tradimento istituzionale e dei vertici burocratici italiani evidentemente sottomessi alla volontà di un governo straniero, mi domando:

a cosa serve il governo della politica se la burocrazia può prendersi gioco così facilmente della politica, sostituendosi addirittura ad essa, come vorrebbe farci credere angelino alfano, (purtroppo) ministro dell’Interno italiano?

In questa ottica, comprendiamo come sia facile per le mafie infiltrare e governare il Viminalee quale rischio gravita su di uno stato di diritto democratico e repubblicano a seguito della evidente viltà umana, politica ed istituzionale dimostrata in questa, come in altre mille occasioni, dalla casta politica e di governo.

L’operazione di discarico delle competenze e delle responsabilità su Giuseppe Procaccini e Alessandro Valeri non porta fortuna ad alfano, il quale, dopo aver pubblicamente dichiarato di non essere stato informato di nulla, si ritrova invece inchiodato alle proprie responsabilità politiche e di governo dallo stesso Procaccini che dichiara:
«Informai il ministro. Mi sento offeso».

Il governo ed il ministro dell’interno sapevano, dunque.

Letta ed alfano sapevano ed hanno taciuto la verità, dunque.

In effetti non si capisce quale sia la versione peggiore fra una burocrazia della (in)sicurezza che supera la politica e abusa del potere e delle funzioni pubbliche a sostegno di interessi di un paese straniero piuttosto di un governo dei vili che danno OK per azione illegale e immorale per poi ritirare tutto facendo come minimo la figura dei perfetti idioti in tutti e due i casi.

Ma alle figure da poveri idioti e agli scandali nella pubblica amministrazione, dovremmo essere abituati, almeno noi italiani:

i paese virtuosi e normali, loro no, non si abitueranno mai (e grazie a Dio) a questo schifo immondo.

La situazione è di una gravità inaudita perché dimostra ancora una volta (come se ve ne fosse ancora il bisogno) come la Sicurezza in Italia, nonostante l’apporto professionale, umano e di leali servitori dello stato che rischiano la propria vita quotidianamente nel garantire la sicurezza pubblica, sia in una condizione di estremo disagio, di grave degrado.

Gli operatori di polizia, malpagati, male equipaggiati e maltrattati, assistono inermi a questo teatrino dell’idiozia, della viltà e della irresponsabilità politica e burocratica di quei vertici in cui debbono invece necessariamente credere ed obbedire ciecamente.

Le forze di polizia sono inoltre duramente provate dalla incapacità della politica e della magistratura di assicurare certezza del diritto e della pena, sicurezza e giustizia nella legalità.
Quella stessa legalità che viene quotidianamente abiurata e distrutta nelle aule dei tribunali e nelle aule parlamentari, laddove l’intenso e rischioso lavoro di intercettazione, di indagine, di controllo, di analisi, messo in campo per mesi ed anni delle forze di polizia e dalla magistratura inquirente naufraga troppo spesso in un nulla di fatto che premia e rende più forte il comportamento delinquenziale, certo di una impunità de facto e de iure:

a cosa serve sbattere in galera delinquenti incalliti, politici e burocrati corrotti e mafiosi pericolosi se il giorno dopo questi tornano liberi a spernacchiare la polizia, i carabinieri e la guardia di finanza che li ha indagati con successo, denunciati, tratti in arresto e consegnati ad un sistema-giustizia che ottiene invece risultati negativi di smantellamento e di riduzione della credibilità dello stato italiano, tali e tanti che eversione e sovversione in questo paese non hanno mai nemmeno sognato di poter raggiungere.

Ma complimenti, complimenti:

adesso un indulto, o peggio, una amnistia è proprio quel che ci vuole.

Per non parlare della opinione pubblica italiana, offesa grandemente da una inattività ed un immobilismo dell’esecutivo letta che spaventa gravemente i cittadini alla ricerca di certezze politiche e di governo e di garanzie nella sicurezza personale, famigliare, aziendale, imprenditoriale, commerciale, sociale e comunitaria da un sistema-sicurezza che si presenta così seriamente compromesso e facilmente orientabile dall’indirizzo politico di governi esteri.

Rimpiangiamo tutti la non esistenza di un sistema alternativo a quello pubblico nel comparto che dovrebbe garantire sicurezza:
manca l’elemento alternativo della sicurezza e della polizia privata in Italia, sistema che, sganciato dall’indirizzo politico e burocratico e ben inquadrato nella legge, potrebbe essere di sprone nella offerta dei servizi di sicurezza e alternativa valida e rapida che garantisca i cittadini laddove non ben serviti dal sistema pubblico, così come lo vediamo ridotto in pezzi e pezze.

Anche un sistema di intelligence privata “convenzionata con il pubblico” potrebbe essere di grande aiuto e servizio in casi di incompetenza o di distorsione, distrazione, omissione e abuso del potere e del servizio pubblico.

E rimpiangiamo tutti di essere nati in questo maldestro paese, che definire “di merda” conduce ad una violazione del diritto penale, ma che altrimenti, non può essere descritto in tutta la sia interezza.

Dovremo attendere che l’Unione Europea imponga con la forza all’Italia una polizia privata che difenda i cittadini dalle storture di quella pubblica, dovremo auspicare giudici francesi e politici tedeschi per tornare a sperare in una normalità che oggi non esiste.

Così come è, il settore pubblico non funziona, disfunziona o mal funziona:

deve essere corretto e reindirizzato, messo in concorrenza nella erogazione dei servizi e, soprattutto, deve essere trasparente, unica condizione che impedisce l’abuso del potere pubblico che è anche all’origine del caso in questione.

Cosa attenda il capo dello stato italiano a dichiarare lo stato di emergenza, sciogliere il parlamento, avocare tutti i poteri in una unica entità che garantisca di normalizzare, liberalizzare e modernizzare il paese sotto il controllo diretto delle autorità europee, questo è un mistero insoluto.

Ma chi o cosa garantisce il capo dello stato?

A cosa servo i poteri di uno stato se non vengono esercitati quando servono?

E se lo stato non esercita il potere pubblico, garantendo efficacia ed efficienza dei servizi al cittadino e rispetto delle regole verso tutti, anche e soprattutto verso che li deve difendere e applicare, allora chi o cosa lo sta facendo al suo posto ed in sua mancanza?

PS
tutto quanto puzza di esecuzione mafiosa nei confronti di alfano da fuoco nemico (berlusconi) che tenta di riappropriarsi del pdl alle soglie della rifondazione di forza itaglia, reato compiuto in associazione con la famiglia letta e la bonino.
Può essere una chiave di lettura, specie se si dimostrasse che tutta la polemica odierna serva a coprire il fatto che sia ancora berlusconi a tessere la tela politica fuori dal governo e nella eterna alleanza anti-democratica PD+PDL.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

Università & Produttività: una difficile conciliazione

martedì, 2 ottobre 2012

Non capisco, proprio non capisco.

Come fa una Università ad essere completamente sganciata dalla vocazione del territorio in cui insiste e dalla occasione che il tempo le offre?

Mi spiego meglio.

Siamo a Foggia, città difficile, realtà degradata, socialità disagiata.

Eppure esistono vocazioni territoriali che attendono solo di essere potenziate ed attrezzate dalla ricerca universitaria per imporsi ed invadere i mercati interni ed esterni alla Capitanata, interni ed esterni alla Puglia, interni ed esterni all’Italia.

Un esempio su tutti balza ai miei occhi e calza alla esemplificazione:

se in questo territorio le potenzialità in agricoltura sono rappresentate anche da farine (pane e pasta) olive (olio) e uve (vino), perché mai nella Università di Foggia non si avviano piani di ricerca e corsi di studio specifici in questi settori, avviando un universo di studi completo e complesso, la cui unicità potrebbe essere anche definita come l’Università della Pasta, del Tarallo e del Pane, del Vino e dell’Olio, del Pomodoro e degli Ortaggi?

Dalla selezione del seme alla analisi dei terreni, dalla piantumazione alla germogliazione, dalla crescita del virgulto alla pianta matura, dalla fioritura alla produzione del frutto, dalla raccolta alla conservazione e/o trasformazione, dalla commercializzazione alla distribuzione dal packaging alla qualità effettiva e di immagine del prodotto.

La creazione di un marchio unico di garanzia dei prodotti della Capitanata assegnato dall’Università alle aziende più virtuose.

Una Fiera Campionaria, la prima Fiera di filiera del settore agro-alimentare associata alla creazione di un grande marchio di qualità garantito dalla Università e beneficiato solo dai produttori che si sono integrati nel ciclo universale degli studi e della ricerca avanzata applicata.

Insomma, quanto pensate conti l’Università del Vino in Francia nella qualità e nella commercializzazione dei vini francesi?

Perché un produttore di vini francesi offre al mercato le proprie fantastiche bottiglie dal packaging design innovativo a prezzi affatto economici mentre i produttori di vino pugliesi inviano il loro mosto a quintali e tonnellate a prezzo irrisorio nel nord Italia e dell’Europa?

E perché non inserire nel programma, anche una facoltà dedicata alla trasformazione del latte ed alla creazione di mozzarelle e di formaggi?

Quale latte, quale enzima, quale stagionatura, quale marchio di garanzia, quale sicurezza alimentare?

Non sembra sufficiente tutto questo ad avviare un serio programma dedicato alla Università dell’Uva e del Vino e dell’Olio (ca 40% produzione nazionale è pugliese), tanto per cominciare?

L’Ottobre Dauno, manifestazione fieristica campionaria ormai ridotta a mero mercato commerciale sarebbe felicissima di adottare la dicitura di Fiera del Vino e dell’Olio.

La Fiera Internazionale dell’Agricoltura sarebbe felicissima di sposare la campionaria espositiva derivante dalla ricerca universitaria dell’agroalimentare prodotto nella seconda pianura per estensione in Italia dopo la pianura Padana.

E se tutto prendesse piede, perché non un movimento univoco verso una campionaria del packaging design, una della produzione del pane e della pasta, delle mozzarelle e dei formaggi prodotti da latte di animali podolici?

Cosa ne è della magnifica razza garganica?

Superata dalla concorrenza sleale dei laboratori genetici capaci di triplicare o quadruplicare la produzione del latte di altre capre?

E perché l’Università di Foggia, pur rispettando la magnifica genetica dei caprini garganici, non avvia una ricerca che salvi una magnifica razza in via di estinzione (so di un allevamento alle pendici del Gargano, in agro vicino a San Marco in Lamis, che conta poche centinaia di esemplari) e consenta all’allevatore innamorato della propria terra e delle proprie razze animali, di competere con mercati sempre più aggressivi e globalizzati?

Insomma, perché non si riesce a congiungere e condividere gli interessi e le vocazioni del territorio dauno con una Università caduta dall’alto della politica e mai veramente divenuta territoriale, innamorata delle genti, del territorio e delle tradizioni in cui vive e insiste?

E che dire della possibilità di istituire una facoltà dedicata alla formazione delle Polizie Locali, Municipali e Provinciali, con associati corsi di studio di criminologia, di polizia urbana, di sicurezza pubblica e privata, di vigilanza privata?

Eppure, proprio l’Università di Foggia, possiede una ex Scuola di Polizia di Stato, quella della Caserma Miale, già caserma del reparto Celere.

Si presume che le lezioni di tiro statico, tiro operativo, tiro veloce in quella caserma fossero effettuate in gallerie del tiro progettate e realizzate ad arte., si presume che quella ex scuola di polizia sia il teatro adatto, perfetto e migliore possibile per una nuova scuola della formazione della sicurezza.

Il dato più rilevante, nel caso si cogliesse quest’altra occasione qui offerta e proposta, deriva dalla possibilità, in breve tempo, di assicurarsi un notevole numero di soggetti vincitori di concorso pubblico di Polizia Urbana, Locale, Municipale e Provinciale del centro sud d’Italia, pronti ad essere inviati dal proprio datore di lavoro per un periodo di formazione da effettuarsi (a pagamento) in quella magnifica ed accogliente sede della Sicurezza Privata.

Ma si potrebbe ottenere molto di più se si organizzassero corsi di studi universitari per la certificazione della capacità tecnica di amministrare e dirigere un istituto di vigilanza e di formazione correlata per le Guardie Particolari Giurate, allo stato attuale abbandonate in un totale stato di “formazione fai da te” molto pericolosa, se riflettiamo sul dato che si tratta di un esercito di ben cinquantamila soggetti che lavorano in condizioni elevate di pericolo e di stress, armati di arma da fuoco e poca o nessuna qualificazione professionale.

E perché non raccogliere l’onda eccezionale di interesse che riscopre la criminologia investigativa, sia quella reale che quella televisiva?

Un bel corso di studi in criminologia che offra ai più di tremila iscritti all’ordine degli avvocati di Foggia di superare il limite della “lettera quando capita” e/o la gestione dell’incidente stradale, più meno veritiero che sia.

Una formazione che calzi anche agli investigatori privati abilitati alla ricerca di elementi di prova da utilizzare nel contesto di un processo penale.

Insomma, fondare una cultura ed una formazione adeguata e certificata oltre che garantita nel campo delle investigazioni e della sicurezza privata, una sorta di cittadella della sicurezza.

Da caserma Miale a Cittadella Universitaria della Sicurezza:

non male.

Immaginate quale giro d’affari produrrebbe una convenzione diretta con i sindacati rappresentativi degli istituti o singolarmente con ogni istituto ovvero con ogni guardia giurata (formazione su richiesta spontanea e volontaria) se questa università o facoltà della formazione della sicurezza e della vigilanza fosse istituita dall’Università di Foggia, che ha anche la straordinaria occasione di godere del possesso di una struttura perfettamente idonea all’uso e situata nelle immediate vicinanze delle altre strutture formative universitarie foggiane.

Una occasione, anche questa, da non perdere assolutamente.

Come finire questa lectio magistralis di un cittadino qualunque, del cittadino X?

Beh, io la terminerei con il cappero.

E già, dove lo vogliamo mettere, il cappero?

La Capparis spinosa infatti, cresce esclusivamente e spontaneamente su substrati calcarei, come quelli del Gargano, che ospitano anche delle bacche dalle quali si produceva un antico mirto garganico.

Notevole la produzione foggiana che però paga le sedicenti qualità di capperi più famosi e diffusi o solo meglio supportati, diffusi, commercializzati, propagandati o pubblicizzati.

Sarà la volta buona per far nascere un corso di studi anche nella creazione, diffusione e veicolazione migliore di messaggi mirati a creare un immaginario collettivamente condiviso dei prodotti e dei servizi della Capitanata?

E che cappero:

tanto lavoro per niente.

Voi credete veramente che anche una sola di queste provocazioni e progettazioni troverà terreno fertile nella ricerca universitaria foggiana, molto radical chic nei “Festival del Libro” e poco “cappero” nello sporcarsi le mani con il territorio che dovrebbe potenziare e servire?

Un tempo il Mirto era un liquore prodotto dalle bacche …. garganiche e pugliesi.

Oggi, il Mirto, nell’immagginario collettivo, è solo quello di Sardegna.

Dimostrazione del fatto che il prodotto agroalimentare, da solo e senza supporto scientifico e immaginifico, non va avanti in questo mondo moderno, globale e altamente selettivo.

Serve urgentemente una riconciliazione, anzi, una conciliazione fra territorio e strutture ed infrastruttre che del territorio dovrebbero essere al servizio.

Insomma, non si può avere l’arroganza di insegnare a produrre mozzarelle a gente che lo fa da secoli, da generazioni!

Occorre umiltà.

Occorre misura.

Occorre il cappero.

Per ora abbiamo solo una volpe, una volpe barese.

Chissà se si sarà già ambientata nel territorio foggiano o se ascolta ancora i richiami della vocazione territoriale barese.

Potrebbe anche nascere una nuova specie:

una scuola di polizia locale e della vigilanza regionale con sede in Foggia, ovvero una volpe barese podolica della Capitanata.

Come dire, salvare capra e cavoli e scoprire di non essere poi tanto diversi l’uno dall’altro.

Speriamo meglio per questo futuro comune.

Cappero!

Ma il futuro di ieri è oggi!

Accidenti come passa il tempo:

siamo già in ritardo!

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

La Sicurezza nel nuovo mondo fa rima con Privata

venerdì, 6 maggio 2011

Un tempo venivano definiti come mercenari, al soldo del potente di turno.

Oggi, sono sempre più utilizzati anche dai governi per azioni di sicurezza internazionale, affiancati agli eserciti regolari.

Sono i Contractor, specialisti della sicurezza.

Il caso più conosciuto in italia è quello di Fabrizio Quattrocchi, componente italiano di una compagnia militare privata che agiva in Iraq, dove fu assassinato dai suoi rapitori cui disse prima di morire la famosa frase:
“toglietemi la benda dagli occhi, vi faccio vedere come muore un italiano”.

Fabrizio Quattrocchi, Medaglia d’oro al valor militare.

Oh, pardon, al valore civile ….

I contractor sono molto utili alle milizie governative, poichè essi svolgono il lavoro sporco di ogni guerra, senza lasciare segni e tracce sulle bandiere nazionali.

Nei soli territori afgano ed iracheno per esempio, dal 2001 fino a giugno 2010 il numero dei soldati Usa morti in battaglia sono stati 5.531, con 16.210 feriti, mentre i caduti in combattimento fra i contractor sono stati oltre 2.000 e 44.152 i feriti.

Si tratta di una escalation di morte:

per il teatro delle due guerre prese in considerazione, nel 2003 i contractor morti erano solo il 4% del totale, salgono al 40% nel biennio 2008/2010, e superano il 53% dei deceduti in combattimento dal 2010 ad oggi.

Come vedete, le guerre odierne non le combattono più le milizie governative.

L’Italia, spinta da questo nuovo indirizzo militare mondiale, sta approntando una nuova normativa che autorizzerà l’uso di contractor per assicurare la sicurezza delle navi mercantili italiane, in specie contro il pericolo sempre maggiore della pirateria.

Un salto di qualità notevole, per un paese nel quale era sinora illegale la figura del contractor.

Il pregiudizio politico tipicamente italiano nell’affidare incarichi e funzioni di natura pubblica a privati è antico, e risale al timore che, come nel caso del fascismo, un partito politico possa dotarsi di una polizia come di in esercito privato per prevalere nella lotta politica.

Un pregiudizio idiota, che ha impedito sinora al nostro paese di utilizzare tutte le strategie moderne contro i pericoli alla sicurezza, sia interna che esterna del paese.

Ma finalmente, qualcosa sembra muoversi in tal senso, con il riconoscimento della figura del contractor per la sicurezza delle nostre navi mercantili.

Per quanto riguarda la sicurezza interna del paese, invece, resta immutata la normativa italiana che nega l’esistenza di un comparto della Sicurezza Privata, come pure nega l’esistenza di una Polizia Privata.

Infatti, il comparto delle Vigilanza Privata come pure la figura della Guardia Particolare Giurata, sono lasciati in una sorta di limbo giuridico che vede le guardie giurate agire in un momento come semplici operai muniti di pistola, in un altro, come incaricati di pubblico servizio (dalla legge), ed in altri momenti ancora come pubblici ufficiali (dalla giurisprudenza della cassazione), creando un pasticcio giuridico e legislativo che mette in pessime condizioni nello svolgimento del loro servizio ben 50.000 guardie giurate italiane, che ma vengono definite e tutelate chiaramente come agenti di polizia privata.

Qual’è la differenza?

Eccola:

se una Guradia Giurata intervieve e sventa una rapina uccidendo uno o più rapinatori, si becca l’accusa di omicidio volontario plurimo, mentre se ad intervenire in egual modo è un agente di polizia giudiziaria, gli danno una bella medaglia.

In realtà, una modifica della normativa nel settore della sicurezza privata c’è stata, ma solo nei confronti degli investigatori privati, cui è stato concesso (finalmente!) di produrre prove nell’ambito del processo penale, cosa negata in precedenza.

La normativa della sicurezza privata in Italia, è in fervida attività ed in movimento.

Bisogna adeguare con celerità la legislazione italiana alle nuove sfide cui il nostro tempo ci chiama.

Occorre riconoscere lo svolgimento di attività di milizia privata come pure l’attività di polizia privata, per far concorrere dignitosamente l’operato pubblico e quello privato, nella corsa verso la garanzia di una sempre maggiore sicurezza dei cittadini e del territorio italiano.

Bisogna solo prendere atto della realtà, senza nemmeno ipotizzarne una futura.

Poichè il termine Sicurezza in Italia, come nel mondo odierno, fa sempre più rima con Privata, svolgendo altresì un ruolo di sano antagonismo e di stimolo con la tradizionale Sicurezza Pubblica, oltre che di maggiore garanzia e tutela dei diritti dei cittadini.

Una sana e ordinata concorrenza in qualsiasi settore umano, produce sempre e solo ottimi risultati sotto il profilo della efficacia e della efficienza dei servizi offerti, e provvede ad offrire inoltre una ampia gamma di soluzioni ai più disparati bisogni di sicurezza, sia dei cittadini e delle famiglie italiane, sia del mondo delle imprese e del lavoro.

Bisogna solo ratificare uno stato di fatto ed una esigenza reale in una normalizzazione legislativa che ne garantisca l’uso regolare e ne inibisca invece ogni abuso, come è sempre giusto che sia quando si tratta della tutela e della garanzia di un valore primario come la Sicurezza.

Gesualdo Gustavo
alias
Il Cittadino X

Le olimpiadi padane della sicurezza

sabato, 5 giugno 2010

Beh, roma non si smentisce.

A Venezia come a tutto il nord, resta una strada alternativa da percorrere:

le olimpiadi padane.

Io le immagino come una sequenza di eventi sportivi e non solo sportivi, che si agganci a manifestazioni fieristiche, presentazione delle nuove tecnologie e delle nuove tecniche, organizzate con la goliardica allegria dei “Giochi senza Frontiere”, laddove le squadre partecipanti debbano impegnarsi in prove mutidisciplinari legate al territorio.

A partire dalla prima olimpiade interforze dei reparti speciali e delle polizie pubbliche e private del mondo, unite ad una manifestazione fieristica sul mondo della armi corte e lunghe, sui differenti metodi di difesa personale (russo, israeliano, etc).

Le gare dovrebbero ovviamente premiare le squadre che meglio si distinguano nel tiro (statico, dinamico, sportivo, etc), nelle arti marziali (karate do, tae kwon do, boxe tradizionale, boxe tailandese, systema, aikido, kick boxing, taiJi quan, jeet kune do, ju do, kendo, krav maga, sambo, etc), in prove di intelligence investigativa e scientifica, in prove di ricerca oggetti e di persone con l’ausilio di unità cinofile, etc.

Non penso esista una vera e propria olimpiade delle arti marziali adottate per la difesa personale nel mondo, sarebbe la prima volta in assoluto che si confronterebbero tutte le arti marziali e le tecniche da difesa civile e militare del mondo, riconosciute o non dal coni.

Ma anche gare specialistiche multidisciplinari che vedrebbero confrontarsi con spirito di corpo, ma atteggiamento agonistico quanto goliardico, tutti i reparti speciali addestrati per settori:
montagne (alpini), acqua (lagunari, seal, marines, etc), terra (competizioni di percorso accidentato con carri armati, fanteria, bersaglieri, etc), aria (paracadutisti, soccorso con elicotteri, acrobazie aeree, etc), salvataggio (Vigili del Fuoco, pompieri, guiardie costiere, etc.) e così via, portando ad un confronto anche tecnologico.

Penso ad una manifestazione con il clima felice e giocoso che ricordo proponeva il ciclo di “Giochi senza frontiere”, laddove squadre miste si impegnavano in obiettivi comuni e procedevano secondo una classifica generale.

Una sorta di maratona dello sport applicato alla sicurezza, tema che di questi tempi, non è affatto secondario.

Un interessante profilo di questa ipotetica manifestazione è anche quello del recupero di fiducia reciproca e di quel sentire comune fra cittadini e forze dell’ordine, un modo originale per far comprendere quanti sforzi e quanti sacrifici impegna oggi l’attività del contrasto alla criminalità, sempre più avanzata tecnologicamente, sempre più competitiva e preparata.

Penso anche ad un settore dedicato alla intelligence, laddove il gioco sportivo si mischia ad una realtà fatta di chimica e fisica, di indagini elaborate quanto affascinanti, visto anche il successo delle fiction che sono dedicate alla investigazione scientifica.

Un gioco, tutto sommato, che offra momenti di incontro e socializzazione fra appartenenti a forze uguali e diverse, come può essere nel caso dei carabinieri e della polizia, dualismo presente anche in altri paesi europei.

Tutto sommato, l’agonismo non ha mai fatto male a nessuno, anzi.

E’ l’antagonismo che andrebbbe evitato.

E non c’è ninete di meglio che il profilo educativo di un gioco per avvicinare posizioni che concorrono alla tutella dello stesso bene, il più grande bene comune, quello della sicurezza.

E con un ministro intelligente, sensibile e volitivo come l’on. Roberto Maroni agli affari interni, chissà che queste parole in libertà non possano divenire una realtà.

Una realtà positiva, figlia di un agonismo positivo alla competizione, al concorrere, al gioco inteso come fattore fondamentale di socializzazione e di confronto.

Più ci penso, e più mi piace.

Per il momento, resta solo un sogno nel cassetto.