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Politica Immobile, Emergenza Sicurezza e Giustizia Disfatta

lunedì, 18 novembre 2013
Forze dell'Ordine

Forze dell'Ordine

Non so se ricordo bene ma ricordo che il ministro dell’Interno Roberto Maroni a seguito della elevazione del grado di pericolosità delle mafie foggiane a livello di quelle storiche (che onore …) siciliana, napoletana e calabrese rinforzò le forze dell’ordine a Foggia in questa misura:

- 15 nuove pattuglie composte di 3 agenti di polizia ognuna (+45 agenti) comprese le auto;
- 10 nuovi investigatori di polizia;
- 1 vice questore;
- 20 carabinieri in forza al comando provinciale compresi 20 carabinieri in forza ai ROS.

Forse dimentico qualcosa.

Non mi pare corresse l’anno 1989 e nemmeno il ventesimo secolo, a dire il vero.

Potrò sbagliarmi, qualche bene o meglio informato di me è invitato a rettificare.

Certo servono maggiori presenze, un rinnovamento generazionale, soprattutto.

Anche per i salari delle forze dell’ordine non si comprende perché nel caso di politici e magistrati salgano di pari passo, mentre nel caso degli operatori di sicurezza e degli investigatori questo automatismo non ci sia.

Certo, chi veste la divisa viene spesso visto e trattato come carne da macello a buon mercato da una politica distratta e irrispettosa.

Ricordo a me stesso che il politico fa le leggi, il giudice le applica, ma chi si infiltra nelle organizzazioni criminali, chi effettua realmente le indagini, chi recupera veramente le informazioni utili a garantire ordine pubblico, indagini della magistratura, chi controlla e difende il territorio chi applica le leggi sono carabinieri, poliziotti, finanzieri, penitenziari e forestali, vigili del fuoco di notte e di giorno, 365 giorni l’anno, domeniche e festivi soprattutto e non anche, mica i politici e nemmeno i magistrati, con tutto il rispetto di coloro che in queste due ultime categorie lavorano duramente e rischiando in proprio.

Anche se, alla fine, chi protegge magistrati e politici sono sempre poliziotti, carabinieri, finanzieri, penitenziari, vigili del fuoco e forestali e non avviene mica il contrario.

E i conti alla fine tornano, almeno nelle competenze, non nei salari e nelle
indennità.

Ma chi vuole Legalità, deve assicurare Sicurezza e Giustizia.

E deve garantire che gli apparati della sicurezza pubblica e della giustizia pubblica funzionino, visto che si rifiuta da sempre di garantire una dignitosa esistenza ad una inesistente e sempre malvista e maldigerita sicurezza privata e polizia privata, che invece nella realtà esistono e sono di grande supporto e collaborazione alle forze dell’ordine e alla giustizia.

A tal proposito (il precedente di un partito politico che si creò un proprio esercito non aiuta) voglio esporre qui quanto mio padre ottuagenario mi raccontò sulla nascita del Fascismo, perché pare che un ripasso della storia possa giovare a chi governa il Paese.

Un bel giorno, guardando alla tv l’infinita serie assurde ingiustizie assicurate dalla amministrazione della giustizia italiana, mio padre mi dice:

“Sai, Gustavo, io non so come sia nato il fascismo a Roma o a Milano, ma so come è nato il fascismo a Foggia e quel che vedo dalle notizie è che ci troviamo in un periodo del tutto simile a quello che precorse l’avvento del fascismo, laddove i ladri vengono presi dalla polizia e dai carabinieri e liberati dai tribunali. Così il popolo (e le forze dell’ordine, aggiungo io) viene preso dall’ansia di rivedere sotto la sua casa il ladro che lo ha derubato appena il giorno dopo l’arresto, a minacciare vendetta. La situazione divenne insostenibile e così, alcuni gruppi di cittadini si riunirono spontaneamente per tentare di mettere riparo a questa condizione socialmente ed economicamente pericolosa: si costituirono i primi Tribunali del Popolo. Quando un delinquente veniva rilasciato, essi lo prelevavano con la forza nottetempo dalla sua casa, lo trasferivano nelle campagne del foggiano e lo detenevano in alcune aziende agricole. Lì lo sottoponevano a giudizio sommario nel quale si alternavano l’uso sapiente ed alternato di allegre randellate e di generose bevute di olio di ricino al fine di far confessare al reo il reato, ma soprattutto, i suoi complici, che venivano a loro volta sequestrati e sottoposti al medesimo “trattamento giudiziario”. Quando il “quadro investigativo e giudiziario” emergeva ben chiaro, allora il tribunale del popolo emetteva la sua sentenza, che era sempre la stessa: la morte del delinquente e dei suoi complici, rei confessi, piuttosto gonfi di ematomi superficiali e altrettanto sgonfi negli antri intestinali. L’esecuzione della pena così inflitta era particolarmente crudele: i rei confessi venivano nottetempo trasferiti su barche e condotti alle Isole Tremiti, dove, legati e ben vivi, venivano gettati dalle cime delle belle isole giù in mare. Ecco, così nacque il fascismo a Foggia, figlio mio.”.

A scanso di equivoci, devo confessare che mio padre era affatto fascista, benché figlio di un uomo severo e serio, noto in tutta la città (e ben oltre) per la sua fedeltà e lealtà a principi, valori e moralità ben radicate nella società di quel tempo e anche la stretta vicinanza con il Duce Mussolini dello zio di sua madre, non portò mai mio padre a scegliere la cosiddetta Terza Via del Fascismo.

Questo detto per eliminare ogni possibile traccia di “interesse ideologico o di scelta di vita” nella esternazione di mio padre.

Ora, tornando a noi, credete che questo racconto possa servire per tentare di evitare gli errori commessi in un passato affatto dimenticato?

E se veramente questi tempi somigliano grandemente ai tempi immediatamente precedenti all’avvento del Fascismo, il primato della politica potrà comprendere che deve urgentemente eliminare ruberie, corruzione e sprechi dalla Pubblica Amministrazione e che deve effettuare tagli importanti nelle spese inutili e nei privilegi di casta in favore di un rafforzamento delle difese e dei presidi dello stato nel territorio del Paese Reale e cioè, la sicurezza e la giustizia, per garantire legalità e certezza del diritto e della pena?

Politici della casta:

avete capito cosa dovete fare?

E avete capito cosa potrebbe accadere se voi resterete ancora nel vostro
immobilismo inaccettabile e suicida?

Una strada occorre pure imboccare, un percorso bisogna avviare.

Altrimenti l’antistato prevarrà sullo stato e il popolo a difendersi da solo costretto sarà.

E la storia potrebbe ripetersi, svolgendosi in colpi di scena inimmaginabili e ingovernabili.

Agire, Fare, Governare:
subito, per salvare il salvabile.

Sicurezza e Giustizia devono essere muri invalicabili per le mafie, la corruzione, l’usura e l’evasione fiscale, previdenziale e del rispetto dei doveri civici e civili.

Altrimenti sarà un problema da risolvere intra menia.

Buon lavoro a tutti, compresi quegli agenti di polizia che a differenza dei poliziotti debbono obbedienza al silenzio e non possono nemmeno esternare pubblicamente difficoltà e drammatiche insufficienze nello svolgimento del proprio dovere quotidiano.

C’è sempre chi sta peggio, cari sindacalisti italiani e non è detto che, perché non si senta il suo grido di dolore, la sua sofferenza non sia eterna compagna nella quotidiana operatività.

Agli attori più o meno silenziosi di questa delicata vicenda, dedico il mio conforto e sostegno personale, per quel che è e per quel che vale.

Oltre ad una parabola interessante che offre e chiede un momento di riflessione profonda prima di una azione di indirizzo politico che tutti aspettiamo con fervente ed operativa attesa.

Poiché la barca è una ed è una per tutti:

la stessa.

Buona fortuna e buon lavoro a tutti.

Gustavo Gesualdo

Il tradimento è un crimine e va punito

venerdì, 1 novembre 2013
SARETE VENDICATI

SARETE VENDICATI

Le intercettazioni telefoniche ci rivelano ancora una volta (come se ve ne fosse il bisogno) il tradimento della casta istituzionale italiana mettendo a nudo il comportamento sleale e infedele messo continuamente in essere dai politici italiani.

L’ex ministro dell’Interno anna maria cancellieri ed attuale ministro della giustizia racconta tutta la propria immorale condotta traditrice nel caso del suo intervento in favore di una cittadina italiana indagata e detenuta dallo stato.

“Non è giusto” si permette di affermare codesta parassita scorretta e sleale, come se la giustizia che lei contribuisce ad amministrare e rappresentare potesse essere così messa in discussione e alla berlina.

Interviene con tutta l’autorità del ministrero in favore di una persona per cui nutre interesse e con le quali ha relazioni.

Piergiorgio Peluso è figlio del ministro cancellieri e dal 2011 dai Ligresti è direttore generale di Fonsai, società dei Ligresti, la famiglia colpita dallo scandalo e dalle indagini di degli organi di Polizia (Interno) e della Magistratura (Giustizia).

Giulia Ligresti racconta così nelle intercettazioni il top manager Fonsai figlio del ministro cancellieri:
«A Peluso han dato una buonuscita di 5 milioni, è stato un anno, ti rendi conto?, e ha distrutto tutto»
«invece di chiedergli i danni! Mi han detto che in consiglio nessuno ha fiatato, sì, sì, approvato all’unanimità, che se fosse stato il nome di qualcun altro… mio papà che ha 80 anni gli contestano quella cifra, perché a questo qui che ha 45 anni, è un idiota, perché veramente è venuto a distruggere una compagnia, perché l’ha fatta su mandato proprio la distruzione, 5 milioni, è andato in Telecom».

Tale madre tale figlio:

incapaci, inetti, ignoranti ed arroganti, come tutta la classe dirigente ed istituzionale italiana.

Ma quel che è peggio, sleali, scorretti, traditori e infedeli.

Così la cancellieri che continua ad insistere per un indulto e per una amnistia generale (possiamo capirne l’interesse personale) in piena condivisione con il capo dello stato, giorgio napoletano, anch’esso al centro di uno scandalo giudiziario denominato “trattativa Stato-mafia” (tanto per restare in tema di tradimento istituzionale) per difendersi dal quale ha chiesto ed ottenuto la distruzione delle intercettazioni che lo riguardavano.

Chissà quanti e quali orribili tradimenti contenevano quelle intercettazioni.

Di certo vi è che ogni indagine mette a nudo nelle intercettazioni un mondo di traditori istituzionali gravemente indiziati di svendere stato italiano e popolo italiano ai poteri forti per un posto da manager al proprio figlio, idiota totale, ma intoccabile membro della casta degli idioti, dei parassiti e dei traditori.

Di certo vi è che dal tribunale di Palermo (Sede dell’abolito Pool Antimafia dai traditori della casta) proviene la richiesta di udienza per napolitano nel caso che coinvolge l’ex ministro dell’interno ed ex vice presidente del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) nicola mancino e sempre dallo stesso tribunale, nello stesso giorno, viene l’invito ai mafiosi di confessare i nomi e di testimoniare le prove che inchiodano i politici mafiosi.

E voi sareste disposti a credere che la cancellieri fosse mossa da sentimenti di altruismo e di umana condivisione nel chiedere insistentemente indulto e amnistia?

E credete la medesima cosa anche nei confronti delle medesime sempiterne e ripetitive richieste di napolitano?

Beh, di idioti questo paese ne ha sfornati cresciuti e pasciuti parecchi.

Mi domando sino a che punto questa orribile situazione potrà andare avanti.

Mi domando sino a che punto le forze di polizia e l’esercito consentiranno a questa congrega del tradimento continuato ed aggravato dal metodo associativo di sgovernare il paese invece di metterli in fila dinanzi ad un muro e di fucilarli tutti, indistintamente, senza processo e senza alcuna pietà, per il reato di tradimento.

Ma soprattutto, senza alcun atto di clemenza, di grazia, di indulto o di amnistia.

Ma solo come atto estremo di Giustizia.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

4 novembre : Festa delle Forze Armate e Giorno dell’Unità Nazionale

domenica, 4 novembre 2012

Il distacco totale fra Stato di diritto e Paese Reale

Da bambino son cresciuto in un palazzo fascista che si affaccia proprio nella piazza dove si festeggiano le Forze Armate italiane il 4 novembre dinanzi al Monumento ai Caduti, nella Piazza Italia, ex Piazzale Italia, in Foggia.

Questo anno si è potuta apprezzare l’assenza totale della partecipazione dei cittadini a questa ricorrenza istituzionale.

Stamane infatti, mi sono recato ad assistere ad una riunione di obbligati, comandati, pagati ed indennizzati soggetti partecipanti, tutti dipendenti o amministratori pubblici.

Ma della traccia dei cittadini, traccia di soggetti partecipanti volontari, nessun segno.

Erano sicuramente presenti in maggior numero gli agenti in borghese che i cittadini.

Ovviamente, politici e popolo dei prefettizi erano presenti.

E neanche in tanti.

La prima impressione era sconcertante :

strade limitrofe e piazza chiuse al traffico, presenza di Forze dell’Ordine e di Polizia municipale, Polizia di Stato, Protezione Civile, Aeronautica, Esercito, Guardia di Finanza, Arma dei Carabinieri.

Mi è sembrato di scorgere anche gli ultimi arrivati ed i più inutili ed improduttivi di tutti :

gli agenti della Polizia Provinciale.

Ma il popolo sovrano, quello, non c’era, non era presente.

Nel giorno in cui si festeggia l’unità nazionale, ecco affiorare evidente lo scollamento italiano, la disintegrazione sociale, il differente quotidiano fra pubblico e privato, fra stato di diritto e stato di fatto, il cosiddetto Paese Reale.

Gran brutto segnale.

Segnale che verrà certamente ignorato dalle autorità presenti e non, dalla casta politica del malgoverno, dalla casta burocratica del disservizio e dalla casta dei giornalisti della disinformazione.

E allora, cosa volete che dica ancora?

Viva l’Italia !

Ma quale delle due italie :

quella con data certa per salario, stipendio ed indennità indipendentemente dal fattore della produttività, ovvero quella che lavora per mangiare, produce ricchezza per se e per gli altri ma di contro non ha certezza per se, per il proprio futuro e per quello dei propri figli?

Fratelli d’Italia :

è venuta l’ora di fare un po di conti e di bilanci.

E di agire di conseguenza.

Perché il popolo è stufo ed indignato e non ha più alcun rapporto evidente di rappresentanza con questo stato di cose e di diritto.

Se poi volete far finta di non vedere, non sentire e non parlare di questa frammentazione disunitaria italiana, allora non dovreste meravigliarvi se questo stato italiano venisse definito uno stato omertoso o addirittura, mafioso.

Le trattative lo stato non deve verificarle con organizzazioni mafiose e criminali, ma con il corpo sociale, con il popolo sovrano, loro unico padre sinora, padre sin troppo benevolo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il 41-bis non ha eliminato le mafie : Pena di Morte

martedì, 18 settembre 2012

Il boss mafioso nino mandala’, godendo della irragionevole libertà di coscienza e di espressione che uno stato mafioso come quello italiano concede ad un boss mafioso, chiede dal suo blog la soppressione del regime di carcere duro per i mafiosi previsto dall’articolo 41-bis (Situazioni di emergenza) e lo fa appellandosi a quel che definisce le “libere coscienze”.

Tale richiesta interviene in un contesto politico nel quale il mandala’, sembra invitare le forze politiche a cancellare l’articolo 41-bis in cambio del consenso elettorale che le mafie hanno ampiamente dimostrato di controllare in regioni come la sicilia, la calabria e la campania.

Bene, anzi male.

Di più, viene affermato che il regime carcerario duro consegnato ai mafiosi sia un regime “odioso e crudele”.

Come se il regime imposto dai mafiosi ai liberi cittadini-lavoratori in Italia non fosse molto più che un regime odioso, mafioso, violento e crudele.

Sono una libera coscienza in un paese pieno zeppo di coscienze assopite e/o sottomesse alla mafiosità imperante e credo che, il 41-bis debba in effetti essere abrogato, non avendo esso eliminato il continuo stato di emergenza mafiosa che ha infiltrato tutta l’Italia, provocandone infine il fallimento statale.

Organizzazioni mafiose (centinaia di miliardi di fatturato ogni anno);
corruzione politica e burocratica (stimata in 60 miliardi di euro ogni anno);
evasione fiscale (stimata in 200 miliardi di euro ogni anno);
estorsione usuraia (stimata in 40 miliardi di euro ogni anno).

Tutti sappiamo che le mafie non pagano il fisco, non si finanziano con le banche, si infiltrano nel tessuto sano imprenditoriale attraverso l’usura e non concorrono lealmente nel mercato economico e finanziario.

E tutti sappiamo che la presenza dele mafie in Italia danneggia oltremodo il paese producendo una notevole perdita di credibilità dello stato italiano nella sua interezza ed unità, una perdita di fiducia nella economia italiana e nella garanzia di qualità dei suoi prodotti e servizi, ed un danno mortale al marchio Made in Italy ed al Prodotto Interno Lordo Italiano (PIL).

Quindi, da libera coscienza quale sono e sarò, chiedo anch’io l’eliminazione dell’articolo 41-bis, poiché evidentemente inutile alla eliminazione, alla limitazione ed al contrasto del fenomeno mafioso.

Chiedo quindi che le autorità competenti prendano atto di questo fallimento nella lotta alle mafie e adottino la Pena di Morte per punire il comportamento mafioso ed i reati collegati di corruzione, evasione fiscale e usura.

Bastano tre soli commi per il nuovo articolo 41-bis (Situazioni di emergenza):

articolo 1

uccidere un mafioso, sia volontariamente che involontariamente, non è reato

articolo 2

i reati di:

comportamento mafioso,
associazione mafiosa,
evasione fiscale,
corruzione,
concussione,
abuso d’ufficio,
sono puniti con la morte per impiccagione in pubblica piazza

articolo 3

chiunque si renda complice o favorisca in qualunque modo un soggetto mafioso od una organizzazione mafiosa, sia che ne ottenga un utile diretto od indiretto o non ottenga alcun utile, ovvero agisca in sostegno o collaborazione in favore di un mafioso o di una mafia sotto ricatto o minaccia ovvero liberamente,
viene punito con la pena di morte a mezzo impiccagione in pubblica piazza.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il nuovo modello politico europeo

lunedì, 18 ottobre 2010

Il multiculturalismo è “totalmente fallito”.

Gli immigrati devono “adottare la cultura e i valori tedeschi”.

Così, Angela Merkel, apre la strada alla nuova via italiana disegnata dalla Lega Nord di Umberto Bossi.

Ma c’è di più.

Ecco il vertice franco-russo-tedesco in Normandia, un vertice che solleva dubbi e mugugni sia in seno alla Unione Europea che oltreoceano, nell’America multirazziale e multiculturale del presidente (musulmano?) Barack Hussein Obama II.

Il caso greco, il caso rom e quello della gestione dei flussi migratori all’interno della UE, disegnano un futuro diverso per il continente nord-europeo e nord-asiatico, un futuro diverso per l’Unione Europea e diverso per l’alleanza transatlantica.

I segnali della apertissima crisi politica europea ci sono tutti.

Alla base di questa crisi, il principio di territorialità, principio che intende difendere culture, stili di vita, identità socio-economiche.

Appare tutto come l’inizio di un nuovo assetto geo-politico per il vecchio continente.

Le vecchie democrazie rifiutano ogni tipo di espansione ed egemonizzazione culturale che passi attraverso il metodo democratico dei numeri, rifiutano ogni tipo di invasione che non intenda rispettare il principio della territorialità e della tutela degli interessi delle popolazioni che sorreggono, malvolentieri, il peso ed il costo delle sovratrutture politiche europee e transnazionali.

E non è solo un caso di politica interna europea.

Vengono coinvolti, anche e soprattutto, gli assetti internazionali, come è ovvio che sia.

Ad un primo sguardo disattento degli osservatori, queste nuove posizioni dei goveni nord-europei, sembrano piuttosto inseguire il consenso popolare, anche in seguito a quanto sta accadendo in Olanda, Svezia e Danimarca.

Ad una più attenta analisi, appare invece trasparire la ricerca di un “nuovo modello europeo” da questa nuova attività politica europea, un modello che sia maggiormente conforme agli interessi dei paesi che ne sono coinvolti.

Lo sganciamento dall’Europa di Bruxelles, dalle sue idiozie burocratiche e dalle sue visioni piuttosto ideologiche, appare evidente.

E’ solo la naturale conseguenza della caduta del muro di Berlino, come della caduta di quei muri ideologici che si interpongono fra i popoli europei e la soddisfazione dei loro interessi comuni.

E’ la ricerca di un nuovo modello europeo che “parta dal basso”, per poi incontrarsi o ricongiungersi ai vertici in base ad accordi e patti che vanno ancora raggiunti, che vanno ancora disegnati.

Una sorta di “alba federalista”.

Il modello federalista infatti, risulta vincente nei “punti caldi” della ricerca delle soluzioni esecutive ai problemi socio-economici contemporanei nei suoi due punti cardinali:

- l’abbandono del modello di stato che fa economia con il debito pubblico;

- il contrasto all’attacco democrafico e democratico da parte di modelli culturali migrati nei paesi europei ed assolutamente incompatibili con il nostro stile di vita.

Riportando queste due riflessioni sui temi caldi in Italia oggi, ritroviamo non poche coincidenze con questa sperimentazione sociale, politica ed economica avviata da Francia e Germania.

Analizziamole.

L’abbandono del modello di stato che fa economia con il debito pubblico.

Come si fa intervento statale in economia con il debito pubblico?

Il fallimento greco ne è un esempio eclatante:

1 – aumento sconsiderato della fascia di dipendenti pubblici come risposta alla disoccupazione ed alla inoccupazione.

2 – gestione “allegra” della età pensionabile, che nel caso greco consentiva il pensionamento anche a soli 53 anni.

3 – iperburocratizzazione del sistema economico, conseguenza ineluttabile della enorme crescita dell’apparato pubblico.

Il caso italiano è configurato molto meglio di quello greco, sia sotto il profilo del rapporto PIL-deficit che su quello dle versante pensionistico.

Ma l’iperburocratizzazione e la realtiva presenza di un apparato pubblico inefficente e troppo spesso pensato come risolutivo del problema occupazionale, fanno del quadro italiano un dipinto piuttosto scadente.

Le riforme interventute negli ultimi anni hanno molto influito in questo quadro, come appare risolutiva la riforma federalista.

Inutile dire che l’intero pacchetto delle riforme varate sinora come quella più importante e di prossima attuazione, la riforma del federalismo fiscale, fanno capo alla spinta propulsiva della Lega Nord di Umberto Bossi.

Come il federalismo fiscale potrà incidere nel sistema italiano è cosa da valutare in base alla perpetrazione di quei comportamenti politici ed amministrativi che continuano imperterriti a sostenere l’ingresso della forza lavoro in contesti strategici del pubblico servizio nazionale e regionale in cui la qualità del servizio è messa in forse da assunzioni di massa indiscriminate, che non rispondo al metodo selettivo del merito e della capacità professionale, ma rispondono piuttosto a ambizioni politiche da sostenere con risposte occupazionali veloci e pilotabili, quali sono le assunzioni nel comparto sanità (in Puglia ne abbiamo l’esempio più eclatante) e la stabilizzazione del precariato nel comparto scuola.

Dobbiamo rilevare che, ancor oggi, in italia, taluni elementi politici non comprendono la gravità di un agire così sconsiderato nell’amministrare la cosa pubblica.

E questo agire è incompreso ed ora anche contrastato dal nuovo modello politico europeo lanciato dai tedeschi.

Non bisogna mai dimenticare che sono tedeschi e francesi i primi a pagare il conto delle stoltezze politico-amministrative degli altri popoli europei e che, dopo il caso greco, non vi sono garanzie di “salvataggio” per quei popoli che non avranno dimostrato di aver compreso e digerito la lezione greca.

Ed il modello leghista è l’unico modello italiano che si coniuga perfettamente con il nuovo modello europeo disegnato da Merkel e Sarkozy.

Il contrasto all’attacco democrafico e democratico da parte di modelli culturali migrati nei paesi europei ed assolutamente incompatibili con il nostro stile di vita.

Ecco l’altro versante politico che investe i governi europei.

In Italia, se non fosse stato per il deciso intervento della Lega Nord di Umberto Bossi, questa “via” politica non avrebbe percorso nemmeno un centimetro.

Fortissime le resistenze sia interne che esterne alla risposta in termini di sicurezza che la Lega propone e governa in contrasto al fenomeno della clandestinità, della gestione dei flussi migratori, della micro come della macro criminalità e del più grande e concentrato contrasto che lo stato abbia mai opposto alle organizzazioni criminali mafiose.

L’unificazione dei corpi di polizia in Italia è ancora agli albori e incontra notevoli impedimenti.

Pensate che le forze di polizia che a vario titolo e grado rispondono alla sicurezza dei cittadini italiani, del territorio italiano e del patrimonio pubblico e privato degli italiani sono le seguenti:

Polizia di Stato
alle dipendenze dirette del Ministro dell’Interno

Arma dei Carabinieri
è la quarta forza armata italiana con collocazione autonoma nell’ambito del Ministero della Difesa

Corpo della Guardia di Finanza
alle dipendenze dirette del Ministro dell’Economia e delle Finanze

Polizia Penitenziaria
dipendente dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia.

Corpo dei Vigili del Fuoco
dipendente dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell’Interno

Corpo Forestale dello Stato
alle dirette dipendenze del titolare del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali

Polizia Locale
servizio di polizia dipendente dagli Enti Locali

Polizia Provinciale
servizio di polizia dipendente dagli Enti Provincia

Polizia Municipale
corpi o Servizi dipendenti direttamente dai Comuni

Tenendo conto che ogni responsabilità politica e di governo della sicurezza in senso lato e in senso stretto viene addebitata al solo ministro dell’Interno, appare un vero miracolo che, nonostante l’articolazione e la sovrapposizione di responsabilità, fini, intenti e servizi, si assista ad un contrasto al mondo delle illegalità diffuse, della clandestinità, delle mafie e del terrorismo così costante e potente.

Va notato che molti corpi di polizia su indicati sono strutturati in maniera autonoma, comprendendo a loro volta corpi speciali, servizi e strutturazioni territoriali differenti (si pensi al caso dell’Arma dei Carabinieri, che dispone del più capillare servizio di polizia territoriale – una stazione dei Carabieri è presente ovunque sul territorio – e del nucleo operativo di radiomobile di pronto intervento).

Governare la sicurezza oggi in Italia in queste condizioni, equivale certamente al merito che assegna un premio Nobel, visto il dedalo di competenze di sovrapposizioni verticali, orizzonatali, trasversali, per settore e per territorio che abbiamo oggi a disposizione.

Tutto questo rappresenta oggi una ricchezza, ovviamente, ma il pensiero che induce ad una unificazione delle forze di polizia è un pensiero che offre molti punti positivi alla garanzia della sicurezza nel nostro paese.

Per non parlare della cenerentola della sicurezza italiana:
la vigilanza privata.

Essa non assurge al rango di forza di polizia, ne pubblica, ne privata, non gode della dignità del nome di comparto della sicurezza privata, non viene sorretta in alcun modo da finanziamenti pubblici corrispondenti alla sempre maggiore esposizione che le Guardie Particolari Giurate intepretano nel sempre più avanzato e complesso ruolo della vigilanza moderna, pur offrendo comunque un forte contrasto al mondo delle illegalità in una posizione che si può definire di “prima linea”, mancando però, delle adeguate garanzie e di quei riconscimenti che le consentirebbero di svolgere un ruolo di partecipazione attiva al servizio pubblico che garantisce la nostra sicurezza.

Detto questo, al solo fine di dare una visione minima delle difficoltà del governo della cosa pubblica in Italia, in un settore strategico e determinante come quello della sicurezza.

In questa ottica, prende maggiore consistenza e valore la frase del cancelliere tedesco Angela Merkel, che tenta di imprimere al nuovo modello politico europeo una spinta che sia più legata ad “adottare la cultura e i valori tedeschi”, che, parafrasando, indica un punto di riferimento orizzontale di un rinnovato governo dei paesi europei:
più efficace, più efficente e federalista.

D’altronde, è notorio che in Italia, allorquando ci si indigni di fronte ad una inefficenza del servizio pubblico, si ponga da sempre come riferimento il relativo modello tedesco.

E’ ormai un luogo comune.

E’ ormai un nuovo modello umano e politico, di stile di vita, direi.

Un nuovo modello che cerca condivisione e offre garanzie per un futuro migliore di quei paesi europei che lo volessero condividere e governare.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X