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Messaggio Personale per il Professor Mario Monti

venerdì, 9 marzo 2012

Da quello che vedo e leggo, caro Professore, i Suoi margini di manovra sono stati grandemente mortificati dalla associazione delle caste politica, burocratica e sindacale.

La “sterilizzazione” delle liberalizzazioni nei confronti delle caste corporative delle professioni, dei farmacisti e dei tassisti avvenuta nel Parlamento è un più che evidente motivo di preoccupazione per la capacità di un esecutivo italiano che si muova dentro le regole democratiche (benché il suo governo rappresenti già un momento di esautorazione temporanea della politica e della democrazia rappresentativa) di realizzare quelle riforme che salverebbero il Paese da un fallimento totale, invece ogni giorno sempre più vicino e concreto.

La notizia della comparsa dei primi veti (propedeutici ad una guerra di evidentemente “finti veti incrociati” delle parti politiche e sindacali nei confronti del Suo esecutivo, offre uno spaccato nel presente e nel prossimo futuro di colpi di coda violenti della peggiore casta politica e sindacale di tutto il consesso dei paesi democratici, civili ed avanzati.

Il primo veto lo pone il siciliano Angelino Alfano segretario pro-tempore del PDL.

Sorpreso?

No, io no:

avrei scommesso la mia testa che il primo aut aut lo avrebbe imposto un siciliano, un calabrese o un napoletano.

Non mi sono sbagliato, come al solito.

L’inizio della guerra dei veti (che successivamente diverranno incrociati, in modo da impedirLe il benché minimo movimento riformatore) precede di poco la stagione della Primavera, nel classico atteggiamento di assalto alla diligenza del governo, attacco da affondare poi con i caldi climatici e politici della prossima stagione estiva.

La trappola per Lei ed il suo governo è già pronta a scattare, anzi, è di già stata innescata dai suoi tentativi di:

perseguire il reato di corruzione;

perseguire gli evasori fiscali;

poter liberamente licenziare dipendenti ladri e fannulloni;

spogliare le corporazioni professionali di ogni ingiustificato ed arbitrario potere di riserva sociale e professionale;

aprire il mercato economico e del lavoro italiano alle sfide globali;

regolamentare l’accesso delle caste dominanti alla stanza dei bottoni della televisione pubblica e modificare conseguentemente gli equilibri nel mondo dell’informazione;

garantire una giustizia certa e veloce ai cittadini-lavoratori.

Questo paese conservatore di prepoteri feudali e di privilegi delittuosi non Le consentirà di infrangere alcuno Status Quo.

Questo paese assai corrotto, mafioso, usuraio, evasore di contributi fiscali e di adempimenti al dovere civico e civile ha già preparato il suo caffè avvelenato per Lei.

Questo è il mio messaggio personale per Lei, che definisce tutto questo con il gentile eufemismo di “bizantino”, al mio contrario, che di gentile nei confronti di mafiosi, corrotti, usurai ed evasori, non riservo più nulla definendoli senza riserva alcuna come “insieme omogeneo di caste e corporazioni mafiose composte di egoisti trogloditi e sottosviluppati contrari ad ogni significativo segno ed avanzamento di civiltà e di dignità umana”.

Sì, lo riconosco, “bizantino” è più semplice e diretto, corto ed efficace.

Ma vuol mettere, caro Professore, la soddisfazione di dare del cretino ad un emerito e comprovato cretino?

Questo paese assai conservatore non vuole cambiare.

Questo paese non vuol evolvere il proprio stile di vita verso gradi di civiltà superiore.

Questo paese profondamente corrotto ed intrinsecamente mafioso, usuraio ed evasore, intende conservare le proprie caratteristiche peculiari peggiori e lo status quo delle classi attuali dominanti, prepotenti ed arroganti.

Questo paese sta lavorando per esautorare il suo governo, per destituire la sua compagine esecutiva e per deporre la Sua persona dalla premiership italiana.

Essi lavorano per privare di ogni autorità, potere e prestigio la sua figura, onorando ben due antichissime professioni:

quella delle prostituzione a pagamento, professione alla quale esse sicuramente fanno riferimento, e quella di coloro i quali estenuano, logorano, prostrano, sfiancano e stremano le gambe del portatore delle idee innovative e riformatrici, delle gambe dell’uomo che vuol migliorare e cambiare la vita di tutti al solo costo di quelli che invece la rendono impossibile.

Si tratta di un fenomeno che io identifico come mobbing sociale, politico e sindacale, un tipo di mobbing che io conosco molto bene e troppo da vicino.

Lei, caro Professor Monti, non è certamente un cittadino qualunque, un cittadino X, sicuro.

Ma si guardi molto bene le spalle da oggi in poi, caro Professore, poiché questa marmaglia sta tornando al contrattacco, ed utilizzerà ogni metodo (morale o immorale, lecito o illecito, legale o illegale, ed ogni abuso del prepotere pubblico, da loro ad arte infiltrato e deviato), che si dimostri utile alla Sua pubblica umiliazione e prostrazione per impedirLe ad ogni costo di cambiare ciò che vogliono conservare:

il loro assoluto ed arbitrario prepotere nei confronti del popolo sovrano, delle famiglie e delle aziende italiane.

Si guardi le spalle e non beva caffè di dubbia provenienza.

Se a Gesù Cristo questa marmaglia indecente di trogloditi sottosviluppati ha riservato una dolorosa e lenta morte per crocefissione, per Lei, chissà quali torture in terra avranno inventato.

Apra gli occhi, caro professore:

queste canaglie sanno essere molto pericolose.

PS
Chieda al Professor Prodi se può consultare il medesimo spiritista che gli indicò il luogo di detenzione del rapito e poi trucidato Professor Aldo Moro avendolo letto in una potente e misteriosa sfera di cristallo:

chissà che non possa prevede anche il futuro, verificando dopo l’uso del terrorismo delle brigate rosse contro Aldo Moro, Roberto Ruffilli, Vittorio Bachelet, Marco Biagi e Massimo D’Antona ed il terrorismo utilizzato successivamente delle organizzazioni mafiose, qual tipo di terrorismo vorrebbero usare contro di Lei questi “occulti conservatori dell’abuso del prepotere pubblico”.

Alla faccia del paventato “pericolo internazionale occulto” che per “questi signori”, manovrerebbe il suo governo.

I miei rispetti uniti ai miei più sinceri auguri di successo.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X

Il potere logora chi non ce l’ha. Ma corrode chi non sa resistergli.

sabato, 2 luglio 2011

L’alternanza.

L’eterna incompiuta italiana frutto di un blocco generazionale dei quadri dirigenti e della società tutta.

E’ vero che il potere logora chi non lo ha, ma è altrettanto vero che, il potere corrode dal di dentro chi lo esercita per troppo tempo senza resistergli, ma abbandonandosi ad esso, confondendosi in esso.

Pare impossibile, ma la dirigenza politica italiana porta gli stessi nomi, da Tangentopoli ad oggi.

Dalla democrazia bloccata della prima repubblica siamo passati ad una democrazia bloccata della seconda repubblica.

In venti anni, non è cambiato nulla.

Siamo caduti dalla padella, alla brace.

Quali le cause?

Certamente il sistema istituzionale e quello elettorale, appaiono ancora inadeguati ad accogliere una governabilità del paese che sia garantita e rafforzata nei poteri dell’esecutivo e nel potere propositivo delle opposizioni.

Una incredibile schiavitù del quarto potere, quello dell’informazione, che non oppone al potere politico un efficace potere di controllo.

L’assenza di una Pubblica Opinione che sia rispettata ed ascoltata dai vertici istituzionali.

L’assenza di una alternanza significativa e reale all’interno degli schieramenti che si propongono come alternativi l’uno all’altro.

Una inesistente tutela e garanzia del bene comune che sovrasti il prepotere politico peggiore, quello che si insedia sulle poltrone del potere praticamente per sempre, di generazione in generazione.

L’abuso che si fa delle proposte politiche riformatrici, approvate con una lentezza straordinaria, al solo fine di assicurare un consenso infinito, come infinita è la impervia strada cui sono sottoposte.

Da tangentopoli ad oggi, nulla è cambiato, nemmeno sotto il profilo della condotta morale e legale della classe dirigente italiana.

Lo stallo, mette il paese a rischio di una indignazione popolare che assume ogni giorno di più, l’immagine di un insanabile conflitto generazionale.

La crisi che investe il paese, mette a rischio la sua stessa sopravvivenza, come un paese forte e ricco.

L’antagonismo ed il personalismo sfrenato che vede l’opposizione avere come unica proposta politica l’antiberlusconismo e la maggioranza di governo chiusa a riccio in un anticomunismo storicamente provato, mette in seria difficoltà il procedere del paese verso un cambiamento vero, un mutamento autentico, dei costumi, delle prassi, delle regole, della morale e dei metodi della politica.

Ognuno vede nell’altro, un demone, l’altro vede in ognuno, il demonio.

Non esiste reciproco riconoscimento, vi è una mancanza assoluta di fiducia.

Chissà perchè mi sovviene alla mente un antico adagio:

“è sempre il ladro che paura di essere derubato, perchè egli sa come si ruba”.

In questa catarsi della ignoranza e della arroganza, in questo misero teatrino della furbizia all’italiana, si divide un intero popolo, per imperarlo senza soluzione di continuità.

Restano sul tavolo, tutti i problemi irrisolti ricevuti in eredità dalla prima repubblica.

Compresa e per prima, l’impunibilità della casta politica italiana, che, nella sua stragrande composizione, si dimostra affatto utile al popolo sovrano, dal quale riceve la delega alla rappresentanza ed al governo del paese.

L’età anagrafica del capo dello stato (86 anni) e del premier in carica (77 anni) raccontano benissimo di questa triste condizione di un paese nel quale diviene impossibile accedere al potere per le nuove generazioni, di qualunque potere si tratti.

Il dissanguamento che espone la secessione individuale, familiare e imprenditoriale di fuggitivi da questo paese, comporta inoltre una selezione innaturale del tessuto sociale, composto sempre più dai meno intraprendenti, dai pigri e dagli indolenti, tanto amati e coccolati da un potere politico che voglia restare immutato per sempre.

Anzi, a ben guardare, sembra proprio questa la linea politica di maggiore successo della casta politica italiana e della sua eterna reiterazione e del suo mantenimento sine die alla guida del potere politico e pubblico:

cacciare a pedate nel deretano dal paese tutti coloro i quali non si assoggettano allo status quo e che siano potenziali concorrenti al raggiungimento del potere stesso.

Da questo punto di vista, si comprendono e si condividono maggiormente le definizioni di “stato criminale” e di “stato criminogeno” coniate da ministri della repubblica italiana.

L’antiberlusconismo e l’anticomunismo si rimpallano responsabilità storiche e politiche, mentre ministri della repubblica illuminati, creano invece storiche strade di affermazione della legalità e di contrasto alle mafie e alla corruzione, vere battaglie politiche dalla difficile incarnazione.

Si smarriscono nei meandri di questa casta corporativa le politiche anticorruzione, disperse in assurde pantomime di battaglie politiche finte e spudoratamente anti-legalitarie, accolte in silenzio da un mondo dell’informazione che fa paura, che terrorizza nella sua eccessiva accondiscendenza a “certo potere politico”.

L’ultima frase del ministro della giustizia italiana poi, appena acclamato nuovo leader del PDL (uomo che viene definito come un professionista della politica, un figlio d’arte, uno che non ha mai dovuto lavorare per vivere), raggela letteralmente il sangue nelle vene:

“voglio un partito degli onesti”.

E cosa significa questa frase, non è forse una ammissione implicita che prima di oggi, quel partito non era composto di onesti?

Paradossi delle convergenze parallele di una disonestà intellettuale, morale e materiale che pervade il tessuto non solo politico italiano.

Un politico onesto non teme la pubblicazione delle sue telefonate, che non sono private, ma pubbliche, poiché egli riveste funzioni, riceve attribuzioni e incarna poteri pubblici.

Un avvocato onesto non opera all’interno di studi legali di avvocati poi incriminati per associazione mafiosa, non accetta di difendere da avvocato professionista esponenti di spicco della mafia, così come ha fatto il presidente del Senato Schifani, collega di partito e conterraneo del guardasigilli Alfano.

E allora, si pone un quesito:

cosa è la questione morale per questa politica e per questi politici?

Come si concilia una questione morale e la espressa volontà di costruire un partito degli onesti con la presenza all’interno dello stesso partito, di presenze che, per le proprie scelte personali, profesionali e politiche appaiono in aperto contrasto una qualunque moralità politica, sia pubblica che privata?

La moralità non si annuncia, ma si dimostra nelle scelte quotidiane di ogni uomo e di ogni donna, dalla sua dedizione al lavoro e non dalla sua assoluta inesperienza nel mondo del lavoro.

Chi non conosce il sacrificio del lavoro quotidiano, non potrà mai governarne positivamente le sorti.

Perchè non le conosce, perchè non le condivide, perchè non le ha vissute, incarnate.

In questo paese, si può essere già vecchi anche a quaranta anni.

Vecchi e decrepiti, inutili orpelli caricaturali di una ragion politica che non parte dal popolo e non va verso il popolo, non parte dal lavoro e non difende il lavoro.

Questa è l’italia, questa è la sua classe dirigente, questi sono i suoi inguaribili ed irrimediabili problemi endogeni.

E’ vero, il potere logora chi non ce l’ha.

Ma corrode irrimediabilmente chi non ha sufficiente forza morale, maturità umana e coscienza civile per resistergli.

No, non è nobile tutto questo, e nemmeno giusto.

Ma esiste e governa, purtroppo, senza soluzione di continuità e senza alternative valide che abbiano il coraggio di agire in contrasto ad esso.

Il mondo dei giusti non è ancora nato in Italia:

è stato ucciso quando era ancora in culla.

Gustavo Gesualdo
alias
Il Cittadino X