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2014: primo anno della prima crisi globale

mercoledì, 1 gennaio 2014

Senza uno stato forte, autorevole, autoritario e libero da caste, corporazioni e organizzaizoni mafiose non ci sarà mai più una Italia

Senza uno stato forte, autorevole, autoritario e libero da caste mafiose, corporazioni mafiose e organizzazioni criminali mafiose non ci sarà mai più una Italia


Auguri per il nuovo anno 2014?

Beh, se è vero che la recessione sia prossima a concludere il suo ciclo evolutivo negativo, allora dovremo mettere in conto decine e decine di anni di crisi conseguenti alla perdita di valore del potere economico, politico e finanziario perduto dal paese reale durante la recessione.

Sì, i politici ed i giornalisti non vi dicono la verità:

la crisi non è finita, ma inizia solo adesso.

E dovremo mettere in conto il danno provocato dalla fuga dei cervelli all’estero, dalla fuga delle aziende italiane all’estero, della vendita delle migliori aziende, imprese, e industrie italiane e dei migliori marchi del Made in Italy a gruppi esteri.

Dovremo anche pagare il costo dell’aver concesso alle istituzioni politiche, democratiche, amministrative e di governo di omettere controllo, vigilanza, ispezione e governo dei rifiuti tossico-nocivi che ora giacciono in fondo al mare italiano o sotto decine di metri di terra.

Grazie a questo omesso controllo, la casta politica, la casta burocratica, la casta imprenditoriale e le organizzazioni mafiose si sono arricchite incredibilmente a danno della salute pubblica, dei prodotti agroalimentari italiani e di tutti i marchi di garanzia del Made in Italy.

Grazie a questo omesso governo politico, la nostra terra ed i nostri mari sono stati irrimediabilmente avvelenati e avvelenati saranno i loro frutti nel futuro.

Ma il peggio deve ancora essere valutato nella caduta verticale del know how, delle infrastrutture reali, di ricerca e di conoscenza e, sucsate se è poco, della esperienza perduta per sempre.

Tutte queste variabili e questi elementi peggiorano la crisi e ne aumentano grandemente il danno conseguente che subirà il paese nei prossimi anni come pure allungano la variabile del tempo in cui durerà tutto questo disastro annunciato che non è mai stato arginato, controllato e governato dalle caste dirigenti italiane, le quali vanno urgentemente messe in condizioni di non compiere altri, diversi ed ulteriori danni al paese reale.

Prima verrano esautorate e tenute lontane dal potere pubblico, politico, economico e finanziario le caste e le corporazioni mafiose italiane, prima inzierà il processo di rinascita, di crescita e di sviluppo.

Prima l’infiltrazione del male nel potere pubblico verrà terminara e prima inizierà il processo di guarigione e di rilancio di un paese che è ridotto ad un paese in precipitosa decadenza che lo vedrà nei prossimi 15/20 anni sprofondare in tutte le classifiche mondiali.

Buon 2014 italiani ed italiane, primo anno della prima crisi globale del pianeta Terra.

Gustavo Gesualdo
alias Il Cittadino X

ILVA: il ricatto mafioso delle imprese italiane

lunedì, 26 novembre 2012

Perseguito perché non pago le tasse?

Sanzionato perché la forza lavoro è in nero?

Indagato perché faccio strage della popolazione con emissioni velenose e cancerogene?

E io ricatto tutto e tutti, minaccio la chiusura dell’industria e mando migliaia di persone e di famiglie in piazza senza un lavoro a morire di fame.

La povertà umana ed imprenditoriale che si esercita pubblicamente in Italia è una squallidissima interpretazione mafiosa, ricattatrice, estorsiva ed usuraia del mondo del lavoro, della cittadinanza e dello stato.

Occorre mettere immediatamente un freno a tutto ciò con punizioni durissime ed esemplari.

La famiglia Riva, proprietaria dello stabilimento ILVA, va perseguita in modo durissimo, completo e definitivo.

Oltre agli altri reati che vengono contestati a questa famiglia di delinquenti impuniti a cielo aperto, va immediatamente contestato il reato di strage.

Articolo 422 Codice penale italiano:
« Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con la morte (pena purtroppo sostituita con l’ergastolo). Se è cagionata la morte di una sola persona si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni. »

Occorre reintegrare immediatamente la pena di morte per questo ed altri reati (comportamento mafioso, evasione fiscale, corruzione, concussione, abuso d’ufficio, estorsione, usura, strage) e punire la famiglia Riva ed i manager dell’ILVA con la pena capitale perché nessuno e mai più, in questa casta di imprenditori-delinquenti-ricattatori, possa azzardare la lunga serie di mancanze volute e taciute compiute dai responsabili di ILVA a Taranto.

In subordine, occorre punire Emilio e Claudio Riva ed i loro manager con un ergastolo per ogni cittadino morto nelle conseguenze della inosservanza delle regole morali, delle norme etiche e delle leggi che tutelano la salute pubblica e l’incolumità pubblica e personale.

Vanno inoltre puniti con l’ergastolo per ogni morto in conseguenza di tali inosservanze anche i funzionari pubblici, gli ispettori pubblici, gli amministratori pubblici, i burocrati, ed i politici che, pur sapendo della strage, non sono intervenuti in favore della tutela della salute pubblica e della incolumità pubblica e personale dei tarantini.

Inoltre, vanno immediatamente sequestrati tutti i beni, gli impianti ed i fondi riconducibili all’ILVA o alla famiglia Riva o al Riva Group in Italia e all’estero, quale riserva per il risarcimento del danno ingiusto e volontario cagionato alla popolazione tarantina ed italiana.

Successivamente il gruppo riva va nazionalizzato al fine di garantire impresa economica e forza lavoro attualmente impegnata e messo in vendita possibilmente nei confornti di gruppi economico-finanziari tedeschi o cinesi, gli unici in questi tempi di crisi a poter garantire gli stabilimenti e la loro effettiva vitalità, produttività e competitività globale nel rispetto delle normative europee.

In questi momenti lo stato deve mostrare tutta la sua ruvidezza, se non vuole essere costretto a governare un conflitto sociale epocale, devastante e foriero di ben più gravi degradi incivili e violenti, di vere e proprie deflagrazioni degli assetti sociali e degli equilibri nel mondo del lavoro.

Pena di morte o carcere senza sconti a vita, regime di carcere duro.

Il covo di evasori fiscali che prende il nome di Confindustria è avvertito.

Adesso basta, non si scherza con la vita delle persone.

Pagate le tasse o lo stato dovrà negare la gratuità delle prestazioni e dei servizi rivolti ai cittadini agli evasori fiscali.

E lo stato torni ad essere autoritaio e rispettato, altrimenti sarà esattamente ciò che il suo nome indica:

participio passato.

Passato e dimenticato, appunto.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Lavoratori con salari sempre più bassi traditi da politici e sindacalisti

domenica, 10 giugno 2012

Leggo le stime degli ultimi dieci anni sulla “crescita” (sarebbe meglio parlare di andamento) dei redditi nelle famiglie italiane.

Vanno bene i redditi da lavoro autonomo con un 15.7%.

Mantengono inalterato il loro valore i redditi da lavoro dipendente, dirigenti ed insegnanti (apparato pubblico).

Perdono addirittura valore i redditi nelle famiglie di operai, commessi e apprendisti -3.2%.

Riporto, a scanso di equivoci che, i redditi da lavoro dipendente in Italia sono mediamente i più bassi in Europa e nel mondo Occidentale, riscontrando contemporaneamente il più alto costo del lavoro europeo e occidentale.

Il cuneo che consente un simile risultato, è il cosiddetto cuneo fiscale.

Così, i salari in Italia non crescono perché lo stato nei prelievi coercitivi ed obbligatori, fiscali e previdenziali, si incunea nel costo del lavoro rendendolo inappetibile ai finanziatori esteri e non competitivo con i mercati esteri del lavoro.

Inoltre, va sottolineato come il prelievo fiscale e previdenziale in Italia venga coercitivamente sottratto alla fonte.

Insomma, il lavoratore autonomo è libero di pagare o meno le tasse e di pagare o meno la quota previdenziale per i propri dipendenti, mentre i lavoratori dipendenti, non possono assolutamente evadere il fisco o evadere il contributo previdenziale.

Ma il dato veramente interessante che salta agli occhi in questa analisi è il tradimento dei sindacati e dei partiti nei confronti dei lavoratori dipendenti, nella misura di un diminuito salario e di un invariato o addirittura aumentato peso del fisco.

Sindacati e partiti offrono ancora una volta lo spettacolo della inettitudine, della incapacità, del tradimento e della mancata tutela e difesa delle famiglie italiane, tartassate e massacrate in un mondo del lavoro distrutto dalla incompetenza, dalla immeritocrazia e dalle raccomandazioni politiche e sindacali.

Hanno ucciso l’uomo ragno, chi sia stato non si sa ….

Si sa, si sa:

c’è tanto di nome e cognome inciso sul coltello che trafigge alle spalle il popolo dei lavoratori italiani.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Mafia & Politica

mercoledì, 30 giugno 2010

Non era mai accaduto prima che lo stato italiano riuscisse ad ottenere così tanti ed eccellenti risultati nel contrasto alle mafie tradizionali, come non era mai accaduto prima che politici e pubblici amministratori venissero condannati per concorso in associazione mafiosa così frequentemente.

Spesso, come testimonia il clamoroso caso del sen giulio andreotti, i processi ai politici in odore di mafia, venivano insabbiati e prolungati sino ad ottenerne il decadimento dei termini.

Così, abbiamo subito molto spesso l’onta del sentirci dire che il tal politico coinvolto in inchieste giudiziarie e processi alle mafie, non veniva condannato per scadenza dei termini.

Questa vergogna, questa “impunibilità” di certa casta politica è stata incrinata dalle ultime sentenze nei confronti di totò cuffaro e di marcello dell’utri.

Finalmente lo stato sembra rispondere decisamente e concretamente nei rapporti fra certa casta politica e le mafie.

Finalmente, dalla cronaca quotidiana, viene fuori un senso di speranza per il futuro di questo paese.

Finalmente, si rompe il muro dei mangiatori di cannoli alla siciliana e di osannatori di mafiosi paragonati ad eroi.

La mafia ed i mafiosi, non hanno nulla di eroico, mentre coppole e cannoli siciliani, tornano ad essere produzioni tipiche regionali senza altro valore che questo.

Finalmente lo stato sbaraglia le mafie e punisce i politici che si sono fatti corrompere moralmente dai poteri mafiosi.

Finalmente.

Post pubblicato da Radio 24, la radio de “Il Sole 24 0re”
A partire dal minuto 3 e secondi 10
http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=tagli-spesa-pubblica

Nuova Tangentopoli? No, è sempre la stessa …

venerdì, 28 maggio 2010

Fastweb, Telecom Italia, Finmeccanica, Selex, servizi segreti italiani, omicidi Falcone e Borsellino, telefonia, intercettazioni, informazione …..

Il quadro del sistema italiano della corruzione e del controllo dell’informazione risulta essere ogni giorno più chiaro.
Cadono credibilità e sistemi potenti, cadono sotto i colpi del sistema della illegalità diffusa, cadono politici e manager, agenti segreti e burocrati, si chiarisce il sistema degli appalti pubblici italiano, si delinea UNA RESPONSABILITA’ POLITICA GRAVISSIMA (Indulto, Comma Fuda alla finanziaria del governo Prodi, stop alla commissioone guidata dal giudice Tatozzi, depenalizzazione dei reati, distruzione sistematica del sistema delle investigazioni delle forze dell’ordine, delle indagini della magistratura, delle inchieste giornalistiche, e chi più ne ha, più nemetta in questo paese impazzito) poichè certa casta partitocratica non poteva non sapere, visto che i servizi segreti italiani, molto spesso, si trovano coinvolti in qualche modo e in qualche misura in depistaggi incredibili, in trattative con le mafie, e sono controllati a loro volta, dalla politica e dalle istituzioni.

Come si fa a dire che non sapevate, che non era possibile far nulla, che è “il sistema” il responsabile di tutto questo e che nessuno può cambiare questo sistema, tranne appunto, la casta partitocratica della politica italiana.

Cosa accadrà?
Ci sarà una nuova Tangentopoli?

No, per me, è sempre la stessa ….

Indulto e depenalizzazione VS giustizia, sicurezza e stato di diritto

venerdì, 28 maggio 2010

Radio 24 – 4 6 2010 – depenalizzazione e indultoUna rapida risposta a chi prova da tempo a infierire sul principio della legalità, sulla sicurezza dei cittadini e sul principio della certezza del diritto e della pena, attraverso le continue e subdole proposte di indulti o le indecenti proposte di depenalizzazione, al fine sbagliato e con il mezzo sbagliato, di ridurre il numero dei carcerati che in italia eccede il numero dei posti letto nelle carceri.

Innanzi tutto, se le carceri continuano a riempirsi, vi sarà pure un motivo.

Se corruzione, illegalità diffusa e mafie uccidono questo paese, vi sarà pure un motivo per il quale si consente a queste minacce allo stato e al popolo, alle famiglie e alle imprese, di restare perlopiù impunite od impunibili.

Le carceri sono piene?

Invece di pensare a come svuotarle per riempire di nuovo le strade e le piazze italiane di soggetti che potrebbero così reiterare liberamente i reati per i quali sono stati accusati, giudicati e puniti, si pensi a come costruire un numero di carceri sufficiente a tenere dentro quattro mura carcerarie, tutto il marcio che c’è in questo paese.

L’esempio francese è lampante.

Carceri costruite da privati e convenzionate con lo stato.

Ecco la soluzione, rapida, efficace, economica, risolutiva.

Se si seguisse questa strada, in un periodo che vada 1 a 3 anni da adesso, avremmo probabilmente raddoppiato o triplicato i posti-letto nelle carceri italiane.

Ma mi domando:

è questo l’interesse che stanno perseguendo i politici che vogliono indulti e depenalizzazioni, ovvero, attraverso questo problema, se ne vuole risolvere un altro?

E se sì, quale?

Siate seri e pensate ad amministrare la cosa pubblica in favore delle famiglie e delle imprese italiane.

Siate seri e copiate la Francia.

Siate seri, soprattutto.

Post pubblicato su Radio 24, la radio de “Il Sole 24 Ore”

A partire dal minuto 5 e 55 secondi

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=finanziaria-opposizione-guadagni-carceri

Corruzione: così si debella

mercoledì, 26 maggio 2010

A seguito di numerosi casi di paventata corruzione che vedono coinvolti uomini politici, leggo che il presidente del consiglio dei ministri, Cav. Silvio Berlusconi, promise un insaprimento delle pene.

Mi permetto una umile indicazione, un piccolo contributo personale alla eliminazione della corruzione.

La corruzione come la concussione vertono intorno al cardine del potere pubblico, sia politico-amministrativo che burocratico.

Se Lei, caro presidente del consiglio dei ministri, vuol veramente debellare questo cancro che uccide l’Italia, può sicuramente agire con una norma che riporta al suo interno un solo articolo:

“chiunque rivesta funzioni, attribuzioni o eserciti poteri pubblici ovvero agisca in funzione di incarichi pubblici è punito per tutti i reati commessi in uso o abuso di dette funzioni e poteri con la pena prescritta dalla legge, caso per caso, moltiplicata per tre (3) volte unificando le pene per i reati di corruzione, concussione, peculato e abuso d’ufficio nella misura unica applicabile da 6 a 12 anni di reclusione”

Cosicchè, se una corruzione può essere punita con sei (6) anni di detenzione, la pena viene automaticamente portata a diciotto (18) anni.

Attualmente sono previsti i seguenti reati (che andrebbero unificati sul versante della pena) con le seguenti pene previste, caso per caso:

Concussione > da 4 a 12 anni

Corruzione per un atto di ufficio > fino ad 1 anno

Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio > da 2 a 5 anni

Corruzione in atti giudiziari > da 3 a 8 anni

Per questi reati, come per quelli simili di istigazione alla corruzione, peculato, abuso d’ufficio, ect., la pena prevista andrebbe quindi unificata in un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni di reclusione.

Se venisse applicato il moltiplicatore che propongo, le pene minime partirebbero da 18 anni sino ad un massimo di 36 anni di carcere!

Stesso dicasi per l’abuso di ufficio, reato dietro al quale si cela spesso l’interesse privato e personale ad accelerare o a frenare una pratica d’ufficio, in favore di qualcuno (perchè ha già pagato l’estorsione corruttiva) o in sfavore di qualcun altro (per fargli capire che se non paga la tangente, la sua pratica verrà insabbiata).

Detto e fatto.
Semplice e veloce.

Ovviamente, inapplicabili per il reato di corruzione e di abuso d’ufficio devono essere tutti gli sconti di pena.

Ovviamente la sentenza va emessa prima che il reato cada in prescrizione.

Se prendi 18 anni di detenzione, te li fai tutti, caro corrotto.

E senza sconti.

Oh, dimenticavo:
visto che i reati di corruzione e di concussione e similari possono vedere coinvolti burocrati o politici, proprio perchè nella loro relativa qualità e ne loro relativo potere, nessuna immunità e impunità deve essere prevista per il politico colto con le mani nel sacco.

Così, si debella la corruzione.

Se veramente si vuole debellare la corruzione in italia.

Nulla oltre le proposte delle Lega: solo il baratro e l’oblio

lunedì, 17 maggio 2010

Tutti impazziti per la Lega, per il suo buongoverno, per le sue proposte politiche, per le sue riforme, per il cambiamento di questo paese, cambiamento frenato da tutte le posizioni politiche conservatrici di prepoteri e privilegi.

Tentiamo una analisi delle proposte alternative.

Partiamo dal sindacato italiano, ultimo in tutte le classifiche del mondo occidentale per gradimento, responsabile primario della rigidità della attuale legislazione sul lavoro e sostenitore dell’infarcimento allucinante che si è fatto di lavoratori dipendenti nella pubblica amministrazione e conseguentemente del pauroso debito pubblico che rischia di trascinare l’Italia nel baratro in cui è già caduta la Grecia.

L’ultima proposta di Epifani, segretario della CGIl in tema di lavoro?
Una proposta originale e geniale:
assorbire disoccupati cronici e storici nel comparto della scuola pubblica, già oberato dalla allucinante cifra di 1.500.000 addetti, che ne fa già adesso il primo datore di lavoro d’Europa, contro una preparazione scolastica fra le meno indicate nell’inserimento nel mondo del lavoro e di scarsissima qualità.
Così l’Epifani vuol dare il colpo di grazia all’Italia:
aumentare il debito pubblico italiano aumentando il numero dei dipendenti pubblici all’infinito, senza puntare ad una riqualificazione del settore e ad una rivalutazione dei miseri risultati conseguiti dalla formazione scolastica italiana.

Definirei questa proposta della cgil in linea con il suo passato, ed un vero colpo di grazia al paese, che di tutto ha bisogno, tranne che di aumentare la spesa pubblica e di fare della scuola italiana, il parcheggio di chi vuol vivere di denaro pubblico, invece di contribuire alla produzione della ricchezza.
E’ un po’ come il cane che si morde la coda:
questo comportamento è un vero e proprio tradimento degli operai del settore privato, dimenticati ed abbandonati dal sindacato italiano, ma anche gli unici lavoratori che partecipano alla produzione di quella ricchezza che il sindacato stesso vuole così male indirizzare e governare.
Ancora una volta assistiamo alle ambizioni politiche del sindacalismo italiano, vecchio, stanco e privilegiato, che si propone ancora una volta come un elemento distruttivo della tenuta del paese e del benessere comune, del quale vuol determinarne gli indirizzi, senza averne alcun mandato elettorale, alcuna delega popolare, alcun incarico di governo.

Stessa valutazione e considerazione va indirizzata alla miriade di partiti politici comunisti, scacciati fuori dal parlamentarismo italiano ed europeo, incapaci di raccogliere consenso e difendere il mondo operaio, ormai fortemente indirizzato al sostegno delle proposte leghiste.

capisco la rabbia, comprendo la gelosia e l’invidia, meno il rancore e l’attacco quotidiano alla Lega, che ha solo il merito di meglio interpretare le volontà delle aziende, delle famiglie e dei lavoratori italiani.

Passiamo ora alle proposte politiche dle Partito democratico.

Come?

Il PD non ha proposte politiche tranne l’illusione che andando ad elezioni anticipate possa recuperare quel credito che ha dimostrato di aver perduto nelle ultime elezioni regionali?

PD senza proposta politica, dunque, senza uomini e idee condivise dal popolo sovrano.
Preoccupato solo di salvare una dirigenza cresciuta e pasciuta nei privilegi del potere pubblico e nel posto di lavoro parlamentare cui tiene tanto.
Bene fa la Lega a chiedere una drastica diminuzione dei parlamentari allora, costosi e distanti dagli interessi della gente.

L’UDC chiede solamente di poter sostituire l’alleato traditore fini nel governo e nella maggioranza, ma purtroppo lo fa senza alcuna proposta politica, ma con l’unico fine di accedere al potere pubblico senza obblighi nei confronti del loro elettorato, che se avesse voluto l’udc nel governo, gli avrebbe conferito consenso e mandato relativo.
Tanta voglia di potere, e nessuna proposta politica seria e riformatrice, in perfetto stile democristiano.

Passiamo alle proposte politiche dell’Italia dei Valori.
Sì, lo sappiamo, l’antiberlusconismo.
E poi?
Politiche del lavoro?
Sicurezza delle imprese e delle famiglie?
Politica estera?
Gestione dei flussi migratori?
Anche in questo caso non si vede l’ombra di una proposta politica, se non un forte contasto a quelle targate governo Berlusconi.
Un po’ poco, direi.
Devono provare a fare di meglio.

Bene, anzi male, malissimo.
Abbiamo appurato che, nella opposizione italiana cone nel sindacalismo italiano, non esiste nemmeno l’ombra di una proposta politica.

Le uniche proposte sul tavolo politico, sono quelle della Lega, come al solito.

Il federalismo fiscale, sopra tutte.

Ma il federalismo fiscale è incompatibile con le organizzazioni mafiose, come ha dichiarato recentemente il ministro on. Roberto Maroni, ed anche incompatibile con il conservatorismo dei poteri (più o meno manifesti) e del poltronismo parassita e fannullone.

Ancora nessuna proposta al tagli dei posti di lavoro parlamentari o della riduzione dei relativi stipendi e privilegi perviene allo stato, se non quella della Lega.

E allora, tirate le somme, chi fa politica in Italia?

La Lega.

Ma allora, tutti gli altri, cosa fanno?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Nei libri di storia si racconterà della pochezza umana che certa casta politica espresse, proprio quando vi era un disperato ed estremo bisogno di riforme e di cambiamento, di lavoro e di ricchezza.

E la condanna di chi leggerà quei testi di storia, sarà unanime, dura, determinata.

Sarà la condanna della storia, quella di una lettura degli avvenimenti storici odierni, stracolmi di nanismo politico e sindacale.

Sarà il giudizio della storia nei confronti di chi ha avuto il coraggio e la forza di cambiare questo paese, dando una svolta storica, l’unica possibile, l’unica attuabile, l’unica che risponda alle reali esigenze del popolo italiano:
sarà il leghismo ad essere ricordato come il fattore primario del cambiamento di un paese difficilmente governabile e impossibilmente riformabile.

Sarà la storia a dare a Dio quel che è di Dio e alla Lega e ai leghisti, tutto il resto.